11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

giovedì 18 aprile 2019

2884


Più di ogni altra riprova, a testimoniare la follia propria dei Progenitori o dei Primi Eredi, avrebbe infatti avuto a dover essere riconosciuto il loro stesso pianeta, quel mondo che, in sola conseguenza alla ricerca di un qualche diletto, essi avevano totalmente distrutto, annichilito così come alcun nemico avrebbe potuto arrivare a compiere. Laddove, dopotutto, quegli esseri erano arrivati a compiere qualcosa di tanto orrendo a discapito della loro stessa casa, al punto tale da prosciugarlo nella propria stessa energia vitale, e da estinguerlo nelle proprie stesse possibilità di vita, semplicemente palese avrebbe avuto a doversi giudicare la più assoluta indifferenza che essi avrebbero potuto riservarsi nei confronti di qualunque altro mondo, di qualunque altro pianeta, arrivando, quietamente, a estinguere intere civiltà soltanto per mera noia, per un capriccio del tutto privo di qualsivoglia possibilità di giustificazione. E se semplicemente palese avrebbe avuto a doversi riconoscere tale indifferenza, necessariamente obbligata avrebbe avuto a doversi ritenere, la necessità di schierarsi in contrasto a essi, a tutela non soltanto della propria semplice esistenza, e del proprio diritto a esistere, quanto e ancor più a protezione dell’intero Creato, e di quel Creato che tali creature di incomparabile potere avrebbero potuto quietamente annichilire, estinguere se soltanto non ci si fosse opposti in ogni modo, e con ogni mezzo, al loro ritorno.

« Rendendosi conto di quanto ormai il loro mondo fosse condannato, i Primi Eredi hanno cercato una nuova occasione di salvezza nel porre in stasi i propri corpi in diverse, enormi strutture sotterranee, là dove hanno riposato per millenni e forse ancora più, mentre l’universo intero proseguiva il proprio corso dimenticandosi di loro e dei Progenitori. » riprese e si avviò a conclusione, avendo ormai colmato il vuoto prima impropriamente creato nella propria narrazione « Ciò non di meno, quel sonno non è stato privo di conseguenze: non diversamente da quello di una baco all’interno della crisalide, in attesa di trasformarsi in farfalla, il quieto riposo dei Primi Eredi all’interno dei loro sarcofagi ha permesso a quell’antico e quasi dimenticato retaggio genetico dei Progenitori di riemergere, per restituire loro l’antico potere, quella forza divina in grado di creare, ma anche, e soprattutto, di distruggere. Ed è in essi che io sono incappata durante la mia fugace permanenza su quel pianeta ritenuto morto… e, tuttavia, al di sotto della propria superficie, più vivo che mai, vivo in termini tali da poter drammaticamente sancire la fine per tutti noi. »
« Ancora credo mi abbia a sfuggire il nocciolo della questione… » commentò Pitra Zafral, ancora una volta critico verso di lei, non comprendendo come, quel discorso, potesse effettivamente riguardarlo, anche nell’ipotesi in cui, eventualmente, avesse a poter considerare reale la pur minima parte di quanto da lei così narrato, e di quanto, obiettivamente, non più sensato rispetto a crederla originaria di un pianeta distante, di un mondo così lontano da non poter essere raggiunto in grazia neppure alla più potente fra tutte le navi stellari mai concepite « Perché sei qui in casa mia? Perché mi stai raccontando tutto questo? E, soprattutto, in che misura tutto questo dovrebbe mai convincermi ad abiurare al mio impegno nei riguardi dell’omni-governo e a sostenerti in un qualunque genere di moto sovversivo…?! »

Un’ottima domanda, quella posta dall’uomo, che in tal maniera fu riconosciuta anche dalla sua interlocutrice, in termini tali per cui, allora, sarebbe stato per lei necessario riprendere a mentire, e a mentire, come da sempre si era impegnata a compiere all’occorrenza, mischiando sapientemente verità e fantasia, in termini tali non da tentare di rinnegare l’evidenza dei fatti, o di celarla, quanto e piuttosto di mistificarla, confondendola insieme ad altri eventi, allo scopo di reinterpretarli nei termini per lei più opportuni, e più utili a poter essere, quindi, accettati da colui per il quale stavano, allora, venendo plasmati.
Da due verità reali, quali quella relativa all’esistenza della regina Anmel Mal Toise, e del suo oscuro impegno per la conquista del potere e per la distruzione del Creato, e quella relativa all’esistenza dei Progenitori, e della temibile minaccia da essi egualmente rappresentata per tutto ciò che esiste, ella avrebbe allora avuto a dover tentare di produrre un’unica, nuova verità fittizia utile a tentare di aprire la mente del proprio interlocutore sul problema più immediato, e a lui più vicino, in termini tali da concedergli una motivazione il più possibile razionale nel merito della necessità di una collaborazione fra loro, e di una collaborazione per ricercare la quale, allora, ella si era tanto arrischiata con lui, spingendosi sino all’interno del suo appartamento, e dell’appartamento dell’uomo che più, in quegli ultimi anni, si era dato da fare per catturarla e per consegnarla alla giustizia.

« Perché, purtroppo, uno dei Progenitori è sopravvissuto alla distruzione del sesto pianeta del sistema di Orlhun… e ho ottime ragioni per credere che sia giunto proprio qui, a Loicare, infiltrandosi all’interno del tuo amato omni-governo. » sancì la Figlia di Marr’Mahew, storcendo le labbra verso il basso a dimostrare tutta la propria contrarietà a quell’idea, nel confronto con quella prospettiva, e con la prospettiva di quanto ciò avrebbe potuto comportare per l’universo intero « In passato era conosciuta con il nome di Anmel Mal Toise, ma di colei che era un tempo nulla è rimasto, se non il suo spirito: uno spirito forte, uno spirito manipolatore, uno spirito vendicativo, deciso a compiere tutto quanto necessario per i propri scopi e pronta, in tal senso, a scatenare guerre in tutto l’universo per imporre il proprio volere, per conquistare una posizione di potere assoluta. » definì, in quella reinterpretazione delle origini della regina Anmel in termini che potessero essere più apprezzabili anche nel confronto con la mentalità razionale di un uomo come Pitra Zafral, per quanto, sicuramente e comunque, il discorso dei Progenitori non avesse a doversi fraintendere qual il più ovvio, il più banale possibile… anzi.
« Dici di avere ottime ragioni per credere che questa Anmel Mal Toise sia qui a Loicare… » ripeté egli, ancora una volta concedendole ipoteticamente il beneficio del dubbio, nel fingere di voler accettare per vera quella storia, salvo, tuttavia, subito tentare di porre evidenza sui punti più fragili, più deboli, più fallaci di tale vicenda « … come puoi sperare che io abbia davvero a crederlo? Dovrei basarmi sulla tua parola? Sulla tua semplice testimonianza?! E su una testimonianza non supportata da prova alcuna, dovrei istruire un processo a discapito del mio stesso omni-governo, per il sospetto che, al suo interno, possa celarsi… cosa…?!... chi…?!... il fantasma di un qualche dio oscuro?! » domandò, scuotendo vigorosamente il capo e, ora, alzandosi in piedi, a dimostrare tutto il proprio più chiaro rifiuto nel confronto con simile idea « Ti avevo sopravvalutata, Bontor. Credevo fossi una donna migliore rispetto a questo. Ma arrivare a ritenermi così stupido da credere a una storiella del genere, rende evidente quanto poco tu sia in grado di valutare i tuoi interlocutori… »
« Non ti sto chiedendo di istruire processi contro chicchessia. » escluse tuttavia ella, piegando appena il capo e mantenendo il proprio sguardo glaciale fisso su di lui « Né, tantomeno, di credere alla mia testimonianza prendendola per fede. » insistette, scuotendo il capo « Hai dato riprova di essere un uomo intelligente e capace, Pitra. E, per questo, quello che ti voglio invitare a fare è soltanto di porti quelle domande che, a oggi, non ti sei mai riservato occasione di porti. »
« … tipo?! »
« Come mai, fra tutte le donne che esistono nell’universo, uno fra i più importanti accusatori di Loicare è stato posto con tanta insistenza sulle mie tracce? E, ancora, perché dopo tanto impegno per catturarmi, i tuoi ordini sono stati quelli di impiegarmi come segugio dietro a una preda ancor diversa, come Reel Bannihil…? » propose ella, cercando di spingerlo, in tal senso, a riflettere, e a riflettere su quanto stesse allor accadendo attorno a lui, in termini nei quali, forse, non si era mai concesso di spendere neppure un istante del proprio tempo.
« Arrivi tardi, Bontor. » scosse il capo il nerboruto magistrato, concedendosi un lieve sorriso di soddisfazione nel confronto con quei due interrogativi, e quei due interrogativi che avrebbero dovuto fargli mutare idea sul proprio omni-governo « Forse tu e i tuoi amici non ve ne siete resi conto, ma mi hanno tolto già da tempo il vostro caso… o ti assicuro che, oggi, tutti voi sareste già rinchiusi in una qualche galera, allorché essere ancora liberi di venire a disturbarmi in casa mia! »

mercoledì 17 aprile 2019

2883


« Devi sapere che, a differenza di quanto molte leggende vogliano suggerire, il sesto pianeta del sistema di Orlhun non era divenuto ciò che era, e che era prima dell’attacco congiunto della Jaco Milade e della Maele Libeth, in conseguenza all’uso di chissà qual genere di devastante arma, quanto e piuttosto nella corruzione, mentale ancor prima che fisica, dell’antico popolo che lì risiedeva. Un popolo che era solito definire se stesso con il termine di Primi Eredi. » iniziò a spiegare la donna guerriero, senza mentire, senza inventare alcuna strana verità in tal senso, quanto e piuttosto riproponendo la cronaca di eventi per così come riferitile all’epoca di quella folle avventura, e quella folle avventura che, non avesse avuto a concludersi con il totale annichilimento di quel pianeta, in accordo alle accuse a lei rivolte da parte dell’interlocutore, avrebbe probabilmente liberato per il cosmo un’altra minaccia non meno terrificante rispetto a quella rappresentata dalla stessa Anmel Mal Toise.
« Eredi di cosa…? » domandò Pitra Zafral, non volendo offrire credito, in tale questione, a quelle sue parole, ma desiderando, ciò non di meno, comprendere in quale direzione ella avrebbe voluto sospingere il proprio discorso, nel cercare di convincerlo a compiere qualcosa di impossibile, come tradire il proprio stesso omni-governo e, con esso, la legge a cui egli aveva votato la propria stessa esistenza.
« Quand’ancora l’universo intero era giovane, quando soltanto le prime stelle avevano iniziato a fare la propria apparizione, e pochi, rari pianeti avevano iniziato a orbitare attorno a esse, in un mondo ormai dimenticato si erano sviluppate le basi per la nascita della vita. » continuò a narrare ella, non rispondendo immediatamente a quell’interrogativo, nel necessitare di compiere un passo all’indietro nella propria storia prima di poter giungere a concedere tale informazione « E’ stato in tale mondo che, nel corso dei millenni, ha fatto la propria apparizione una specie primigenia, che, in anticipo a chiunque altro, in anticipo a qualunque altro mondo, ha compiuto il proprio percorso di crescita, di evoluzione, sino a raggiungere un progresso estremamente superiore a quanto mai chiunque fra noi potrebbe non soltanto ambire, ma anche riuscire a immaginare. Un progresso che, alla fine, ha permesso loro di trascendere i vincoli stessi della carne, della materia, per tradurre i propri corpi in pura energia e, in tale forma, iniziare a viaggiare per l’intero Creato senza alcun vincolo di spazio o di tempo… » spiegò, in parole che avrebbero avuto a doversi riconoscere qual probabilmente folli laddove non fossero state, altresì, terribilmente vere « Tale civiltà, quindi, vantando poteri praticamente divini, iniziò a giocare con la Creazione stessa, manipolandola, al fine di dar vita a nuove specie, a nuove civiltà, nuove civiltà che avessero a riconoscerli, non a caso, quali veri e propri dei, nel dovere a loro la propria stessa esistenza. »
« … i Progenitori? » suggerì quindi l’accusatore, dimostrando di star offrendo attenzione alle sue parole, sebbene fra concederle attenzione e concederle fiducia, invero, molta differenza avrebbe avuto a dover sussistere e avrebbe avuto a dover essere riconosciuta.
« Esattamente. » confermò la donna dagli occhi color ghiaccio, storcendo le labbra al ricordo dell’unico Progenitore mai incontrato, e della devastante minaccia da lui stesso incarnata non soltanto per lei, ma per l’universo intero… una minaccia che, allora, aveva avuto occasione di sventare in sola conseguenza non delle proprie forze, delle proprie energie, quanto e piuttosto dell’ancor non piena presenza delle forze, delle energie del medesimo, il quale, appena risvegliatosi da un lungo, lunghissimo sonno millenario, non avrebbe potuto vantare ancora quella pienezza di potere altrimenti incontrastabile « Per millenni, e forse più, i Progenitori si sono divertiti a impiantare la vita nell’universo, passando di mondo in mondo e di mondo in mondo manipolando il corso degli eventi al fine di ottenere i risultati desiderati, al fine di ottenere lo sviluppo delle specie desiderate secondo i propri capricci. Purtroppo, il piacere per loro conseguente alla creazione ebbe presto a scemare, ragione per la quale in molti, fra gli stessi, iniziarono a dedicarsi all’attività contraria, al solo scopo di sperimentare qualcosa di nuovo: da divinità benevole e portatrici di vita, iniziarono a trasformarsi in divinità oscure, maledette, intente soltanto a guidare il corso degli eventi nell’intento di spargere la morte, di portare la distruzione ovunque avessero a passare. E, dal loro personale punto di vista, nulla di tutto ciò avrebbe avuto a violare un qualunque genere di morale, giacché, per quanto per il loro divertimento la vita fosse stata generata, tale vita null’altro valore avrebbe avuto se non quello di un semplice balocco, di un passatempo con il quale combattere la noia di un’esistenza immortale e, in ciò, alla lunga, priva di valore, priva di significato. »
« Divinità decisamente infantili… » contestò Pitra, aggrottando appena la fronte a quella bizzarra descrizione, e a quella descrizione, pur, offerta con incedere quieto da parte della propria interlocutrice, tale da renderla una straordinaria bugiarda laddove, come necessariamente avrebbe avuto a dover essere, nulla di tutto quello avrebbe avuto a doversi giudicare reale.
« Quale divinità non lo è…? » minimizzò Midda, stringendosi fra le spalle « Comunque sia, alla lunga anche questo nuovo giuoco iniziò ad annoiarli… e così i Progenitori decisero di riunirsi nuovamente, e di riassumere una forma materiale, dei corpi, nei quali tentare di offrire nuovamente un senso alle proprie esistenze, e a quelle esistenze che, in buona sostanza, avevano perduto ragion d’essere con la loro ascesa a un livello superiore. Fu così che nacquero i Primi Eredi, una nuova civiltà che, pur non possedendo più i poteri propri dei Progenitori, nel profondo stesso del proprio codice genetico avrebbero avuto a conservare, in maniera latente, il seme di quella mirabile evoluzione… un’evoluzione alla quale, un giorno, avrebbero potuto nuovamente fare ricorso, laddove, ancora una volta, tale giuoco si fosse dimostrato insoddisfacente dal loro punto di vista. »
« Una storia sicuramente affascinante… » le riconobbe l’uomo, osservandola con innegabile curiosità nel confronto con quella cosmogonia, e una cosmogonia decisamente estranea a qualunque avesse mai avuto occasione di prendere in esame « ... difficile a potersi credere, ma interessante. Non hai mai pensato di rinunciare alla tua carriera di assassina e reinventarti come scrittrice…? Con questa fantasia potresti avere un certo successo. » la provocò, rifiutando quelle parole quali reali e interpretandole, semplicemente, quali il frutto della sua immaginazione, e di quell’immaginazione nell’impiego della quale, probabilmente, ella stava allor cercando di trarlo in inganno.
« In effetti, ho trascorso parte dell’ultimo anno impegnandomi in tal senso… ma questa è un’altra storia, e quella era un’altra Midda. » escluse la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo il capo e, in ciò, allontanando da sé ogni ricordo improvvisamente riaffiorato della propria recente esperienza nei panni di Madailéin Mont-d'Orb, per poter restare concentrata sulla questione attuale e, con essa, sul racconto che stava offrendo al proprio interlocutore, un racconto che, a dispetto di quella sua ultima provocazione, non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual il frutto della propria immaginazione, quanto e piuttosto mera cronaca di esperienza di vita vissuta « Ciò non di meno, che tu mi abbia a credere o no, quello di cui ti sto parlando è terribilmente reale… al punto tale che, durante quella mia fugace trasferta in quel del sistema di Orlhun, mi sono ritrovata involontariamente coinvolta nel risveglio dei Progenitori e nella potenziale minaccia da essi rappresentata per tutti noi. »
« Aspetta… non avevi appena detto che i Progenitori si erano reincarnati nei Primi Eredi? » obiettò l’accusatore, sempre attento alle sue parole e sempre pronto a muovere necessaria critica alle medesime, nel confronto con le più o meno evidenti incoerenze da lei propostegli « Non costringermi a ritrattare il mio giudizio nel merito del tuo talento artistico… » la invitò, in quella che, in maniera addirittura paradossale, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual una battuta di spirito da parte sua, palesando una parte di lui che mai, prima di allora, aveva avuto occasione di emergere, soprattutto nel rapporto con quella figura femminile in particolare.
« Hai ragione. » confermò ella, rendendosi conto di aver saltato un passaggio, in conseguenza di quel fugace momento di distrazione prima impostile « Purtroppo, neppure reincarnarsi nei Primi Eredi ha permesso loro di superare la noia… in termini tali per cui, alla fine, anch’essi hanno cercato in depravate perversioni di distruzione occasione per offrire un qualche senso alla propria esistenza. E, a pagarne il prezzo, ha finito per essere il loro intero pianeta, ridotto in conseguenza a tale follia a un mondo desertico e inospitale, privo di vita e di possibilità di vita… »

martedì 16 aprile 2019

2882


« E ora come glielo spiego…?! » sospirò fra sé e sé, in un necessario momento di intima riflessione nel merito di come poter avere ad affrontare la questione.

L’idea iniziale della donna dagli occhi color ghiaccio avrebbe avuto infatti a doversi riconoscere fondamentalmente semplice e, purtroppo, incredibilmente ingenua nella propria stessa formulazione.
Fra inventarsi una menzogna convincente, entro l’articolazione della quale tentare di mistificare la realtà in termini utili a renderla per lui appetibile, per lui approcciabile e comprensibile, e, soprattutto, per condurlo sul proprio stesso fronte, in quello che pur, anche per lui, avrebbe avuto a dover essere considerato giusto interesse; e cercare di convincerlo della realtà dei fatti, con tutte le proprie complicazioni, con tutte le proprie difficoltà, con tutte le proprie assurdità, quali necessariamente non avrebbero potuto ovviare ad apparire allo sguardo di chi estraneo a quanto pur per lei avrebbe avuto a doversi riconoscere qual quotidianità; ella aveva allora ipotizzato di ricorrere alla mera verità, certa di potersi trovare più avvantaggiata nel sostenere una posizione concreta, per quanto assurda, rispetto a una posizione irreale, per quanto probabilmente più credibile ma, parimenti, non così spontanea da argomentare qual, piuttosto, avrebbe avuto a doversi ritenere l’alternativa. Ciò non di meno, posta, come ella si trovava a essere in quel momento, a confronto con il più fermo rifiuto psicologico da parte del proprio ascoltatore di accettare qualunque verità, nel credere di possederla già, e nel credere di possederla in conseguenza alla menzogna a lui fornita dalla loro stessa antagonista e da lui, tragicamente, accolta qual sola e incontrovertibile realtà, Midda non avrebbe potuto ovviare a rivedere il proprio intento, in quello che, altrimenti, si sarebbe potuto facilmente rivelare uno scontro impari, e uno scontro impari fra una mente troppo legata alla propria razionalità, e alla propria realtà, e una storia troppo distante da lui e dai suoi mondi, dalla sua realtà, per poter essere accettata.
Dopotutto, in grazia a quale miracolosa illuminazione divina un uomo come Pitra Zafral avrebbe mai potuto accettare qual vera l’esistenza di spiriti, dei e creature primigenie, e, addirittura, di principi fondamentali antecedenti alla Creazione stessa, quali Anmel Mal Toise, Desmair, se non, addirittura, la Portatrice di Luce o l’Oscura Mietitrice? In che modo ella avrebbe mai potuto arrivare a renderlo cosciente dell’esistenza di un pericolo, e di un pericolo qual quello rappresentato dalla stessa regina Anmel, lo spirito della quale, per bocca del suo stesso, unico figlio, il semidio immortale Desmair, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual incarnatasi in un ruolo di potere, di comando al vertice della gerarchia dell’omni-governo di Loicare, e, in ciò, a comando di una delle più grandi potenze interplanetarie di quell’angolo di universo? E, ancora, in quale maniera avrebbe mai potuto lasciarsi ascoltare nel parlare di stregoneria e di negromanzia a un uomo nato e cresciuto circondato dalla tecnologia, e dalla tecnologia propria di una scienza tanto progredita da poter essere, a sua volta, facilmente fraintesa come magia, per quanto concetto del tutto alieno a ciò?
No. Ella non avrebbe potuto vantare alcuna speranza in tal senso. E per quanto tutto quello non le avesse a piacere, per quanto avrebbe preferito affrontare in maniera più aperta e più onesta quel discorso, accettando il rischio di una qualunque sua reazione innanzi alle proprie parole; la posta in giuoco, in quel momento, avrebbe avuto a doversi considerare decisamente superiore a qualunque limite tollerabile, in termini tali per cui, che ella potesse volerlo o meno, avrebbe dovuto accettare di cedere il passo nel confronto con una riformulazione della realtà entro un’apparenza che egli potesse essere in grado di comprendere, e di accogliere con minore pregiudizio rispetto a quanto mai, altrimenti, avrebbe potuto riservarsi possibilità di fare, entro il limitare della propria ottusa visione della realtà.

« Lasciamo perdere il discorso più lungo, e veniamo dritti al sodo… » sancì pertanto, al termine di quel breve ragionamento interiore atto a permetterle di riordinare le idee, e rielaborare i propri pensieri, e la propria storia, in parole che, sperava, egli avrebbe saputo apprezzare, aiutato, in tal senso, da una contestualizzazione a lui più prossima « … rammenti la mia fuga dal Mercato Sotterraneo? » domandò quindi, riconducendo i fatti a eventi decisamente più recenti, e a quegli eventi nel corso dei quali ella, fatta prigioniera dalla Loor’Nos-Kahn, una capillare organizzazione criminale sparsa in buona parte dell’universo e responsabile di molte, troppe colpe, fra cui gli orrori imposti ai suoi due figli, era stata condotta in una lontana luna, e una luna nota con il nome di Mercato Sotterraneo, per lì essere venduta all’asta « Quando, per tua stessa ammissione, tu e i tuoi uomini avete tentato di comprarmi per dieci miliardi di crediti… »
« Certo che lo rammento. » annuì Pitra, osservandola con serietà « E ti prego di non volermi associare a un simile spreco di denaro pubblico: fosse dipeso da me, avremmo messo a ferro e fuoco quel covo di criminali e fuorilegge, e avremmo estirpato per sempre la piaga conosciuta come il Mercato Sotterraneo… ma l’omni-governo ha preferito per un approccio più pacifico e, in questo, ho offerto ubbidienza agli ordini ricevuti. »
« Eviterò di commentare, per non dilungarci più del dovuto nella questione… » osservò la Figlia di Marr’Mahew, aggrottando appena la fronte e non potendosi considerare propriamente soddisfatta da quell’ultima frase, e da quell’ultima frase che avrebbe avuto sicuramente piacere di distruggere sotto ogni profilo razionale se solo ne avesse avuto la possibilità, ma che pur, in quel frangente, non avrebbe avuto a doversi riconoscere qual una sua priorità « Comunque immagino che tu e i tuoi siate informati nel merito dei miei movimenti successivi a quella fuga… giusto?! »
« Certamente. » confermò egli, iniziando immediatamente a offrire evidenza di quanto, effettivamente, avesse a doversi giudicare più che informato sui fatti « Dopo esserti alleata al capitano Lles Vaherz della Jaco Milade, una nave pirata… »
« … la quale, tecnicamente, aveva preso in ostaggio i miei figli e, in questo, mi ha costretto ad agire ai suoi ordini… » puntualizzò sottovoce la donna guerriero, nel ricordare quegli eventi, e nel ricordarli senza particolare affetto o nostalgia, per quanto l’avessero ricondotta, per un breve periodo della propria attuale vita, ad affrontare quel genere di imprese proprie del tempo passato, di un’altra vita, di un altro mondo, quand’ancora semplice avventuriera e mercenaria, ella veniva sovente sballottata da un lato all’altro del continente per recuperare antiche reliquie e, in ciò, sovente affrontare minacce dimenticate dall’umanità poste a loro protezione, a loro sorveglianza.
« Dopo esserti alleata al capitano Lles Vaherz della Jaco Milade, una nave pirata… » ripeté l’uomo, dimostrando di non voler offrire particolare credito a quell’ultimo commento « … ti sei recata sino al sesto pianeta del sistema di Orlhun, là dove, in comunione con un altro pirata, il capitano Rifed della Maele Libeth, avete condotto un’opera di totale annichilimento del pianeta, fortunatamente già desertico, al solo fine di coprire le tracce di chissà qual genere di misfatto nel contempo compiuto. »
« D’accordo… abbiamo accertato che la tua visione dei fatti è tale da volermi generalmente associare a qualunque genere di misfatto. » levò gli occhi al cielo, scuotendo appena il capo « Ciò non di meno, oltre a guardare agli eventi principali, dovresti ogni tanto lasciarti interessare anche dai dettagli, dalle sfumature degli accadimenti, in maniera tale da cogliere il perché delle cose e non partire, semplicemente, dal presupposto di conoscerlo già. » puntualizzò ella, storcendo appena le labbra verso il basso « Immagino che tu non sappia nulla dei Progenitori… » soggiunse poi, domandandosi se non avesse fatto male ad appellarsi a quella vicenda per giustificare le proprie azioni correnti, offrendo all’attenzione del proprio interlocutore qualcosa di poi non così diverso rispetto alla realtà dei fatti, in termini di credibilità.
« Immagino che, con questo termine, tu voglia indicare qualcosa di particolare… » replicò egli, escludendo tuttavia di avere confidenza con quanto ella potesse star desiderando raccontare in quel momento « … ma no, non so di cosa tu stia parlando. » chiarì, in ciò confermando quanto, purtroppo, la scelta tattica da lei così compiuta non avrebbe avuto a doversi giudicare particolarmente più efficace nei confronti della strategia complessiva, costringendola, allora, a inventarsi una storia fondata su qualcosa di non meno incredibile rispetto a quanto non sarebbe potuto esserlo parlare di divinità, stregoneria e negromanzia.