Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
News & Comunicazioni
E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
mercoledì 3 settembre 2008
237
Avventura
007 - I quattro cavalieri
Il primo dei due doni offerti a Midda, quale trionfatrice all’interno dell’Arena, si concesse allo sguardo nella forma una corona dorata, costituita da una serie di foglie fra loro intrecciate, contemporaneamente ricche e delicate: nella tradizione gorthese solo i combattenti benedetti dal dio Unico avrebbero potuto mai fare sfoggio di una tale decorazione, di un simbolo così prezioso ed importante, che li erigeva nel proprio intelletto, nella propria mente strategica e rapida nel pensiero, verso il loro signore onnipotente, il creatore di tutto ciò che era, proponendo in loro una nobiltà teologica seconda solo al sovrano di Gorthia ed a nessun altro, per quanto riconosciuto come nobile per eredità o ricco per propri meriti. Con solennità tale carico di onore e di responsabilità venne posto sul capo della donna guerriero, fra i di lei arruffati capelli corvini, ornandola in maniera quasi naturale, come se alcun’altra sede potesse essere concepita per simile corona, per quel simbolo di gloria. Il secondo dono, invece, si propose quale una cintura, realizzata nelle fattezze, nelle proporzioni, nelle forme di una lunga catena costituita dal medesimo nobile e prezioso metallo dell’altro riconoscimento: essa venne legata ai di lei fianchi, ricadendo delicatamente ed, in effetti, pesantemente sulle di lei curve a rappresentare agli occhi di tutti la di lei forza, il di lei valore, il suo animo guerriero dimostrato in quelle sfide davanti agli occhi di tutti, forgiato, nell’opinione del pubblico gorthese, ovviamente dalla mano del loro dio, di colui che in lei aveva voluto porre il potere di dominare il proprio destino, di sciogliersi da ogni legame di mortalità, facendo delle stesse catene che altrimenti le avrebbero dovuto segnare i polsi come schiava, un capo d’abbigliamento da portare con assoluta disinvoltura non diversamente da una qualsiasi altra cintola.
I lunghi sproloqui da parte del presentatore, nel momento di quell’incoronazione, di quell’investimento, non fecero sentire la propria mancanza, sommergendo la Figlia di Marr’Mahew come un pesante manto di tedio, nel coinvolgerla, nel renderla protagonista di una liturgia a cui non era abituata ed a cui non avrebbe assolutamente offerto il proprio tempo se non fosse stato necessario e previsto per realizzazione di un chiaro piano, di una tattica stabilita da cui non poteva trarsi indietro, da cui non avrebbe dovuto cercare fuga per non rischiare di ridurre drasticamente il tempo ai propri compagni venendo meno al proprio ruolo.
« Ed ora, nel rispetto della volontà dell’Unico, chiunque voglia offrire sfida alla vincitrice, all’eletta, si presenti davanti ad ella, al Fuoco Eterno che nel di lei cuore arde con vigore, dichiarando le proprie intenzioni, i propri desideri ed accettando di combattere fino alla morte contro di lei… contro Midda Bontor! »
L’annuncio finale del presentatore, rivolto all’intera assemblea riunita nell’Arena, non colse impreparata la mercenaria, fortunatamente conscia dell’eventualità praticamente certa di quell’evoluzione della serata, di quel proseguo delle sfide già proposte a lei. Avendo ella, nella lotta compiuta, dimostrato il proprio valore, guadagnato un titolo semidivino in quella che era la teologia gorthese, si era in effetti candidata ad essere teoricamente sfidata dall’intera nazione, da tutti gli abitanti di quel regno, che avrebbero avuto, in quel momento ed in futuro, diritto a pretendere da lei uno scontro mortale, un duello all’ultimo sangue: da esso il contendente, lo sfidante, vincendo l’eletta, avrebbe colto la possibilità di elevarsi al rango guerriero da lei raggiunto, agli onori a lei ora tributati. Tale era, invero, il vero ruolo di quel teatro e di altre strutture simili in Gorthia: concedere alla nuove occasioni di combattimento per tutti gli abitanti del regno, di ascesa sociale in virtù dell’unico valore da essi riconosciuto. Sfidare un comune mortale, un semplice mercenario, non avrebbe donato alcuna gloria ad un gorthese, non avrebbe offerto alcuna gioia nella cultura religiosa imposta sulle loro menti fin da bambini: gloria e gioia, nella lotta, potevano essere solo direttamente proporzionali al livello di esperienza, di bravura del proprio avversario, al rischio di morte conseguente a tale incontro ed, in questo, il massimale sarebbe stato raggiungibile solo nel confronto con i migliori, i più grandi, coloro che avessero dimostrato di essere benedetti dall’Unico e, per questo, da lui votati alla diffusione della fede, dei principi di guerra e sangue a loro tanto cari.
Conscia era Midda della possibilità di una lunga serie di competizioni, di duelli con i membri di una delle popolazioni più belligeranti di tutta la zona sud-occidentale del continente; consapevole era ella dei rischi che avrebbe potuto correre in un simile confronto, laddove la di lei fama, il di lei nome avrebbe attratto probabilmente tutti coloro che si fossero giudicati quali i migliori. Nonostante tutto, però, ella non si sarebbe mai potuta attendere di vedere oltre metà del pubblico maschile dell’Arena, oltre metà di tutti gli uomini che fino a quel momento l’avevano applaudita ed osannata, muoversi dai propri posti a ridiscendere verso la sabbia del circo, in risposta all’invito offerto dal presentatore: in loro era evidente il desiderio di cercare l’occasione utile ad erigersi ad un rango superiore al proprio, maggiore a quanto mai avrebbero forse potuto raggiungere, soprattutto laddove essi si proponevano già ricchi, nobili e potenti. Simili individui, che già tutto dalla vita avevano avuto, solo in quell’impresa, in quell’ultimo scontro, avrebbero potuto trovare un reale traguardo, avrebbero potuto ricercare qualcosa loro attualmente negato nella gloria della fede, della benedizione guerriera dell’Unico.
« Thyres! » non poté evitare di sussurrare davanti a quella visione, attraente e terrorizzante allo stesso tempo « Tre volte la ricompensa pattuita… »
Nel volersi porre con interiore sincerità, ella non negò a se stessa una buona dose di piacere nel trovarsi di fronte a quella massa di combattenti nati pronti a danzare con lei fino alla morte, probabilmente in questo non ponendosi troppo distante dalla mentalità dei propri avversari: la sua scelta di vita, in fondo, al di là della propria professione mercenaria, la vedeva essere prima di tutto una donna guerriero e, come tale, alla ricerca costante di nuove prove in cui spingersi con coraggio, con rispetto del pericolo, della possibilità di non riuscire a sopravvivere, pur però senza lasciarsi intimorire in tal senso dalle stesse. Molte erano state, più in passato che in tempi recenti in effetti, le occasioni in cui aveva lei stessa posto sfida a grandi nomi, a combattenti quasi leggendari, per poter incrementare la propria fama e dimostrare a sé il proprio valore e, per quanto il tempo in cui era ancora giovane ed ignota al mondo fosse passato, il di lei animo non era poi cambiato, ritrovandola ad accogliere con felicità, nonostante i lamenti che si concedeva più ironicamente che realmente, ogni nuova prova, ogni scontro, ogni battaglia. Ovviamente, nella propria posizione, nella propria maturità, al tempo presente ella non poneva tali occasioni come priorità, ma laddove il piacere potesse combaciare con il dovere, come in quel frangente, non poteva trovare ragione di insoddisfazione: se contro la fanteria pesante, le fiere ed i tifone non aveva ancora trovato sazietà dalla lotta, affrontare un numero tanto abnorme di avversari l’avrebbe senza dubbio appagata.
« E’ una follia… » commentò Cila, stringendo il braccio di lord Visga, sorpresa dalla massa in moto verso il centro dell’Arena.
« E’ la tradizione, dolcezza. E’ la tradizione… » sorrise il nobile « Pensi forse che quella che abbia in testa sia una semplice decorazione? »
Egli, a dispetto della maggior parte degli uomini prima a loro circostanti, non si era allontanato dalla propria posizione ed, al contrario, era tornato placidamente a sedere dopo l’invito da parte del presentatore: la corocina presente sul proprio capo risultava essere stata infatti conquistata non in virtù di denaro, come uno sguardo esterno a quella realtà avrebbe potuto ipotizzare giudicandola un banale ornamento, ma in conseguenza del proprio valore, dimostrato a suo tempo nel rispetto delle regole gorthesi. Paritario, pertanto, si sarebbe proposto un eventuale confronto con la mercenaria, con la nuova eletta dell’Arena, e nessuna ragione per questo avrebbe mai potuto sospingerlo a cercare scontro con ella, non avendo ulteriori meriti da guadagnare, non avendo, nei di lei riguardi, posizioni da difendere al contrario di quanto spesso gli capitava di dover fare in contrasto ad interessi del tutto simili a quelli ora rivolti verso la donna guerriero. Nonostante egli non avesse qualche ambizione da rivolgere nei di lei riguardi, l’uomo si poteva neanche dire disinteressato alla svolta improvvisa della situazione, anche da lui invero inattesa, consapevole di come tutti gli incontri precedenti, tutte le scaramucce disputate fino a quel momento nel corso della serata, non sarebbero mai state paragonabili a ciò che stava per avere inizio.
Quanto accaduto prima si poteva già considerare quale semplice preludio, banale introduzione, al reale spettacolo della serata.
martedì 2 settembre 2008
236
Avventura
007 - I quattro cavalieri
La donna guerriero, per quanto non pienamente soddisfatta del risultato raggiunto nello scontro con il proprio avversario, contro il tifone, approfittò senza remore della gloria offertale da parte del suo pubblico, così generoso nei di lei riguardi, così ben disposto a volerne tributare la presenza e la vittoria in quell’Arena nonostante dal di lei punto di vista simile impresa non si poteva considerare minimamente comparabile con altre compiute anche nel suo recente passato: indubbio, infatti, era come quel mostro si fosse proposto meno temibile rispetto a quanto avesse ella potuto temere alla di lui comparsa, meno pericoloso nel confronto con molte altre creature leggendarie. Solo riflettendo a posteriori, a mente serena e priva dal carico nervoso necessariamente proposto dall’ambito del combattimento, della sfida mortale di quel contesto, ella non poté evitare di raggiungere una banalissima ed evidente considerazione: se esso fosse stato ad un livello di pericolosità maggiore rispetto a quanto poi offerto, se fosse stato ad un livello di potere superiore rispetto a quanto donatole, difficilmente sarebbe stato possibile per gli organizzatori di quel circo mantenerlo in cattività, adoperarlo all’interno dello spettacolo escludendo, fra l’altro, il rischio di un attacco non solo ai combattenti ma, anche e peggio, agli spettatori. Probabilmente molti altri, al di lei posto, avrebbero trovato morte in opposizione ad esso, ma così come lei era riuscita vittoriosa in quello scontro sicuramente anche i di lei compagni, pur meno famosi e popolari rispetto a lei, avrebbero potuto compiere senza difficoltà quella prova, nel certo valore che già avevano potuto dimostrarle in opposizione ad un branco di cerberi.
« Grazie… grazie a tutti… » commentò la mercenaria, levando le braccia al cielo ed inchinandosi più volte, in ogni direzione, a gratificare i propri appassionati per la glorificazione concessale.
Nel scorrere lo sguardo lungo tutti gli spalti, a studiare le espressioni di tutti gli spettatori e le spettatrici lì presenti, Midda individuò con estrema facilità colei presentatasi con il nome di Carsa, impegnata nell’attuazione della propria parte del loro comune piano, della strategia stabilita in sereno accordo. Per quanto avrebbe voluto scherzare nei suoi riguardi, ironizzando su come nella successiva occasione di una missione insieme sarebbe stato giusto fra loro un cambio di ruoli, affidando a se stessa quello decisamente più tranquillo di Cila, non poté evitare di ammettere quanto effettivamente la giovane donna si proponesse perfetta nelle vesti da lei scelte, in quegli attraenti panni: ella risultava indubbiamente molto più bella, femminile ed ammaliante di quanto mai sarebbe potuta apparire la Figlia di Marr’Mahew, anche laddove fosse stato trovato un modo per camuffare il proprio arto metallico e lo sfregio presente sul proprio viso, come già fatto in passato.
Se da un lato, pertanto, ella doveva essere abbastanza onesta con se stessa da porsi consapevole dell’invidia sinceramente provata nei confronti della fisicità della propria compagna di ventura, per quel corpo così perfetto in una bellezza che a lei non era mai stata concessa neanche allor quando il suo essere non era stato violato dalle mutilazioni subite, dall’altro lato non poteva evitare di storcere le labbra nel considerare come Carsa non si ponesse alcun limite nello svolgimento di un incarico mercenario, in maniera ben diversa da quanto lei stessa non avesse mai fatto neppure agli esordi della propria carriera. Ben lontana dall’essere considerabile pudica o di perbenista, la donna guerriero aveva spesso usato, ed avrebbe continuato a farlo ancora finché gliene fosse stata concessa l’occasione, il corpo e la femminilità che comunque possedeva a proprio vantaggio, anche solo al fine di distrarre i propri avversari da uno scontro; inoltre non si poteva assolutamente rimproverare di essersi mai risparmiata alcun genere di esperienza sessuale, talvolta anche priva di qualche sentimento di fondo, spinta unicamente da un desiderio estemporaneo verso uomini rimasti per sempre privi di nomi ai suoi occhi ed alla sua memoria: ciò nonostante, forse più come principio personale che per qualche ragione particolare, ella si era sempre rifiutata di vedere la propria attività mercenaria prevedere una qualsivoglia prostituzione, anche semplicemente nel perseguire l’esecuzione di un piano come in quei giorni tanto freddamente, con mente lucida e priva di qualsiasi coinvolgimento personale, stava compiendo la compagna. Ovviamente non desiderava giudicare la giovane per questa sua disponibilità, non voleva discutere in merito alle ragioni che la spingevano ad essere mercenaria senza limiti alcuni, dedicandosi a quella professione, a quel mestiere come ella non aveva mai desiderato fare e probabilmente mai avrebbe fatto: ai di lei occhi ognuno era e sempre sarebbe rimasto libero di scegliere la propria vita, il proprio destino, e se ella non trovava ragione di porsi remore nell’intrattenersi a letto con un uomo solo per il successo di una missione, non sarebbe stata di certo lei a criticarla.
In tutto quello, Midda non poteva evitare di essere consapevole del fatto che esse rappresentavano invero due diverse generazioni, sebbene fossero divise forse da meno di una decina d’anni d’età: formate da esperienze ben diverse, temprate con valori non coincidenti, si ritrovavano in quel contesto, nello scenario di quel loro comune incarico insieme ad Howe e Be’Wahr, a formare un’ottima squadra, sopperendo reciprocamente ai limiti che singolarmente li avrebbero potuti vedere fallibili. In altri contesti, nell’ipotesi di dover agire da soli, il piano da loro attuato per impossessarsi della mappa necessaria, posseduta da lord Visga, avrebbe previsto azioni ben diverse, altri pericoli rispetto a quelli che si stavano altresì concedendo: se tali alternative, simili possibilità, sarebbero potute essere migliori o peggiori rispetto a quanto attualmente perseguito nessuno avrebbe mai potuto dirlo ed, a tutti gli effetti, concentrarsi nell’analisi di quegli infiniti universi che mai avrebbe vissuto si proponeva come un semplice esercizio intellettuale privo di valore. Del resto nessuno fra loro aveva cercato quell’alleanza, la formazione di quella squadra, laddove, nel compimento dei propri mestieri, dei propri ruoli, essi avevano semplicemente accettato un incarico offerto loro da una mecenate, capace di attirarli singolarmente a quell’azione corale solo in virtù di diverse promesse di ricompense: lady Lavero, tale era il nome della loro attuale mandante, della mente dietro a quel gruppo di mercenari, aveva voluto che così essi agissero ed in tal modo essi avrebbero pertanto agito.
« Troppo buoni… » sorrise, inchinandosi ancora al suo pubblico « Non merito tanto, davvero. »
« Signore e signori… Midda Bontor! » esclamò una voce già nota.
Ricomparendo attraverso uno degli ingressi alle estremità dell’Arena, il presentatore di quella serata tornò in scena, dirigendosi con passo solenne in direzione della donna guerriero accompagnato, in questa occasione privilegiata, da due donne vestite in bianchi e lunghi abiti. Simili nuove presenze non si proposero come casuali, sopra a quella sabbia considerata praticamente sacra, recando fra le proprie mani due cuscini rivestiti in morbido velluto, sopra i quali si potevano individuare, che senza troppe incertezze a tal riguardo, i doni per la vincitrice, i simboli che ne avrebbero rappresentato il valore nella conclusione della sfida affrontata con spirito indomito ed indomabile.
« Midda Bontor! » ripeté l’uomo, raggiungendo la mercenaria e, con lei, il centro dell’Arena, dove l’acustica offertagli si proponeva quale la migliore in assoluto, riportando quiete negli spettatori desiderosi di prestare attenzione alle sue parole, a quel momento di celebrazione « Una fra le più grandi guerriere viventi dei nostri giorni, una fra le migliori mercenarie dei cui servizi tutti i regni del sud possono fregiarsi, offrendone vanto ad ogni altra zona del mondo. »
Anche la stessa Figlia di Marr’Mahew, così citata in quelle frasi, non mancò di concedere il proprio interesse al portavoce, nel rispettare la giusta solennità richiesta dal cerimoniale di quel circo, non scordando come davanti a tutti i gorthesi lì presenti il suo combattimento non fosse stato finalizzato ad uno scopo unicamente di intrattenimento generale o di gloria personale, quanto al rendere onore al dio Unico: ignorare la religiosità di quel popolo, nella devozione monoteistica al loro solitario signore, sarebbe stato per lei un errore estremamente grave, che avrebbe anche potuto vedere il clima di festa compromesso al punto da trasformarsi in quello di un processo nel momento in cui un simile torto blasfemo fosse stato anche solo involontariamente offerto da colei che tanto aveva combattuto e vinto davanti ai loro occhi fino a quel momento.
lunedì 1 settembre 2008
235
Avventura
007 - I quattro cavalieri
La comune storia di Howe e Be’Wahr aveva avuto origine con la loro stessa nascita, come i loro rispettivi nomi testimoniavano da sempre e per imperitura memoria: laddove Howe presentava fisicamente un chiaro aspetto shar’tiagho, richiamando l’etnia di quelle terre in ogni propria caratteristica fisica, il suo nome si proponeva assolutamente fuori luogo, rimandando altresì al sud, a Kofreya o, forse, a Tranith; al contrario Be’Wahr, il cui appellativo risultava essere tipico del regno di Shar’Tiagh, riportando nelle proprie sillabe alle calde e fertili terre sul limite dei regni centrali desertici, si concedeva con una capigliatura dorata più chiara del grano nei campi, con una pelle pallida assolutamente estranea a simili concetti, a tali territori. Quell’insolito scambio di nomi, in effetti, non si proponeva come casuale in una realtà dove il fato poco interveniva nelle questioni umane e dove raramente una coincidenza avrebbe potuto essere presa in esame come tale: invero i nomi dei due non erano stati decisi dai rispettivi genitori o, meglio, i rispettivi genitori avevano deciso di delegare agli altri genitori la scelta del nome per il proprio figlio, in virtù di un legame d’amicizia assoluto fra le loro famiglie, di una fiducia e di un rispetto quasi unico in quella realtà, nell’esistenza quotidiana di quel mondo. In tal modo due bambini, coetanei fra loro, divisi solo da pochi giorni, poche settimane nell’anniversario delle rispettive nascite, erano stati legati fin da un’epoca antecedente al loro primo respiro da quell’inversione di nomi, caratteristica bizzarra destinata a vederli poi uniti anche nella propria vita, nel proprio futuro, come e forse più di due fratelli, condividendo ogni esperienza fino al giorno in cui si erano ritrovati, nella professione di mercenari, rinchiusi in uno stretto ripostiglio, a discutere in merito a quattro famelici cani pronti ad azzannarli al minimo movimento di evasione, al primo tentativo di fuga.


« Dannazione! » esclamò Be’Wahr, scuotendo il capo con forza di fronte all’inevitabilità di quel caso « Sicuro che non vi siano altre scelte? Dobbiamo per forza ucciderli? »
« Se vuoi, tu puoi anche iniziare a correre molto velocemente, cercando di attirarli fuori di qui mentre io recupero il manufatto e la mappa… » propose Howe, aggrottando la fronte « In fondo li consideri tuoi grandi amici, no? »
« Ma non hanno fatto nulla di male. » si oppose, con evidente tristezza nella voce.
« A te, magari! » replicò il compagno, iniziando a dare segni di stanchezza per quella situazione « Se non fosse perché mi blocchi il passaggio sarei già uscito a farla pagare a quei figli d’una cagna… ma evidentemente gli dei hanno deciso che questa volta devi essere tu ad avere possibilità di scelta… »
« Gran bella scelta… »
« Ti ricordo che non abbiamo una settimana di tempo! » incitò il shar’tiagho « Per quanto le donne si potranno impegnare a tenere il padrone di casa lontano da qui, prima o poi lord Visga farà ritorno e per noi sarebbe meglio non essere presenti a meno di non voler dichiarare guerra all’intera nazione gorthese. »
« E va bene… per Lohr! » esclamò il biondo, spingendo la porta all’indietro e lasciando la posizione protetta conquistata in quel ripostiglio.
Un istante dopo, il problema offerto dai cani da guardia era stato risolto con evidente soddisfazione da parte di Howe che non mancò di commentare: « E ci voleva tanto?! »
Al fine di evitare altre spiacevoli sorprese, anch’egli estrasse la propria lama dorata dal fodero in cui era riposta, osservando i resti dei quattro avversari abbattuti dal compagno e preparandosi al proseguo nell’esplorazione di quella casa. Fino a quella sera solo Carsa aveva avuto accesso alla dimora di lord Visga, in conseguenza di ragioni abbastanza evidenti nel proprio ruolo di infiltrata, e le informazioni da lei concesse in merito alla planimetria dell’edificio si erano proposte estremamente accurate fino a quel momento, tralasciando unicamente il particolare dei quattro mastini, tutt’altro che irrilevante: probabilmente , però, non era da escludere l’eventualità che la donna avesse volutamente scordato di specificare loro quel dettaglio, per divertirsi alle loro spalle, in una sorta di rivincita per la pigrizia riservata altrimenti al loro ruolo. Del resto, nella situazione in cui si erano ritrovati, nel piano elaborato in comune fra tutti e quattro, le due donne avevano potuto evitare di riservarsi i ruoli principali, una in virtù della propria fama e l’altra in conseguenza della propria bellezza, lasciando ai due compagni il lavoro meno impegnativo, nell’appropriarsi dell’elemento indispensabile al proseguo della loro missione, in possesso della famiglia Veling da diverse generazioni.
« Voglio che sia chiaro che non era mia intenzione ucciderli… mi ci hai costretto! »
« Considerala da questo punto di vista: o tu uccidevi questi cani, o sarebbe poi stata Midda ad ucciderti, nello scoprire che la sua fatica nell’Arena sarebbe stata inutile! » sorrise divertito l’uomo verso il fratello « Ed ora muoviamoci… facciamo quello per cui siamo venuti ed andiamocene via rapidamente. »
Iscriviti a:
Post (Atom)