11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 19 settembre 2008

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Definire Sha’Maech quale un uomo bizzarro sarebbe stato, probabilmente, il migliore fra tutti i complimenti che mai nella vita egli aveva avuto modo di ricevere. Nonostante non avesse superato ancora i quarant’anni, una folta e ribelle chioma bianco immacolato riluceva attorno al suo capo, simile ad una strana cresta leonina: poco meno pallida, ma giusto quanto occorreva per non apparire albino, si proponeva la sua pelle chiara, appena raggrinzita dall’età ma ancora estremamente elastica e vitale. Il suo viso, tondo quasi ad imitazione del profilo dei suoi capelli, appariva ornato, ancor prima che da due occhi verdi smeraldo, da uno strano manufatto in metallo che, reggendosi sulle sue orecchie a sventola e sul suo piccolo naso a patata, poneva davanti agli stessi occhi uno strato di vetro, conformato in due aree rettangolari: nessuno, osservandolo per la prima volta, riusciva ad evitare di concentrare la propria attenzione su quel singolare particolare, su quell’evidente eclettismo assolutamente incomprensibile, laddove alcuna ragione avrebbe potuto spiegare la presenza di un siffatto ornamento, di dubbio gusto ed, anzi, considerabile anche decisamente pericoloso oltre che antiestetico. Certo era, comunque, che Sha’Maech non desiderava ricercare o difendere un particolare gusto estetico, laddove i suoi stessi vestiti si proponevano come inguardabili, nelle loro forme e, soprattutto, nei loro colori: una casacca striata in colori rosa e verde pistacchio, difatti, copriva il suo busto, venendo parzialmente a sua volta ricoperta da una giacchetta ugualmente a strisce, questa volta in tonalità viola ed azzurre, con un effetto tanto brillante da poterlo rendere riconoscibile senza affaticamento alcuno anche nel mezzo di una folla posta ad un miglio di distanza. In assoluto contrasto con lo sfavillio di colori nella parte superiore del suo corpo, le gambe risultavano più modestamente avvolte in larghi pantaloni marrone scuro, infilati all’altezza dei polpacci in pesanti ed, ovviamente, sporchi stivali neri.
In uno dei tanti villaggi presenti nella provincia di Kirsnya, egli si presentava quale possessore di una bottega, mercante generico di ogni bene di possibile consumo da parte degli abitanti del posto e di eventuali passanti: invero, del proprio mestiere non molto sembrava interessargli, anche solo nell’atteggiamento assolutamente svogliato con cui si proponeva a ripulire il locale principale del suo negozio, maneggiando uno spazzolone intriso d’acqua come fosse stato uno strano animale con il quale risultava difficile rapportarsi.

« E quella specie di… mercante?... dovrebbe esserci d’aiuto? » domandò Midda, incerta sul termine da adoperare per indicarlo, precedendo di poco Carsa nel reciproco stupore di fronte all’immagine offerta loro.

La nuova tappa del viaggio dei quattro cavalieri aveva visto in maniera naturale essere scelto proprio il territorio di Kofreya quale meta del loro peregrinare: un ritorno quasi ovvio alla nazione da cui erano partiti, quindi, laddove per quanto provenendo da diverse parti del continente, essi non solo erano accomunati proprio da quei confini quale loro attuale residenza, ma lì avevano impiegato la maggior parte della propria attività mercenaria ed, in questo, stretto i propri contatti ed intessuto quelle stesse reti di conoscenze che in quel momento sarebbero loro occorse per venire a capo della traduzione necessaria.
Lasciare le aride terre gorthesi alle proprie spalle nel riabbracciare le più accoglienti pianure kofreyote non fu, poi, assolutamente spiacevole ma, anzi, equivalse quasi a concedersi finalmente una boccata di ossigeno dopo una lunga immersione: senza opposizione quindi le due donne del gruppo si erano affidate alle indicazioni concesse loro da Howe e Be’Wahr, i quali erano apparsi assolutamente sicuri in merito all’identità di colui che avrebbe potuto riconoscere, comprendere e tradurre i caratteri presenti sulla scitala. Giungendo però ora di fronte a quel particolare quadro, all’immagine ancora lontana di quell’uomo intravisto attraverso la soglia del suo locale, entrambe le compagne non avevano potuto evitare di restare decisamente interdette.

« Non lasciatevi trarre in inganno dall’apparenza… è molto di più di quanto possa sembrare. » commentò fiducioso Be’Wahr, sorridendo.
« Nel senso che è qualcosa di peggio di un pazzo psicopatico? » chiese Carsa, ripiegando il labbro inferiore in una smorfia di scarso convincimento.
« Per una volta Be’Wahr ha ragione… » confermò Howe « Sha’Maech ha fatto dello studio la propria vita, della sperimentazione la propria missione… è sicuramente un po’ insolito, nel suo aspetto e nei suoi argomenti, ma è una persona incredibile, capace di offrire risposte come alcun altro oracolo sarebbe in grado di fare. »
« Credo che dovremo fidarci di lui, se questa è la vostra opinione… » propose la donna guerriero, osservando la propria compagna e facendo spallucce « Suggerirei però di evitare di scendere in troppi dettagli. »
« Vedrete che non ce ne sarà bisogno… » sottolineò enigmaticamente il biondo.

Con quelle parole, il mercenario si separò dai compagni di squadra per avanzare a passo convinto verso la bottega ed il suo proprietario, tendendo le braccia in avanti già in segno di saluto: Howe, annuendo verso le due donne, cercò di affermare nuovamente la bontà di quella scelta, prima di seguire il fratello altrettanto sicuro di sé nel proprio cammino. Carsa e Midda, rimaste sole a guardarsi in faccia, non poterono così fare altro che aggregarsi ai due, sperando in cuor loro di non aver fatto tutta la strada di ritorno a Kofreya, dilazionando in maniera imprevista i tempi della loro missione, solo per ottenere il nulla più assoluto.

« Sha’Maech! » sorrise Be’Wahr, richiamando l’attenzione dell’uomo « Sia lode agli dei per averti concesso ancora buona salute… »
« Be’Wahr… » rispose egli, riconoscendo il giovane nel guardarlo attraverso quegli strani ed, in effetti, buffi pezzi di vetro, appoggiando poi lo spazzolone da parte prima di avanzare verso l’ingresso dell’edificio « Quante volte dovrò ripeterti che la mia salute non è affare divino? Se sto bene è solo merito di una sana alimentazione… e di una giusta dose di prudenza che mi sconsiglia di rischiare la mia vita in certi ambienti! »
« Non cambierai mai… » commentò il biondo, ritrovando il proprio gesto di saluto accettato e ricambiato dal vecchio amico.
« Assolutamente falso: in ogni momento della mia vita il mio corpo continua a cambiare… o non sarei costretto a radermi ogni mattina per evitare si assomigliare ad una specie di orso delle nevi. » replicò Sha’Maech, scuotendo il capo « Ed ovviamente ecco giungere anche Howe: mi sarei preoccupato nel non ritrovarti al suo fianco, sai? » aggiunse, rivolgendosi verso il secondo uomo ed ora offrendo lui stesso le proprie mani all’altro.
« Anche perché se non ci fossi io a tirarlo fuori continuamente dai guai, Be’Wahr non sarebbe qui. » esclamò divertito il shar’tiagho, rispondendo ben volentieri al gesto di saluto tesogli.
« Mi era giunta voce di un’interessante squadra d’elite composta da una rediviva lady Lavero, ed ammetto di aver anche ipotizzato che voi due ne avreste fatto parte… » riprese poi la bizzarra figura dai bianchi capelli « Però che anche una personalità del rango di Midda Bontor ed un carattere totalmente solitario come quello di Carsa Anloch potessero essere coinvolte in questo non mi sarebbe mai venuto in mente. Deve pagarvi veramente bene la signora… »

Quell’affermazione, offerta con tono assolutamente sicuro e tranquillo, come se i dettagli della loro missione o della composizione del loro gruppo fossero di pubblico dominio, colsero del tutto impreparate le due donne, identificate tanto banalmente e tanto rapidamente dal loro interlocutore a cui non si erano ancora neppure avvicinate: Be’Wahr ed Howe, al contrario, apparvero del tutto sereni, quasi non si sarebbero potuti aspettare nulla di meno da parte dell’uomo.

« Cosa vi avevo detto? » domandò il biondo, volgendosi verso le compagne di ventura « Non c’è bisogno di offrire spiegazioni! »

2 commenti:

Tanabrus ha detto...

Ecco il progenitore dei nerd e degli studiosi!

Sha'Maech rulez!

Sean MacMalcom ha detto...

LOL!!! :D
Ma in effetti non hai tutti i torti! :D