11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

lunedì 15 febbraio 2021

3553

 

Che la Figlia di Marr’Mahew, Ucciditrice di Dei, Campionessa di Kriarya e Lysiath, avesse creato molti, troppi danni nel corso della propria vita, avrebbe dovuto essere considerato di pubblico dominio. E, del resto, non in pochi, in giro, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti coloro i quali soliti ritenere la medesima donna guerriero qual portatrice di disgrazia, nel considerare quanto, non a torto, i guai fossero spiacevolmente soliti accompagnarla ovunque ella andasse.
Che tuttavia ella potesse essere in grado, o essere stata in grado, di annichilire un intero pianeta, anche innanzi ai giudizi più suggestionabili qual quelli propri di quei ragazzini e bambini, avrebbe avuto a doversi intendere di non così immediata possibilità di accettazione. Dopotutto ella era e restava una comune mortale...
... o no...?!

« Non con le proprie stesse mani, ovviamente... » soggiunse Liagu, a confronto con l’evidente e perplessa incredulità degli astanti « ... e non da sola. » puntualizzò, a scanso di equivoci « E’ stata aiutata, in tal senso, da due navi pirata, che hanno scaricato tutta l’incredibile potenza di fuoco delle proprie armi sulla superficie di un pianeta al fine di prevenire il risveglio di un’antica civiltà di creature dai poteri divini, le quali, ridestandosi dalla condizione di stati nella quale erano da migliaia, milioni d’anni, avrebbero probabilmente posto fine all’intero universo, per così come lo conosciamo. »

E se, ad animare quell’intervento addizionale da parte della figlia di Midda altro non vi sarebbe voluta essere che la volontà di chiarire le idee ai propri amici, evitando possibilità di fraintendimenti di sorta a tal riguardo; le parole da lei utilizzate, sovente neppure in lingua kofreyota ma mutuate direttamente dalla lingua franca che erano stati soliti parlare fra le stelle, ebbero a risuonare ancor più che incomprensibili rispetto alla questione originale, in termini tali per cui quella spiegazione avrebbe avuto allor necessità di un’ulteriore spiegazione per poter essere intesa, per così come i visetti di tutti i presenti ebbero ben a esprimere nel sbattere confusamente le palpebre e nel domandarsi, intimamente, se quella bambina si stesse allor prendendo giuoco di loro o stesse parlando sul serio.
Nel considerare, tuttavia, quanto la questione avesse a doversi comunque intendere assolutamente non pertinente al discorso in corso, nel rendersi conto di quanto i propri sforzi non avevano avuto a concedersi risultato alcuno, Liagu decise di non aver a insistere ulteriormente sull’argomento.

E così, scuotendo semplicemente il capo, ella conclude dicendo: « Lasciate perdere... tanto non c’entra nulla con quello di cui stavamo parlando. »

Ancor distratti dall’idea di Midda Bontor che distrugge un intero mondo, i presenti ebbero a protrarre il proprio silenzio ancora per qualche istante prima di riuscire a riportare l’attenzione al tema originale della discussione, e alle dinamiche in grazia alle quali qualcuno aveva portato a termine quella devastazione.

« Quindi... dicevamo... » tentò di ritornare al discorso precedente Mera Ronae, grattandosi appena la sommità della nuca con aria stanca « Secondo voi l’attacco è stato portato a compimento grazie a queste... bambe... »
« ... bombe... » la corresse Namile, meglio rammentando il termine pocanzi presentato loro.
« ... bombe, sì. » annuì l’altra.
« Esatto. » confermò Tagae, fermo nella propria idea « Il che lascerebbe intendere non soltanto un disegno preordinato dietro a quanto è accaduto ma, anche e soprattutto, il possesso delle risorse utili per portare a termine un simile piano... »
« ... nonché la possibilità di muoversi in maniera indisturbata per tutta Kriarya, andando a disporre, per tempo, gli ordigni in ogni torre. » suggerì Na’Heer, non minimizzando l’importanza di tale azione logicistica.
« Un impegno decisamente notevole... » soppesò Namile, storcendo appena le labbra verso il basso « Forse un po’ troppo notevole per poter risultare effettivamente attuabile. » osservò, non desiderando suggerire sfiducia verso quell’ipotesi e, ciò non di meno, non desiderando neppure avvalorarla di principio, escludendo la soluzione più semplice « Siamo davvero sicuri di voler escludere l’eventualità dell’intervento di uno stregone...? »
« Forse è meglio se rallentiamo un attimo e riordiniamo le idee... o non arriveremo a nessun risultato utile. » suggerì Meri, non tanto a sostegno della propria gemella, quanto e piuttosto in senso generale, nella volontà di non avere a smarrirsi in troppe elucubrazioni gratuite e prive di qualunque effettivo scopo.
« Concordo. » annuì Liagu, in appoggio al suggerimento così avanzato dalla propria cuginetta « Iniziamo a individuare le domande utili... e poi vediamo di iniziare a mettere delle possibili risposte sul piatto. »
« Vado a prendere un piatto...?! » si candidò ingenuamente la piccola Eli, desiderando dimostrarsi collaborativa nella questione ma, obiettivamente, faticando a stare dietro ai discorsi che stavano conducendo, al punto tale da fraintendere quell’immagine figurata con un’idea letterale.
« No, piccolina... nessun piatto. » sorrise Nami, ridacchiando appena e accarezzando il capetto della bambina, con aria quasi giocosa « E’ solo un modo di dire... »
« Direi che le domande sono le stesse che hanno ben riassunto Tagae e Na’Heer pocanzi. » intervenne quindi Meri, a non rischiare di dispendere l’attenzione « Per capire chi vi possa essere dietro a tutto questo, è necessario comprendere non soltanto come abbia condotto l’attacco, ma anche come abbia potuto avere possibilità di agire indisturbato... »
« ... ma, soprattutto, mi verrebbe da dire, perché lo abbia fatto. » incalzò la figlia di Midda, dimostrandosi sempre molto seria e attenta in quell’analisi « Il che si potrebbe anche tradurre in altri termini... »
« ... ossia chi può aver a guadagnarci da tutto questo. » completò suo fratello, ben intuendo quanto ella avrebbe voluto dire e condividendone il ragionamento.
« Vogliamo quindi escludere che si possa trattare di una vendetta personale...? Mio padre ha molti nemici. » domandò e asserì il figlio di lord Brote, rifiutandosi di declinare al passato quel predicato verbale « Senza ignorare il fatto che non è neppur passato troppo tempo dall’ultimo tentativo volto a eliminarlo. »
« Credo proprio di sì. » osservò Meri, per poi meglio specificare il senso di quella propria opinione « Fosse stata una vendetta contro tuo padre, da parte di uno qualunque dei suoi nemici, o da parte del medesimo mandante dell’ultimo attentato, non vi sarebbe stato alcun bisogno di radere al suolo ogni torre della città. »
« Già. » concordò Nami « Chiunque abbia operato orchestrato tutto questo non stava mirando specificatamente a un signore di Kriarya, ma a tutti quanti... insieme. Tabula rasa, cancellando tutto l’ordine costituito all’interno della città del peccato, per avere, chiaramente, a sovvertirlo... magari accentrandolo tutti nelle mani di un unico soggetto. »
« Se così fosse, chiunque nei prossimi giorni avrà ad agire per tentare di occupare il vuoto di potere creatosi oggi, potrà essere considerato potenzialmente responsabile per l’accaduto. » dichiarò quindi Na’Heer, non sentendosi di offrire torto a simile analisi.

Quell’analisi, dopotutto, non avrebbe potuto negarsi una certa ragionevolezza: se, infatti, la morte di un solo signore di Kriarya non avrebbe sconvolto alcun equilibrio, avendo, anzi, a potersi giudicare qual un evento sufficientemente consueto, in un ricambio dei vertici della città del peccato sufficientemente frequente salvo poche, rare eccezioni decisamente più ostinatamente attaccate alla vita, come per l’appunto lord Brote; la scomparsa di tutti loro contemporaneamente avrebbe creato le condizioni per un totale cambio di regime, e un totale cambio di regime che, tuttavia, avrebbe avuto a doversi consumare con una certa repentinità, prima che altri potessero tentare di spartirsi quella capitale.

domenica 14 febbraio 2021

3552

 

Nel mentre in cui, nella sala principale della locanda, tale momento di quieto confronto alcolico riuniva gli adulti; un altro concilio stava trovando occasione di svolgimento poco distante, vedendo quali protagonisti tutti gli appartenenti a quella nuova generazione purtroppo direttamente o indirettamente coinvolta in quegli stessi, tragici eventi. Così, in quella che avrebbe avuto a dover essere la stanza da letto di Be’Sihl e Midda, la camera patronale de “Alla signora della vita”, non soltanto Mera Ronae e Namile erano presenti, ma, insieme a loro, anche Tagae Nivre e Liagu Ras’Meen, così come la piccola Midda Elisee e, inutile dirlo, un’ancor sconvolto Na’Heer, ivi discretamente condotto da Tagae e Liagu per non lasciarlo solo con i propri pensieri in una serata simile.
Tutti seduti sul un unico letto, i sei non stavano, ovviamente, consumando vino o birra, come i loro corrispettivi adulti, ma, ciò non di meno, stavano tentando di elaborare a proprio modo quegli eventi, supportandosi a vicenda con una maturità impropria per semplici bambini ma che, fatta eccezione per la piccola Eli, avrebbe avuto triste ragion d’essere loro a confronto con le proprie non semplici esperienze di vita, malgrado l’ancor giovane età.
E, a margine di tutto ciò, quei timori che nei giorni passati erano stati propri per Meri e Nami nell’eventualità di un confronto con Na’Heer, la cui madre era stata crudelmente assassinata da loro madre, non avevano avuto a trovare ragione di conferma. Non ove, con più saggezza di rispetto a quella propria di molte persone che avrebbero avuto a professarsi sagge, Na’Heer aveva immediatamente risolto la questione con le figlie dell’assassina di sua madre in maniera estremamente semplice...

« Voi ne eravate consapevoli...? » aveva domandato loro, nel momento in cui, entrambe, con un certo imbarazzo, avevano voluto rinnovargli il proprio più sincero cordoglio per gli avvenimenti occorsi negli anni della sua più innocente infanzia, quand’ancora persino incapace di intendere la realtà a sé circostante.
« No. Ovviamente... » aveva negato Namile, scuotendo il capo con sincero rammarico, là dove, sino alla caduta del regno di loro madre, ovviamente, nessuna di loro aveva avuto possibilità di maturare una qualche effettiva consapevolezza del mondo, e del non edificante ruolo della loro genitrice in esso.
« Avete desiderato voi la morte di mia madre...? » aveva insistito egli, accennando l’ombra di un sorriso tirato a margine di tale questione, e di una questione evidentemente retorica là dove, nella loro pressoché identica età, sarebbe stato impossibile qualcosa del genere.
« Come avremmo potuto...?! » aveva replicato Mera Ronae, scuotendo a propria volta il capo, benché non desiderasse che tale loro inconsapevolezza potesse essere intesa come giustificatrice per quanto accaduto.
« Se non ne eravate consapevoli, e se non avete desiderato voi la morte di mia madre... non vedo ragione, francamente, per la quale dover riconoscere un credito di sangue nei vostri riguardi. » aveva quindi sancito il figlio di lord Brote e della principessa Nass’Hya Al-Sehliot, rinnovando esplicitamente quello che era già stato, anni prima, il giudizio d’assoluzione espresso da suo padre in direzione di quelle due, all’epoca bambine.

In tal maniera, quindi, era stata quietamente risolta ogni possibile questione in sospeso fra loro, fra le figlie dell’assassina, immagini di loro madre, e il figlio di colei che era stata assassinata, che di sua madre, purtroppo, avrebbe potuto rammentare soltanto l’immagine dipinta in alcuni quadri, e alcuni quadri che, ormai, neppure esistevano più, perduti per sempre insieme al resto della propria vita all’interno della torre distrutta.
E superate quelle distanze, invero, neppur mai esistite fra loro, null’altro era rimasta se non la vicinanza emotiva fra cinque fanciulli che avevano vissuto devastanti esperienze di vita allorché avere la possibilità di affrontare la propria giovinezza con quell’infantile spensieratezza che, all’interno del loro piccolo gruppo, avrebbe potuto vantar soltanto Midda Elisee, ancor scevra da qualunque tragedia familiare in uno stato di grazia così come, tutti loro, non avrebbero potuto ovviare ad augurarle potesse continuare a restare tale, inalterato.
Così, seduti in cerchio su quell’unico letto, i sei stavano ragionando nuovamente nel merito di quelle ultime ore, cercando di comprendere meglio gli eventi occorsi...

« Aspettate... » esitò Mera Ronae, rivolgendosi ai propri cuginetti con aria incerta « Quindi, secondo voi, non è stata l’opera di uno stregone...?! »
« No. » scosse il capo Tagae, con ancor un’inerziale sicumera, salvo, subito dopo, lasciarsi cogliere dal dubbio di star, forse, dicendo una cavolata « Cioè. Non è detto che lo sia necessariamente. »
« Una nuova arma dei ritornati...? » domandò quindi Na’Heer, purtroppo più che ben informato a tal riguardo, nel considerare quanto proprio suo padre fosse già sopravvissuto a un attentato a opera di qualcosa di estraneo al loro consueto senso di normalità, al loro comune livello tecnico.

Per una ragione, o per l’altra, quasi tutti i presenti erano perfettamente consci di cosa fossero i ritornati. E, in effetti, erano anche consci del fatto che almeno due di loro avessero a dover essere considerati presenti all’interno della locanda.
Per amor di dettaglio, invero, soltanto la piccola Midda Elisee non aveva a potersi considerare perfettamente consapevole della natura dei ritornati: sapeva che quel termine stava a indicare delle persone particolari, come indubbiamente particolari avevano a potersi riconoscere Korl e Lora, con le loro bizzarre invenzioni e i loro incredibili discorsi, ma, al di là di ciò, non era realmente conscia del fatto che essi, a tutti gli effetti, fossero dei non morti, delle negromantiche creature incapaci a morire e impossibilitate a vivere realmente, benché, tutto sommato, rispetto a un comune zombie, avrebbero potuto riservarsi indubbi vantaggi.
Comunque, a confronto con quel riferimento ai ritornati, ed, entro certi versi, quel riferimento improprio, nel generalizzare a tutti i ritornati quelle conoscenze, invero, proprie di soltanto una parte limitata degli stessi, e di tutti coloro che non avrebbero avuto a potersi intendere originari di quello stesso mondo, nessuno fra i presenti avrebbe allor potuto non comprendere il senso dell’interrogativo e dello scenario, in tal maniera, suggerito.

« Non è da escludere. » intervenne Liagu, a supporto della posizione proposta dal proprio fratello « E’ vero che la tecnologia propria di questo mondo non è ancor paragonabile a quella di altri... ma allo stesso modo in cui già sono in circolazione armi da fuoco alimentate da polvere da sparo, perché escludere l’eventualità dell’esistenza di bombe...? »
« Bombe...? » ripeté Namile, cercando di soppesare quella nuova parola, a sforzarsi di comprenderla.
« Ordigni esplosivi. » intervenne Na’Heer, annuendo a confronto con quell’ipotesi « Ho sentito una volta papà confrontarsi con Korl Jenn’gs e Lora Gron’d nel merito di tali armi, fra le tante, possibili nuove minacce che l’avvento dei ritornati potrebbe aver condotto nel nostro mondo... »
« Ordigni esplosivi... » gli fece eco nuovamente la figlia di Nissa, riflettendo sulle implicazioni proprie di quella particolare associazione di termini « ... veramente può esistere un’arma in grado di distruggere in tal maniera un edificio...?! »
« Oh... esistono anche armi peggiori. » storse le labbra Tagae, gettando uno sguardo verso la propria sorellina e non proseguendo oltre, là dove sarebbe stato opportuno che il loro segreto continuasse a restare tale, anche innanzi a quel gruppo di amici.
« Mamma, una volta, ha distrutto un mondo intero... » intervenne Liagu, ad argomentare in maniera alternativa la questione, affinché non potessero sorgere interrogativi nel merito delle parole del fratello.
« ... » esitarono in silenzio tutti quanti a quell’affermazione, e a quell’affermazione che, anche ove associata a una figura come quella di Midda Bontor, non avrebbe potuto ovviare ad apparire decisamente esagerata.

sabato 13 febbraio 2021

3551

 

« A costo di apparire sciocco... voglio direi che, secondo me, è sbagliato considerare Brote già spacciato. » scosse il capo Be’Sihl, intervenendo nel discorso con un diverso punto di vista « Per carità: non posso di certo dire di conoscerlo come lo conosci tu... ma ho passato abbastanza tempo insieme a Midda Bontor per sapere che, fino a quando non troverete il suo corpo morto, e non sarete assolutamente sicuri che sia proprio lui, potrebbe ancora essere in grado di sorprenderci. » puntualizzò, ammiccando in direzione del colosso non ancora sufficientemente ubriaco da crollare al suolo per così come desiderato.

Korl e Lora, fra tutti i presenti decisamente meno confidenti con il pregresso storico dietro a simile affermazione, non ebbero possibilità di cogliere immediatamente il senso delle parole del locandiere, fraintendendo quanto stava allor asserendo qual un insensato ottimismo a oltranza o, peggio ancora, una spiacevole mancanza di rispetto a confronto con la tragedia che il loro ospite stava affrontando.
Tuttavia, differentemente dai due esuli di Thermora, né Duclar, né Seem o Arasha, ebbero occasione di equivocare il senso di quelle parole, ben comprendendo a quale evento Be’Sihl stesse offrendo riferimento, riconoscendolo qual un accadimento di più di dieci anni prima...

« Diamine! » sorrise divertito Seem, aggrottando la fronte innanzi a simile idea « No. Dai. Non credo che possa essere successo come quella volta... »
« Già. » confermò Arasha, senza alcuna ilarità a confronto con tale pensiero e, anzi, storcendo le labbra verso il basso in una smorfia di disappunto « Sarebbe decisamente spiacevole, nel ben considerare tutti i morti di questa assurda giornata. »
« Non sto dicendo che sia stato Brote a organizzare la cosa, attenzione. » escluse tuttavia il locandiere, riprendendo voce in capitolo per meglio puntualizzare il proprio pensiero « Dico solo che, quando si tratta di figure dotate di un certo... carisma?... sarebbe meglio evitare di essere troppo precipitosi nel dichiararli morti, soprattutto in assenza di una palese riprova. Dopotutto se Brote fosse stato uno sprovveduto, non sarebbe mai stato accettato da Midda qual proprio mecenate per tanto tempo. »
« Sprovveduto il mio signore...?! » sgranò gli occhi Duclar, quasi scandalizzato a confronto con una simile affermazione « Mai! »
« E allora non affrettiamoci a considerarlo già in gloria agli dei... poiché, da un momento all’altro, potrebbe sorprenderci. » insistette Be’Sihl, convinto della propria posizione, e convinto, probabilmente, anche nella volontà di non dover immaginare il dolore che Midda avrebbe ineluttabilmente provato nel momento in cui fosse tornata in città e avesse scoperto quanto accaduto se, davvero, Brote fosse morto.

Fu allora che, per quanto forse privi di ogni utile pregresso storico a margine di ciò, Korl e Lora ebbero comunque possibilità di comprendere quanto, dietro a quelle parole, avesse a doversi intendere una storia a loro ignota, e una storia che, apparentemente, meritava di essere conosciuta. Così, prima ancora che la questione potesse progredire oltre, fu proprio Lora a prendere voce a tal riguardo, per domandare lumi.

« Scusatemi... anzi, scusateci.... » premesse, accennando a un lieve sorriso quasi imbarazzato « Tuttavia temo che ci stia sfuggendo qualche informazione utile a comprendere questa ventata di ottimismo. »

In effetti, dal loro personalissimo punto di vista, l’unico modo in cui Brote avrebbe potuto fare allora ritorno, sarebbe stato come una creatura loro pari, in una sorte che, all’occorrenza, avrebbero potuto pure augurargli, ma che, obiettivamente, non credevano sarebbe stata considerata auspicabile da chiunque altro.

« Ah... vero. » annuì Seem, cogliendo immediatamente le ragioni della difficoltà da loro così dichiarata « Sì. In effetti voi non potete saperlo, ma molto tempo fa... »
« ... diamine... sono già passati davvero così tanti anni...?! » gemette Be’Sihl, rendendosi conto di quanto, proprio malgrado, non stesse assolutamente andando a ringiovanire con il passare del tempo, anzi.
« Oh già. » sorrise Arasha, nel non poter fare a meno di provare una certa malinconia al ricordo della giovinetta che ancor era.
« ... scusatemi, io starei rispondendo ai nostri amici. » li rimproverò Seem, inarcando appena un sopracciglio con fare scherzosamente critico a discapito della sposa e del locandiere, e di quel locandiere che, per lui, avrebbe avuto a doversi considerare quanto di più prossimo a una figura paterna, per tutto quello che vi era stato fra loro « Dicevo, molto tempo fa questa locanda era decisamente diversa rispetto a ora... addirittura un piano più bassa. E tale lo è stata fino a quando, una notte, colei che all’epoca servivo come scudiero, Midda Bontor, non ebbe la poco lungimirante idea di simulare la propria morte, dando fuoco a tutto quanto. »
« Ma che splendida idea... » ironizzò Lora, piegando appena il capo di lato, non faticando, comunque, a immaginare che la propria assassina potesse anche essere una piromane.
« Ha sempre avuto approcci estremamente sobri alle questioni, vero...?! » constatò d’altro canto Korl, coprendosi appena gli occhi quasi con imbarazzo, nel domandarsi quale dannata sfortuna avesse avuto per ritrovarsi innanzi al cammino di una donna del genere... e lì ritrovarsi, spiacevolmente, nel ruolo di nemico.
« Oh sì. Sempre. » annuì Be’Sihl, con sguardo perso nel vuoto nel ripensare alla follia di quei giorni.
« Sapete che, dopo tutto questo tempo, ancora non ho idea della ragione per la quale agì in tal maniera?! » puntualizzò Duclar, lasciandosi ben volentieri coinvolgere in quella discussione, utile, quantomeno, a distrarsi un po’ dai propri pensieri altrimenti ossessivi.
« Ah... perché vi fu anche una ragione? » domandò la donna gatto, ben poco convinta a tal riguardo.
« Certo che vi fu una ragione! » protestò Seem, quasi offeso nel confronto con l’insinuazione che il suo ex-cavaliere potesse aver agito in maniera irrazionale « Quella notte, infatti, un’assassina si era introdotta nella stanza di Midda. E giacché era stata uccisa prima di avere la possibilità di riferire il nome del proprio mandante, la mia signora decise di lasciar credere di essere stata lei a morire, così come da programma, mistificando, quindi, la reale identità del cadavere nel darlo alla fiamme insieme a tutta la locanda. »
« Eviterò di ripetermi. » ridacchiò la feriniana, sospirando e non potendo fare a meno di pensare, tuttavia, nel proprio cuore “Ma che splendida idea...”.

In effetti, chiunque sarebbe stato concorde nel riconoscere la scelta allora compiuta dalla Figlia di Marr’Mahew qual impropriamente precipitosa. E, con buona pace per il proprio orgoglio, la stessa Midda Bontor, ove interrogata a tal riguardo, non sarebbe poi stata così fiera del proprio operato, né particolarmente propensa a difendere le proprie scelte dell’epoca.
Anche perché, come talvolta accade, quella che, in un certo frangente, può apparire qual la migliore idea possibile, in un qualunque momento successivo, soprattutto, all’occorrenza, con qualche anno di maturità in più sulle spalle, può essere riconosciuta qual una vera e propria idiozia. E benché ella, difficilmente, avrebbe dichiarato tutto ciò qual una vera e propria idiozia, sicuramente non sarebbe stata pronta a ripetere nuovamente quanto già compiuto all’epoca.

« Potete tranquillamente immaginare quanto fu decisamente poco piacevole avere ad accompagnare la salma già semicarbonizzata di Midda fino alla valle del Gorleheim, per le esequie. » sospirò Be’Sihl, scoprendosi ancora indispettito dall’ostinazione con la quale Midda aveva finto la propria morte... e non tanto per il fatto che, così facendo, gli avesse quasi distrutto l’intera locanda, quanto e piuttosto per averlo fatto soffrire gratuitamente nel far credere anche a lui all’eventualità della sua morte.
« Meno di quanto fu vederla rianimarsi poco prima di essere data in pasto alle fiamme, insieme a tutti gli altri cadaveri lì presenti, per avere occasione di aggredire tutti i partecipanti al corteo funebre... » rammentò Duclar, arricciando appena le labbra e cercando occasione di una nuova bevuta dal proprio boccale, salvo trovarlo già vuoto.