11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

martedì 6 aprile 2021

3603

 

Per generare i ritornati, secondo-fra-tre, uno dei vicari di Anmel Mal Toise, e dell’unica Anmel Mal Toise ancora rimasta in circolazione, aveva subdolamente sfruttato il potere di Midda Bontor traducendo in realtà un terribile incubo del quale, prima, si era premurato di essere ispirazione, nella propria posizione avvantaggiata all’interno del tempo del sogno. E così, la Portatrice di Luce aveva restituito una sorta di vita a tutti coloro che mai aveva ucciso nel corso della propria esistenza, non limitandosi a rievocarli come meri zombie, quanto e piuttosto offrendo loro coscienza di sé e, soprattutto, un devastante fattore di rigenerazione, a confronto con il quale o ci si sarebbe potuti riservare l’opportunità di distruggere in un sol istante l’intero ritornato o, comunque, questi sarebbe riuscito a riprendersi con sufficiente rapidità da rendere vana qualunque altra soluzione, fosse lo smembramento, fosse il fuoco, fosse... qualunque cosa.
In tal senso, l’unica possibilità che la stessa Figlia di Marr’Mahew era riuscita a individuare per contrastare la minaccia dei ritornati era stata quella offerta da una manciata di armi al plasma condotte seco nel proprio ritorno dalla trasferta siderale. Una manciata di armi in numero insufficiente, in verità, per risolvere definitivamente il problema rappresentato dalla presenza dei ritornati e, ciò non di meno, egualmente utile a sottolineare loro quanto non avessero a dover essere fraintesi qual del tutto invincibili e, in tal senso, rivelatesi quindi utili per ispirarli a una soluzione diversa dal reciproco annientamento, non dimentichi, in fondo, di quanto proprio quella donna guerriero, già una volta, fosse stata in grado di uccidere ognuno di loro. Ovviamente, però, non tutti i ritornati erano stati di così mite avviso qual, per esempio, Korl Jenn’gs e Lora Gron’d, coloro i quali, per inciso, avrebbero avuto ormai a dover essere riconosciuti al fianco della medesima Campionessa di Kriarya nel ridisegnare l’intera capitale al fine di concedere un’occasione di progresso per la stessa: una buona parte di loro, tanto originari di quel mondo, quant’anche non originari di quel mondo, avevano preferito non scendere a patti con colei, comunque, intesa qual un’avversaria, e la più pericolosa avversaria di tutte.
Nel confronto, quindi, con il pensiero di quanto, ancora, esistessero in circolazione migliaia di ritornati pronti, potenzialmente, a farle la pelle, fosse anche e soltanto per compensare il fatto che ella li avesse uccisi la prima volta, più che utile sarebbe stato per lei mantenere solido possesso al di sopra dell’unica risorsa in grado di contenere quella minaccia. Peccato, però, che in tempi recenti tutte quelle armi ipertecnologiche le fossero state rubate, ragione per la quale, purtroppo, non avrebbe avuto a poter essere inteso in suo possesso alcun concreto modo per arginare la minaccia propria di un ritornato. Non di un ritornato umano... e, tantomeno, di un’idra ritornata, la cui pericolosità, in tal senso, avrebbe avuto a dover essere considerata assoluta.
Più che giustificabile, in tal senso, avrebbe potuto essere considerata, pertanto, la sua difficoltà ad argomentare una risposta nel merito di come avere a sconfiggere quella creatura, e quella gigantesca creatura non soltanto oscenamente incapace a morire, in quanto già morta, ma anche, e ancor peggio, in grado di diventare sempre più pericolosa a ogni nuovo colpo di spada. Una difficoltà, la sua, a confronto con la quale, tuttavia, anche la posizione critica assunta da Howe in favore dell’impego di qualche potere sovrumano non avrebbe avuto a dover essere affrettatamente giudicata impropria, benché mai ella avrebbe voluto ritrovarsi costretta ad agire in tal senso.
Fortunatamente, in quel tanto assortito gruppetto, le menti pensanti non avrebbero avuto a mancare. E una mente pensante in particolare non si sarebbe lasciata sfuggire l’occasione di suggerire un’idea che, per quanto premessa qual folle, avrebbe potuto riservarsi le proprie possibilità di successo...

« Forse ce l’ho io una risposta. » esclamò allora Rín la quale, fra tutti i presenti, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, senza demerito alcuno, qual colei che maggiormente avrebbe avuto a dover essere considerata fuori dal proprio giusto contesto, non avendo ancora avuto occasione di addestrarsi adeguatamente all’arte della spada.

Ma per quanto, indiscutibilmente, il profilo guerriero di Nóirín Mont-d'Orb avrebbe avuto a dover ancora crescere e migliorare, nessuno fra i presenti avrebbe mai avuto a mettere in dubbio la validità di una sua qualche linea di pensiero.
E non soltanto perché, dopotutto, ella altro non avesse a dover essere intesa se non la versione alternativa della terribile Nissa Bontor, la cui pericolosità avrebbe avuto a dover essere riconosciuta oltre ogni possibilità di dubbio; quanto e, in effetti maggiormente, per meriti propri, giacché, in fondo, quella giovane donna, sospinta soltanto dalla propria forza di volontà, era stata in grado di compiere qualcosa che nessuno di loro avrebbe potuto immaginare essere possibile compiere in autonomia, senza la divina presenza della fenice: viaggiare attraverso il multiverso.

« ... aspetti un invito scritto per condividerlo con tutti noi...?! » la spronò quindi a parlare H’Anel, aggrottando appena la fronte « Avanti! Cosa dobbiamo fare...?! »
« So che potrebbe sembrare un’assurdità... ma... » esitò allora la donna, con evidente senso critico a proprio discapito « ... credo che dovremmo tagliare ancora qualche testa! »

Un momento di silenzio coinvolse tutti i presenti a confronto con quella proposta, e con quella proposta il senso della quale non avrebbe avuto a poter essere considerato immediato da comprendere.
Ciò non di meno, nessuno fra loro si sarebbe mai concesso l’opportunità di bocciare in maniera troppo frettolosa e superficiale quella proposta... non nella fiducia che, comunque, tutti loro avrebbero avuto necessariamente a provare in favore dell’intelletto di quella tanto peculiare figura.

« Scusa... » esitò tuttavia e alfine Howe, concedendosi ancora una volta la possibilità di apparire critico a confronto con quanto non compreso nella propria formulazione « ... non credo di aver ben compreso quello che hai detto. »
« Dovremmo tagliare le teste dell’idra. Tutte quante. » insistette quindi Rín, ribadendo il concetto.
« Hai capito, vero, che tagliando una testa ne ricresceranno due...? » provò a cercare conferma lo shar’tiagho, incerto che quella soluzione potesse essere intesa qual la migliore, malgrado il fatto che, lui stesso, avesse già tagliato due teste dall’inizio di quel loro combattimento « Vuoi veramente un’idra con... quattordici teste?! » domandò, riservandosi un istante per riverificare il conteggio attuale delle teste, ad assicurarsi di non star dimenticando alcuna di loro.
« Anche di più. » confermò l’altra, annuendo vigorosamente, ora con maggiore convinzione rispetto alle premesse « Più teste possibili... venti... quaranta... cento se necessario! »

Un’idra con cento teste avrebbe avuto a dover essere considerata quanto di più possibile all’esemplificazione dell’idea astratta di incubo, rappresentando un orrore a confronto con il quale nessuno avrebbe mai potuto riservarsi una qualsivoglia possibilità di vittoria, neppure nel caso in cui non avesse avuto a dover essere oltretutto e terribilmente intesa qual una negromantica creatura ritornata.
Per tale ragione, al di là della smisurata fiducia che avrebbero potuto vantare nei suoi riguardi, un obbligato dubbio non avrebbe potuto ovviare a sorgere nelle menti di quasi tutti i presenti a confronto con simile proposito, in termini tali da essere più disponibili ad accogliere tutto ciò come una sorta di scherzo, di battuta di spirito, ancor prima che un’effettiva proposta tattica. Quasi tutti i presenti, là dove due persone, o, in effetti, due versioni alternative della stessa persona, non avrebbero potuto comunque essere pronte a prestare attenzione anche a quel piano, per quanto folle avesse ad apparire...

« Facciamolo. » proclamarono, pertanto, quasi all’unisono, tanto Midda quanto Maddie, con fermezza tale da rendere credibile l’idea che entrambe avessero avuto a cogliere l’evidenza di qualcosa, in quell’idea, che stava pur sfuggendo a tutti gli altri.

lunedì 5 aprile 2021

3602

 

Quando quella mattina Midda Bontor si era svegliata, si era riservata l’impropria convinzione di quanto la giornata innanzi a sé non le avrebbe riservato grosse emozioni rispetto ai giorni precedenti e, più in generale, all’andamento di quel particolare periodo della propria vita.

In tempi recenti, un terrificante attentato, il mandante del quale ancor non era stato definito nella propria natura ma che, non a torto, si temeva avesse a dover essere ricercato addirittura nella medesima famiglia reale di Kofreya, aveva cancellato il peculiare sistema di governo esistente da tempi immemori in quel di Kriarya, là dove, in conseguenza anche alle peculiari vicende storiche che avevano condotto quella capitale a diventare la città del peccato, alcun aristocratico feudatario sarebbe mai stato accettato da una popolazione composta quasi interamente da ladri e prostitute, mercenari e assassini, in una zona di confine fra il fronte bellico con Y’Shalf e l’oscura minaccia rappresentata dalla palude di Grykoo e dalle sue negromantiche piaghe.
Molti anni, decenni addirittura, addietro, infatti, Kriarya aveva iniziato a essere riconosciuta qual sostanzialmente una causa persa da parte della stessa famiglia reale di Kofreya, in termini tali che aveva finito per essere allor via via sempre più abbandonata, lasciata al proprio destino, nella probabile convinzione di quanto, comunque, quel luogo avesse una sorte tragicamente già segnata. A dispetto, tuttavia, di tale convinzione, Kriarya aveva dimostrato maggiore resistenza di quanto mai non avrebbe potuto essergliene attribuita, e aveva trovato il modo di riorganizzare la propria politica intera in maniera indubbiamente efficace e, persino, più efficiente rispetto a prima: non sciocchi e vanesi signorotti calati dall’alto, e del tutto inconsapevoli della realtà concreta della città, quanto e piuttosto farabutti emersi dal basso, e sovente ascesi al potere in grazia a violenze, abusi e omicidi, e, ciò non di meno, espressioni perfette dell’animo di quella città, nonché i soli in grado di poter gestire adeguatamente una tanto complessa realtà.
E ciò, per quanto non particolarmente entusiasmante, doveva essere andato bene ai reali kofreyoti almeno fino all’apparizione di una nuova e carismatica figura all’interno delle mura dodecagonali di Kriarya. Una figura dimostratasi addirittura capace di raccogliere a sé tutti i lord della città, allo scopo di divenirne Campionessa nel corso di un terrificante assedio alla medesima da parte di oscene creature extra-dimensionali chiamate mahkra: Midda Namile Bontor.
Laddove, però, in grazia all’ennesima congiura orchestrata da Nissa Bontor, Midda aveva finito per essere accusata anche di attentato alla vita dei sovrani di Kofreya, la sua ascesa al ruolo di Campionessa di Kriarya non aveva potuto essere intesa in maniera positiva, interpretata, anzi, qual utile premessa per un vero e proprio colpo di stato. Non a caso, già nel corso del quinquennio speso da Midda fra le stelle del firmamento, i reali di Kofreya avevano avuto a fraintendere la sua scomparsa dalle scene qual riprova del suo arroccamento all’interno della capitale, in contrasto alla quale, così, avevano inviato uno dei propri parenti minori al capo di un vero e proprio esercito di mercenari della Confraternita del Tramonto, per far fronte alla minaccia del quale i lord della città avevano dovuto riunire le proprie forze, sotto alla guida dei due lord storicamente più vicini a Midda Bontor, seppur per alterne vicende: lord Brote, suo primo mecenate, e lord Bugeor, uno dei suoi più importanti antagonisti. Brote e Bugeor, insieme, erano riusciti a mantenere unita la città anche in assenza della Campionessa e, tutto ciò, aveva invero finito per rafforzare il loro potere all’interno di quelle mura anche al di sopra di tutti gli altri signori della capitale.
Purtroppo l’aver vinto una battaglia non avrebbe avuto a dover essere considerato equivalente a vincere la guerra e, benché nessuno, all’interno della casa reale kofreyota, potesse aver interesse a dare inizio a una vera e propria guerra civile, quando Midda Bontor aveva tornato a mostrarsi in pubblico e, per altre complesse vicende, si era ritrovata a conquistare il titolo di Campionessa anche della città di Lysiath, l’altra capitale meridionale di Kofreya; la paranoica interpretazione di una chiara strategia volta ad autoproclamarsi nuova regina di Kofreya doveva aver nuovamente richiesto un’attenzione prioritaria da parte della famiglia reale, conducendo a una tanto radicale soluzione: la sistematica e repentina estinzione di tutti i lord della città e, ovviamente, della stessa Midda Bontor, per grazia di una serie di innovativi ordigni esplosivi.
Un attentato che aveva dato i propri frutti, vedendo salvarsi da morte certa soltanto Brote, nonché la stessa Midda Bontor, per inciso neppur presente in città al momento del fatto. E un attentato che, quindi e paradossalmente, aveva condotto effettivamente al risultato opposto rispetto a quello desiderato dai signori di Kofreya, o da chi per loro aveva ordito una simile strategia, giacché allorché eliminare la minaccia propria di una figura qual quella della Figlia di Marr’Mahew a capo di una città come Kriarya, l’aveva fondamentalmente eletta a tale ruolo, unica figura alla quale i sempre più confusi abitanti della città del peccato non avrebbero potuto mancare di appellarsi per la propria protezione, per la tutela del proprio futuro.
Così, che ella potesse volerlo o meno, e, in verità, mai ella lo aveva desiderato, Midda Namile Bontor, già Campionessa di Kriarya, si era ritrovata a divenire monarca della stessa, in un contesto nel quale, ormai, quella capitale aveva assunto definitivamente le sembianze di una città-stato indipendente, se pur non da un punto di vista formale, quantomeno da uno sostanziale.
Un nuovo ruolo, il suo, a cui non aveva mancato di corrispondere la necessità, per lei, di assumersi grandi responsabilità e grandi impegni nei confronti della stessa capitale. E di una capitale segnata non soltanto dal una vera e propria rivoluzione politica, quanto e soprattutto dalla necessità di reinventarsi, di evolvere, e di evolvere per riuscire a proteggersi dal rischio di nuovi attacchi come quello così subito. Un processo di rinnovamento, in verità, che già lord Brote aveva cercato di favorire nella precedente amministrazione, e che, tuttavia, mai come allora aveva avuto occasione di essere compreso come argomento sensibile innanzi all’attenzione di tutti. Del resto, con l’arrivo dei ritornati, e di ritornati provenienti da mondi diversi dal loro, nel loro mondo erano state portate conoscenze utili a sviluppare nuove tecniche, e nuove tecniche che, tanto nel bene, quanto e forse ancor più nel male, avrebbero dovuto essere presto comprese e abbracciate, a non permettere ad altri di avere a impiegarle a loro discapito, per così come, del resto, lì accaduto.

In un tale contesto, quelle ultime settimane, quegli ultimi mesi, erano stati spesi dalla Campionessa in molte attività stressanti, ma, raramente, in momenti di lotta come quelli che, pur, da sempre, avevano contraddistinto la sua quotidianità.
In ciò, quando quella mattina era giunta la voce dell’avvistamento di una gigantesca idra diretta verso Kriarya, ella non aveva esitato a richiamare a sé tutti le risorse a sua disposizione, lì presenti fortunatamente al gran completo, per precipitarsi senza indugio a tentare di arginare quella minaccia ancor prima che avesse a giungere a destinazione, in quello che, oltre a un proprio dovere in quanto nuova sovrana della città, non avrebbe potuto che essere inteso qual un personalissimo piacere, e il piacere derivante dall’occasione di evadere, per un momento, da quella nuova, e non desiderata, vita di governo.

« Scherzi a parte... » riprese voce Maddie, senza rivolgersi a nessuno in particolare sebbene, probabilmente, la più sensata destinataria di quella domanda avesse a doversi riconoscere proprio la sua versione più anziana « ... qualcuno ha in mente come poter fermare questa lucertolona ettacefala?! » questionò, per poi subito soggiungere a scanso di equivoci « Non che io non abbia a gradire un po’ di allenamento di gruppo, sia chiaro... ma... fino a questo momento non mi sembra che siamo riusciti a riservarci un qualche particolare margine di successo nella gestione del problema. »
« Questa è un’ottima domanda... » confermò allora Midda, con un sorriso tirato al di sopra di denti stretti per l’impegno a non perdere la presa sulla propria spada « ... e non appena mi sarà venuta in mente una risposta degna di essere condivisa, stai certa che sarai la prima con cui la condividerò! » la rassicurò, in quella che pur non avrebbe avuto a poter essere fraintesa sotto alcuna luce una replica in qualsiasi maniera rassicurante.

domenica 4 aprile 2021

3601

 

« Howe! » lo apostrofò Midda, con un nuovo, alto grido, dalla propria posizione decisamente meno comoda, su uno dei colli della bestia « Vuoi che scenda giù e venga ad abbracciarti, per farti sentire un po’ più apprezzato...?! » lo canzonò, con fare giocoso.

In verità, al di là di ogni possibile scambio di battute fra i suoi elementi, la forza di quell’eterogeneo gruppo avrebbe avuto a dover essere identificata proprio nella sua natura straordinariamente eterogenea, tanto dal punto di vista caratteriale, quanto nell’approccio alla risoluzione dei problemi.
Certamente Midda Bontor era stata capace di grandi cose molto prima di conoscere Howe e Be’Wahr o tutti gli altri. Ma anche nell’epoca in cui ella rifiutava l’idea di collaborazioni a lungo termine con chiunque, nel temere l’oscura ombra della propria gemella, e della propria gemella che, tradita da lei, le aveva giurato che mai avrebbe potuto concedersi la gioia di un rapporto umano; a ben guardare non le era mai mancata la presenza di qualcun altro a renderla realmente completa, a sanare le sue mancanze, i suoi limiti, i suoi difetti, in misura utile a permetterle di avere successo anche ove, altrimenti, forse, non sarebbe riuscita a risultare così leggendaria qual poi era divenuta.
Così, se ognuno fra quegli uomini e quelle donne, nella propria singolarità, avrebbero potuto già essere riconosciuti dotati di grandi pregi, in termini utili da poter tutti loro, un giorno, essere parte del mito; proprio nella loro comunione avrebbe avuto a dover essere intesa la loro eccezionalità. E quell’eccezionalità che difficilmente avrebbe veduto un qualunque antagonista trionfare in loro contrasto, anche ove potenzialmente invincibile...
... come una dannatissima idra ritornata!

« In verità vorrei che tu mi ricordassi per quale ragione non vuoi usare i poteri della regina Anmel per sistemare questa situazione... » replicò l’altro, con tono involontariamente piccato, non desiderando in effetti attaccare l’amica, ma soltanto avere occasione di meglio comprendere la situazione e una situazione che, in effetti, non avrebbe potuto ancora definire qual realmente chiara dal proprio personalissimo punto di vista.

Vi era stata una ragione per la quale, per molto tempo, al di fuori di quella cerchia ristretta di amici fraterni, i quali insieme a lei avevano vissuto quegli eventi in presa diretta quali primi testimoni di tutto ciò, ella aveva ovviato a diffondere la notizia di quanto occorso: ovviare a permettere a quella realtà di iniziare a risultare troppo normale per fare paura così come, in verità, avrebbe dovuto fare. E così come, in verità, a lei ancora faceva, malgrado tutto.
Purtroppo, nella necessità di salvare i propri figli, le proprie nipoti, e altri ragazzini e bambini a lei cari, nonché, indirettamente, uno dei propri più cari amici da tempo immemore, lord Brote di Kriarya, ella era stata recentemente costretta a fare esplicito ricorso al retaggio di Anmel, invocando a sé uno dei vicari, tre entità di ancor non meglio compresa natura legati dall’origine dei tempi all’Oscura Mietitrice e, quindi, ora, a lei. In conseguenza di ciò, il suo segreto, già condiviso con molte persone, si era visto esteso praticamente a ogni elemento di quella che, forse, avrebbe potuto essere definita la sua famiglia allargata, il suo clan. E questo aveva riportato alla ribalta quel tutt’altro che piccolo e non trascurabile dettaglio sulla propria attuale natura. Non che avesse a considerarsi informazione di pubblico dominio, per carità. Ma essendo tornati a parlarne e, soprattutto, avendo avuto occasione di trarre del bene da tutto ciò, nel salvare i propri figli, le proprie nipoti, e tutti gli altri da una fine altrimenti certa proprio per mezzo di tali poteri, la questione non aveva potuto mancare di apparire, sotto diversi punti di vista, qual ormai sdoganata, e sdoganata in termini utili a permettere una domanda come quella.
Una domanda a confronto con la quale, se Midda Bontor avesse potuto rispondere di getto, non avrebbe mancato di sottolineare quanto, purtroppo, l’avvento dei ritornati fosse stata una diretta conseguenza dell’uso di tali poteri: un uso non consapevole, non controllato e, soprattutto, non voluto, e, ciò non di meno, un uso di tali poteri. Ovviamente, però, l’ultima cosa che ella avrebbe desiderato fare sarebbe stato ritrovarsi ad ammettere con tutti la propria responsabilità in tal senso, pur certa di quanto, comunque, almeno loro, i suoi amici più stretti, i suoi collaboratori più fidati, non potessero non avere un sospetto prossimo a risultar certezza a tal riguardo, e non ne avessero mai apertamente parlato soltanto per rispetto nei suoi riguardi.
In effetti, comunque, qualcuno fra loro sapeva di ciò, ancora una volta perché testimone dell’avvento dei ritornati e di tutto quanto occorso a margine di questo. E, nel sapere di ciò, obiettivamente, non avrebbe potuto ovviare a giustificare ogni ritrosia da parte sua nell’impiego di tali poteri.

« Sbaglio o qualcuno si sta impigrendo? » ridacchiò Duva Nebiria, intervenendo quindi in risposta alla provocazione di Howe « Se a confronto con ogni antagonista tutto fosse risolto con uno schiocco di dita... dove andrebbe a finire tutto il divertimento?! » domandò, a cercare di minimizzare la drammaticità della situazione.
« Sarà l’età che inizia ad avanzare anche per lui... » replicò Rín, insieme a Duva e a Lys’sh ben consapevole della responsabilità di Midda nella generazione dei ritornati, offrendo così sostegno al tentativo di distrazione promosso dall’amica.
« Età un’accidenti! » replicò egli, aggrottando la fronte innanzi a simili accuse « Vi devo ricordare che mentre voi signorine ancora vivevate nel lusso delle vostre quotidianità a base di acqua corrente, docce calde e servizi igienici, io e Be’Wahr ci giocavamo ai dadi le teste dei cerberi...?! »

Un momento di silenzio calò all’interno del gruppo, ancor intento, nel contempo, a contrastare le aggressioni offerte dalle sette teste dell’idra, nel mentre in cui tutti si ritrovarono evidentemente impegnati a cercare di comprendere il senso di quell’intervento, e di quell’intervento, in buona sostanza, totalmente privo di una qualsivoglia connessione argomentativa logica con quanto in atto.

« Sarà forse perché in questo momento sono leggermente distratta da un’enorme sottospecie di drago a sette teste che vuole divorarci... » premesse quindi H’Anel, prendendo voce in capitolo dopo quel breve, e necessario, intervallo di quieta riflessione « ... ma non è che io riesca a trovare una qualche correlazione sensata fra le teste dei cerberi e l’età che avanza, sai?! » ammise la figlia del leggendario Ebano, antico compagno d’armi, e in effetti di letto, della stessa Figlia di Marr’Mahew, in un’epoca ovviamente antecedente alla sua nascita e alla di lui frequentazione con colei che sarebbe poi divenuta madre sua e di suo fratello M’Eu « A meno che non sia uno di quei discorsi un po’ sconnessi che fanno gli anziani... » ironizzò poi, trattenendo appena una risatina.
« Howe! » lo apostrofò nuovamente Midda, sempre dall’alto della propria scomoda posizione « Ti prego non replicare. Perché qualunque cosa tu potresti dire in questo momento non potrà evitare di farti sembrare una vecchio rimbambito! » lo invitò a tacere, nella terrificante consapevolezza di quanto, comunque, Howe fosse più giovane di lei e tutto ciò non avrebbe quindi deposto in alcun modo a proprio favore.

Non fossero palesemente stati allora impegnati a confronto con una sfida mortale, e con una sfida mortale in contrasto a una negromantica creatura immortale sol bramosa di farli a pezzi e di spargere le loro membra per tutta la vallata lì circostante; nel limitarsi a seguire i toni di quel dialogo, difficile sarebbe stato per chiunque avere a immaginare la gravità della situazione corrente. E proprio in ciò avrebbe avuto a dover essere intesa la loro straordinarietà, direttamente mutuata dalla frequentazione con chi, dell’assurdo, aveva reso la propria normalità: essere in grado di confrontarsi con l’orrore più improbabile senza, in ciò, avere a perdere il senno, per così come chiunque altro, al loro posto, avrebbe ineluttabilmente finito per fare.