11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

giovedì 6 maggio 2021

3633

 

H’Anel Ilom’An non avrebbe potuto asserire, in fede, di aver avuto una brutta infanzia o adolescenza. In effetti, sino a quel momento, la sua vita era stata semplicemente ideale sotto molti punti di vista.
Era nata e cresciuta nell’affetto di una famiglia e nell’abbraccio di una comunità entro la quale si era sempre potuta considerare al sicuro dal resto del mondo. Aveva un padre a dir poco straordinario e aveva avuto una madre che, sino a quando le era stata concessa, non aveva mai mancato di amarla con tutta se stessa. E, accanto a tutto ciò, aveva anche un fratello minore che, di buon grado, avrebbe avuto a potersi intendere anche il suo migliore amico. Insomma: a voler essere insoddisfatta per la propria vita non avrebbe potuto che risultare quantomeno ingrata, per non dire addirittura ingiusta, nei confronti con la stessa.
Tuttavia, e con buona pace di tale inappellabile verità, una cosa era effettivamente mancata nella vita di H’Anel, soprattutto negli anni della propria adolescenza: una figura femminile a cui poter fare riferimento, a cui potersi appellare per meglio misurarsi con il mondo a lei circostante, e quel mondo nel quale, alla fine, si era voluta immergere a capofitto, abbandonando l’oasi di pace nella quale era nata e cresciuta.
Sua madre, dopotutto, era mancata troppo presto, quand’ella ancora nulla era se non una bambina, in termini tali per cui non aveva potuto esserle accanto nel proprio percorso per diventare donna. Midda Bontor, alla quale ella si era subito affezionata e che, all’occorrenza, avrebbe potuto divenire per lei una nuova madre, sopperendo a quella mancanza nella propria esistenza, non si era concessa tale opportunità. E con Fath’Ma, l’attuale compagna di suo padre, avrebbe dovuto ammettere, in cuor proprio, di non poter vantare un qualche particolare rapporto, invero accettandola soltanto per rispetto verso il suo genitore e non per una qualche stima in suo favore. Certo: a un certo punto della propria vita aveva fatto la propria apparizione Maddie, la quale avrebbe potuto essere intesa, a ragion veduta, qual una sorta di utile surrogato di Midda: ma in Maddie, allorché una figura materna, aveva avuto occasione di ritrovare piuttosto l’idea di una sorella maggiore, un’amica e una complice con la quale avere a condividere le proprie avventure, le proprie imprese, e, certamente, all’occorrenza, i propri drammi, ma non quell’idea di madre della quale, purtroppo, difettava.
Insomma... senza desideralo, senza ricercarlo, senza neppure immaginarlo, quella conversazione che aveva avuto occasione di riservarsi con Duva Nebiria si era riservata, per lei, quanto di più prossimo a ciò che le mancava. E, in questo, ella non avrebbe potuto ovviare a scoprirsi quantomeno entusiasta per tutto ciò...
Così, nei giorni successivi, e in quel viaggio che le vide risalire fino alla provincia di Krezya, là dove era collocato il tempio della fenice, H’Anel non ebbe a mancare di approfittare di quella imprevista opportunità di collaborazione per concedersi molti momenti di confronto con Duva, affrontando la più amplia varietà di temi e non mancando di concedersi la possibilità di meglio conoscere quella compagna d’arme nel merito della vita della quale, pur, non avrebbe potuto vantare alcuna particolare confidenza...

« Non ci credo! » esclamò, in termini forse non particolarmente originali, e ciò non di meno sinceri, a un certo punto del loro dialogo « Hai davvero accettato di vivere a bordo della stessa nave, e di una piccola nave, con il tuo ex-marito e la sua nuova moglie...?! »
« Beh. Metà di quella nave era anche mia... » minimizzò ella, stringendosi appena fra le spalle « Per quale ragione avrei dovuto essere io ad andarmene e non lui...?! » ammiccò quindi, in direzione dell’interlocutrice.

Ogni istante trascorso insieme a quella donna, ogni scambio di parole con lei, ogni commento da lei scandito, faceva crescere sempre più in H’Anel l’ammirazione per la medesima.
Non riusciva a comprendere come potesse essere possibile, ma Duva sembrava essere in grado di offrire la risposta giusta a ogni quesito, la replica perfetta a ogni provocazione, la reazione ideale a ogni situazione, con una confidenza di sé semplicemente straordinaria. In tal senso, quindi, nulla di sorprendente avrebbe avuto a poter essere inteso nell’idea che ella fosse ritenuta da Midda Bontor quella gemella che non aveva mai avuto, nel proporsi a lei molto più vicina di quanto non fosse mai stata, o avrebbe potuto mai essere, non soltanto Nissa, ma anche, e addirittura, la stessa Maddie, che pur di Midda incarnava una versione alternativa.

« Dei... io credo avrei dato di matto all’idea di dover dividere uno spazio così ristretto con il mio ex-marito e con la sua nuova moglie... » insistette, scuotendo il capo, ben memore degli angusti corridoi della Kasta Hamina, sulla quale, pur per breve periodo, era stata anch’ella ospite, insieme a suo fratello, a Howe e Be’Wahr, nonché a Maddie e a Rín, per dare supporto alla Figlia di Marr’Mahew nel proprio confronto finale con Anmel Mal Toise.
« E’ proprio quello il punto: cercar di far impazzire il proprio ex-marito prima che lui faccia impazzire te! » ridacchiò l’altra, con aria sinceramente divertita a confronto con tutto lo stupore dimostrato dalla propria interlocutrice nello scoprire che Lange Rolamo e lei fossero stati sposati, un tempo ormai lontano « E, credimi.... non mi sono mai lasciata mancare occasione in tal senso. » precisò poi, a scanso di equivoci « In effetti, anche accogliere Midda e, soprattutto, Lys’sh all’interno dell’equipaggio della Kasta Hamina non è stato affatto facile da digerire per lui. Benché poi, con il tempo, abbia imparato a tollerarne la presenza. »
« Midda posso ancora comprenderlo... è stato come vederti sostanzialmente raddoppiata. » commentò allora H’Anel, non mancando di inarcare l’estremità mancina delle labbra in un’espressione sadicamente divertita « Ma Lys’sh...?! Che c’entra lei, povera cara...? »
« Diciamo che il buon capitano Rolamo aveva una certo problema di fiducia nei riguardi delle specie non umane. » puntualizzò Duva, a meglio esplicare il senso della propria affermazione « Un problema che accade nel momento in cui tua moglie e la tua futura progenie vengono brutalmente massacrati da un gruppo di predoni stellari non umani. » soggiunse, non desiderando giustificare il razzismo del proprio ex-marito e, ciò non di meno, dimostrando quantomeno di comprenderne le motivazioni, giuste o no che esse avessero comunque a dover essere intese.
« Aspetta... quale moglie...?! » domandò in maniera confusa la figlia di Ebano, strabuzzando gli occhi innanzi a quell’affermazione « C’è stata un’altra moglie dopo di te e prima di Rula Taliqua? »
« No. » scosse il capo l’altra, in un sorriso ora dolceamaro, non desiderando certamente avere a scherzare su quegli eventi « Ma c’è stata un’altra moglie prima di me. Kasta Hamina. »

Il silenzio che seguì quell’affermazione non sarebbe stato tale se a Duva fosse stata concessa occasione di ascoltare il suono dei metaforici ingranaggi in movimento all’interno della testa della propria interlocutrice, intenta qual ella ebbe a ritrovarsi a confronto con la necessità di riuscire a elaborare quell’informazione.
Anche perché, per l’appunto, H’Anel, pur ignorando la maggior parte delle informazioni nel merito delle quali stavano allor chiacchierando, non aveva avuto certamente a dimenticare il nome della loro nave, la stessa nave di cui ella, come pocanzi ribadito, era proprietaria per metà: la Kasta Hamina.

« Non ci credo! » esclamò, per l’ennesima volta, H’Anel, decisamente colta in contropiede da tutto ciò « Vuoi dirmi che non soltanto tu hai accettato di vivere a bordo di una nave con il tuo ex-marito e con la sua nuova sposa, ma, peggio ancora, quella nave stellare, di cui tu comunque eri comproprietaria e a bordo della quale avevi accettato un mero ruolo da secondo in comando, portava il nome della sua defunta moglie, venuta prima di te...?! »
« Non giudicarmi male. » levo ambo le mani in segno di resa « Ero giovane e parecchio innamorata quando accettai tutto ciò. » si giustificò, non trovando un’argomentazione migliore in propria difesa.

mercoledì 5 maggio 2021

3632

 

« Mmm... » esitò H’Anel, poco convinta da quell’argomentazione o, in effetti, da quella che pareva proporsi più qual una provocazione, in assenza di una vera e propria argomentazione di sorta.
« Immagino che da queste parti il discorso di una parità di genere non sia ancora stato affrontato... non che da dove vengo io la questione abbia a considerarsi risolta, sia chiaro. » sorrise Duva, in un sorriso tuttavia contraddistinto da una nota di amarezza, ben udibile anche nella propria voce « Ma non credo che ti abbiano a mancare esempi più o meno costruttivi di quanto una donna non abbia a doversi considerare seconda a nessun uomo in alcun campo. E, soprattutto, quanto una donna non abbia a dover rinunciare alla propria identità femminile nell’intento di riservarsi un ruolo in un mondo predominato da una forte impronta patriarcale. » puntualizzò, stringendosi appena fra le spalle « Lasciamo perdere Midda, che potrebbe risultare un esempio quasi banale nella propria occorrenza e, soprattutto, suggerire l’idea di un’unicità irripetibile, e prendi, piuttosto, Nissa. »
« ... Nissa?! » ripeté l’altra, incerta fra aver compreso bene, benché quelle due sillabe non potessero essere facilmente fraintese « Vuoi davvero che prenda a esempio di vita quella psicopatica...?! »
« Non a esempio di vita. Ma, comunque, a esempio. » puntualizzò la prima, trattenendo una risatina divertita dallo sconcerto così suscitato, e così volutamente suscitato nell’interlocutrice « Con tutto il dovuto rispetto per le persone coinvolte nella questione, Nissa era una ragazza qualunque, figlia di un pescatore qualunque, cresciuta su un’isoletta qualunque: non era certamente una predestinata, non avrebbe avuto a poter vantare importanti lignaggi, celebri discendenze, ammesso ma non concesso che il sangue possa valere realmente qualcosa... dettaglio al quale, per inciso, io non credo assolutamente. Ciò non di meno, senza alcuna particolare predestinazione, senza alcun vantaggio di sorta, né fisico né psicologico, ella si è messa in giuoco. Ha lasciato la propria casa, ed è salpata alla ventura con un solo intento: divenire la regina dei pirati dei mari del sud. E cosa ha fatto...?! »
« Lo è diventata...? » replicò in termini sostanzialmente retorici H’Anel, tutt’altro che sicura di voler comprendere il senso di quel discorso.
« Sì. Ma non è che sia semplicemente successo. » precisò Duva, scuotendo il capo « Correggimi se dico qualcosa di sbagliato, ma prima di Nissa non era mai esistita una nazione di pirati: ogni equipaggio era un mondo a se stante, sovente in lotta gli uni con gli altri, oltre che in lotta contro il mondo intero. » spiegò, tutt’altro che in maniera impropria pur nel riferirsi a eventi da lei non vissuti in prima persona ma, soltanto, riportatile « E’ stata lei ad avere, per prima, l’intuizione che i pirati dei mari del sud avrebbero potuto radunarsi sotto un’unica bandiera. E’ stata lei ad avere il coraggio di provarci, proponendosi sola in contrasto non soltanto a dei pirati o a degli uomini, ma a dei pirati uomini, che, certamente, osservandola non avrebbero mai potuto riservarsi alcuna ragione di rispetto nei suoi riguardi, lasciandosi altresì dominare da pensieri decisamente poco galanti a suo riguardo. E, ciò non di meno, ella ce l’ha fatta. E’ riuscita a tradurre la sua idea in realtà. Ed è riuscita, anche, a dare il tormento per lustri interi alla propria gemella... e non a una gemella qualsiasi ma a niente poco di meno che alla leggendaria Midda Bontor! »
« Trovo un po’ inquietante l’ammirazione che sembri avere per la nemica giurata della donna che sei solita considerare al pari di una sorella... » osservò la figlia di Ebano, ancor turbata da tutto ciò.
« Ti stai concentrando sul dito, perdendo di vista la luna. » ridacchiò l’altra, a esprimere un certo divertimento per l’approccio psicologico della propria controparte, pur non negandosi una certa premura nei suoi riguardi, nella volontà di permetterle di comprendere la questione « Il discorso non è quanto sia buono ciò che ha fatto Nissa nella sua vita... ma il fatto che Nissa lo abbia fatto... e lo abbia fatto senza, in questo, mai rinunciare alla propria femminilità. Non ha mai cercato di essere “il re dei pirati”: è sempre stata la regina dei pirati. E accanto a sé non ha mai trattenuto alcun uomo che avesse a poterla definire in rapporto a se stesso, al punto tale che, proprio malgrado, Meri e Nami non hanno neppure idea di chi sia loro padre. »
« Una donna un po’... allegra, insomma... »
« Eh no! » protestò Duva, escludendo fermamente quella visione della realtà « Questo no, dai. » insistette, cercando di moderare i toni, pur restando fedele a se stessa « Mi spieghi per quale ragione se una donna non si lega a un uomo deve essere considerata “allegra”, mentre al contrario va tutto bene...? » domandò, in termini tutt’altro che retorici, desiderando una replica da parte sua « Se un uomo dorme ogni notte con una donna diversa è considerato un idolo... ma se una donna dorme ogni notte con un uomo diverso è considerata una meretrice. Perché...?! »
« Mmm... » esitò nuovamente H’Anel, forse iniziando ora a comprendere il senso di quella presa di posizione da parte della propria interlocutrice « Scusa... ma così facendo non ricadiamo esattamente nel discorso del potersi affermare nella propria identità anche senza necessariamente comportarsi da uomo? » domandò, priva di intento polemico, ma soltanto desiderosa di meglio comprendere quanto ella stesse sforzandosi di comunicarle.
« Aspetta... » levò Duva la propria destra, a invocare da lei un momento di pausa, per ovviare a facili opportunità di fraintendimento « Non voglio dire che una donna, per poter affermare la propria identità, debba necessariamente passare ogni notte da un letto all’altro. » precisò, con un quieto sorriso « Quello che voglio dire è che una donna, per poter affermare la propria identità, non debba necessariamente agire come chiunque altro, uomo o donna che sia, abbia ad aspettarsi che debba agire. » spiegò, rallentando appena nello scandire quelle parole, nel rendersi conto di quanto la frase potesse apparire decisamente poco lineare « Se io ora voglio divertirmi ogni notte con un compagno differente... devo potermi sentire libera di farlo, senza in questo avere a dover rendere conto a nessuno del mio comportamento. » espresse, ricorrendo alla prima persona singolare in quanto, in effetti, quella questione avrebbe anche avuto a coinvolgerla personalmente, laddove, e non era un segreto, da quando era giunta in quel mondo ella aveva deciso di concedersi qualche libertà maggiore rispetto al passato, e agli anni trascorsi, del resto, all’interno di una piccola nave mercantile circondata sempre dalle medesime persone, nonché dal proprio ex-marito e dalla sua nuova moglie « Così come se io un giorno volessi altresì concedermi occasione di frequentare un solo compagno... beh... non vi dovrebbe essere nulla di grave in tal senso. E nulla per cui, soprattutto, abbia a poter essere giudicata meglio o peggio di quanto io non sia ora. »
« Forse ho capito... » dichiarò allora la figlia di Ebano, socchiudendo appena gli occhi nel concentrarsi sulla questione « Quello che stai cercando di dirmi è che il mio voler essere una guerriera non debba dipende dal riconoscimento altrui, ma soltanto da me stessa e da come io desidero vedermi in questo momento, nel bene o nel male. »
« Precisamente. » confermò con soddisfazione Duva « Tu devi essere l’unica autrice della tua vita... non perché guerriera, non perché donna, non perché... boh... quello che vuoi tu. Ma semplicemente perché la vita è la tua. E nessuno deve potersi arrogare il diritto di venire a importi, in maniera diretta o indiretta, come averla a vivere. » asserì, con quieta convinzione « Quindi, se tu vuoi essere donna... sii donna. E abbi a esserlo per come tu lo vuoi: non per come credi che altri abbiano ad attendersi che tu abbia a doverlo essere. E se tu vuoi essere guerriera... sii guerriera. A modo tuo. »
« Come Midda... e come te. » puntualizzò H’Anel, sorridendole e annuendo in ciò.
« Come noi. E come chiunque altro insieme a noi, prima di noi, e dopo di noi. » annuì a sua volta l’altra, contenta di essere riuscita a spiegarsi « Dopotutto la vita è solo una... e allora tanto vale viverla in prima persona, e non per come altri possano pensare sia giusto o sbagliato averla a vivere. No...?! »
« Soprattutto nel considerare come, fra qualche giorno, potrebbe anche finire. » ironizzò la prima, riportando l’attenzione alla loro missione potenzialmente suicida.
« Ma per quanto ci è dato di sapere, potrebbe anche finire fra qualche ora... o qualche minuto. » si strinse nelle spalle Duva, minimizzando il valore di tutto ciò « Ti pare...?! »
« Assolutamente sì. » sorrise H’Anel, non potendo negarsi di provare, a margine di tutto ciò, ancor più ammirazione per la propria compagna in quella missione.

martedì 4 maggio 2021

3631

 

Per Duva Nebiria quell’avventura non avrebbe potuto ovviare a riservarsi il sapore di una straordinaria esperienza inedita, all’interno di un quadro generale che pur nulla di già visto avrebbe potuto rendere proprio. E una straordinaria esperienza inedita resa tale, in particolare, dal ritrovarsi, per la prima volta, priva della compagnia delle sue sorelle d’armi e di vita: Midda Bontor e Har-Lys’sha.
Per carità: durante l’assedio di Lysiath, nel corso di quella stessa battaglia che le era valsa l’appellativo di Furia Nera, ella si era già ritrovata necessariamente separata da Midda e Lys’sh, in conseguenza alla follia degli eventi. Ciò non di meno, benché fisicamente distante dalle proprie sorelle, ella era comunque impegnata insieme a loro nel medesimo contesto bellico, in termini tali per cui, in fondo, avrebbe avuto a potersi intendere come sostanzialmente schierata al loro fianco, e esse stesse al suo.
Ma in quel nuovo frangente, in quella nuova missione, Duva si sarebbe trovata per la prima volta realmente separata tanto da Midda, per ovvie ragioni, quanto da Lys’sh, nel rispetto della divisione degli incarichi, ritrovandosi in ciò fondamentalmente sola in un pianeta a lei del tutto alieno.
... no. Definirsi sola sarebbe stato per lei irrispettoso nei confronti della giovane H’Anel, figlia di Ma’Vret Ilom’An, il leggendario Ebano di cui tanto aveva avuto occasione di sentir parlare da Midda e che, obiettivamente, non le sarebbe dispiaciuto aver avuto occasione di incontrare quand’ancora privo di particolari legami sentimentali, giacché, secondo le ultime notizie che le erano state riferite, avrebbe avuto oramai a doversi riconoscere impegnato con Fath’Ma, quella giovane serva fuggita insieme a Midda e a Nass’Hya, o, per meglio dire, rapita da Midda durante la propria fuga con Nass’Hya, molti anni addietro, e quasi condotta sull’orlo della follia dalla violenza psicologica, e fisica, di Desmair.
Comunque, benché non si sarebbe potuta certamente considerare estranea rispetto ad H’Anel, avendo già avuto diverse occasioni di collaborazione con lei, Duva non avrebbe neppure potuto propriamente definirsi in intimità con la stessa. Non, ovviamente, ai livelli del proprio rapporto con Midda e Lys’sh, e non in termini idonei ad affrontare, pertanto, una sfida così potenzialmente letale.
Ciò non di meno, tale disagevole situazione non avrebbe avuto a poter essere fraintesa una sua esclusiva: nel medesimo contesto, in fondo, avrebbe avuto a potersi intendere anche Lys’sh, in missione con Howe, e, reciprocamente, gli stessi H’Anel e Howe, in missione con loro... due aliene provenienti da una realtà completamente diversa da quella che in quel mondo avrebbe potuto essere loro offerta, e una realtà contraddistinta da navi in grado di veleggiare attraverso le stelle del firmamento, armi in grado di incenerire in un sol colpo chiunque, persino un ritornato.

« Ti suona strano se dico che sei una bellissima donna...? » prese voce H’Anel, nell’evidente intento di rompere il ghiaccio fra loro al termine della prima giornata di viaggio, nel momento in cui ebbero a sedersi attorno a un fuocherello scoppiettante sul quale aver a cuocere della selvaggina che la stessa non si era negata occasione di catturare nel mentre del loro viaggio.

Figlia di un figlio dei regni desertici centrali e di una donna di Kofreya, al pari di suo fratello M’Eu anche H’Anel non avrebbe potuto vantare la stessa cupa carnagione che al padre era valsa il titolo di Ebano, né quella che a Duva, parimenti, aveva destinato l’appellativo di Furia Nera, in un’evidente mancanza di un qualunque senso di politicamente corretto all’interno di quella società. Al contrario ella, così come suo fratello, era contraddistinta da un incarnato più delicato, ma non per questo meno esotico, ad accompagnare il quale avrebbero avuto a dover essere riconosciute alcune caratteristiche tipiche dei figli dei regni desertici centrali, quali zigomi tondeggianti e carnose labbra, con un piccolo mento al di sotto di esse e un naso leggermente schiacciato al di sopra, in un quadro d’insieme già adeguatamente affascinante che, tuttavia, non avrebbe mancato d’esser completato, nel proprio mirabile effetto finale, da due grandi e scuri occhi, nei quali qualunque uomo avrebbe fatto l’impossibile per avere occasione di smarrirsi.
Un connubio, quindi, di mirabili caratteristiche, quelle proprie di H’Anel, che non avrebbe potuto ovviare a renderla squisitamente appetibile, malgrado, nel proprio atteggiamento, nel proprio incedere, e, ancora, nelle proprie larghe spalle e nei muscoli guizzanti al di sotto della sua epidermide, non avrebbe mai mancato di porre maggiormente in evidenza la propria indole guerriera allorché quella di semplice donna.

« Considerando che probabilmente hai meno della metà dei miei anni... e decisamente non hai motivo di invidia nei riguardi di alcun’altra donna... sì. Un po’ mi suona strano. » sorrise Duva, scuotendo appena il capo ornato da lunghe treccine, nel non poter negare l’evidenza di quanto assolutamente conturbante ella avesse ad apparire.
« Che dici...?! » protestò la figlia di Ebano, sgranando appena i propri già grandi occhi, a dimostrare un certo stupore a margine di tutto ciò « Non sei certamente così vecchia! »
« Bambina... » ridacchiò l’altra, ancora muovendo il capo a esprimere un incontrovertibile diniego « Per quanto mi piacerebbe considerarmi certamente una tua coetanea, mi spiace informarti che sono altresì coetanea con la donna che ha rinunciato a riservarsi l’opportunità di divenire per te e per tuo fratello una seconda madre! » ammiccò quindi, riferendosi ovviamente a Midda.
« Ma non ci credo! » escluse fermamente l’altra, rifiutando quell’ipotesi.
« Credici. » annuì altresì la prima, ribadendo quella verità « Per carità... non che mi dispiaccia esser vista più giovane di quanto non sia. »

A giustificare, in verità, il fraintendimento di H’Anel avrebbe avuto a dover essere riconosciuta la diversa aspettativa di vita esistente fra quel mondo e i mondi nei quali Duva era nata, cresciuta e vissuta fino a poco tempo prima. Se infatti in quella realtà contraddistinta, proprio malgrado, da dubbie condizioni igieniche, primitive conoscenze mediche e sostanzialmente assente considerazione per la vita umana, propria o altrui, il traguardo del mezzo secolo di vita avrebbe avuto a potersi intendere qual obiettivamente ammirevole, vedendo generalmente riservare, a quell’età, non semplicemente il ruolo di genitori o di nonni, ma, addirittura, quello di bisnonni; nella realtà natia di Duva e Lys’sh, in grazia a una ben diversa concezione della vita, i trent’anni avrebbero avuto a poter essere considerati pressoché ancor parte di una sempiterna fanciullezza, non vedendo alcuno avere a riservarsi preoccupazioni per il proprio domani e, sovente, neppure per l’idea di una qualsivoglia progenie non prima dei quaranta... o dopo ancora.
In una così disarmonica concezione della vita, quindi, forse e paradossalmente, la giovinezza di H’Anel e la non più così fanciullesca età di Duva, che, obiettivamente, di lei avrebbe potuto essere madre, non avrebbero avuto a poter essere considerate troppo distanti. Anzi.
Motivo per il quale nessuno avrebbe potuto riconoscere, in fede, a Duva la propria effettiva età... e neppure accettarla a confronto con l’evidenza della stessa.

« Per tutti gli dei... » gemette alfine H’Anel, accettando di buon grado quella verità « ... a questo punto non posso che invidiarti ancora di più! »
« E io non posso ovviare a sottolineare quanto non vi sia per te alcuna ragione utile d’invidia nei miei riguardi. » ridacchiò Duva, ferma a tal riguardo « Ti sei mai guardata allo specchio...? Guardata realmente, intendo...! Sono certa che potresti far dannare l’anima di qualunque uomo se soltanto tu lo desiderassi. »
« Devo essere sincera... non ho mai provato a considerarmi in questi termini. » ammise quindi la figlia di Ebano, escludendo quietamente tale eventualità « Mi sono sempre impegnata a cercare di essere degna del nome di mio padre, concentrandomi più sull’affermarmi come guerriera ancor prima che come donna. »
« E perché mai una cosa dovrebbe escludere l’altra?! » domandò allora la Furia Nera, aggrottando la fronte con aria disorientata a confronto con tale dichiarazione.