11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

domenica 3 gennaio 2021

3510

 

Rimau Coser non avrebbe potuto considerarsi più soddisfatto di quanto era accaduto. In effetti, per quanto non capisse per quale ragione Midda Bontor fosse rimasta immune all’incantesimo del flauto di Midrahem, tutto ciò si era dimostrato a proprio personalissimo vantaggio, nel concedergli l’insperata occasione di prendersi una rivincita diretta contro di lei.
Certo: se anche ella fosse rimasta soggiogata dalla musica, e avesse avuto a doversi intendere una fra le tante persone che egli stava conducendo lontano dalle proprie abitazioni nella più completa inconsapevolezza degli stessi, la questione sarebbe andata egualmente bene a confronto con il proprio personalissimo punto di vista. In fondo, anche in quel caso, egli avrebbe avuto una certa rivincita morale a suo discapito. Ma un conto avrebbe avuto a doversi intendere una mera rivincita morale, per lo più nell’inconsapevolezza da parte della medesima nel merito di quanto fosse occorso, a un altro conto avrebbe avuto a doversi intendere una rivincita pratica, nonché l’occasione di poterla consapevolmente e apertamente deridere per così come, allora, era avvenuto. Insomma: non era quello che egli stava allor cercando e, in effetti, non avrebbe neppure avuto a poter vantare una qualunque possibile intenzione a tal riguardo, avendo già avuto modo di dispiacersi troppe volte, in passato, per aver cercato di opporsi a quella figura. Ma ciò era accaduto. E, ora, egli non avrebbe potuto ovviare a considerarsi indubbiamente soddisfatto per questo, con la speranza che ella, ancora una volta, avesse a tentare un attacco a suo discapito. Perché se pur, sino a quel giorno, Rimau Coser si era impegnato a evitare di incrociare nuovamente il cammino di quella donna, non desiderando che ella potesse sottrargli altro, dopo avergli già portato via le proprie mani, prima, e una pietra del tempo, poi; ora non avrebbe potuto ovviare a giudicare di essersi imposto eccessivo timore nei di lei riguardi, là dove non ve ne era assolutamente bisogno. Anzi.
Ormai egli non era più l’uomo di un tempo.

In effetti egli aveva smesso di essere quell’uomo nel momento stesso in cui, molti anni addietro, ella gli aveva amputato entrambe le mani, imponendogli nella maniera più violenta possibile una terribile lezione di umiltà. E una terribile lezione di umiltà senza la quale non avrebbe avuto, probabilmente, la possibilità di divenire colui che ora egli era. Tutto, del resto, aveva avuto inizio proprio a seguito di quello scontro, e di quello scontro così banalmente risolto dalla propria antagonista. Uno scontro che gli aveva fatto comprendere che, se soltanto avesse voluto riservarsi ancora un’occasione di vita vera, avrebbe dovuto osare spingersi oltre i limiti della propria mortalità, seguendo, paradossalmente, il cammino segnato dalla propria stessa antagonista con tutte le proprie epiche gesta.
Così Rimau Coser aveva iniziato a condurre ricerche. Ricerche utili a comprendere come recuperare le proprie mani. E, parimenti, utili a comprendere come ottenere la propria vendetta. E si era spinto, senza saperlo, lungo lo stesso cammino che già, parecchi anni prima, ella stessa aveva percorso, quando la sua gemella le aveva portato via il braccio destro. Ma se la Figlia di Marr’Mahew, all’epoca, non aveva avuto esitazione ad accettare l’osceno prezzo richiestole da quelle orride creature; egli non aveva accettato, preferendo, ove necessario, avere a rinunciare per sempre alle proprie mani ma, quantomeno, conservare intatta la propria anima immortale. Era stato allora che egli si era fatto realizzare, da un semplice fabbro, le due spade con le quali si sarebbe accompagnato per molti anni a venire, quelle due lame utili a prolungare direttamente le proprie braccia e a garantirgli, ancora una volta, di tornare a poter combattere, e a poter combattere per il proprio onore, per il proprio nome, e quel nome che ella gli aveva così brutalmente negato. Ma prima ancora di cercare lo scontro con la propria antagonista, egli si era dimostrato saggio a sufficienza dal riconoscersi consapevole di non potersi arrischiare a tornare innanzi a lei senza una garanzia di vittoria. Ragione per la quale aveva avuto ad attendere ancora, per concedersi, nel contempo, occasione utile a fare pratica, a crescere in esperienza e abilità, ponendosi alla prova in molte imprese, se pur senza il medesimo clamore che, generalmente, accompagnava la propria nemesi. E non perché quanto da lui compiuto non avrebbe avuto a meritare giusta gloria: quanto e piuttosto perché egli stesso aveva compreso sarebbe stato meglio mantenere un certo riserbo attorno a tutto questo, continuando a essere, sostanzialmente, il Nessuno che ella lo aveva additato essere, almeno fino a quando i tempi non fossero stati maturi e non avesse avuto l’occasione di tornare da lei per esigere la propria vendetta. E i tempi parvero maturi quando, nel corso di una propria avventura, egli ebbe a impossessarsi di una pietra del tempo, quella straordinaria risorsa in grazia alla quale non avrebbe avuto occasione di fallire, perché anche laddove avesse fallito, egli avrebbe potuto ricominciare tutto da capo, e continuare a farlo fino a quando, alla fine, tutto non fosse andato per il meglio. Solo allora, quindi, aveva fatto ritorno in quel di Kriarya, e vi aveva fatto ritorno ancora senza nome e senza fama nella volontà di sorprendere la propria avversaria.
Purtroppo, anche allora, Midda Bontor era riuscita ad avere la meglio su di lui. E la cosa peggiore è che egli non riusciva neppure a rammentare in che maniera, giacché, semplicemente, si era ritrovato nel punto in cui, evidentemente, tutta la questione aveva avuto inizio privo della propria pietra, come conseguenza evidente del riavvolgimento del tempo da parte della propria stessa antagonista.
Era stato dopo di tanto e forse ancor più oltraggiosa sconfitta che egli aveva deciso di non sprecare ulteriormente il proprio tempo contro di lei, nel timore di quanto, presto o tardi, la fortuna avrebbe potuto smettere di arridergli ed ella avrebbe potuto decidere che, non più Nessuno ma qualcuno, egli meritasse di morire. E così aveva nuovamente lasciato Kriarya, per fare ritorno alla propria discreta carriera da mercenario e avventuriero, cercando nuove occasioni per migliorarsi, per così come, chiaramente, ancor necessitava. Ciò era stato tale sino a quando una nuova reliquia stregata venne da lui conquistate: il flauto di Midrahem, per l’appunto. Un’altra arma estremamente potente, con la quale avrebbe potuto piegare a sé intere nazioni... se soltanto non fosse stata per lui spiacevolmente inutile in assenza di mani utili a suonarlo. Ragione per la quale, alfine, egli aveva dovuto trovare modo per rimediare all’assenza delle proprie mani.

“Rimettiamoci in marcia...” pensò fra sé e sé, scuotendosi dai propri pensieri e riprendendo, quindi, il cammino estemporaneamente interrotto, ed estemporaneamente interrotto in conseguenza all’imprevisto arrivo di Midda Bontor “... se vorrà riprovarci, saprà come trovarci.” concluse, continuando a suonare per condurre ancora seco tutta la popolazione della città.

Ovviamente la musica non avrebbe avuto a doversi mai interrompere, pena la perdita di controllo sugli abitanti di Kriarya e il loro improvviso risveglio. Fortunatamente per lui, comunque, quello non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual un flauto qualsiasi e, per effetto della benedizione del dio Midrahem, chiunque lo avrebbe suonato, fintanto lo avesse continuato a suonare, non avrebbe avuto a risentire né di stanchezza, né di fatica, né di sete, né di fame o di sonno, quasi come fosse, a propria volta, sotto l’effetto dell’incantesimo del flauto stesso. E, in effetti, tale paragone non avrebbe avuto a dover essere considerato azzardato, laddove, in effetti, l’effetto di quell’incanto sarebbe valso, per l’appunto, tanto sull’incantatore quanto sugli incantati, con tuttavia la tutt’altro che banale considerazione di quanto, egli fosse l’artefice di tutto ciò e non la vittima.

“E, in fondo, lo spero... che voglia riprovarci.” soggiunse, sempre nell’intimo dei propri pensieri, galvanizzato dal trionfo appena riportato e desideroso di avere a ripeterlo, e a ripeterlo ancora e ancora, rendendo consapevole la propria nemica della più assoluta futilità di qualunque sforzo a suo discapito, a discapito di Nessuno.

Una speranza, la sua, dal sapore di certezza, laddove improbabile sarebbe stato per la donna guerriero avere a rinunciare così facilmente allo scontro e allo scontro, per lo più, con qualcuno da sempre deriso.

sabato 2 gennaio 2021

3509

 

« Quindi non dovrebbe essere un ritornato...?! » domandò Lora, non immaginando che al mondo potesse esistere qualcuno con dei conti in sospeso con la propria assassina... e qualcuno, per lo meno, che avesse ancora necessità di respirare.
« Io non l’ho mai ucciso... » escluse la Figlia di Marr’Mahew, non avendo certo problemi morali ad ammettere le proprie colpe per eventuali morti, ma non potendo, allora, neppur ammettere una colpa per un morto che non era consapevole di aver causato, non direttamente e neppur indirettamente « ... e siccome tutti i ritornati, a oggi, hanno avuto proprio me come fattore comune, non dovrebbe essere questo il caso. » puntualizzò, a chiudere la questione.

Il fatto che Nessuno non fosse un ritornato, in quel momento, avrebbe avuto a dover essere probabilmente inteso qual l’unica nota positiva a margine di una situazione altrimenti del tutto negativa.
In effetti, se alla situazione attuale, si fosse dovuto anche sommare l’eventualità di una sua immortalità, probabilmente la Figlia di Marr’Mahew non avrebbe avuto particolare margine di speranza per il proprio futuro e, soprattutto, per il futuro degli abitanti di Kriarya. Fortunatamente, però, egli avrebbe avuto a dover essere inteso soltanto qual un comune mortale, con tutto ciò che, da questo, sarebbe allor all’occorrenza derivato. Purtroppo il pensiero che egli non avesse a dover essere inteso qual un ritornato non avrebbe avuto a dover essere inteso sufficiente a considerare la situazione più gestibile rispetto a quanto non fosse. Non, per lo meno, fino a quando egli avesse avuto a poter sfruttare, come armi e, all’occorrenza, scudi umani, tutti gli abitanti di Kriarya, compresi i suoi amici e la sua famiglia.
Insomma... quella situazione faceva comunque schifo.

« Comunque non sta agendo di propria iniziativa... » riprese voce, nel porre l’accento su quel particolare suggerito dalle di lui stesse parole, e un particolare destinato a creare ancor maggiore confusione attorno a quella già folle vicenda « ... avete sentito anche voi che ha fatto riferimento al fatto di star seguendo delle istruzioni. »
« Sì. » confermò allora Lys’sh, a sostegno di quel dettaglio « Per quanto la questione non abbia certamente a semplificarsi in questa maniera: perché mai qualcuno avrebbe dovuto incaricarlo di svuotare l’intera città del peccato, in una maniera così plateale, oltretutto... »

Domanda assolutamente legittima, quella della giovane ofidiana, per quanto intrinsecamente retorica, nel non essere certamente in loro possesso una qualunque possibile risposta a quell’interrogativo.

« Se non fossimo in un mondo come questo... e non stessimo parlando di un’intera città... si potrebbe anche pensare a una rapina. Alla più grande rapina della Storia, probabilmente. » suggerì quindi Lora, scuotendo appena il capo nell’escludere la follia di quell’ipotesi.
Ma Midda non parve essere egualmente pronta a minimizzare la questione, subito rigirandosi verso di lei e avendo a voler insistere a tal riguardo: « In che senso...?! »
« Beh. In fondo quale opportunità migliore di questa vi potrebbe essere per chiunque per saccheggiare la città...?! Con tutte case vuote e nessun pericolo di essere sorpresi da qualcuno al momento meno opportuno. » esplicitò il proprio pensiero, tuttavia ancora scuotendo appena il capo e rinnovando, in tal senso, il proprio quieto diniego a confronto con quell’idea da lei stessa così scandita « Tuttavia il gioco non credo varrebbe la candela, metaforicamente parlando: fossimo stati in una città nobiliare... magari sì. Ma nella capitale preferita da ladri e prostitute, mercenari e assassini, qual genere di ricchezza potrebbe mai valere un impegno simile. »
« Magari i tesori di Brote... di cui parlavamo pocanzi. » osservò Lys’sh, a sua volta propositiva a confronto con quell’idea, e quell’idea utile a cercare di dare un qualche senso a quanto stava accadendo « In fondo, se è qualcosa di celato così bene, riservarsi la più completa libertà di azione in città potrebbe obiettivamente essere l’unico modo per sperare di poterci mettere mano sopra. »
« State suggerendo di tornare indietro a verificare quello che sta accadendo in città...?! » esitò Lora, per nulla entusiasta a quell’idea, a quella proposta, nel non volersi separare da Korl più di quanto già non fosse, abbandonandolo, all’occorrenza, al proprio fato, e al fato che sarebbe stato definito per tutti quei poveri ostaggi « Se così fosse... » esitò, desiderando tirarsi indietro a confronto con quel proposito.
Prima, tuttavia, che ella potesse concludere la propria frase, fu Midda Bontor a pretendere voce, per sancire le giuste priorità sulle quali avrebbero dovuto concentrarsi, dicendo: « Io non me ne vado, lasciando tutta quella gente nelle mani di Nessuno. » definì, ferma nel proprio intento « Prima vediamo di mettere a tacere quel accidenti di flauto. E soltanto poi potremo preoccuparci di andare a spezzare le braccine a chiunque stia collaborando con Nessuno. » soggiunse, non promettendo morte di sorta, nel rispetto del proprio nuovo impegno a tentare di minimizzare i morti ammazzati per propria mano, ma, certamente, un estremo dolore per quell’ancora non meglio identificato antagonista.
« Nulla da eccepire a tal riguardo! » confermò, quasi con entusiasmo, Lora, nell’apprezzare quanto, comunque, la sua interlocutrice non si fosse lasciata distratte dalla situazione « Tuttavia... » soggiunse, non senza una certa evidenza di dubbio « ... come pensi che potremo aggirare le sue difese...?! Senza far del male a nessuno dei suoi ostaggi, intendo. »

E se pur, pocanzi, la Figlia di Marr’Mahew si era spiacevolmente lasciata coinvolgere dall’enfasi del momento, non dimostrando, proprio malgrado, particolare senso tattico o, ancor meno, strategico; quella parentesi utile ad aggiornare le compagne d’armi nel merito dell’identità del loro antagonista non aveva potuto mancare di veder la sua mente tornare a un più razionale controllo della situazione, e a un più razionale controllo utile, allora, a definire un possibile piano d’azione, e un piano d’azione che, come già in contrasto alla manticora, avrebbe avuto a prevedere la collaborazione di tutte e tre per la propria riuscita.

« Ho un’idea. » comunicò pertanto, annuendo appena e riservandosi un momento di respiro, utile a rielaborare verbalmente l’immagine presente all’interno della propria mente, tentando di verificarne la robustezza « E, anche in questo caso, tempo proprio che mi potrà essere utile un puntaspilli sul quale fare affidamento. » soggiunse, in ovvio e quasi ironico riferimento alla stessa feriniana, in quello che, lo capiva, non avrebbe avuto a dover essere considerato qualcosa su cui potersi permettere facili ironie, essendo ella stessa la causa, primaria e secondaria, di tutto quello... e, ciò non di meno, non trovando migliori termini con i quali esprimersi, a meno di non voler scadere in un qualche buonismo ipocrita, che sarebbe risultato certamente meno rispettoso per la controparte.

E Lora Gron’d, che pur avrebbe potuto riservarsi le proprie ragioni per non voler essere impiegata come scudo a protezione della propria assassina, ebbe ancor più a riservarsi ragioni utili per accogliere quella richiesta, e quella richiesta che, voleva sperare, sarebbe stata loro utile a chiudere elegantemente la faccenda nel minor tempo possibile.
In fondo, facili vanaglorie a parte, l’azione condotta contro la manticora aveva dimostrato non soltanto un’ottima intesa fra loro tre, ma, anche, un indubbio e ardimentoso spirito guerriero in Midda Bontor, necessario, per non dire indispensabile, a permetterle di trovare l’approccio più corretto per affrontare una situazione decisamente complicata, e atta a porla in apparente inferiorità di forze nei riguardi della propria antagonista. E dove erano state in grado di vincere contro una manticora non morta; ella non avrebbe potuto ovviare a sperare che, anche in questo caso, quella donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco potesse dimostrare di saper come agire.

venerdì 1 gennaio 2021

3508

 

La ritirata a cui Midda e le sue due compagne d’armi furono costrette avrebbe avuto a dover essere ricordata qual semplicemente vergognosa, in termini tali per cui, benché non ve ne sarebbe stata obbligatoriamente necessità, la stessa Figlia di Marr’Mahew ebbe a vedersi costretta a un cosiddetto bagno d’umiltà innanzi a tutto quello. Pochi, nel corso della sua vita, erano stati i momenti nei quali era stata costretta in maniera tanto prepotente alla fuga, e mai, in tutta la sua straordinaria carriera di avventuriera e guerriera, ella si era ritrovata a procedere in tal direzione senza neppur aver portato a termine un singolo colpo a discapito del proprio avversario di turno.
Se Nessuno avesse desiderato un’occasione di riscatto morale nei suoi riguardi, insomma, tale egli aveva avuto occasione di rendere propria in tutto ciò: la celebre Figlia di Marr’Mahew, l’incredibile Ucciditrice di Dei, la straordinaria Campionessa di Kriarya e Lysiath, era stata allor respinta da lui con una semplicità disarmante, per così come nessun altro, prima di lui, era stato capace di fare a suo discapito.
Nessuno l’aveva vinta.
In quella battaglia, certo. E non nella guerra, e in una guerra che Midda non avrebbe certamente desiderato cedergli tanto facilmente. Eppur... eppur quella battaglia era stata da lui vinta. Ed era stata vinta, paradossalmente, proprio da colui che ella aveva sin da subito schernito definendolo pari a un Nessuno.

« Si può sapere perché siamo state costrette a scappare...? » domandò Lora, non appena si furono allontanate a sufficienza dalla colonna degli abitanti di Kriarya, e di quegli abitanti che, per qualche centinaio di piedi non avevano mancato di tentare di inseguirle, di raggiungerle, per esigere la loro vita in ubbidienza a qualche ipnotico comando derivante dalla musica del flauto « Chi accidenti era quel tizio...?! » incalzò, ben consapevole di quanto dovesse sussistere un pregresso fra la loro condottiera e quell’uomo sconosciuto, e un pregresso che, a margine di tutto ciò, non doveva chiaramente aver giuocato a loro favore.

Midda era semplicemente sconvolta.
Era sconvolta per l’umiliazione subita. Ed era sconvolta per la banalità con la quale Nessuno avrebbe potuto rivoltarle contro l’intera popolazione di Kriarya. Ma ancor più era sconvolta dall’idea della banalità con la quale Nessuno avrebbe potuto sterminare l’intera popolazione di Kriarya, anche e soltanto per imporle dispetto. E, ultimo ma non meno importante, era sconvolta dall’idea di quanto egli, in tutto quello, non stesse agendo da solo.
Per questa ragione, ella non ebbe a rispondere immediatamente agli interrogativi a lei rivolti dalla feriniana, costringendo la stessa a dover insistere verso di lei...

« Midda... accidenti! » esclamò la donna gatto, con evidente stizza nei suoi riguardi « Ti ho vista sterminare dozzine e dozzine di uomini armati e preparati allo scontro senza battere ciglio. Diamine: ti ho vista uccidermi, probabilmente senza neppure renderti conto di averlo fatto, tanta era l’enfasi con la quale stavi combattendo. » rammentò, non avendo ovviamente nessuna ragione per soprassedere sul fatto che ella, in fondo, sarebbe sempre e comunque rimasta la sua assassina « Vuoi dirmi per quale ragione quell’idiota è riuscito a costringerti alla fuga senza neppure rivolgerti un singolo sguardo...?! »

Già: umiliazione per umiliazione, Nessuno l’aveva vinta senza neppure guardarla, nel mantenere gli occhi chiusi a meglio dimostrare la propria quieta superiorità su di lei, nella più totale indifferenza innanzi a qualunque azione ella avrebbe mai potuto rendere propria a suo discapito.

« Il suo nome l’ho dimenticato. O, forse, non l’ho neppure mai conosciuto... » replicò quindi ella, invitando nel contempo di ciò, con un muto gesto, Lys’sh a frenare il cavallo, non necessitando di allontanarsi più di quanto non si fossero giù allontanate « L’ho conosciuto molti anni fa, lustri addirittura, più di quanti, all’epoca, non avrei potuto immaginare avrei ancora avuto possibilità di vivere, a confronto con una professione come quella che avevo abbracciato più per vocazione che per mero denaro. » puntualizzò, storcendo le labbra verso il basso « Era uno spadaccino. Uno fra i tanti volti anonimi e privi di valore che, puntualmente, si schieravano innanzi al mio cammino nell’intento di associare il proprio nome alla mia sconfitta... e, conseguentemente, ereditare tutta la gloria delle mie gesta. »
« E tu lo hai ucciso... » tagliò corto Lora, ipotizzando di conoscere già la conclusione di quella storia, e di doverla considerare, dopotutto, accomunata alla propria.
« No. » scosse tuttavia il capo la donna guerriero dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color fuoco « Lo avevo considerato così insignificante da non volergli concedere neppure il vanto di poter meritare d’essere ucciso da me. E, per questo, mi limitai a sconfiggerlo e a umiliarlo, attribuendogli il nome di Nessuno. » precisò, per meglio permettere alle proprie compagne d’armi di comprendere la situazione « Ovviamente egli non accettò quietamente tanta umiliazione e tentò di vendicarsi aggredendomi in maniera vile alle spalle. Fu quel gesto a costargli entrambe le mani, amputate di netto con un semplice colpo della mia spada. »
« ... ah! » osservò la feriniana, non poco incuriosita dal senso di quel ragionamento, e non sapendo se doversi considerare onorata o quant’altro per il fatto, invece, di essersi meritata la morte a proprio tempo.

Alla Figlia di Marr’Mahew non sfuggì quel verso, e, senza troppo impegno, ebbe anche a intuire correttamente aversi a considerare correlato alla di lei morte, e a quella morte che, in ben diverse circostanze, non si era riservata esitazione a dispensare.
Tuttavia, e per quanto certamente ella avrebbe potuto riservarsi le proprie ragioni per avercela con lei, sua assassina, la donna guerriero scelse di tentare di soprassedere sulla questione, ripromettendosi, al più, di riservarsi un altro momento di confronto utile a tal riguardo. E, così, a non permettere alle proprie interlocutrici di ragionare eccessivamente su quelle prime informazioni, ella proseguì nella propria rapida narrazione degli eventi passati...

« A distanza di qualche anno, poi, egli fece la propria ricomparsa. » ricordò, per quanto, in effetti, molti particolari di quella folle notte non avrebbero mai potuto esserle ben chiari « Armatosi con due lame al posto delle mani, ed equipaggiatosi con un bizzarro gioiello mistico in grado di manipolare il flusso del tempo, credo che mi costrinse a rivivere più volte la stessa notte, nel cercare di trovare il modo perfetto per uccidermi o, forse, semplicemente nel divertirsi a uccidermi in molteplici maniere diverse... nel merito di ciò, mio malgrado, ancora oggi non ho molte informazioni, riuscendo a ricordare soltanto l’ultima iterazione, e l’iterazione con la quale riuscii ad appropriarmi di quel gioiello e a riavvolgere io stessa il tempo, prima di distruggerlo. »
« Anelli temporali...?! » commentò sorpresa Lys’sh, sgranando gli occhi a quell’informazione che le ebbe a giungere del tutto inedita « Non rammento tu mi abbia mai parlato di nulla di tutto ciò. »
« Beh... dal mio punto di vista è catalogabile qual un’avventura minore... una scaramuccia non particolarmente degna di nota con Nessuno. » si giustificò, a esplicitare perché non ne avesse fatto prima parola alcuna « Se dovessi mettermi a raccontarti di ogni sciocchezza simile, non ci sarebbero sufficienti i prossimi cinque anni... o forse più! »
« Considerare un anello temporale qual una scaramuccia non particolarmente degna di nota... beh... scusa ma lo trovo un po’ assurdo. » ridacchiò l’ofidiana, non volendo credere alle proprie orecchie « Comunque prosegui pure. » la invitò a procedere, curiosa di conoscere qualcosa di più nel merito di questo Nessuno.
« Vorrei avere altro da raccontare... » scosse tuttavia il capo la Figlia di Marr’Mahew, stringendosi appena fra le spalle « ... ma da quegli eventi a oggi non ho avuto più occasione di incrociare i miei passi con lui. E, francamente, non avevo neppure idea che potesse essere ancora vivo dopo tutto questo tempo! »