11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

venerdì 3 settembre 2021

3752

 

Quando M’Eu aveva incontrato per la prima volta Midda Bontor, era ancora bambino. E un bambino piccolo, non avendo neppure avuto a raggiungere i dieci anni. E agli occhi di M’Eu, ancor più che a quelli di sua sorella maggiore H’Anel, Midda Bontor era risultata immediatamente quanto di più simile all’idea di una madre gli fosse mai stato concesso, là dove, obiettivamente, della sua vera genitrice egli non avrebbe avuto a conservare sostanzialmente ricordo alcuno, venuta ella tragicamente a mancare in un’epoca antecedente a quanto mai egli fosse in grado di ricordare. Se a ciò, e a una così importante base di partenza, si fosse quindi sommato il fatto che ella non aveva potuto ovviare ad affascinarlo per la straordinaria energia da lei trasmessa, per il carisma ineguagliabile da lei posseduto e, soprattutto, per il fatto che, comunque, non si era riservata alcuna esitazione a porre in pericolo la propria stessa vita nell’intento di salvare lui, sua sorella e tutti i loro amici d’infanzia... beh... tutto questo non avrebbe potuto mancare di sospingerla ineluttabilmente nel mito innanzi al suo giudizio, qual la più grande eroina del mondo, di ogni mondo, e di ogni epoca di ogni mondo. Un pensiero certamente ingenuo, il suo, vittima di una certa ingenuità fanciullesca. E, ciò non di meno, tale era, e sempre sarebbe stata, la considerazione di M’Eu per Midda Bontor, per quella sua “quasi mamma”, nonché per l’unica idea di madre gli fosse mai stata effettivamente concessa, seppur sempre per troppo poco tempo.
A confronto con ciò, quindi, più che naturale avrebbe avuto a poter essere considerata l’incommensurabile stima che egli avrebbe avuto a poter vantare nei di lei riguardi. E un’incommensurabile stima che mai avrebbe potuto permettersi l’occasione di avere a dubitare di lei, anche e soltanto nei termini dal biondo mercenario così argomentati, e in termini che pur non avrebbero potuto essere banalizzati nel proprio valore, nella propria concretezza, anche e laddove non semplicemente frutto di una qualche sua personalissima elucubrazione, quanto e piuttosto di un pensiero critico condiviso fra le persone a lei più vicine, a lei più legate in assoluto, e che, proprio per tal ragione, non avrebbero potuto ovviare a comprenderla meglio di chiunque altro. E, probabilmente, persino più di se stessa. In tal senso, quindi, egli non avrebbe potuto accettare l’idea che Midda Bontor potesse celare un’intima conflittualità interiore tanto marcata, né che ella potesse realmente abbisognare in maniera così inappellabile del loro aiuto, benché, in fondo, proprio nell’intento di volerle destinare il proprio aiuto lui e sua sorella, così come ogni altro guerriero della loro eterogenea famiglia, erano partiti alla volta di quattro fra i peggiori angoli del loro mondo, e non soltanto, luoghi entro i quali nessuna persona sana di mente avrebbe autonomamente deciso di avere a sospingere i propri passi.

« ... non lo so... » negò pertanto, scuotendo appena il capo e stringendosi fra le spalle « Non mi viene naturale pensarla in questi termini. Ma, del resto, non mi viene neppure naturale pensare che Maddie sia una sua versione alternativa... quindi... »
« In effetti, per quanto abbiano veramente molto in comune, a livello fisico e, soprattutto, caratteriale; tanti sono anche gli aspetti che le differenziano... in termini tali per cui difficile è riuscire a concepirle quali due versioni alternative della medesima persona. » concordò Be’Wahr, che più di chiunque altro avrebbe avuto allor diritto a esprimersi a tal riguardo, anche in considerazione del proprio particolare livello di intimità con la stessa Madailéin Mont-d'Orb « E qui potrebbe essere veramente divertente immaginare a come anche noialtri potremmo essere diversi in altri mondi, in altre realtà... » ammiccò poi, cogliendo il disagio da parte dell’interlocutore e, in ciò, non mancando di cambiare discorso, nel non voler insistere su un argomento per lui all’occorrenza spiacevole.

Una mossa, quella così compiuta dal biondo, che non poté che essere più che apprezzata dal proprio compagno, assolutamente lieto di impegnarsi a riflettere scherzosamente con lui nel merito di chissà quali altre versioni di se stessi avrebbero potuto esistere in altre realtà.
E quando, alfine, Be’Wahr arrivò a immaginare di essere stato lui stesso a compiere quell’estremo sacrificio in grazia al quale, quindici anni prima, Midda Bontor era divenuta, involontariamente e a propria insaputa, erede della regina Anmel Mal Toise, supponendo che avesse a esistere, in un qualche altro universo, un Be’Wahr dotato dei poteri della Portatrice di Luce e dell’Oscura Mietitrice, le risate fra i due giunsero a livelli tali da necessitare l’autonoma imposizione di un freno, e di un freno in grazia al quale avere a ovviare al rischio di una qualche valanga.
Così, distratti da ogni ansia e da ogni turbamento di quella lunga giornata e, obiettivamente, stremati dalla stessa, Be’Wahr e M’Eu decisero di riservarsi qualche ora di sonno, senza neppure imporsi la necessità di un qualche genere di turno di sorveglianza. Dopotutto, in grazia al proprio stile di vita e, ancor più, alla lunga frequentazione con Midda Bontor, il biondo mercenario aveva imparato già da molto tempo a non concedersi mai una reale occasione di sonno profondo, là dove ciò avrebbe avuto altrimenti a poter rappresentare per lui la possibilità a non risvegliarsi più. E così, dormendo sì, ma continuando a vegliare quasi quanto fosse ancora sveglio, avrebbe potuto concedere a se stesso, e anche al proprio compare, un’occasione di riposo senza, in questo, imporsi gravosi turni di sorta, a confronto con una notte all’addiaccio e, peggio ancora, a una notte all’addiaccio in un posto come quello.
Un posto che, in effetti, non mancò di manifestare a lungo la propria inquietudine per tutta la durata della notte, ma che, ciò non di meno, non ebbe a turbare il riposo dei due compagni d’arme, l’uno troppo stanco per avere anche e soltanto a percepire quelle minacce e l’altro, pur non mancando di cogliere la presenza di quegli spettri, deciso a proporsi del tutto indifferente agli stessi, almeno fino a quando questi non avessero avuto a volersi presentare qual una minaccia a loro discapito.
Minaccia che pur non ebbe a occorrere, ragione per la quale, malgrado ogni legittimo dubbio iniziale, quella notte ebbe a trascorrere del tutto serena, vedendoli raggiunti dai primi raggi di un nuovo sole all’alba del mattino seguente.

« Per Lohr... alla fine è stata forse una delle notti migliori che abbiamo mai avuto! » asserì Be’Wahr, non privo di una certa soddisfazione, nel mentre in cui si ritrovò a stendere i propri muscoli rattrappiti dalla posizione rannicchiata nella quale pur aveva dovuto riposare, a conservare il più possibile il proprio calore corporeo, in quelle quote che difficilmente avrebbero concesso loro misericordia alcuna anche e soltanto dal punto di vista climatico.
« Beh. Considerando che le tue notti trascorrono abitualmente fra le braccia di Maddie, dire così potrebbe risultare velatamente critico a suo discapito... » ironizzò M’Eu, stiracchiando le membra a sua volta, e non negandosi un lungo sbadiglio a margine di tutto ciò.
« Ovviamente intendevo riferirmi soltanto alle notti che abbiamo trascorso in queste ultime settimane di viaggio... spiritosone! » protestò il biondo, offrendo poi una smorfia di scherzoso disappunto a discapito dell’altro « E, comunque, che mi dici di te e Lys’sh...?! » domandò poi, sorridendogli con aria sorniona, nel voler ricambiare la frecciatina appena subita.
« Io e Lys’sh...?! » esitò l’altro, aggrottando appena la fronte « Che ti dovrei dire...?! »
« Gira voce che la nostra ragazza rettile abbia un compagno di letto... e siccome io non sono di certo, Be’Sihl neppure, e Seem nemmeno... le alternative si restringono a ben pochi candidati. » argomentò, ammiccando verso di lui « Per carità... non che siano fatti miei, ma visto che hai tirato fuori tu il discorso... »
« Ehm... » esitò quindi il figlio di Ebano, ritrovandosi palesemente in imbarazzo a confronto con l’argomentazione da lui così illustrata « Non so proprio come poterlo dire per non farti restare troppo male... ma... credo che tu abbia preso una grandissima cantonata, amico mio. E, soprattutto, temo che tu ti sia lasciato sfuggire qualche dettaglio di troppo nel merito di quello che succede all’interno della “tua” famiglia. »

giovedì 2 settembre 2021

3751

 

« ... detta così... » sospirò il primo, non potendo trovare di che contrastare quella posizione e, ciò non di meno, non potendo fare a meno di trovare qualcosa di profondamente sbagliato dietro a tutto ciò.
« In che altro modo vorresti dirla...?! » sorrise il secondo, stringendosi appena fra le spalle a minimizzare la cosa « Non vorrei esagerare, nel riferirmi a cose di cui in fondo so poco o nulla... ma mi sento sufficientemente sicuro di poter affermare che, se non del tutto, almeno in parte, sia questa la ragione che molti anni fa ha spinto tuo padre a cambiare vita, sai?! » suppose quindi, offrendo riferimento esplicito all’esempio del leggendario Ma’Vret Ilom’An... Ebano, il padre di M’Eu « Dopotutto questo non è un mestiere con il quale si può ambire a giungere alla vecchiaia. A meno di non considerare vecchiaia la mia età... e, in tal caso, ti prego di tacere per non ferire eccessivamente il mio amor proprio. » ironizzò, scuotendo appena il capo ad arginare preventivamente qualunque commento a tal riguardo.
« Eppure Midda... » tentò di obiettare M’Eu, adducendo quell’esempio a sostegno di una possibile e differente interpretazione dei fatti, salvo rendersi conto egli stesso, ancor prima di concludere la frase, dell’assurdità che stava suggerendo.

Midda Namile Bontor, Figlia di Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa di Kriarya e di Lysiath, nonché erede della regina Anmel Mal Toise e, in questo, nuova Portatrice di Luce e nuova Oscura Mietitrice, non avrebbe avuto infatti a poter essere addotta come un esempio sensato a confronto con qualunque genere di tesi nel merito del mestiere di avventuriero o, men che meno, di mercenario. Poiché, per l’appunto, l’esempio offerto da parte di Midda Bontor avrebbe avuto a dover essere inteso, sotto qualunque punto di vista, qual l’eccezione, ancor prima che la regola stessa.
Un’eccezione, quella da lei rappresentata, non conseguenza di una qualche predestinazione divina, non di una qualche imposizione del fato, quanto e piuttosto del suo stesso accanimento in contrasto all’idea stessa del fato, del suo personalissimo rifiuto di piegare la testa innanzi a qualunque dio o dea e alle loro volontà, implicite o esplicite che dir si potessero desiderare. Ella non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual un’eroina leggendaria, ultima erede di una qualche antica dinastia guerriera. Non avrebbe avuto a dover essere male interpretata qual protagonista di una qualche profezia scandita in un lontano passato e volta ad annunciare l’arrivo di una tanto straordinaria figura. Ella era, sostanzialmente, intrinsecamente, una donna comune, come avrebbe potuto esserlo chiunque, e, ciò non di meno, una donna contraddistinta da una straordinaria ostinazione, da una testardaggine epica, da una caparbietà priva d’eguali, a confronto con la quale non troppe possibilità vi sarebbero potute essere innanzi a una sfida: o la vittoria, o la morte. E là dove sino a quel momento ella era riuscita a restare ancora in vita, malgrado tutto, appariva sufficientemente chiaro quanto, in un modo o nell’altro, ella fosse sempre riuscita a riservarsi una vittoria, anche nelle situazioni peggiori, anche nei contesti più improbabili. Come quello che, non a caso, aveva visto quel medesimo luogo qual teatro del proprio folle sviluppo.
Che una comune donna mortale potesse essere sopravvissuta allor scontro che aveva visto, altresì, perdere la vita a un dio e a un semidio, obiettivamente, avrebbe avuto a dover essere considerato estraneo a ogni logica. E, ciò non di meno, quello era quanto effettivamente occorso. E quanto occorso a colei che aveva fatto della straordinarietà la propria ordinarietà. E non soltanto quella volta specifica, non soltanto una volta nella propria vita... ma in ogni singolo giorno della propria esistenza.

« ... lasciamo stare. » ridacchiò alfine il figlio di Ebano, arrendendosi a confronto con la stupidaggine che aveva rischiato di proporre.
« Già. » sorrise Be’Wahr, offrendo quieta ragione alla rassegnazione del proprio interlocutore « Midda non può essere mai presa qual un esempio valido... non in questi discorsi, non in qualunque altro discorso. » sottolineò, offrendo voce a quanto il giovane aveva compreso già da solo « Anzi... a ben vedere, tutto questo nostro stesso impegno nei suoi confronti potrebbe avere a vantare una valenza più psicologica che fisica, là dove, nel non ignorare la sua peculiare attuale condizione di grazia, difficilmente potrebbe esserle utile il nostro aiuto anche in contrasto a una minaccia come quella della Progenie della Fenice. O, più in generale, difficilmente potremmo mai offrirle un aiuto pratico a confronto con una minaccia sufficientemente potente da rappresentare, per lei, una reale minaccia. »

Inizialmente M’Eu ebbe ad ascoltare quelle parole in maniera quasi distratta, ancor rapito dal proprio personalissimo flusso di coscienza nel merito di tutto ciò.
Ma, dopo qualche istante, la sua mente non poté ovviare a elaborare e rielaborare il concetto così proposto dal biondo sodale in termini che non ebbero a risultargli in alcuna maniera comprensibili. Motivo per il quale fu costretto a domandare chiarimenti a tal riguardo...

« Non credo di aver compreso... » scosse il capo, accigliandosi appena « Stai forse dicendo che avremmo potuto anche restarcene tranquillamente a casa, perché tanto Midda se la caverà a prescindere...?! » esitò, decisamente contrariato a confronto con quella prospettiva e a confronto con l’idea che quella prospettiva potesse essere fondata, là dove ciò avrebbe significato che tutta la fatica da loro compiuta sino a quel momento, e tutti i pericoli già affrontati, oltre a quelli che ancora avrebbero avuto ad affrontare, avrebbero dovuto intendersi fondamentalmente vani.
« Assolutamente no. » rifiutò tuttavia il biondo, sorridendo quieto verso l’interlocutore « Al contrario, e al pari di Be’Sihl, di Duva e di Lys’sh, sono fermamente convinto che Midda sia spacciata senza di noi. » puntualizzò, in un’asserzione apparentemente in totale contrasto con quanto prima proposto « Ma non per il supporto che potremmo riservarle dal punto di vista fisico, quanto e piuttosto per quello che potremmo essere in grado di concederle dal punto di vista psicologico. »
« ... in che senso...?! » insistette M’Eu, ancora incapace di cogliere il senso di quell’affermazione da parte del proprio interlocutore.
« Sebbene Midda non lo ammetterà mai, anche perché non ne è minimamente consapevole, ella vive vittima di un profondo senso di colpa praticamente da sempre... » spiegò Be’Wahr, con un sorriso ora malinconico, per non dire amaro « Il senso di colpa proprio di quella bambina di dieci anni fuggita nel cuore della notte per inseguire i propri sogni di avventure, all’insaputa dei propri genitori e, soprattutto, mentendo alla propria gemella. Il senso di colpa proprio di quella giovane donna ritornata a casa solo per avere a confrontarsi con l’inattesa notizia della morte della propria genitrice nonché con il risentimento, il rancore cresciuto nel contempo di ciò nel cuore della propria gemella. Il senso di colpa della guerriera sopravvissuta alla maggior parte dei propri compagni di ventura, dei propri amici, morti nella maggior parte in conseguenza al semplice fatto di conoscerla e di essere positivamente legati a lei. Il senso di colpa di colei che ha rimesso in circolazione la regina Anmel Mal Toise dopo secoli, forse millenni, di prigionia. Il senso di colpa di chi ritrovatasi costretta a seppellire la propria stessa gemella, dopo che questa era morta, seppur indirettamente, per sua mano. E, ancora, il senso di colpa di chi ritrovatasi a ereditare il potere della Portatrice di Luce e dell’Oscura Mietitrice, nell’utilizzo inconsapevole del quale è stata in grado di richiamare in questo mondo decine di migliaia di ritornati, i quali, a loro volta, hanno generato, e probabilmente continuano a generare, centinaia di morti... »
« ... dei... » gemette il figlio di Ebano, strabuzzando gli occhi « ... non l’avevo mai vista in questi termini... »
« Neppure io, prima che avessero a spiegarmelo. » sospirò il biondo, per tutta replica « Ciò non di meno, è facile comprendere come, vittima di così tanto senso di colpa, ella potrebbe anche decidere di non reagire a confronto con i peggiori propositi della Progenie della Fenice, là dove comunque rivolti a porla sotto chiave, a isolarla per sempre da tutto e da tutti, e da impedirle di accrescere ulteriormente un già tanto amplio e negativo bagaglio emotivo. »

mercoledì 1 settembre 2021

3750

 

Qual genere di spiacevoli incontri avrebbe mai potuto attenderli in quel luogo così desolato, nonché fondamentalmente isolato dal mondo o, per lo meno, da quell’idea di mondo per loro consueta?
Una domanda, questa, invero mal formulata là dove, in maniera più corretta, avrebbe avuto senso avere a declinarla in direzione totalmente opposta, interrogandosi su qual genere di spiacevoli incontri non avrebbero potuto attenderli in quel luogo? Luogo ponte verso una realtà separata, e una realtà costruita per mezzo del potere della Portatrice di Luce al solo scopo di fungere da prigione per il figlio del dio Kah e della regina Anmel Mal Toise? Luogo ineluttabilmente infestato dagli spiriti di tutte le centinaia di sventurate spose passate di Desmair? Nonché luogo di una terrificante battaglia coinvolgente, oltre lo stesso semidio e il dio suo padre, anche un’amplia schiera di titani?
In effetti, a confronto con tutto ciò, tutt’altro che improbabile avrebbe avuto a doversi intendere l’avere a immaginare di incrociare i propri passi con un qualche mostro assetato di sangue, e, potenzialmente, un mostro a confronto con il quale persino la viverna dei ghiacci da loro già affrontata, e tutt’altro che vinta, avrebbe avuto a doversi intendere una piacevole antagonista. Ragione per la quale, in tutto ciò, le parole scandite da M’Eu non avrebbero avuto a doversi fraintendere qual gratuite o immotivate, quanto e piuttosto qual assolutamente legittime e sensate, al pari della sua stessa scaramanzia a tal riguardo.
Ben felici, in ciò, i due avrebbero avuto a doversi riconoscere a confronto con la possibilità loro concessa di ovviare a un confronto diretto con quelle rovine, o, per lo meno, con il nucleo centrale di quella battaglia, a confronto con il quale poterono concedersi occasione di mantenere una certa distanza, e una certa distanza di sicurezza oltre la quale avere e sentirsi sufficientemente al sicuro o, quantomeno, sufficientemente sicuri di non avere necessariamente a compiere qualche sgradevole e sgradito incontro. Rischio, quello da loro così evitato, che pur avrebbe avuto a doversi considerare soltanto rimandato, e rimandato al momento in cui, alfine, avrebbero avuto necessariamente ad avventurarsi nella fortezza, e nella fortezza all’interno della quale, probabilmente, soltanto la morte avrebbero avuto ad attenderli. Morte che, in termini tutt’altro che retorici, avrebbe avuto lì a doversi quindi riconoscere non qual un concetto astratto, una figura retorica, quanto e piuttosto una concreta realtà, e la realtà lì rappresentata da coloro che, dopotutto, era già morti e non erano, certamente, morti nel migliore dei modi.
Purtroppo, nel volersi mantenere quanto più possibile distante da quelle vestigia di un luogo ormai distrutto, Be’Wahr e M’Eu si ritrovarono costretti ad allungare il proprio percorso più del previsto, motivo per il quale furono raggiunti dalle tenebre ben prima di riuscire a giungere a destinazione, ritrovandosi a dover affrontare l’ennesima notte all’addiaccio. Notte all’addiaccio che non avrebbe certamente avuto a rappresentare un problema per coloro i quali, dopotutto, nel confronto con il proprio stile di vita, avrebbero avuto a doversi intendere abituati per lo più a quel genere di notti allorché ad altre e più comode soluzioni. E notte all’addiaccio che non avrebbe ancora avuto a rappresentare un problema per coloro i quali, del resto, avevano già trascorso notti all’addiaccio ormai da diversi giorni, settimane addirittura, nella sola fugace eccezione rappresentata dalla visita all’insediamento natio di M’Eu. Ma notte all’addiaccio che, in quel luogo in particolare, non avrebbe potuto avere a permettere loro alcuna serenità, nel giustificabile e giustificato timore di quanto, al calare delle tenebre, lì si sarebbe potuto scatenare.
Nel loro mondo, nella loro realtà, dopotutto, raramente i morti erano soliti restare tali, già prima che Midda Bontor avesse, involontariamente, a generare i ritornati. Quella della negromanzia, infatti, avrebbe avuto a doversi intendere qualcosa di comune, di quotidiano, in termini tali da poter essere considerata una vera e propria piaga del loro mondo, non soltanto entro i confini di territori particolarmente infestati, quali, a titolo esemplificativo, la palude di Grykoo non troppo lontana da quelle zone, ma, più o meno, ovunque nei tre grandi continenti conosciuti, Hyn, Myrgan e Qahr. E, in ciò, chiunque, fin dalla più tenera età, non avrebbe potuto che essere posto in guardia da taluni comportamenti che avrebbero potuto avere a intendersi decisamente autolesionisti ove fossero stati posti in essere, primo fra tutti avere a dormire in un luogo visitato dalla morte. E più il luogo fosse stato visitato dalla morte, maggiore sarebbe stato il rischio di avere a ritrovarsi a confronto con la morte stessa, e quella morte decisamente resiliente, assolutamente ostinata, e aggrappata sovente al piano di realtà proprio dei vivi in misura decisamente maggiore rispetto a quanto non avrebbe potuto fare piacere accadesse, anche in assenza di un negromante a giustificare tutto ciò.
Per tale motivazione, quindi, nessuno avrebbe mai avuto piacere ad accamparsi nei pressi del teatro proprio di una battaglia. E per tale motivazione, ancora, nessuno avrebbe potuto avere piacere ad accamparsi nei pressi di quella fortezza, e di quella fortezza nella quale la morte avrebbe avuto a doversi intendere di casa.

« Per quanto assurdo a dirsi, nel considerare che è proprio là dentro che vogliamo andare a parare, non sono per nulla felice di avere a dormire vicino a questa terra maledetta, stanotte... » osservò M’Eu, non avendo a tentare di mistificare il proprio intimo disagio a confronto con tutto ciò.
« Sì. In effetti sembra un po’ assurdo a pensarci bene... » concordò Be’Wahr, riservandosi un quieto sorriso nello sgranocchiare qualche boccone di carne secca, quella che già da giorni avrebbe avuto a doversi intendere la base fondamentale della loro alimentazione a colazione, a pranzo, e a cena « ... ma è decisamente comprensibile. E condivisibile. »
« Tu e Howe, da bambini, tentavate mai di farvi paura a vicenda raccontandovi storie di spettri...?! » domandò quindi l’altro, con fare incuriosito « H’Anel, io e gli altri bambini ci divertivamo un sacco a tentare di terrorizzarci... senza essere consapevoli di quanto, in effetti, poco di quelle storie avrebbe avuto a doversi considerare una fola infondata. Anzi. » argomentò, non negandosi una certa critica a confronto con la propria stolida inconsapevolezza infantile « Probabilmente, se avessimo saputo che era tutto vero, non lo avremmo mai fatto... »
« La gente del circo è molto superstiziosa. Molto più di quanto tu possa immaginare. » ridacchiò allora il biondo mercenario, scuotendo appena il capo « Dalle parti in cui siamo cresciuti Howe e io, quindi, non era cosa saggia parlare dei morti, perché i morti sono sempre in ascolto e parlando di loro non farai altro che attirare la loro attenzione. » spiegò, ammiccando appena all’amico, con un’espressione che, involontariamente, non poté che apparire incredibilmente inquietante per i giochi di luce e di ombre che il fuocherello acceso fra loro ebbe a proiettare sul suo volto.
« ... » esitò il figlio di Ebano, sgranando appena gli occhi « Diamine... questo sì che è inquietante! » commentò poi, roteando appena gli occhi quasi a voler distogliere lo sguardo dall’amico e, in ciò, da quel tema, e da quel tema pur da lui stesso sollevato « Cioè... tu hai sempre saputo, sin da bambino, quanto si cela nelle tenebre? E sei riuscito a crescere normalmente?! »
« Parlare di normalità, considerando da dove sono venuto e, soprattutto, dove sono arrivato, non credo che abbia a potersi considerare propriamente sensato. » osservò l’altro, ancora con un risolino ad accompagnare quelle parole, con fare quindi decisamente autocritico « Se fossi una persona normale, credi davvero che starei mangiando carne secca, seduto con il culo nella neve, a cercare di far finta di non avere freddo, in un luogo come questo? Soprattutto là dove l’alternativa sarebbe potermi immergere nell’abbraccio di Maddie... »
« In effetti. » concordò M’Eu, non riuscendo a trovare alcuna ragione in senso contrario, soprattutto a confronto con le argomentazioni da lui così esposte « Insomma... mi vuoi dire che siamo un po’ tutti un branco di disadattati, quindi... »
« Puoi negarlo...?! » sorrise Be’Wahr, decidendo di concludere anticipatamente la propria cena e riponendo la striscia di carne secca avanzata nel sacchetto, a confronto con l’evidenza di dover razionare le scorte dopo la perdita di metà del loro equipaggiamento « Mentre chiunque altro al mondo cercherebbe di tenersi ben lontano da certi luoghi, e da certe situazioni, noi ci ostiniamo continuamente ad andarli a cercare, con stolida aria di sfida, pur consapevoli di quanto ogni volta potremmo star segnando la nostra prematura fine. »