11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 27 giugno 2012

1621


N
on appena la Jol'Ange fu avvistata dalle navi più esterne fra quelle ancorate attorno all'isola di Rogautt, interminabili apparvero gli istanti nel corso dei quali il futuro della goletta e dei suoi occupanti venne deciso da parte di quel presidio. Istanti nel corso dei quali, inoltre e in verità, la bandiera bianca sventolante sulla punta dell'albero di maestra apparve quasi perdere di significato, innanzi all'eventualità dell'immediato inizio di un conflitto con quei pirati. Malgrado ogni legittimo timore da parte dei nuovi giunti, comunque, alcuno a Rogautt avrebbe potuto considerarsi disinformato nel merito di chi sarebbe dovuta giungere all'isola, entro la scadenza ormai terribilmente prossima. Solo pochi giorni, infatti, separavano il tempo presente dal termine sancito dalla regina dei pirati per la sopravvivenza dei suoi due prigionieri, di Camne Marge e di Hui-Wen, in una temibile prossimità a quello che, per i due malcapitati, suoi prigionieri, sarebbe potuto essere l'ultimo istante di vita. Pochi giorni che, tuttavia, erano stati rispettati e che, in ciò, non avrebbero più dovuto proiettare, nel proprio inesorabile succedersi, alcuna ulteriore minaccia.
Così, ove anche a bordo della Jol'Ange tutti ebbero di che temere l'inizio di una sanguinosa battaglia, innanzi al pensiero della quale, comunque, si sarebbero proposti tutti egualmente pronti; non un solo grido d'avvertimento venne levato nella loro direzione da parte dei possibili antagonisti ed, eccezion fatta per inevitabili sguardi curiosi, alcun ulteriore interesse venne loro rivolto, concedendo alla goletta, in tal modo, di avanzare verso l'isola, attraverso il più vicino fra tutti i corridoi d'acqua loro concessi. E in grazia a tutto ciò, ove ve ne sarebbe potuta essere necessità, il potere di Nissa Bontor trovò ulteriore occasione di conferma e di evidenza, sì indiscusso al punto tale da imporre l'ordine sui propri sudditi, sulle proprie fedeli truppe, anche senza un proprio intervento diretto in tal senso, anche senza una propria parola esplicita a rimembrare già scanditi ordini. Perché in assenza di una tale autorità qual guida per tutta quella gente, per tutti quei pirati, difficilmente gli stessi avrebbero potuto sopportare quietamente la reciproca presenza… in alcuna misura quella di un altro equipaggio di non pirati, che allora sarebbe stato sicuramente inquadrato qual preda e non quale ospite da rispettare nella propria avanzata.
Progredendo, quindi, all'interno dell'incredibile e indescrivibile schieramento di navi, la Jol'Ange poté veleggiare quietamente fino alla stessa isola di Rogautt, e a un molo indiscutibilmente lasciato libero proprio per loro, e sul quale, già, una delegazione la stava attendendo, segnalando l'invito a lì ormeggiare attraverso una sequenza di segnali luminosi offerta per mezzo una lastra di metallo lucente e argentato, secondo un cifrario apparentemente simile a quelli utilizzati in altre isole del sud, e pur, in minima parte, originale quale quello di ogni porto, tale da permettere, reciprocamente, un immediata identificazione in casi nei quali l'identità delle parti in giuoco non fosse stata trasparente così come era in quel momento. A tali segnali, alcuno sulla goletta si prese incarico di rispondere, ove la ragione base utile a impegnarsi in tal senso sarebbe potuta essere allora riconosciuta in un semplice esercizio di stile.

« Mi raccomando… » scandì la Figlia di Marr'Mahew, portando quasi con distrazione la mancina innanzi a viso, e alle labbra, con l'intento di non rendere ad alcuno possibile intuire le sue parole attraverso il semplice movimento della sua bocca « Qualunque cosa accada, atteniamoci al piano. E soprattutto voi due, non dimenticatevi cosa dovete fare. » ricordò a beneficio di tutti e, in particolar luogo, di Howe e di Be'Wahr, ai quali era stato allora offerto un ruolo di tutt'altro che secondo piano nella questione.

Per merito dell'abilità al timone di capitan Noal, l'attracco fu questione di poche e semplici manovre, in conseguenza alle quali la Jol'Ange scivolò delicatamente sulle acque iniziando a rallentare, per poi fermarsi completamente, proprio accanto al molto ove era stato loro indicato di porsi.
E lì sopraggiunti, fu la stessa donna guerriero a gettare la cima ai pirati in loro attesa, offrendo agli stessi un inevitabile gesto di saluto e poche, misurate, parole scandite per l'occasione con voce terribilmente roca, tale da renderla quasi irriconoscibile persino all'orecchio di chi a lei vicino da oltre tre lustri.

« Ma che bel comitato di accoglienza! » esclamò, sorridendo apertamente, non dimostrando la benché minima irrequietezza, non desiderando concedere né a loro, né ad altri tale soddisfazione « Sono felice di vedere come la mia sorellina non abbia trascurato nulla nell'accoglierci. Aspettate un solo istante, che sistemiamo la passerella, e vengo a baciarvi tutti quanti! »
« Midda Bontor? » domandò uno dei pirati, avanzando innanzi agli altri, e squadrandola con aria incuriosita, nel trasparente desiderio di verificare quanto la supposta somiglianza fra lei e la regina dell'isola avesse da considerarsi confermata, per così come solo due gemelle avrebbero potuto palesare.
« In seno, lentiggini e ossa! » replicò ella, sempre con voce roca, tale da stuzzicare in tal senso l'attenzione di ognuno presente su quel molo, nella volontà di comprendere da dove derivasse simile anomalia in un quadro, altrimenti perfetto « Non pretendo di essere in forma smagliante, dopo l'accidenti che mi sono presa a seguito di un combattimento subacqueo con una medusa gigante, ma non mi posso neppure lamentare. » puntualizzò, dimostrando di aver intuito i pensieri degli uomini e delle donne lì a lei rivolti con la propria attenzione.
« Una medusa gigante? » ripeté e questionò il suo primo interlocutore, osservandola ora con un giusto stupore in conseguenza alle parole da lei appena pronunciate.
« Hai dei problemi d'udito, ragazzo mio?! » ridacchiò la mercenaria, mostrando una lunga fila di denti bianchi fra due carnose labbra « E' un peccato che alla tua giovane età già né soffra in tal modo. Timpani bucati… forse? » ipotizzò, esprimendosi con grazia fra il serio e il faceto, in misura tale che non fosse comprensibile se ella stesse canzonando l'altro oppure avesse veramente a cuore la sua salute.

Nel contempo di tale scambio di battute, Av'Fahr e Be'Wahr cooperarono per sistemare la passerella, utile a collegare il ponte della goletta con il molo, qualche piede più in basso. E non appena questa fu disposta, fu capitan Noal, e non Midda Bontor, il primo a presentarsi all'estremità superiore della medesima.

« Il mio nome è Noal Kedrih, capitano della Jol'Ange. » annunciò prendendo voce, quasi qualcuno fra i presenti sul molo sottostante avessero vantato un qualunque interesse nei suoi confronti, come altresì non era avvenuto « Colei che definite vostra regina ha preso in ostaggio due membri del mio equipaggio. E sono giunto fino a qui per pretenderne la liberazione. »
« Capitano… » lo apostrofò il "sordo", storcendo le labbra di fronte alla supponenza da questi volutamente dimostrata « Di cosa tu possa desiderare o pretendere non importa ad alcuno fra noi. O ad alcuno in tutta Rogautt. » osservò, con assoluta serenità, la stessa che avrebbe potuto impiegare per dichiarare il proprio nome e il proprio grado, così come, tuttavia, non fece « E se ora tu e il tuo equipaggio avrete la cortesia di scendere dalla nave e consegnarci le vostre armi, ci risparmierete l'antipatico ingombro di salire a bordo e pretenderle con la forza. »
« Ehy… ehy… calmatevi tutti, o rischierò di affogare sommersa da tutto questo sfoggio di mascolina virilità. » riprese voce la Figlia di Marr'Mahew, intervenendo fra il capitano e il pirata « Siamo venuti qui in pace e intendiamo andarcene tutti in pace… quindi non c'è alcun bisogno di giocare a fare i galli nel pollaio, per vedere chi ha la cresta più bella. »

E così dicendo si affiancò al capitano e lo superò, iniziando a ridiscendere la passerella e a dirigersi, con trasparente tranquillità verso il molo e i pirati, con la propria famosa spada bastarda nel fodero al proprio fianco destro, e una sacca ciondolante legata al fianco sinistro, contenente quanto preteso dalla sua gemella in cambio della libertà dei prigionieri: i potenti scettri del faraone.

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