11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 19 giugno 2012

1613


« E'
già andata bene che mi abbia dato della principessa… » sussurrò fra sé e sé la Figlia di Marr'Mahew, ora risalendo sul cassero, passando accanto a Av'Fahr e Noal, e da lì dirigendosi verso poppa, a cercare tracce della loro supposta avversaria « … Salge era meno comprensivo. » sorrise, ricordandosi il bei vecchi tempi della propria giovinezza perduta, quando a bordo di quella nave, attorno a lei, vi erano uomini e donne differenti da quelli attuali.

A lungo, i suoi occhi non più allenati al mare, quanto alla guerra, perscrutarono le onde sotto di lei, cercando evidenza di una presenza estranea, di un nemico in agguato, per quanto di difficile individuazione. Allenatasi a cogliere ogni particolare del mondo a lei circostante nel cuore di una battaglia, riabituarsi alle leggi del mare non era qualcosa di immediato o di banale, ma lei, del mare, era figlia ancor prima che della guerra. Nel mare era nata e cresciuta, imparando a nuotare ancor prima di imparare a camminare. E lungo le vie del mare, ella aveva cercato il proprio destino, abbandonando la propria famiglia, e la sua adorata sorella Nissa, ancor giovanissima, neppur fanciulla ma soltanto bambina.
Di tale abbandono Nissa non l'aveva mai perdonata. E alla morte di loro madre, ella l'aveva accusata di aver contribuito a tale tragedia, con la propria lontananza da casa. Per vendicarsi di lei, per costringerla a patire l'orrore che reputava di aver vissuto, anche Nissa prese le vie del mare, già adolescente, e volle rendere proprio un percorso nettamente estraneo a quello della gemella. Perché laddove Midda era divenuta un marinaio, ella scelse di abbracciare le vie della pirateria, prima qual prigioniera, poi qual pirata, qual capitano e, alfine, qual regina di tutti i pirati. Dopotutto, se Midda Bontor aveva dimostrato, nel corso della propria lunga esistenza, di essere una donna straordinaria, Nissa Bontor, sangue del suo sangue, a lei fisicamente identica sotto ogni aspetto, con l'eccezione del mutilato braccio destro, non avrebbe potuto esserle inferiore, non avrebbe potuto dimostrarsi meno trionfatrice di quanto ella non era riuscita a essere. E Nissa, regina dei pirati, riuscì a essere persino superiore alla propria nemesi, fondando un regno potente e solido, avente qual propria capitale l'isola di Rogautt… il luogo verso il quale quella missione stava veleggiando.

« Dobbiamo stanarla! » sancì la donna guerriero, non sopportando l'attesa imposta loro dalla medusa, desiderosa di porre fine, quanto prima, a quel sostanziale assedio e di riprendere, serenamente, il viaggio verso Rogautt, verso la propria gemella e verso, forse, la fine della loro storia, della loro decennale faida.
« In che modo?! » domandò Noal, volgendole tutta la propria attenzione, invero fiducioso in lei allo stesso modo di quanto non avrebbe potuto esserlo per il defunto Salge Tresand, ove, dopotutto, ella era rimasta l'unica a incarnare il retaggio storico di quella goletta.
« Prendi il timone, capitano, e lasciami Av'Fahr. Ho bisogno dei suoi muscoli, sempre supposto che non siano semplice adornamento per un corpo troppo grosso… » rispose ella, a metà fra il serio e il faceto, a sdrammatizzare la situazione e, in parte, a rispondere alle provocazioni precedenti del vigoroso figlio dei regni desertici centrali « Av'Fahr… prendi una cima e vieni qui. »
Ma l'uomo, del quale un solo braccio sarebbe stato più che sufficiente a reggere l'intero peso della donna, per quanto questa non propriamente filiforme, esitò ad attuare quanto da lei suggerito, nell'intuire il fine ultimo di quella richiesta: « E' troppo pericoloso, Midda! » protestò, lasciando il timone al capitano ma, al contempo, obiettando alla sua richiesta « Se qualcosa dovesse andare storto, potresti lasciarci la pelle! »
« Ti ringrazio per la premura… ma in questo momento tutti noi potremmo lasciarci la pelle. » contestò la mercenaria, scuotendo il capo « Comunque non preoccuparti. Ricorda che la cupola di una medusa non ha veleno, non è pericolosa: se qui sotto c'è una medusa, potrò camminarci sopra senza rischio alcuno. »
« "… senza rischio alcuno"… sei pazza! » osservò egli, evidentemente affezionato a lei quanto sufficiente da non volerle permettere di suicidarsi in un modo tanto stupido.
« Noal! » richiamò la donna, chiedendo l'intervento del capitano a dirimere la questione « La prima botta è stata per capire con cosa aveva a che fare… la prossima potrà essere quella utile ad affondarci! »

E questi, non più entusiasta di quanto non sarebbe potuto essere Av'Fahr all'idea, riconobbe ragionevolezza nelle parole di lei, che, fra l'altro, avrebbe potuto essere la sola sufficientemente esperta da saper cosa dover fare in caso di necessità, per salvarsi la vita.
Così, prima che il suo secondo in comando potesse protestare, proseguendo quel dialogo fra sordi, egli fu costretto a intervenire, facendo valere in tal senso la propria autorità.

« Fai come lei dice. » ordinò verso Av'Fahr, indicando una cima arrotolata non lontano da loro « E dimostrale a cosa servono i tuoi muscoli. »

Impossibilitato a contestare la parola del proprio capitano, il figlio dei regni desertici centrali, dalla pelle nera come la notte e dai muscoli scolpiti come neppure in una statua ci si sarebbe potuti attendere di trovare, si mosse verso la cima indicatagli e poi verso la donna seminuda, la cui nudità, improvvisamente, non avrebbe più potuto essere, per lui, ragione di giuoco, di scherzo. E senza una sola parola, egli la aiutò a imbrigliarsi i fianchi scoperti, guardandola con meno interesse di quanto avrebbe potuto guardarla se fosse stata vestita, temendo, in cuor suo che quella sarebbe potuta essere l'ultima volta nella quale avrebbe goduto della sua presenza, della sua compagnia.
La Figlia di Marr'Mahew, tuttavia, evidentemente intuendo le ragioni di tanta serietà nel sodale d'arme e d'avventura, decise di prendere voce, in una implicita promessa atta ad assicurargli che nulla di grave le sarebbe accaduto.

« Ehy… niente musi lunghi. » lo rimproverò, alzando la mancina ad appoggiarsi sotto al suo mento, per sollevare il suo sguardo verso i propri occhi « Ce l'abbiamo fatta contro quei maledetti mahkra e ce la faremo contro delle semplici meduse. Queste non sono delle creature di un altro mondo, di un'altra realtà: sono bestie colossali, ma contro le quali possiamo combattere ad armi pari. D'accordo?! »
« S-sì… » annuì egli, rispondendole con un sorriso tirato « Fai attenzione, però. Ho già perduto mia sorella e non voglio perdere anche te. D'accordo?! »

Midda sorrise a quelle parole, ricordando la splendida Ja'Nihr, sorella maggiore di Av'Fahr. Ella, come anche Salge, era morta per mano di due traditori mischiatisi fra il secondo equipaggio della Jol'Ange, presunti compagni di Noal, Av'Fahr e Masva che, tuttavia, altro non erano che pirati fedeli a Nissa e da questa incaricati di restare a bordo della goletta in attesa del ritorno della sua gemella, per poi spargere, attorno a lei, l'orrendo odore della morte. A mani nude, Av'Fahr aveva spaccato la testa a uno dei due assassini, comprimendola e facendola esplodere quale un frutto troppo maturo: malgrado ciò, il dolore per la perdita di Ja'Nihr non si era mai attenuato in lui e, in quelle parole, apparve finalmente chiaro come l'affetto da lungo tempo dimostrato verso la mercenaria non avrebbe dovuto essere considerato dimostrazione di un interesse amatorio, quanto e solo di un legame fraterno, quasi ella avesse surrogato, nella vita dell'uomo, il ruolo prima proprio della sorella perduta, sottrattagli con la violenza e l'inganno.
Un sentimento, questo, che non avrebbe potuto ovviare a inorgoglire la stessa donna guerriero, e, innanzi al quale rispose con una carezza, sul volto, e un bacio, accanto alle sue labbra.

« Cerca di non farmi smarrire alla deriva… e ti garantisco che tornerò a bordo. » lo rassicurò ella, separandosi da lui e, agilmente, saltando al di sopra del parapetto, pronta a lasciarsi andare dietro la poppa della nave, in un gesto che avrebbe potuto ucciderla se solo Av'Fahr non l'avesse sorretta.

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