11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

domenica 18 aprile 2021

3615

 

Scemata ineluttabilmente ogni fantasia, non per l’imbarazzante uscita del proprio compagno quanto e piuttosto a confronto con l’idea di qualche nuova, terrificante minaccia tale da generare quel diffuso stato d’allarme, Lys’sh ebbe a rivestirsi rapidamente prima di lasciare con discrezione quella camera e fare la propria comparsa nella sala sottostante, là dove la confusione stava già regnando sovrana.

« Che accade...?! » aveva domandato alla prima persona incrociata, e alla prima persona che sembrava in grado di risponderle, nel star correndo dalle finestre al proprio tavolo, per potersi armare e predisporre al confronto « Che cosa sta succedendo lì fuori...?! »

Sebbene i primi tempi non fossero stati facili, né per lei, né per gli abitanti di Kriarya e, in particolare, per i frequentatori della locanda, a confronto con la necessità di abituarsi all’idea di una donna rettile con la quale avere occasione di riservarsi possibilità di interlocuzione e non, necessariamente, di conflitto mortale; ormai ella era ben conosciuta in città, anche e soprattutto in grazia al proprio rapporto praticamente sororale con la Figlia di Marr’Mahew.
Così, per quello sconosciuto avventore, non ebbe a essere ragione di scandalo la sua apparizione, né tantomeno la richiesta da lei rivoltagli. Ragione per la quale egli non avrebbe potuto riservarsi motivo utile a non concederle risposta...

« Gli dei ci hanno dichiarato guerra, Sterminatrice di Mostri. » si volle concedere occasione di apostrofarla egli, dimostrando di ben conoscere l’appellativo che le era stato tributato nel corso della battaglia per Lysiath « Ma se questo dovrà essere l’ultimo giorno per Kriarya, di certo non permetterò alla morte di raggiungermi senza un’arma in mano! »

Quando alcuni anni prima Lys’sh aveva iniziato a sentir Midda parlare del proprio mondo natale, e delle avventure da lei lì vissute nel corso della propria vita, inevitabile era stato per lei ipotizzare il contributo di una certa enfasi a ingigantire le proporzioni delle vicende, enfasi non giustificata da una qualche malizia di fondo da parte della stessa donna guerriero nel cercare di riservarsi più meriti di quanto a lei all’occorrenza dovuti, quanto e piuttosto da una semplice differenza culturale fra loro, tale a permettere alla sua amica di avere a interpretare taluni eventi in toni eccessivamente epici. Tuttavia, ben presto, tanto ella, quanto Duva e, con loro, tutti gli altri membri dell’equipaggio della Kasta Hamina, la nave stellare di classe libellula sulla quale avevano vissuto per cinque anni, si erano iniziati a ritrovare partecipi di vicende non meno incredibili, doveroso era stato per lei e per tutti loro avere a rivalutare i propri giudizi precedenti, riconoscendo quanto, nelle parole della donna dagli occhi color del ghiacci e dai capelli color del fuoco non avesse a doversi fraintendere enfasi alcuna... anzi. A ben dire, in effetti, sarebbe stato più facile che Midda Bontor avesse a minimizzare nel merito delle proprie gesta allorché ingigantirle.
Ormai, dopo tanto tempo speso accanto a quella straordinaria figura, e tante avventure già vissute al suo fianco, Lys’sh aveva smesso di fraintendere la reale entità delle gesta affrontate dalla propria incredibile sorella. Motivo per il quale, nel momento in cui quella risposta le fu offerta, ella non ebbe ragione di che dubitare nel merito della sincerità di quell’affermazione, né di fraintenderne il significato. Perché, per quanto assurdo avrebbe potuto essere a credersi per una donna come lei, nata e cresciuta in un mondo lontano, e in un mondo del tutto scevro di magia, nel vivere accanto a Midda Bontor non vi sarebbe stata alcuna ragione valida per escludere la possibilità di avere a dover arrivare a dichiarare, addirittura, guerra agli dei stessi...

« Così sia. » si era quindi limitata a sancire ella, per tutta replica, non lasciandosi sconvolgere dallo scenario così suggeritole... non, per lo meno, fino a quando non fosse arrivato il momento opportuno per potersi permettere una tale reazione.

E fu proprio in quel momento, nel mentre di quelle proprie parole, che alle sue spalle ebbero a comparire altri membri del loro gruppo, e altri membri che, evidentemente, dovevano essere stati, suo pari, allertati dal passaggio di Arasha: in testa Maddie e Be’Wahr, probabilmente impegnati suo pari in qualche attività da camera, nonché Howe e M’Eu subito dietro di loro, in virtù degli spazi ristretti nei corridoi della locanda, che non avrebbe loro permesso di avanzare allineati.

« Quale fine del mondo ci aspetta questa sera...?! » aveva così domandato Howe, prendendo parola per primo all’indirizzo della donna rettile con aria decisamente scocciata in conseguenza di quell’allarme.
« Stavo andando a vedere... » aveva replicato Lys’sh, stringendosi fra le spalle a minimizzare una propria possibile pregressa consapevolezza a tal riguardo « Pare che gli dei abbiano dichiarato guerra a Kriarya. »
« Quali dei...?! » aveva domandato con una certa curiosità Maddie, la quale, giungendo suo pari da una realtà aliena a tutto ciò, non avrebbe potuto negarsi una certa curiosità a confronto con l’idea di un incontro con delle divinità.
« Ne so quanto te, per ora... » aveva sorriso la donna rettile, facendo atto di avviarsi all’uscita, per andare a verificare in prima persona la questione.
« Credo che la vera domanda da porci sia... quali dei può aver fatto irritare, recentemente, Midda?! » non si era negato occasione di ironizzare M’Eu, cercando di affrontare quel pensiero con una certa spensieratezza, là dove, in caso contrario, anche e soltanto un simile annuncio avrebbe potuto far precipitare chiunque nel panico.
« Perché devi partire dal presupposto che se sta succedendo qualcosa di brutto la colpa deve essere necessariamente sua...?! » volle protestare Maddie, a solidale difesa con la propria versione autoctona.
« Perché generalmente è così...?! » aveva ridacchiato il figlio di Ebano per tutta risposta, a confronto con quella che non avrebbe potuto ovviare ad apparirgli qual una questione retorica « Persino il rapimento che mia sorella e io abbiamo subito da bambini, in un modo o nell’altro, era ricollegato a lei...! » non si era negato occasione di rievocare, in una scelta forse e persino banale per argomentare le proprie posizioni.

L’eventuale replica di Maddie a quell’affermazione, tuttavia, non ebbe mai occasione di vedere la luce, là dove, a pretendere tutta la loro attenzione, e a imporre, necessariamente, un momento di silenzio sul loro gruppo, fu la vista di quelle colossali figure all’esterno delle mura della città, e di quelle colossali figure a confronto con l’imponenza delle quali persino le mura avrebbero avuto, ineluttabilmente, avere a perdere del tutto significato.

« Per Lohr... » non aveva potuto ovviare di gemere Howe, sgranando gli occhi.
« Questa volta temo che non finirà tanto bene... » gli aveva fatto eco il suo biondo fratello Be’Wahr, non meno sorpreso, spiazzato e, forse, spaventato innanzi a tutto ciò.
« Qualcuno vuole davvero tentare di difendere Midda escludendo che sia in qualche maniera collegata a tutto questo...?! » aveva quindi insistito M’Eu, scuotendo il capo.

E per quanto tanto a Maddie, quanto e ancor più a Lys’sh, sarebbe piaciuto dar manforte all’amica, difficile per entrambe sarebbe stato escludere in maniera arbitraria l’eventualità di un suo coinvolgimento, ragione per la quale, proprio malgrado, non poterono che tacere di fronte a quella richiesta.

sabato 17 aprile 2021

3614

 

La prima reazione della città di Kriarya a confronto con la presenza di dodici titani a circondare le mura fu, necessariamente, l’incredulità. E una più che giustificabile incredulità laddove, in fondo, nulla del genere era mai accaduto non soltanto lì, ma ovunque, che ve ne fosse memoria.
All’incredulità, tuttavia, presto subentrò un non meno giustificabile rifiuto, e un rifiuto più che comprensibile a confronto con l’assurdità di quella situazione, e di quell’ennesima minaccia a discapito della capitale che stava allor giungendo in coda a una lunga e spiacevole sequenza di eventi avversi, a incominciare dal fondamentale rapimento dell’intera popolazione della stessa città del peccato; per proseguire con gli attentati dinamitardi; sino a giungere poi all’ennesimo vero e proprio assedio a opera della famiglia reale di Kofreya, e di quella famiglia reale intenzionata a riprendere il controllo dell’intera provincia, a incominciare da lì.
Purtroppo rifiutare l’evidenza della realtà non avrebbe potuto giovare a molto. Ragione per la quale, dopo l’incredulità e il rifiuto, giunse la rabbia. E la rabbia contro il destino che tanto si stava accanendo contro di loro. Una rabbia, quella degli abitanti della città del peccato, che non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual negativa, là dove l’alternativa sarebbe necessariamente stata la paura. E una rabbia, ancora, che non sarebbe rimasta fine a se stessa... non laddove, avrebbe allor potuto essere impiegata per rinvigorire le loro membra e i loro cuori a confronto con quella nuova e terribile sfida.
Così, in solo tre metaforiche mosse, gli abitanti di Kriarya ebbero a scendere a patti con quell’imprevisto, e a predisporsi psicologicamente allo scontro, dando piena ragione alla loro Campionessa e all’opinione da lei espressa sulla non necessità di avere a preoccuparsi di dover organizzare la difesa della città, là dove la città avrebbe provveduto autonomamente a tal fine. E, del resto, nessun’altra città in quel di Kofreya, o, forse, in quel dell’intero continente di Qahr, avrebbe potuto considerarsi pronta a qualunque possibilità di scontro quanto Kriarya, con una popolazione prevalentemente costituita da gente che non si sarebbe mai riservata la benché minima remora ad aprire una gola da orecchio a orecchio senza neppure avere a pretendere una qualche motivazione utile a giustificare tale violenza.

A margine di tutto ciò, però, e di un’intera città che, nel giro di pochi istanti ebbe ad abbandonare quanto un attimo prima la stava vedendo impegnata a compiere per prendere in mano le armi e predisporsi allo scontro; soltanto Har-Lys’sha avrebbe avuto a doversi riconoscere insolitamente impreparata. E impreparata nella misura in cui, nel momento in cui l’allarme ebbe a essere diffuso all’interno della locanda, per mezzo della voce di Arasha in rapido passaggio attraverso tutti i corridoi per mettere chiunque in guardia da quanto stava allor succedendo, ella non avrebbe avuto neppure a doversi riconoscere nella propria stanza, quanto e piuttosto nella stanza del suo amante, con il quale già da qualche tempo condivideva discretamente momenti di effusioni romantiche e intense sessioni di sana attività sessuale.
Nulla di tutto quello, in verità, era stato pianificato: adulti e consenzienti, una sera si erano concessi l’occasione di intrattenersi un po’ di più in reciproca compagnia e, in maniera assolutamente imprevista, si erano risvegliati l’una nelle braccia dell’altro al mattino seguente. Una dinamica che li aveva colti così tanto di sorpresa da imporre su entrambi un certo imbarazzo, al punto tale che, per qualche tempo, avevano fatto ben attenzione a ovviare a incrociare i reciproci sguardi nel non avere la benché minima idea di come poter gestire la cosa. Non che, per l’appunto, vi fosse qualcosa di sbagliato in ciò che era accaduto: lo avevano voluto, almeno nel momento in cui era accaduto, ed era piaciuto a entrambi. Tuttavia, in quel nuovo mondo, per Lys’sh le cose erano già decisamente complicate da gestire in qualità di esponente di una specie non umana, e di una specie che, proprio malgrado, era osservata con diffidenza e timore dalla maggior parte delle persone, nell’associare il suo aspetto rettile a troppe creature di negativa fama, prime fra tutti le gorgoni. E, sulla base di tali premesse, ipotizzare di gestire in maniera pubblica una relazione interspecie non avrebbe in alcun modo contribuito a migliorare la situazione. Così, per diverso tempo, entrambi avevano ignorato quanto fosse accaduto, benché, proprio malgrado, non potessero dimenticarlo.
E, in maniera sorprendente soprattutto per se stesso, era stato proprio lui a ritrovarsi in misura maggiore coinvolto da tutto ciò, in termini tali per cui, da dopo quella volta, non aveva più cercato compagnia di altre donne, qual pur, in una città come Kriarya, non gli era e non gli sarebbe mai mancata in cambio del giusto compenso. Così, prima di poter perdere del tutto il senno, egli si era fatto coraggio e aveva cercato il momento migliore per riaffrontare il discorso. Un discorso che, nel momento in cui era stato riaffrontato, li aveva visti risvegliarsi, ancora una volta, l’una nelle braccia dell’altro, dopo una seconda notte di passione insieme. Una seconda notte a cui ne erano poi seguite molte altre, fino a trasformare il loro in un vero e proprio rapporto, per quanto ancor mai pubblicamente dichiarato, neppure ai propri amici, neppure ai membri della loro bizzarra famiglia, un po’ perché non desideravano che la loro relazione potesse diventare occasione di chiacchiera per gli altri, e un po’ perché, in effetti, neppure loro ancor avrebbero potuto dire quanto quella cosa sarebbe potuta proseguire o no.
In ciò, quindi, nel momento in cui Arasha ebbe a bussare sulla porta della stanza di lui, così come su ogni altra porta del corridoio, annunciando l’imminenza di una nuova catastrofe, Lys’sh e il suo compagno ebbero a essere interrotti nel bel mezzo di un intenso amplesso... con tutta la frustrazione necessariamente conseguente a ciò.

« Ma che diamine...?! » aveva protestato la giovane ofidiana, strabuzzando gli occhi.
« Non può esserci veramente una nuova minaccia. » aveva voluto minimizzare egli, scuotendo appena il capo e rifiutandosi, in ciò, di offrire qualunque ascolto all’annuncio di Arasha « Abbiamo appena sistemato quella dannata idra... »

Con le gambe ancor intrecciate dietro i lombi di lui, la donna rettile restò per un istante in silenzio a seguito di quel commento, non perché stesse in qualche misura riflettendo nel merito del medesimo, quanto e piuttosto per concedersi l’occasione di riportare, fugacemente, l’attenzione dei propri sviluppati sensi al mondo a loro circostante, e a qual mondo dal quale si era volutamente isolata per poter meglio godere della complicità del proprio amante.
Purtroppo, così facendo, il fine udito di Lys’sh non poté ovviare a cogliere dozzine e dozzine di gemiti, sussulti e bestemmie che, tutto attorno a loro, stavano venendo scanditi da coloro i quali, evidentemente, stavano ritrovandosi a confronto con l’evidenza di quella nuova, e ancor non meglio definita, minaccia. In termini tali per cui, proprio malgrado, la loro occasione di intimità avrebbe avuto realmente a considerarsi prematuramente giunta a termine...

« Ti prego... non dirlo. » aveva insistito egli, storcendo le labbra verso il basso in una smorfia di disappunto, nell’intuire quanto ella avesse allor compiuto e nel leggere, sul di lei peculiare volto, l’evidenza di quella fastidiosa realtà « E’ troppo chiedere di poter avere qualche ora in compagnia della donna che amo...?! » aveva così protestato, con crescente frustrazione.
« Aspetta... » lo aveva allor interrotto ella, osservandolo non senza una certa sorpresa a confronto con tutto ciò « ... hai veramente appena detto che mi ami?! » gli aveva domandato, cercando conferma a confronto con quell’affermazione, nel dargli comunque e all’occorrenza la possibilità di ridefinire la propria posizione a tal proposito.
« Beh... sì. » aveva tuttavia ribadito lui, un po’ stranito da quella richiesta « Perché credi che, altrimenti, stia continuando a venire a letto con te, con sommo dispiacere di almeno una dozzina di brave professioniste che si sono viste sottratte un cliente affezionato come me...?! »
« Sei... imbarazzante. » aveva sospirato ella, non sapendo se arrabbiarsi, se scoppiare a ridere, o cos’altro a confronto con quell’ultima precisazione « Solo tu potresti riuscire a mettere, nella stessa frase, una dichiarazione d’amore per me e il riferimento a tutte le prostitute che eri solito frequentare! »

venerdì 16 aprile 2021

3613

 

Quando Mera Ronae e Namile si erano trasferite in quel di Kriarya, per dare una possibilità alla figura più vicina a una madre che potesse essere loro rimasta, ossia Midda Bontor, sorella gemella di loro madre Nissa, avevano preso in considerazione l’eventualità di avere a ritrovarsi a confronto con una certa e più marcata vivacità nelle loro giornate, fosse anche e soltanto in conseguenza alla fama propria della medesima città del peccato. Quanto, tuttavia, le due gemelle dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco, apparentemente versioni adolescenziali della generazione precedente alla loro, non avrebbero potuto immaginare, sarebbe stato di ritrovarsi a confronto con una sì marcata vivacità, e la vivacità propria degli eventi di cui si erano ritrovate testimoni, e persino protagoniste, in quel nuovo capitolo delle loro vite. Un capitolo appena incominciato e che, pur, stava insistentemente arricchendosi di nuove esperienze.

« Thyres... che diamine è stato?! » aveva imprecato Namile, colta in contropiede a confronto con il boato che aveva scosso l’intera capitale, impegnata nel mentre di tutto ciò nella gestione quotidiana della locanda “Alla signora della vita”.
« La dea non voglia siano nuove esplosioni...! » aveva replicato immediatamente Mera Ronae, strabuzzando gli occhi a confronto con tale eventualità e lasciando perdere quanto stava facendo per correre verso la strada, a verificare la situazione.

In quell’orario tardo pomeridiano la sala principale della locanda non avrebbe avuto a doversi considerare già oltremodo affollata, benché, comunque, non meno di una dozzina di affezionati clienti sparsi non avevano mancato di riservarsi, già, dei posti a propri tavoli preferiti, al fine di non rischiare di avere, poi, a dover discutere con qualcuno per gli stessi. Clienti i quali, a loro volta sorpresi da quell’inattesa situazione non ebbero a negarsi occasione di imitare la scelta compiuta da Meri, muovendosi rapidamente chi verso l’ingresso, chi verso le finestre, per verificare la situazione sull’esterno. E benché, dalla propria posizione, complice anche una strada non particolarmente amplia di fronte alla locanda, nulla di particolare ebbero a cogliere a un primo sguardo, una seconda e più attenta occhiata non mancò di evidenziare il pallore improvvisamente presente sui volti di tutti coloro in mezzo alla strada, i quali, intenti a osservare qualcosa a entrambe le estremità della via, non avrebbero potuto in alcuna maniera mascherare una reazione di sorpresa... e di paura.
Anche Mera Ronae, uscita in strada per prima, non aveva potuto ovviare a volgere lo sguardo alla medesima via, prima all’altezza del livello del suolo e, una volta verificata l’assenza di particolari ragioni di interesse, a spaziare verso l’alto. Ed era stato proprio nel momento in cui la sua attenzione era risalita oltre al livello delle lontane mura della città che, a sua volta, non aveva potuto mancare di impallidire, per quanto già incredibilmente chiara fosse la sua carnagione ornata di efelidi. Una sorpresa, la sua, che non poté ovviare a essere colta immediatamente da sua sorella Namile, la quale, ancor dentro la locanda, ebbe immediatamente ad allarmarsi nel leggere il terrore sul volto della propria gemella...

« Credo che sia meglio che andiate a chiamare tutti quanti... » aveva suggerito in direzione di Arasha e di Be’Sihl, prima impegnati dietro al bancone della locanda e ora in confusa attesa di comprendere cosa stesse accadendo « Qualsiasi cosa stia succedendo non è nulla di buono. »

Il “tutti quanti” a cui la figlia di Nissa si stava allor riferendo avrebbe avuto a dover essere tradotto come l’intero clan che si era venuto a radunare, nel corso del tempo, attorno a Midda Bontor e che, proprio in quella locanda, aveva ormai stabilito la propria residenza in termini tali, in effetti, da lasciare ben poco spazio a possibili avventori e, in buona sostanza, trasformando di fatto “Alla signora della vita” in una taverna, dove mangiare, bene, divertirsi... ma difficilmente trovare occasione per passare la notte.
Un clan, comunque, che raramente avrebbe avuto a potersi riconoscere presente al gran completo in città, là dove, per la maggior parte del tempo, almeno la metà dei suoi membri operativi sarebbe dovuta essere intesa impegnata in qualche missione. Ma che, in quel particolare momento, era altresì presente nella propria formazione più amplia, se non, effettivamente, all’interno della locanda, quantomeno all’interno delle mura della città. E là dove già, in tempi non lontani, l’ultima emergenza occorsa non li aveva saputi trovare coesi e coordinati, ove una nuova minaccia si stava lì palesemente delineando all’orizzonte, e non in senso metaforico, quantomeno utile sarebbe stato premurarsi di non avere a disperdersi eccessivamente.

« Faccio un giro nelle stanze... » aveva annuito allora Arasha, colei che, da una decina d’anni a quella parte, avrebbe avuto a doversi intendere fondamentalmente qual la gestrice della locanda stessa, a compensare le alterne assenze e prolungate dei proprietari della stessa, Be’Sihl e la stessa Midda.

Appropinquatasi così a propria volta all’uscita della locanda, per raggiungere la propria gemella, Nami aveva mentalmente provato a prendere in esame quanto avrebbe potuto attenderla la fuori, in termini tali da poter così spiazzare la propria gemella. Del resto, benché la loro esperienza non avesse certamente a considerarsi paragonabile a quella della loro più celebre parente, non era trascorso poi troppo tempo da quando avevano varcato i confini stessi della vita e della morte, ancora una volta non in senso metaforico, nell’avere a ritrovarsi letteralmente catapultate nell’Aldilà... o, per lo meno, nell’anticamera dell’Aldilà. In ciò, quindi, ella non avrebbe potuto mancare di ritenere, con una certa ragionevolezza, di potersi considerare psicologicamente pronta a tutto, non avendo a poter essere inteso nulla di più sorprendente di un viaggio all’altro mondo. Una psicologica sicumera che, come generalmente destino per qualunque sicumera, non avrebbe potuto mancare di ritrovarsi negata nelle proprie motivazioni, vedendole offerta una valida ragione di sorpresa...

« Thyres! » aveva così finito per nominare per la seconda volta la propria dea prediletta, signora dei mari.

Né Mera Ronae, né Namile, ovviamente, avrebbero potuto vantare precedenti esperienze di confronto, anche e soltanto visivo, con un titano. Ragione per la quale, ovviamente, non poterono in alcun modo ricollegare quell’immagine al concetto stesso di un titano.
Ciò non di meno, ritrovarsi a confronto con una colossale figura umanoide, a confronto con la quale anche la possente cinta muraria di Kriarya avrebbe avuto a poter apparire simile a un basso recinto, non avrebbe potuto mancare di risultare più che esemplificativa della presenza di un problema. Di un grosso problema. Di un gigantesco problema...
... e di un problema ancor più grande nel ravvisare, dopo il primo terrorizzato momento di sorpresa, quanto quell’essere non fosse allor solo.

« Eviterei di bestemmiare, se fossi in te... » l’aveva quindi invitata Meri, deglutendo a fatica e più come azione nervosa che per una qualche, effettiva, esigenza, là dove la sua bocca si stava dimostrando secca come il deserto « Se quello non è un dio... credo che, comunque, ci vada particolarmente vicino. » aveva puntualizzato, scuotendo appena il capo.
« .. questa è follia... » non aveva potuto che gemere Nami, per tutta risposta a confronto con l’osservazione della propria gemella.
« No... » era intervenuta, allora, la voce di Be’Sihl, nel mentre in cui lo shar’tiagho amato e amante di Midda Bontor, aveva raggiunto le proprie nipoti acquisite, ritrovandosi a sua volta a confronto con quello spettacolo sconvolgente « Questa è la quotidianità quando vivi accanto a Midda Bontor. »