11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

sabato 18 aprile 2020

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A dispetto di ogni insistenza da parte di Midda e di Duva, l’identità del misterioso, o dei misteriosi, compagni di letto di Lys’sh ebbe allora a restare comunque un segreto, laddove ella non ebbe a concedersi occasione utile a confidarsi in tal senso con le amiche.
E più ella ebbe a insistere a tacere a tal riguardo, più le altre ebbero ragione di volerne sapere di più, incuriosite da tanta reticenza a tal riguardo da parte sua. Alla fine, comunque, la ragione ebbe a prevalere sulla giocosa curiosità del momento, e così, nel mentre in cui Midda si premurò di riordinare la stanza che avevano letteralmente rivoltato, Lys’sh poté rimettersi all’opera a cercare di restituire un qualche senso al trucco dell’amica, e a quel trucco che, parimenti alla stanza, aveva subito le conseguenze più negative di quel loro improvvisato momento di giuoco. La donna rettile, comunque, fu in grado di compiere il proprio miracolo e, alla fine, la barba posticcia tornò al proprio posto, insieme al resto dell’arrangiato travestimento, rendendo Duva pronta ad affrontare la prova di quella sera.
Fu così che, al tramonto, il trio ebbe di nuovo a mettersi per strada, e a far rotta in direzione del tempio di Gau’Rol, non per introdursi clandestinamente in esso al fine di saccheggiarlo, per così come avrebbe avuto a doversi riconoscere il loro intendimento iniziale, quanto e piuttosto dietro esplicito invito dei padroni di casa, e di quei padroni di casa che non mancarono di dimostrarsi in loro attesa sin sulla porta del santuario, nella figura di Zaki-Rahi, colui che, in effetti, aveva formulato a tutti gli effetti l’invito loro rivolto.

Enigmatica esemplificazione della serata, nel momento stesso del loro arrivo al tempio, avrebbe avuto a doversi immediatamente riconoscere la reazione con la quale il sacerdote ebbe ad accogliere il proprio “amico”, in quieta contrapposizione alla più totale indifferenza dietro la quale, altresì, ebbe a sforzarsi di celare il fastidio per la presenza, al suo seguito, di ben due donne, ovviamente e rigorosamente celate dietro ai propri burqa. Perché se verso Duva, anzi verso Mu'Sah Al-Lisaen, la sua reazione fu a dir poco entusiastica, tendendo verso di lui entrambe le proprie mani in un gesto di accoglienza carico di benevola fiducia; verso Midda-Nass'Hya e Lys’sh-Fath’Ma, egli si sforzò di non avere a concedere neppure uno sguardo, quasi non avessero lì a dover essere neppure intese quali effettivamente presenti: un gesto, o, per meglio dire, una mancanza di qualunque gesto, che avrebbe avuto a poter apparire estremamente scortese da parte sua, e che, al contrario, avrebbe avuto a dover essere inteso trasparente di un profondo impegno di cortesia nei riguardi dell’eroico ospite, laddove, non fosse per tutto il più profondo rispetto provato verso di lui, mai un sacerdote suo pari, o pari a tutti gli altri con i quali avrebbero pasteggiato nel corso della serata, avrebbero potuto accettare l’idea di porsi a confronto con una coppia di donne non appartenenti alla propria personale schiera familiare.
In effetti, neppure alle loro stesse mogli era mai stata concessa una tale occasione, e, certamente, non in quell’importante luogo, limitando ogni possibile contatto incrociato soltanto a eventuali visite di cortesia presso la dimora del proprio stesso sposo da parte di uno degli altri sacerdoti. Nel confronto con la consuetudine propria degli usi locali, infatti, neppure una prostituta si sarebbe mai azzardata a muoversi verso la dimora di un proprio cliente: sempre e soltanto all’uomo avrebbe avuto a dover essere riservata l’iniziativa in tal senso, a mantenere saldo il controllo patriarcale sulle donne y’shalfiche.
In ciò, quindi, il fatto che, in quella sera, non una, ma addirittura due donne fossero lì presenti al seguito di Mu’Sah avrebbe avuto a doversi considerare un’eccezione a dir poco straordinaria, in una concessione che, al più, sarebbe probabilmente stata riconosciuta soltanto al sultano stesso, o ai più importanti fra tutti i suoi visir.

« Benvenuto, amico mio. Ben ritrovato! » esclamò allora Zaki-Rahi in direzione del proprio ospite, e di quel misterioso pellegrino del quale, ancora, non avrebbe potuto vantare di conoscere neppure il nome « Non puoi comprendere quanto mi onori il fatto che tu abbia accettato il nostro invito e sia qui presente questa sera… »

Per così come già in accordo con Midda, Duva, dopo aver ricambiato il saluto del sacerdote, sollevò la propria destra e, muovendo l’indice a indicare le proprie labbra, si volse appena in direzione della propria supposta moglie, rimasta rispettosamente a distanza, dietro di lui, invitandola quindi ad avanzare di un passo, per adempiere al proprio ruolo di interprete per i suoi gesti.
E dopo una nuova, improvvisata, serie di gesti, nella formulazione dei quali riuscì a mantenersi seria soltanto al pensiero di quanta rabbia in lei evocasse tutta quella violenza sociale a discapito delle donne, indicò nuovamente le proprie labbra e poi Zaki-Rahi, in un sufficientemente esplicito ordine di tradurre, per lui, quanto allora dichiarato…

« Il mio sposo dice: “Io sono Mu'Sah Al-Lisaen. Questa è mia moglie Nass'Hya. E lei…” » offrendo immobile riferimento a Lys’sh « “… è nostra figlia Fath’Ma.” » esordì quindi Midda, nel proprio migliore accento y’shalfico « “Sono io a essere onorato dell’invito rivoltomi per un tanto umile e doveroso servizio reso alla gloria del nostro amato dio Gau’Rol!” »

La voce di Midda, pur, come di consueto, gradevolmente vellutata, bassa nei propri toni, profonda nelle proprie sfumature, in termini che alcuno avrebbe potuto avere allor a definire meno che sensuali, sembrò quasi imporre un brivido di ribrezzo a confronto con l’attenzione del sacerdote, il quale, inspirando profondamente aria nei propri polmoni attraverso narici improvvisamente dilatatesi, si sforzo con tutto se stesso a contenere lo scandalo provato all’idea di dover interloquire, in quel frangente, con una donna, per quanto, allor, impiegata semplicemente come voce surrogata del proprio sposo.
Un istante di silenzio, in ciò, seguì quella presentazione, e quella presentazione allor utile al loro interlocutore per avere un nome di riferimento al quale volgere la propria attenzione. E dopo quella breve pausa, lì utile a sforzarsi di scendere a patti con l’idea di quanto allor necessario avvenisse, e avvenisse, in fondo, in adempimento al proprio stesso invito, egli tornò a sorridere, e a sorridere ancora una volta solo ed esclusivamente verso Mu’Sah, quasi, ancor più di prima, le due donne alle sue spalle altro non fossero che delle semplici ombre, estensione del medesimo, in una risoluzione mentale così utile ad accettare quanto stesse allor accadendo.

« Sono lieto di poter conoscere finalmente il tuo nome, Mu'Sah Al-Lisaen! » sorrise Zaki-Rahi, portandosi una mano al petto a evidenziare la profonda emozione da ciò per lui conseguente « Vieni… vieni pure avanti. Accomodiamoci, che gli altri sacerdoti ci stanno aspettando… »

Non un caso, ancora una volta, fu l’impiego da parte del sacerdote della seconda persona singolare in luogo alla seconda persona plurale, nel rivolgersi verso il proprio interlocutore e nell’escludere psicologicamente, in tal maniera, la presenza di quelle due incomode appendici al suo seguito. E per quanto ciò non ebbe a sfuggire a nessuna delle tre, irritando in particolare Duva e Lys’sh, che ancor poca confidenza avrebbero potuto riservarsi nei riguardi degli usi locali; alcuna particolare evidenza di ciò fu allor palesata, vedendo, semplicemente, Midda retrocedere nuovamente all’altezza della propria supposta figlia e, a tal debita distanza, seguire insieme a Lys’sh il proprio ipotetico sposo e il loro anfitrione, all’interno del tempio, questa volta, tuttavia, percorrendo una via diversa da quelle esplorate nel corso di quella mattina, e una via, nella fattispecie, atta a condurle verso la parte residenziale del tempio stesso, e quell’area entro la quale il resto dei loro gentili ospiti avrebbe avuto a doversi intendere in loro attesa.

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