Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
sabato 18 aprile 2020
3250
Avventura
062 - La spada della misericordia
A dispetto di ogni insistenza da parte di Midda e di Duva, l’identità del misterioso, o dei misteriosi, compagni di letto di Lys’sh ebbe allora a restare comunque un segreto, laddove ella non ebbe a concedersi occasione utile a confidarsi in tal senso con le amiche.
E più ella ebbe a insistere a tacere a tal riguardo, più le altre ebbero ragione di volerne sapere di più, incuriosite da tanta reticenza a tal riguardo da parte sua. Alla fine, comunque, la ragione ebbe a prevalere sulla giocosa curiosità del momento, e così, nel mentre in cui Midda si premurò di riordinare la stanza che avevano letteralmente rivoltato, Lys’sh poté rimettersi all’opera a cercare di restituire un qualche senso al trucco dell’amica, e a quel trucco che, parimenti alla stanza, aveva subito le conseguenze più negative di quel loro improvvisato momento di giuoco. La donna rettile, comunque, fu in grado di compiere il proprio miracolo e, alla fine, la barba posticcia tornò al proprio posto, insieme al resto dell’arrangiato travestimento, rendendo Duva pronta ad affrontare la prova di quella sera.
Fu così che, al tramonto, il trio ebbe di nuovo a mettersi per strada, e a far rotta in direzione del tempio di Gau’Rol, non per introdursi clandestinamente in esso al fine di saccheggiarlo, per così come avrebbe avuto a doversi riconoscere il loro intendimento iniziale, quanto e piuttosto dietro esplicito invito dei padroni di casa, e di quei padroni di casa che non mancarono di dimostrarsi in loro attesa sin sulla porta del santuario, nella figura di Zaki-Rahi, colui che, in effetti, aveva formulato a tutti gli effetti l’invito loro rivolto.
Enigmatica esemplificazione della serata, nel momento stesso del loro arrivo al tempio, avrebbe avuto a doversi immediatamente riconoscere la reazione con la quale il sacerdote ebbe ad accogliere il proprio “amico”, in quieta contrapposizione alla più totale indifferenza dietro la quale, altresì, ebbe a sforzarsi di celare il fastidio per la presenza, al suo seguito, di ben due donne, ovviamente e rigorosamente celate dietro ai propri burqa. Perché se verso Duva, anzi verso Mu'Sah Al-Lisaen, la sua reazione fu a dir poco entusiastica, tendendo verso di lui entrambe le proprie mani in un gesto di accoglienza carico di benevola fiducia; verso Midda-Nass'Hya e Lys’sh-Fath’Ma, egli si sforzò di non avere a concedere neppure uno sguardo, quasi non avessero lì a dover essere neppure intese quali effettivamente presenti: un gesto, o, per meglio dire, una mancanza di qualunque gesto, che avrebbe avuto a poter apparire estremamente scortese da parte sua, e che, al contrario, avrebbe avuto a dover essere inteso trasparente di un profondo impegno di cortesia nei riguardi dell’eroico ospite, laddove, non fosse per tutto il più profondo rispetto provato verso di lui, mai un sacerdote suo pari, o pari a tutti gli altri con i quali avrebbero pasteggiato nel corso della serata, avrebbero potuto accettare l’idea di porsi a confronto con una coppia di donne non appartenenti alla propria personale schiera familiare.
In effetti, neppure alle loro stesse mogli era mai stata concessa una tale occasione, e, certamente, non in quell’importante luogo, limitando ogni possibile contatto incrociato soltanto a eventuali visite di cortesia presso la dimora del proprio stesso sposo da parte di uno degli altri sacerdoti. Nel confronto con la consuetudine propria degli usi locali, infatti, neppure una prostituta si sarebbe mai azzardata a muoversi verso la dimora di un proprio cliente: sempre e soltanto all’uomo avrebbe avuto a dover essere riservata l’iniziativa in tal senso, a mantenere saldo il controllo patriarcale sulle donne y’shalfiche.
In ciò, quindi, il fatto che, in quella sera, non una, ma addirittura due donne fossero lì presenti al seguito di Mu’Sah avrebbe avuto a doversi considerare un’eccezione a dir poco straordinaria, in una concessione che, al più, sarebbe probabilmente stata riconosciuta soltanto al sultano stesso, o ai più importanti fra tutti i suoi visir.
« Benvenuto, amico mio. Ben ritrovato! » esclamò allora Zaki-Rahi in direzione del proprio ospite, e di quel misterioso pellegrino del quale, ancora, non avrebbe potuto vantare di conoscere neppure il nome « Non puoi comprendere quanto mi onori il fatto che tu abbia accettato il nostro invito e sia qui presente questa sera… »
Per così come già in accordo con Midda, Duva, dopo aver ricambiato il saluto del sacerdote, sollevò la propria destra e, muovendo l’indice a indicare le proprie labbra, si volse appena in direzione della propria supposta moglie, rimasta rispettosamente a distanza, dietro di lui, invitandola quindi ad avanzare di un passo, per adempiere al proprio ruolo di interprete per i suoi gesti.
E dopo una nuova, improvvisata, serie di gesti, nella formulazione dei quali riuscì a mantenersi seria soltanto al pensiero di quanta rabbia in lei evocasse tutta quella violenza sociale a discapito delle donne, indicò nuovamente le proprie labbra e poi Zaki-Rahi, in un sufficientemente esplicito ordine di tradurre, per lui, quanto allora dichiarato…
« Il mio sposo dice: “Io sono Mu'Sah Al-Lisaen. Questa è mia moglie Nass'Hya. E lei…” » offrendo immobile riferimento a Lys’sh « “… è nostra figlia Fath’Ma.” » esordì quindi Midda, nel proprio migliore accento y’shalfico « “Sono io a essere onorato dell’invito rivoltomi per un tanto umile e doveroso servizio reso alla gloria del nostro amato dio Gau’Rol!” »
La voce di Midda, pur, come di consueto, gradevolmente vellutata, bassa nei propri toni, profonda nelle proprie sfumature, in termini che alcuno avrebbe potuto avere allor a definire meno che sensuali, sembrò quasi imporre un brivido di ribrezzo a confronto con l’attenzione del sacerdote, il quale, inspirando profondamente aria nei propri polmoni attraverso narici improvvisamente dilatatesi, si sforzo con tutto se stesso a contenere lo scandalo provato all’idea di dover interloquire, in quel frangente, con una donna, per quanto, allor, impiegata semplicemente come voce surrogata del proprio sposo.
Un istante di silenzio, in ciò, seguì quella presentazione, e quella presentazione allor utile al loro interlocutore per avere un nome di riferimento al quale volgere la propria attenzione. E dopo quella breve pausa, lì utile a sforzarsi di scendere a patti con l’idea di quanto allor necessario avvenisse, e avvenisse, in fondo, in adempimento al proprio stesso invito, egli tornò a sorridere, e a sorridere ancora una volta solo ed esclusivamente verso Mu’Sah, quasi, ancor più di prima, le due donne alle sue spalle altro non fossero che delle semplici ombre, estensione del medesimo, in una risoluzione mentale così utile ad accettare quanto stesse allor accadendo.
« Sono lieto di poter conoscere finalmente il tuo nome, Mu'Sah Al-Lisaen! » sorrise Zaki-Rahi, portandosi una mano al petto a evidenziare la profonda emozione da ciò per lui conseguente « Vieni… vieni pure avanti. Accomodiamoci, che gli altri sacerdoti ci stanno aspettando… »
Non un caso, ancora una volta, fu l’impiego da parte del sacerdote della seconda persona singolare in luogo alla seconda persona plurale, nel rivolgersi verso il proprio interlocutore e nell’escludere psicologicamente, in tal maniera, la presenza di quelle due incomode appendici al suo seguito. E per quanto ciò non ebbe a sfuggire a nessuna delle tre, irritando in particolare Duva e Lys’sh, che ancor poca confidenza avrebbero potuto riservarsi nei riguardi degli usi locali; alcuna particolare evidenza di ciò fu allor palesata, vedendo, semplicemente, Midda retrocedere nuovamente all’altezza della propria supposta figlia e, a tal debita distanza, seguire insieme a Lys’sh il proprio ipotetico sposo e il loro anfitrione, all’interno del tempio, questa volta, tuttavia, percorrendo una via diversa da quelle esplorate nel corso di quella mattina, e una via, nella fattispecie, atta a condurle verso la parte residenziale del tempio stesso, e quell’area entro la quale il resto dei loro gentili ospiti avrebbe avuto a doversi intendere in loro attesa.
venerdì 17 aprile 2020
3249
Avventura
062 - La spada della misericordia
« Ehi! » protestò Duva, rivolgendo uno schiaffo alla sua spalla destra, e a quella spalla in lucido metallo cromato che in alcuna misura avrebbe mai potuto risentire né di quel gesto, né di offensive ben maggiori rispetto a esso « Mi stai forse dando della prostituta…?! » domandò apparentemente risentita a discapito della propria amica.
« Prostituta, no… libertina, un poco! » puntualizzò Midda, scuotendo appena il capo a escludere fraintendimenti di sorta a tal riguardo.
E se Lys’sh, a confronto con tutto ciò, non poté ovviare a scoppiare nuovamente a ridere, Duva, dal canto proprio, non mancò di imbronciarsi, incrociando le braccia al petto con fare sempre più infantile e con un effetto globale a dir poco ridicolo, nel considerare il suo travestimento e quel travestimento che, nella colluttazione, non aveva potuto ovviare a rovinarsi, in termini tali che, alla fine di quel ludico momento ricreativo fra loro, la sua brava compagna avrebbe dovuto pazientemente ricominciare tutto da capo, al fine di rendere l’inganno ancora una volta quantomeno speranzosamente credibile.
Un broncio, quello proprio della donna, conseguenza della più quieta consapevolezza, derivante da un’assoluta onestà intellettuale, di quanto tali accuse non avrebbero avuto a dover essere fraintese quali obiettivamente prive di fondamento… anzi.
« Vabbè… il fatto che tu abbia un compagno fisso non deve certamente obbligare il mondo intero in tal senso! » commentò, a propria difesa « Mi sto solo impegnando a integrarmi in città… » soggiunse poi, tentando di giustificare, in tal modo, la propria esuberanza così evidenziata dall’amica « … e, per inciso, non sono l’unica che, di tanto in tanto, riceve delle visite notturne! » soggiunse poi, cercando di sviare il discorso da sé per condurlo a discapito della sola che, sino a quel momento, aveva mantenuto una posizione di apparente neutralità in ogni questione, ridendo indistintamente tanto dell’una quanto dell’altra e, anche in quel momento, ancor continuando a divertirsi.
« Premesso che non ti giudico assolutamente e che, anzi, non fossi impegnata con Be’Sihl, certamente non mi farei mancare a mia volta della variegata compagnia nelle mie notti in città… » premesse la donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, a prendere le distanze da posizioni di possibile giudizio, e, soprattutto, di giudizio negativo a discapito della propria amica, in contrasto alla quale mai si sarebbe permessa di levare la benché minima voce, soprattutto in tal senso, a tal riguardo « … com’è che io non so nulla di queste “visite notturne”… Lys’sh?! » domandò quindi, volgendosi a propria volta in direzione della giovane donna rettile, e di colei che, in tal modo, da semplice spettatrice era improvvisamente stata promossa a protagonista, ritrovandosi al centro del discorso in atto e dell’attenzione delle proprie due amiche e sorelle.
Costretta quindi a smettere di ridere, Lys’sh non mancò di roteare gli occhi con aria distratta prima di impegnarsi a rimettersi in piedi e, in tal senso, a cercare di ritornare a un certo qual senso di dignità, per concludere, strategicamente, quell’intervallo giocoso e riportare l’attenzione a questioni ben più serie… e questioni che, di conseguenza, non avessero a riguardare, né direttamente, né indirettamente, certi aspetti della sua sfera personale.
« Guardate che disastro… » arrivò quindi a commentare, quasi fosse sopraggiunta solo in quel momento all’interno della stanza, indicando non soltanto tutto quanto attorno a loro ma, ancor più, il volto di Duva, e quel trucco ormai completamente rovinato « … sarà meglio sbrigarsi a rimetterti a posto, o faremo tardi all’invito dei tuoi amici sacerdoti! »
Duva e Midda, a quel punto, non poterono ovviare a scambiarsi uno sguardo complice e divertito, a confronto con quel tentativo, tanto grottescamente palese, quanto sufficientemente maldestro, di eludere l’argomento suggerito dalla prima e immediatamente accolto dalla seconda. E trattenendosi dall’esplodere immediatamente a ridere, a giusto contorno di sempre più giocosa situazione, si accordarono tacitamente per non mollare la metaforica presa attorno alla questione, restando esattamente lì dove si trovavano, quasi l’altra non si fosse minimamente espressa nel merito della necessità di rimettersi all’opera e all’opera su argomenti decisamente più seri rispetto alla facezia propria di quelle chiacchiere.
« Finge di non avermi sentita… » osservò Midda, aggrottando appena la fronte con tono che avrebbe forse voluto lasciar intendere una qualche offesa, un qualche risentimento a tal riguardo, se soltanto la tensione dei suoi muscoli facciali, e dei suoi muscoli facciali attorno alle labbra, non fosse stata tale da evidenziare il più puro e semplice divertimento a confronto con tutto quello « … ma senti… ne sai qualcosa di più attorno a questi misteriosi spasimanti…?! »
« Figurati… sai come è discreta la nostra sorellina. » ridacchiò Duva, inarcando appena un sopracciglio e scuotendo appena il capo, a escludere qualunque propria possibile consapevolezza a tal riguardo « In effetti, è stato quasi per puro caso che, per un paio di notti consecutive, ho avuto occasione di ravvisare del movimento attorno alla sua camera… »
« Mentre accoglievi o mentre salutavi qualcuno dei complici nel tuo desiderio di integrazione…?! » domandò apparentemente piccata la donna rettile, piegando appena il capo di lato con fare che, tuttavia, non avrebbe potuto celare una nota scherzosa a margine di ciò.
« Io almeno ho ammesso la cosa… » replicò tuttavia Duva, rifiutando ogni addebito in tal senso « Tu che cosa hai da nascondere per glissare continuamente a tal riguardo…? Qualche relazione torbida…?! » suggerì maliziosamente, ancora ridacchiando « Ho capito! Ti vedi in gran segreto con lord Brote! » suggerì, in una provocazione volutamente priva di ogni possibile fondamento, animata soltanto dalla volontà di stuzzicarla un po’ e, magari, spingerla a offrire loro qualche indizio in più.
« E certo! » annuì l’altra, per poi sospirare e volgere lo sguardo al cielo, in segno di quieta rassegnazione a confronto con l’assurdità di simili illazioni « Perché, in tal caso, pur avendo un’intera torre a propria disposizione dove poter fare tutto senza ficcanaso impiccione a interessarsi a noi, sarebbe assolutamente sensato che egli attraversasse la città in piena notte per venirmi a trovare in gran segreto! »
« Beh… è un uomo molto affascinante e dai modi estremamente garbati. » puntualizzò l’altra, a sostegno della propria tesi « Magari è lui a muoversi per evitarti l’incomodo di dover uscire con il favore delle tenebre, per vicoli tutt’altro che sicuri… » ipotizzò, a incalzare sul tema, e a trovare in tal senso argomentazioni utili a sostegno di una pura e semplice illazione priva d’ogni fondamento.
« Comunque non stai negando che ti vedi con qualcuno! » osservò dal canto proprio Midda, aprendosi in un amplio sorriso « E brava la mia sorellina! » annuì con quieta approvazione a tal riguardo « La cosa non mi può che rendere felice, giacché temevo che, in conseguenza della tua particolare… beh… natura, vivere in quel di Kriarya potesse rivelarsi eccessivamente frustrante a livello psicologico ed emotivo. » sancì, ora non più a titolo di scherzo, di giuoco, ma parlando con assoluta serietà « E invece… toh! Ti sei fatta un amante… o forse anche più di uno! » soggiunse, lasciando scemare di nuovo la questione nello scherzo.
« Quello che non capisco è perché tanta timidezza…! » ribatté Duva, non volendo ancora concedere all’altra una possibilità di concludere la cosa in maniera così gratuita « Che c’è…? Non ti fidi forse di noi e hai paura che si possa andare a mettere in soggezione il tuo spasimante, con qualche discorso da sorelle maggiori desiderose di proteggere la più giovane del gruppo…?! »
« Credevo che certe cose fossero di pertinenza dei fratelli maggiori… non delle sorelle! » obiettò tuttavia Lys’sh, socchiudendo appena gli occhi nel voler mettere in quieto dubbio la cosa « E comunque… no… non mi fido per nulla di voi due per un certo genere di cose, e tutta l’insistenza che state dimostrando in questo momento non può che darmi ragione! »
giovedì 16 aprile 2020
3248
Avventura
062 - La spada della misericordia
Per quanto lesta fu Midda ad agire, Duva si dimostrò sua degna compagna d’arme nel reagire con altrettanta sollecitudine, in misura tale che, per quanto l’una si fosse avventata sull’altra per impedirle qualunque possibilità di risposta, l’altra riuscì a riservarsi quel pur minimo margine di manovra utile a far leva e a rotolare di lato, trascinando con sé, invero, non solo la diretta antagonista, ma anche, e proprio malgrado, l’innocente, ma estremamente divertita testimone di quegli eventi, Lys’sh, la quale si ritrovò quindi anch’essa coinvolta in quella baraonda, in quella vera e propria zuffa fra sorelle, non animata da un qualche intento volto a nuocere l’una all’altra, o alle altre, quanto e piuttosto, agonisticamente, a prevalere, a dimostrare di essere comunque la migliore, in un trio all’interno del quale, obiettivamente, difficile sarebbe potuto essere emergere, tanta l’eccellenza lì radunata.
E se quel confuso intreccio di corpi tanto infantile avrebbe potuto aver ad apparire, al di là della tutt’altro che infantile età delle tre protagoniste del medesimo, esso si offrì in grado di donare a tutte e tre le partecipanti quella gioia propria dei giuochi dell’infanzia, e di quei giochi nel partecipare ai quali ci si sarebbe ritrovati a ridere a crepapelle e a gridare confusamente senza neppure essere realmente consapevoli del perché, ma soltanto qual espressione primordiale, pura, di tutta l’emotività propria di quel momento. Non tre donne mature, tre adulte, quindi, avrebbero avuto a dover essere intese coloro le quali lì intente così ad azzuffarsi, né, tantomeno, tre temibili guerriere, tre letali combattenti, tre micidiali assassine, qual pur la Storia avrebbe avuto a dover testimoniare essere, quanto e piuttosto tre frugolette, tre scapestrate amiche, o, per meglio dire, sorelle, lì intente a divertirsi come e peggio rispetto a quanto non avrebbero potuto riservarsi occasione di fare tre maschietti, in termini per i quali qualunque padre o madre, posti a confronto con tutto ciò, non avrebbero potuto mancare di portarsi le mani ai capelli e invocare la misericordia degli dei.
Non un solo colpo fu menato in quella baraonda, eppur nulla, all’interno della loro stanza, poté essere esente dal ritrovarsi coinvolto in quella lite, venendo rovesciato nell’impeto di quelle confuse capriole, di quelle prese e di quegli sforzi di evasione, che perdurarono ancora a lungo prima di giungere, ineluttabilmente, a una naturale conclusione, in un quieto scemare e in uno scemare pur contraddistinto, ancora, da sufficiente ilarità da condurle tutte e tre alle lacrime...
« … Thyres… » gemette Midda, portandosi la mancina al ventre, nel sentire gli addominali dolere per l’insistente sforzo a cui stavano così venendo sottoposti dal continuo ridere « … non credo di riuscire a ricordare l’ultima volta in cui mi sono divertita tanto! »
Sebbene infatti le risse a scopo ricreativo avessero a dover essere intese, per lei, quasi un’attività quotidiana, per così come Be’Sihl, e soprattutto la sua locanda, avrebbe potuto ben testimoniare, e per così come anche Duva e Lys’sh avuto occasione di ben apprendere sin dai primi giorni del loro arrivo in quel mondo; tale competizione, simile allenamento, non avrebbe avuto a potersi riconoscere animato dalla stessa gioiosa frenesia della quale, altresì, si era scoperta essere animata quell’inedita baraonda lì occorsa fra loro, e quella baraonda non pianificata, non programmata, né, tantomeno, ipotizzabile nella propria occorrenza sino al momento in cui già stava accadendo. E, nel confronto con il suo cuore, le emozioni che lì le erano state concesse, avrebbero avuto a creare una diretta connessione all’epoca, ormai lontana, della propria infanzia, e di quell’infanzia quando, fra i cinque e i dieci anni, ella trascorreva la maggior parte del tempo a far disperare la propria amata nonnina, oltre che i propri genitori e la maggior parte degli abitanti della tranquilla isoletta di Licsia, correndo come una disperata da un lato all’altro, a capo di una piccola combriccola di bravi e, sempre e comunque, spalleggiata dall’immancabile, amata Nissa, la sua sorella gemella, la quale, pur contraddistinta da un carattere meno irruento rispetto al suo, nell’affetto che le legava sarebbe stata pronta a seguirla ovunque e comunque.
La vita, e le scelte da lei compiute nel corso della medesima, avevano purtroppo posto una insanabile distanza fra lei e Nissa, e una distanza che aveva dato origine a una sanguinosa faida, una faida protrattasi per lunghi lustri e che, alfine, si era tragicamente conclusa nella morte della stessa Nissa, in quello che, forse e drammaticamente, avrebbe avuto pur a doversi intendere un finale annunciato, e definito nella propria stessa occorrenza sin dall’origine dei tempi. L’assenza, accanto a sé, di Nissa, comunque, era da lei stato pagato costantemente, quotidianamente, in quegli anni, dall’età dell’infanzia sino ai giorni attuali, in un apparentemente incolmabile vuoto, e un vuoto accanto a lei, e nel proprio cuore, che pur ella aveva sempre rifiutato di riempire, per molte, complesse ragioni. Ma anche ove ella, per tutte quelle pur ragionevoli motivazioni, aveva rifiutato l’idea di colmare quel vuoto, evidentemente qualcun altro, fosse Thyres, fosse Tarth, fosse un qualunque altro dio o dea, o fosse semplicemente il fato, il destino, e pur quel fato e quel destino nel quale ella non aveva mai offerto la benché minima fede, aveva deciso in favore di una soluzione diversa, e una soluzione che, non priva di parecchie vicissitudini quasi a obbligato preludio di quel momento, le aveva visto offrire, e quasi imporre, una nuova presenza accanto a sé, e nel proprio cuore: una duplice presenza, e una presenza della quale ella non era riuscita a liberarsi neppure riattraversando l’intero universo e facendo ritorno al proprio mondo natale… la presenza di Duva e di Lys’sh. Le sue due amiche. Le sue due nuove sorelle.
« D’accordo… a costo di apparire sdolcinata, voglio proprio dirvelo, ragazze: io vi voglio bene! » sorrise pertanto e alfine la Figlia di Marr’Mahew, rigirandosi prona sul tappeto sul quale tutte e tre erano disordinatamente sdraiate, per avere così occasione di meglio osservare le proprie interlocutrici « E non pensiate che sia qualcosa che dico a chiunque… anzi! » soggiunse subito dopo, aggrottando la fronte nel timore che, allora, una simile, importante frase potesse essere sminuita nel proprio valore.
« Urca… addirittura…?! » commentò Duva, sorridendo ancora divertita, e pur, in ciò, virando necessariamente in una certa dolcezza, e una dolcezza che, allora, non avrebbe potuto ovviare a contraddistinguere quel momento e quell’affermazione « Non facciamolo sapere a Howe e Be’Wahr… o potrebbero ingelosirsi… » soggiunse pertanto, volgendo riferimento diretto a coloro i quali, prima di loro, avrebbero avuto a doversi riconoscere quali i più fedeli compagni di ventura della donna guerriero.
« … eh… » commentò Midda, arricciando appena le labbra verso destra, con fare pensieroso « … in effetti non credo di aver mai detto loro qualcosa del genere. O, quantomeno, non ricordo di averlo fatto! »
« Ci credo… o si sarebbero poi scannati nel farti la corte… » puntualizzò maliziosamente Lys’sh, scuotendo appena il capo.
« Oh… no. Per carità! » scosse il capo ella, escludendo fermamente tale eventualità « Era già abbastanza difficile da gestire l’infatuazione che Carsa aveva per me… senza bisogno di sommarci anche le loro! » osservò, non nel voler ricercare ragione di vanto per tutto questo e, anzi, obiettivamente, persino dispiacendosi all’idea di aver potuto generare tanta entropia sentimentale fra coloro i quali, per breve periodo, erano stati costituiti qual una vera e propria squadra mercenaria, quattro straordinari cavalieri a confronto con i quali nessuna impresa sarebbe stata troppo grande… neppure il recupero della corona perduta della regina Anmel Mal Toise, in effetti!
« Stai tranquilla… » la volle quindi rassicurare Duva, ponendosi a sedere e inarcando un sopracciglio, a dimostrare tutta la propria quieta fermezza psicologica a tal riguardo « … per quanto mi concerne, ti posso assicurare che non sei assolutamente il mio tipo! » la canzonò, giocosamente, negando in ciò qualunque possibilità di coinvolgimenti di natura romantica fra loro.
« Oh… ma quello lo so. » confermò Midda, annuendo sorniona « Così come potrebbe testimoniare credo metà della popolazione maschile di Kriarya… » soggiunse poi, apertamente maliziosa « … sai che alcuni lupanari in città si sono proposti di assumermi per farti fuori…?! Dicono che tu stia facendo loro concorrenza sleale! » scoppiò quindi e nuovamente a ridere, in quella che, forse, avrebbe avuto a doversi intendere qual una battuta… ma che, forse, non avrebbe avuto a potersi considerare del tutto infondata nelle proprie argomentazioni.
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