Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
News & Comunicazioni
E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
domenica 3 maggio 2020
3265
Avventura
062 - La spada della misericordia
Un nuovo colpo. E un nuovo rombo. A un intervallo temporale decisamente ancor più ravvicinato rispetto al precedente.
E se, da un lato, positivo avrebbe avuto a potersi intendere tutto ciò, nell’offrire un barlume di speranza in favore di un qualche genere di evoluzione a confronto con la loro situazione attuale, la questione iniziò a inquietare intimamente la Figlia di Marr’Mahew. Senza una reale motivazione, senza una ragione chiara a motivare simile reazione, e pur turbandola. E turbandola quanto sufficiente, allora, a bloccarla all’idea di un ulteriore pugno. E un ulteriore pugno che pur, era certa, Lys’sh avrebbe avuto quindi a domandarle.
Ma al di là di tale personale certezza da parte dell’Ucciditrice di Dei, anche la donna rettile sembrò condividerne il turbamento. E sembrò condividerlo nell’ordine di misura in cui, sul di lei volto, si dimostrò una smorfia di disapprovazione per qualunque cosa stesse allor percependo. Smorfia di disapprovazione che non mancò di attirare l’attenzione di entrambe le sue amiche…
« Che accade…?! » domandò Duva, cercando da lei una qualche esplicita indicazione nel merito di quanto potesse star occorrendo, e nel merito di quanto, all’occorrenza, avrebbero avuto necessità di prepararsi a… qualunque cosa potesse star per avvenire.
« Non ne sono certa. Non riesco a capirlo con precisione... » replicò tuttavia l’altra, con palese esitazione a tal riguardo « E’ come se… non so… ci fosse qualcosa che si muove in lontananza. Qualcosa che si muove e che si sta avvicinando… »
« Da che parte…?! » questionò Midda, purtroppo già temendo, anche in tal frangente, una risposta negativa, e quella risposta negativa che, effettivamente, non tardò a offrirsi.
« Non lo riesco a intendere… la configurazione di questo pozzo mi disorienta. » ammise quindi la donna rettile, decisamente frustrata dall’incapacità di poter essere maggiormente di aiuto alle proprie sorelle.
Fu tuttavia Duva, la quale ebbe allor a sguainare preventivamente la spada, ad avere l’intuizione giusta. E ad avere l’intuizione giusta ridiscendendo con lo sguardo verso il centro del pozzo, là dove avevano adagiato la lanterna e il disgraziato morente… quel pavimento apparentemente compatto, al pari delle mura di quell’intera stanza, che pur tanto insolito avrebbe avuto a doversi intendere qual estremità inferiore di un pozzo, fosse anche e soltanto una sorta di pozzo di scarico, per così come illustrato loro da Midda, ancor prima che di approvvigionamento.
« C’è qualcosa che non va in questo luogo… » decretò quindi, riflettendo ad alta voce « Se siamo sul fondo di un pozzo… da che parte è previsto abbia a scorrere via l’acqua…?! »
E se quella domanda avrebbe avuto, necessariamente, a contenere la propria stessa risposta, in termini, per altro, già squisitamente espliciti, il tutto ebbe lì ad accadere con una subitaneità e una concomitanza di eventi a dir poco al cardiopalma. Perché nel tempo in cui Midda ebbe a guidare il proprio sguardo verso il pavimento sotto i loro piedi, dandosi della stupida nel non averci pensato prima; e nel tempo in cui Lys’sh ebbe a sgranare gli occhi, nel comprendere di non riuscire a identificare con precisione l’origine di quelle vibrazioni attorno a loro perché, in realtà, provenienti da sotto di loro; il tutto ebbe a precipitare. E a precipitare nel momento stesso in cui, al centro della stanza, una sorta di tombino, prima non notato nel porsi celato dalla terra, dalla polvere e dalla sporcizia lì accumulatasi con il tempo, ebbe improvvisamente ad aprirsi, e ad aprirsi per lasciar fuoriuscire dallo stesso una creatura e una creatura che, violentemente, ebbe ad attaccare il primo bersaglio offertole, afferrando così fra le proprie fauci il sacerdote del quale si erano fatte carico sino a quel momento, solo per trascinarlo seco là da dove era comparsa, con una repentinità semplicemente disarmante… e una repentinità che, prima ancora che una sola voce potesse levarsi a segnale di allarme per quanto lì stava accadendo, tutto parve essere già finito, mostrando soltanto il nulla innanzi a loro, sotto la luce ora decisamente più vivace della lampada, la quale, rovesciatasi a terra, stava vedendo tutto il proprio olio ormai bruciare incontrollato.
« Che diamine era quella cosa…?! » esclamò quindi Duva, con voce insolitamente elevata, almeno un’ottava al di sopra del proprio consueto tono, a evidenziare quanto il tutto l’avesse lasciata necessariamente spiazzata, se non, addirittura, spaventata nella propria occorrenza.
« Non ho fatto in tempo a distinguerla… » negò tuttavia Midda, certa di quanto quell’interrogativo avesse a doversi indirizzare a lei e, purtroppo, incapace di offrire una qualunque replica di senso compiuto a tal riguardo « … è stata troppo veloce! »
« Mi è sembrata una serpe… o qualcosa di simile. » suggerì Lys’sh, ora con i propri pugnali in mano e pronta a combattere.
Nessuna delle tre donne, pur lì ancora immobili, avrebbe avuto infatti a credere che quel mostro, di qualunque natura esso fosse, non avrebbe fatto ritorno, accontentandosi soltanto di una vittima, e di quel disgraziato la sorte del quale, alfine, era stata così decretata, malgrado ogni sforzo in senso contrario compiuto da loro. E se la certezza di quel ritorno non avrebbe avuto a dover essere posta in discussione, più qual un dato di fatto che un’ipotesi, l’interrogativo peggiore avrebbe avuto allor a doversi riferire in direzione dell’olio della lampada, e di quell’olio che, bruciando tanto rapidamente, avrebbe offerto loro ancora luce per troppo poco tempo… e forse per tempo insufficiente a potersi concedere una qualche occasione di reale difesa da tutto ciò.
« … cosa facciamo, Midda?! » domandò quindi Duva, con la propria spada ora saldamente impugnata con ambo le mani, e tutti i muscoli tesi, pronta a balzare in avanti non appena fosse stato necessario « Le tenebre giocano contro di noi… e se quella cosa dovesse tornare qui quando il fuoco si esaurirà, non so francamente ipotizzare quante quotazioni a nostro favore potremo ancora vantare. »
« Maledizione. » storse le labbra la donna guerriero, osservandosi attorno, con l’aiuto di quell’effimera maggiorazione di luce, nell’intento, nella speranza di poter cogliere un qualunque particolare prima sfuggito loro, e un qualunque particolare utile a garantire loro una qualche ulteriore possibilità di manovra, per così come, pur, non sembrava star venendo loro concesso « In questo genere di situazioni, c’è sempre un qualche meccanismo nascosto per garantire l’illuminazione dell’area: qualche pietra fluorescente, qualche conduttura di olio, un sistema di specchi… qualunque cosa! »
« Dobbiamo prendere in esame l’idea di ritirarci… » suggerì Lys’sh, non desiderando apparire qual una voce negativa in quel frangente, e, ciò non di meno, non potendo ovviare a guardare in faccia alla realtà e a una realtà in quel momento chiaramente in loro avversione « Qualunque cosa sia nascosta qui sotto, merita un’organizzazione maggiore rispetto a quella che non possiamo vantare di possedere in questo particolare momento. »
Probabilmente il suggerimento della giovane donna rettile avrebbe avuto a doversi riconoscere qual il più assennato in quel frangente, e quello che tutte e tre, fosse stata concessa l’occasione di prendere una decisione in tal senso, avrebbero avuto ad abbracciare, abortendo quella propria missione, chiaramente troppo improvvisata, e decidendo di posticiparla, anche a costo, in tal senso, di doversi nascondere all’interno delle fogne della città, per ovviare all’ineluttabile caccia all’uomo che, dopo quanto accaduto quella sera, si sarebbe certamente scatenata all’interno di tutta la capitale y’shalfica.
Purtroppo per loro, però, il lusso di una scelta non fu loro garantito. Non laddove, prima ancora di qualunque nuova possibilità di espressione a tal riguardo, la creatura fece la propria ricomparsa, e fece la propria ricomparsa chiaramente intenzionata ad avventarsi, ora, a loro discapito…
sabato 2 maggio 2020
3264
Avventura
062 - La spada della misericordia
E se tutte e tre le donne, scherzi a parte, non avrebbero potuto essere più che liete del fatto che quella pesante porta metallica non fosse stata invero bloccata da null’altro che da un semplice chiavistello, laddove in caso contrario la questione si sarebbe certamente complicata in misura maggiore rispetto a quanto non avrebbero probabilmente potuto gestire, e gestire tanto agilmente; tutte e tre le donne non avrebbero potuto mancare di riflette su come ciò non avrebbe potuto offrirsi se non qual dimostrazione concreta di quanto qualcuno, in una qualche epoca più o meno remota, avesse bloccato quella via di accesso a qualunque segreto là sotto potesse essere custodito… e lo avesse bloccato, forse e persino, a costo della propria stessa vita.
Cercando, nei limiti del possibile, di accelerare ulteriormente il passo a recuperare il tempo perduto, e il tempo perduto in quell’obbligata sosta, Lys’sh, Duva e Midda ripresero così a discendere lungo il pozzo: ancora guidate dalla prima, intenta a far loro strada attraverso le coltri di ragnatele impolverate con l’aiuto dei propri pugnali; ancora illuminate dalla lanterna mantenuta dalla seconda, la cui luce, per quanto minima, avrebbe avuto a doversi pur considerare l’unica all’interno di quel cupo contesto; nel mentre in cui la terza continuava a mantenere il proprio carico in spalla, cercando di accusare la crescente stanchezza conseguente a tanto impegno. E, in tale formazione, ormai obbligata nell’assenza di spazio utile a rimodularla, esse ridiscesero ancora per molti gradini, prima di giungere, finalmente al fondo, e al fondo che si ebbe a presentare nelle sembianze di una nuova stanza, e una stanza tonda posta a conclusione del pozzo stesso, all’interno del quale, in tal maniera, andava a sfociare in maniera quasi naturale quella lunga, lunghissima scala avviluppata attorno a esso…
… una stanza tonda e vuota. E del tutto priva, almeno in apparenza, di altre vie, di altri percorsi al di fuori di quello che avevano allor percorso per lì giungere.
« D’accordo… » decise di prendere voce Duva, dopo che, verificata la situazione in cui si erano allora venute a ritrovare, le tre donne non poterono fare altro che raggrupparsi al centro di quel budello, per cercare, attraverso un qualche momento di confronto, di comprendere come avrebbero avuto quindi a dover affrontare tutto ciò, e quanto, in effetti, non avrebbero potuto vantare di aver previsto di trovare lì sotto… ossia il nulla più assoluto « Quindi…?! Che cosa ci stiamo perdendo, a parte l’uscita, s’intende…! »
Midda, nell’intimo dei propri pensieri, aveva preso in esame diverse possibilità nel merito quanto lì sotto avrebbe potuto loro attendere: dalla sempre classica, e pur quasi obbligata, orda di zombie; a qualche creatura mitologica assetata di sangue, e di sangue umano; sino a giungere a un qualche trabocchetto, all’inizio di un dedalo o quant’altro. Tante idee, tante prospettive, tante possibilità che, certamente, avrebbero quindi riservato loro non poche difficoltà, ma che, alla fine, avrebbero ben giustificato tutto lo sforzo, tutto l’impegno compiuto sino a quel momento, e ogni rischio a essi collegato. In mezzo a tante alternative, tuttavia, neppure ella aveva obiettivamente potuto attendersi di trovare, sul fondo di quel pozzo, né più né meno, che il fondo del pozzo… e nulla più!
« Deve esserci qualche leva nascosta… » suggerì quindi, liberandosi con maggiore delicatezza possibile dall’ingombro del proprio carico, e depositandolo, in ciò, a terra, per avere a essere libera di guardarsi meglio attorno e, magari, trovare da sola una soluzione in favore del proseguo del loro incedere, per così come, altrimenti, stava venendo loro offerto « … una porta segreta… un qualche passaggio utile a proseguire oltre. »
« Non per contraddirti… ma abbiamo già fatto tre volte il giro della stanza e non abbiamo notato nulla… » storse le labbra Duva, non desiderando apparire negativa e, ciò non di meno, non potendo neppure rifiutarsi di ammettere l’ovvio, e l’ovvio di quanto lì allora loro offerto: niente di niente!
« La porta era sbarrata dall’interno, però… » ricordò allora Lys’sh, cercando di impegnarsi a ragionare nel merito della questione al di là dell’ovvio « Perché mai sprangare una porta di metallo se, alla fine, tutto ciò avesse a dover essere inteso semplicemente qual una sorta di passaggio di servizio?! »
« Osservazione corretta. » annuì quindi l’altra, riconoscendo l’assennatezza propria di quella nota, e di quella nota che pur, lì sotto, stava apparendo del tutto non supportata dall’evidenza dei fatti.
« Proviamo a cercare ancora… » insistette quindi la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo appena il capo a escludere la futilità di quanto compiuto sino a quel momento, e a muoversi, nuovamente, in direzione delle pareti, per lì avere a cercare una qualche evidenza prima celata « … non abbiamo tempo da perdere: a questo disgraziato manca ben poco per ritrovarsi al cospetto dei propri dei. »
Senza esitazione, quindi, e lasciando la lampada al centro del pozzo, per avere a godere il più possibile della sua luce, le tre donne si divisero radialmente e iniziarono a prendere al vaglio ogni singola pietra della parete loro circostante, per cercarne un qualche punto debole, per svelarne un qualche segreto nascosto, o qualunque ulteriore dettaglio utile a comprendere come proseguire nel proprio cammino.
Purtroppo più gli attimi scorrevano, e meno la prospettiva di un qualche risultato sembrava essere offerta loro, presentando soltanto una solida parete di pietra senza alcuna, apparente, via di fuga.
« Dannazione! » imprecò la stessa Ucciditrice di Dei, non potendo negarsi un’insoddisfazione crescente nel confronto con l’evidenza dell’assenza di concreti risultati e, peggio, nel confronto con la frustrazione propria derivante dal non poter ovviare a iniziare a considerare, ormai, spacciato il proprio antagonista, e quell’antagonista che, sul suo cuore, avrebbe avuto quindi a pesare come l’ennesima vittima.
Un pugno deciso, quindi, ella ebbe a vibrare contro il muro innanzi a sé, e a vibrare con il proprio potente braccio destro, in lucente metallo cromato, non per una qualche intuizione in tal senso, quanto e piuttosto nel tentativo di cercare un’occasione di sfogo a margine di tutto ciò. E se anche quel pugno, nell’immediato, parve vano esattamente come tutto il resto, dopo qualche istante, e qualche istate di assoluto silenzio, un cupo rombo sembrò quasi volergli fare eco, risposta lontana al colpo da lei così menato.
« Cosa è stato…?! » domandò Lys’sh, non essendo riuscita a intendere con precisione l’origine di quel suono, o la natura del medesimo.
« Non il mio stomaco… per quanto non voglia negare di avere un certo languorino. » replicò Duva, aggrottando appena la fronte « Giustificabilmente, oltretutto, nel considerare come non mangiamo da ieri sera. » precisò, a propria difesa.
Midda osservò la parete innanzi a sé, osservò il pugno della propria destra, e dopo un istante di esitazione, tornò a colpire lo stesso punto già offeso un attimo prima, nel desiderio di fare chiarezza su quanto potesse allor essere accaduto.
E dopo un breve momento di attesa, forse utile a propagare il suono, o la vibrazione, di quel colpo, e di quel violento colpo che pur non sembrava aver minimamente turbato la parete lì presente, un nuovo rombo, simile al precedente, si offrì nuovamente in risposta a una tale sollecitazione, apparendo ora decisamente più nitido nella propria configurazione, per quanto ancor indistinto nella propria origine o nel proprio possibile significato…
« Fallo ancora… » suggerì allora la donna rettile, appoggiando i palmi delle mani contro la parete innanzi a sé, in direzione opposta rispetto a quella dell’amica, e lì sospingendoci anche il fianco del volto, a cercare un miglior contatto fra le proprie orecchie e quella superficie « … sembra essere collegato. »
venerdì 1 maggio 2020
3263
Avventura
062 - La spada della misericordia
« Perché lo hai detto…?! » sembrò volerla allora rimproverare la voce di Lys’sh, con palese sconforto, dando riprova non soltanto di aver perfettamente inteso quelle parole, per quanto appena sussurrate a una diversi piedi, e una porta, di distanza, ma anche, e purtroppo, offrendo indiretta evidenza di come quel timore non avesse a doversi fraintendere qual gratuito.
« Ne ero certa! » sbuffò la donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, storcendo le labbra verso il basso « Figurarsi se non era così! »
« E ora…?! » sospirò Duva, sentendo sempre più la mancanza di qualche piacevole arma al plasma o laser, tipiche della sua precedente vita, e in grazia alle quali quella porta sarebbe stata eliminata nel tempo proprio di un battito di ciglia.
A spiazzare, tuttavia, quel senso di delusa frustrazione collettiva, subentrò allora uno sgradevole, almeno dal punto di vista acustico, suono di metallo raschiato, il rumore proprio di un chiavistello immobile da tempi remoti e che, con grande fatica, stava venendo tirato all’indietro, graffiando con la propria superficie forse arrugginita la superficie egualmente rugginosa del proprio supporto.
« Ma cosa diamine…?! » esitò quindi la donna armata di lanterna, spingendola appena in avanti, a verificare cosa potesse star accadendo.
« Lys’sh…? » richiamò allora l’altra, trovando quantomeno sospetto quell’armeggiare su un chiavistello appena dichiarato qual bloccato, soprattutto in assenza di ulteriori aggiornamenti, ulteriori prese di posizione da parte dell’amica, e dell’amica là sospintasi sola nel confronto di chissà quale minaccia, di chissà quale pericolo, in un frangente in cui, le fosse accaduto qualcosa, ella non avrebbe certamente saputo perdonarselo « Che sta succedendo…?! »
Nessuna risposta provenne da oltre la porta chiusa. E quella porta che, in effetti, chiusa non rimase ancora a lungo, là dove, non senza un sobbalzo, e un sobbalzo allor giustificato dalla cementificazione propria della polvere su di essa nel corso del tempo, iniziò faticosamente a muoversi, e a muoversi per dischiudere, innanzi a loro, un oscuro cammino in discesa, verso altre tenebre, e verso altre tenebre sicuramente pregne di ignote avversità, di terribili minacce in contrasto alle quali, forse, Lys’sh avrebbe avuto a doversi intendere allor qual già caduta.
Con la lampada or nella mancina, e la destra in prossimità all’impugnatura della spada, laddove, anche se lo spazio non avrebbe avuto a doversi considerare eccessivo, certamente ella non avrebbe mancato di combattere, e di combattere con tutta se stessa contro qualunque minaccia lì sotto potesse star operando in loro opposizione, Duva ebbe quindi a sospingersi appena e ulteriormente in avanti, a cercare di far luce, letteralmente e metaforicamente, su quanto lì stesse accadendo, pronta a fare tutto il necessario, all’occorrenza, non soltanto per preservare la propria esistenza in vita ma, anche e ancor più, per vendicare, ove necessario, l’amica lì tragicamente perduta.
« … Thyres… » sussurrò in un alito di voce Midda, già pronta a poggiare a terra il proprio ingombro e a combattere, per quanto, ancora, bloccata alle spalle dell’amica sororale che, quindi, in tal senso, sarebbe stata sola a confronto con qualunque pericolo si fosse allor presentato.
Fugaci istanti, effimeri momenti sottratti all’eternità, quelli che allor vissero, e che pur sembrarono a propria volta essere alter eternità, nel confronto con quella situazione così primordiale, nelle proprie caratteristiche, da riuscire a essere al contempo straordinariamente ansiogena per quanto incredibilmente banale, nel vederle confrontarsi, soltanto, con il silenzio e con l’oscurità, e un silenzio e un’oscurità che, tutto sgradevolmente avviluppavano, negando in sé ogni cosa.
E quando la porta completò il proprio movimento radiale, aprendosi del tutto innanzi a loro, Duva si rese conto di aver persino cessato di respirare, nel mantenere tutta la propria concentrazione proiettata innanzi a sé, pronta ad agire, pronta a combattere, pronta a tutto…
« Buh! » esclamò Lys’sh, facendo capolino innanzi a loro, con espressione palesemente divertita.
… o quasi!
« Ma porca di quella miseria ladra…! » gridò allora Duva, scoprendosi sobbalzata istintivamente all’indietro per la sorpresa, nel riconoscere l’amica e nel comprendere, tardivamente ma perfettamente, quanto fosse quindi accaduto.
Anche Midda ebbe a commentare l’accaduto, ed ebbe a commentarlo con imprecazioni ancor più colorite rispetto a quelle che si dimostrò in grado di mettere insieme Duva, e di metterle insieme, nota di merito, nella lingua kofreyota, qual abitualmente, sia lei che Lys’sh si sforzavano di adoperare anche in privato, per meglio maturare familiarità con la medesima: per la Figlia di Marr’Mahew lingua madre, la vide quindi indubbiamente avvantaggiata nel dar corpo a espressioni decisamente più complesse utili a descrivere quanto appena accaduto, e quanto appena accaduto nella più vivace e palese disapprovazione della medesima.
« D’accordo… a lei è venuta meglio. » ammise Duva al termine dello sfogo di Midda, rivolta in direzione di Lys’sh alla ricerca, in tal senso, di una qualche complicità, salvo poi riportare l’attenzione al nocciolo della questione, e della questione che l’aveva così vista prendersi giuoco di loro, in termini che la giustificarono ad avanzare verso di lei e a schiaffeggiarle la spalla sinistra con la propria mano destra « Mannaggia a te, Lys’sh! Che scherzo idiota! »
E la giovane donna rettile, che ancora se la stava ridacchiando a confronto con le reazioni delle due amiche, non mancò di impegnarsi a tentare di sdrammatizzare la propria colpa, scuotendo appena il capo: « Eh, dai… » commentò, stringendosi appena fra le spalle « E’ stato solo per cercare di stemperare un po’ i cupi toni della situazione! » si giustificò, scuotendo appena il capo « Non ve la sarete presa davvero, voglio sperare! »
« Aspetta che questa storia sia finita e poi ti faccio vedere io come non me la sono presa per davvero! » protestò l’Ucciditrice di Dei, con tono decisamente minaccioso, salvo poi inspirare, espirare, e riservarsi l’occasione di una risatina divertita, a confronto con la consapevolezza di quanto, sicuramente, ridicola fosse stata la reazione propria per lei e per Duva in quel frangente.
E innanzi all’ilarità di Midda, anche il terzo elemento del loro ristretto gruppo non poté mancare di aggregarsi al comune momento di divertimento proprio delle amiche, in quella che, in fondo, sarebbe poi stata sicuramente una simpatica storia da raccontare una volta tornate a casa.
« D’accordo… d’accordo… » concesse Midda, lasciando scemare la questione « Ci siamo riposate, ci siamo divertite… e, quindi, direi che è meglio riprendere il cammino. O questo disgraziato ci morirà fra le braccia mentre ancora saremo intente a scendere lungo il pozzo! » incalzò quindi le amiche, riassestandosi il carico in spalla e preparandosi a proseguire verso il basso « Andiamo…? »
« Andiamo. » annuì Lys’sh, quietamente, voltandosi e preparandosi a riprendere il percorso per così come estemporaneamente interrotto.
Iscriviti a:
Post (Atom)