11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

lunedì 27 aprile 2020

3259


La planimetria del tempio si rivelò, almeno all’attenzione della Figlia di Marr’Mahew, decisamente più classica rispetto a quanto ella non avrebbe mai potuto ipotizzare avesse a poter essere.
Sebbene l’area riservata ai sacerdoti, esterna al santuario nel senso stretto del termine, e pur inclusa nella complessità architettonica dell’edificio, altro non avesse a dover essere identificata se non qual una sorta di intercapedine allargata fra la zona di preghiera, e di preparazione alla preghiera, riservata ai pellegrini uomini, e la zona di preghiera, e di preparazione alla preghiera, riservata alle pellegrine donne loro accompagnatrici, giacché ovviamente mai una donna si sarebbe potuta altrimenti presentare di propria libera iniziativa in un luogo come quello, né, fondamentalmente, in qualunque altro luogo; per così come giustamente ipotizzato nel pomeriggio l’area riservata, altresì, a ogni possibile scopo di servizio, fossero le cucine, così come vari depositi e cantine, si estendeva, al di sotto del livello del suolo, per un’ampiezza decisamente più importante, e importante quanto sufficiente, per lo meno, a coprire buona parte dell’intera estensione dell’edificio stesso.
Dal corridoio centrale lungo il quale si erano avventurate, quindi, le donne ebbero alfine a giungere, effettivamente, a un bivio, e a un bivio volto a salire o a scendere. E se loro interesse avrebbe avuto a dover essere inteso quello proprio dello scendere, facile sarebbe stato presumere quanto, salendo, avrebbero avuto ad avventurarsi, piuttosto, in quelle che avrebbero avuto a doversi censire quali le stanze personali dei vari sacerdoti, i loro appartamenti, là dove, molto probabilmente, le rispettive famiglie nel stavano aspettando il ritorno, ignare di quanto, altresì, stesse accadendo, e fosse, in effetti, già accaduto, sotto ai loro piedi. Ignorando quindi più che volentieri la strada a salire, e quell’amplia e riccamente decorata scalinata che avrebbe imposto sicuramente loro soltanto nuovi problemi; le tre donne furono ben liete di avventurarsi al livello inferiore, e a un livello nel quale la complessità di quella struttura ebbe necessariamente a crescere, se non nella volontà di confondere eventuali e inattesi visitatori, certamente nella volontà di sfruttare al massimo quel seminterrato, ricavando in esso il più amplio numero di spazi possibili per ogni esigenza.
Inconsapevoli della direzione da intraprendere, anche in virtù della più quieta e completa ignoranza nel merito di ove avere a voler dirigere, effettivamente, i propri passi, le tre donne avrebbero potuto quindi smarrirsi lì sotto, iniziando a peregrinare senza una meta precisa all’interno di quell’involontario dedalo di corridoi e stanze. Ma, più per intuizione che per una qualche, effettiva, consapevolezza a tal riguardo, Midda Bontor non volle dimostrare esitazioni, facendo propria una direzione ben precisa e, in quel verso, avendo a guidare anche le proprie amiche, sempre accanto a lei, sempre intente, a momenti alterni, ad aiutarla a reggere il proprio ingombrante, e morente, fardello.
Una sicurezza evidente, quella della quale la donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco si fece interprete, che non passò inosservata alle sue amiche, le quali, ineluttabilmente, non poterono mancare di sollevare domande a tal riguardo, non animate da un qualche spirito di obiezione nel merito delle sue scelte, quanto e piuttosto da una quieta volontà di comprensione nel merito di quale arcano potesse star loro sfuggendo in quel frangente…

« Devi dirci qualcosa…?! » l’apostrofò quindi Lys’sh, piegando appena il capo di lato.
« Riguardo a…? » domandò per tutta risposta la Figlia di Marr’Mahew, non comprendendo a cosa la propria amica sororale potesse star riferendosi in tutto ciò.
« Riguardo al fatto che, improvvisamente, sembri sapere alla perfezione dove andare… » sottolineò Duva, condividendo l’interrogativo proprio dell’altra e proponendosi più che curiosa per una qualche risposta a tal riguardo « … cioè, noi eravamo rimaste al fatto che avevi avuto indicazioni ben poco definite nel merito di una possibile presenza della spada qui sotto: non che ti fossi imparata una mappa a memoria e che, improvvisamente, tu sappia perfettamente in che direzione muoverti. » puntualizzò, sorridendo ironica a margine di tutto ciò.
« Cosa ci siamo perse…? » insistette quindi la prima, annuendo a serena conferma del dubbio meglio argomentato da quell’ultima.
« Ah… niente, niente! » scosse per tutta replica l’interrogata, pur non frenando il proprio incedere, e quell’incedere indubbiamente deciso in una direzione apparentemente nota « E’ che, per ora, la struttura interna di questo luogo si sta rivelando abbastanza classica… e, in questo, procedendo in questa direzione, mi attendo di giungere sino al pozzo del cuore del tempio. »

In effetti, durante la propria esplorazione pomeridiana del luogo, seppur non sviluppatasi, né tantomeno conclusasi, per così come ella avrebbe potuto preferire accadesse, Duva aveva avuto occasione di cogliere, nella confusione propria dell’interno del delubro, quello che avrebbe avuto a poter essere ipotizzato come un pozzo, per quanto, obiettivamente, non avrebbe avuto alcun senso a essere lì presente. Non, quantomeno, dal proprio personale punto di vista.
Dal punto di vista della propria amica, tuttavia, quel pozzo sembrava aversi a dover intendere quanto la banalità più ovvia del mondo, al punto tale che, obiettivamente, tanto in Duva, quanto in Lys’sh, non poté mancare il dubbio che ogni tempio fosse dotato di un pozzo nel proprio punto più sacro…

« … scusa. » esitò quindi Duva, aggrottando appena la fronte « Vorresti spiegarci questa cosa del pozzo?! »
« Molti templi, soprattutto fra i più antichi, presentano al proprio centro un pozzo, generalmente collegato direttamente con qualche recondita stanza sotterranea… » esplicitò la donna guerriero, a favorire la comprensione da parte delle proprie amiche « A seconda del tempio, tale pozzo può assumere diverse funzioni: nel cuore della palude di Grykoo, per esempio, era un vero e proprio scarico per i resti dei sacrifici umani che lì erano compiuti… e, molti anni fa, me ne servii, più inconsapevolmente che per un qualche piano premeditato a tal riguardo, per riuscire ad accedere al tempio. » rievocò, riportando la mente a un’epoca così lontana nel tempo da sembrar quasi volersi riferire a un’altra donna, e a una donna che, forse e ormai, ben poco avrebbe avuto ancora ad assomigliarle, fisicamente e psicologicamente « Quando oggi siamo venute in avanscoperta, nel mentre in cui tu eri impegnata con il sacerdote, non ho potuto fare a meno di cogliere, al centro esatto anche di questo tempio, la presenza di un pozzo, e di un pozzo in diretta perpendicolare con il lucernario al centro della cupola, utile a permettere alla luce naturale di avere a permeare l’interno del santuario nell’arco di tutta la giornata: il pozzo, in ciò, nasce probabilmente per poter scaricare l’acqua piovana, nei giorni di brutto tempo, direttamente nelle fogne. »
« Ancora con queste fogne! » protestò allora l’altra, sgranando gli occhi « E’ lì che ci stai portando?! E’ proprio una fissa da parte tua! »
« Non mi interessano le fogne in senso stretto… » ridacchiò per tutta replica Midda, arricciando l’angolo destro delle labbra in una smorfia divertita « … tuttavia, se esiste un qualche sotterrano dimenticato al di sotto di questo templio, sicuramente sarà stato realizzato al di sotto del livello stesso delle fogne. E, in questo, giungere a quel pozzo potrà darci la possibilità di guadagnare più rapidamente spazio verso il nostro obiettivo finale! »
« E perché invece di complicarci così tanto la vita non siamo passate direttamente dalle fogne?! Se tanto lì dobbiamo finire… » replicò dubbiosa Duva, ancora poco convinta da quelle parole « Avremmo potuto evitare tutta la sceneggiata di questa mattina e tutto quello che ne è derivato… »
« Perché prima di questa mattina non avevo la benché minima idea che vi fosse un pozzo al centro del tempio! » sospirò Midda, scuotendo appena il capo « Proprio a raccogliere questo genere di informazioni, ti ricordo, era stata pensata tutta la sceneggiata di questa mattina… sceneggiata che si è decisamente complicata nel momento in cui qualcuna, di cui non faccio nomi, ha deciso di imporsi qual nuova eroina di Gau’Rol innanzi all’attenzione di tutti i suoi sacerdoti! »

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