Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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il Diario - l'Arte
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
lunedì 19 agosto 2019
3007
Avventura
058 - Insieme
Quando Lange riprese i sensi, maturando sol in quel mentre consapevolezza di averli estemporaneamente perduti, non ebbe più a riconoscere il freddo pavimento della plancia sotto la propria schiena: non fu immediato, per lui, in quel momento, comprendere cosa stesse accadendo e, soprattutto, dove avesse a trovarsi, ma, dopo qualche necessario istante necessario alla sua mente a raccogliere informazioni dal suo corpo nel merito del tempo presente, e di quanto nel tempo presente stesse accadendo, egli ebbe a comprendere di essere, in effetti, in posizione eretta, e si star ponendosi, in quel frangente, stretto nell’abbraccio proprio di due caldi corpi, e di due caldi corpi che, di peso, lo stavano così trasportando attraverso la nave. Ma chi fossero le due persone, due donne probabilmente, impegnate in quel momento in suo soccorso, egli non lo avrebbe ancora saputo intendere… non nelle condizioni in cui lì si trovava: stordito, confuso, con un occhio praticamente perduto, o quasi, e l’altro tutt’altro che reattivo nel voler mettere a fuoco le immagini del mondo a sé circostante.
In suo soccorso, allora, subentrò il suo udito, più collaborativo rispetto alla vista. Quell’udito che, malgrado un insopportabile ronzio di fondo, e un ronzio che egli comprese essere soltanto entro i confini della propria mente, ebbe a riconoscere senza ombra di dubbio alcuno una voce, e una voce che, a un certo punto, ebbe a esprimersi alla volta di qualcun altro…
« Qui Rula. Ci siamo… parti! » sussurrò la voce di sua moglie o, per meglio dire, gridò la voce di sua moglie, la sua terza moglie, la sua attuale e forse mai adeguatamente considerata moglie, per quanto, dal suo punto di vista, quel grido apparve più che altro simile a un sussurro.
Che stupido era stato. In quegli ultimi minuti, e in quelli che avrebbero potuto essere gli ultimi minuti della propria esistenza, egli si era riservato così tanto interesse nel riflettere su Duva, e su tutte le mancanza da parte sua, nei di lei riguardi, da non prendere in considerazione quanto, allora, così facendo non stesse soltanto sforzandosi di fare ammenda verso la propria ex-moglie, ma anche, e tuttavia, stesse mancando completamente di considerare, e di offrire rispetto, alla propria attuale sposa e a colei che, in quegli ultimi anni, malgrado tutti i suoi difetti, malgrado tutte le sue mancanze, non aveva mai esitato a essere al suo fianco, nella buona e nella cattiva sorte.
E così, anche in quel momento, facile sarebbe stato immaginare cosa fosse accaduto. Facile sarebbe stato intuire come, nell’esatto istante in cui il fascio di plasma aveva investito la sezione di testa, Rula non si era concessa esitazione alcuna e, indifferente al protocollo due e al pericolo, in ciò, di ritrovarsi abbandonata su una nave alla deriva, si era slanciata in suo soccorso, correndo attraverso la nave e giungendo sino alla plancia probabilmente giusto in tempo per aiutare Midda a portarlo via di lì.
No… non Midda. Non era stato il suo capo della sicurezza a comparire improvvisamente in plancia e a soccorrerlo. Era stata l’altra donna, quella nuova… Maddie.
Sì… Maddie e Rula. Dovevano essere loro che in quel momento lo stavano trasportando, di peso, attraverso la nave. E lo stavano trasportando di peso come condizione irrinunciabile per permettere il completamento della procedura due. E di quella procedura due a cui, in quel frangente, con quelle parole per lui sussurrate, ma in realtà urlate, Rula doveva aver dato il via libera a Duva per procedere.
« … non… dovevate… aspettarmi… » tentò di scandire egli, riuscendo tuttavia a emettere soltanto pochi suoni confusi, che non raggiunsero, in maniera chiara, l’attenzione delle sue due soccorritrici.
« Credo stia cercando di ringraziarci… » fraintese completamente Maddie, sorridendo nel risentire la voce del capitano, per quanto in quel momento così bassa da non poter essere effettivamente intesa nel proprio impegno comunicativo.
« Mmm… se lo conosco, e trattandosi di mio marito lo conosco, credo piuttosto che in questo momento stia cercando di rimproverarci… » interpretò in maniera decisamente più corretta Rula, sorridendo tuttavia anch’ella nell’avere, in tal maniera, conferma del fatto che, in quel momento, fra le loro braccia, non avesse ancora a doversi considerare un cadavere, per quanto il peso morto di lui potesse suggerire il contrario.
« … » ipotizzò di soggiungere altro egli, non emettendo tuttavia suono alcuno nello scoprire di non sapere, tuttavia, in che altro modo potersi esprimere, e ritrovandosi ancor troppo confuso per riuscire a formulare un qualche pensiero coerente utile in quel preciso frangente.
« Credo di essere ancora troppo giovane per ritrovarmi a essere vedova, mio caro. » commentò, per tutta replica, la voce della sua sposa, impegnandosi evidentemente, in quel frangente, a cercare di sdrammatizzare la situazione, per così come avrebbero fatto le sue amiche, nel ben comprendere quanto, altrimenti, tutto quello sarebbe stato francamente troppo per chiunque, fra l’attacco alla nave, la perdita della sezione di coda, prima, e l’evacuazione ora, e, ancora, il ritrovare proprio marito letteralmente fatto a pezzi e il doverlo trasportare di peso nella speranza che, alla fine, non avesse comunque a morire « Quindi, mi dispiace per te, non sei autorizzato a morire. E non costringermi ad arrabbiarmi con te… sarebbe la prima volta e non ho idea di come potrei reagire! »
Se fosse riuscito ad avere il controllo completo dei muscoli del proprio volto, probabilmente, Lange avrebbe sorriso a margine di tutto ciò. Avrebbe sorriso per quelle parole, avrebbe sorriso per la minaccia così rivoltagli da una moglie che, obiettivamente, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual la moglie perfetta: amabile, stupenda, comprensiva, dolce, premurosa, che mai aveva dimostrato il benché minimo desiderio di avere a discutere con lui, di avere ad arrabbiarsi con lui, pur sempre presente al suo fianco, pur sempre pronta a sostenerlo in ogni propria decisione, in ogni propria azione.
Una moglie perfetta che, in effetti, lo aveva anche viziato troppo, in misura tale per cui, a confronto con tutto ciò, egli, stolidamente, non si era lasciato mancare l’opportunità di continuare a distrarsi, e a distrarsi fra il dolore mai superato per la perdita di Kasta, e alcuni sentimenti altrettanto mai risolti nel confronto con Duva, e con quella ex-moglie a cui sì aveva imposto il torto di vivere su una nave insieme alla propria attuale moglie, ma che, in verità, non avrebbe avuto a doversi riconoscere qual la sola “vittima” di tali circostanze… non laddove, parallelamente, proprio a Rula aveva egualmente imposto il torto di vivere su una nave insieme alla su ex-moglie, e a quella ex-moglie che, per lungo tempo, le aveva sostanzialmente dichiarato guerra, almeno sino a quando, in grazia a un intervento pacificatore da parte di Midda Bontor, quella faida aveva avuto fine, e le due donne avevano iniziato a rapportarsi in termini decisamente più amichevoli. E, a margine di tale pensiero, oltre al peso di tutte le colpe che, in ciò, Lange non avrebbe potuto ovviare a elencare nei riguardi della stessa Rula, avrebbe quindi avuto anche a doversi elencare quella propria di non essere mai riuscito, o forse di non aver mai realmente tentato, di risolvere, per l’appunto, quella situazione fra la propria ex-moglie e la propria attuale moglie, per così come, altresì, un’estranea, e un’estranea che, all’inizio, neanche avrebbe desiderato a bordo della propria nave, era stata poi in grado di sciogliere, e di sciogliere definitivamente.
Dannazione. A quante donne, nel corso della propria vita, egli aveva offerto torto? E aveva offerto torto in sola grazia della colpa propria di queste, e di quella colpa propria dell’amarlo, o dell’averlo amato?!
Lange avrebbe avuto a doversi riconoscere un uomo incredibilmente fortunato. Perché se a molti uomini, nel corso della propria esistenza, non era concessa l’opportunità di conoscere neppure una donna capace di amarli, e amarli realmente; egli, al contrario, ne aveva trovate addirittura tre… ma soltanto a una, a Kasta, egli aveva riconosciuto il giusto valore, il giusto merito, dispensando altresì semplicemente torti a tutte le altre, in un modo o in un altro.
« … non… ti… merito… » tentò di scandire egli, a conclusione di tale intima riflessione, sforzandosi di offrire in maniera più chiara e comprensibile possibile quell’ammissione di colpa.
domenica 18 agosto 2019
3006
Avventura
058 - Insieme
« … che accidenti… ci fai qui?!... » domandò Lange, cercando di dare un senso a quell’arrivo sicuramente provvidenziale, ma anche del tutto ingiustificato, almeno dal proprio personale punto di vista.
« Ancora una volta potrei sbagliarmi… ma credo che, potenzialmente, potrei star salvando la sua vita. Sempre che lei non abbia qualcosa in contrario a tal riguardo! » commentò ella, ammiccando con l’occhio sinistro, nel mentre in cui, togliendo l’ultima paratia da sopra il corpo del capitano, si riservò occasione di prendere confidenza con la pessima situazione in cui egli riversava, in particolare storcendo fugacemente le labbra verso il basso alla vista della sgradevolissima posizione nella quale la sua gamba destra lì apparve capovolta, in maniera totalmente innaturale « In effetti, comunque, non stavo cercando lei, quanto e piuttosto mia sorella gemella: so che è stata ferita e, con rispetto parlando, spero che stia meglio di quanto non appaia lei in questo momento, capitano. Anche perché vedo francamente difficile la possibilità di star peggio… » cercò di ironizzare a tal riguardo, per scendere a patti con tutto quello e con quanto, allora, avrebbe dovuto fare per salvarlo… o, quantomeno, per tentare di farlo, a partire da quella stessa gamba destra, sino al braccio sinistro, lì stritolato fra un gruppo di lamiere contorte.
« … tua sorella… sta bene… » dichiarò il capitano, accennando un lieve movimento del capo a enfatizzare il senso di quelle parole « … è insieme agli altri… pronta per… l’evacuazione della nave… » specificò, certo di tale affermazione in grazia alla conferma precedentemente avuta da parte di Midda, della vera Midda, suo ufficiale tattico « … ora vai… non c’è tempo da… perdere… »
E Maddie, che pur avrebbe voluto francamente riservarsi maggiore delicatezza in tal senso, così incitata dal capitano, ebbe volutamente a fraintendere il senso di quell’invito, e quell’invito ad allontanarsi di lì, interpretando tutto ciò, piuttosto, qual un ordine atto a incalzarla ad agire, e ad agire nella direzione di quell’atto sicuramente doloroso, e pur necessario, prima di poter prendere in esame l’idea di sollevare da terra l’uomo. Così, senza alcun genere di preavviso, né, tantomeno, di esitazione, laddove se avesse esitato, certamente non avrebbe trovato la forza di agire, e di agire nella consapevolezza dell’incredibile dolore fisico che avrebbe allor imposto all’uomo; ella afferrò la sua gamba destra, all’altezza di quel ginocchio rovesciato all’indietro e, con un movimento decise e fermo, ebbe a imporle una violenta rotazione, nei termini utili a porla, nuovamente, al suo posto e, speranzosamente, nella sede dalla quale doveva essere necessariamente uscita al livello della sua anca.
Un gesto, quello che Maddie ebbe a rendere proprio, del tutto inatteso e, francamente, imprevedibile da parte di Lange, e che, allora, non poté ovviare di strappare dal profondo della sua gola, del suo petto, un alto grido, e un assordante grido di dolore, atto a cercar di esprimere, almeno in minima parte, la smisurata pena che egli, lì, ebbe a provare, e una pena a confronto con la quale fu semplicemente fortuna, o forse e piuttosto sfortuna, non avere a perdere i sensi, nel mentre in cui, ancora una volta, il mondo attorno a sé sembrò annichilirsi in un lampo di luce, e un lampo di luce che, tuttavia, ebbe a esistere, ora, soltanto all’interno della sua mente.
E solo quando l’immagine del mondo a lui circostante tornò, vagamente, a delinearsi davanti ai suoi occhi, egli scoprì di non avere neppure la forza di parlare… o, più probabilmente, di inveire a discapito della donna china su di lui, e di quella donna che, per quanto razionalmente l’avesse allor aiutato, non avrebbe potuto ovviare a maledire, e a maledire anche e soltanto con il proprio sguardo obnubilato.
« Le chiedo scusa, capitano… » tentò di giustificarsi la donna, scuotendo appena il capo « … ma è stato lei a mettermi fretta! Io ho solo ubbidito ai suoi ordini. »
Risolto il problema della gamba, che a margine di tutto ciò, avrebbe probabilmente avuto a doversi considerare il male minore, restò allora a dover essere affrontato il problema del braccio, e di quel braccio ridotto a un ammasso indistinguibile di carne, ossa, sangue e metallo.
In una simile situazione, e in un tale clima d’urgenza, tentare di salvare quell’arto sarebbe stato vano e, probabilmente, avrebbe comportato, piuttosto, la morte stessa dell’uomo, e di quell’uomo che, già in quel momento, in quel frangente, necessitava chiaramente di un aiuto medico, e un aiuto medico che, certamente, lì a terra non avrebbe potuto ricevere… non, quantomeno, nel mentre di una battaglia fra navi stellari, qual quella lì in corso, seppur in termini spiacevolmente univoci a livello di offensiva. In questo, pertanto, Maddie non avrebbe potuto riservarsi troppi dubbi su come agire, e su come agire anche in grazia a quella stessa accetta, già macchiata di sangue, e del sangue della propria gemella, che pendeva allora dal suo fianco destro. Ciò non di meno, fra la consapevolezza propria del dover agire, e l’attuazione di tale azione, e di tale azione che, allora, avrebbe mutilato irrimediabilmente quell’uomo, e quell’uomo per lei praticamente sconosciuto seppur riconosciuto, chiaramente, qual una figura importante all’interno dell’ecosistema proprio di quella nave e, in ciò, probabilmente anche della vita della propria corrispettiva locale; ella non avrebbe potuto ovviare a riconoscere chiari distinguo… e chiari distinguo che, necessariamente, avrebbero frenato la sua mano.
Un freno, quello che ella ebbe lì a imporsi, che, imprecazioni mentali a parte, dovette essere colto e compreso anche da parte dell’uomo, nel momento in cui la sua mente, pur stordita da tutto il dolore provato, ebbe a razionalizzare il perché di quell’altrimenti inesplicabile esitazione da parte della donna, nel confronto con l’idea, allora, di sollevarlo da terra e di portarlo via di lì. E nel volgere la propria attenzione al proprio braccio mancino, e a quel braccio mancino che, francamente, neppur stava più avvertendo qual parte di sé, in un livello di dolore tanto elevato da essere divenuto piuttosto simile a un rumore bianco nel fondo della propria mente, egli capì che non vi sarebbero state troppe possibilità alternative… e che, qualunque ipotesi atta a permettergli di sopravvivere a tutto quello, avrebbe necessariamente previsto da parte sua una rinuncia, e una rinuncia importante.
« … fal… lo… » gemette egli, sibilando quell’ordine a denti stretti, nel prepararsi nuovamente a quella scarica di dolore, e a quella scarica di dolore che, allor, necessariamente, lo avrebbe ancora una volta travolto… e, in questa occasione, lo avrebbe travolto con quieta consapevolezza da parte sua, con preventiva approvazione, e un’approvazione della quale, certamente, di lì a un istante si sarebbe pentito.
Maddie si ritrovò, in maniera quasi meccanica, a muovere la propria destra al fianco, per estrarre l’accetta dalla propria posizione di riposo e, in ciò, prepararsi ad agire per così come anche lo stesso capitano la stava invitando a fare. Ciò non di meno, al di là di quello che il proprio raziocinio le stava chiaramente suggerendo di compiere, e il proprio corpo già si stava preparando a porre in essere; una parte della sua mente non poté ovviare a sollevare dubbi, e a sollevare dubbi che, a margine di tutto quello, non avrebbero potuto ovviare a risultare a dir poco ridicoli…
« Mi scusi… ma non è che ci stiamo nuovamente fraintendendo?! » domandò ella, aggrottando la fronte con aria incerta all’idea di agire e di agire effettivamente in quella direzione « Cioè… già prima credevo che lei mi stesse invitando a sistemarle la gamba e invece non era così. » argomentò, a prendere tempo nel confronto di quanto pur necessariamente ineluttabile « Non è che anche adesso non ci stiamo capendo e che… »
« … tagliami questo dannato braccio!... » gridò tuttavia Lange, con tutta la forza rimasta nel suo corpo, con tutta l’aria presente nei suoi polmoni, ordinandole in maniera esplicita e incontrovertibile di agire, e di agire in quell’unica direzione allor attuabile.
E se quell’ordine fu più che esplicito, semplicemente obbligato ebbe a essere l’agire della donna, e di quella donna che, sollevata l’accetta al di sopra della propria testa, ebbe così a calare un violento fendente in contrasto all’avambraccio sinistro del capitano della Kasta Hamina.
sabato 17 agosto 2019
3005
Avventura
058 - Insieme
… e quella sezione di testa nella quale, in quel frangente era, fortunatamente, ma drammaticamente, rimasto solo lui.
Il colpo fu devastante. E per un istante il mondo attorno a Lange Rolamo sembrò esplodere in un lampo di luce entro la violenza della quale tutto si sarebbe necessariamente annichilito.
Non uno schermo, non uno strumento di navigazione o di controllo, all’interno della plancia, restò intatto, deflagrando in rapida successione per un improvviso sovraccarico conseguente all’inutile tentativo dei sistemi della nave, e della sezione di testa della nave, di compensare gli effetti di quell’attacco. Persino gli oblò ebbero a incrinarsi, nella violenza fisica di quel colpo energetico. E numerose furono le paratie che furono, letteralmente, sbalzate fuori dalla propria naturale collocazione, lungo pareti e soffitto, solo per ricadere all’interno dello stretto spazio della plancia di comando, travolgendo da più direzioni l’unico occupante lì rimasto.
E se il buon capitano, per un fugace istante, ebbe a essere certo della propria fine, in fondo persino rasserenato a tale prospettiva nella conclusivo possibilità di ricongiungersi alla propria amata Kasta e al figlio mai nato; evidentemente qualche divinità non si volle dimostrare ancor soddisfatta nei suoi confronti, nel non concedergli una simile opportunità e nel porlo, lì a terra, stordito e ferito, ma ancor vivo. O, quantomeno, ancor vivo almeno per il momento.
Perché se ancor il suo cuore in quel frangente avrebbe avuto a doversi riconoscere intento a pulsare, e a pulsare ostinatamente, gli effetti negativi della violenza propria di quell’attacco non avevano potuto ovviare a travolgerlo in maniera spiacevolmente cruenta, e cruenta nella misura tale per cui la sua gamba destra si poneva rigirata, in maniera del tutto innaturale, in misura utile a volgere la punta del suo piede non più verso il suo fronte, quanto e piuttosto le sue spalle; il suo braccio mancino si trovava letteralmente stritolato fra un cumulo di lamiere contorte, in termini tali per cui difficile sarebbe stato allor distinguere la carte dalle ossa e dal metallo, nel sangue che tutto copriva; e il fronte destro del suo volto si presentava non maggiormente immacolato, in termini utili ad avere a temere per l’incolumità di quell’occhio dal quale, per quanto necessariamente confuso, egli si accorse subito di non riuscire più a vedere.
« … credo che… nessuno,… in questo… momento, potrebbe sconvolgersi… se io bestemmiassi… un poco… » sussurrò, rendendosi conto di essere ancora in vita e, ciò non di meno, in quelle condizioni, di essere comunque destinato a morire entro breve, o, peggio, a condannare a morte anche il resto del proprio equipaggio, laddove, nel vano tentativo di soccorrerlo, avessero posticipato la procedura due, esponendosi per lui, stolidamente, agli attacchi del loro ancor anonimo antagonista.
Se infatti, ubbidendo ai suoi ordini, Duva e il resto dell’equipaggio avessero proseguito completando la procedura due, egli sarebbe lì morto a breve, restando solo a bordo del relitto della Kasta Hamina, in balia non soltanto delle offensive del loro nemico, quanto e piuttosto dello spazio siderale attorno a loro, e di quello spazio siderale che, per lui, sarebbe così divenuto luogo del proprio eterno riposo, in un’immagine quantomeno romantica della conclusione della propria esistenza come capitano di una nave stellare. Ma se, al contrario, disubbidendo ai suoi ordini, Duva e il resto dell’equipaggio avessero deciso di tentare di soccorrerlo, sospendendo la procedura due, oltre a non riuscire, molto probabilmente, a far nulla per concedergli una qualche speranza di futuro, avrebbero finito per negarla anche a loro stessi, nel condannarsi al fato di morte a cui quella nave nemica si stava impegnando a destinarli, e si stava lì impegnando in maniera sufficientemente efficace.
Purtroppo, a margine di tutto ciò, chiara avrebbe avuto a doversi riconoscere la consapevolezza, per Lange, di quanto mai gli uomini e le donne del suo equipaggio avrebbero potuto ubbidire ai suoi ordini, abbandonandolo senza tentare, con tutte le proprie forze, con tutte le proprie energie, di soccorrerlo. Ragione per la quale, purtroppo, il destino comune avrebbe avuto lì a doversi riconoscere qual pressoché già segnato.
« … che fine… stupida… » brontolò, storcendo appena le labbra tanto per il dolore, quanto e ancor più per il disappunto a margine di tutto ciò.
Quanto, tuttavia, in quel frangente, né Lange, né tantomeno il resto dell’equipaggio, avrebbe potuto immaginare, sarebbe stato quanto qualcun altro, ben prima di quei drammatici eventi, avesse deciso di ignorare gli ordini ricevuti. E gli ordini ricevuti, per lo più, da qualcuno del quale, ancora, non avrebbe avuto ragione di riconoscere l’autorità.
Così, persa all’interno della piccola ma labirintica nave nell’inconsapevolmente vano tentativo di raggiungere la propria sorella gemella già posta in salvo, Madailéin Mont-d'Orb ebbe proprio allora a far capolino sulla plancia, necessariamente attratta dal disastro lì occorso...
« C’è qualcuno…?! » domandò, non senza una certa esitazione, non avendo occasione di cogliere immediatamente la figura del capitano, sommerso qual egli si poneva fra le paratie, e, ciò non di meno, ritrovandosi istintivamente obbligata a formulare tale domanda, forse stupida, ma comunque obbligata nel confronto con quell’immagine « … che disastro. » commentò poi, quasi fra sé e sé, non avendo idea di cosa lì stesse osservando e, ciò non di meno, ben comprendendo l’entità del danno subito da quel luogo.
« … Bontor…?! » richiamò soffocata la voce del capitano, confondendo ragionevolmente le due donne, e quelle due donne che, del resto, altro non avrebbero avuto a dover essere riconosciute se non qual una sola in due diverse incarnazioni, e due incarnazioni provenienti da due diverse realtà « … la malora!… Sono qui sotto… dannazione! » tentò di scandire con maggiore sonorità, per offrire indicazione nel merito della propria attuale posizione « … Bontor… dovete completare la procedura due!... »
Attratta da quel rantolio, Maddie si mosse allora, con una certa discrezione, fino all’origine del medesimo, scostando con cura alcune lamiere proprie delle paratie saltate prima di scoprire, lì sotto travolto, il corpo martoriato del capitano della nave, in uno spettacolo tutt’altro che affascinante ma, almeno dal suo punto di vista, non peggiore di altri spettacoli a confronto con i quali si era proprio malgrado ritrovata a confronto, si da quando un’altra Midda Bontor aveva deciso di fare il proprio ingresso nella sua quotidianità, rivoluzionandola completamente.
« Lange Rolamo, se non rammento male. » sorrise quindi la donna guerriero, e quella donna guerriero diversa e pur uguale a colei che egli aveva erroneamente identificato « Le domando scusa, ma francamente non conosco nulla di questa procedura due… senza contare come, potrei sbagliarmi, ma credo che lei ora possa aver bisogno di un aiuto. »
« … l’altra Midda… » sospirò l’uomo, il quale, non fosse stato quel momento già sufficientemente tragico, avrebbe avuto di che ridere istericamente all’idea di quanto, ora, avrebbe avuto a doversi preoccupare non soltanto di una Midda, ma addirittura di due… con una seconda Midda che, chiaramente, non avrebbe avuto a doversi fraintendere particolarmente più rispettosa dei suoi comandi rispetto a quanto non avrebbe avuto a doversi intendere la prima.
« Maddie, per la precisione. » puntualizzò ella, cercando di rimuovere con cura ogni altro ostacolo all’idea di sollevare quell’uomo da terra, là dove, certamente, non avrebbe potuto lasciarlo a morire neppure per cercare la propria gemella « Ma posso ben comprendere l’errore… sbagliano tutti, la prima volta. »
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