11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

mercoledì 9 ottobre 2019

3058


Questa volta, l’attacco della donna guerriero a discapito del tauriano non venne percepito chiaramente soltanto dallo stesso, ma, anche, da tutti coloro lì coinvolti nel ruolo di spettatori e, in particolare, di tutti coloro lì coinvolti nel ruolo di spettatori e a propria volta dotati di assimilabili attributi maschili, i quali non poterono ovviare a reagire innanzi a quell’immagine con uno spontaneo coro di gemiti all’idea del dolore conseguente a quell’offensiva. Dolore che, ovviamente, coinvolse in prima persona comunque soltanto il diretto destinatario di quel colpo, e lo coinvolse in termini utili a costringerlo a crollare a terra, privato, per un lungo momento, di ogni capacità di movimento o di respiro…

« Mi dispiace esser dovuta arrivare a tanto… » commentò la donna, recuperando rapidamente posizione eretta prima di lasciar precipitare, per un’ultima volta, il proprio pugno destro alla base dell’enorme capo bovino del proprio antagonista, riuscendo a imporre, ora, sufficiente energia per definire la sua estemporanea perdita di sensi e, in conseguenza, anche la fine del loro conflitto.

E per quanto, allora, obiettivamente contrariata ella avrebbe avuto a doversi riconoscere da se stessa, nel non aver trovato un modo migliore per concludere quello scontro, rispetto a un calcio ai genitali, la questione più importante ebbe a dover restare la definizione della fine di quel confronto, nel silenzio generale dell’intera platea lì circostante. Un’intera platea che, soprattutto per quanto concernente il fronte di Loicare, a confronto con quanto occorso, avrebbe alfine dovuto abbandonare ogni scontro, ogni conflitto, e che, tuttavia, e prevedibilmente, non tenne fede a quell’estemporaneo patto fra la Figlia di Marr’Mahew e il suo antagonista, maturando con qualche istante di ritardo la definizione di quanto accaduto e, ciò non di meno, subito tornando a impegnarsi in quella battaglia, in tal senso persino rinvigoriti, a livello fisico, dalla breve pausa loro concessa, e a livello psicologico, dall’idea di quanto, comunque, ora quella pur temibile avversaria avesse a doversi riconoscere qual già provata, già ferita dal confronto con il tauriano e, in questo, potenzialmente vulnerabile.
E se, forse, di vulnerabilità sarebbe stato corretto parlare in riferimento alla donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, la quale, pur, ove costretta a un confronto in solitaria, di certo non avrebbe permesso ad alcuno fra coloro lì presenti di avere a predominare su di lei; difficile sarebbe comunque stato valutare qual tale vulnerabilità qual effettiva, qual concreta, nel confronto con l’invariata presenza, al suo fianco, dei suoi amici, dei suoi compagni d’arme, di quei fratelli e sorelle, entrati a far parte della sua quotidianità in momenti storici differenti, e pur tutti accomunati da un profondo legame verso di lei, e un legame innanzi al quale a nessuno sarebbe stata concessa l’opportunità di attentare, realmente, all’incolumità della loro comune amica. Così, per quanto lo scontro ebbe a riprendere, per quanto la battaglia estemporaneamente interrottasi per lasciar spazio al duello solitario fra la donna e il tauriano ebbe nuovamente a esplodere in tutta la propria violenza, non a un singolo militare di Loicare, fosse uomo o donna, umano o chimera, fu lì concessa opportunità di raggiungere Midda Bontor, ritrovando quella nuova ondata a suo supposto discapito costretta a infrangersi contro il muro allor eretto dalla compattezza di Howe, Lys’sh e Duva a protezione della loro sorella d’arme.

« Devo essere sincero… quel calcio ha impressionato persino me! » commentò Howe, storcendo le labbra al solo ricordo dell’immagine chiave della conclusione del duello lì occorso, nell’esprimere una propria personale opinione in direzione della propria antica alleata, nel mentre in cui, schierandosi innanzi a lei, impedì a due antagonisti di poter anche soltanto ipotizzare di raggiungerla, falciandoli con un movimento deciso del proprio mancino, in inerme metallo dorato « Hai giocato un po’ sporco… ammettilo! »
« Da quando siamo diventati così sofisticati…?! » domandò per tutta risposta l’ex-mercenaria, aggrottando la fronte innanzi a quella possibile critica, nel mentre in cui si dovette sforzare di non gemere in corrispondenza a ogni proprio respiro, nel dolore proveniente dalle proprie provate costole « In mia assenza, il nostro mondo è forse diventato un luogo di rispettosa pace e pacifico rispetto reciproco?! »
« No no… figurati! E’ sempre il solito lupanare ricolmo di tagliagole pronti a ucciderti per una semplice occhiata fuori luogo… » minimizzò l’altro, stringendosi appena fra le spalle « … anzi, nell’insieme, forse, l’unica a essere un po’ migliorata è proprio Kriarya, la nostra cara e vecchia città del peccato. »
« Che novità ci sono…? » chiese ella, incuriosita, intrattenendosi in quella conversazione quasi fossero lì a condividere un boccale di birra, piuttosto che coinvolti nel cuore di una battaglia, e di una battaglia dalla quale, in effetti, ella stessa si stava riservando un estemporaneo momento di interruzione, di pausa, nel mentre in cui i propri amici, i propri compagni, sopperivano più che adeguatamente alla sua assenza operativa, riprendendo a costellare il pavimento di corpi più o meno privi di sensi dei loro sfortunati antagonisti.
« Mah… nulla di particolare, in verità! » puntualizzò Howe, scuotendo appena il capo « Diciamo che, però, da dopo la battaglia di Rogautt, lord Brote e lord Bugeor hanno raggiunto una certa intesa reciproca, e questo ha permesso all’intera Kriarya di ritrovarsi a essere spartita, fondamentalmente, in due parti, e in due parti in grado di operare in sufficientemente comune accordo. » spiegò lo shar’tiagho, offrendo riferimento all’ultimo grande scontro avvenuto nell’isola dei mari del sud che Nissa aveva eletto a capitale del proprio regno di pirati « Uno sviluppo quantomeno provvidenziale a confronto con un rinnovato interesse, da parte della famiglia reale di Kofreya, di ritrovare il controllo sulla città del peccato, attraverso l’azione della Confraternita del Tramonto… »
« Ah! » esclamò la Figlia di Marr’Mahew, aggrottando appena la fronte a quegli aggiornamenti « Nulla di particolare… eh?! » ripeté, con tono ineluttabilmente sarcastico a confronto con quanto appena riferitole, e con quanto tutto avrebbe potuto considerarsi ma non, di certo, “nulla di particolare”.
« Beh… dopo che sei partita, la fama degli eventi occorsi durante l’assedio di Kriarya, e tutta la storia della Campionessa, è giunta sino alle orecchie dei sovrani. Che, pare, non siano ancora convinti dell’esistenza della tua gemella, considerandola una scusante un po’ troppo comoda per giustificare le tue azioni in loro contrasto… cioè… non tue, ma sue. Vabbè… hai capito! » argomentò l’altro, cercando di ridare un senso a quanto appena asserito e, ciò non di meno, rendendosi soltanto allor conto del tempo da lei trascorso lontana dal loro mondo e, in questo, di quanti piccoli dettagli si fosse necessariamente perduta… tanti piccoli dettagli che, sommati insieme, non avrebbero potuto mancare di definire un grosso cambiamento « Al di là di tutto, ora è opinione diffusa che tu ti sia asserragliata in quel di Kriarya, stabilendo lì una sorta di tuo feudo personale… e, in questo, la Confraternita del Tramonto è stata assoldata per ristabilire il giusto ordine in città, permettendo a un cugino minore dei reali di assumerne il controllo. »
« Ah! » ripeté l’altra, sgranando gli occhi per la sorpresa e, soprattutto, per lo scoprirsi, proprio malgrado, al centro dell’attenzione anche mancando ormai da quasi cinque anni dal proprio mondo.
« Ovviamente, però, Brote e Bugeor, in un ruolo di sostanziale comando al di sopra di ogni altro lord della città, hanno deciso di non voler offrire spazio a questo cuginetto… e, in questo, hanno ricompattato l’intera Kriarya sotto la loro guida, cercando di difendere quell’autonomia che, per anni, è stata propria della città, abbandonata a se stessa fra il confine con Y’Shalf, e il fronte della guerra lì sempre in atto, e i negromantici pericoli della palude di Grykoo. » concluse Howe, sperando di non aver altro da aggiungere al “nulla di particolare”, salvo immediatamente rammentarsi di aver omesso un ulteriore dettaglio, ben distante dal potersi considerare insignificante « Ah… dimenticavo… forse è solo qualcosa di temporaneo, ma sembra che la situazione nella palude stia iniziando a migliorare, negli ultimi anni, e che gli zombie lì presenti stiano iniziando a estinguersi in maniera spontanea! »
« Sì… » confermò quindi la donna guerriero, inarcando un sopracciglio e annuendo appena « Proprio nulla di particolare. »

martedì 8 ottobre 2019

3057


Nel confronto fra il gigantesco tauriano e la piccola umana, il tempo stesso parve fermarsi al centro di quella plancia di comando e, improvvisamente, la battaglia pocanzi in corso fra due avverse fazioni parve essere già dimenticata.
Quell’uomo e quella donna, la forza brutale dell’uno, e l’elegante agilità dell’altra, in sì primordiale, sì primitivo contrasto, non avrebbero potuto ovviare ad attrarre l’interesse di tutti coloro lì presenti, a prescindere persino dalla fazione d’appartenenza, o dal fatto che avesse a dover esistere una fazione per la quale parteggiare, al punto tale che, fra i militari di Loicare, diverse donne presenti, e persino qualche uomo, non mancarono di iniziare a parteggiare, senza alcuna reale intenzione in tal senso, per la Figlia di Marr’Mahew, non in quanto tale, non in quanto donna da dieci miliardi di crediti o loro antagonista, ma in quanto, semplicemente, incarnazione di un’idea, e dell’idea che, anche innanzi all’apparente ineluttabilità di una sconfitta la determinazione e il coraggio potessero fare la differenza. Ragioni che, del resto, animarono anche coloro che, al contrario, si ritrovarono a parteggiare per il tauriano, e per colui che, solo, si stava lì allor tentando di opporre alla pericolosa, alla letale donna da dieci miliardi di crediti, e che, in tutto questo, le stava riuscendo persino a tener testa, malgrado quanto, coloro già distesi a terra, avrebbero potuto testimoniare nella propria stessa sconfitta, e nella propria stessa dolorosa sconfitta.
Comunque lo si volesse quindi osservare, lo scontro lì in atto fra due diverse personalità, quali quelle della donna e del tauriano, non avrebbe potuto ovviare a trascendere il senso primario di quel duello per ricondursi a qualcosa di più amplio, come la sfida all’impossibile, e all’impossibile che, per alcuni, era rappresentato dalla stessa donna guerriero, mentre per altri dal suo micidiale antagonista.
E se la forza brutale dell’uno era lì compensata dall’elegante agilità dell’altro, lo scontro fra quelle due parti continuò a svilupparsi in una situazione di fondamentale equilibrio, e un equilibrio che, alla fine, avrebbe potuto veder prevalere l’uno sull’altra solo nel prevedere un qualche genere di errore da uno dei due attori in scena. Un errore che, allora, avrebbe potuto occorrere per sopraggiunta stanchezza o, piuttosto, per disattenzione… e per una disattenzione che, ambo le parti, non mancarono di continuare a ispirare l’uno nell’altra, e viceversa, a tentare, attraverso la potente arma della provocazione di arrivare a imporsi sull’antagonista.

« Sai… nel mio mondo esseri come te erano soliti venir chiamati minotauri. » ammiccò a un certo punto la donna guerriero, in direzione di Howe, H’Anel e Be’Sihl, lì a rappresentanza di quel suo pianeta d’origine, e quel pianeta d’origine così lontano, e così isolato da tutto quello, che non avrebbe neppure potuto vantare un nome proprio… non laddove per gli stessi abitanti di quel mondo esso avrebbe avuto a doversi erroneamente ritenere equivalente all’intero Creato « E, mi dispiace dirlo, la migliore sorte alla quale avrebbero potuto essere destinati sarebbe stata quella di essere abbattuti nel corso di qualche giuoco circense. » sorrise, a minimizzare, in tal maniera, la minaccia che l’altro avrebbe mai potuto rappresentare per lei o per qualunque altro suo pari.
« Sei tanto disperata per la palese inefficacia dei tuoi attacchi da voler volgere la questione in razzismo? » obiettò tuttavia l’altro, con una nota di disappunto nella propria voce « Al prossimo giro che farai…?! Ti vanterai di quante donne rettile hai ucciso nel corso della tua giovinezza…?! » domandò, in palese riferimento all’ofidiana con la quale lì si stava accompagnando, e che, a quel punto, avrebbe dovuto quantomeno porsi qualche domanda sulla propria fedeltà a un simile soggetto.
« Un punto per te… » ammise la prima, storcendo quindi le labbra verso il basso, in segno di disappunto a proprio stesso discapito, nel mentre in cui l’ennesimo affondo dell’antagonista venne lì ovviato nei propri più devastanti effetti, solo per vederla poi impegnarsi nell’ennesima, inutile, sferzata contro le sue reni, e quelle reni che, al pari del resto del suo corpo, non sembravano voler dimostrare particolare sensibilità ai suoi attacchi, per quanto di intensità e forza sempre crescenti.

Nel corso di un combattimento, e di un combattimento per la propria vita contro un avversario palesemente a lei superiore sotto il profilo fisico, Midda non avrebbe avuto a doversi considerare solita prestare attenzione a qual genere di insulti rivolgere ai propri antagonisti, cercando in ogni modo, con ogni mezzo utile, morale o meno, di far leva sui loro sentimenti e, in ciò, di ottenere quel momento di distrazione, di debolezza, utile ad agire e a riservarle la vittoria. Ciò non di meno, il metaforico dente contro il quale, presa dall’enfasi dell’insulto, la sua lingua era andata a battere, per così come poi puntualmente notato dall’attenta controparte, non avrebbe avuto a doversi considerare in buone condizioni… anzi: le faceva proprio male.
Dopo aver trascorso buona parte della propria vita in lotta contro uomini, mostri e dei, condotta dalla fenice fra le infinità siderali ella aveva avuto infatti occasione di scoprire quanto, dietro alle fattezze di coloro che era da sempre stata abituata a immaginare, e a considerare, quali semplici mostri, altro non si avesse a celare che un profondo intelletto, e un intelletto che, per quanto mascherato dietro fattezze a lei del tutto aliene, non avrebbe avuto a doversi fraintendere meno profondo, o meno valevole di dignità e di rispetto, innanzi a qualunque altro intelletto. E di ciò, Lys’sh, fortuitamente conosciuta nei primissimi giorni della sua permanenza fra le stelle, aveva avuto occasione di essere principale ambasciatrice, permettendole di apprezzare e di amare al pari di una sorella minore una creatura che, obiettivamente, soltanto pochi mesi prima avrebbe cacciato e abbattuto senza alcuna pietà, nulla di più avendola a considerare rispetto a una bestia, e a una bestia immonda generata nel capriccio creativo di un qualche dio malvagio.
In ciò, quindi, nulla di più vero, nulla di più azzeccato, avrebbe avuto a doversi riconoscere in quanto domandato provocatoriamente dal tauriano, in reazione a quella sua infelice uscita, e quella sua infelice uscita provocatoria che, allorché turbare l’equilibrio psicologico del proprio antagonista, altro non aveva contribuito che a turbare il proprio, rammentandole il peso di tutte le proprie colpe passate… e di quelle colpe alla luce delle quali, probabilmente, l’ignominia propria della fama della donna da dieci miliardi di crediti non avrebbe potuto che essere considerata più che corretta.
Tuttavia, in quel continuo scambio di colpi, e di provocazioni, non fu soltanto lei a commettere un errore nella scelta degli insulti con i quali rivolgersi alla controparte, così per come, di lì a breve, gli eventi ebbero a dimostrare…

« Se non fossi una dannata assassina mercenaria, senza alcun onore, saresti quasi da ammirare… » osservò egli, in una prima metà di periodo che, di per sé, non avrebbe potuto vantare alcun particolare errore di forma o di idea, salvo, subito dopo, scadere in maniera spiacevolmente becera « … in fondo, per essere un’umana, non posso negare che tu abbia delle qualità fisiche davvero interessanti. E sono certo che potresti ben apprezzare venir sottomessa da un vero uomo come me, soprattutto nel momento in cui avessi ad ammirare le virtù proprie di un maschio tauriano. » ammiccò egli, cercando, in tal senso, non di colpirla ma, addirittura, di afferrarla, nel desiderio di sollevarla da terra e, poi, a terra lasciarla ricadere, e ricadere sotto l’immane peso del proprio corpo, in termini che l’avrebbero allora necessariamente schiacciata, frantumandole le ossa.
« Che eleganza! » sentenziò ella, inarcando un sopracciglio e sfuggendo alla presa dello stesso in virtù di una nuova, agile mossa, che la vide, addirittura, scivolare attraverso le sue gambe per giungere sino alle sue spalle « Non potendomi battere dal punto di vista fisico, tutto ciò che puoi fare è reagire nella maniera più becera e maschilista possibile, riducendomi, in quanto donna, a un mero oggetto sessuale e, oltretutto, supponendo che mi possa veramente interessare ciò che tu hai da offrire?! » lo redarguì, nel mentre in cui, ancora stesa a terra e in tal maniera provocata, non mancò di destinare allora un violento calcio dritto in direzione di quanto al centro della sua attuale vanteria, e di quei suoi mascolini attributi che, per quanto egli avrebbe avuto a doversi intendere forte, avrebbero necessariamente rappresentato un punto di debolezza anche per lui, proprio in quanto, per l’appunto, uomo.

lunedì 7 ottobre 2019

3056


Ancor prima di possedere un arto tecnologico, enfatizzato nel proprio potere, nella propria possibilità dall’azione da servomotori idealmente utili a sollevare fino a mille libbre di peso senza particolare affaticamento, la donna guerriero si era servita, per oltre vent’anni, di un altro surrogato di braccio, e un surrogato alimentato da un oscura stregoneria il prezzo della quale soltanto Howe aveva avuto occasione di scoprire, salvo, posto a confronto con tutto ciò, rinunciare alla possibilità, a sua volta, di recuperare il proprio arto perduto. Il predecessore dell’attuale, elegante arto metallico della donna, sì contraddistinto da lucide cromature e la più assoluta insensibilità, e pur, altrettanto, caratterizzato per l’appunto da una forza disumana, quindi, avrebbe avuto a doversi ricordare come un braccio d’armatura, in nero metallo dai rossi riflessi, particolarmente grezzo nelle proprie forme e proporzioni, e, in effetti, privo di particolari benefici al pari dei medesimi difetti: difetti, ragione per la quale, quindi, ella non era in grado di percepire qual tali… non, quantomeno, innanzi all’assenza di qualunque ricordo proprio di quell’originale arto perduto da ormai più di un quarto di secolo.
Abituata, quindi, a possedere, in luogo al proprio destro, una protesi, e una protesi sì insensibile, e pur utile, in battaglia, qual efficace scudo da poter innalzare a protezione del proprio corpo, o, all’occorrenza, qual arma da impiegare in offesa ai propri antagonisti, Midda avrebbe avuto a doversi riconoscere ben consapevole del proprio potenziale offensivo, e di quel potenziale offensivo che, già ben prima di possedere quel nuovo, e per lei mirabile, arto, l’aveva veduta, nel cuore delle più violente battaglie, spingersi a far esplodere, letteralmente, i crani dei propri avversari sotto l’impeto dei colpi che, allora, soltanto quella protesi avrebbe loro potuto imporre. Motivo per il quale, pur non desiderando ricercare la morte del proprio attuale antagonista, ella non avrebbe potuto ovviare ad attendersi, quantomeno, di imporgli un bel trauma cerebrale, qual conseguenza della violenza del colpo che, allora, ebbe a imporgli, ed ebbe a imporgli con quel pugno diretto alla volta del suo enorme volto bovino.
E se sordo risuonò quel colpo, elevandosi alto nell’aria a loro circostante sulla quale, improvvisamente, un imperturbabile silenzio era allor calato; a confronto con il di lei sguardo ebbe, proprio malgrado, non a mostrarsi l’immagine di un avversario sconfitto, quanto e piuttosto l’evidente irritazione di chi, ancora pienamente cosciente di sé, era appena stato oggetto di uno sgradevole e umiliante attacco, e un attacco a confronto con il quale, allora, non avrebbe potuto ovviare a pretendere vendetta…

« … mmm… » mugolò l’enorme tauriano, offrendole il nero dei propri occhi, in uno sguardo tutt’altro che privato di consapevolezza del mondo a sé circostante e, anzi, contraddistinto da una ritrovata furia nei riguardi della propria antagonista.
« Immagino che questo significhi che non vuoi ancora svenire… vero?! » domandò ella, inarcando il sopracciglio ed esitando a confronto con tutto ciò, sperando, in cuor suo che, malgrado quel momento di inerzia, egli avesse allor a cedere a crollare a terra, privo di sensi.
« Mi stai facendo arrabbiare, piccoletta… » ribadì egli, approfittando allor della situazione per rivolgere un nuovo manrovescio alla volta della propria antagonista e raggiungerla, cogliendola purtroppo impreparata, dritta al fianco, per scardinarla nuovamente dalla propria posizione e precipitarla, ora, a scontrarsi con un gruppo di militari di Loicare, travolgendoli e sparpagliandoli a terra.

Facile, obiettivamente, sarebbe stato per la donna guerriero ipotizzare di aver a concludere rapidamente quell’incontro facendo ricordo a della forza letale, all’impiego della daga che, ancora, conduceva seco da quando se ne era appropriata dopo l’evasione, oppure destinando al proprio arto destro il massimo della propria forza, del proprio potere distruttivo, e di quel potere a confronto con il quale, per quanto l’avversario avesse a doversi considerare forte, avrebbe avuto a doversi ritenere sufficientemente certa non avrebbe avuto possibilità alcuna di resistere. Purtroppo, però, agire in tal senso, in quel momento, non soltanto avrebbe rappresentato il peggior esempio che ella avrebbe mai potuto riservare allo sguardo dei propri figli ma, ancor peggio, avrebbe per lei significato ammettere la superiorità di quel tauriano a proprio discapito, in una questione d’orgoglio a confronto della quale, francamente, ella non desiderava ancora avere a cedere.
Così come non avrebbe avuto a cedere, ancora, all’idea di autorizzare l’intervento dei propri amici, dei propri fratelli d’arme, i quali, al gran completo, si mostrarono allora pronti a intervenire, e a intervenire come un sol essere a discapito di quel sicuramente ammirevole antagonista…

« Fermi! » ribadì ancora ella, ancor prima di riuscire ad alzarsi da terra, intrecciata, qual si ritrovò a essere, ai malcapitati sopra ai quale era allor precipitata « E’ sempre una questione fra me e lui! » insistette, praticamente nelle medesime parole già rese proprie, e in quelle parole a confronto con le quali, allora, non avrebbe potuto ovviare a sentirsi più che impegnata… dolorosamente impegnata.

Quel nuovo colpo, in effetti, non era stato privo di conseguenze a suo discapito e, prestando attenzione alla sensazione di dolore proveniente dal proprio torace, facile sarebbe stato per lei presumere la presenza di almeno un paio di costole incrinate, per quanto, speranzosamente, non rotte.
Ma, proprio a confronto con tale dolore, ella non avrebbe potuto ovviare a ritenersi più che motivata a concludere quel confronto, e a concluderlo da vincente, giacché, laddove non fosse riuscita a tenere testa a un semplice tauriano qualunque, ben poca speranza avrebbe potuto riservarsi nell’idea di un confronto con la regina Anmel, o con qualunque suo scagnozzo che, contro di loro, ella avrebbe potuto inviare, a incominciare dallo stesso mutaforma che, lì, erano giunti a voler combattere e vincere. E per quanto, in effetti, ella non avrebbe avuto a doversi fraintendere sola in tale conflitto, e, in questo, non avrebbe dovuto imporsi impropriamente di combattere da sola le proprie battaglie, alcuni combattimenti, alcuni passaggi ella sentiva la necessità di affrontarli, ancora, da sola, fosse anche e soltanto per ricordare a se stessa chi ella fosse e qual fosse la vita che ella aveva abbracciato, molti anni addietro…
Dopotutto, per quanto lì, fra le stelle, la propria attuale età non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual contraddistinta da particolari meriti o demeriti, rappresentando una quieta normalità, un’ovvietà priva di ogni valore; provenendo da un mondo qual il suo, i propri quasi quarantacinque anni di vita avrebbero avuto a doversi considerare qual prossimi a un mirabile primato, soprattutto per chi, come lei, da sempre aveva vissuto una vita in guerra, in costante battaglia, con uomini, mostri e dei. Mai, invero, ella avrebbe potuto attendersi di giungere a un tale traguardo… e se a tale traguardo ella era riuscita a giungere, ciò era stato soltanto conseguenza della propria forza di volontà, oltre che della propria preparazione guerriera: una forza di volontà e una preparazione guerriera che, allora, avrebbe avuto a dover comprovare, ancora una volta, a se stessa e al mondo intero in quel confronto. E in quel confronto dal quale non si sarebbe potuta permettere occasione utile a sottrarsi.

« Da come ti muovi, immagino che le tue costole non stiano troppo bene… » commentò il tauriano, recuperando a sua volta posizione eretta e preparandosi ad accogliere l’avversaria, laddove ella si fosse precipitata nuovamente verso di lui « … è tutto questo il valore della temibile donna da dieci miliardi di crediti?! Quasi mi deludi, piccoletta… »
« Sai… verrà il giorno in cui ricorderai questo momento, e, raccontandolo ai tuoi figli, ai tuoi nipoti, ringrazierai qualunque dio o dea in cui tu possa credere per il fatto che io non sia veramente quell’assassina spietata che ti hanno descritto. » replicò ella, scuotendo appena il capo e, liberatasi dal groviglio da lei stessa involontariamente creato, muovendo qualche passo nella sua direzione, cercando di non prestare attenzione al dolore proveniente dal proprio costato « In caso contrario, del resto, tu non potresti avere occasione di sopravvivere a questo giorno. » sancì, aggrottando la fronte e accennando un lieve sorriso al confronto con quel puro e semplice esercizio di dialettica, allor utile a concederle qualche ulteriore istante per permetterle di riprendere fiato « Ma tu sopravvivrai. E, se lo vorrai, avrai dei figli, e un giorno magari dei nipoti, a cui poter raccontare di quanto ti scontrasti con Midda Namile Bontor… ed ella ti sconfisse. »