11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

lunedì 29 luglio 2019

2986


« Non è esattamente il mio tipo… ma se proprio devo. » sospirò allora Lys’sh, intervenendo in maniera esplicitamente ironica a confronto con quello che avrebbe potuto sembrare quasi un invito a baciare Howe, e accennando un lieve passo in avanti per porre in essere quell’intento.

Un percorso di irriverente scherno, quello sul quale, quindi, Rín aveva lanciato l’iniziativa, e che Lys’sh, dal canto suo, si stava dichiarando disposta a sperimentare, che non avrebbe potuto quindi prevedere l’assenza di qualsivoglia reazione da parte dei presenti, reazione a confronto con il quale in due direzioni, in particolare, avrebbero potuto esprimersi gli sviluppi possibili: una reazione di egual giocoso scherzo, a distendere completamente ogni possibile tensione presente e a permettere a tutti di accettarsi reciprocamente in quanto, in fondo, semplici persone, provenienti da mondi diversi, letteralmente, e da esperienze diverse, e ciò non di meno semplici persone; o, in alternativa, una reazione di opposto scandalo, e una reazione volta allor a escludere categoricamente ogni possibile rapporto fra le parti, e, probabilmente, a condurre a qualcosa di molto peggio.
E così rischioso sarebbe stato, in tal maniera, quel possibile dualismo, ragione per la quale assolutamente sconsigliabile avrebbe avuto a essere la semplice, e quieta, attesa per l’autonomo sviluppo dello stesso. Motivo per il quale, chi più interessato, in quel momento, affinché quei diversi mondi non avessero a scontrarsi, non ravvisandone ragione alcuna e avendo, anzi, solo a perderci in ogni maniera, decise di intervenire a sua volta, e di intervenire a sostenere l’approccio così promosso da Rín…

« Ehy! » protestò vivamente il biondo Be’Wahr, aggrottando la fronte con aria apparentemente contrariata benché, immediatamente, il tono delle successive parole ebbe a escludere, radicalmente, tale possibilità, promuovendo una ben diversa interpretazione di quel suo intervento « Avessi saputo che bastava dimostrarsi un po’ aggressivo per guadagnare così tanti baci da così tante belle donne, lo avrei fatto anche io! » sancì, quasi a pretendere, a quel punto, la propria quota baci.

Una richiesta a confronto con la quale, ineluttabile avrebbe lì avuto a doversi proporre un’altra reazione, da parte di un’altra protagonista di quelle vicende e una protagonista che, un tale interesse da parte sua, avrebbe avuto personali ragioni per disapprovare…

« Se sei tanto interessato a “guadagnare così tanti baci da così tante belle donne”, amorino, basta dirlo. » sorrise malevolmente Maddie, socchiudendo appena gli occhi nello squadrare il proprio compagno « Mi domando solo come potrai sbaciucchiare chiunque dopo che ti avrò strappato via il viso dal cranio… e non così per dire. » lo minacciò, a dimostrare una scherzosa gelosia nei suoi riguardi… o forse no?!
« Beh… se ci riesce El’Abeb… » tentò di minimizzare Be’Wahr, stringendosi fra le spalle, nel mentre in cui già un montante, a scopo dimostrativo, venne allor proiettato, in maniera piccata, dalla donna a discapito delle sue reni.

E se le proposte di baci offerte da Rín e Lys’sh avrebbero potuto riservarsi il pregio di tentare di offrire un diverso approccio alla questione, rigirando il dramma in commedia, quel fugace battibecco fra Maddie e Be’Wahr non poté ovviare a scatenare una certa ilarità collettiva a confronto con la situazione, e con una situazione assolutamente universale innanzi alla quale, a prescindere dal proprio mondo di origine, o dalla propria storia personale, chiunque avrebbe avuto occasione di potersi riconoscere, nell’uno o nell’altra, in un qualche particolare momento della propria esistenza.
Forse quei sei provenivano da qualche mondo barbaro, lo stesso, del resto, del quale l’equipaggio della Kasta Hamina aveva già avuto occasione di sentir parlare nei racconti di Midda, e in quei racconti, sovente, così incredibili da risultare privi di ogni possibilità di realismo, salvo, in quel momento, vedersi tutti posti a confronto con la concreta testimonianza della veridicità di tali narrazioni, nella presenza, lì innanzi a loro, di due dei principali coprotagonisti delle stesse. Sicuramente qualcuno, fra loro, avrebbe avuto difficoltà a comprendere la complessità dell’intero universo, con la sua ricchezza, con la sua varietà di mondi e di specie, di culture e di storie… non ché, in fondo, tale difficoltà avrebbe avuto a dover essere riconosciuta soltanto qual loro, nel confronto, non a caso, con tanto, troppo pregiudizio fra i popoli, fra le nazioni, in misura tale da aver visto, e da continuare a vedere, grandi guerre planetarie esplodere principalmente per ragioni analoghe. Ma al di là di tutto ciò, della loro provenienza, o delle loro difficoltà, quei sei avrebbero avuto a doversi riconoscere, innanzi al giudizio dell’equipaggio della Kasta Hamina, né più né meno quali persone, persone come loro, con i propri pregi e i propri difetti… e, soprattutto, con un’amica a loro comune: Midda Bontor!

« Beh… se proprio ci si può mettere in fila per un bacio… » alzò quindi la mano il buon Mars, il quale, da tempo, non avrebbe sperato altro che in un po’ di attenzione da Lys’sh o, prima ancora, da Midda, per quanto, tanto per cambiare, la fortuna non si era dimostrata dalla sua, non entro i limiti, quantomeno, della loro stessa nave « … mi sacrificherei per una migliore integrazione fra noi, sia chiaro! » ironizzò a giustificazione del proprio interesse, e di quell’interesse che, in quel momento, lo stava spingendo più che volentieri verso la conturbante Rín, che già più volte aveva ripetutamente squadrato, da capo a piedi, nel corso di quegli ultimi minuti.

A porre tuttavia un freno al possibile degenero di quella situazione, in termini positivi, sia chiaro, e pur, egualmente, possibile degenero, giacché sarebbe sicuramente stata questione di un attimo prima della candidatura spontanea di Roro e di ogni altro maschietto lì radunato al cospetto di una tanta interessante varietà di bellezza femminile, fu il tono fermo del capitano, il quale, rivolgendosi in particolare ai suoi, ma, più in generale a tutti, volle riportare la questione all’ordine…

« Qui nessuno bacerà nessuno! » sancì con fermezza Lange « Cioè… di cosa chiunque di voi farà nel suo tempo libero, francamente, non mi interessa. Con le dovute eccezioni… » puntualizzò, volgendo un attimo lo sguardo verso la propria giovane sposa, a ribadire silenziosamente quanto, al contrario, a suo riguardo avesse a considerarsi più che interessato, e, subito dopo, senza alcun particolare intento cosciente, passando con lo sguardo anche in direzione di Duva, la propria ex-moglie, nel merito della vita privata della quale, pur, ormai non avrebbe potuto e dovuto più sollevare alcun veto « Ma non credo che la cosa migliore da fare per conoscerci, in questo momento, sia trasformare questa stiva di carico in una festa universitaria a base di alcool e di promiscuità… »

E se nel merito della metafora della festa universitaria, Howe, Be’Wahr, H’Anel e M’Eu avrebbero potuto riservarsi qualche dubbio, non comprendendo il concetto stesso espresso da tale riferimento, il senso ultimo della questione, in riferimento all’alcool e alla promiscuità ebbe a essere per loro piuttosto chiaro. E, in buona sostanza, a riprendere quanto, pur, avrebbe avuto a doversi abitualmente riconoscere qualunque ritorno alla città del peccato, a Kriarya, al termine di qualunque missione.
Per altri due presenti a quel momento di reciproche presentazioni, e a quel momento che, all’atto pratico, non aveva avuto ancora realmente inizio, tuttavia, la questione non risultò poi così immediatamente comprensibile, suscitando, allora, un giustificato interrogativo da parte loro nei riguardi di colei che, erano certi, sarebbe stata in grado di offrire loro ogni spiegazione… come sempre, del resto!

« … mamma?! » domandò Tagae, appendendosi alla destra di Midda e tirando un poco le sue dita metalliche, nella consapevolezza di quanto, in caso contrario, ella non avrebbe avuto alcuna percezione di quel contatto fisico fra loro « Cosa vuol dire “promiscuità”…? »

domenica 28 luglio 2019

2985


Tali furono quindi le dinamiche che portarono i sei nuovi ospiti della Kasta Hamina a essere presentati al capitano Lange Rolamo. Una presentazione che avvenne, di lì a breve, all’interno dell’aria di carico del corpo principale della nave, l’unica zona sufficientemente amplia da poter ospitare, in quel frangente, tanto l’intero equipaggio quanto il nuovo contingente lì appena sopraggiunto. E una presentazione che non mancò di essere contraddistinta da qualche tensione su entrambi i fronti, giacché se da un lato proprio lo stesso Lange non avrebbe potuto considerarsi particolarmente entusiasta di quanto così stava accadendo, dall’altro un’altra figura maschile, e una figura maschile a identificarsi in Howe, non volle negarsi l’opportunità di esprimere un certo dissenso a confronto con tutto quello e, in particolare, con la presenza di un mostro come quella gorgone.

« Per Lohr… come fai a dire che è carina?! » non mancò di protestare lo shar’tiagho, in direzione del proprio biondo fratello d’armi e di vita, nel momento in cui questi, con semplicità e naturalezza, minimizzò la questione gorgone, definendo quanto ella, per l’appunto, non avesse a doversi fraintendere qual tale e, soprattutto, quanto, in verità, avesse a doversi considerare veramente carina, se osservata con maggiore attenzione e minore pregiudizio « E’ un mostro! Come tanti ne abbiamo uccisi nel corso della nostra vita e come, ancora, continueremmo a fare fossimo… a casa. »

A tal riguardo, a poco, se non a nulla, prima ancora del tentativo pacificatorio di Be’Wahr, era parso servire l’intervento proprio della Figlia di Marr’Mahew, la quale, ben comprendendo le logiche che avrebbero potuto animare i propri antichi alleati, non aveva mancato loro di presentare per prima, e con una certa, doverosa enfasi in particolare su parole come “amica” e “sorella”, la stessa Lys’sh, definendola correttamente come un’ofidiana, ossia un’esponente di una specie non umana, come molte altre esistenti nello spazio infinito. Specie non umane che, allo stesso modo degli umani, avrebbero avuto a dover essere caratterizzate, a volte, da persone positive, altre da persone negative, ma senza mai aver a dover commettere l’errore di generalizzare il tutto e di arrivare, necessariamente, a giudicare qualunque non umano, qualunque chimera, come in maniera dispregiativa avrebbero potuto essere definiti, al pari di un mostro.
Ma per Howe, che al pari di Be’Wahr e di Midda, e in misura certamente maggiore rispetto all’ancor giovane esperienza di H’Anel e M’Eu, aveva speso anni a combattere e a uccidere ogni qual genere di creatura non umana, oltre che a molti umani, accettare così semplicemente che quella giovane donna, dalla pelle ricoperta da minuscole e quasi vellutate scaglie in diverse sfumature di verde, e da un volto privo di naso, labbra o orecchie a caratterizzarlo, e privo di capelli a contornarlo, avesse a doversi considerare non soltanto in termini diversi da una minaccia ma, ancor più, “carina”, come aveva tentato di descriverla il ben più aperto Be’Wahr… beh… avrebbe avuto a dover essere considerato decisamente troppo.
Purtroppo per Howe, e, forse e ancor più per la stessa, innocente Lys’sh, proprio un istante prima di quell’ultima considerazione, il vecchio traduttore automatico di Midda, già prestato a Rín, ma, da lei, mai realmente utilizzato in conseguenza a un estemporaneo malfunzionamento, venne riattivato dalla sapiente mano tecnica di Mars, causando un’immediata traduzione, e presa di consapevolezza comune, di quello sgradevole giudizio da parte di uno dei nuovi arrivati.
Silenzio, quindi, imbarazzato silenzio si impose sul fronte dell’equipaggio della Kasta Hamina, capitano incluso, laddove anche questi, malgrado un tempo non la pensasse poi diversamente da quello straniero, non avrebbe mai potuto accettare un simile linguaggio a palese dispregio di un membro della propria famiglia, qual ormai a tutti gli effetti Lys’sh era divenuta dopo tanti anni insieme. E imbarazzato silenzio, ancor prima di una violenta risposta, allor solo conseguente al rispetto che tutti, a bordo della nave, desideravano ancora offrire non tanto verso quei nuovi arrivati, quanto e piuttosto verso colei che, allora, di essi si era fatta garante: Midda Bontor, la loro amica, la loro compagna d’arme, e, sporadicamente, il loro ufficiale tattico e capo della sicurezza.
E proprio Midda, nel sentire la traduzione più che corretta offerta dalla lingua kofreyota alla lingua franca, non poté che coprirsi, per un istante, il volto con la mancina, scuotendo il capo prima di trarre un profondo respiro, a riservarsi l’opportunità di cercare di mantenere la calma nei riguardi del proprio antico alleato, e di non partire, necessariamente, prendendolo a schiaffi, per così come pur si sarebbe meritato nell’aver, in tal maniera, offeso Lys’sh…

« Tre precisazioni a titolo comune. » dichiarò quindi, levando la propria destra in lucente metallo cromato con un tre ben indicato dalle dita della mano artificiale, e decidendo, volutamente, di parlare in lingua franca, per permettere ai suoi antichi alleati di abituarsi al traduttore e, soprattutto, di comprendere quanto esso fosse quindi all’opera « Uno: Mars ha appena riattivato il traduttore automatico che mi era stato già di aiuto al mio arrivo in questo mondo e che, in occasione della prima visita di Rín ci ha aiutati a superare ogni scoglio linguistico. Ergo, da questo momento in avanti, tutto ciò che chiunque avrà a dire, in qualunque delle tre lingue che possiamo qui parlare, sarà compreso da tutti. » sancì, abbassando l’anulare, prima sollevato, a indicare in tal modo quanto la prima delle tre precisazioni fosse stata in tal maniera consumata « Due: in effetti, Howe, il traduttore automatico ha dimostrato squisito tempismo riattivandosi in tempo utile per permettere a tutti di avere ad ascoltare il tuo ultimo, sfortunato intervento. Ergo, ora come ora, tutti sanno in che termini tu stia pregiudicando un valente membro di questo equipaggio, nonché un’amica e una sorella di tutti noi. » precisò, abbassando anche il medio e, in tal maniera, lasciando elevato solo l’indice, e un indice con il quale, allora, ebbe a mirare in direzione dello stesso shar’tiagho, primo e obbligato suo interlocutore in quel momento « Tre: la qui presente Har-Lys’sha è una delle persone più belle che io abbia mai incontrato, interiormente ed esteriormente. E il fatto che sia un’ofidiana, e non un’umana, non influisce minimamente in tutto ciò, nulla togliendo alla sua bellezza, interiore ed esteriore. E, inoltre, Lys’sh è per me al pari di una sorella, e una sorella per difendere la quale sarei disposta ad affrontare chiunque e qualunque cosa. Ergo, se me lo consenti, ti inviterei a volerle offrire le tue scuse… e le tue scuse più sincere e oneste, prima che io sia costretta a colpirti così forte da farti riattraversare l’intero universo e rimandarti… a casa. » concluse, riprendendo quelle ultime due parole da lui pronunciate e, in grazia delle stesse, cercando di chiudere in tal maniera il cerchio, affinché non vi fosse più bisogno di affrontare quel discorso.

Ancora per qualche istante, ebbe quindi a prolungarsi quell’imbarazzato silenzio, in una situazione di comunque ancor percepibile tensione e, a confronto con la quale, comunque, un primo senso di sollievo parve contraddistinguere il fronte della squadra di casa, nel vedersi, malgrado tutto, sostenuti dalla Figlia di Marr’Mahew, e da colei che, in quel frangente, più avrebbe avuto a ritrovarsi emotivamente divisa, fra i propri antichi alleati e quelli moderni.
Ma se quella presa di posizione della donna guerriero in favore dell’ofidiana avrebbe avuto qual vantaggio quello proprio del dimostrare, da parte della stessa, un sostegno in favore dell’equipaggio della Kasta Hamina, troppo facile sarebbe stato fraintenderne il significato in termini utili a considerare, parimenti, tutto ciò qual, egualmente, una presa di posizione in opposizione al gruppo della squadra ospite, e a coloro i quali, pur, avevano attraversato l’intero universo sol animati dalla volontà di esserle di aiuto. Così, dimostrando una certa sensibilità a tal riguardo, anche e soprattutto per esperienza personale, a prendere allor parola in conseguenza all’intervento della donna guerriero, fu forse colei che per ultima chiunque si sarebbe potuta attendere di sentir parlare… e di sentir parlare in quel particolare frangente, e in un frangente a confronto con il quale, obiettivamente, più di chiunque altro ella avrebbe avuto a doversi sentire estranea.

« Non che voglia in qualche modo giustificarlo… ma non è cattivo. » sorrise Rín, scuotendo appena il capo e stringendosi fra le spalle, nel far riferimento implicito a Howe « Pensate solo che, al nostro primo incontro, mi ha chiamata strega e mi ha minacciata esplicitamente di morte… » rimembrò, in quel “primo incontro” che non avrebbe avuto a doversi fraintendere poi così lontano nel tempo, essendo avvenuto soltanto pochi giorni addietro « … e cosa ci puoi fare se è un po’ zuccone e un po’ paranoico?! » domandò, ridacchiando e strizzando l’occhio con fare complice verso lo stesso shar’tiagho « Io dal canto mio l’ho baciato. E, così, si è riuscito a zittire per un po’. »

sabato 27 luglio 2019

2984


Dopo l’emotivamente intenso ricongiungimento, prima con Howe e Be’Wahr, e poi con H’Anel e M’Eu, all’attenzione della donna guerriero non avrebbero potuto ovviare a restare da affrontare soltanto le due gemelle, quelle due donne di almeno un lustro, forse due, più giovani di lei, che sembravano lì voler dimostrare, con la loro semplice presenza, e la loro semplice presenza in comunione reciproca, la straordinaria perfezione alla quale anche ella e Nissa avrebbero potuto tendere se soltanto, altresì, non avessero speso gran parte delle rispettive esistenze in quella terrificante faida che tanta morte e tanta distruzione avevano recato seco.

« Maddie… Rín… » aveva salutato entrambe, avanzando verso di loro con le braccia tese, non, invero, a cercare un abbraccio, in rapporti non ancor così affettuosi fra loro, quanto e piuttosto per offrire loro quel benvenuto tipico del suo pianeta natale « … che piacere… inaspettato… rivedervi. »

Un benvenuto, quello, con il quale Maddie, ovviamente, aveva già da tempo maturato confidenza, e che Rín stava iniziando a conoscere, e che non mancò, quindi, di vedere entrambe, a turno, offrire le proprie mani su quelle di lei, tese verso di loro, in segno di totale e reciproca fiducia delle une verso l’altra e viceversa. In un mondo qual quello proprio di Midda, in una realtà ove affidarsi alla persona sbagliata avrebbe molto probabilmente comportato ritrovarsi necessariamente con la gola sgozzata, così, come naturale evoluzione della vicenda, alcun contatto fisico sarebbe mai stato ricercato fra perfetti estranei e, al contrario, una sola mano sarebbe stata offerta alla controparte nel caso in cui vi fosse conoscenza fra i due ma, ancor, nessun genere di fiducia, non tale, quantomeno, da rinunciare allora alla possibilità, all’occorrenza, di portare l’altra mano a una qualunque arma e di difendersi ove richiesto: solo verso coloro i quali, quindi, la fiducia sarebbe stata assoluta, o ritenuta, quantomeno, tale, ci si sarebbe potuti spingere a presentare entrambe le mani, con i palmi rivolti verso l’alto, a dimostrare quanto, all’atto pratico, alcuna arma avrebbe potuto essere celata a discapito della controparte, controparte che, a sua volta, avrebbe avuto quindi a rispondere offrendo le proprie mani, questa volta con i palmi rivolti verso il basso, ad appoggiarsi sopra a quelle rivoltele.

« Inaspettato…?! » aveva esitato Maddie, non avendo potuto ovviare a cogliere la sottolineatura verbale che la propria controparte più matura aveva dedicato a quel particolare aggettivo, e quell’aggettivo allor rivolto a escludere quella che, dal proprio punto di vista, avrebbe avuto a dover essere considerata al pari di una vera e propria convocazione, e una convocazione alle armi « Sorella… devi forse dirmi qualcosa?! » si era quindi voltata in direzione della propria gemella, a lei rivolgendosi in una lingua diversa da quella kofreyota nella quale, sino a quel momento, tutti loro si erano espressi.

E Rín, per tutta risposta, sorridendo imbarazzata, tentò di sdrammatizzare la questione iniziando a fischiettare e guardando con aria distratta verso l’alto.
Midda non avrebbe potuto capire cosa stava succedendo. E Be’Sihl, dal canto suo, ancor meno. Ma, a margine della questione, anche Howe e Be’Wahr, così come H’Anel e M’Eu, non avrebbero potuto risultare effettivamente contraddistinti da una piena consapevolezza dei fatti.
Piena consapevolezza che, a quanto non avrebbe potuto ovviare ad apparire, sarebbe dovuta essere considerata soltanto propria della sbarazzina Rín, come non avrebbe potuto ovviare ad apparire con quella sua particolare scelta di abbigliamento, prima fra tutte quella gonnellina leggermente scampanata a voler porre in piena attenzione le proprie splendide gambe…

« … che succede? » aveva quindi domandato Midda, a cercare di fare chiarezza nel merito di quanto stesse accadendo.
« Succede che Rín è arrivata da noi spiegandoci la difficile situazione in cui, a meno che anche questa non sia stata una menzogna, tu staresti riversando in questo momento… e, in questo, mi ha invitato ad accompagnarla per darti manforte in contrasto alla regina Anmel. » aveva brevemente ricapitolato Maddie, in un dialogo allor surreale, fra due donne che, salvo sette-otto anni di differenza, avrebbero avuto a dover essere riconosciute, a tutti gli effetti, due versioni alternative della medesima persona « Manforte che, ovviamente, anche tutti i miei… tuoi… insomma, nostri amici lì dietro non hanno evitato di volersi proporre a offrire, accompagnandoci in questa missione fuori dal mondo. »

Prima che Rín potesse però argomentare una qualunque frase in propria difesa, o a giustificazione del proprio operato, qualcosa sopraggiunse a scombinare nuovamente le carte in tavola e, ineluttabilmente, ad aggiungere ulteriore entropia.
Perché, se soltanto un paio di anni prima, una non piacevolissima disavventura era stata vissuta dai membri dell’equipaggio della Kasta Hamina in conseguenza ad alcuni intrusi all’interno dei container, di tale esperienza il capitano aveva voluto far virtù e, in particolare, aveva voluto far virtù predisponendo una nuova, e prima inedita, rete di sensori rimovibili anche attraverso tutta l’estemporanea coda della nave, in maniera tale da ovviare a nuove possibilità di sorprese come già in passato. In ciò, quindi, non appena sei nuove e sconosciute figure avevano fatto la loro improvvisa apparizione esattamente nello stesso ultimo container là dove, fino a un attimo prima, erano soltanto Midda e Be’Sihl, tale comparsa, tale apparizione non aveva potuto ovviare a scatenare un allarme a bordo della nave, e a veder un piccolo contingente armato precipitarsi immediatamente a indagare su quanto potesse star accadendo.
Così, sopraggiungendo proprio in quel frangente, con armi in pugno ed esprimendosi in una terza lingua diversa tanto dal kofreyota parlato dalla maggior parte dei presenti, quanto da quella propria di Maddie e Rín, Duva, Rula, Lys’sh e Ragazzo si presentarono pronti alla pugna, laddove essa sarebbe potuta essere richiesta dagli eventi.

« Fermi tutti! » aveva esclamato Duva, la quale, almeno in un primo momento, non ebbe a riconoscere la presenza di Rín, l’unica figura con la quale avrebbe potuto vantare una pur superficiale confidenza, concentrandosi, piuttosto, su quel piccolo, e pur più numeroso di loro, frangente di soldati bizzarramente vestiti, e pur tutti riccamente armati, che, all’interno della propria nave, era così inaspettatamente comparso.

Un ordine non compreso da alcuno dei presenti, a confronto con il quale, in un’istintiva reazione alle armi, e alle armi bianche sguainate in loro opposizione, non avrebbe potuto ovviare a vedere il drappello proveniente da Kofreya armarsi a propria volta, preparandosi ad affrontare qualunque nemico avesse avuto ad attentare alle loro esistenze.
Un nemico che, in particolare, all’attenzione di Howe e di M’Eu, si era allor visto costituito da due conturbanti presenze femminili, da un ragazzo forse all’incirca coetaneo del figlio di Ebano e, soprattutto, da un orrendo mostro: una gorgone, probabilmente, nell’aspetto rettile che la stava contraddistinguendo.

« Accidenti, Maddie… » aveva quindi protestato lo shar’tiagho nuovo arrivato, impugnando la propria spada dalla lama dorata « … dove ci ha condotto tua sorella?! »

Ma sia Maddie, sia Midda, e sia anche Be’Wahr e, con lui, la stessa Lys’sh, avrebbero tutti potuto vantare una precedente comune esperienza nel tempo del sogno, motivo per il quale, allora, mai avrebbero potuto ipotizzare di levare le proprie armi gli uni a discapito degli altri…

« Fermi! » non aveva mancato quindi di imporsi, con la forza propria di un tuono, la voce della Figlia di Marr’Mahew, esprimendosi in quel frangente ben due volte, prima in kofreyota, e poi nella lingua franca parlata in quell’angolo di universo, a pretendere, in tal senso, un’immediata tregua fra le parti, prima che la situazione, già sufficientemente confusa, potesse degenerare ulteriormente.