11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

domenica 24 giugno 2012

1618


« Q
uesta volta ci sei andata vicina… troppo vicina. » sussurrò Be'Sihl, accarezzandole i capelli neri, ritornati inevitabilmente arruffati nel momento stesso in cui l'umidità dell'acqua li aveva completamente abbandonati « Eri così desiderosa di liberarti di me, al punto tale da preferire affogare piuttosto che trascorrere ancora un quarto d'ora in mia compagnia?! » le domandò, con polemica dolcezza, scherzoso, invero, nel proprio domandare.

Midda Bontor aveva appena riaperto gli occhi quando egli parlò e, in verità, era ancora così stordita che, per un momento, non comprese chi avesse di fronte né cosa gli stesse dicendo. Solo dopo qualche lunghissimo istante riuscì a focalizzare l'immagine del proprio amato e, con un ulteriore ritardo, a rielaborare le parole da lui appena scandite.
Nel mentre in cui la consapevolezza del mondo esterno le iniziò a ritornare, anche quella del suo stesso corpo non si fece attendere, evidenziandole un intenso dolore alla mano sinistra e uno nel centro della schiena, sulla quale, in quel momento, non giaceva, essendo stata sdraiata sul fianco destro. E se, un ulteriore presa di coscienza, la spinse a definire il dolore al centro della schiena qual evidente conseguenza dell'attacco della medusa, ancora a stento ricordato nei propri dettagli; quello alla mano sinistra non risultò così ovvio nelle proprie ragione, costringendola a tentare di comprenderne le ragioni.
Fu allora che ella chinò, lentamente, il proprio sguardo verso tale arto e, con sorpresa, notò come le proprie dita fossero ancora chiuse attorno all'impugnatura della sua spada, lì serrate con vigore tale da aver completamente sbiancato la sua già pallida pelle in quel punto, e da essersi addirittura rattrappite in quella posizione, non dissimili a quelle della mano di un morto.

« Sì. » annuì lo shar'tiagho, allungando la propria mancina ad accarezzarle il viso, con un gesto delicato e pur carico di amore e di premura verso di lei « Dovevi avere così tanta paura di perderla, come l'altra, che non l'hai lasciata andare. Neppure quando ti abbiamo tratta sul ponte della Jol'Ange. Non nego che, per un istante, ci hai spaventato veramente per questo... sembravi veramente un cadavere. » sottolineò, scendendo con la carezza verso la sua mano in oggetto in tal monologo, accarezzando anch'essa e, in tal gesto, implicitamente invitandola ad aprirla, a lasciare andare quella spada, ora che non aveva più bisogno.

Ben lontana dal potersi riconoscere desiderosa di tradire le aspettative del suo uomo, la mercenaria si sforzò di aprire le estremità di quell'arto intorpidito, del quale, per un fugace momento, temette di aver perso il controllo, in assenza di una qualunque risposta.
Ma, dopo il primo tentativo, e non senza nuovo dolore, quelle dita si aprirono di qualche frazione di pollice, per poi, ancora, di un altro poco, non in misura sufficiente dal considerarle già distese, ma, per lo meno, quanto necessario a vederle aprirsi e lasciare ricadere la pesante spada oltre il bordo del suo giaciglio, sul pavimento in legno della nave.

« Sappi, comunque, non ho abboccato al tuo amo neppure per un istante: dopo lo scherzo che mi hai fatto quando hai inscenato la tua morte nella mia locanda, non ci credo più a certe cose… » proseguì egli, sorridendole e, con infinita dolcezza, chiudendo le proprie dita attorno alla sua mano, massaggiandola con gesti lenti e costanti, nella volontà di riattivare in quel punto la circolazione del sangue « Lo so che ucciderti è molto più difficile di quanto non vuoi dare a credere, e non ho dubitato, neppure un istante, che ti fossi salvata anche questa volta. »

Parole cariche di una profonda malinconia, le sue, che non riuscirono a dissimulare quanto, al contrario, quell'uomo dovesse aver nuovamente temuto e sofferto per la prematura morte della propria donna, come già troppe volte in quegli ultimi tempi. Malgrado ciò, egli non avrebbe mai detto o fatto nulla per impedirle di essere ciò che era, laddove, in tal caso, era consapevole che l'avrebbe perduta.
E di questo e non solo, ella lo ringrazio intimamente, con tutto l'amore del suo cuore e l'adorazione della sua anima. Lo ringraziò per essere ciò che era. Lo ringraziò per comprenderla come egli la comprendeva. E lo ringraziò per non essere venuto meno nella sua quotidianità, come ella, nel profondo del proprio intimo, era terrorizzata dall'eventualità che potesse occorrere.

« Ciò non toglie che tu sia stata una pazza a tentare di compiere quanto hai compiuto. » la rimproverò con tono ancora dolce, per quanto serio, scuotendo il capo, senza interrompere neppure per un istante l'azione della propria mano su quella di lei, incitato in tal senso dal percepire una reazione positiva in conseguenza ai propri gesti, ai propri sforzi « Come dicevo, questa volta ci sei andata vicina… troppo vicina. Ho dovuto osservare Noal mentre cercava di rianimarti, dopo che Av'Fahr ti ha sollevata di peso dal profondo del mare. Ho dovuto guardarlo mentre ti comprimeva il petto, incitando il tuo cuore a battere con maggiore decisione, e i tuoi polmoni a rigettare tutta l'acqua lì accumulata, e mentre ti soffiava aria in bocca, per non permetterti di abbandonare il regno dei vivi. »

Ancora incapace a presumere la possibilità, o meno, di riuscire a parlare, la Figlia di Marr'Mahew restò in silenzio ad ascoltare quelle parole. Parole che non mancavano di rimproverarla, ovviamente. Ma parole che non si negavano, neppure, la possibilità di supplicarla. Di pregarla di rendere propria maggiore prudenza, laddove, in questa occasione, ella era rimasta salva solo in grazie alla cima che aveva voluto legata ai propri fianchi, e alla forza straordinaria dei muscoli del colosso dei regni desertici centrali, capaci di sottrarla a quelle acque che sarebbero potute essere la propria tomba.
Invero, nel confronto con l'idea di essere quasi annegata, con il pensiero di aver quasi abbandonato il proprio mondo in quell'unica via tanto terrificante innanzi allo sguardo di un qualunque marinaio, di chi avesse votato la propria vita al mare così come, un tempo, ella aveva compiuto; ella non poté ovviare a un brivido di orrore, che si palesò in una violenta increspatura della sua pelle, sulle braccia, sul petto, sulle gambe, sotto le dita del suo amato, comunicandogli silenziosamente quel sentimento che forse mai sarebbe riuscita a scandire a parole… ma che, da lui, venne allora compreso, vedendolo stringere con più energia, con più fermezza, la sua mano, prima di spingersi in avanti, verso il suo viso con il proprio, verso le sue labbra con le proprie, in un bacio quasi completamente privo di quella appassionata carica sessuale caratteristica della maggior parte dei loro baci, e, ciò nonostante, forse uno dei più intensi fra tutti quelli di cui ella aveva goduto, allora carico solo di infinita dolcezza e tenero amore, in una tacita promessa di imperitura fedeltà. Qualunque cosa sarebbe mai occorsa, qualunque scelta ella avesse mai compiuto, per quanto folle o straordinaria essa avrebbe potuto dimostrarsi, egli le sarebbe rimasto sempre a fianco, non l'avrebbe mai abbandonata, non sarebbe mai venuto meno all'amore che, in quel bacio, volle dimostrarsi puro come quello di una ballata romantica, di una canzone, ancor più che di una storia vera, reale e concreta qual la loro.
E quando egli si staccò da lei, non ritraendosi ma, semplicemente, ponendo un soffio di distanza fra sé e le labbra della sua amata, le sue parole vollero solo confermare quanto i suoi gesti avevano comunicato, rendendolo, innanzi agli occhi della donna, così perfetto da non poter neppure sembrar vero. Al punto tale da rendere quanto accaduto con Desmair del tutto pari a un peccato veniale, a un errore privo di colpa.

« Non è stato bello… » sussurrò, contro di lei, dolce alito contro quelle carnose labbra lì tanto bisognose d'affetto e di comprensione « Non è stato per niente bello rischiare, ancora una volta, di perderti. Ma ti amo, Midda Namile Bontor. Ti amo come non credo neppure di essere in grado di amare. E sarò sempre accanto a te. Sarò sempre dalla tua parte. Qualunque cosa accada. Qualunque potrà mai essere tua scelta, per la tua vita e per la nostra relazione. »

Nessun commento: