11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

sabato 17 aprile 2021

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La prima reazione della città di Kriarya a confronto con la presenza di dodici titani a circondare le mura fu, necessariamente, l’incredulità. E una più che giustificabile incredulità laddove, in fondo, nulla del genere era mai accaduto non soltanto lì, ma ovunque, che ve ne fosse memoria.
All’incredulità, tuttavia, presto subentrò un non meno giustificabile rifiuto, e un rifiuto più che comprensibile a confronto con l’assurdità di quella situazione, e di quell’ennesima minaccia a discapito della capitale che stava allor giungendo in coda a una lunga e spiacevole sequenza di eventi avversi, a incominciare dal fondamentale rapimento dell’intera popolazione della stessa città del peccato; per proseguire con gli attentati dinamitardi; sino a giungere poi all’ennesimo vero e proprio assedio a opera della famiglia reale di Kofreya, e di quella famiglia reale intenzionata a riprendere il controllo dell’intera provincia, a incominciare da lì.
Purtroppo rifiutare l’evidenza della realtà non avrebbe potuto giovare a molto. Ragione per la quale, dopo l’incredulità e il rifiuto, giunse la rabbia. E la rabbia contro il destino che tanto si stava accanendo contro di loro. Una rabbia, quella degli abitanti della città del peccato, che non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual negativa, là dove l’alternativa sarebbe necessariamente stata la paura. E una rabbia, ancora, che non sarebbe rimasta fine a se stessa... non laddove, avrebbe allor potuto essere impiegata per rinvigorire le loro membra e i loro cuori a confronto con quella nuova e terribile sfida.
Così, in solo tre metaforiche mosse, gli abitanti di Kriarya ebbero a scendere a patti con quell’imprevisto, e a predisporsi psicologicamente allo scontro, dando piena ragione alla loro Campionessa e all’opinione da lei espressa sulla non necessità di avere a preoccuparsi di dover organizzare la difesa della città, là dove la città avrebbe provveduto autonomamente a tal fine. E, del resto, nessun’altra città in quel di Kofreya, o, forse, in quel dell’intero continente di Qahr, avrebbe potuto considerarsi pronta a qualunque possibilità di scontro quanto Kriarya, con una popolazione prevalentemente costituita da gente che non si sarebbe mai riservata la benché minima remora ad aprire una gola da orecchio a orecchio senza neppure avere a pretendere una qualche motivazione utile a giustificare tale violenza.

A margine di tutto ciò, però, e di un’intera città che, nel giro di pochi istanti ebbe ad abbandonare quanto un attimo prima la stava vedendo impegnata a compiere per prendere in mano le armi e predisporsi allo scontro; soltanto Har-Lys’sha avrebbe avuto a doversi riconoscere insolitamente impreparata. E impreparata nella misura in cui, nel momento in cui l’allarme ebbe a essere diffuso all’interno della locanda, per mezzo della voce di Arasha in rapido passaggio attraverso tutti i corridoi per mettere chiunque in guardia da quanto stava allor succedendo, ella non avrebbe avuto neppure a doversi riconoscere nella propria stanza, quanto e piuttosto nella stanza del suo amante, con il quale già da qualche tempo condivideva discretamente momenti di effusioni romantiche e intense sessioni di sana attività sessuale.
Nulla di tutto quello, in verità, era stato pianificato: adulti e consenzienti, una sera si erano concessi l’occasione di intrattenersi un po’ di più in reciproca compagnia e, in maniera assolutamente imprevista, si erano risvegliati l’una nelle braccia dell’altro al mattino seguente. Una dinamica che li aveva colti così tanto di sorpresa da imporre su entrambi un certo imbarazzo, al punto tale che, per qualche tempo, avevano fatto ben attenzione a ovviare a incrociare i reciproci sguardi nel non avere la benché minima idea di come poter gestire la cosa. Non che, per l’appunto, vi fosse qualcosa di sbagliato in ciò che era accaduto: lo avevano voluto, almeno nel momento in cui era accaduto, ed era piaciuto a entrambi. Tuttavia, in quel nuovo mondo, per Lys’sh le cose erano già decisamente complicate da gestire in qualità di esponente di una specie non umana, e di una specie che, proprio malgrado, era osservata con diffidenza e timore dalla maggior parte delle persone, nell’associare il suo aspetto rettile a troppe creature di negativa fama, prime fra tutti le gorgoni. E, sulla base di tali premesse, ipotizzare di gestire in maniera pubblica una relazione interspecie non avrebbe in alcun modo contribuito a migliorare la situazione. Così, per diverso tempo, entrambi avevano ignorato quanto fosse accaduto, benché, proprio malgrado, non potessero dimenticarlo.
E, in maniera sorprendente soprattutto per se stesso, era stato proprio lui a ritrovarsi in misura maggiore coinvolto da tutto ciò, in termini tali per cui, da dopo quella volta, non aveva più cercato compagnia di altre donne, qual pur, in una città come Kriarya, non gli era e non gli sarebbe mai mancata in cambio del giusto compenso. Così, prima di poter perdere del tutto il senno, egli si era fatto coraggio e aveva cercato il momento migliore per riaffrontare il discorso. Un discorso che, nel momento in cui era stato riaffrontato, li aveva visti risvegliarsi, ancora una volta, l’una nelle braccia dell’altro, dopo una seconda notte di passione insieme. Una seconda notte a cui ne erano poi seguite molte altre, fino a trasformare il loro in un vero e proprio rapporto, per quanto ancor mai pubblicamente dichiarato, neppure ai propri amici, neppure ai membri della loro bizzarra famiglia, un po’ perché non desideravano che la loro relazione potesse diventare occasione di chiacchiera per gli altri, e un po’ perché, in effetti, neppure loro ancor avrebbero potuto dire quanto quella cosa sarebbe potuta proseguire o no.
In ciò, quindi, nel momento in cui Arasha ebbe a bussare sulla porta della stanza di lui, così come su ogni altra porta del corridoio, annunciando l’imminenza di una nuova catastrofe, Lys’sh e il suo compagno ebbero a essere interrotti nel bel mezzo di un intenso amplesso... con tutta la frustrazione necessariamente conseguente a ciò.

« Ma che diamine...?! » aveva protestato la giovane ofidiana, strabuzzando gli occhi.
« Non può esserci veramente una nuova minaccia. » aveva voluto minimizzare egli, scuotendo appena il capo e rifiutandosi, in ciò, di offrire qualunque ascolto all’annuncio di Arasha « Abbiamo appena sistemato quella dannata idra... »

Con le gambe ancor intrecciate dietro i lombi di lui, la donna rettile restò per un istante in silenzio a seguito di quel commento, non perché stesse in qualche misura riflettendo nel merito del medesimo, quanto e piuttosto per concedersi l’occasione di riportare, fugacemente, l’attenzione dei propri sviluppati sensi al mondo a loro circostante, e a qual mondo dal quale si era volutamente isolata per poter meglio godere della complicità del proprio amante.
Purtroppo, così facendo, il fine udito di Lys’sh non poté ovviare a cogliere dozzine e dozzine di gemiti, sussulti e bestemmie che, tutto attorno a loro, stavano venendo scanditi da coloro i quali, evidentemente, stavano ritrovandosi a confronto con l’evidenza di quella nuova, e ancor non meglio definita, minaccia. In termini tali per cui, proprio malgrado, la loro occasione di intimità avrebbe avuto realmente a considerarsi prematuramente giunta a termine...

« Ti prego... non dirlo. » aveva insistito egli, storcendo le labbra verso il basso in una smorfia di disappunto, nell’intuire quanto ella avesse allor compiuto e nel leggere, sul di lei peculiare volto, l’evidenza di quella fastidiosa realtà « E’ troppo chiedere di poter avere qualche ora in compagnia della donna che amo...?! » aveva così protestato, con crescente frustrazione.
« Aspetta... » lo aveva allor interrotto ella, osservandolo non senza una certa sorpresa a confronto con tutto ciò « ... hai veramente appena detto che mi ami?! » gli aveva domandato, cercando conferma a confronto con quell’affermazione, nel dargli comunque e all’occorrenza la possibilità di ridefinire la propria posizione a tal proposito.
« Beh... sì. » aveva tuttavia ribadito lui, un po’ stranito da quella richiesta « Perché credi che, altrimenti, stia continuando a venire a letto con te, con sommo dispiacere di almeno una dozzina di brave professioniste che si sono viste sottratte un cliente affezionato come me...?! »
« Sei... imbarazzante. » aveva sospirato ella, non sapendo se arrabbiarsi, se scoppiare a ridere, o cos’altro a confronto con quell’ultima precisazione « Solo tu potresti riuscire a mettere, nella stessa frase, una dichiarazione d’amore per me e il riferimento a tutte le prostitute che eri solito frequentare! »

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