Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
News & Comunicazioni
E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
giovedì 3 aprile 2014
Intermezzo - parte seconda
Avventura
000 - Speciali
« Se ha da essere… che sia. Ma facciamo alla svelta. » dichiarò la mercenaria, in tal senso rivolgendosi direttamente al cantore e invitandolo a non esitare ulteriormente nel proprio incedere, giacché, non diversamente dalle altre figure lì radunate, anche ella avrebbe preferito di gran lunga essere altrove piuttosto che lì, immersa in quella compagnia « Di cosa desideravi parlarci…?! »
Posto in maggiore imbarazzo rispetto a quanto non avrebbe gradito ammettere, nel ritrovarsi, improvvisamente, al centro dell’interesse di un tanto variegato, quanto importante, quartetto qual quello venutosi lì a presentare dietro suo esplicito invito; il cantore non poté fare a meno di esitare innanzi a una domanda tanto diretta e, ciò non di meno, tanto semplice, motivo per il quale, invece di accomodarsi a sua volta, iniziò a schioccare le ossa delle dita, qual segno di nervosismo e al fine di guadagnare, in tutto ciò, qualche ulteriore istante di tempo, prima di essere costretto a prendere voce.
Volendo cercare, all’interno del gruppo, una figura alla quale poter fare riferimento, egli si soffermò, nel mentre di tutto ciò, a prendere in esame ogni singolo invitato, per poter meglio valutare a chi, eventualmente, avrebbe potuto appellarsi in cerca di aiuto. Non necessariamente una figura a lui simile, laddove, obiettivamente, nella conoscenza che egli aveva dei propri ospiti, avrebbe potuto tranquillamente ammettere di non poter vantare vicinanza ad alcuno di loro, affinità psicologica a nessuno fra essi, mancando, in quel momento, lo scudiero della mercenaria che, fra tutti coloro di cui aveva avuto occasione di raccontare vicende e avventure, da sempre si era dimostrato a lui più prossimo; ma, quantomeno, una figura che, al di là di tutto, avrebbe potuto sperare di considerare a lui sinceramente amica. O, possibilmente, quanto di più vicino a poter essere sinceramente amica.
La donna guerriero, l’eroina eletta di tutte le avventure da lui testimoniate: figura eccezionale, carismatica, coraggiosa, sempre coerente con se stessa, indomita nel profondo del proprio spirito, in misura tale da non poter mai accettare compromessi alcuni; ella incarnava, innanzi al suo sguardo, tutto ciò di cui mai avrebbe potuto innamorarsi in una donna, e tutto ciò che da una donna avrebbe mai potuto sperare di chiedere. Ciò non di meno, proprio nel confronto con le sue virtù, e con le necessarie sue colpe, egli non avrebbe potuto che dirsi sostanzialmente certo del fatto che ella non avrebbe potuto a lui rivolgersi con brama di supporto, di sostegno, se non fosse stato egli stesso a concedere a lei una solida dimostrazione di quanto, simile supporto, tale sostegno, non sarebbero stati da lui semplicemente e sgradevolmente sprecati. Perché, nella stessa misura nella quale ella si era sempre dimostrata pronta a compiere l’impossibile a tutela dell’autodeterminazione, e del raggiungimento della medesima da parte di chiunque le fosse vicino; parimenti ella non aveva mai voluto sprecare il proprio tempo con chi consapevole colpevole delle proprie disgrazie e, soprattutto, più interessato a piangersi addosso che a compiere quanto utile a rimediare. E sebbene egli, in quel momento d’incontro, non fosse interessato a procedere in una simile direzione, troppo semplice, troppo facile, sarebbe stato, allora, per lei fraintendere le sue ragioni, le sue motivazioni, arrivando alfine a considerare, quello, da parte sua, quale un semplice sfogo e l’infantile volontà di cercare supporto da parte loro per proseguire, per andare avanti, malgrado tutto. Esclusa.
La regina immortale, l’oscura nemesi, da sempre, della donna guerriero: figura enigmatica, intrinsecamente malvagia, sospinta da motivazioni ancor non meglio chiarite, ancor non meglio comprese, e pur rivolte, ineluttabilmente, verso il dominio e l’annichilimento totale; ella rappresentava, innanzi al suo sguardo, un mistero ancor da esplorare, una psicologia ancor tutta da scoprire, e, in tal senso, un’incognita di difficile interpretazione, di improbabile analisi. Pericoloso, in tutto ciò, sarebbe ineluttabilmente stato, per lui, cercare di appellarsi proprio a lei qual supporto, qual sostegno, fosse anche, e soltanto, nel dubbio che, qual prezzo per simile favore, per tale piacere, ella altro non avrebbe potuto che esigere la sua vita e, forse, persino, qualcosa di più ancora: la sua anima immortale, nella promessa di un’eterna dannazione dalla quale non avrebbe potuto trovare occasione alcuna di redenzione o di salvezza. Esclusa.
Il semidio demoniaco, marito, non per propri meriti o per propria volontà, della donna guerriero, e figlio, ancor non per propri meriti o per propria volontà, della regina immortale: figura non meno enigmatica rispetto alla propria genitrice, era stato presentato, proprio malgrado, qual intrinsecamente malvagio, seppur, successivamente, scopertosi qual contraddistinto, caratterizzato, da una psicologia, da una profondità maggiore rispetto a quanto non avrebbe potuto essere inizialmente valutato; egli non avrebbe più potuto, ormai, essere considerato né qual necessariamente malvagio, né, comunque, qual impropriamente positivo, in misura, obiettivamente, poi non così diversa rispetto alla propria sposa, eroina, certo, dell’intera vicenda ma, non per questo, riconducibile a una serie di canoni etici di comune riferimento utili a definire un personaggio buono. Avesse ella desiderato essere incarnazione di valori positivi, infatti, difficilmente avrebbe potuto trovare modo di giustificare tanto la propria professione, quella di professionista della guerra, quanto la propria indole, la propria natura che, sin dalla più tenera età, l’aveva spinta a cercare nel conflitto, e nel conflitto armato, la soluzione ai propri problemi, alle minacce a lei imposte, rendendo guerra e morte tutto ciò che della vita ella avrebbe mai potuto apprezzare, tutto ciò che della quotidianità avrebbe potuto mai avere desiderio di conoscere. Alla luce di ciò, di improbabile ipocrisia sarebbe stata la scelta, da parte di chiunque, e ancor più del medesimo cantore, che entrambi conosceva forse e ancor meglio di se stesso, quella di condannare l’uno e, parallelamente, salvare l’altra, quella di definire il primo malvagio, e l’altra qual buona, nell’essere, tanto l’uno, quanto l’altra, nulla di più e nulla di meno che da sempre coerenti con loro stessi, e nell’agire, tanto l’uno quanto l’altra, non in funzione di una qualche effettiva crudeltà, non in nome di un qualche reale desiderio di dominio o di annichilimento globale, quanto e soltanto di autodeterminazione, di costante, crescente e sempre più matura consapevolezza di se stessi, del proprio mondo, delle proprie capacità, dei propri scopi, dei propri obiettivi e, soprattutto, della ragione della propria esistenza in una realtà nella quale non avrebbero potuto accettare l’idea di essere, né più né meno, semplici comparse, figure di sfondo in un mondo che, dopo la loro morte, si sarebbe altrimenti potuto troppo rapidamente dimenticare della loro passata esistenza in vita, quasi come se essa non fosse realmente mai occorsa. E se le premesse, nel giudizio su tale figura, su tale creatura che qualcuno avrebbe definito facilmente mostro, avrebbero avuto a dover essere giudicate quali non diverse da quelle che già avrebbero avuto ragione di contraddistinguere la donna guerriero; al suo pari il cantore non avrebbe avuto alcuna ragione di eleggere il semidio immortale qual complice designato in quel momento, nel cuore di quell’incontro. Escluso.
Esclusi tre su quattro, scelta sostanzialmente obbligata avrebbe quindi dovuto essere considerata quella che avrebbe potuto spingere il cantore a individuare nell’ex-locandiere, compagno e amante della donna guerriero nonché involontario ospite, nella propria mente, dello spirito di colui che un tempo fu il semidio immortale, la figura amica così ricercata. E se, pur, nel proprio rapporto con lui, il cantore non avrebbe potuto individuare episodi realmente utili a considerarli spiriti affini, per quanto, sicuramente, non avrebbe potuto evitare di desiderare scoprirsi tale; al tempo stesso non avrebbe neppure potuto individuare episodi realmente utili a considerarli in avverso reciproco riferimento, con qualche pendente ragione utile a escluderlo qual proprio possibile complice, qual figura lì per lui amica, nella quale ricercare sostegno, supporto, con l’aspettativa di potersi riservare reale fiducia, reale occasione di fedeltà. Al contrario. Alla luce di recenti sviluppi nella vita di entrambi, alla luce di recenti tradimenti da entrambi subiti da figure erroneamente ritenute amiche, da soggetti giudicati positivamente all’interno delle proprie reciproche esistenze e soltanto tardivamente scoperti quali, altresì, quanto di più negativo avrebbero potuto temere di incontrare, tanto l’ex-locandiere quanto il cantore avrebbero potuto scoprirsi quali fratelli, l’un l’altro accomunati da una necessaria, obbligata e, pur, non desiderata, diffidenza verso il prossimo, a discapito di ogni impegno altresì precedentemente promosso in direzione del tutto opposta.
« Io... » esordì, cercando nello sguardo del proprio intimamente eletto complice il sostegno allora per lui necessario « ... ho bisogno di aiuto. Del vostro aiuto. Di tutti voi. »
mercoledì 2 aprile 2014
Intermezzo - parte prima
Avventura
000 - Speciali
« Se avessi saputo che stavi invitando anche loro, non sarei mai venuta! » accusò la donna, piantando la punta dell’indice della mancina dritto al centro del petto del suo cantore, con impeto tale che, benché fosse un semplice dito, in carne e ossa, per un istante questi non poté che temere il peggio « E lo sapevi benissimo… per questa ragione ti sei premurato, con la massima attenzione, a non dirmi nulla a tal riguardo. Non è forse vero?! »
Se solo fosse stato un personaggio delle proprie storie, una semplice comparsa all’interno di una delle tante vicende da lui riportate, nel corso degli anni, su carta, egli si sarebbe allora permesso di rimbalzare, con lo sguardo, fra la propria interlocutrice e gli altri presenti, a concedersi occasione di valutare con attenzione la situazione ivi creatasi e, innanzi a tutto ciò, a cercare occasioni di evasione dalla medesima, per quanto, obiettivamente, tutto quello fosse stato mera conseguenza di una sua esplicita richiesta.
Non essendo, tuttavia, egli un personaggio delle proprie storie, non potendosi permettere neppure la dignità propria di una semplice comparsa all’interno di una delle tante vicende da lui riportate, nel ritrovarsi quel dito puntato al centro del proprio petto, e, al di sopra dello stesso, la coppia di occhi color ghiaccio distintiva, da sempre, della donna guerriero, della mercenaria, da lui resa protagonista di una lunga saga, di un’intensa narrazione, difficilmente si sarebbe potuto concedere una qualunque occasione utile a pensare, a ponderare, a riflettere, a valutare… e, anche e soltanto, a distogliere lo sguardo da lei e da quelle gemme terrificanti e, ciò non di meno, straordinarie nel proprio incanto, nella propria infinita bellezza, tali da imporre, accanto al timore per il fato di morte che da esse avrebbe potuto derivare, anche una certa, folle brama di tale destino, di simile sentenza, se soltanto, da tutto ciò, sarebbe per lui derivata una pur fugace possibilità di protrarre, ancora per pochi istanti, il contatto fra loro venutosi così a formare.
« Che diamine spreco a fare fiato nei tuoi confronti?! » si domandò poi ella, sospirando e scuotendo il capo, prima di riabbassare la mano accusatrice e, in tal modo, interrompere definitivamente quella straordinaria parentesi che pur impagabile appagamento aveva appena indirettamente concesso alla presunta vittima di tale, blanda aggressione « Tanto non cambierà mai niente. Non oggi. Né mai. » asserì, con incedere, allora, tristemente rassegnato, proprio di chi, suo malgrado, ben consapevole di ogni pur minima dinamica esistente dietro a ogni loro confronto « Non mi ascolti… non mi hai mai ascoltato… e mai mi ascolterai. O, se così fosse, avresti già da tempo smesso di darmi il tormento come pur ti stai ostinando a fare. »
« A-ehm… » tossicchiò, da un angolo della stanza, l’imponente figura del semidio sposo della mercenaria, preludendo con un certo margine di discrezione a un suo imminente intervento « Non per intromettermi in questo momento di intimo confronto fra voi… ma ognuno di noi, immagino, potrebbe lamentare di avere il suo bel da fare, invece di… come dire?!... perdere tempo in questo modo. » obiettò, nella maniera più diplomatica che, evidentemente, era stato in grado di individuare per esprimere tale concetto « Quindi, se, per cortesia, andassimo a iniziare, potremmo forse sperare di concludere questo strazio nel minor tempo possibile… e, soprattutto, di ritornare nel minor tempo possibile ognuno ai propri impegni. »
« I propri impegni…?! » sorrise, divertita, l’antagonista della vicenda, nonché madre del semidio, aggrottando la fronte… o, quantomeno, la fronte dell’ultimo corpo da lei allora posseduto, e trattenendosi a stento dall’esplodere in una grassa risata, quanto mai sincera e quanto mai velenosa così come, soltanto da lei, sarebbe allora potuta derivare « Non credevo che tu potessi avere ancora qualche impegno, in tempi recenti, figlio mio. » osservò, sollevando l’indice della destra al solo scopo di condurlo ad appoggiarsi, delicatamente, a lato del proprio mento, a offrire l’evidenza di un momento di riflessione da parte propria attorno a simile tematica « Ciò non di meno, non posso che essere felice, nel constatare come, in fondo, i secoli nei quali sei rimasto esiliato dalla nostra realtà per mio volere, e per mio volere confinato in quella roccaforte che osavi definire qual “tua” dimora; ti siano serviti, costruttivamente, a permettere di accrescere il tuo autocontrollo… e la tua capacità di trovare appagamento anche nel nulla più assoluto. Qual, certamente, non può fare altro che dominare entro i confini di quella testa nella quale, ora, soggiorni… »
Probabilmente il proprietario della testa così tirata in giuoco, e non in termini particolarmente positivi, avrebbe potuto avere ragione di che lamentarsi per la scarsa considerazione dimostrata nei suoi riguardi se, propria fortuna, non si fosse dimostrato, da sempre, un uomo particolarmente paziente, razionale e riflessivo nel proprio approccio alla vita e ai suoi problemi. Un carattere, il suo, che oltre ad avergli permesso, in passato, di gestire per oltre vent’anni una locanda all’interno di uno dei regni più confusi, caotici e pericolosi, sopravvivendo a tutti gli ineluttabili rischi non soltanto derivanti dalla gestione di una locanda, ma, ancor più, della gestione di una locanda in un ambiente intrinsecamente rischioso qual, solo e semplicemente, non avrebbe potuto essere che considerato quello della, non a caso rinominata, città del peccato.
Così, anche allora, le provocazioni non poterono mancare di ricadere nel vuoto, e nel vuoto lasciato, allora, qual tale dal silenzio nel quale egli ebbe la premura di barricarsi, in attesa di seguire l’evoluzione di quel momento di chiarimento di indubbia natura famigliare… e, in effetti, che egli potesse volerlo o meno, che potesse apprezzarlo o meno, di una famiglia alla quale non avrebbe potuto evitare di considerarsi appartenente. Per una ragione o per l’altra.
« Vi prego… per favore… » intervenne, ciò non di meno, il promotore di quel momento di incontro, il cantore, levando le mani innanzi a sé, con i palmi rivolti in avanti, a invocare, da parte di tutti, un momento di quiete, utile a permettere a quella situazione di non degenerare nei termini nei quali, pur, avrebbe potuto riservarsi di degenerare « Avevamo concordato che questo sarebbe stato territorio neutrale e che ogni conflitto lo avremmo lasciato al di fuori di questa stanza. » tentò di ricordare a tutti e a nessuno in particolare, tutti e nessuno in particolare osservando, in termini utili a ovviare al rischio che qualcuno, in ciò, potesse sentirsi posto sgradevolmente sotto giudizio.
« Mio caro cantore… » prese nuovamente voce la regina immortale, l’antagonista della storia, or rivolgendosi, direttamente, all’ipotetico moderatore di quel momento d’incontro, con un sorriso che difficilmente non avrebbe potuto evitare di rimembrare quello proprio di un gatto selvatico posto innanzi a un topino di campagna, eletto, in tal modo, a proprio intrattenimento oltre che, e soprattutto, a proprio pasto, qual, sgradevolmente, avrebbe potuto finire per dimostrarsi essere anch’egli « Ti posso assicurare che la mia parola è legge. E che non violerò in alcun modo i termini dell’accordo intercorso fra noi… » asserì, con una cadenza tale da far temere esattamente l’opposto di tutto ciò « Tuttavia, permettimi di farti presente come le quattro figure qui da te oggi radunate non abbiano a potersi considerare propriamente… amiche. Al contrario. » puntualizzò, ammiccando, a evidenziare un’ipotetica complicità, fra lei e l’altro, che l’altro non seppe riconoscere e che, anzi, lo spinse persino a un leggero imbarazzo, nel temere che qualcuno fra i restanti astanti potesse fraintendere tale gesto « E tu meglio di chiunque altro dovresti saperlo, in misura tale da non poterti permettere illusioni utili a presumere questo incontro, pur mantenuto sotto regole di tregua, tale da offrirci la possibilità di socializzare l’un l’altro quasi fossimo vecchi camerata… »
« Per una volta tanto, non credo di poter dare torto a mia madre. » ammise il semidio, aggrottando appena la fronte e, probabilmente, in cuor suo, maledicendosi per quanto ritrovatosi in ciò costretto a compiere « E non avete idea di quanto, tutto questo, mi possa dar oggettivamente fastidio. »
Un momento di silenzio, in conseguenza a tutto ciò, calò al di sopra del gruppetto lì radunato per volontà del cantore, nel mentre in cui, tutti quanti, a eccezion fatta per il promotore stesso, altro non stavano che attendendo, da parte sua, una presa di voce nel merito delle ragioni alla base di simile iniziativa.
Un silenzio, tuttavia, che nel momento in cui ebbe a prolungarsi eccessivamente, fu allora interrotto dalla donna guerriero, la quale, accettando di muoversi fino alla sedia riservatale, lì si accomodò e, in conseguenza a ciò, invitò il loro anfitrione a fare altrettanto e a dare il via a qualunque cosa egli potesse avere allora in mente…
martedì 1 aprile 2014
2236
Avventura
045 - Nuove vite. Vecchi amori
A dir poco paradossale, in tutto ciò, ha da considerarsi l’evidenza di quanto, mio malgrado… nostro malgrado, proprio nel mentre in cui Desmair e io stavamo avendo una simile discussione, un tale confronto, la mia supposta amica stesse compiendo le ultime mosse utili a definire il proprio tradimento.
Mosse che, nella fattispecie, alla sera successiva a tale momento di dialogo, di intima dialettica, mi vide invitato, da lei, a una serata di svago diversa dal solito, e volta, allora, a non porci in comune compagnia a tutto il gruppo con il quale, abitualmente, condividevamo i nostri spazi, ma a una passeggiata in centro città, e, da lì, a una serata di socializzazione in un locale predominato da musica, e da danze indubbiamente scatenate, il cui termine tecnico, a oggi, non mi è ancora stata concessa occasione precisa di comprendere, non avendo, in effetti, avuto particolare interesse ad approfondire la questione. A tale locale, del resto, non ebbi obiettivamente mai occasione di giungere, laddove, vittima della malia su di me, purtroppo, imposta da Tannouinn, mi riservai sgradevole opportunità di farmi sopraffare in totale accordo ai suoi piani, alla strategia che, ella, come scoprii soltanto troppo tardi, aveva avuto occasione di concordare con la stessa Anmel Mal Toise.
Scenario del tradimento? Senza particolare eccesso di originalità, laddove l’ho descritta astuta, sicuramente, abile, ancora, ma non sostanzialmente fantasiosa, non concretamente creativa, un vicolo nel quale ella si premurò di deviare il nostro percorso, approfittando della mia più totale ignoranza non soltanto nel merito dei suoi reali propositi, ma, ancor più, della planimetria propria della città, dello sviluppo delle sue vaste aree, dei suoi spazi e delle sue strade.
« Ehy… voialtri… » apostrofò il primo di una coppia di omaccioni, nel mentre in cui, egli e il suo compare, emersero dalle tenebre entro le quali erano rimasti quietamente ammantati sino a quel momento, in nostra attesa « Vi siete persi?! » domandò, con tono che, in verità, ben minimo sforzo stava tentando di compiere al fine di mistificare le proprie reali, aggressive intenzioni a nostro… a mio, in effetti, discapito.
« Non sapete che può essere estremamente pericoloso perdersi in questa zona della città…? » ironizzò l’altro, scuotendo appena il capo « Per fortuna ci avete incontrato… siamo delle ottime guide e vi scorteremo, ben volentieri, in un luogo migliore. »
Istintivamente, in risposta a uno stolido istinto di protezione nei riguardi della mia accompagnatrice, e nella più completa ignoranza di quanto, obiettivamente, ella avrebbe avuto a doversi riconoscere ben più pericolosa della coppia appena palesatasi, mi lasciai scivolare davanti alla canissiana, al fine di poterla proteggere dai due aggressori, qual, senza eccesso impiego di capacità logiche deduttive, avrebbero allora avuto a doversi riconoscere.
Purtroppo, mai come allora un gesto di cavalleria avrebbe avuto a doversi considerare del tutto sprecato…
« Non stiamo cercando guai… » provai a parlamentare con la coppia, scuotendo appena il capo a concedere maggiore enfasi a quella mia affermazione « Vi prego… lasciateci proseguire oltre nel nostro cammino, e questo episodio resterà soltanto l’effimero ricordo di un malinteso sfiorato. »
Fu allora che la messinscena ebbe a rompersi, ed ebbe a rompersi, in verità, non tanto per un qualche intervento, o una qualche azione esplicita da parte della mia supposta protetta, quanto e, a dimostrazione della psicotica coerenza della medesima con il proprio pianificato tradimento, per la grassa risata nella quale esplose la coppia di aggressori.
Una grassa risata che, se lasciata fine a se stessa, avrebbe potuto ancora essere fraintesa, avrebbe ancora potuto essere altrimenti giustificata, e che, ciò non di meno, venne premurosamente accompagnata da una semplice, semplicissima frase che, improvvisamente, mutò l’interpretazione dell’intero contesto, palesando in maniera soltanto patologicamente equivocabile il ruolo chiave, in tutto ciò, di Tannouinn.
« Allora la cagna aveva ragione… » commentò, fra le risate, uno dei due « … è riuscita a cucinarsi questo idiota proprio per bene! »
Mi sarebbe stato sufficiente un solo istante. Un solo istante per permettere alla mia coscienza di affondare negli strati più profondi del mio subconscio e per concedere, parimenti, a Desmair di affiorare, in tutta la propria potenza, in tutta la propria violenta crudeltà che, mai, come in quel frangente, sarebbe stata opportuna e giustificata, che mai come in quel frangente avrebbe avuto senso, anche da parte mia, scatenare, senza rimorso alcuno, senza il benché minimo rimpianto per ciò che sarebbe accaduto e per la strage che, i suoi spettri, avrebbero lì compiuto, scarnificando tanto i due scagnozzi, quanto la sola, e unica, pur passiva protagonista di quella vicenda uno strato alla volta, e, in tutto ciò, avendo anche la premura di mantenerli, per più tempo possibile, in vita, nonché perfettamente coscienti di quanto stesse loro accadendo.
Purtroppo, e qui la colpa è soltanto mia, malgrado i dubbi instillati in me da Desmair, e, probabilmente, indirettamente, anche dai tanti anni di frequentazione con la mia amata Midda, una parte del mio intelletto, una parte della mia mente, non volle ancora credere a quel tradimento, non volle ancora cedere di fronte a un’affermazione di pur indubbia interpretazione, riservandomi un fuggevole momento di dubbio, e di dubbio in favore a Tannouinn, utile a concederle la possibilità di portare a compimento il proprio ultimo gesto nei miei confronti, evidenza non più ambigua, non più incerta, su qualche avrebbe avuto a dover essere considerata, realmente, la sua posizione.
E prima che mi potessi rendere conto di quanto ella avesse compiuto, mi ritrovai il collo circondato da una sorta di freddo collare metallico, un collare che, sul momento ovviamente non lo compresi, si premurò anche di trapassare la mia spina dorsale con un lungo ago, un ago che, in tutto ciò, volle essere veicolo della mia disfatta, della mia sconfitta, non soltanto, nell’immediato, stordendomi e lasciandomi precipitare al suolo inerme e privo di sensi, ma, come ebbi, altresì, immediata occasione di verificare, negandomi qualunque occasione di contatto con Desmair, nel lasciarmi, per la prima volta dopo tanto tempo, solo con me stesso all’interno della mia testa.
« Desmair! » provai invano a gridare, e a gridare ripetutamente nelle tenebre nelle quali, in tutto ciò, ero appena precipitato, ero appena stato catapultato qual effetto della bravura di una donna a farsi beffe delle mie emozioni, dei miei sentimenti, e, ancor più, della mia stupidità a concederle una pur minima occasione in tal senso « Desmair, dannazione… rispondimi! »
Ma Desmair non era lì con me. E non lo sarebbe stato, nostro malgrado, per molto tempo ancora, reso prigioniero all’interno della mia testa, del mio corpo, senza, pur, alcuna possibilità di contatto con il mondo esterno, di presa di controllo sulle membra che, da tempo, ormai condividevamo, in termini più o meno entusiastici per entrambi e, ancor più, per Midda, mia amata e sua sposa.
E nello scoprirmi unico interlocutore, in tutto ciò, rimastomi, non potei fare altro che complimentarmi con me stesso. Amaramente. Dolorosamente. Colpevolmente…
“Bravo Be’Sihl. Veramente bravo.” riflettei, nel silenzio della mia mente “Ti sei lasciato cuocere veramente a puntino.”
Ragione del tradimento?... Non l’ho mai saputa. Non ho mai avuto il tempo di chiederla. E, ormai, non credo neppure abbia una qualsivoglia importanza.
Forse è stata brama di potere. Forse è stata avidità e desiderio di ricchezze. Forse è stata banalmente una questione di indole e di un’indole atta a spingerla a voler dimostrare di poter dominare le menti di qualunque uomo a sé circostante, per mero autocompiacimento. Al di là di ogni possibile considerazione, comunque, nulla ha comunque importanza... giacché, nell’incommensurabile senso divino di giustizia, ella ha alfine ottenuto tutto e solo ciò che meritava.
Iscriviti a:
Post (Atom)