11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

giovedì 4 settembre 2008

238


S
olo quando una nuova alba iniziò a rischiarare il plumbeo cielo della notte gorthese, solo quando i pigri raggi di un pallido sole si spinsero ad infrangere il velo oscuro posto nei cieli sopra a Garl’Ohr, lord Visga e la sua compagna si incamminarono finalmente verso la dimora del primo, lasciando dopo tanto tempo l’Arena e lo spettacolo in essa offerto fino a quel momento, non negandosi in ciò una certa ed ovvia stanchezza per il prolungato periodo trascorso lì dentro, per assistere al compimento di una vera e propria mattanza posta in essere dallo spirito indomabile della donna guerriero. Probabilmente impossibile sarebbe stato per Midda vincere contro una simile moltitudine di avversari, cresciuti e votati alla guerra come solo potevano essere dei gorthesi, se essi si fossero proposti a lei tutti insieme: in quella situazione, però, fu la stessa tradizione del regno a proporsi in suo aiuto, impedendo a prescindere una simile possibilità. Laddove, infatti, per tutti gli sfidanti, la contesa sarebbe stata utile a conquistare quanto da lei ottenuto, l’unico modo per ottenere un simile risultato sarebbe potuto essere lo scontro diretto e singolo ed in una simile situazione, per la donna guerriero, non vi furono problemi ad accumulare un cadavere accanto all’altro, nonostante il prolungamento dello sforzo richiestole: abituata alla guerra quale si ritrovava ad essere, alle battaglie certamente più brevi ma sicuramente più caotiche ed impegnative, offrire ad ogni avversario ciò che egli le domandava fu solo questione di tempo, non di possibilità. Ed ella si propose fredda, controllata e letale tanto per cui, raggiunte le prime tre dozzine di corpi posti in maniera ordinata sulla sabbia dell’Arena accanto a lei, la maggior parte dei candidati si ritirarono, lasciando il complesso nel trasportare il peso della vergogna del proprio fallimento, dell’onta di quell’assenza di coraggio: probabilmente essi sarebbero tornati comunque a lei un giorno in futuro, per concludere quanto non avevano avuto il coraggio di incominciare, domandandole la sfida che in quella notte avevano rinunciato a chiederle, ma fino ad allora non avrebbero di certo rappresentato un pensiero per la mercenaria.

« Non riesco a comprendere come Midda Bontor sia stata in grado di resistere così a lungo. » commentò Cila, reggendosi al compagno in quel breve tragitto « Ora della conclusione ho fatto io stessa fatica a mantenere aperti gli occhi… nonostante fossi rimasta seduta tutto il tempo. »
« E’ normale: sei una donna. » rispose il nobile, alzando appena le spalle a minimizzare la questione « Le donne non sono state create dall’Unico per combattere, ma solo per generare nuovi guerrieri. »
« Ah… » replicò ella, mostrandosi dubbiosa a simile affermazione « E quella che abbiamo osservato lottare da ieri sera non era forse una donna? »
« Nella grazia illuminata dell’Unico, può avvenire che anche una femmina venga predestinata alla guerra, al sangue, riscaldata nel proprio cuore, nel proprio animo, dal Fuoco Eterno che tutto crea e tutto distrugge. » spiegò egli, scuotendo il capo, perdonando l’ignoranza della propria interlocutrice solo per la limitatezza della cultura da cui ella proveniva, in cui ella era cresciuta « Sono casi estremamente rari, ma non sta a noi cercare di comprendere il perché di simili divine scelte. »

Carsa era abituata a quel genere di vita: nella propria carriera mercenaria, ella aveva fatto dell’attività di infiltrazione una delle proprie specializzazioni, riuscendo ad essere apprezzata e quotata nel proprio ambiente per simile bravura, tanto da essere considerata seconda a pochi o a nessuno. Diversi erano i personaggi a cui ella aveva dato vita, ognuno unico, speciale, dotato di una vera e propria vita autonoma, che talvolta durava il tempo di pochi giorni, di qualche settimana al massimo, nel compimento di una missione, mentre in altre occasioni si ripresentava, crescendo, maturando nel tempo, quasi con affetto da parte sua verso quelle fittizie controparti: Cila Gane era una delle sue migliori creature, ricca di fascino, di innocenza ed al contempo di malizia, la mente di una bambina nel corpo meraviglioso di una donna, capace di incontrare il desiderio di ogni uomo e, tramite esso, di permetterle il raggiungimento dei propri scopi. Nell’interpretare un personaggio, nel dare vita ad una maschera, Carsa poneva molto più impegno di quello richiesto da una semplice attività recitativa, ergendosi ad un ruolo decisamente superiore rispetto a quello di una brava attrice: Cila, così come le di lei “sorelle”, non erano semplici ruoli ma reali alter ego spesso dotati di una psicologia tanto diversa da quella della propria creatrice da condurla a porsi in contrasto con se stessa, nel rischio, addirittura, di perdere la reale cognizione del proprio volto dietro a simile maschera.
Nel frangente di quel preciso momento, per esempio, Carsa avrebbe risposto molto volentieri alle affermazioni esageratamente maschiliste proposte a lei con un intervento diretto e risolutore, che rapidamente avrebbe posto fine alla vita dell’uomo nel momento in cui, comunque, la sua utilità era già venuta meno con il successo del piano attuato in quella notte dai suoi compagni. Cila, al contrario, non si sarebbe mai posta, e non si propose neanche in quell’occasione con sufficiente amor proprio tale da contrastare le affermazioni di un proprio amante più di quanto non avesse fatto prima con una leggera, quasi sciocca ironia: tale reazione o, meglio, tale assenza di reazione non si proponeva, invero, conseguenza di un qualche sentimento d’amore, di un legame emotivo verso di egli, quanto per la semplice convenienza della posizione raggiunta, del benessere ottenuto nel sopportare comunque le imperfezioni del compagno, laddove il potere e la ricchezza dell’uomo, in quel regno, trovavano difficili eguali. Colei che aveva diviso ed ancora avrebbe diviso per quella stessa notte il letto con lord Visga, a differenza di quanto chiunque altro avrebbe potuto credere, non era mai stata e non sarebbe mai stata Carsa, quanto la stessa Cila Gane: nel confronto con il proprio animo, nel giudizio con il proprio io interiore, Carsa aveva avuto, nella propria giovane vita, solo due relazioni, oltretutto di breve durata, che l’avevano vista sessualmente coinvolta con partner maschili; mentre il di lei corpo, al contrario, condotto da molte altre personalità, da menti estranee alla sua, aveva accettato di giacere con molti uomini, di ogni razza, di ogni professione ed estrazione sociale, sempre ed ovviamente nel contesto delimitato da una missione, dopo il termine della quale simili personaggi scomparivano nel nulla, lasciando il posto nuovamente all’unica predominante identità.
Tale caratteristica, simile capacità, tanto viva e reale al punto per cui chiunque avrebbe avuto difficoltà nel riconoscerla ponendosi di fronte a diverse sue creazioni, arrivando probabilmente a banalizzare la questione come il frutto di una semplice coincidenza, di una banale rassomiglianza, era così l’arma vincente della giovane mercenaria: ella si proponeva, attraverso simile potere, capace di raggiungere con assoluta tranquillità obiettivi non inferiori a quelli che avrebbero potuto ottenere altre guerriere e guerrieri con la forza, con il sudore, con il sangue. Molto diversa, così, era anche da Midda, attuale compagna di lavoro per volontà esterna, dove quest’ultima, pur non rinnegando l’uso della mente ancor prima dei muscoli, pur non rinunciando alla tattica, alla strategia in favore di una selvaggia brutalità, non avrebbe potuto probabilmente mai rinunciare ad una componente fisica nel compimento dei propri incarichi, delle proprie imprese tanto leggendarie: al contrario ella preferiva considerare lo scontro aperto, il duello armato, nel quale pur non mancava di abilità, come ultima risorsa, favorendo il ricorso all’astuzia ed all’inganno come chiave di risoluzione di ogni situazione, come via per ottenere qualsiasi cosa si fosse mai ritrovata a desiderare.

« Non so perché ma credo che dovrei sentirmi offesa per questo tuo giudizio… » sorrise Cila in risposta al compagno, stringendosi maggiormente ad egli e cercando fugacemente le di lui labbra con le proprie « Ma se dal tuo punto di vista le donne dovrebbero dimostrare il proprio valore unicamente a letto… non credo proprio che potrai mai ritenerti insoddisfatto di me. O erro? » soggiunse con evidente malizia.
« Assolutamente. » replicò egli, superando la soglia della propria abitazione per poi trarla a sé, spingendola contemporaneamente contro un muro, con evidenti intenzioni non rivolte alla ricerca di quiete e riposo nonostante la lunga notte trascorsa « Solo un pazzo potrebbe ritenersi insoddisfatto di te, dolcezza. »

E nel mentre in cui Cila si offrì per l’ennesima volta al proprio focoso amante, al proprio compagno che, nonostante la sua risaputa incapacità a generare figli aveva ben appreso come offrire piacere alle proprie concubine, Carsa volse altrove la propria attenzione, storcendo le labbra per la scelta compiuta dall’altra sua personalità, per l’impegno posto dal proprio corpo non più controllato da lei in quel momento, concentrandosi sulle fasi successive del piano stabilito, della loro missione: se tutto era stato compiuto come sarebbe dovuto essere, e nessuna ragione aveva ella per dubitare di ciò, del compimento dell’opera da parte di Howe e Be’Wahr, prima del nuovo tramonto sarebbero ripartiti tutti insieme a Midda, per lasciare i confini di Gorthia e, con essi, quella assurda realtà religiosa e culturale.

2 commenti:

Tanabrus ha detto...

Povera Midda, sarà stremata!
Comunque alla fine gli spettatori han mostrato almeno un barlume di istinto di sopravvivenza, altrimenti il numero di nobili sarebbe drammaticamente precipitato xD

Sean MacMalcom ha detto...

Beh... detta così sembra esagerata... ma consideriamo quanto aveva fatto subito dopo il naufragio contro i pirati! ;)
Erano pur sempre un gruppo di quaranta pirati disordinati e lei era pur sempre sola e reduce dal naufragio appunto... :D

Nulla di superiore alla sua norma, quindi! :D