11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

mercoledì 3 marzo 2021

3569

 

« E’ quella...?! » domandò Meri, quando, dopo una lunga passeggiata in quel corridoio apparentemente infinito, Na’Heer ebbe ad arrestarsi innanzi a una nicchia laterale, al centro della quale, al di sopra di una colonnina, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la presenza di una sfera, una strana sfera di pietra scura, o di qualche materiale simile a pietra scura, grande all’incirca come un melone maturo.
« Sì. » confermò l’altro, sospirando per un momento, a cercare in sé il coraggio per compiere quanto avrebbe allora avuto a dover compiere.

Nell’avvertire la tensione presente in lui, nessuno ebbe il coraggio di domandargli che cosa fosse, o in che modo avrebbe potuti avere ad aiutarli, benché simili e più che giustificabili interrogativi avrebbero avuto a risuonare in maniera pressoché omogenea nelle menti di tutti i presenti.
E proprio a cercare una possibile risposta a tali domande, notando la presenza di una pergamena appesa alla parete sulla sinistra rispetto alla colonnina e alla sua misteriosa reliquia, Nami ebbe a leggere una sorta di spiegazione didascalica scritta, probabilmente, di proprio pugno da parte dello scomparso lord Brote con mirabile lungimiranza, a non permettere né al tempo, né ad altre avversità, di permettere di dimenticare cosa avesse a dover essere inteso essere quell’oggetto.

« “L’Occhio di Thonwa.” » decise di scandire a beneficio di tutti i presenti, con tono di voce comunque moderato, che non avesse a risultare irrispettoso della concentrazione che Na’Heer stava evidentemente ricercando qual propria « “Nell’epoca del mito, il padre degli dei di Myrgan, Thonwa, barattò il proprio occhio destro con il gigante Rimn per potersi abbeverare alla Fonte della Conoscenza da questi custodita. Si dice che il gigante Rimn, a imperitura memoria dell’alto prezzo tributato dal padre degli dei in persona, ebbe a porre l’occhio di Thonwa all’interno della medesima Fonte della Conoscenza, ove rimase conservato sino alla caduta del regno dei giganti, assorbendo le prodigiose prerogative della Fonte stessa.” »
« Ah... » commentò Liagu, aggrottando appena la fronte a quelle parole « Quindi speri di poter impiegare le capacità dell’Occhio per scoprire dove si trovi tuo padre...? » domandò all’indirizzo di Na’Heer, intuendone in maniera or abbastanza semplice l’intento.
« Esattamente. » annuì questi, storcendo appena le labbra verso il basso.
« Aspettate... la spiegazione non è ancora finita. » avvisò tuttavia Namile, invitando tutti a prestarle ancora ascolto « “Recuperata da Midda Bontor fra i tesori della Camera delle Meraviglie di Grahamal il Folle, si presume essere l’origine stessa della definizione di Folle attribuita al feroce e inafferrabile predone, oltre che della sua leggendaria imbattibilità.” »
« Grahamal...? » ripeté Tagae, roteando gli occhi verso sinistra e, poi verso l’alto, a riflettere nel merito di tale nome « Non ricordo francamente di aver mai udito la narrazione di questa avventura... »
« Neppure io. » scosse il capo sua sorella, a sostegno della sua posizione « Evidentemente esistono ancora avventure di cui non abbiamo conoscenza. » puntualizzò, annotandosi mentalmente di richiedere alla genitrice di avere a parlare loro di quel tale e della sua Camera delle Meraviglie.
« “Si sconsiglia ogni tentativo di impiego, nonché il contatto fisico diretto con il medesimo.” » concluse allora nella propria lettura la figlia di Nissa, arricciando appena le labbra con aria incerta, per poi avere a esplicare le ragioni di tale insicurezza direttamente in direzione del loro nuovo amico « Tuo padre sembrerebbe essere in disaccordo con l’idea di avere a ricorrere ai poteri di questo... Occhio. » osservò, in riferimento all’ultima frase appena letta.
« L’onniscienza non è qualcosa che un comune mortale possa rendere propria. » annuì egli, in accordo con il monito così rivoltogli « Fino a qualche anno fa, in effetti, questa reliquia non era neppure custodita qui a Kriarya, ma lontano dalla città, insieme agli altri tesori. » puntualizzò il ragazzo, sottolineando eventi nel merito dei quali probabilmente neppure avrebbe potuto vantare memoria diretta, quanto e piuttosto, soltanto, il ricordo riportato per mezzo delle parole di suo padre « E’ stata riportata qui soltanto quando sono stati ricollocati là gli scettri del faraone, a non permettere a due potenziali fonti di onniscienza di retare conservate in un unico luogo, per quanto sicuro e protetto... »
« Il pastorale e il flagello. » ricordò il figlio di Midda, a tal riguardo altresì ben memore di averne sentito parlare dalla madre.
« Aspetta... » esitò tuttavia Meri, non comprendendo il senso di tutto ciò « Se stai dicendo che l’onniscienza non è qualcosa che un comune mortale possa rendere propria... davvero vuoi sfidare la sorte tentando di impiegare questo oggetto per ritrovare tuo padre? »
« Voglio provarci. » confermò tuttavia Na’Heer, benché cosciente del nonsenso di quella propria personale posizione « Dovrebbe essere sufficiente un breve contatto con l’Occhio per permettermi di trovare risposta alla mia domanda, riuscendo a restare concentrato a sufficienza sulla stessa e a non perdere il controllo: un breve contatto in cambio della consapevolezza nel merito della posizione di mio padre... » ripeté e sottolineò, a evidenziare quanto, dal proprio punto di vista, il giuoco avesse a valere la proverbiale candela.
« E cosa rischi...? » domandò l’altra, consapevole di quanto, chiaramente, egli stesse omettendo una parte importante dell’informazione... forse la più importante.

Na’Heer per un lungo istante restò in silenzio, quasi stesse valutando se avere a condividere quell’informazione con gli altri piuttosto che ovviare a ciò, in un intimo esame motivato non tanto da una qualche sfiducia nel merito dei propri compagni, quanto e piuttosto dal timore di avere a preoccuparli eccessivamente per la possibilità di un evento che, forse, non sarebbe neppure mai occorso.
Tuttavia, a confronto con la smisurata solidarietà che tutti loro avevano dimostrato nel seguirlo in quella propria fuga notturna, proponendosi pronti ad aiutarlo a cercare suo padre, egli non avrebbe potuto ovviare a sentirsi in colpa all’idea di avere ad agire in maniera meno che rispettosa nei loro confronti. Ragione per la quale, a una domanda, e a una domanda così diretta, avrebbe avuto a dover necessariamente tributare una risposta...

« Difficile a prevedersi. » scosse il capo egli « Secondo mio padre, Grahamal perse il senno fin dal primo contatto con l’Occhio. E più egli insisteva nell’utilizzarlo, più perdeva contatto dalla realtà, pur non potendo più fare a meno di ricorrere sempre di più allo stesso, venendo in tal maniera viziosamente consumato dalla sete di conoscenza e, ancor più, dal desiderio di potere che, in grazia a quella stessa conoscenza, gli sarebbe stato proprio. »
« Io non so se è una buona idea... » commentò allora la piccola Eli, non particolarmente sicura di aver ben compreso tutti quei discorsi, e, ciò non di meno, non potendo fare a meno di esprimere il proprio illuminato parere sulla faccenda a confronto con la prospettiva che Na’Heer potesse divenire a sua volta folle.
« “Se sia”. » la corresse Meri, ammiccando verso di lei « E, comunque, concordo: non credo proprio che sia una buona idea! »

Che quel piano non avesse a dover essere frainteso qual scevro di rischi, tuttavia, il figlio di Brote lo aveva messo in considerazione sin dal momento stesso in cui aveva deciso di porsi alla ricerca di suo padre.
E, con buona pace di ogni pur condivisibile senso di prudenza, egli non avrebbe permesso a un qualunque genere di timore nei riguardi di una reliquia stregata di avere a frenarlo in ciò: anche perché, dopotutto, rinunciare all’impiego dell’Occhio avrebbe significato, purtroppo, essere costretti a fare ritorno alla locanda e, in tal senso, rinunciare definitivamente a ogni speranza di ritrovare il proprio perduto genitore. Una rinuncia che, obiettivamente, egli non avrebbe voluto rendere propria... non allora, né mai.

martedì 2 marzo 2021

3568

 

Benché nella concezione della vita propria dei mondi dai quali venivano Tagae e Liagu, nessuno all’interno del loro gruppo avrebbe potuto avere a doversi intendere adulto, o vagamente prossimo a qualunque idea propria dell’essere adulto; nella concezione della vita altresì propria di quel mondo, e del mondo nel quale tanto Na’Heer, così come Meri e Nami, e ovviamente Eli avrebbero avuto a doversi riconoscere appartenere da sempre, forse soltanto proprio la figlia di Seem avrebbe potuto riservarsi occasione di essere riconosciuta in quanto bambina, nel mentre in cui gli altri, pur indubbiamente sempre bambini agli occhi dei propri genitori, altro non avrebbero potuto che essere giudicati qual già propriamente abili nel confronto con la vita adulta. Nella consapevolezza di ciò, e di quanto, comunque, la morte avrebbe potuto sorprenderlo in un qualunque momento, erano già alcuni anni che lord Brote aveva iniziato a condividere i segreti della propria vita con il suo erede: non perché desiderasse sottrargli la propria infanzia, che, anzi, avrebbe sinceramente sperato potesse prolungarsi il più a lungo possibile, quanto e piuttosto a non negarli scioccamente il proprio futuro, riconoscendogli, mentre ancora avrebbe potuto avere occasione di farlo, tutto il proprio giusto retaggio.
Così, Na’Heer Al-Sehliot, per quanto ancora pressoché un ragazzino, non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual sprovveduto nei confronti della vita. Anzi. E anche a confronto con quella situazione obiettivamente avversa, egli avrebbe avuto a poter dimostrare maggiore controllo rispetto a quanto chiunque non avrebbe potuto attendersi da parte sua.

« Thyres...! »

Un gemito, un’invocazione spontanea, quella che non poté ovviare di sorgere sulle labbra di Mera Ronae e di sua sorella Namile, nel ritrovarsi a confronto con qualcosa che non avrebbero mai potuto neppure immaginare esistere.
Prima di condurre i propri compagni di ventura sino a lì, Na’Heer aveva loro anticipato un dettaglio di fondamentale importanza: quanto avrebbero veduto avrebbe avuto a doversi intendere un segreto della sua famiglia, di suo padre per la precisione, mai condiviso prima con alcuno al mondo. Non con Duclar o con altri membri della sua guardia personale, non con Midda, o con chiunque altro al mondo. Nessuno.
Solo due persone, sino ad allora, avrebbero avuto a poter vantare di conoscere quel segreto: lord Brote e suo figlio Na’Heer. E, dopo quella notte, tutti i suoi amici e compagni di ventura in quella disperata ricerca per il suo genitore scomparso.

« E’... incredibile! » ammise Liagu, stringendosi istintivamente al fratello e guardandosi attorno con occhi sgranati, per la necessaria sorpresa derivante da quanto stava venendo loro presentato.
« Come è possibile che ciò sia stato realizzato all’insaputa di tutti?! » questionò Tagae, per faticando a credere di essere realmente a confronto con tutto quello.

Ciò a cui tutti loro stavano in quel momento volgendo la propria attenzione, con aria attonita, avrebbe avuto a doversi intendere un lunghissimo corridoio, apparentemente interminabile, celato all’interno delle mura dodecagonali della città. Un lunghissimo corridoio lungo l’intera, e ancora non compresa, estensione del quale, a intervalli regolari, erano proposte delle nicchie, all’interno di ognuna delle quali era presente uno dei tesori di lord Brote, quelle inestimabili reliquie che, da ogni parte del mondo noto, egli aveva lì accumulato, principalmente con l’aiuto e la collaborazione di Midda Bontor ma, anche e in minima parte, di altri mercenari, fra cui, in assenza della sua dipendente preferita, di Howe e Be’Wahr, comunque cresciuti alla di lei scuola.
Accedere a quel corridoio, in verità, non era stato immediato. A proteggere, infatti, quel segreto, e quel segreto assoluto, una delle vie di ingresso, quella a cui, allora, avevano fatto ricorso, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual celata sotto una botola dietro a una finta parete nel ripostiglio di una scuderia, e di una scuderia di proprietà, ovviamente, del medesimo Brote. Due diverse trappole, ovviamente, avrebbero atteso eventuali intrusi che, all’occorrenza, fossero riusciti a individuare quel passaggio, trappole mortali che non avrebbero loro concesso ulteriore occasione utile ad attentare a quel tesoro prezioso. Due diverse trappole superate le quali ci si sarebbe ritrovati all’interno di quell’interminabile corridoio, potendosi permettere di renderlo illuminato in grazia a un apprezzabile sistema di lampade alimentate da un un’unica fonte, incendiata la quale tutto il percorso si sarebbe acceso tre piedi alla volta.

« In effetti, per quanto mi ha detto mio padre, non è stato realizzato a posteriori. » rispose Na’Heer in direzione dell’amico, a soddisfare la sua giusta curiosità « Questo corridoio è presente sin dall’edificazione delle mura della città e nasceva nell’intento di collegare tutti dodici torrioni di difesa. Ciò non di meno, con il tempo le persone lo hanno dimenticato... e, in questo, mio padre ha deciso di impossessarsene, reputandolo il nascondiglio migliore per tutte le pericolose reliquie che, nel corso dei decenni, vostra madre è stata in grado di portargli. »

Essere a confronto con quelle ricchezze, e con quelle ricchezze così ordinatamente disposte e, a modo loro, catalogate, avrebbe avuto a equivalere, per Tagae e Liagu, a essere al cospetto di un vero e proprio museo celebrativo della straordinaria vita di loro madre, là dove, per l’appunto, lì erano quindi esposte tutte le testimonianze, e le testimonianze concrete, di quell’epopea leggendaria che ella avrebbe avuto a poter indicare quale la propria esistenza.
In tal senso, quindi, un necessario miscuglio di emozioni non avrebbero potuto mancare di agitare le viscere dei due bambini, così straordinariamente curiosi di fronte a tutto quello e, ciò non di meno, anche un po’ spaventati, e spaventati all’idea di quanto, effettivamente, pericoloso avrebbe potuto essere aggirarsi incautamente fra oggetti di così straordinario potere...

« Quanto è qui racchiuso rappresenta un potere incommensurabile... » sottolineò Na’Heer, a beneficio di tutti, per quanto, per l’appunto, Tagae e Liagu non avrebbero potuto riservarsi dubbio alcuno a tal riguardo, nel ben conoscere la storia esistente dietro alla maggior parte di quelle terribili meraviglie « Se qualcuno venisse a scoprire l’esistenza di questo deposito, non soltanto Kriarya sarebbe in pericolo, ma, più in generale, il mondo intero: certi artefatti stregati non dovrebbero avere occasione di rivedere la luce. »
« Sono tutti qui...?! » domandò Liagu, ancora in difficoltà a confronto con tutto ciò.
« Qualcosa manca, ovviamente. » scosse il capo l’altro, per tutta replica « La corona di Anmel, che Midda aveva recuperato per lady Lavero... ma anche gli scettri del faraone i quali, insieme ad altre, troppo pericolose, reliquie sono state ricollocate in una diversa ubicazione, lontano dalla città. Ma, per il resto, c’è tutto quanto. Ivi compreso quanto mi potrà servire per scoprire ove sia finito mio padre. »

Nell’udire la fermezza con la quale vennero scandite quelle ultime parole, nessuno avrebbe avuto a poter fraintendere Na’Heer qual un bambino, o, neppure, un ragazzino: ad animare il suo cuore, in tal senso, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la forza propria di un uomo, la lucidità matura di una mente scevra da infantili emozioni, e il chiaro desiderio di chi, in tutto ciò, ben consapevole delle risorse a propria disposizione e di come poterle impiegare al meglio per il proprio scopo.
Insomma: Na’Heer Al-Sehliot avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual degno erede di suo padre, più che pronto, all’occorrenza, a ricoprire il ruolo di lord, laddove gli eventi lo avessero richiesto.

lunedì 1 marzo 2021

3567

 

« Ci siamo anche noi... » aveva quindi confermato Namile, non priva di un intimo senso di sconforto all’idea di quella situazione a confronto con la quale nulla di buono avrebbero avuto a ricavare.

Purtroppo e proprio malgrado, disfattista consapevolezza a parte, Meri e Nami non avrebbero potuto permettersi il lusso di tirarsi indietro innanzi a tutto ciò, benché, fra tutti i presenti, avrebbero sicuramente a dover essere intese come le due persone con minor legame pregresso nei riguardi della figura di lord Brote. E, così, quella compagnia di giovani eroi, qual tali probabilmente avrebbero avuto piacere a immaginarsi, ebbe a vedersi completa nella propria formazione, coinvolgendo tutti gli esponenti di quella nuova generazione, lì riuniti a confronto con quell’unico, comune intento per amore o per forza.
Ovviamente non una parola e non un saluto avrebbero potuto essere rivolti in direzione degli adulti: la loro fuga, pur non pianificata né, tantomeno, organizzata, avrebbe avuto a dover occorrere in maniera improvvisa, estemporanea, nel cuore della notte, in maniera non diversa da quella che, diversi lustri prima, aveva contraddistinto l’addio di una Midda Bontor di appena dieci anni alla casa della propria infanzia e alla propria famiglia, nella volontà di inseguire i propri sogni di avventura: un parallelismo che, per quanto allora improprio nelle ben diverse motivazioni che avrebbero avuto a spingere i presenti, non avrebbe potuto ovviare a proporsi in maniera spontanea alla loro attenzione, e non avrebbe potuto ovviare a proporsi in maniera spontanea all’attenzione anche di coloro i quali si stavano così lasciando dietro, e coloro i quali, certamente, non avrebbero mancato di preoccuparsi per la loro scomparsa.
Solo un breve messaggio scritto su un pezzo di pergamena, pertanto, ebbe a doversi riconoscere qual tutta la premura che, senza disaccordo, si riservarono occasione di lasciare a testimonianza della volontarietà della loro scomparsa, e di una scomparsa che, altrimenti, avrebbe potuto anche essere equivocata come conseguente a chissà quale intervento antagonista:

“Andiamo alla ricerca di Brote.
Torniamo presto.
Non vi preoccupate.”

Retorica, tuttavia, non avrebbe potuto ovviare a risuonare l’ultima frase, e quell’ultima frase che, ovviamente, non sarebbe mai stata ascoltata da parte dei destinatari di quel messaggio. E di ciò, proprio malgrado, ne erano tutti perfettamente consapevoli.
Come avrebbe potuto, dopotutto, essere altrimenti? Come avrebbero potuto Seem e Arasha non avere a preoccuparsi per la sorte della piccola Eli? O Be’Sihl per quella di Tagae e Liagu? O, ancora, Duclar per quella di Na’Heer...?!
In tal senso, le sole partecipanti a quella missione per le quali, forse, nessuno avrebbe avuto ragione di preoccuparsi, avrebbero avuto quindi a dover essere intese quali le sole che, in quella medesima missione, si ebbero a ritrovare più per forza che per intenzione, costrette da una sorte chiaramente a loro non benigna a dover giocare con quella mano di sfortunate carte loro capitata. Ciò non di meno, nessuno fra gli altri membri della compagnia avrebbe mai potuto dirsi sfavorevole alla presenza di Meri e Nami fra le proprie fila. Non laddove, forse proprio in grazia a un minor coinvolgimento emotivo nella questione, esse riuscirono a dimostrarsi decisamente più razionali nel proprio contributo alla questione, non soltanto suggerendo la stesura di quello stesso biglietto là dove, altresì, tutti gli altri sarebbero stati ben pronti a partire senza ulteriori esitazioni o supposte perdite di tempo; ma anche indicando al gruppo la necessità di equipaggiarsi con tutto quanto avrebbe potuto essere loro necessario per la loro avventura, e per quell’avventura che, difficilmente, avrebbe avuto a esaurirsi nel giro di poche ore.
E così, allorché fuggire alla chetichella per così come erano in quel momento, pressoché pronti per andare a dormire ancor più che per affrontare il mondo esterno, i sei ebbero occasione di racimolare quanto necessario anche e soprattutto in grazia a un’incursione in cucina, utile a permettere loro di far giusta scorta di qualche razione di carne secca, alimento che mai Be’Sihl avrebbe potuto considerare espressivo di una corretta alimentazione e, ciò non di meno, per così come la stessa Midda avrebbe potuto testimoniare con il proprio esempio personale, particolarmente comodo da condurre seco in un viaggio, in un ottimo rapporto fra spazio occupato, peso e, comunque, capacità nutritiva. Ovviamente tutto l’equipaggiamento che ebbero a condurre seco non avrebbe avuto a doversi fraintendere limitato esclusivamente al discorso alimentare, per così come, nell’avere occasione di osservarli allontanarsi, chiunque avrebbe potuto cogliere, nell’evidenza della presenza di tre tracolle e due sacchi che, al di sotto delle proprie mantelle, ebbero ad accompagnarli.
Nessuno, comunque, ebbe occasione di cogliere evidenza nel merito di quelle sei figure incappucciate che, uscendo da una porticina sul retro della locanda, ebbero a immergersi nelle tenebre della notte. Nessuno, in particolare, fra coloro che più avrebbero potuto avere ragione di interesse a cogliere simile immagine e, all’occorrenza, ad arginare la loro fuga...

« “Andiamo alla ricerca di Brote. Torniamo presto. Non vi preoccupate.”?! » lesse ad alta voce Be’Sihl quando, mossisi tutti a verificare di persona la situazione, ebbe a ritrovare il pezzetto di pergamena, e quel pezzetto di pergamena firmato da tutti, inclusa Midda Elisee, il cui nome, comunque e ovviamente, non era stato scritto da lei quanto, e piuttosto, per mano di Liagu, così come la calligrafia avrebbe avuto facilmente a rivelare « Dannazione... sono veramente fuggiti! »
« Dobbiamo andare a cercarli! » esclamò Arasha, che soltanto in quel momento stava iniziando a riprendersi dall’angoscia precedente, che quasi l’aveva portata a svenire, lasciando sostituire il gelo della paura al calore della rabbia, e di una rabbia che, avesse messo le mani su quei sei disgraziati, non avrebbe mancato di sfogare a suo di scapaccioni sui loro sederi, in quantitativo sufficiente da rendere per tutti loro problematico sedersi per qualche giorno a venire « Dobbiamo trovarli... e metterli in castigo da qui al resto dei loro giorni! » incalzò, con gli occhi fuori dalle orbite « Soprattutto tua figlia! » sancì, indicando Seem, e marcando in maniera decisamente calcata quel pronome possessivo, quasi a sottintendere quanto, certamente, una parte della colpa avrebbe avuto a dover essere indirizzata anche verso il disgraziato in questione, che pur, ovviamente, non aveva avuto il benché minimo ruolo nella faccenda « Che cosa accidenti le è saltato in mente di farci questo scherzo...?! »
« C’è scritto che vogliono andare alla ricerca di Brote...? » intervenne allora Duclar, cercando di non perdere di vista il nocciolo della questione dietro quegli sfoghi semi-isterici da parte di una madre giustamente preoccupata « Possibile che siano voluti tornare ancora alla torre...? Eppure questo pomeriggio abbiamo concluso le ricerche senza trovare nulla... »
« Difficile ipotizzare che cosa possano avere in mente quei ragazzini... » scosse il capo lo shar’tiagho, rileggendo un altro paio di volte, mentalmente, il messaggio, quasi a cercare di cogliere qualche significato nascosto dietro a quelle pur poche e chiare parole « Però direi che andare a vedere alla torre non ci farà male. » annuì, in assenza di migliori idee alle quali appellarsi.
« Vado a svegliare i miei uomini... » dichiarò quindi l’altro, pronto a schierare ogni risorsa a loro disposizione per quella ricerca.
« Probabilmente è una domanda sciocca... » premesse Korl, rivolgendosi direttamente a Lora, con tono sommesso, nel non voler cercare troppa promozione attorno a un’idea eventualmente priva di possibilità di seguito « ... ma il tuo olfatto feriniano non potrebbe esserci di aiuto in questo momento? »
« Sinceramente non ho mai provato a impegnarmi in qualcosa di così specifico... » scosse il capo la donna gatto, incerta nel possibile esito di un simile tentativo « ... però, se utile, potrei cercare di... »
« Fallo! » la spronò Arasha, cogliendo quello scambio di parole e, con energia irrefrenabile, dissipando qualunque esitazione a tal riguardo « Te ne prego... fallo! » ripeté, non desiderando concedersi occasione per cedere alla disperazione ma, obiettivamente, tutt’altro che distante dal farlo.