11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

lunedì 18 giugno 2012

1612


A
ssicuratasi di vedere, anch'ella, tutti sul ponte, quanto meno coloro che dovevano esserci, Midda non sprecò tempo a vedere in quale assurda posizione potesse essersi aggrovigliato il proprio scudiero con le sartie, probabilmente cadendo dalla cima dell'albero: sapere che egli era in ancora in salute, per come comunicatole dal capitano, era tutto ciò che le sarebbe potuto essere necessario. Ragione per la quale, invece di sprecare il proprio tempo a filosofeggiare su quanto potesse essere accaduto, ella corse verso prua, vicina al bompresso, e quasi in equilibrio sullo stesso, per trovare una qualche evidenza a tal riguardo e, in ciò, sapere se quanto accaduto avesse da attribuirsi a una secca, improbabile nel considerare che almeno Av'Fahr avrebbe dovuto accorgersi della sua presenza, o a un qualche nemico, più probabile per quanto meno auspicabile. Perdere troppo tempo nella lotta con un qualche mostro marino avrebbe incredibilmente complicato loro le cose e posto in dubbio la vita della sua ex-protetta Camne Marge, una fanciulla, ormai sicuramente donna, che ella un tempo aveva accolto sotto la propria ala protettiva, e del compagno di Noal, Hui-Wen, che non aveva conosciuto ma che, già in quanto noto qual amante dal capitano, aveva tutte le caratteristiche necessarie per esserle simpatico.
E la sua scelta individuale non si rivelò qual un atto di anarchia all'interno della ferma gerarchia della nave, laddove ella non fece in tempo a raggiungere la propria posizione di vedetta che il suo comandante pretese da lei una risposta.

« Voglio sapere cosa è stato, Midda! » asserì con tono utile a negare una replica approssimativa o, peggio, un'assenza di replica « Voglio sapere cosa accidenti ha rovinato l'inizio della mia mattina… e ha permesso a Av'Fahr di poter godere della vista delle tue forme! » soggiunse, forse scherzoso, ma senza alcuna evidenza a simile riguardo, quasi non avesse da intendersi tale.

La Figlia di Marr'Mahew, dal canto proprio, non si sarebbe creata preoccupazione alcuna neppure nel comparire completamente nuda sul ponte della Jol'Ange, così come al centro della città del peccato, Kriarya, o di qualunque altro luogo. Da sempre facente proprio un ottimo rapporto con il proprio aspetto fisico, ella aveva puntualmente anteposto le esigenze di ordine bellico a quelle di ordine estetico, ragione per la quale non aveva disdegnato, ove necessario, di combattere senza veli, contro uomini e mostri.
In quell'occasione, tuttavia, ella si era concessa modo di agguantare, al volo, la pelle di sfinge per questioni di mero ordine pratico, ancor prima che per qualche possibile senso del pudore. Da quando l'aveva resa parte integrante del proprio abbigliamento, in grazia più all'operato di una parente di Be'Sihl che del proprio, ella aveva infatti notato come simile manto godesse di una resistenza maggiore di qualunque altra stoffa o pelle, non tale da renderla invulnerabile ma, comunque, da proteggerla nella misura in cui avrebbe potuto tutelarla una cotta di maglia. Ragione sufficiente, per quanto la riguardava, a renderne la presenza più che apprezzabile nel corso di una battaglia… senza dimenticare come, fra tutti gli altri capi del suo abbigliamento, quello fosse di più semplice vestizione.
Accorsa, pertanto, nella sua posizione di vedetta senza preoccuparsi di chi avrebbe potuto stolidamente distrarsi nell'ammirare i suoi glutei nudi, ella non sembrò riuscire, inizialmente, a trovare maggiore soddisfazione di quanta non ne fosse stata concessa ad Av'Fahr nel suo primo tentativo…

« Midda?! » insistette il capitano, in attesa di una sua risposta, di una sua conferma nel merito dell'identità del loro antagonista, fosse esso un leviatano, un serpente marino o un drago, contro i quali, per quanto disperato sarebbe potuto essere considerato, tutti loro avrebbero combattuto, senza esitazione, senza incertezze « Dimmi qualcosa, dannazione… lo sai che non ho alcun interesse a osservare il tuo sedere mentre resti lì piegata a cercare indizi. Voglio risposte! »
« Il mare sembra immacolato! » contestò ella, non riuscendo a definire una risposta utile da offrigli, salvo, poi, sgranare gli occhi nell'intuire la natura del loro nuovo antagonista « Dannazione… temo che sia una maledetta medusa! »
« Tarth… » gemettero, quasi in coppia, Noal e Av'Farh, all'annuncio della donna, forse ancor più sgradito di quanto non sarebbe potuto esserlo quello di una mandria di ippocampi.
« Medusa?! » domandarono, altrettanto in coro Seem, Howe e Be'Wahr, nel non esser in alcuna misura avvezzi con simile creatura.
« Medusa gigante… » precisò Ifra, nel mentre in cui, insieme allo scudiero della mercenaria, ridiscendeva lungo le sartie a riguadagnare contatto con il ponte.

E, con parole non particolarmente chiare, nell'avere, a propria volta, una conoscenza superficiale con tal creatura, il giovane mozzo spiegò loro come la medusa gigante avesse da considerarsi una delle minacce peggiori dei mari, di gran lunga più problematica di quanto non sarebbe potuto esserlo una piovra gigante, creatura a essa concettualmente simile.
Costituita, nella propria medesima essenza, da una strana acqua solida, ma ancor plasmabile a differenza di quanto non sarebbe potuto esserlo del ghiaccio, essa poteva raggiungere dimensioni utili a contenere, al proprio interno, una piccola flotta di navi, in ciò condannandole, loro malgrado, a priori. Sotto a un vasta cupola semitrasparente, di difficile individuazione fra le acque del mare a lei prossime qual costituzione, una medusa gigante celava infatti una moltitudine improbabilmente conteggiabile di terribili tentacoli, capaci di avvinghiarsi attorno a una persona e di ucciderla in maniera estremamente lenta e dolorosa, attraverso delle tossine in contrasto alle quali improponibile sarebbe stato cercare di opporsi. E dal momento in cui tali tentacoli, a differenza di quelli di una piovra, non avrebbero potuto sollevarsi ad agguantare le proprie prede, la modalità di caccia dei tali creature prevedeva, da parte loro, l'abbattimento delle navi, cosicché, una volta caduti in acqua, i marinai potessero offrirsi quasi spontaneamente alle sue brame.
Nessun'arma, purtroppo, era nota qual efficace contro le meduse giganti, laddove già sufficientemente difficile avrebbe dovuto essere considerato il contrasto alle loro più piccole controparti. Tentare di attaccare con una fiocina, un tridente oppure una spada quella creatura sarebbe equivalso a menare colpi contro l'acqua, impossibilitati, loro malgrado, a ottenere una qualsivoglia speranza di successo. Informazione, quest'ultima, che così come venne spiegata ai due fratelli mercenari e allo scudiero, non riuscì a piacere, non riuscì a trovare in loro un qualunque entusiasmo di sorta.

« Lo sapevo che saremmo finiti male, dannazione… » esclamò Howe, di origine shar'tiagha, malgrado il nome suggerisse l'opposto, in quanto scelto dai genitori del proprio compare « Dannazione al mare e ai mostri che ospita! Per Lohr, voglio tornare sulla terraferma! »
« Temo che ormai sia troppo tardi per le proteste, fratellone! » replicò Be'Wahr, di origine forse tranitha, forse addirittura kofreyota, benché il suo nome fosse stato scelto dai genitori dello shar'tiagho « Dovremo accontentarci di un'insalata di medusa, per cena… »
« Non vi conviene… » commentò Midda, per tutta risposta, correndo verso il centro della nave, e da lì verso babordo e, ancora, verso tribordo, per cercare di individuare una qualche evidenza della medusa, in effetti sino allora solo supposta nella propria assenza più che in una palese presenza « Personalmente la reputo non diversa da una gelatina di acqua di mare. Anche se, a onor del vero, qualche fanatico ci va pazzo, considerandola una vera e propria prelibatezza.. »
« Per la barba di Tarth! Dove accidenti credete di essere, razza di avanzi di galera?! » gridò Noal, in conseguenza alle chiacchiere al centro del ponte « Fosse anche una stramaledettissima medusa gigante, non sarà di certo questo a fermarci. E se qualcuno di voi ha intenzione di lasciarci la pelle, lo invito a buttarsi immediatamente fuori bordo, senza neppure perdere tempo a lottare! » dichiarò, con apparente cattiveria, ma, in verità, sospinto solo dalla volontà di mantenere unito l'equipaggio « In caso contrario, tornate tutti ai vostri posti, e tenete le vostre armi pronte alluso, non appena la nostra principessa spoglia avrà deciso di dirci dove accidenti guardare! »

domenica 17 giugno 2012

1611


D
opo tutta la lunga sequela di tragiche perdite, finalmente la Jol'Ange, goletta rimessa in mare da più di vent'anni a opera del defunto capitan Salge Tresand e della sua allora amata compagna Midda Bontor, avrebbe potuto vantare un minimo di presenza sul proprio ponte, per quanto, in verità, di ben poca confidenza con le regole che la governavano e ne caratterizzavano la vita a bordo caratterizzava quasi la maggior parte di un tanto eterogeneo equipaggio. Tragicamente morta la splendida Berah, ultima compagna di Salge uccisa, suo pari, per volere di Nissa Bontor, e rapiti Camne Marge e Hui-Wen, sempre per volere della medesima avversaria, la quale, in cambio delle loro vite, aveva preteso gli scettri del faraone recentemente recuperati dalla Figlia di Marr'Mahew; l'equipaggio di ruolo dell'agile nave avrebbe potuto contare, pertanto, solo sui nomi di Noal Kedrih, suo attuale capitano, Av'Fahr, necessariamente elevato al grado di secondo in comando, Masva, unica altra reduce dell'equipaggio originale, e Ifra, giovane nipote di Berah, accolto qual mozzo solo in tempi recenti. Troppo pochi per governare una goletta qual la Jol'Ange.
Accanto a loro, temporaneamente e fortunatamente, sarebbero però potuti lì essere conteggiati anche la stessa Midda Bontor, ritornata felicemente, per la terza volta, a contatto con quella nave dall'epoca della condanna della sua gemella a suo discapito; Howe e Be'Wahr, una coppia di mercenari a lei estremamente fedeli e, fra loro fratelli di vita, legati in una misura superiore a quanto non li avrebbe potuti unire il sangue; Seem, giovane scudiero della donna guerriero, di poco più maturo rispetto a Ifra; e, ultimo ma non meno importante, specialmente da quando ripresosi cinque giorni prima da un lungo coma che lo aveva contraddistinto, il locandiere Be'Sihl. Al di là dell'offerta, pur non banale, della propria presenza a bordo, alcuno fra i quattro compagni della mercenaria più famosa di quell'angolo di mondo, tuttavia, avrebbe potuto vantare una sincera affinità con il mare e le sue leggi: ma tutti, lì, erano egualmente presenti per la medesima ragione, per restare accanto a lei, e combattere insieme a lei; accettando, sospinti da un tal razionale, di contrastare ogni innato terrore per quella distesa sconosciuta e apparentemente infinita, l'unica ultima vera grande frontiera.
Una frontiera oltre la quale, al di là di ogni superstizione, innegabile sarebbe stato riconoscere come si annidassero sin troppi pericoli…

« Av'Fahr…? » domandò capitan Noal, richiedendo implicitamente un aggiornamento, riemergendo dalla propria cabina e portandosi sul cassero accanto al proprio secondo al comando, rimasto sino a quel momento al timone in sua vece, nel mentre in cui egli riposava.
« Salute, capitano. » esclamò per tutta risposta il figlio dei regni desertici centrali, dal fisico straordinario e imponente, che difficilmente avrebbe reso comprensibile comprendere come potesse, comunque agilmente, muoversi sulla goletta « Ancora una notte assolutamente serena, a un livello addirittura imbarazzante. E direi che è tutto normale, considerando come stiamo ipoteticamente facendo un favore a quella strega, nel condurle quei due dannati scettri… »
« Non chiamarla strega, o finirai per renderla veramente tale. » replicò l'uomo, con tono incredibilmente serio, forse spinto da una qualche superstizione, forse e invece animato dalla volontà di non ingigantire l'immagine di quella avversaria, che già tanto danno aveva loro imposto, dalla morte di Salge sino a quella di Berah, senza dimenticare il rapimento del suo amato Hui-Wen.
« Sì, signore. » annuì l'altro, rispettoso del volere del suo capitano, in una fiducia totale verso di lui indispensabile per la comune sopravvivenza lungo le vie del mare « Posso almeno chiamarla cagna?! » domandò poi, nel cercare un'alternativa a quell'insulto negatogli.
« Questo non devi chiederlo a me, ma a Midda. » scosse il capo Noal, delegando alla sorella gemella del soggetto oggetto della loro discussione tale responsabilità, nel non voler rischiare di esprimersi in maniera tale da attirare le ire della medesima.
Non che ve ne fosse comunque il rischio a tal riguardo, come immediatamente Av'Fahr volle evidenziare, replicando: « Se è per questo, la chiama anche in modi peggiori. » ridacchiò, strizzando poi l'occhio con fare complice « Malgrado la raffinatezza tipica dell'incedere oratorio nostro mestiere, credo di aver appreso almeno sette, forse otto, insulti che neppure avrei potuto immaginare esistessero, nel sentirla parlare di quella cagna assassina. »
« Ottimo. » sorrise il capitano, dimostrando trasparente soddisfazione « E' proprio vero quanto si dice: non si finisce mai di imparare! »

… ma Noal non fece in tempo a finire di parlare che, repentinamente, la definizione di assoluta serenità suggerita da Av'Fahr venne contestata dall'evolversi degli eventi, e da un improvvisa minaccia alla sopravvivenza degli uomini e delle donne della Jol'Ange.
In quel momento, insieme ad Av'Fahr, per il turno di notte erano presenti Howe, Be'Wahr e i giovani Seem e Ifra; mentre ad accompagnare Noal durante la giornata si sarebbero poi presentati Masva, Midda e Be'Sihl, probabilmente ancora intenti a dormire, oppure a prepararsi per la quella nuova giornata, l'ennesima di un viaggio che tutti loro speravano di concludere quanto prima, anche e soprattutto nel tragico confronto con l'approssimarsi del termine ultimo per sperare di salvare Hui-Wen e Camne.
In quel momento, a essere quasi sbalzati in acqua, furono pertanto i cinque del notturno e il loro capitano lì prossimo, letteralmente scaraventati in aria da un violento impatto fra la nave e… qualcosa. Anche i tre ancora nelle due cabine dedicate all'equipaggio, comunque, non se la cavarono con minor rischio rispetto ai loro compagni, ove vennero anch'essi scaraventati prima in aria e poi a terra o, peggio, contro le pareti in legno dei loro piccoli alloggi. Ragione per la quale, a prescindere da quale pericolo tutti loro avrebbero dovuto affrontare, ancor prima di poter essere contattati, i tre unici assenti dal ponte si presentarono immediatamente lì, con le armi in mano e, in ciò, pronti a dichiarare guerra a chiunque avrebbe potuto loro richiederlo.

« Thyres! » imprecò Midda, comparendo sul ponte più nuda che vestita, in effetti indossando soltanto la pelle di sfinge attorno ai seni, senza fascia a tenerli fermi nella loro eccessiva misura, o perizoma, più in basso, a celare la sua intimità « Dopo quasi due stagioni stavo finalmente per spendere in maniera costruttiva il mio tempo libero… e succede il finimondo?! » esclamò, offrendo, per quanto non necessario, una spiegazione indubbiamente maliziosa in merito alla propria attuale condizione.
« In verità abbiamo complottato nella speranza di vederti nuda, come in quella storica occasione di cui ci parlava sempre Salge… » rispose Av'Fahr, cercando di offrirsi ironico alla domanda di lei, nel mentre in cui, rialzandosi da terra, si sporse dal parapetto verso il mare per cercare di comprendere contro cosa diamine potessero aver urtato « … purtroppo, non ci siamo riusciti completamente! » soggiunse, nel voltarsi verso di lei senza alcuna informazione da poterle offrire, e, subito dopo, gettando un occhio sul ponte per assicurarsi che fossero tutti presenti e che nessuno fosse finito a mare.
« Ifra! » esclamò nel contempo Noal, indicando le sartie verso il posto di vedetta, in cima all'albero di maestra « Rialzati in piedi e aiuta quel perdigiorno di Seem a evitare di impiccarsi sulla mia nave! » ordinò, abbandonando toni amichevoli, qual da sempre avevano costituito il suo rapporto con i propri compagni di viaggio, per assumere quelli da capitano, come, suo malgrado, si presentava necessario ogni qualvolta che erano posti sotto attacco « E muoviti, per la barba di Tarth! Sto invecchiando mentre tu cerchi di ritrovare l'equilibrio, ragazzo! »

Ogni parola detta, in quel momento, non avrebbe dovuto essere intesa qual offensiva per alcuno dei presenti, quanto, e piuttosto, di incitazione, per ricordare a tutti, a Ifra, e Seem, per primi in quanto più giovani e inesperti, che alcuno a bordo di quella goletta avrebbe dovuto sentirsi solo, isolato rispetto a tutti gli altri, in quanto, comunque, membri di uno stesso equipaggio, insieme al quale, e per il quale, sarebbero dovuti essere disposti a combattere e a morire.

sabato 16 giugno 2012

1610


I
n cuor suo, il locandiere non poté ovviare a riflettere come, né in questa seconda occasione, né nella precedente, mai egli aveva invocato l'intervento di Desmair, preferendo, invero, non disonorare i propri dei, seppur apparentemente più distanti, e più difficilmente raggiungibili, di quanto non si fosse presentato lo sposo della propria amata. Invero, infatti, in entrambe le occasioni era sempre stato lo stesso semidio che aveva preso l'iniziativa di contattarlo, offrendogli il suo aiuto, la prima volta, e la sua collaborazione, la seconda, in situazioni nel confronto con le quali non avrebbe potuto fare a meno di apprezzarle o, peggio, di accettarle, in quanto in tal senso costretto dagli eventi.
Ovviamente, però, mai si sarebbe concesso di puntualizzare anche questo particolare con lei, ove, in tal caso, sarebbe stato indubbiamente benedetto dagli dei se solo fosse riuscito a sopravvivere alla sua ineluttabile reazione. L'idea, infatti, che non fosse stato egli a cercare di contattare il mostro, ma viceversa, e che nonostante ciò il mostro fosse stato ascoltato e accettato, difficilmente avrebbe potuto essere perdonato da parte della donna, ove in tal senso la sua scelta non avrebbe potuto neppure essere giustificata qual reazione innanzi alla disperazione per quegli eventi.
Così, per voglia o per amore, egli fu costretto a mantenere il silenzio su quelle che, realmente, avrebbe voluto presentare quali risposte alla propria adorata. E, peggio, a esprimere una promessa con la consapevolezza di come, essa, sarebbe comunque rimasta viziata nella propria stessa formulazione, tale per cui niente avrebbe potuto impedirgli di mantenere il legame, suo malgrado, instaurato con quell'oscena creatura. Un pericoloso azzardo quello nei riguardi della Figlia di Marr'Mahew, il suo, ove comunque alto, tremendamente alto sarebbe alfine stato il rischio che ella potesse venire a conoscenza di quanto accaduto attraverso altre vie, come quello stesso confronto già dimostrava, infrangendo, in ciò, completamente ogni possibile clima di fiducia fra loro.

« Te lo prometto, Midda. » scandì l'uomo con tono fermo, non mentendo ma, neppure, esprimendosi con onestà, nella consapevolezza di tutto ciò che stava volutamente omettendo « Non cercherò mai più un qualche contatto con Desmair. » dichiarò, scandendo ogni singola sillaba con decisione, senza alcuna nota di esitazione nel proprio tono di voce, nella volontà di non allarmare in alcun modo la propria compagna e, anzi, nella speranza di rassicurarla, di rasserenarla, quasi a convincerla del fatto che egli non avrebbe più mosso un passo senza che, prima, ella accondiscendesse in tal senso.

Midda Bontor, tuttavia, non avrebbe dovuto essere banalmente considerata una qualunque donnetta da canzone romantica, capace di credere incondizionatamente alle parole del proprio compagno, e proprio eroe, in quanto accecata dal sentimento provato per lui. Al contrario, ella non era mai stata più critica, verso Be'Sihl, di quanto non lo fosse divenuta allora, ragione per la quale tanta arrendevolezza da parte sua la pose in guarda, spingendola a rifiutare che tale replica potesse considerarsi onesta, potesse giungere dal suo cuore e dal suo spirito e non, altresì, da un inganno della sua mente.
Per tale ragione, ella di irrigidì notevolmente nell'ascoltare quella risposta, storcendo le labbra verso il basso e comunicando, in tal modo, tutta la sua disapprovazione, in un messaggio sufficientemente esplicito che egli non avrebbe potuto fraintendere neppure fosse stato sotto gli effetti di un bicchiere di vino di troppo, nell'ipotesi, in verità non fondata, che sua potesse essere una qualche tendenza all'ubriachezza qual soluzione per ogni propria giornata.

« Be'Sihl Ahvn-Qa, figlio di Be’Soul e di Ras’Meen del popolo eletto regno di Shar'Tiagh… » premesse, con tono tanto freddo tale per cui il suo interlocutore temette, sinceramente, che persino l'acqua del mare, al di fuori del ventre della Jol'Ange si sarebbe allora potuta ghiacciare, congelandosi in conseguenza a quelle impietose parole « … vuoi tu davvero tentare di ingannare me, Midda Bontor, colei che ha affrontato e vinto le menzogne della chimera, non piegandosi innanzi ad alcuno dei suoi sotterfugi?! » gli domandò, con tono indubbiamente retorico, ove implicitamente folle sarebbe stato nello sperare in tal senso « Ti prego, Be'Sihl. Se mi ami ancora la decima parte della decima parte di quanto mi hai amato prima dell'inizio di tutto questo, non tentare di mentirmi. Non in maniera tanto spudorata. »

Ed egli, onde evitare di errare nuovamente nell'impeto precedente, si soffermò a concedersi un istante per riflettere, e riflettere su quanto avrebbe dovuto compiere per il proprio bene, e il bene della propria relazione con lei. Perché se ella era già arrivata a dubitare dei suoi sentimenti, lui che per lei era arrivato a dar vita a quella scellerata alleanza, era palese come il suo sotterfugio si fosse già rivoltato a suo discapito,

« Midda… » riprese poi, con tono meno baldanzoso, impegnandosi ad apparire più umile e incerto nel proprio progredire « Io non desideravo ingannarti. » scandì, mantenendosi ancora sul quel labile confine fra verità e inganno, ancora senza superarlo « Ciò che ho detto, l'ho detto con tanta fretta solo nella brama di concludere questa spiacevole situazione di tensione fra noi. » spiegò, ora non privo di sincerità, ove, davvero egli desiderava risolvere quella crisi nel minore tempo possibile « Però, ti prego, credimi. Non ti sto ingannando. Non ti ingannerei mai, come mai ti ho ingannata nei quindici anni che ci conosciamo. »
« Allora giuralo. » lo incalzò ella, scuotendo appena il capo e non riuscendo a concedergli quella fiducia da lui pur implicitamente richiesta e da lei, comunque, intimamente desiderata fra loro, laddove, al mondo, avrebbe dovuto permettersi di fidarsi almeno di una persona. O così, per lo meno, sperava.
« Lo giuro. » replicò Be'Sihl, non senza un momento di riflessione sull'impegno che, con quella parola, avrebbe preso innanzi a lei, un impegno che se solo avesse violato lo avrebbe probabilmente condannato per il resto della sua esistenza nell'aldilà « Giuro sulla mia anima immortale che non invocherò più un'occasione di incontro con Desmair, tuo sposo. »

Parole importanti, parole gravi, quelle in tal modo appena pronunciate, non meno impegnative di quelle che, drammaticamente, la stessa Figlia di Marr'Mahew aveva reso proprie il giorno del matrimonio con quel demoniaco semidio. Parole che alcuno, rispettoso degli dei, avrebbe avuto il coraggio di infrangere, a meno di non aver in odio la propria esistenza quanto sufficiente a volerla dannare anche dopo la morte, costringendosi a un'eternità di patimento e di sofferenza. Parole che non avrebbero potuto evitare di colpire, alla bocca dello stomaco, la stessa donna guerriero che le aveva pretese e che, in quel momento, si sentì colma di imbarazzo per ciò che era arrivata a chiedere, ingiustamente, all'uomo che pur tanto aveva rischiato per corre a salvarla, in mezzo ai mari con qui egli non aveva alcuna confidenza, e innanzi ai quali, anzi, aveva sicuramente vissuto un atavico e innato terrore.
Per tale ragione, ella non solo sciolse le braccia prima incrociate al petto e istintivamente utili a prendere le distanze da lui; non solo si riavvicinò al giaciglio dell'uomo; non solo si piegò su di lui, allungandosi per abbracciarlo; ma, anche e ancor più, supplicò il suo perdono, lasciando svanire in un istante tutta l'ira che sino a quel momento sembrava averla caratterizzata…

« Thyres… perdonami Be'Sihl. Perdonami, amore mio. » richiese, con gli occhi ora carichi di lacrime, qual reazione nervosa, ancor prima che emotiva « Mi sono comportata come un'idiota. E tu, nonostante tutto, tu non hai rivolto neppure una parola di rimprovero a mio discapito. » sottolinea, con ammirazione per quel comportamento « Grazie, Be'Sihl. Grazie, amore mio. » si ripete, in un concetto duplice carico di sentimento che sembra voler evidenziare in tale ridondanza « Io… temevo che mi avessi tradita. Temevo che fossi rimasto anche tu vittima delle cospirazioni della fenice. »