11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

giovedì 18 settembre 2008

252


A
ll’affermazione di Midda, freddo fu l’entusiasmo offertole in risposta, nell’evidenza di un’incomprensione su cosa potesse intendere con quelle parole.

« A costo di apparire veramente stupido… come puoi dire che è una scitala? » domandò Be’Wahr, mettendo per primo da parte il proprio orgoglio personale nell’ammettere l’impossibilità a seguire la logica della compagna.

Tutti ovviamente conoscevano bene cosa fosse una scitala e come essa funzionasse. Sostanzialmente tale nome si riferiva ad un bastone di lunghezza e diametro variabile attorno al quale veniva avvolta una fascia di cuoio sulla quale, successivamente, veniva scritto un messaggio nella direzione longitudinale alla stessa: nel momento in cui la striscia di pelle fosse stata rimossa dal proprio sostegno, impossibile sarebbe stato ricostruire il messaggio in assenza di un altro supporto della medesima lunghezza e diametro, le cui dimensioni sarebbero rimaste conosciute solo al destinatario della comunicazione crittografata. Tale sistema si proponeva in questo modo quale uno dei metodi di più antica memoria nel loro continente per la trasmissione cifrata di messaggi, ancora in uso in molte occasioni tanto per la semplicità della sua attuazione quanto per la sicurezza che esso comunque offriva. Ovviamente anche la scitala mostrava dei limiti, laddove entrando a conoscenza delle misure della stessa ogni possibilità di mantenere la segretezza nei messaggi sarebbe stata compromessa: questo, però, non appariva ugualmente pregiudicante nell’utilizzo di simile sistema, preferendolo a metodi più complicati e, per questo, anche più prevedibili.
Nel caso specifico proposto davanti al gruppo, ammettendo ma non concedendo l’esistenza di una scitala così come suggerita dalla mercenaria, l’utilizzo di un tale metodo di crittografia dei dati non sarebbe stato considerabile obsoleto data l’antica età in cui il medaglione era stato forgiato. Quello che non riusciva ad apparire evidente agli occhi dei suoi compagni, invero, restava il dettaglio tutt’altro che banale di come in quella reliquia potesse essere celata una scitala laddove ai loro occhi non si presentava né un nastro di cuoio né un bastone: in virtù di quale intuizione la donna guerriera era potuta arrivare a simile conclusione?

« Per una volta devo ammettere di condividere l’interrogativo… » si affiancò psicologicamente Howe al fratello, aggrottando la fronte nel guardare la donna.
« Vedrete che fra poco sarà tutto più chiaro. » sorrise fiduciosa la Figlia di Marr’Mahew « Carsa… puoi farmi la cortesia di passarmi le redini del tuo cavallo? »

Senza porre obiezioni, la donna si levò dalla propria posizione per raggiungere il proprio animale e sciogliere le redini dal morso, lunghe strisce di cuoio adatte allo scopo di funzionare come materia prima per una scitala: contemporaneamente a questo, Midda pose il medaglione nella propria mano destra e, senza troppe formalità, allungò entrambi verso il fuoco acceso davanti a loro, aspettando che la fiamma compisse il proprio ruolo. Nessun dolore poteva in quel gesto essere provato da ella, non almeno fino a quando il calore non si fosse trasmesso alla congiunzione fra il braccio di carne e quello metallico: prima di arrivare a correre tale rischio, però, lo scopo di tale azione sarebbe stato raggiunto senza problemi. Dopo poco, infatti, nell’esposizione al calore della fiamma, la pietra sanguigna al centro del medaglione assunse un colore incandescente, quasi pulsando di una vita propria in conseguenza della vita offertale dall’energia incendiaria del falò.

« Stendi una delle strisce sul suolo… » richiese a quel punto, tornando a rivolgersi verso la compagna, giunta al suo fianco con il materiale richiestole.

In quel mentre l’idea della donna guerriero si propose chiara anche ai suoi compagni, non negando loro un giusto stupore per l’intuizione che aveva raggiunto ed a cui, probabilmente, mai essi sarebbero potuti arrivare da soli, neanche decuplicando il tempo che ella si era concessa. Solo quando il nastro di cuoio venne disteso sul terreno sotto di loro, in tutta la propria lunghezza, la mercenaria ritrasse la mano destra dal fuoco, portandola rapidamente verso la briglia e lì facendo appoggiare la pietra centrale del medaglione, al fine di bruciare nel suo calore la superficie di pelle della stessa. Con un movimento lento ma costante, ella portò la pietra centrale a rotolare, nel proprio meccanismo, per l’intera lunghezza offerta dal supporto presentatole: in conseguenza di tale atto, davanti agli occhi del gruppo, non una striscia di nera bruciatura continua si vide comparire come sarebbe stata attesa, quanto una serie di simboli perfettamente definiti, in una forma di scrittura a loro non nota ma inequivocabilmente identificatrice del successo riportato da quell’esperimento, dall’idea avuta.

« Per Lohr… » invocò Howe, sgranando incredulo gli occhi di fronte a quel risultato « Se non lo stessi vedendo, dubito che ci crederei! »
« Probabilmente in questo artefatto vi è un misto di ingegno umano e di magia… » spiegò la mercenaria, inarcando un sopracciglio nell’osservare la scritta prodotta sulla prima redine, per poi riportare il braccio verso il fuoco a riscaldare nuovamente il medaglione « Considerando solo la superficie della pietra non sarebbe altrimenti esplicabile la quantità di informazioni lì registrate… »
« Credi che non sia finita? » domandò Carsa, osservando i gesti della compagna ed, in questo, predisponendo anche la seconda briglia a terra, similmente alla prima.
« Sinceramente non ne ho idea… ma in ogni caso una seconda copia non farà alcun danno. » rispose tranquilla « Anche solo per verificare che il messaggio proposto nella prima striscia coincida con esso, se non vi sono altri dati da ottenere. »

Dalla ripetizione dei gesti già compiuti anche sulla seconda redine, in effetti, ciò che essi ottennero fu solo una scritta del tutto comparabile alla prima, che confermò come previsto l’apparente completezza di quanto in loro possesso. Al termine della stampa di quel nuovo messaggio, la donna guerriero richiese un’altra borraccia, questa volta al fine di svuotarla non solo sul medaglione incandescente ma anche sulla propria mano metallica: entrambi, infatti, richiedevano di essere raffreddati e contro il calore accumulato l’acqua sfrigolò rumorosamente, parzialmente evaporando ma sopperendo perfettamente al proprio compito.

« Manca ancora il bastone, però… » fece notare Be’Wahr a quel frangente, osservando con interesse una delle due redini « Senza di esso, tutto questo resterà privo di significato. »
« Hai ragione… » annuì la Figlia di Marr’Mahew « Ma penso di avere già una mezza idea a tal riguardo. »
In silenzio i membri del gruppo osservarono la loro compagna, attendendo la rivelazione verso la quale, ormai, non avrebbero più posto dubbi o incertezze, dopo quanto loro appena dimostrato nella produzione della cinghia della scitala davanti ai loro occhi: Midda, però, restò tranquilla ad osservarli in risposta, quasi a chiedere qualche reazione da parte loro nel contempo in cui essi altresì da lei domandavano una nuova azione.
« E…? » propose Carsa, cercando di invitare la compagna a parlare.
« Ed allora ci serve qualcuno che sia in grado di riconoscere questi simboli e, soprattutto, tradurli per noi... almeno che non siate degli esperti in materia… » sorrise sorniona la donna, scuotendo il capo « Avete qualche idea su chi potrebbe aiutarci? »
Con un candore quasi disarmante, Be’Wahr intervenne pronto in risposta alla compagna, non ponendosi dubbi, a differenza degli altri due, sull’assenza di ulteriori spiegazioni da parte di ella, sull’apparente remora da lei offerta nell’esporre maggiori informazioni in quel momento: « Io so chi ci può aiutare! » sorrise il biondo, con trasparente sincerità « Howe… ti ricordi di Sha’Maech? »

mercoledì 17 settembre 2008

251


R
aggiunta finalmente la conclusione della prima parte della missione, in effetti la più semplice, i quattro cavalieri si ritrovarono accampati nelle pianure gorthesi per fare il punto sulla situazione in cui si erano posti: come sempre nella vita, anche in quel frangente sarebbe stato impossibile affrontare il futuro senza una reale comprensione sul proprio passato ed un reale dominio sugli eventi del proprio presente, offerta in quel particolare contesto dal pieno intendimento sulla natura del medaglione e sul proprio ruolo nella ricerca della corona perduta.
Se da un lato erano infatti entrati in possesso della reliquia, dall’altro lato alcun indizio essa sembrava concedere loro sui misteri lì celati, sui segreti lì nascosti. Allo sguardo si presentava quale un normalissimo manufatto dorato, di forma circolare con un diametro di quasi mezzo piede: sulla superficie superiore, un intarsio di decorazioni geometriche si mostravano quale frutto di un prezioso lavoro artigianale, nella raffinata idea di un flusso senza fine in costante moto, forse richiamando le onde del mare o forse la forza dei venti. Al centro di un simile turbinoso orizzonte, emergendo dall’oro così conformato, si presentava la lucentezza di una pietra rosso sanguigna, di forma sferica, apparentemente liscia ma quasi impercettibilmente ruvida al tatto, come se su tale perfetta apparenza fosse presente una qualche incisione non visibile allo sguardo. Sul fronte opposto del medaglione, un dorso liscio e privo di decorazioni di sorta si presentava ad ogni senso, quasi a sottolineare che qualsiasi genere di informazione lì non sarebbe mai stato offerto in favore del lato principale: ovviamente simile impressione sarebbe potuta essere anche esattamente opposta alla realtà, riservando proprio al volto meno appariscente di quella reliquia il compito di mantenere le informazioni da essa custodite.

« Nel nostro gruppo sei tu l’esperta in questo campo… » sottolineo Carsa, osservando Midda rigirarsi fra le mani il medaglione, ad analizzarlo, a studiarlo « Hai qualche idea su dove possa essere celata la mappa? »

Definirsi mercenari, invero, si proponeva come una qualifica spesso troppo generica, all’interno della quale venivano indicate una moltitudine di specializzazioni fra loro anche poco attinenti: alcuni mercenari, la maggior parte, erano semplici soldati senza patria, senza alcun sentimento di appartenenza ad una nazione, ad un regno, che vendevano i propri servigi in guerra; altri, invece, si proponevano più rivolti all’assassinio, vendendosi quali sicari perfetti da proporre contro precisi obiettivi ma potenzialmente inutili in un contesto più caotico come quello di una battaglia; altri ancora, poi, erano gli avventurieri, che rivolgevano i propri interessi alla ricerca ed al recupero di antichi tesori protetti in templi perduti, in paludi maledette, in catacombe mortali ed altri ameni ambienti; e così via dicendo, in un elenco che si sarebbe potuto protrarre decisamente a lungo e non sarebbe mai stato completo, considerando tutti coloro che si sarebbero potuti considerare anche all’interno di diversi campi di competenza. In una simile situazione, nel gruppo formato da lady Lavero non tutti gli elementi risultavano fra loro intercambiabili ed anzi, al contrario, la nobildonna aveva prestato particolare attenzione nel scegliere i mercenari al proprio servizio, cercando complementarietà fra loro, dove anche un personaggio come Midda Bontor, che si proponeva personalmente quale estremamente duttile, impiegabile in molti campi, aveva infatti i propri limiti: Carsa, per esempio, pur non potendo di certo competere con la Figlia di Marr’Mahew in un ambito di scontro fisico diretto, in un duello o in una battaglia, possedeva abilità non proprie della compagna, fra le quali le medesime che le erano state utili per infiltrarsi nella residenza dei Veling. Di fronte al medaglione ed ai suoi segreti, però, era proprio la presenza della donna guerriero ad essere quella richiesta, nella di lei indubbia esperienza nel confronto con simili questioni, con tali sfide: a lei, quindi, tutti ora non potevano fare altro che offrire attenzione e riferimento, attendendo da parte sua il raggiungimento di un risultato concreto, soprattutto dopo l’impegno che era stato loro richiesto nel recupero dell’artefatto.

« Datemi il tempo di studiarla. » richiese, continuando a passarsi da una mano all’altra la reliquia « Normalmente questo genere di oggetti riserva sempre una chiave nascosta di funzionamento, per poter giungere alla mappa celata in essi… »
« E non sarebbe sufficiente aprirlo? » domandò Be’Wahr, aggrottando la fronte, incuriosito dal lavoro della compagna.
« Permettimi di dubitare della possibilità che possa funzionare come un portagioie… » sorrise la mercenaria, scuotendo il capo « Chi si ingegna a creare questo genere di chiavi, normalmente sa il fatto proprio… »
« Come potrebbe funzionare? » chiese a quel punto Carsa, intervenendo prima che Howe potesse riprendere il fratello in una domanda che, in effetti, non si proponeva poi stupida come sarebbe potuta apparire.
« Tutto dipende da chi l’ha generata. » spiegò la donna guerriero, dimostrandosi più prodiga di spiegazioni rispetto al suo solito, in un contesto di collaborazione all’interno della squadra di cui aveva accettato di far parte « Potrebbe esserci, alla base di tutto, un incantesimo, una magia legata all’artefatto, richiamabile attraverso una precisa formula o determinati gesti: in questo caso le nostre possibilità di giungere alla mappa, in assenza di ulteriori informazioni, sarebbero pari a zero. »
« Esiste anche un’ipotesi meno negativa, spero… » intervenne di nuovo il biondo, storcendo le labbra verso il basso « Altrimenti, dati questi presupposti, avremmo potuto evitare di accettare la missione. »
« Ovviamente… » annuì Midda, appoggiando il medaglione al suolo, nel rivolgere ora lo sguardo verso il compagni « Un’alternativa abbastanza comune è la presenza di un sistema meccanico, una serie di ingranaggi che, correttamente azionati, permettano l’accesso alle informazioni nascoste: in una simile eventualità sarà sufficiente comprendere il metodo di attivazione del congegno e tutto verrà da sé. »

Cogliendo nel silenzio dei propri interlocutori un consenso a proseguire, senza ulteriori disturbi, ella riprese in mano la reliquia e tornò ad osservarla con cura, concentrandosi al punto tale che le sue azzurre iridi di ghiaccio vennero assorbite quasi completamente dalle pupille nere: isolata dal mondo ella si pose nello studio di quel medaglione, nel cercare di comprendere se fra l’intrico di decorazioni potesse essere il punto cardine da lei cercato, l’azionamento da loro desiderato per poter raggiungere la mappa. Le dita della sua mano sinistra, le uniche sensibili, accarezzarono con cura ogni dettaglio dorato, spingendosi delicatamente fra di essi, in essi, nella speranza di ritrovare una qualche possibilità di forzatura apparentemente non evidente: chiunque avesse creato quel congegno, a prescindere dalle ragioni che lo avevano spinto in tal senso, di certo era stato un vero genio ed ella doveva riconoscerlo. Solo più tardi, riparlando di quel momento con Carsa, Howe e Be’Wahr, ella ebbe conferma che la di lei concentrazione durò per diverse ore, ritrovandola inumanamente costante nel proprio sguardo, nelle proprie attenzioni, sulla reliquia, in un’analisi assoluta dell’oggetto.
Il suo peso era risultato immediatamente rivelatore dell’esistenza di qualche meccanismo interno, laddove esso si era proposto decisamente più leggero, meno consistente di quanto non sarebbe dovuto essere se fosse stato realmente d’oro: un particolare che sarebbe potuto restare trascurabile, in effetti, nell’ignoranza di ciò che quel medaglione rappresentava, ma che in quel contesto appariva basilare. Nell’esistenza di un congegno nascosto, evidente conseguente si propose l’esistenza di un modo per azionarlo e proprio in quel senso Midda impegnò la propria mente a lungo, riuscendo, infine, ad avere l’idea rivelatrice sulla soluzione dell’enigma: fu così che ella estrasse la propria borraccia d’acqua e, con impiego abbondante di liquido sulla superficie del medaglione, si pose a ripulire con cura il punto di congiunzione fra la pietra ed il metallo, là dove i secoli avevano accumulato le proprie polveri bloccando ciò che, altresì, si sarebbe dovuto proporre come mobile.

« Forse ci siamo! » avvisò il gruppo, attento attorno a lei a quei gesti, i primi offerti dopo un periodo fin troppo lungo d’attesa per tutti loro.

Grazie al lavoro di pulitura della mercenaria, infatti, la pietra si concesse a loro non più statica e salda come per chissà quanti decenni era apparsa a tutti, ma mobile, roteante nel proprio incavo grazie ad un non meglio chiarito ancoraggio al metallo del medaglione stesso. E, muovendosi contro il palmo della mano della donna guerriera, a dimostrazione di quel risultato, quello che inizialmente era apparso quale un semplice ornamento rivelò il proprio ruolo fondamentale nelle leggere e quasi impercettibili increspature della propria superficie.

« E’ una scitala… » sorrise la Figlia di Marr’Mahew, fiera di sé.

martedì 16 settembre 2008

250


I
niziando a risalire la scalinata verso l’alto, Midda ripose la propria spada nel fodero, valutando non necessario continuare a procedere armata contro un gruppetto di disperati: il suo compito, in quel momento, non era in opposizione agli assediati ma, a tutti gli effetti, in loro aiuto e prima questo concetto sarebbe stato offerto ai membri della famiglia ancora liberi, prima quell’inutile conflitto si sarebbe concluso. Contrariamente pertanto al silenzio mantenuto fino a quel momento, all’assenza di nuova comunicazione scelta fino ad allora, forte della certezza che i propri compagni di squadra avrebbero mantenuto sotto controllo ogni possibilità di fuga dall’edificio, la mercenaria propose per la prima volta la propria voce, rispondendo ad una nuova richiesta di spiegazioni proveniente dal piano superiore.

« Il mio nome è Midda Bontor… non dovete temermi, in quanto sono al servizio di lady Lavero di Kirsnya. »

Confusione venne generata dall’affermazione, probabilmente più in conseguenza del primo nome che del secondo e di questo la Figlia di Marr’Mahew non poté evitare di rimproverarsi. Con troppa leggerezza infatti ella si era presentata, laddove probabilmente avrebbe fatto meglio ad enunciare solamente la propria mecenate, obiettivo logico per la consegna del medaglione rubato da parte di quel gruppo, piuttosto che il proprio nome: ammesso ma non concesso, infatti, che il riferimento alla nobildonna fosse stato ascoltato, l’aura presente attorno a “Midda Bontor” non avrebbe potuto fare altro che incentivare il panico della famiglia. Il suo errore, in verità, era stato condotto non intenzionalmente, essendo abituata ad utilizzare la propria fama allo scopo di intimidire gli avversari ancor prima di uno scontro, cercando in loro di diffondere panico e preoccupazione in merito alla propria fama: purtroppo, in quel caso specifico, tale reazione sarebbe stata proprio quella da evitare e non incentivare.

« Ascoltatemi… » invocò, cercando di porre una nota di dolcezza nel tono usualmente freddo e distaccato della propria voce « Non sono qui per farvi del male. »
« E perché ci avreste attaccato, allora? » replicò un timbro femminile, sempre proveniente dal piano superiore.
« Siamo state legate come delle prigioniere! » gridò dal basso una delle due donne lasciate a terra con i polsi bloccati.
« Non potevamo rischiare che voi fuggiste. » si impose di nuovo la mercenaria, mentre lentamente portava i propri passi a risalire verso l’alto « Il mare è un territorio pericoloso e se vi fosse successo qualcosa trasportando il medaglione verso sud la nostra missione sarebbe stata compromessa senza possibilità di rimedio. »
« Sono al servizio di Visga… non date loro ascolto. » insistette la donna legata.
« Questo non è vero! » replicò Midda, in parte mentendo nell’omettere le sfumature di una situazione troppo complessa per essere spiegata in quel momento « E’ a lady Lavero di Kirsnya che noi offriamo la nostra fedeltà… colei a cui voi state pensando di vendere la reliquia rubata! »

Un momento di silenzio seguì a tale affermazione, questa volta recepita da tutti, nel valutare se voler offrire o meno fede a quelle parole, nel cercare di comprendere quanto sarebbe potuto considerarsi reale una simile evoluzione degli eventi, tanto inattesa quanto sorprendente: ai loro occhi di certo appariva quale una coincidenza sospetta ed, in questo, qualcosa di cui diffidare nella possibilità che si rivelasse essere solo una trappola.

« Non siamo qui per farvi del male. » ripeté la donna guerriero, cercando di sfruttare l’indecisione presente in loro, come sottolineato da un simile silenzio « Se la vostra intenzione è vendere il medaglione, come pensiamo che sia, noi ve lo pagheremo non meno di quanto potrebbe fare la nostra mecenate, così che possiate trovare rifugio in qualsiasi parte del mondo a vostra scelta, lontani da Gorthia e dalla punizione che in essa vi sarebbe riservata. »
« Perché dovremmo credervi? » domandò incerta la voce maschile che per prima aveva intimato un’identificazione da parte loro, forse un capofamiglia.
« Forse perché siete ancora vivi? » sottolineò con tono nuovamente freddo e distaccato la mercenaria, a risultare maggiormente incisiva in tale avviso « Ricordate il mio nome, ricordate le mie gesta, e riflettete su ciò che che ho appena detto: se avessimo voluto nuocervi, credete veramente che sareste ancora in vita? Credete veramente che io sarei ancora qui a tentare di parlare con voi? »

Ancora incertezza si propose quale seguito a simile verbo, a tale affermazione, offrendo evidenza al timore che comunque non poteva abbandonare gli animi di quella povera gente di fronte alla violenza dell’azione loro proposta, alla natura dei loro interlocutori.
Comprendendo di non poter fare molto di più per convincerli, Midda decise di approfittare di quel temporaneo smarrimento per muoversi rapida a risalire lungo le scale, arrivando al piano superiore: nel vederla giungere, una porta socchiusa cercò di serrarsi di colpo, ma ella non offrì loro tale occasione scattando tanto velocemente da sospingere con forza all’indietro coloro che stavano tentando di allontanarla, di tenerla fuori da quell’ultimo rifugio, di mantenere la sola barriera a divisione fra loro. Disarmata, la donna si mostrò di prepotenza all’interno di una stanza da letto comune, dove gli elementi della famiglia da loro ricercati, ed i loro parenti, si stavano stringendo l’uno all’altro, affidando i loro destini alle armi impugnate dagli uomini presenti. Tali individui, ben lontani dall’apparire guerrieri, avevano raccolto tutto il proprio coraggio, dimostrando nell’amore per i propri cari una forza emotiva sicuramente maggiore rispetto ai normali avversari della mercenaria, e pur non avendo speranze contro di ella cercarono ugualmente di offenderla, di recarle danno. Nel dimostrar fede alle parole pronunciate, la Figlia di Marr’Mahew non estrasse la propria spada contro di loro e senza alcun impegno, senza fatica, si limitò a parare i tentativi d’attacco proposti, per disarmare gli oppositori con rapidità ed efficienza, spingendoli poi a terra all’indietro.
Prima ancora che a tutti fosse chiaro cosa potesse essere realmente accaduto, ella aveva così imposto il proprio dominio nella stanza, sorridendo tranquilla e distaccata di fronte a sguardi impauriti, mostrando con aria disumana le proprie iridi color ghiaccio di fronte a terrorizzati spettatori.

« Spero che ora vorrete ascoltarmi. » dichiarò con tono piatto, piegando appena il capo verso destra e poi verso sinistra, a sciogliere la muscolatura tesa del collo « Come dicevo, l’assenza del vostro sangue sul pavimento e sulle pareti di questo edificio dovrebbe essere la prova evidente della mia buona fede… »

Difficile apparve agli occhi della mercenaria, in effetti, la possibilità che un ragionamento, per quanto logico, potesse essere comunque condotto da quelle persone in quel particolare momento della loro esistenza: compiendo il furto esse si erano poste in opposizione non solo al loro signore, ma all’intero sistema sociale e religioso della loro nazione, ai principi nei quali erano nati e cresciuti, e nonostante tutta la forza dimostrata fino a quel momento, tutto il coraggio e la disperazione esplosa dai loro cuori in quella ribellione, essi non avrebbero potuto evitare di restare terrorizzati da ciò che avevano compiuto e dalle conseguenze che sarebbero potute essere loro riservate. Tale sentimento, simile orrore, emerse in maniera chiara in quegli sguardi, teche trasparenti sui loro animi che ad ella si volgevano come pietrificati.
Ma, nonostante tutto, la donna guerriero seppe usare le parole giuste per riscaldare quei cuori spaventati, per ridonare vita a quei corpi ed a quelle menti, in un linguaggio universalmente riconosciuto. E quando un pesante sacchetto pieno d’oro ricadde al centro della stanza, contenente la cifra appena dichiarata, sorrisi felici ed un entusiasmo quasi amorevole fu a lei offerto, in risposta a tanta generosità.

« Grazie a Thyres… » sospirò sorniona Midda, sollevando gli occhi al cielo nel ritrovare finalmente la collaborazione sperata.