11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 18 giugno 2012

1612


A
ssicuratasi di vedere, anch'ella, tutti sul ponte, quanto meno coloro che dovevano esserci, Midda non sprecò tempo a vedere in quale assurda posizione potesse essersi aggrovigliato il proprio scudiero con le sartie, probabilmente cadendo dalla cima dell'albero: sapere che egli era in ancora in salute, per come comunicatole dal capitano, era tutto ciò che le sarebbe potuto essere necessario. Ragione per la quale, invece di sprecare il proprio tempo a filosofeggiare su quanto potesse essere accaduto, ella corse verso prua, vicina al bompresso, e quasi in equilibrio sullo stesso, per trovare una qualche evidenza a tal riguardo e, in ciò, sapere se quanto accaduto avesse da attribuirsi a una secca, improbabile nel considerare che almeno Av'Fahr avrebbe dovuto accorgersi della sua presenza, o a un qualche nemico, più probabile per quanto meno auspicabile. Perdere troppo tempo nella lotta con un qualche mostro marino avrebbe incredibilmente complicato loro le cose e posto in dubbio la vita della sua ex-protetta Camne Marge, una fanciulla, ormai sicuramente donna, che ella un tempo aveva accolto sotto la propria ala protettiva, e del compagno di Noal, Hui-Wen, che non aveva conosciuto ma che, già in quanto noto qual amante dal capitano, aveva tutte le caratteristiche necessarie per esserle simpatico.
E la sua scelta individuale non si rivelò qual un atto di anarchia all'interno della ferma gerarchia della nave, laddove ella non fece in tempo a raggiungere la propria posizione di vedetta che il suo comandante pretese da lei una risposta.

« Voglio sapere cosa è stato, Midda! » asserì con tono utile a negare una replica approssimativa o, peggio, un'assenza di replica « Voglio sapere cosa accidenti ha rovinato l'inizio della mia mattina… e ha permesso a Av'Fahr di poter godere della vista delle tue forme! » soggiunse, forse scherzoso, ma senza alcuna evidenza a simile riguardo, quasi non avesse da intendersi tale.

La Figlia di Marr'Mahew, dal canto proprio, non si sarebbe creata preoccupazione alcuna neppure nel comparire completamente nuda sul ponte della Jol'Ange, così come al centro della città del peccato, Kriarya, o di qualunque altro luogo. Da sempre facente proprio un ottimo rapporto con il proprio aspetto fisico, ella aveva puntualmente anteposto le esigenze di ordine bellico a quelle di ordine estetico, ragione per la quale non aveva disdegnato, ove necessario, di combattere senza veli, contro uomini e mostri.
In quell'occasione, tuttavia, ella si era concessa modo di agguantare, al volo, la pelle di sfinge per questioni di mero ordine pratico, ancor prima che per qualche possibile senso del pudore. Da quando l'aveva resa parte integrante del proprio abbigliamento, in grazia più all'operato di una parente di Be'Sihl che del proprio, ella aveva infatti notato come simile manto godesse di una resistenza maggiore di qualunque altra stoffa o pelle, non tale da renderla invulnerabile ma, comunque, da proteggerla nella misura in cui avrebbe potuto tutelarla una cotta di maglia. Ragione sufficiente, per quanto la riguardava, a renderne la presenza più che apprezzabile nel corso di una battaglia… senza dimenticare come, fra tutti gli altri capi del suo abbigliamento, quello fosse di più semplice vestizione.
Accorsa, pertanto, nella sua posizione di vedetta senza preoccuparsi di chi avrebbe potuto stolidamente distrarsi nell'ammirare i suoi glutei nudi, ella non sembrò riuscire, inizialmente, a trovare maggiore soddisfazione di quanta non ne fosse stata concessa ad Av'Fahr nel suo primo tentativo…

« Midda?! » insistette il capitano, in attesa di una sua risposta, di una sua conferma nel merito dell'identità del loro antagonista, fosse esso un leviatano, un serpente marino o un drago, contro i quali, per quanto disperato sarebbe potuto essere considerato, tutti loro avrebbero combattuto, senza esitazione, senza incertezze « Dimmi qualcosa, dannazione… lo sai che non ho alcun interesse a osservare il tuo sedere mentre resti lì piegata a cercare indizi. Voglio risposte! »
« Il mare sembra immacolato! » contestò ella, non riuscendo a definire una risposta utile da offrigli, salvo, poi, sgranare gli occhi nell'intuire la natura del loro nuovo antagonista « Dannazione… temo che sia una maledetta medusa! »
« Tarth… » gemettero, quasi in coppia, Noal e Av'Farh, all'annuncio della donna, forse ancor più sgradito di quanto non sarebbe potuto esserlo quello di una mandria di ippocampi.
« Medusa?! » domandarono, altrettanto in coro Seem, Howe e Be'Wahr, nel non esser in alcuna misura avvezzi con simile creatura.
« Medusa gigante… » precisò Ifra, nel mentre in cui, insieme allo scudiero della mercenaria, ridiscendeva lungo le sartie a riguadagnare contatto con il ponte.

E, con parole non particolarmente chiare, nell'avere, a propria volta, una conoscenza superficiale con tal creatura, il giovane mozzo spiegò loro come la medusa gigante avesse da considerarsi una delle minacce peggiori dei mari, di gran lunga più problematica di quanto non sarebbe potuto esserlo una piovra gigante, creatura a essa concettualmente simile.
Costituita, nella propria medesima essenza, da una strana acqua solida, ma ancor plasmabile a differenza di quanto non sarebbe potuto esserlo del ghiaccio, essa poteva raggiungere dimensioni utili a contenere, al proprio interno, una piccola flotta di navi, in ciò condannandole, loro malgrado, a priori. Sotto a un vasta cupola semitrasparente, di difficile individuazione fra le acque del mare a lei prossime qual costituzione, una medusa gigante celava infatti una moltitudine improbabilmente conteggiabile di terribili tentacoli, capaci di avvinghiarsi attorno a una persona e di ucciderla in maniera estremamente lenta e dolorosa, attraverso delle tossine in contrasto alle quali improponibile sarebbe stato cercare di opporsi. E dal momento in cui tali tentacoli, a differenza di quelli di una piovra, non avrebbero potuto sollevarsi ad agguantare le proprie prede, la modalità di caccia dei tali creature prevedeva, da parte loro, l'abbattimento delle navi, cosicché, una volta caduti in acqua, i marinai potessero offrirsi quasi spontaneamente alle sue brame.
Nessun'arma, purtroppo, era nota qual efficace contro le meduse giganti, laddove già sufficientemente difficile avrebbe dovuto essere considerato il contrasto alle loro più piccole controparti. Tentare di attaccare con una fiocina, un tridente oppure una spada quella creatura sarebbe equivalso a menare colpi contro l'acqua, impossibilitati, loro malgrado, a ottenere una qualsivoglia speranza di successo. Informazione, quest'ultima, che così come venne spiegata ai due fratelli mercenari e allo scudiero, non riuscì a piacere, non riuscì a trovare in loro un qualunque entusiasmo di sorta.

« Lo sapevo che saremmo finiti male, dannazione… » esclamò Howe, di origine shar'tiagha, malgrado il nome suggerisse l'opposto, in quanto scelto dai genitori del proprio compare « Dannazione al mare e ai mostri che ospita! Per Lohr, voglio tornare sulla terraferma! »
« Temo che ormai sia troppo tardi per le proteste, fratellone! » replicò Be'Wahr, di origine forse tranitha, forse addirittura kofreyota, benché il suo nome fosse stato scelto dai genitori dello shar'tiagho « Dovremo accontentarci di un'insalata di medusa, per cena… »
« Non vi conviene… » commentò Midda, per tutta risposta, correndo verso il centro della nave, e da lì verso babordo e, ancora, verso tribordo, per cercare di individuare una qualche evidenza della medusa, in effetti sino allora solo supposta nella propria assenza più che in una palese presenza « Personalmente la reputo non diversa da una gelatina di acqua di mare. Anche se, a onor del vero, qualche fanatico ci va pazzo, considerandola una vera e propria prelibatezza.. »
« Per la barba di Tarth! Dove accidenti credete di essere, razza di avanzi di galera?! » gridò Noal, in conseguenza alle chiacchiere al centro del ponte « Fosse anche una stramaledettissima medusa gigante, non sarà di certo questo a fermarci. E se qualcuno di voi ha intenzione di lasciarci la pelle, lo invito a buttarsi immediatamente fuori bordo, senza neppure perdere tempo a lottare! » dichiarò, con apparente cattiveria, ma, in verità, sospinto solo dalla volontà di mantenere unito l'equipaggio « In caso contrario, tornate tutti ai vostri posti, e tenete le vostre armi pronte alluso, non appena la nostra principessa spoglia avrà deciso di dirci dove accidenti guardare! »

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