11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 29 giugno 2012

1623


Q
uando la Figlia di Marr'Mahew uscì dall'acqua, dopo aver raggiunto la riva, la corvina chioma abitualmente disordinata, caotica, si mostrò altresì appiattita contro il suo capo, come necessariamente sarebbe dovuta essere in conseguenza all'azione imprevista dell'acqua di mare in suo contrasto. E la sua mano sinistra, la sola in carne e ossa che le era stata concessa a seguito di un'ingiusta condanna per pirateria, addebitabile, altresì, alla sua gemella; sì presentò alzata a celare più di metà del suo viso, compreso il tremendo sfregio che la stessa Nissa Bontor le aveva imposto al loro primo, vero, confronto in combattimento. In tal punto, dopotutto, ella era stata appena colpita dalla violenza del muscoloso Be'Wahr, offrendole una ragione più che valida per dimostrare in quel modo la propria umanità, e il dolore a essa conseguente. Se, anzi, ella non avesse risentito in alcun modo di quella tremenda, e involontaria, offensiva, difficile sarebbe stata considerarla effettivamente umana, in una direzione nella quale, in effetti, già in molti non si concedevano remore nel sollevare dubbi. Ma, al di là di ogni facile mitizzazione del suo nome e delle sue imprese, tali da renderla una semidea, o forse addirittura una dea, ancor prima di una comune mortale capace di impegnarsi in una misura sconosciuta ai più, e neppur da questi desiderata; ella era sempre stata e sempre sarebbe rimasta una donna… straordinaria, sì, ma comunque donna, capace di vincere come di perdere, di gioire come di soffrire, di sopravvivere come di essere uccisa.
Il colpo da lei ricevuto, pertanto, non avrebbe mai potuto essere mitigato dalla sua fama, dalla sua gloria, o dalle illusioni di molti attorno al suo nome. E dove già una buona parte delle più comuni persone sarebbero rimaste prive di sensi in conseguenza a tanto impeto; ella dimostrò indubbia supremazia nell'aver conservato controllo di sé, sufficiente da non affogare e, persino, da permetterle di riconquistare la riva, e, lì, di imprecare, non priva di ragione, contro i responsabili della propria disgrazia…

« Per Thyres! Per Thyres! Per Thyres! » ripeté per tre volte, con tono più simile a quello di una bestemmia che di un'invocazione, qual avrebbe dovuto essere la sua « Si può sapere cosa accidenti vi passa per la testa?! Ci stiamo consegnando prigionieri ai pendagli da forca servi di mia sorella, e voi perdete tempo litigando quali due bambini per il possesso di un comune balocco? » domandò retoricamente, risultando, se possibile, ancor più arrabbiata di quanto già non fosse in conseguenza alla voce sempre roca, forse ancor un poco più rispetto a pocanzi « Ma io vi polverizzo il deretano a calci… »
I due, dal canto loro, nel mentre in cui ella veniva avvolta all'interno di una coperta dall'intervento premuroso di Be'Sihl, suo amato, non poterono fare altro che sussurrare, praticamente in coro: « … scusa… »
« Ma andate in gola a Gorl, voi e il vostro scusa! » ribadì ella, avvolgendo la coperta in questione non solo attorno alle proprie spalle, ma anche al proprio capo, sempre coprendosi parte del viso con la mancina, là dove ancora le doleva in misura non trascurabile « Combinatene un'altra così, e dovrete supplicare Nissa di uccidervi, giusto per evitare di restare in cella in mia compagnia! »
Fu in conseguenza di quell'intervento, di quell'ultima affermazione pronunciata con assoluta naturalezza, quasi quello avesse da considerarsi l'unica, possibile evoluzione dei fatti, che fu il turno del giovane Ifra a prendere parola, offrendo spazio a un semplice, quanto necessario, dubbio nel merito di una posizione apparentemente tanto ferma, e tanto naturale, quasi l'oggetto di quelle parole avesse da considerarsi il sorgere o il tramontare quotidiano del sole: « Cella…? »
« Certo… cella! » rispose Midda, ancora infervorata, per quanto, comprendendo di non aver nulla da obiettare a discapito del mozzo, subito si impose maggiore quiete « Perdonami, Ifra. Ma dubito che ci abbiano riservato degli alloggi a palazzo, giusto per offrirci dei giacigli più comodi. » sorrise, ora a metà fra l'ironico e il sarcastico, non tanto verso il ragazzo, quanto verso i pirati in silenzio attorno a loro, a osservare incuriositi e divertiti l'evolversi della scena « Dopo che ci avranno condotti al cospetto della mia amata parente, ci sbatteranno in prigione, in attesa di una sua magnanima decisone. O sbaglio?! » soggiunse verso questi ultimi, a dimostrare l'identità dei veri destinatari delle sue parole.

In tal modo, in conseguenza a quella forse troppo rude, ma realistica affermazione, un momento di imbarazzato silenzio si diffuse inevitabilmente fra i presenti. Non un silenzio verso e proprio, in verità, ove caratterizzato da molteplici bisbigli e sussurri. Ma un silenzio conseguente all'assenza di un reale dialogo, qual in quel momento fra loro stava venendo a mancare, nei confronti fra piccoli gruppetti interni ai due schieramenti in luogo a un confronto vero e proprio fra le formazioni lì in opposizione.
Prima che, tuttavia, il portavoce dei pirati avesse modo di riprendere parola in tal senso, per offrire il proprio punto di vista in merito alla questione per così come proposta da parte della donna guerriero, un'altra questione, di importanza maggiore, attrasse la sua attenzione…

« Il sacco! » esclamò, indicando il fianco sinistro della mercenaria, laddove prima pendeva un sacco in pelle contente qualcosa di pesante ma non molto ingombrante, l'identificazione della quale, salvo strane sorprese, avrebbe dovuto essere considerata più che retorica; ma che ora si mostrava del tutto libero d'ingombri, dando luogo a uno spiacevole timore che subito volle esplicitare « C'erano gli scettri dentro? Dove è finito? Non sarà… » esitò, indicando il fondo del mare.
E la mercenaria, mostrandosi sinceramente stupita al punto da dimenticare, per un istante, il dolore al volto, chinando il capo e frugando con entrambe le mani al di sotto della coperta, non poté che testimoniare, con il proprio palese sgomento, la correttezza della deduzione dell'altro, sussurrando fra i denti: « Maledizione! »

Quella conferma, temuta e purtroppo ma inevitabilmente inattesa, diffuse una certa irrequietezza fra i pirati, i quali non sembrarono gradire non tanto la notizia del possibile smarrimento degli scettri, quanto, tutto ciò, avrebbe potuto comportare per loro, loro ai quali era stato affidato quell'importante incarico per volere della stessa regina di Rogautt. Ragione per la quale nuovi brusii si diffusero omogeneamente fra tutti loro, nel mentre in cui, la parte a loro contrapposta, quella dell'equipaggio della Jol'Ange, offrì ora reale silenzio, in attesa dell'evoluzione della situazione, per comprendere se tanto presto sarebbe stato loro richiesto di iniziare una sfida impari o se, altresì, sarebbe stato loro concesso di rispettare, almeno in parte, il piano originale, per così come concordato con Midda Bontor.
Dopo un prevedibile momento di disordine fra le fila dei pirati, tuttavia, il "sordo" riuscì a ristabilire una parvenza di disciplina, chiaramente in ciò sospinto dal timore di quanto a lui, in particolare, sarebbe stato imputato in caso di fallimento. E così, a una dozzina di pirati venne comandato di attrezzarsi al fine di calarsi nelle acque sotto la goletta allo scopo di scandagliarne il fondale e verificare ove accidenti potesse essere finito quel sacco; mentre a un'altra dozzina venne ordinato di scortare i prigionieri sino alle celle già per loro effettivamente allestite. In tutto ciò, quindi, l'uomo riservò a se stesso, e a una manciata di altri propri compagni, l'onere di comunicare alla loro signora quanto accaduto, sperando di poter sopravvivere a sufficienza da potersi riunire, alla fine, con le altre due dozzine di loro pari, ai quali, al di là di qualunque possibile polemica, era stata offerta la parte migliore.

« E voialtri… » riprese alfine voce verso l'equipaggio della Jol'Ange « .. sperate bene che quegli scettri vengano recuperati al più presto. Perché le vite dei vostri compagni, nonché le vostre, saranno in forte dubbio sino a quel momento. »

Con quella promessa, pertanto, capitan Noal e i suoi uomini, compagni di sempre e da ben poco acquisiti quali tali, vennero allontanati dalla spiaggia e guidati verso l'interno della capitale, nel mentre in cui, a debita distanza, lo sguardo della Campionessa di Kriarya li seguiva, animato dalla soddisfazione di aver adeguatamente previsto la completa evoluzione di quegli eventi.

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