11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

mercoledì 3 settembre 2008

237


I
l primo dei due doni offerti a Midda, quale trionfatrice all’interno dell’Arena, si concesse allo sguardo nella forma una corona dorata, costituita da una serie di foglie fra loro intrecciate, contemporaneamente ricche e delicate: nella tradizione gorthese solo i combattenti benedetti dal dio Unico avrebbero potuto mai fare sfoggio di una tale decorazione, di un simbolo così prezioso ed importante, che li erigeva nel proprio intelletto, nella propria mente strategica e rapida nel pensiero, verso il loro signore onnipotente, il creatore di tutto ciò che era, proponendo in loro una nobiltà teologica seconda solo al sovrano di Gorthia ed a nessun altro, per quanto riconosciuto come nobile per eredità o ricco per propri meriti. Con solennità tale carico di onore e di responsabilità venne posto sul capo della donna guerriero, fra i di lei arruffati capelli corvini, ornandola in maniera quasi naturale, come se alcun’altra sede potesse essere concepita per simile corona, per quel simbolo di gloria. Il secondo dono, invece, si propose quale una cintura, realizzata nelle fattezze, nelle proporzioni, nelle forme di una lunga catena costituita dal medesimo nobile e prezioso metallo dell’altro riconoscimento: essa venne legata ai di lei fianchi, ricadendo delicatamente ed, in effetti, pesantemente sulle di lei curve a rappresentare agli occhi di tutti la di lei forza, il di lei valore, il suo animo guerriero dimostrato in quelle sfide davanti agli occhi di tutti, forgiato, nell’opinione del pubblico gorthese, ovviamente dalla mano del loro dio, di colui che in lei aveva voluto porre il potere di dominare il proprio destino, di sciogliersi da ogni legame di mortalità, facendo delle stesse catene che altrimenti le avrebbero dovuto segnare i polsi come schiava, un capo d’abbigliamento da portare con assoluta disinvoltura non diversamente da una qualsiasi altra cintola.
I lunghi sproloqui da parte del presentatore, nel momento di quell’incoronazione, di quell’investimento, non fecero sentire la propria mancanza, sommergendo la Figlia di Marr’Mahew come un pesante manto di tedio, nel coinvolgerla, nel renderla protagonista di una liturgia a cui non era abituata ed a cui non avrebbe assolutamente offerto il proprio tempo se non fosse stato necessario e previsto per realizzazione di un chiaro piano, di una tattica stabilita da cui non poteva trarsi indietro, da cui non avrebbe dovuto cercare fuga per non rischiare di ridurre drasticamente il tempo ai propri compagni venendo meno al proprio ruolo.

« Ed ora, nel rispetto della volontà dell’Unico, chiunque voglia offrire sfida alla vincitrice, all’eletta, si presenti davanti ad ella, al Fuoco Eterno che nel di lei cuore arde con vigore, dichiarando le proprie intenzioni, i propri desideri ed accettando di combattere fino alla morte contro di lei… contro Midda Bontor! »

L’annuncio finale del presentatore, rivolto all’intera assemblea riunita nell’Arena, non colse impreparata la mercenaria, fortunatamente conscia dell’eventualità praticamente certa di quell’evoluzione della serata, di quel proseguo delle sfide già proposte a lei. Avendo ella, nella lotta compiuta, dimostrato il proprio valore, guadagnato un titolo semidivino in quella che era la teologia gorthese, si era in effetti candidata ad essere teoricamente sfidata dall’intera nazione, da tutti gli abitanti di quel regno, che avrebbero avuto, in quel momento ed in futuro, diritto a pretendere da lei uno scontro mortale, un duello all’ultimo sangue: da esso il contendente, lo sfidante, vincendo l’eletta, avrebbe colto la possibilità di elevarsi al rango guerriero da lei raggiunto, agli onori a lei ora tributati. Tale era, invero, il vero ruolo di quel teatro e di altre strutture simili in Gorthia: concedere alla nuove occasioni di combattimento per tutti gli abitanti del regno, di ascesa sociale in virtù dell’unico valore da essi riconosciuto. Sfidare un comune mortale, un semplice mercenario, non avrebbe donato alcuna gloria ad un gorthese, non avrebbe offerto alcuna gioia nella cultura religiosa imposta sulle loro menti fin da bambini: gloria e gioia, nella lotta, potevano essere solo direttamente proporzionali al livello di esperienza, di bravura del proprio avversario, al rischio di morte conseguente a tale incontro ed, in questo, il massimale sarebbe stato raggiungibile solo nel confronto con i migliori, i più grandi, coloro che avessero dimostrato di essere benedetti dall’Unico e, per questo, da lui votati alla diffusione della fede, dei principi di guerra e sangue a loro tanto cari.
Conscia era Midda della possibilità di una lunga serie di competizioni, di duelli con i membri di una delle popolazioni più belligeranti di tutta la zona sud-occidentale del continente; consapevole era ella dei rischi che avrebbe potuto correre in un simile confronto, laddove la di lei fama, il di lei nome avrebbe attratto probabilmente tutti coloro che si fossero giudicati quali i migliori. Nonostante tutto, però, ella non si sarebbe mai potuta attendere di vedere oltre metà del pubblico maschile dell’Arena, oltre metà di tutti gli uomini che fino a quel momento l’avevano applaudita ed osannata, muoversi dai propri posti a ridiscendere verso la sabbia del circo, in risposta all’invito offerto dal presentatore: in loro era evidente il desiderio di cercare l’occasione utile ad erigersi ad un rango superiore al proprio, maggiore a quanto mai avrebbero forse potuto raggiungere, soprattutto laddove essi si proponevano già ricchi, nobili e potenti. Simili individui, che già tutto dalla vita avevano avuto, solo in quell’impresa, in quell’ultimo scontro, avrebbero potuto trovare un reale traguardo, avrebbero potuto ricercare qualcosa loro attualmente negato nella gloria della fede, della benedizione guerriera dell’Unico.

« Thyres! » non poté evitare di sussurrare davanti a quella visione, attraente e terrorizzante allo stesso tempo « Tre volte la ricompensa pattuita… »

Nel volersi porre con interiore sincerità, ella non negò a se stessa una buona dose di piacere nel trovarsi di fronte a quella massa di combattenti nati pronti a danzare con lei fino alla morte, probabilmente in questo non ponendosi troppo distante dalla mentalità dei propri avversari: la sua scelta di vita, in fondo, al di là della propria professione mercenaria, la vedeva essere prima di tutto una donna guerriero e, come tale, alla ricerca costante di nuove prove in cui spingersi con coraggio, con rispetto del pericolo, della possibilità di non riuscire a sopravvivere, pur però senza lasciarsi intimorire in tal senso dalle stesse. Molte erano state, più in passato che in tempi recenti in effetti, le occasioni in cui aveva lei stessa posto sfida a grandi nomi, a combattenti quasi leggendari, per poter incrementare la propria fama e dimostrare a sé il proprio valore e, per quanto il tempo in cui era ancora giovane ed ignota al mondo fosse passato, il di lei animo non era poi cambiato, ritrovandola ad accogliere con felicità, nonostante i lamenti che si concedeva più ironicamente che realmente, ogni nuova prova, ogni scontro, ogni battaglia. Ovviamente, nella propria posizione, nella propria maturità, al tempo presente ella non poneva tali occasioni come priorità, ma laddove il piacere potesse combaciare con il dovere, come in quel frangente, non poteva trovare ragione di insoddisfazione: se contro la fanteria pesante, le fiere ed i tifone non aveva ancora trovato sazietà dalla lotta, affrontare un numero tanto abnorme di avversari l’avrebbe senza dubbio appagata.

« E’ una follia… » commentò Cila, stringendo il braccio di lord Visga, sorpresa dalla massa in moto verso il centro dell’Arena.
« E’ la tradizione, dolcezza. E’ la tradizione… » sorrise il nobile « Pensi forse che quella che abbia in testa sia una semplice decorazione? »

Egli, a dispetto della maggior parte degli uomini prima a loro circostanti, non si era allontanato dalla propria posizione ed, al contrario, era tornato placidamente a sedere dopo l’invito da parte del presentatore: la corocina presente sul proprio capo risultava essere stata infatti conquistata non in virtù di denaro, come uno sguardo esterno a quella realtà avrebbe potuto ipotizzare giudicandola un banale ornamento, ma in conseguenza del proprio valore, dimostrato a suo tempo nel rispetto delle regole gorthesi. Paritario, pertanto, si sarebbe proposto un eventuale confronto con la mercenaria, con la nuova eletta dell’Arena, e nessuna ragione per questo avrebbe mai potuto sospingerlo a cercare scontro con ella, non avendo ulteriori meriti da guadagnare, non avendo, nei di lei riguardi, posizioni da difendere al contrario di quanto spesso gli capitava di dover fare in contrasto ad interessi del tutto simili a quelli ora rivolti verso la donna guerriero. Nonostante egli non avesse qualche ambizione da rivolgere nei di lei riguardi, l’uomo si poteva neanche dire disinteressato alla svolta improvvisa della situazione, anche da lui invero inattesa, consapevole di come tutti gli incontri precedenti, tutte le scaramucce disputate fino a quel momento nel corso della serata, non sarebbero mai state paragonabili a ciò che stava per avere inizio.
Quanto accaduto prima si poteva già considerare quale semplice preludio, banale introduzione, al reale spettacolo della serata.

5 commenti:

Palakin ha detto...

E dei 4 cavalieri, sarà morte o guerra che Midda rappresenterà? :PPPPPP

Palakin ha detto...

E dei 4 cavalieri, sarà morte o guerra che Midda rappresenterà? :PPPPPP

Sean MacMalcom ha detto...

I quattro cavalieri del titolo, per quanto potrebbero richiamare l'idea dei cavalieri dell'Apocalisse, non hanno alcun riferimento con essi! :D
Dicoti, anzi, che la mia idea di questo gruppo mercenario partiva da "Quella sporca dozzina", per poi scendere a "I Magnifici Sette" e considerare comunque ancora eccessivo tale numero. Così sono passato a "I quattro dell'Ave Maria" (che non erano mercenari, vabbé)... e lì mi sono fermato! :D

Palakin ha detto...

Bhe, al meno non mi hai citato i cinque samurai! :PPPPPPPPP

Sean MacMalcom ha detto...

LOL! :D