11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

mercoledì 21 aprile 2021

3618

 

Ma in quel momento, in quel frangente, la donna dall’esotica carnagione bruna, così simile a una figlia dei regni desertici centrali, non avrebbe avuto ragioni utili per avere di che negare quieta e assoluta fiducia alla propria amica sororale. Ragione per la quale, persino dimentica della missiva che ancora stringeva fra le mani, ebbe a correre via, in direzione della locanda, là dove, era certa, avrebbe avuto occasione di ritrovare una significativa parte del gruppo.
E Midda Bontor, dal canto proprio, non poté che restare a osservare la propria amica ancora per qualche istante, in un misto di affetto e, già, di nostalgia, non potendo ovviare a domandarsi se, forse, quella non sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe potuto riservarsi occasione di osservare un membro della propria famiglia, e di quella famiglia che, con tanto impegno, era riuscita a radunare attorno a sé e che pur, il fato, ostinatamente, sembrava volerle negare in infiniti modi diversi...

« Prendetevi cura gli uni degli altri. » sospirò quindi, in un lieve sussurro affidato al vento « E non arrabbiatevi troppo con me... » sorrise poi, certa di quanto, comunque, la propria scelta sicuramente non particolarmente originale non avrebbe mancato di suscitare non poco scandalo presso tutti loro.

Se per qualunque ragione la Furia Nera, ormai lontana dalle mura, si fosse quindi voltata in direzione della propria sorella, quanto avrebbe allor potuto osservare sarebbe stato semplicemente il nulla là dove, pocanzi, si stagliava la figura della Figlia di Marr’Mahew.
Poiché Midda Bontor, concluse quelle proprie ultime parole a titolo di commiato verso di lei e verso tutti gli altri membri del suo clan, non si era lì concessa esitazione alcuna a confronto con la folle idea di proiettarsi al di là delle mura della città, per lasciarsi scivolare lungo le stesse frenata nella propria discesa, che altrimenti sarebbe necessariamente divenuta una rovinosa caduta, dalla forza del proprio arto destro. Quello stesso arto destro in lucente metallo cromato che, sicuramente, non avrebbe avuto né l’eleganza, né l’efficacia di quello sinistro di Howe, anch’esso perso e rimpiazzato durante la loro avventura fra le stelle del firmamento, ma che, rinunciando a ogni possibile sensibilità, ogni possibile percezione tattile, e, soprattutto, a ogni possibilità utile a dissimulare la sua mutilazione, era altresì in grado di concederle una straordinaria risorsa, concepita sì per il duro lavoro in una miniera lunare di idrargirio e ciò non di meno impiegabile tranquillamente in un combattimento così come, all’occorrenza, in qualche altresì improponibile destrezza, qual lasciarsi scivolare lungo le mura di una città senza, necessariamente, avere intenzione di suicidarsi.
Ma Duva Nebiria non ebbe mai a voltarsi in direzione della propria sorella e, in ciò, non ebbe a poter cogliere evidenza di quanto così lì accaduto, proseguendo nella propria corsa attraverso le vie della città in direzione de “Alla signora della vita”.
Cinque, o forse dieci minuti più tardi, tempo comunque indubbiamente lodevole a coprire la distanza così esistente fra il luogo ove si trovava in compagnia di Midda e la locanda, Duva ebbe allora a giungere a destinazione, non dimostrando comunque particolare affanno, in grazia alla propria perfetta forma fisica e al proprio costante allenamento. E nel giungere alla locanda, come prevedibile e come previsto, ella ebbe a trovare la maggior parte dei propri compagni già organizzati innanzi alla stessa, probabilmente in attesa dell’arrivo di Midda, o di chi per lei, a comprendere come procedere in quella direzione.
Nel dettaglio, innanzi al suo sguardo, ebbero allora a presentarsi Lys’sh e Be’Sihl, Howe e Be’Wahr, Maddie e M’Eu, lord Brote e Duclar Mi’Chill, il capo delle sue guardie, nonché anche l’intera famiglia di Seem, con Arasha e la piccola Midda Elisee, quest’ultima circondata non soltanto dai suoi genitori ma anche da tutti i suoi amici, facenti parte di quella schiera di nuovi guerrieri, o futuri tali, che, un giorno, forse, li avrebbero sostituiti: Tagae e Liagu; i figli adottivi di Midda, Meri e Nami, le sue nipoti; e Na’Heer Al-Sehliot, il figlio di lord Brote e della defunta Nass’Hya, principessa y’shalfica.

« Eccoti! » esclamò la giovane ofidiana, riconoscendo la sorella giungere a loro « Eri con Midda...?! » domandò, in termini invero retorici, là dove il suo fine olfatto non avrebbe potuto ovviare a cogliere l’odore della medesima impresso su di lei, in maniera ancor sufficientemente forte da giustificare una recente e prolungata vicinanza fra loro.
« Sì. » confermò Duva, frenando la propria corsa innanzi a loro « Eravamo sulle mura quando i titani sono comparsi... »
« Quindi sono dei titani...?! » domandò Howe, storcendo le labbra verso il basso.
« Pessimi clienti... » commento M’Eu, in una non dissimile smorfia di disapprovazione.
« Quella cos’è...?! » domandò Maddie, ravvisando nelle mani della donna la presenza di una insolita pergamena, e di quella pergamena della quale la medesima si era fondamentalmente dimenticata, pur ancora stringendola in pugno.
« E’ una rivendicazione da parte della Progenie della Fenice. » spiegò pertanto ella, porgendola innanzi a sé e consegnandola, senza particolare interesse, nelle mani di Be’Sihl, in quel momento a lei più vicino « A quanto pare sono tornati all’attacco... »
« Cielo... ancora quegli invasati?! » protestò Howe, purtroppo ben ricordando gli spiacevoli precedenti che avevano contraddistinto la discesa in campo di quei fanatici.
« Sono quelli che abbiamo incontrato nella Città della Pace...? » cercò conferma Be’Wahr, socchiudendo appena gli occhi a sforzarsi di ricordare meglio quegli eventi lontani nel tempo.
« E gli stessi che hanno poi messo Kriarya sotto assedio a opera dei mahkra... » confermò Seem, memore di quegli eventi tutt’altro che esaltanti, per quanto, ormai, entrati nel mito e, in quanto tali, abitualmente persino divertenti da rievocare... a patto di non doverli più rivivere.
« Loro. » confermò Duva, la quale non era stata presente in alcuna di tali occasioni passate ma che, comunque, aveva avuto possibilità di sentirne parlare per bocca della stessa Figlia di Marr’Mahew, dalla quale aveva, del resto, ricevuto conferma in tal senso nel merito della loro identità.
« Per Lohr… ma come diamine fanno ogni volta a trovare nuovi e peggiori modi per inguaiarci...? » imprecò il mercenario shar’tiagho, scuotendo il capo « Angeli, mahkra e ora, addirittura, titani...?! Al prossimo giro che cosa si inventeranno...?! »
« Il fatto che tu stia prevedendo l’eventualità di un prossimo giro è positivo... » ironizzò Maddie, strizzando appena l’occhio verso il proprio compagno di ventura « Fra l’altro... qual è il piano?! » domandò quindi in direzione di Duva, ipotizzando che la propria versione autoctona avesse già formulato un qualche piano d’azione a confronto con quella nuova crisi.

Tuttavia, prima ancora che Duva Nebiria potesse avere possibilità di risponderle, e di risponderle negando in effetti l’esistenza di un qualunque piano o, quantomeno, una sua eventuale consapevolezza a tal riguardo, un nuovo forte suono e una nuova violenta vibrazione ebbe a sconvolgerli tutti, insieme al resto della città di Kriarya. E se il primo suono era stato simile a un’esplosione, questa volta quanto avvenne fu più prossimo all’idea di un’implosione, un violento e repentino risucchio che, come di lì a un istante si sarebbero potuti tutti rendere conto, avrebbe avuto a dover essere inteso originato dall’evento opposto rispetto al precedente...

« Thyres! » gemette Mera Ronae, tendendo una mano innanzi a sé, in direzione delle mura in lontananza.
« Sono scomparsi! » esclamò Namile, subito voltandosi in direzione opposta a quella innanzi a loro, per verificare quanto, in effetti, alcun titano fosse più visibile all’orizzonte in quel frangente.
« Si staranno preparando ad attaccare...?! » domandò all’armato Seem, stringendo a sé Arasha e la piccola Eli, non potendo offrire loro una protezione migliore rispetto a quella... benché quella non avesse a potersi intendere in alcun modo pari a una qualsivoglia protezione.

martedì 20 aprile 2021

3617

 

Per qualche istante la Campionessa di Kriarya restò in silenzio nel confronto con il testo di quella missiva, leggendolo e rileggendolo almeno un paio di volte per essere certa di non star fraintendendo nulla di quanto lì riportato. E, accanto a lei, Duva, non poté che attendere in eguale silenzio che ella avesse a terminare e a voler condividere con lei quanto lì scritto, giacché, se pur, da quando era arrivata in quel mondo, si era subito impegnata, al pari di Lys’sh, a maturare confidenza con la lingua parlata, diverso discorso avrebbe avuto a dover essere inteso per quella scritta, e per quella lingua basata, fra l’altro, su un alfabeto sillabico assolutamente alieno a qualunque propria passata concezione di scrittura.
Non che non fosse in grado di orientarsi quanto sufficiente a sopravvivere, tipo nel leggere i prezzi al mercato o nel confrontarsi con insegne d’ogni sorta: ma da ciò a poter pensare di affrontare un’intera lettera, o un qualunque altro complesso testo articolato... beh... ancora avrebbe avuto a doversi intendere non adeguatamente preparata.

« Figli d’un cane rognoso... » sbottò al termine della lettura Midda, scuotendo appena il capo con aria a metà fra lo sconforto e il disgusto « ... lo stanno facendo di nuovo. »
« Chi...? Che cosa...?! » domandò Duva, trattenendosi a stento dal gridare nella curiosità che, necessariamente, tutto ciò non avrebbe potuto ispirarle « Che c’è scritto nella lettera...?! »
« Tieni. » gliela consegnò l’altra, ponendola fra le sue mani con aria a dir poco disgustata.
« Ehm... » esitò quindi la prima, inarcando il sopracciglio destro con aria a metà fra il perplesso e l’imbarazzato, non avendo piacere ad ammettere la propria analfabetica ignoranza e, ciò non di meno, sostanzialmente costretta a farlo in conseguenza della superficialità della propria amica sororale « ... ti ricordi, vero, che non ho ancora imparato a leggere e a scrivere con il vostro alfabeto...?! »

Sebbene tutto ciò avrebbe potuto avere a considerarsi conseguenza dell’irritazione del momento, e dell’irritazione conseguente al contenuto di quella pergamena, gli eventi che, di lì a breve, sarebbero seguiti avrebbero dimostrato a Duva quanto, in effetti, l’apparente dimenticanza della propria interlocutrice non avrebbe avuto a doversi fraintendere casuale.
Ciò non di meno, almeno per il momento, ella non avrebbe avuto ancora motivo utile a rilevare malizia alcuna dietro a tutto ciò, in termini tali per cui, per l’appunto, la superficialità dall’altra dimostrata con il proprio gesto avrebbe potuto essere quietamente giustificata in conseguenza all’emotività del momento... benché, in effetti, sospetto avrebbe avuto a doversi intendere tutto ciò, nel ben ricordare come difficilmente Midda fosse solita concedersi di agire con emotiva superficialità in momenti di forte crisi qual, indubbiamente, quello era.

« Sono ancora quegli invasati fanatici che si autodefiniscono Progenie della Fenice. » spiegò allora la Figlia di Marr’Mahew, storcendo le labbra verso il basso.
« ... mmm... » esitò l’altra, ricordando di aver già ascoltato qualche racconto a loro riguardo e, ciò non di meno, non rammentando esattamente in merito a quali eventi « ... chi sono? » domandò, salvo poi avere l’impressione di iniziare a rammentare qualcosa « C’entra forse quella tua disavventura all’interno del tempio della fenice in compagnia di quel gruppetto di altre Midda provenienti da varie realtà del multiverso...?! »
« Sì. » confermò la donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco « Loro. » ribadì, annuendo « Ossia gli stessi che, qualche tempo dopo, presero già una volta d’assedio Kriarya per mezzo dei mahkra. »

Per quanto fondamentalmente fossero, per l’appunto, un gruppo di fanatici religiosi, e un gruppo votato a prevenire il ritorno in vita della regina Anmel Mal Toise o, per meglio dire, dell’Oscura Mietitrice, in contrapposizione alla Portatrice di Luce, la fenice, che si illudevano di star servendo; i membri della Progenie della Fenice avevano già avuto modo di dimostrare, nel corso del tempo, risorse di straordinaria entità.
Risorse quali quelle utili a evocare non soltanto e per l’appunto i mahkra che avevano posto d’assedio la città del peccato diversi anni prima, quand’ella si era vista assegnare, per la prima volta, la carica di Campionessa, ma anche, e prima ancora di ciò, degli angeli, a mantenersi sempre su un livello di sfida elevatissimo, con antagonisti fondamentalmente impossibili da sconfiggere e che, a tutti gli effetti, ella non aveva mai realmente sconfitto. Antagonisti all’annovero dei quali, quindi, ora avrebbero avuto a doversi aggiungere anche dei titani...

« Aspetta... » commentò Duva, vedendo riemergere dalla propria memoria un altro importante dettaglio « Il loro scopo non era quello di prevenire il ritorno di Anmel...?! »
« Già... » sospirò la Figlia di Marr’Mahew, non potendo ovviare a ritenere quantomeno paradossale, per non dire ridicolo, quanto coloro i quali avrebbero avuto di buon grado a essere annoverati fra i suoi peggiori avversari avessero avuto per lungo tempo a vantare uno scopo praticamente identico al suo, in termini tali per cui, non fossero stati così presi dal proprio assurdo fanatismo avrebbero potuto anche rivelarsi qual preziosi alleati a tempo debito.
« Credi che sappiano cosa è successo...? » domandò quindi l’altra, con chiaro riferimento al fatto che ora fosse proprio lei a doversi riconoscere qual l’erede della regina Anmel Mal Toise.
« In effetti credo proprio lo avessero addirittura previsto sin dal principio. » ipotizzò Midda, rianalizzando i loro incontri precedenti alla luce degli eventi poi occorsi « Per questa ragione hanno tentato di uccidermi in più di un’occasione: desideravano ovviare a quanto poi è accaduto, a quanto ora sono diventata. »
« Gente simpatica, insomma... » sospirò la Furia Nera, aggrottando la fronte.
« Gente spietata, che non si farà scrupolo a comandare l’estinzione di questa intera città pur di giungere a me. » la corresse, a denti stretti.
« Kriarya ha resistito contro i mahkra... e anche quelli, a ben vedere, erano delle specie di dei, no?! » intervenne allor Duva, sembrando quasi voler minimizzare la follia della situazione corrente « Ce la caveremo sicuramente anche contro questi... titani. » la rassicurò, per quanto potesse apparir strana l’idea di dover rassicurare una donna conosciuta con l’appellativo di Ucciditrice di Dei.
« Sarà così. » confermò quindi la stessa, accennando un affettuoso sorriso in direzione della sorella d’arme e di vita « Io resto qui, a controllare la situazione... » sancì poi, a non concedersi ulteriori occasioni utili a tergiversare « Tu, nel frattempo, potresti andare a cercare Lys’sh e tutti gli altri, per informali contro chi dobbiamo lottare? » la invitò quindi, affidandole tale ingrato compito.
« D’accordo. » si offrì volenterosa l’altra, annuendo a quella richiesta « Raduno tutta la banda e torno il prima possibile... » promise, avviandosi quindi verso la discesa dalle mura.
« A dopo. » la salutò Midda, levando appena la propria destra in segno di saluto verso di lei.

Forse, se in quel momento si fosse concessa un po’ meno fiducia nei riguardi della propria amica, Duva Nebiria si sarebbe allor resa conto di quanto, nello sguardo della stessa, non fosse presente quella luce vivace e combattiva che abitualmente la contraddistingueva a confronto con l’idea di una battaglia, quanto, e piuttosto, quell’aria di malinconica rassegnazione che già, negli ultimi tempi, l’aveva vista protagonista a confronto con situazioni spiacevolmente avverse per le quali non aveva poi mancato di finire a considerarsi unica responsabile. E una responsabile che, nell’idea di dover fare ammenda, si sarebbe gettata da sola fra le braccia del nemico ove ciò fosse stato allor utile a ovviare spiacevoli rischi a discapito di coloro a cui ella si considerava legata, di coloro che ella amava.

lunedì 19 aprile 2021

3616

 

Al di là del più che giustificabile sospetto così venutosi a creare nei cuori dei suoi amici in merito a un proprio coinvolgimento nella questione, la Figlia di Marr’Mahew non aveva avuto ancora occasione di ravvisare alcuna personale responsabilità nella questione.
Non che ella stessa, a buon vedere, non fosse pronta a colpevolizzarsi per tutto ciò, condividendo i timori dei propri amici: ma da un timore, alla consapevolezza di una propria responsabilità... beh... fortunatamente esisteva ancora una certa distanza, e una distanza che, francamente, ella sperava di non avere a colmare. Del resto, in quegli ultimi tempi, erano già troppe le responsabilità che sentiva gravare sulla propria coscienza, ragione per la quale mai avrebbe potuto apprezzare l’idea di essere direttamente coinvolta anche in tutto quello.
Purtroppo per lei, però, la conferma che tutto ciò avesse a concernere la sua persona ebbe a sopraggiungere presto. Ed ebbe a sopraggiungere nelle sembianze di un rotolo di pergamena sigillato con ceralacca che, affannosamente, un ragazzino corse a consegnarle, risalendo fino a lei sulla cima delle mura.

« Questo... » ansimò lo sconosciuto corriere, cercando di riprendere fiato nel mentre in cui ebbe a consegnare alla Campionessa della città tale rotolo « ... me l’ha dato... un uomo... per te... »
« Un uomo?! » esitò Midda Bontor, accogliendo il rotolo nella propria mancina e rigirandolo un paio di volte per osservarlo con curiosità, ancor prima di ipotizzare di aprirlo « Quando...? Dove...?! »
« Ero fuori dalle... mura... » rispose, ancora con fare affannato per la lunga corsa che lo doveva aver visto protagonista al fine di raggiungere la destinataria designata di quel messaggio, il ragazzino, evidentemente facente parte del gruppo di coloro che erano stati costretti a una rapida ripiegata a confronto con l’improvvisa comparsa dei titani « ... poco prima del... loro... arrivo...! »
« Ti ringrazio. » annuì ella, rivolgendo un sorriso a quel fanciullo « Come ti chiami...? »
Colto in contropiede da quella domanda, e da quella domanda a lui rivolta da una figura tanto importante quanto ella era, per un istante egli sembrò confuso su come poter replicare, per poi, alfine, dichiarare non senza un certo imbarazzo: « Rhago... mi chiamo Rhago, mia signora. »
« Grazie per avermelo portato, Rhago. » ribadì quindi ella, ripetendo il suo nome « Quando tutto questo sarà finito, vienimi a cercare “Alla signora della vita” e farò in modo di ricompensarti per il tuo servizio. » gli promise, con incedere ora quasi premuroso verso di lui « E porta anche i tuoi amici... ce ne sarà per tutti. »

Il fatto che quel ragazzino fosse fuori dalle mura alla comparsa dei titani, ella ne era certa, avrebbe avuto a collocarlo all’interno della folta schiera di pargoli che, senza padre e senza madre, vivevano alla giornata per le vie di Kriarya, talvolta bighellonando in prossimità degli ingressi della città nella speranza di elemosinare qualche spicciolo dai viandanti e dai mercanti in arrivo o in partenza o, all’occorrenza, per tentare di derubarli, approfittando della confusione comunque lì generalmente imperante. Uno stile di vita, il suo, che ovviamente non avrebbe potuto lasciar spazio a particolari occasioni di arricchimento e che, nel migliore dei casi, gli avrebbe garantito quel minimo indispensabile per sopravvivere, così come l’aspetto emaciato del medesimo non avrebbe mancato di testimoniare in maniera palese.
Malgrado ciò, però, quel ragazzino non si era risparmiato per riuscire ad arrivare sino a lei con il solo scopo di consegnarle quel rotolo, all’occorrenza anche dovendo attraversare l’intera città per trovarla, a dimostrazione, comunque, di un animo tutt’altro che egoista e indifferente a tutto e a tutti qual, pur, avrebbe potuto anche giustificabilmente contraddistinguerlo a confronto con la propria particolare e non semplice condizione di vita. E, per questa ragione, ella non avrebbe potuto mancare di desiderare riconoscergli il merito per quanto compiuto, e riconoscerglielo con una cena abbondante e denaro sufficiente a cavarsela per qualche mese senza problemi di sorta.

« G-g-grazie! » balbettò egli, colto francamente in contropiede da quella promessa, e da una promessa che, scandita dalla voce della Figlia di Marr’Mahew, sarebbe necessariamente valsa più di quanto non avrebbe potuto esserlo nel ritrovarsi iscritta nella pietra di quelle stesse mura « Grazie davvero... »
« Ora torna dai tuoi amici. » lo invitò ella, non desiderando che avesse a sostare lì sopra un istante più del necessario, in una posizione eccessivamente scoperta « Qui ci penseremo noi... »

Rhago annuì, sorridendo con assoluta fiducia nel merito di quanto da lei così dichiarato. Dopotutto, da quando egli aveva memoria, le cronache delle straordinarie gesta di Midda Bontor lo avevano sempre accompagnato, rappresentando per lui tutta la dottrina storica e religiosa della quale mai avrebbe potuto abbisognare, in termini tali per cui, ove non fosse stata concessa a tutti loro, abitanti di Kriarya, di interfacciarsi in maniera diretta con lei, ella avrebbe avuto ad apparire più qual una figura mitologica allorché una persona vera. Così, laddove ella gli aveva appena garantito che si sarebbe premurata di gestire quella situazione, egli non avrebbe avuto ragione di che dubitarne. Non in misura maggiore, quantomeno, di quanto non avrebbe potuto dubitare del sorgere del sole all’alba e del suo scomparire all’orizzonte al tramonto, o della presenza di infinite stelle nel firmamento sopra la sua testa nelle ore notturne.
Così, senza necessità di aggiungere altro, anche perché non avrebbe avuto obiettivamente idea di cos’altro poter aggiungere in sua presenza, nel veder ormai scemato l’effetto dell’adrenalina che lo aveva sospinto sino a quel momento e, in ciò, nel ritornare a misurare la realtà delle cose in maniera più obiettiva e con non poco timore a confronto con quelle figure colossali; il ragazzo ebbe a dileguarsi lungo la stessa via che lo aveva pocanzi condotto sino alla Campionessa di Kriarya e alla Furia Nera, certo di quanto, allora, entrambe avrebbero saputo cosa fare per il bene della città.

« Ormai sei squisitamente a tuo agio con i ragazzini d’ogni dove... » osservò con dolce ironia Duva, ammiccando verso di lei « Cerca solo di non adottare qualcun altro o dubito che, a questo giro, H’Anel e M’Eu riusciranno a perdonarti. » le raccomandò, ad anticipare eventuali velleità materne che avrebbero potuto sorgere nella mente della sua amica, la quale, oltre a Tagae e Liagu, i suoi figli adottivi, in tempi recenti aveva accettato nella propria vita anche le due gemelle della sua defunta sorella e antagonista Nissa, accogliendole, di buon grado, quasi quanto figlie proprie.
« Tranquilla... » scosse il capo la donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, tornando a volgere il proprio sguardo al rotolo di pergamena nella propria mancina e, in particolare, alla sua ceralacca « Considerando che in quel di Kriarya gli orfani senzatetto ammontano probabilmente a circa un terzo abbondante dell’intera popolazione, è improbabile che io possa essere loro utile in un qualche ruolo genitoriale più di quanto non lo debba già essere in quello di Campionessa. » la rassicurò, dimostrando di aver già fatto i propri conti a tal riguardo e, in effetti, di non star assolutamente ignorando la questione, forse e addirittura avendola persino prevista all’interno dei propri piani di rinnovamento della capitale, per quanto non fosse mai esplicitamente emersa prima fra loro « ... dannazione! » imprecò poi, nel riuscire finalmente a distinguere il disegno presente sul sigillo e nel non riuscire in alcuna maniera a presumere qualcosa di positivo in associazione a quel marchio.
« Che c’è...?! » domandò l’altra, accostandosi a lei per osservare quanto poteva averle stimolato quella reazione verbale « Sembra un uccello... » commentò poi, socchiudendo appena gli occhi e piegando appena il capo per sforzarsi di trovare la giusta prospettiva dalla quale osservarlo.
« Temo che sia una fenice... e temo di sapere, quindi, di chi si possa trattare. » sospirò ella, storcendo le labbra verso il basso e muovendo, quindi, l’affusolata forma del proprio indice destro, in lucente metallo cromato, a infrangere quel sigillo, per avere possibilità di aprire la missiva e leggerne il contenuto.