11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 11 giugno 2012

1605


U
n inevitabile momento di panico, di orrore e di indignazione fu quello che si diffuse fra i villici, coloro che, in tali parole, erano stati tutti condannati senza apparente ragione, senza un benché minimo raziocinio a definire il perché di tanta immotivata aggressività a loro discapito, al punto tale dal volerli considerare gi qual trapassati benché l'evidenza dei fatti, la loro presenza lì, innanzi alla loro salvatrice e, ora, accusatrice, avrebbe dovuto dissipare ogni dubbio in tal direzione.
Ma la donna presentatasi come Guerra si sforzò di ignorare ogni commento, ogni reazione, ogni protesta, forse già previste nella loro ineluttabile occorrenza, continuando con la propria cronaca dei fatti così come solo avrebbe potuto considerare utile proseguire, nella speranza che, prima o poi, le proprie parole avrebbero iniziato ad assumere un significato all'attenzione dei suoi ascoltatori. Dopotutto, a essi non era data una qualche possibilità di scelta, tale da eludere la realtà da lei presentata loro in favore di una qualche altra possibilità, di un'alternativa meno sgradevole fra quelle che sarebbero potute essere loro offerte.

« Mi spiace avervi dovuto nascondere la verità. Questa verità e molte altre verità. » continuò, con tono sinceramente contrito per ciò che era stata costretta a compiere « Era necessario poter comprendere le cause di quanto avvenuto, prima di cercare una soluzione al problema. E, per tal ragione, era necessario che io parlassi con voi senza spargere inutile panico fra di voi. Inutile in quanto, anche sapendolo, non avreste potuto fare nulla… prima. »
« Il mio nome è Midda Bontor… Midda-Khan, come sono stata riconosciuta dall'Imperatore Lupo, il khagan dell'intera Hyn. » si presentò, assolvendo all'impegno che aveva preso con il molto onorevole Yu-Hine prima della propria partenza, e offrendo alfine ragione ai dubbi che, sin dal primo momento, erano sorti nel merito della sua identità « E proprio dall'Imperatore Lupo, mio caro amico, ho ricevuto l'incarico di investigare su quanto fosse successo in questo angolo del suo impero. Perché, a differenza di quanto gli ultimi discendenti del Dragone possono ritenere, il khagan non ha mai ignorato gli interessi di alcuno fra i suoi protetti, fra i suoi figli, fossero essi dei buoni sudditi, fossero essi colmi di rancore per assurde faide storiche quali quelle che da sempre dividono il Lupo dal Dragone, il Dragone dalla Tigre e la Tigre dal Lupo. »

Altre parole di insofferenza a quelle sue affermazioni si levarono dalla massa innanzi a lei, attorno a lei, con la quale ella avrebbe anche potuto accettare di ingaggiare battaglia, ma contro la quale avrebbe preferito evitare di dover sollevare la propria spada, tutt'altro che desideroso di poter arrecare nuova sofferenza a chi, già, aveva sofferto abbastanza. Ammesso, ma non concesso, di avere una simile opportunità.
A porre a tacere la folla, tuttavia, intervenne lo stesso Yu-Hine, il quale, con la seraficità che avrebbe dovuto contraddistinguere tutti i suoi compaesani, mantenne assoluto controllo e concesse l'attenzione richiesta a colei alla quale, dopotutto, dovevano la propria esistenza. Colei che sarebbe stato quantomeno disonorevole voler insultare in maniera tanto prevenuta qual avrebbe potuto essere la loro. E nessuno fra gli abitanti di quel villaggio ebbe cuore di schierarsi in opposizione al membro più importante della loro comunità, immediatamente tacendo non tanto per un qualche presunto rispetto verso la mercenaria, rivelatasi la khan straniera da tutti loro supposta; quanto per un'infinita devozione nei riguardi del vecchio guerriero, contro al quale non avrebbero mai osato levare neppure un singola parola.

« Poco più di due anni fa, alla corte dell'Imperatore Lupo, venne condotto un bambino di dieci anni, raccolto da alcuni soldati di stanza in un forte diverse miglia a nord di questa posizione. Egli era terrorizzato, quasi impazzito per la paura, e tutto ciò che seppe dire è che proveniva da questo villaggio e che il suo nome era… è, dato che gode ancora di ottima salute, Loo-Kihn. » iniziò a raccontare Midda-Khan, dichiarando un nome che, sino a quel momento, per lei sarebbe dovuto essere considerato sconosciuto, in quanto nessuno glielo aveva mai narrato, e, altresì, più che noto a tutti gli abitanti del villaggio.
« Bugiarda! » gridò una donna, quasi isterica in quell'improvvisa accusa, cercando di correre verso la mercenaria, ma subito venendo bloccata dal marito di questa e da altri abitanti del villaggio « Loo-Kihn è morto. E' stato ucciso dai bakeneko due anni fa! Era mio figlio, maledetta vacca menzognera! »
« Loo-Kihn è vivo. » negò la Figlia di Marr'Mahew, con fermezza tale che alcuno avrebbe potuto credere a una menzogna nelle sue parole « Superato il trauma con l'aiuto dei migliori medici e delle migliori badanti di corte, egli ha voluto abbracciare un percorso che lo avrebbe difeso, in futuro, da quanto qui successe; iniziando un anno fa la più importante scuola militare della capitale. » spiegò, con totale serenità nella voce, scandendo per bene ogni singola sillaba « I suoi istruttori sono letteralmente entusiasti di lui e, probabilmente, già fra tre anni potrà essere un ufficiale dell'esercito imperiale, ritornando in queste terre per proteggerle così come, due anni fa, non è stato in grado di fare… »
« Quanto stai dicendo è forse più grave persino di quanto hai asserito all'inizio del tuo racconto, Guerra… Midda-Khan. Hai delle prove per testimoniare che la tua non sia un'accurata menzogna a nostro discapito? » questionò Yu-Hine, mantenendo ancora quieto controllo e tentando di affrontare la questione dal fronte più razionale, rifiutando di lasciarsi condizionare dalle proprie emozioni.
« Sebbene alcuna prova dovrebbe servire, in quanto non potrebbe esservi alcun vantaggio, da parte mia, a ingannarvi; Loo-Kihn, in una situazione come questa, mi ha chiesto di rivolgermi a sua madre e di dirle… "Alla fine ho scoperto come si conclude la storia del piccolo Hu e delle sette pentole d'oro.". » dichiarò, in replica alla richiesta rivoltale « Spero che sia sufficiente… »
« La storia del piccolo Hu e delle sette pentole d'oro era la storia preferita di mio figlio. » sussurrò la madre, con aria confusa, con tono sorpreso, restando per un istante attonita innanzi a quella rivelazione « Mi chiedeva di raccontargliela ogni sera, ma si addormentava sempre prima della fine. Per i nostri avi… non è possibile! » scosse il capo, non riuscendo ad accettare che proprio figlio fosse ancora vivo, non dopo averne bruciato i resti fra mille lacrime.

Un momento di silenzio regnò, allora, sull'intera assemblea, mentre ognuno dei presenti tentava di riflettere sulle implicazioni di quell'annuncio, di quanto appena dichiarato dalla khan straniera. Ove, infatti, le sue parole fossero state oneste, sincere, dimostrando che il piccolo Loo-Kihn, il bambino da loro creduto prima vittima dei bakeneko, fosse ancora vivo e impegnato a costruire il proprio futuro presso una qualche scuola militare nella capitale; inevitabilmente anche altre sarebbero definizioni non avrebbero potuto essere pregiudicate quali malevoli, false e tendenziose, proposte all'unico scopo di ingannarli, di mentire loro, offrendo una visione distorta della realtà.
Ma se ciò fosse stato effettivamente tale, allora anche la sua prima affermazione avrebbe dovuto esser riconosciuta qual sincera, qual veritiera e, pertanto, tutti loro avrebbero dovuto essere considerati quali…

« … morti. » sussurrò Yu-Lohn, alle orecchie del proprio molto onorevole zio, trasparentemente stravolto da ciò che una tanto semplice parola avrebbe dovuto rappresentare per tutti loro, per il loro passato, per il loro presente e, ancor più per il loro avvenire « Se ella dice il vero, noi siamo tutti morti. »

Come sarebbe stato possibile accettare, per chi apparentemente ancora tanto attaccato alla vita, da poter ridere e soffrire, da potersi entusiasmarsi e deprimersi, da poter vincere e perdere, e ancora inorgoglirsi e vergognarsi, di essere già morto? Di essere solo l'ombra di ciò che era stato un tempo?
Come sarebbe stato possibile per gli abitanti di un intero villaggio accettare che colui che per due anni avevano pianto qual morto, fosse in verità l'unico sopravvissuto della loro gente, l'unico retaggio che tutti loro avevano in tal modo offerto verso il futuro?!

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