11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

domenica 6 settembre 2020

3391


Ovviamente rimproverare Duva di non aver dormito, per Midda avrebbe avuto a significare peccare di palese ipocrisia, avendo anch’ella, da quasi due giorni, del tutto dimenticato il reale significato di quella parola. Perché a dispetto di ogni pur sincera positività per così come offerta ai presenti, per la Figlia di Marr’Mahew quella avrebbe avuto a doversi spiacevolmente considerare una delle più ardue prove della propria intera esistenza, resa tale dalla peculiare natura dei propri antagonisti, oltre che da un innegabile, e radicato, senso di colpa a confronto con quanto lì stava accadendo.
Pur avendo combattuto, nel corso della propria vita, contro ogni qual genere di creature, nonché contro innumerevoli non morti, mai ella aveva avuto a doversi confrontare con una minaccia di quella portata e di quelle proporzioni. Una minaccia la quale, chiaramente, era stata concepita, nella malevolenza del vicario di Anmel Mal Toise, con il solo, unico intento di avere a distruggerla. Purtroppo, però, quanto neppure secondo-fra-tre poteva aver previsto, sarebbe sicuramente stata la presa di posizione di Nissa al di sopra di tutti quei non morti: una presa di posizione forte, una presa di posizione carismatica, e una presa di posizione volta all’eliminazione sistematica dell’intera umanità, animata dall’unica volontà di avere a imporle occasione di tormento. Cosicché, sotto ogni punto di vista, se il mondo fosse stato spazzato da quell’esercito di mostri, ella non avrebbe potuto ovviare a un doppio senso di colpa: non soltanto perché, involontariamente, ragione stessa della loro presenza lì, frutto di un mancato controllo, da parte sua, sui propri poteri di Portatrice di Luce e di Oscura Mietitrice; quant’anche, e ancor più marcatamente, perché oggetto dell’avversione della propria gemella, e di quell’avversione a confronto con la quale, purtroppo, sarebbe stato il mondo intero a pagarne le conseguenze.
In ciò, non fossero stati sufficienti i costanti, incessanti, irrefrenabili attacchi di quei mostri, a privarla del sonno non avrebbe potuto mancare tale pensiero. E un pensiero alla luce del quale soltanto l’animo più egoista avrebbe potuto riservarsi ragione di disinteresse. Un animo che, al di là di tutte le proprie mancanze e colpe, non avrebbe avuto a potersi per lei considerare proprio… non, certamente, in quelle misure, in quelle proporzioni.
Forse, un giorno, sarebbe tornata per loro, e per lei in particolare, l’opportunità di dormire, l’opportunità di riposare, nella serenità psicologica di chi privo del rischio di ritrovarsi a essere colpevole per l’estinzione del proprio intero pianeta natale: ma per il momento, di certo, Midda Bontor non avrebbe potuto trovare occasione di requie. E, proprio malgrado, pur certamente contraddistinte da minor senso di responsabilità, neppure le sue amiche, le sue compagne, le sue sorelle avrebbero potuto garantirsi un simile lusso.

« Ormai non dovrebbe mancare molto… » sospirò la Campionessa di Lysiath, cercando di fare mente locale nel merito dello scorrere del tempo, e del tempo allor trascorso dal momento in cui si erano separate dalla loro amica Rín e da colei che, paradossalmente, pur avendo a doversi riconoscere, né più né meno, qual una versione alternativa di Nissa proveniente da un diverso universo, avrebbe avuto lì a dover essere parimenti identificata anche qual la principale, se non l’unica speranza utile a sconfiggerla « … potrebbe giungere da un momento all’altro. »
« L’uso del condizionale è d’obbligo, nel considerare quante incognite, comunque, potrebbero parimenti costringerla a tardare. » evidenziò per tutta replica la Furia Nera, non desiderando certamente avere ad apparire negativa, ma, al tempo stesso, neppure potendosi concedere il lusso di una qualche facile e pericolosa illusione « Dopotutto non dimentichiamoci che questo non è neppure il suo mondo… »
« Rín è in gamba. » puntualizzò la Sterminatrice di Mostri, rompendo il silenzio e intervenendo nella questione « Se c’è qualcuna che può riuscire a salvare la giornata, è sicuramente lei. Non dobbiamo avere a dubitarne. » soggiunse, quasi a diretto rimprovero per la nota sollevata dall’amica.
« Su questo non ci piove… » escluse categoricamente la guerriera dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco « … non dimentichiamoci che, in questo momento, la fonte di tutti i nostri problemi è, non a caso, la sua versione autoctona. O, quantomeno, un’impropria e distorta versione autoctona. » sancì, ponendo l’accento, in tal maniera, sul paradosso alla base di tutto ciò, e su quanto, in quel momento, l’unica speranza per vincere su Nissa avrebbe avuto a dover essere risposta proprio… in un’altra Nissa.
« Il che, se non fosse oscenamente perverso, potrebbe apparire anche terribilmente poetico. » accennò un lieve sorriso Duva, non potendo ignorare l’ironia della sorte, e di una sorte, tuttavia, ancor apparentemente loro avversa.

Che Nóirín Mont-d'Orb, tuttavia, stesse allor per arrivare o no, che stesse per fare la sua apparizione fra loro o no, in quel momento, in quel frangente, non avrebbe purtroppo potuto aver loro a importare. Non nella necessità di affrontare quanto, piuttosto, assolutamente certo. E certo quanto certa avrebbe potuto aver a dover essere intesa la minaccia di morte lì incombente su tutti loro, per mezzo di qualche centinaio di migliaia di ritornanti sol desiderosi di estinguere la vita, e la vita in senso stretto, entro i confini di Lysiath.

« Campionessa… siamo pronti a seguire te, la Furia e la Sterminatrice in questa impresa. » si elevò una voce indistinta all’interno della massa confusa formata dai miliziani « Dicci cosa fare… e noi lo faremo?! »
« Furia…?! » osservò confusamente Lys’sh, non capendo l’origine di quell’appellativo, pur potendone ben intuire il significato « Sterminatrice…?! » domandò alla volta di Duva, egualmente curiosa « Poi spero che mi vorrete spiegare. » sorrise divertita.
« La Sterminatrice di Mostri credo di essere io… » corresse, non senza un certo imbarazzo, la giovane ofidiana, alzando appena la mano « … anche se, personalmente, credo siano stati un po’ troppo entusiasti nell’accogliermi e nell’offrirmi un simile tributo. »
« E io sono la Furia Nera. » precisò l’altra, ridacchiando obiettivamente ormai dilettata da quel soprannome, ammiccando in direzione dell’amica sororale « Comunque, se è così semplice conquistare un titolo, inizio a comprendere perché tu abbia più appellativi che ricambi di vestiti nell’armadio. » la canzonò allegramente, nel minimizzare a sua volta un qualunque genere di merito a tal riguardo.

Midda Bontor, tuttavia, non avrebbe potuto essere più che d’accordo con quei titoli, e con il tributo che, essi, avrebbero avuto a rappresentare per le proprie amiche.
Dopotutto, parecchi anni prima ella aveva guadagnato il titolo di Figlia di Marr’Mahew, per aver sconfitto “soltanto” meno di un centinaio di pirati, e per averli sconfitti pressoché nuda, e armata di una spada bastarda e di un martello da fabbro. E per quanto, obiettivamente straordinaria avrebbe avuto a potersi intendere quel suo gesto, quel suo operato, e un operato frutto di una semplice e fortunata coincidenza, in una favorevole sorte che l’aveva condotta su quella piccola isola poco prima dell’arrivo dell’attacco di quei pirati; sostanzialmente nulla avrebbe avuto a doversi considerare nel confronto con quanto, in quel giorno, stava lì venendo compiuto da tutti loro, in opposizione a quell’inesauribile esercito, e un inesauribile esercito all’interno del quale, in effetti, non avrebbero avuto probabilmente a mancare di prestare servizio anche quegli stessi pirati.
Ove quindi, a lei, era bastato tanto “poco” per entrare nel mito, non soltanto le sue amiche, Duva e Lys’sh, avrebbero avuto a potersi considerare meritevoli di una simile gloria, ma anche, e ancor più, chiunque fra tutti coloro lì presenti in quel momento, e tutti coloro i quali, a maggior ragione, avrebbero sinceramente meritato quel plauso, quel tributo, e tutto l’onore che da esso avrebbe potuto mai derivare, con la speranza di restare vivi ancora abbastanza a lungo per poter, effettivamente, avere a trovare occasione di riservarsi vanto di ciò, di essere stati lì presenti in quei funesti e oscuri giorni.

sabato 5 settembre 2020

3390


« Ma… » soggiunse alfine, giungendo a quel tanto atteso punto di svolta « … a dispetto di ogni previsione, a dispetto di ogni possibilità, a dispetto di ogni impegno in senso opposto da parte di quei mostri, umani o non che fossero stati un tempo… voi siete ancora vivi! » sottolineò, aggrottando appena la fronte, quasi a dimostrare un certo stupore, una qualche sorpresa a confronto con tale verità, e con una tanto palese verità che probabilmente nessuno avrebbe avuto a prevedere possibile « Forse nessuno sarebbe stato disposto a scommetterci un soldo bucato… neanche fra voi stessi. Eppure siete ancora vivi! » ribadì, annuendo ora con un quieto sorriso sul viso, e un quieto sorriso utile a sottolineare quanto, da parte propria, non avesse mai avuto esitazioni a tal riguardo.
« E nell’essere ancora vivi ci è ancora offerta la possibilità di combattere. E di combattere ancora per un’ora… ancora per un giorno… o, forse, ancora per una settimana… o per tutto il tempo che sarà necessario per respingere questi invasori, per vincere su questi oppressori! Scrivendo, così, una delle pagine più epiche non soltanto della storia delle nostre vite… ma, anche e in assoluto della Storia! » sancì, senza inutile enfasi, nell’evidenziare la straordinaria follia di tutto ciò, ove, in fondo, tutto ciò avrebbe avuto a doversi già riconoscere mirabilmente epico anche in assenza di enfasi di sorta « Perché nessuno mai, prima d’oggi, ha dovuto affrontare una battaglia come quella che voi state affrontando… e, speriamo, nessuno avrà mai più ad affrontarla! »

Indubbio sarebbe stato riconoscere quanto quel repentino cambio di registro fosse stato non soltanto ben compreso, ma, anche, apprezzato da parte di tutti coloro lì intenti ad ascoltarla, a seguire quelle sue parole, e quelle sue parole che, se nella prima metà di quel discorso avrebbero potuto apparire confuse e contraddittorie, in quella seconda parte non avrebbero potuto mancare di risultare decisamente più chiare, più trasparenti, e trasparenti di uno sprone straordinariamente positivo, nel confronto di tutti loro e della Storia che, insieme, lì stavano contribuendo a scrivere, per il destino di Lysiath, di Kofreya tutta e, forse, dell’umanità intera.
Così rinfrancati dalle parole di una simile, leggendaria figura, e la figura di quella straordinaria guerriera, di quell’incredibile avventuriera, di quella stupefacente mercenaria; quegli uomini e quelle donne, non guerrieri, non avventurieri, né tantomeno soldati, non poterono ovviare a trovare occasione di conforto e, ancor più, di orgoglio. Orgoglio per quanto ottenuto. Orgoglio per quanto soltanto un istante prima avrebbero potuto avere a fraintendere al pari di una sconfitta e per quanto, così riletto, e riletto sotto una differente luce, non avrebbe mancato di esaltarli qual la più straordinaria delle vittorie. In un sentimento, dopotutto, non privo di ragione, per così come, giustamente, da lei esposto.
Perché il loro semplice essere ancora in vita, dopotutto, avrebbe avuto a dover essere inteso qual il risultato più straordinario al quale avrebbero potuto ambire. Soprattutto nel confronto con una tanto devastante minaccia.

« Ora, comunque, le regole del giuoco cambieranno. » riprese alfine la Campionessa, dopo che tutti i comprensibili entusiasmi ebbero a essere lì condivisi fra loro « Perché da adesso dovremo condurre la nostra battaglia in maniera più discreta rispetto a quanto non ci siamo permessi sino a questo momento. » sottolineò, per poi, immediatamente, avere a chiarire quanto desiderava sostenere « La loro superiorità numerica è schiacciante e incontestabile. Ma la nostra forza… la vostra forza, risiede nella conoscenza del territorio. Questa città è la vostra città. Queste strade sono le vostre strade. E nessuno meglio di voi può affermare di conoscerle. Nessuno meglio di voi sa come muoversi in esse. E nessuno meglio di voi saprà quando e come colpire i nostri nemici! »
« Dovremo agire con discrezione e velocità. Dovremo agire muovendoci leggeri come le ombre della notte e rapidi come il vento. Non dovremo far loro comprendere da che lato colpiremo… perché, che gli dei ci siano testimoni, noi li colpiremo! » incalzò, cercando di non smorzare l’entusiasmo che, allora, stava ancora ardendo evidente sui loro voti e nei loro cuori « Giungeremo alle loro spalle quando meno se lo aspettano. E li faremo a pezzi prima ancora che possano comprendere cosa o perché ciò sia accaduto. E se anche, poi, avranno a risorgere, noi non ci fermeremo… e continueremo a colpirli, continueremo a torturarli. Affinché quella che ora considerano qual una benedizione, abbia a mostrarsi, anche ai loro occhi, qual la peggiore di tutte le maledizioni. »
« Ricordate che da parte nostra si attendono soltanto disperazione e sconforto. Ma quanto noi offriremo loro, al contrario, sarà soltanto la serenità propria di chi consapevole della vittoria. » puntualizzò, in parole che non avrebbero avuto a dover essere lì considerate prive di ragione, non nell’avere, in effetti, a doversi riconoscere qual, per lei, la formula in grazia alla quale, nel corso della propria esistenza, non aveva mai mancato di vincere nelle proprie sfide « E, per quanto possano essere creature immortali, per quanto possano non provare alcun genere di dolore fisico, sarà nostra premura imporre loro il senso della frustrazione psicologica… e di una frustrazione che li farà rimpiangere il momento in cui hanno deciso di violare le mura di questa città. »
« E fra un anno, fra dieci anni, fra cento anni… questa notte non sarà ricordata come quella della caduta di Lysiath, quanto e piuttosto come quella della sua rinascita! » tornò a tentare di galvanizzarli, a confronto con la non semplice sfida che li avrebbe attesi, in quel confronto obbligatoriamente diretto con i loro avversari, con i loro antagonisti « Una rinascita alla quale tutti voi state prendendo parte… a difesa delle vostre vite e del futuro delle persone che amate! »

E se pur, pocanzi, non in maniera immediata avrebbe avuto a poter esser apprezzato il fine ultimo di quel discorso, giunti a quelle ultime parole nessuno avrebbe più potuto avere a dubitare del perché di quell’intervento, né del totale controllo della Figlia di Marr’Mahew su quella situazione, per quanto assurda e disperata.
Perché se già pocanzi, indubbia, in tutti loro, avrebbe avuto a dover essere intesa la fiducia per lei; dopo quel discorso, dopo quelle parole, semplicemente incommensurabile avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la stima che non avrebbero potuto mancare di provare per quella figura tanto leggendaria quanto a loro incredibilmente prossima, lì non soltanto pronta a combattere al loro fianco, ma, addirittura, a traghettarli nella Storia e, probabilmente, anche ben oltre, per entrare nell’Epica più pura.
Accanto a quella donna, quindi, erano pronti non soltanto a continuare a combattere. Ma, anche e soprattutto, a vincere e a vincere quella battaglia contro l’impossibile. Del resto, chi meglio di lei avrebbe potuto accompagnarli, guidarli, sostenerli in qualcosa del genere?
E se già, pocanzi, l’entusiasmo collettivo non aveva mancato di trovare la propria più viva espressione nell’esultanza di tutti loro, e in un’esultanza che, sotto qualunque altra luce avrebbe avuto a doversi intendere lì del tutto ingiustificata e ingiustificabile; quanto ebbe allora a esplodere fu qualcosa di semplicemente travolgente, che, quasi, ebbe a sorprendere anche la stessa donna guerriero, non mancando di trovare, in ciò, semplicemente stupite le sue due amiche sororali…

« Che dire…?! » sussurrò Duva, appoggiandole la destra sulla spalla mancina, in segno di totale approvazione e sostegno per lei in quel frangente « … non so quanto possono realmente aver compreso o meno di tutto quello che hai loro detto, ma di certo è loro piaciuto! »
« Se non hai capito quello che ho detto è perché sei chiaramente troppo stanca… » ammiccò per tutta risposta Midda, rifiutando ogni addebito in tal senso « … da quanto tempo non dormi…?! »
« Dormire…?! Ah sì! Ricordo di averlo fatto una volta… » ironizzò l’altra, volgendo lo sguardo al cielo « … è stata un’esperienza interessante, in effetti. Prima o poi potrebbe essere il caso di ripeterla! »

venerdì 4 settembre 2020

3389


E nell’offrirsi pienamente consapevole di ciò, la Campionessa di Lysiath non avrebbe avuto, allor, a poter lasciare nulla al caso. Neppure in quell’apparentemente imprevista e improvvisata ritirata, per così come, di lì a breve, Nissa e i suoi compagni avrebbero potuto sperimentare sulla propria pelle…

Sotto l’attacco congiunto di tutte le forze a disposizione di colei che un tempo era stata regina dei pirati dell’isola di Rogautt, prima e unica regina, in effetti, in un regno da lei stessa plasmato secondo i propri desideri, e private di una qualsivoglia illusione di difesa, le mura di Lysiath ebbero ad assolvere al proprio compito ancora per poco: giusto il tempo necessario, ai più veloci fra loro, ad arrampicarsi lungo quelle mura, a calarsi dal lato opposto e ad aprire le porte della città, permettendo, con buona pace di quel pur solido sistema difensivo, l’accesso all’urbe a quei nemici in poco meno di un’ora.
Un’ora nel corso della quale, tuttavia, Midda e i sopravvissuti della milizia non avrebbero avuto a doversi lì fraintendere qual in inoperosa attesa della propria fine, quanto e piuttosto in quieta fuga all’interno delle intricate vie della capitale, e di quella capitale concepita su disegno tranitha. Scopo della Figlia di Marr’Mahew, in quel cedere le mura, non sarebbe stato, infatti, quello di una qualsivoglia occasione di resa, quanto e piuttosto quello di un cambio nelle dinamiche di giuoco, e di quel giuoco della guerra che, continuando con le regole precedenti, avrebbero inesorabilmente finito per perdere. Così, allorché avere a sostenere l’onere di un assedio, e di un assedio a opera di nemici incapaci a provare stanchezza o dolore, in termini ben diversi da loro, l’Ucciditrice di Dei ebbe a preferire l’idea di tradurre quel conflitto in una guerriglia, e in una guerriglia a confronto con l’idea della quale la schiacciante disparità numerica allor esistente fra loro avrebbe potuto, con il sostegno degli dei, tradursi in un vantaggio, e in un vantaggio che sarebbe stato loro offerto da una migliore conoscenza del territorio, da una maggiore velocità di movimento e, soprattutto, dal vanificare qualunque genere di possibile approccio da parte dei loro antagonisti, nel potersi riservare, paradossalmente, maggiore libertà di iniziativa lì dentro allorché sulle mura della città.
Un’idea, quella propria della Campionessa di Lysiath, che non avrebbe avuto a doversi, comunque, lì fraintendere qual del tutto improvvisata, avendosi a considerare, purtroppo, fra le alternative da lei inizialmente previste per lo sviluppo di quel conflitto. E quelle alternative che, in momenti diversi, avrebbero potuto essere abbracciate a confronto con i più variegati sviluppi della situazione.
Certamente l’essere giunti a quel momento non avrebbe avuto a dover essere considerato riprova di un momento positivo per loro, né, tantomeno, per la loro causa: l’abbandono delle mura, in favore dell’inizio di una guerriglia, e di una guerriglia urbana, avrebbe avuto a dover essere, in effetti, riconosciuta qual l’ultima soluzione a confronto evidente con la più ovvia impossibilità a mantenere quella posizione, e quell’ovvia impossibilità, loro malgrado, resa esplicita nel confronto con il crescente numero di morti fra le loro fila, e l’esponenziale crescita di presenze, altresì, nelle fila dei loro avversari  Di quanto negativo, tuttavia, avesse a doversi intendere quell’evento, soltanto Duva e Lys’sh avrebbero avuto a doversi riconoscere qual precedentemente informate: per tutti gli altri, quello avrebbe avuto a doversi intendere né più, né meno, qual uno sviluppo come altri, un ordine certamente non atteso e, pur, che mai avrebbero avuto a discutere, per così come, sino a quel momento, non avevano avuto a discutere nessun ordine da parte della loro Campionessa.
Del resto, tutti i membri di quella milizia volontaria erano ormai troppo provati, fisicamente e psicologicamente, per potersi riservare occasione di polemica, e di una polemica che, oltretutto, sarebbe risultata palesemente inutile in un contesto qual quello. In tal senso, loro malgrado, erano tutti consapevoli che, se fossero riusciti a sopravvivere a tutto quell’orrore, ciò sarebbe stato, sicuramente, in grazia al sostegno e al supporto della loro eroina. Della loro eroina e, perché no?, delle sue due, egualmente leggendarie, amiche, la Sterminatrice di Mostri e la Furia Nera, i cui meriti in battaglia, in quelle ultime ore, in quell’ultimo giorno, avevano avuto, chi più, chi meno, tutti occasione di ammirare. Ove, al contrario, essi fossero caduti nel corso della battaglia, tale non sarebbe stata, necessariamente, colpa di quelle tre figlie della guerra, quanto e piuttosto del fatto che, proprio malgrado, tutto il loro impegno, tutta la loro buona volontà, non avrebbero potuto renderli, dal giorno alla notte, dei veri guerrieri.
Se la Campionessa di Lysiath aveva quindi lì giudicato necessario ritirarsi all’interno della città, per mutare il loro stile di battaglia, e per meglio adattarlo alla situazione… beh… nessuno di loro avrebbe certamente sollevato la benché minima critica. Anzi. A buon dire, poter abbandonare quelle mura, nel confronto con le quali avrebbero pur avuto a doversi intendere fondamentalmente estranei, per fare ritorno a un paesaggio, a una situazione per loro più quotidiana, più abituale, entro certi versi non avrebbe potuto ovviare a rinfrancarli psicologicamente, ponendoli innanzi a un paesaggio decisamente più confortevole, nonché, in effetti, estremamente più motivante, nel ben ricordare loro le ragioni di quanto allor stavano compiendo, del perché si stessero impegnando, e stessero impegnando le proprie vite in una sfida forse e obbligatoriamente destinata a sconfitta certa. Se combattere sulle mura, a confronto con quell’assedio improbo, sarebbe necessariamente risultato alienante, negando loro qualunque empatia con quel pur indubbiamente razionale scopo ultimo, e lo scopo ultimo della propria sopravvivenza; ben diverso avrebbe avuto a doversi considerare tutto ciò nel ritrovarsi innanzi all’immagine propria delle strade nelle quali vivevano, abitualmente, le proprie vite, nelle quali magari erano nati e cresciuti, o avevano visto nascere e crescere i propri figli, o i propri fratelli e le proprie sorelle; ben diverso avrebbe avuto a doversi considerare tutto ciò nel ritrovarsi innanzi all’immagine propria di quegli angoli nei quali vivevano, abitualmente, le proprie vite, nei quali magari avevano avuto occasione di incontrare per la prima volta l’amore, o, anche e soltanto, di sperimentare la gioia dell’amicizia sincera. Per quelle amicizie, per quegli amori, per quei fratelli e quelle sorelle, per quei figli… insomma… per tutto ciò che per loro era vita quotidiana, quella battaglia avrebbe potuto avere ancora senso, malgrado ogni stanchezza, malgrado ogni spossatezza, fisica e mentale.
Perché più di Midda, più di Duva e più di Lys’sh, sarebbero stati tutti loro ad avere a perdere qualcosa nel momento in cui Lysiath fosse caduto. Qualcosa che, in effetti, sarebbe stato più giusto riconoscere come tutto: e non soltanto in riferimento alle proprie vite, quanto e piuttosto in riferimento a tutto ciò per cui le loro vite avevano avuto senso sino a quel giorno.

« So che siete stanchi. So che siete provati. So che avete visto morire innanzi ai vostri occhi molti vostri compagni, amici e, soprattutto, fratelli e sorelle d’armi. » si volle impegnare a comunicare loro la voce della Campionessa, nel mentre di quel ritiro, e di quel ritiro nel corso del quale le loro fila ebbero, necessariamente, a ricompattarsi « So che siete spaventati. So che siete confusi. So che probabilmente siete anche sfiduciati, nel non aver veduto neppure uno fra tutti i nostri avversari cadere realmente, cadere senza più rialzarsi. » ebbe a continuare, in un discorso che, apparentemente non avrebbe avuto a offrirsi di particolare incitamento, se non fosse presto arrivato un “ma”.
« E so che probabilmente vi state domandando se, alla fine, non vi sto semplicemente conducendo al macello, offrendovi tutti quanti come vittime sacrificali per la salvezza delle vostre famiglie, di tutti coloro che hanno lasciato la città e che, vogliamo tutti sperare, stiano viaggiando verso una meta sicura, lontana dagli orrori ai quali noialtri stiamo assistendo. » continuò, decisamente più impietosa ella stessa in proprio stesso contrasto rispetto a quanto non sarebbe stato onestamente pronto a offrirsi chiunque fra i presenti « E se anche così fosse… sarebbe poi sbagliato?! » domandò, scuotendo il capo e offrendo, in tal gesto, la retorica replica a quell’interrogativo.

Non immediato, a confronto con un tale discorso, sarebbe stato riuscire a comprenderne il fine ultimo.
In effetti, anzi, quello avrebbe potuto essere anche considerato il peggior discorso motivazionale che mai qualcuno avrebbe potuto immaginare di offrire, e di offrire, soprattutto, in un momento come quello. Ma…