11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

martedì 30 settembre 2008

264


I
l tempo inesorabile trascorse ed in quel mentre la luce del tramonto divenne sempre più tenue, fino ad eclissarsi completamente insieme al sole oltre il confine dell’orizzonte, lasciando nell’oscurità più completa il continente e, con esso, i mercenari accampati dentro alla Biblioteca. Be’Wahr, in quel frangente temporale, purtroppo non aveva ancora fatto ritorno ed ormai, per quanto nessuno si fosse spinto ad ammetterlo in maniera trasparente, una certa inquietudine nei riguardi del compagno disperso stava crescendo fra i tre.

« Ma dove accidenti si è andato a cacciare, per Lohr? » esplose improvvisamente Howe, non trattenendo ulteriormente la propria preoccupazione « Volete vedere che ha tardato ed ora si è perso? »

In realtà, però, tanto nell’uomo quanto nelle sue due femminili compagne non poteva essere scordata la sensazione provata meno di un’ora prima, quell’ipotesi di un’aliena presenza attorno a loro, di un pericolo sconosciuto in agguato fra le ombre dell’edificio che li aveva tutti e singolarmente posti in guardia. Ciò che era accaduto poc’anzi, invero, non era stato fra loro condiviso, nell’esser da ognuno di loro accantonato come il frutto della stanchezza, di quella loro comune ed eccessiva prudenza tendente alla paranoia: nonostante ciò, essi non potevano evitare di collegare quelle percezioni al ritardo compiuto dal biondo ed, in conseguenza, al timore di una sua possibile scomparsa.

« Se si è perso, ormai non possiamo farci nulla… » commentò Midda, storcendo le labbra verso il basso « Anche ipotizzando di poter accendere un fuoco senza porre in allarme le guardie all’esterno la quantità di ragnatele presenti offrirebbe un rischio d’incendio eccessivo. E senza una fonte di luce, muoversi alla cieca all’interno di questo dedalo sarebbe una follia. »
« Ah… ma se si è davvero perso, domani mattina gli darò io una bella lezione sul rispetto degli appuntamenti, tanto che non avrà più voglia di fare ritardo. » replicò il shar’tiagho, scuotendo il capo.
« “Ma se si è davvero perso”… » ripeté Carsa, prendendo parola, con tono serio nella voce « Che alternative potrebbero esserci? » domandò incerta nell’offrire spazio a ciò che tutti stavano pensando in quel momento.
« Si potrebbe essere ferito? » propose preoccupato l’uomo, immaginandosi una libreria crollata sulla testa del fratello durante la ricerca del volume « Accidenti al peso di questi testi… non potevano pensare a delle protezioni più leggere quando li hanno rilegati? »
« Non siamo ridicoli… » scosse il capo la donna guerriero, a quella prospettiva « Non è uno stupido e di certo non si farebbe male in una maniera tanto maldestra… »
« Che alternative abbiamo, allora? » insistette l’altra, cercando di far emergere l’argomento temuto.

Un istante di silenzio calò su gruppo, mentre ogni possibile ipotesi venne formulata nel tentare di escludere la presenza di altre entità all’interno della Biblioteca, laddove illogica sembrava proporsi una tale soluzione: purtroppo ogni altro pensiero non si concedeva in effetti migliore rispetto all’idea che Be’Wahr fosse stato vittima di una valanga culturale e in questo, ben presto, i tre furono messi alle strette.

« So che sembra assurdo… » si espresse Howe, prendendo per primo parola « Ma questa sera, mentre tornavo, avrei giurato di non essere solo… »
« Anche io ho avuto una simile sensazione. » ammise Carsa, dopo un ulteriore momento di riflessione « Ma è impossibile che vi sia qualcuno entro queste mura… »
« Impossibile? » domandò Midda, affrontando l’argomento con evidente pragmatismo « Eppure noi siamo entrati. Cosa impedirebbe ad altri di aver violato l’embargo su questi confini come abbiamo fatto noi? E con questo sottolineo che anche io ho vissuto una situazione similmente a voi… »
« Avremmo trovato dei segni della presenza di altri… » negò l’uomo « O no? »
« Non necessariamente… » scosse il capo la mercenaria « In fondo quanto di questo complesso abbiamo realmente visitato e quanto è ancora inesplorato? E’ vero che tutto sembra fatiscente ed abbandonato, ma è altrettanto vero che in stanze da noi neanche supposte come esistenti, oltre porte da noi non ancora attraversate, potrebbe celarsi chiunque… »
« Quindi credi che Be’Wahr possa essere incappato in questi altri? » chiese la compagna, seguendo il filo di pensiero proposto.
« Non lo escluderei, così come non escluderei a propri la presenza di estranei in queste mura… »
Ma prima che chiunque altro potesse replicare a quelle parole, una voce tuonò con forza nelle sale a loro circostanti, pronunciando con tono alterato la propria posizione sulla questione: « Estranei? Così noi saremmo “estranei”?! »

Per quanto immersi nell’oscurità più completa, i tre compagni scattarono in piedi ponendosi istintivamente a cerchio, nel rivolgersi reciprocamente le spalle e nell’estrarre le proprie armi, in posizione di difesa verso l’esterno: qualsiasi mossa diversa da quella, del resto, avrebbe visto il rischio di un ferimento reciproco nella cecità indotta loro dalle tenebre della notte, eventualità che non potevano concedersi.

« Chi va là? » replicò con forza nella voce la Figlia di Marr’Mahew, cercando di spingere i propri sensi al massimo nel buio a sé circostante.

Improvvisamente ciò che prima era apparso quale silenzio e desolazione, sembrò colmarsi di infiniti piccoli rumori, di sottili suoni quasi non udibili che circondarono i mercenari, richiamando la loro attenzione, la loro difesa verso troppi diversi punti, verso troppe direzioni, confondendoli completamente, non permettendo ad essi di sperare di trovare chiarezza in ciò che non potevano comunque vedere. Purtroppo per la donna guerriero, così come per i di lei compagni, l’ambiente in cui avevano posto il campo base non si proponeva sufficientemente noto come sarebbe stato necessario fosse per permettere alle proprie percezioni sensoriali di offrire una chiara idea di quanto le si poneva attorno: al contrario, il dedalo di corridoi e stanze, uniti alla fantasiosa architettura tranitha, rendeva ogni impressione assolutamente discutibile, non concedendo alcuna fiducia su ciò che sembrava dato loro di credere. Avrebbero potuto essere completamente circondati, così come assolutamente soli: in quel momento impossibile era per i tre comprendere in quale situazione, in quale alternativa fossero ricaduti.

« Chi ha parlato?! » ripeté di nuovo Midda, cercando di spingere il proprio sguardo a fendere quelle tenebre, senza speranza di successo.
« Quanta arroganza nella voce di un invasore. » riprese la stessa voce che prima li aveva attaccati, con tono più tranquillo, pungente e sarcastico « Quanta presunzione nelle parole di un gruppo di ladri. »
« Non siamo ladri. »
« E noi non siamo stupidi! » controbatté l’ignoto avversario « Vi abbiamo osservato fin dal vostro primo ingresso in questo luogo, abbiamo seguito ogni vostra mossa ed abbiamo ascoltato ogni vostro discorso: sappiamo perché siete qui… sappiamo cosa avete fatto. »
« E’ vero… » ammise la donna, restando immobile nella posizione di guardia « E’ nostro desiderio prendere possesso di un libro… »
« … e già di uno vi siete impadroniti… »
« … e già di uno ci siamo impadroniti… » ripeté la mercenaria, accettando quella contestazione « Ma le nostre intenzioni non sono negative, non sono violente… »
« Avete imposto la vostra forza brutale su tutto ciò a cui noi abbiamo dato vita e davvero avete il coraggio di definire le vostre intenzioni quali prive di violenza? Per quanto ancora tenterai di prendermi in giro, donna? Per quanto ancora mi offenderai con la vacuità delle tue parole? »

4 commenti:

Tanabrus ha detto...

E come sempre, quando si tratta di ragionamenti ineccepibili Midda perde sonoramente xD

Palakin ha detto...

Chissa quanto schifo gli fanno i ragni... :PPPPP

Sean MacMalcom ha detto...

@Tanny: lol! :D ma dai!!! :D

@Palakin: ma... @.@ era per caso una preveggenza la tua o avevi inteso già i miei piani?

Palakin ha detto...

Semplice logica( dovrei fare lo sbirro... Nhaaaaa, mi farebbero fuori perché troppo onesto!)! :D