Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.
Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!
Scopri subito le Cronache di Midda!
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E siamo a... QUATTROMILA!
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!
Grazie a tutti!
Sean, 18 giugno 2022
giovedì 3 febbraio 2011
1114
Avventura
024 - Un villaggio sotto assedio
Seguendo alla perfezione la strategia precedentemente pianificata, e non negandosi un indubbio moto di fiera soddisfazione nel confronto con l'evidente riuscita della sua tattica sotto ogni punto di vista, almeno sino a quel momento, El'Abeb procedette alla testa dei propri uomini lungo la via d'accesso principale al villaggio, lì arrestandosi solo quand'ormai a meno di un centinaio di piedi dai primi edifici del medesimo. Avendo ampiamente previsto l'eventualità che entro i limiti propri di quel piccolo borgo sarebbero state loro riservate solamente altre occasioni utili a lasciar condurre il giuoco alla mercenaria, così come ella si era, malgrado tutto, dimostrata già capace all'interno delle selve esterne al medesimo, egli non avrebbe potuto riservarsi alcuna ragione per offrire appagamento alla propria avversaria procedendo in tal senso, non, per lo meno, prima di aver quietamente dichiarato le proprie intenzioni, nonché i termini della resa che desiderva imporre alla stessa controparte e ai quali ella sarebbe stata costretta a piegarsi per la salvezza del suo caro locandiere.
Nuovamente facendo propria occasione di sincera sorpresa per lui, là dove non aveva sinceramente previsto una simile scelta da parte sua, prima ancora che egli potesse riuscire a prendere parola un'ombra lo sorprese entro il limitare del proprio campo visivo, muovendosi con incredibile rapidità ed emergendo dal paesaggio circostante, imprevista se pur, probabilmente, ampiamente prevedibile, nelle fattezza proprie della Figlia di Marr'Mahew, la quale, giunta accanto al proprio principale antagonista prima, lo afferrò saldamente per la gamba sinistra con la fredda e inviolabile morsa derivante dall'uso della propria mano destra e, prima che chiunque potesse anche solo rendersi conto di quanto stesse accadendo, lo catapultò a terra, puntando in immediata conseguenza di tale, ardimentoso agguato, l'affilata punta della propria lunga spada bastarda alla base del collo del medesimo, chiaramente bramosa, in tal modo, di potersi riservare un'occasione di potere contrattuale nel confronto con lui e con il suo esercito.
« Ti ricordavo diverso… El'Abeb! » definì ella, con tono trasparentemente sarcastico, ricorrendo, come propria abitudine, a simile espediente psicologico al fine di minimizzare ogni reazione di sorpresa, stupore, sbalordimento a proprio possibile discapito nel costretto confronto con quell'immagine inattesa « Hai tinto i capelli di recente? E' davvero uno splendido colore… dovresti dirmi come sei riuscito a ottenerlo! »
Indifferente, nel contempo di quelle parole di tanto trasparente scherno in un contesto che pur non avrebbe dovuto prevedere possibilità alcuna di ludo da parte sua, la donna guerriero si volle mostrare innanzi agli effetti che, in conseguenza della propria aggressione a discapito di quel comandante militare, quale pur il suo nuovo e attuale prigioniero avrebbe dovuto essere riconosciuto, non tardarono a dimostrarsi all'interno dell'incredibilmente numeroso seguito del medesimo, portando sgomento e agitazione in quelli che poté stimare, approssimativamente, superiori alla sessantina e, probabilmente, inferiori all'ottantina, per un totale di oltre un centinaio di elementi all'interno della sua armata, nel considerare anche coloro da lei già affrontati e coloro non ancora liberatisi dalle trappole celate nella boscaglia.
Un conteggio decisamente superiore a ogni sua iniziale ed erronea aspettativa, quale, del resto, aveva già maturato consapevolezza sarebbe purtroppo risultato.
« Fermi… fermi… » suggerì l'uomo, prendendo voce in direzione dei propri luogotenenti, inevitabilmente pronti a impugnare le armi e ad accorrere in sua difesa, nonostante gli ordini ricevuti sulla necessità di evitare il ricorso a qualsiasi genere di lama in contrasto a quella sensazionale combattente, a meno di non essere desiderosi di scoprire, prematuramente, quale fra le numerose fedi esistenti avesse da considerarsi nel giusto per la propria interpretazione del Creato « Non vi è alcun bisogno di porre subito mano alle spade. La mia cara, vecchia amica non ha alcuna intenzione di nuocermi… non è forse vero?! »
Qualcosa nella voce del proprio interlocutore risuonò qual familiare, qual noto all'orecchio della mercenaria, in una constatazione che qualcuno avrebbe potuto ritenere retorica, ovvia, dal momento in cui quello non avrebbe dovuto essere considerato il primo incontro fra lei ed El'Abeb, e che, ciò nonostante, non poté evitare di insospettirla maggiormente nel confronto con quell'uomo dal volto di scheletro. Ella, infatti, non riuscì a riconoscere nella sua cadenza, nella sua pronuncia e, ancor più, nei toni così come da lui adoperati, l'identità di colui già noto, colui il quale, per quanto assurdo potesse apparire tale pensiero, si stava proponendo sempre più certa non fosse effettivamente lì presente, evidentemente sostituito, in un macabro giuoco delle parti, da un nuovo interprete, da un nuovo attore… un attore, comunque, già parte del proprio stesso passato, da lei già conosciuto, se pur in un ruolo diverso.
Ma a chi apparteneva o era appartenuta quella voce? Quale uomo, evidentemente a lei avverso, avrebbe dovuto essere riconosciuto celato dietro quel volto disumano e quel marcato accento tranitha?!
Forse, se solo fosse stata maggiormente padrona di sé, maggiormente lucida, senza una lunga mattinata trascorsa a cavallo, un pomeriggio al lavoro sulle trappole e una notte insonne spesa in piedi in attesa di un attacco mai avvenuto, non nei termini che ella aveva previsto, per lo meno, sarebbe stato estremamente semplice per lei offrire risposta a quelle domande, allineando i piccoli, e pur numerosi, indizi a lei già concessi attorno alla questione sino a quel momento. Ma, nelle proprie attuali condizioni, la donna dagli occhi di ghiaccio preferì impiegare tutta la propria concentrazione, quel poco di lucidità ancora concessale, nel mantenere sotto controllo la situazione per così come propostale e non per cercare risposte che, se davvero indispensabili, era certa le sarebbero comunque state riservate molto presto, persino prima di quanto non avrebbe potuto preferire riceverle.
« In verità… hai ragione. » annuì, inarcando appena l'angolo destro delle proprie carnose labbra, in un sorriso sornione, simile a quello di un grosso felino selvatico alle prese con un topino di campagna, eletto qual proprio pasto per la giornata, sebbene improbo sarebbe potuto risultare simile paragone nel quadro proprio della situazione per così come lì presentata « La morte tua o di qualsiasi fra i tuoi subalterni non ha da considerarsi una mia priorità, per vostra attuale fortuna. » asserì, desiderosa di sfruttare il barlume di dialogo a lei così garantito, da lei in tal modo ottenuto, in proprio favore, onde evitare « Ripiegate. Ritiratevi. Fate ritorno al luogo da cui siete giunti e non rimettete più piede in Urashia: in tal modo potrete avere salva la vita. Ma se proseguirete in questa direzione, per voi non vi sarà altro che morte. »
Fu in quel momento che, proprio malgrado, la donna guerriero si ritrovò nuovamente a confronto con l'evidenza dell'ennesima dimostrazione della propria straordinaria, terribile e pericolosa stolidità nell'intera gestione di quella situazione, di quell'intero incarico, da lei sino a quel momento trattato con indole passiva, remissiva, agendo in difesa ancor prima che in offesa, attendendo l'imposizione di quell'assedio ancor prima che attaccare, a propria volta, il campo dei suoi allora eletti avversari ovunque essi si fossero celati sino a quel mattino, rassegnandosi, in tal modo, a concedere perennemente a loro, e al loro caporione, la prima mossa, permanendo, in ciò, un passo innanzi a lei anche nel momento in cui, come in quel frangente, ella non si era risparmiata di tentare un improvviso mutamento nella propria strategia, nella propria tattica.
Troppo stanca per poter supporre di resistere, ancora a lungo, a un conflitto condotto quale una guerriglia, per così come lo aveva studiato e impostato sin dall'inizio, nell'individuare la figura di El'Abeb in una posizione tanto proficua, aveva creduto di poter compiere un rapido cambio di rotta e, con un semplice ed efficace attacco diretto, definire la conclusione di ogni ulteriore scontro sul nascere. Purtroppo per lei, tale fantasia non avrebbe potuto essere giudicata nulla più che tale, ove, ancora una volta, i suoi nemici avevano voluto riservare propria l'occasione di estraniarsi dai consueti canoni di bruti, aggressivi e privi di qualsiasi capacità intellettuale, agendo in contropiede e presentando al suo sguardo la sola immagina che non avrebbe potuto francamente accettare, malgrado ogni propria consueta freddezza…
« … Thyres. » gemette, a denti stretti, nel ritrovarsi innanzi allo spiacevole quadro rappresentato dal proprio amato Be'Sihl stretto fra le braccia di un'altra donna e con la punta di un lungo e affilato stiletto a contatto diretto con il suo nudo collo.
mercoledì 2 febbraio 2011
1113
Avventura
024 - Un villaggio sotto assedio
Quando vide l'esercito di El'Abeb porsi in marcia attraverso la via principale, muovendosi in direzione del villaggio affidato alla propria protezione, Midda si ritrovò a essere intimamente divisa fra un sentimento di soddisfazione e uno di sorpresa, entrambi in lei dominanti in eguale misura, ove entrambi equamente giustificabili nella propria natura e nella propria esistenza all’interno del contesto delineato da quella particolare situazione. Se, infatti, del tutto inattesa, dopo la discrezione propria dei primi tentativi d'offesa al villaggio, avrebbe dovuto essere definita una presa di posizione così sfacciatamente esplicita, una dichiarazione d'intenti tanto palese, tale da porre finalmente allo scoperto la maggior parte delle forze nemiche e da impegnarle in un cammino per loro comunque azzardato, dal momento in cui non avrebbero potuto considerarsi confidenti dell'assenza di minacce di sorta a loro riservate nell'estensione di un percorso mantenuto similmente scoperto, privo di particolari occasioni di difesa fosse anche, semplicemente, da una pioggia di frecce, contemporaneamente ella non poté ovviare a sentirsi particolarmente appagata dal poter prendere finalmente visione dell'intero, o presunto tale, contingente avversario, scelta strategica compiuta dalla propria controparte nell'evidente volontà di sancire l'inizio della fine di quel loro confronto.
Rispettando i ritmi propri di quasi ogni genere di confronto armato, infatti, anche quella loro contesa stava procedendo secondo tempi e modi per lei assolutamente noti, già vissuti in infinite occasioni diverse, contesti sempre nuovi e, ciò nonostante, sempre prossimi l'uno all'altro in quei concetti di base che mai avrebbero potuto radicalmente mutare in quanto intrinseci della stessa natura umana. In tal modo, pertanto, a una prima fase esplorativa, nel corso della quale un contingente classificabile qual minore era stato inviato in avanscoperta, a cercare di saggiare le forze e le risorse di un nemico per loro sconosciuto, stava ora venendo introdotta una seconda fase di impegnativo ingaggio, lo scontro più brutale nel quale, dopo aver valutato quali accettabili i rischi propri di quel conflitto, la maggior parte delle forze in giuoco si sarebbero impegnate per l'annichilimento reciproco, per la completa e mutua distruzione. A proprio vantaggio, nel quadro così definito, El'Abeb aveva acquisito l'informazione più importante relativa all'unicità delle forze a sé contrarie, identificabili, e identificate, nella sola presenza della Figlia di Marr'Mahew, proprio malgrado, addirittura, già gravemente provata in conseguenza della notte trascorsa in vana attesa, nel corso della quale, per quanto non ne stesse offrendo piena trasparenza, ella aveva dovuto rinunciare a parecchie delle proprie abituali risorse, in termini di prestanza fisica e lucidità mentale: un'informazione, una conoscenza nel merito dell'identità e delle risorse in possesso alla propria controparte, della quale, parallelamente, la stessa Midda Bontor non avrebbe potuto riservarsi egual vanto nei suoi riguardi, come, spiacevolmente, ebbe allora immediatamente ragione di comprensione e di rinnovato stupore.
« E quello… chi diamine dovrebbe essere? » domandò ad alta voce, per quanto priva di qualsiasi possibile interlocutore, nel riferirsi, in tale interrogativo, in simile questione, alla figura posta a capo di quell'esercito di predoni, al tempo stesso ineccepibilmente individuabile quale El'Abeb e, ciò nonostante, per lei assolutamente impossibile da riconoscere qual tale, almeno nel confronto con i propri ricordi, con le proprie memorie attorno alla sua persona.
Colui che ella aveva incontrato per la prima, e unica, volta all'interno del Cratere, le si era offerto quale un vecchio dal corpo scheletrico, in senso metaforico, e dal volto di teschio, in senso fisico: una figura indubbiamente carismatica, nel proprio parlare, nel proprio imporsi sulle masse, e, ciò nonostante, non oggettivamente temibile al pari dell'immagine mentale del medesimo che ella, al pari di tutti i propri coetanei, aveva avuto occasione di maturare nella propria mente nel confronto con la sua terribile fama, con le cronache degli orrori da lui compiuti, tali da renderlo l'orco così rifuggito qual, ancora, psicologicamente ed emotivamente, egli era capace di essere nel confronto con le sue fantasie.
Colui che, altresì, si presentò al suo sguardo in quella nuova situazione, le si offrì quale una figura completamente diversa. Sempre contraddistinto da un osceno volto di teschio dall'ignota natura e origine, egli si propose lì chiaramente definibile non più quale un vecchio, quanto, piuttosto, quale un uomo nel pieno della propria maturità fisica, caratterizzato ora da forti muscoli, membra scolpite in carne viva e guizzante, sotto una pelle lucida, leggermente abbronzata e segnata, lungo tutta la propria superficie, lungo le sue braccia e in tutto il suo addome e schiena, scoperti da qualsiasi possibile accenno di abito nell'inesistenza di ogni casacca utile a coprirlo, da numerosi tatuaggi tribali in tonalità castane, similari a quelli impressi sull'arto mancino della stessa donna guerriero e utili a definire, anche per lui, un'inequivocabile origine tranitha mai presunta in passato. Accanto a ciò, quella che era ricordata quale una massa di lunghi e sottili capelli argentati, lì si donò all'attenzione della sua controparte quale una scomposta chioma castana, ancor più lunga nella propria estensione, raggiungendo addirittura l'altezza delle sue reni, e tale da suggerire un intrinseco carattere selvaggio nell'assenza di un vero e proprio ordine a caratterizzarne la piega naturale. E, ancora, le mani che ella non avrebbe potuto non ricordare quali macabramente simili a quelle di un morto, o, tutt'al più, a quelle di un non morto, nelle propria apparenza incartapecorita e nella propria intrinseca delicatezza, tali da apparire addirittura fragili, suscettibili del rischio di una sin troppo semplice possibilità di frattura, in quel nuovo incontro le furono presentate quali grandi e forti in misura non inferiore a quelle dell'armadio umano di nome Trigga da lei affrontato nel giorno precedente o di qualsiasi altro suo similare compagno vinto in quella stessa mattina, e capaci di dimostrarsi, ove possibile, ancora più possenti e salde nel sorreggere la pesante spada e l'ancor più pesante scudo da lui allora condotto seco qual proprio equipaggiamento, dall'alto della possente bestia equina dal corto manto nero da lui cavalcata in quella quieta avanzata, e tale da ingigantirlo maggiormente nelle proprie proporzioni.« El'Abeb…?! » tentò di rispondersi autonomamente la donna guerriero, offrendo voce a quanto necessariamente retorico, e pur così difficile da accettare per vero.
Che quell'uomo fosse colui da lei atteso, e intimamente e sinceramente temuto nel tremendo carico di negative emozioni legate attorno al proprio stesso nome, non vi sarebbero potuti essere dubbi, neppure nel confronto con il suo pur incredulo sguardo, dal momento in cui, addirittura e paradossalmente, quella figura sì virile, vigorosa ed energica, nel confronto con le numerose ballate composte attorno al suo nome, avrebbe potuto farsi fregio di tale fama con maggiore coerenza di quanto mai avrebbe potuto esser proprio per il vecchio da lei incontrato in passato. Che quell'uomo, tuttavia, fosse lo stesso con il quale ella aveva avuto già occasione di dialogare in passato, estremamente difficile sarebbe stato da credere e accettare, per quanto, nella natura necessariamente stregata del suo stesso essere, così come quel volto da scheletro non si sforzava di nascondere, non complesso sarebbe stato supporre un intervento di natura mistica a ridonare giovinezza e forza, prestanza e ardimento, vigoria e vitalità, a chi pur ormai lontano da tali condizioni.
Un'ipotesi, questa, che ovviamente avrebbe gettato nuovamente disordine fra i pezzi della scacchiera per così come accuratamente predisposti, sino a quel momento, dalla mercenaria dagli occhi color ghiaccio, la quale avrebbe probabilmente dovuto faticare molto più del previsto per riportare la vittoria auspicata…
« D'accordo. » si umettò le labbra, piegando il capo prima a destra e poi a sinistra per richiedere, nuovamente, ai muscoli li contratti per la tensione uno sforzo volto al necessario rilassamento, e roteando, in maniera sincrona a tale azione, anche le articolazioni di entrambe le spalle nonché il polso sinistro, allo scopo di prepararsi psicologicamente, e fisicamente, a quella nuova fase della battaglia, per così come le stava venendo introdotta « Volevi un po' di divertimento e ora lo stai ottenendo. Quale modo migliore avresti potuto desiderare, dopotutto, per ritornare in scena a Kofreya se non associando il tuo nome alla sconfitta del leggendario El'Abeb, al meglio delle proprie potenzialità?! » argomentò, sorridendo e portando, ora, la mancina ad accarezzare l'impugnatura della propria spada bastarda, a verificarne, ritualmente, la presenza al proprio fianco.
« E poi questo varrà, per lo meno, un buon raddoppio della ricompensa… di entrambe le ricompense concordate. » soggiunse aggrottando la fronte e non risparmiandosi, in tali parole, l'ipotesi di un sempre gradevole incremento del proprio tornaconto economico, da quella situazione nella quale, indiscutibilmente, era giunta unicamente per questioni di carattere professionale.
martedì 1 febbraio 2011
1112
Avventura
024 - Un villaggio sotto assedio
Quando ebbe notizia della ritirata, rapida e fugace, di Midda dal nuovo scenario di scontro lì riservatole, nel cuore di El'Abeb dominò solamente un sentimento di entusiastica eccitazione, una frenesia quasi incontrollabile che, a stento, lo riuscì a trattenere dal comandare l'assalto in massa, in attesa di poter cogliere il segnale concordato da parte dei propri cinque fratelli e sorelle inviati all'interno di quel villaggio alla ricerca del locandiere, quale indispensabile arma di ricatto in contrasto alla loro principale avversaria, nonché sua personale via di riscatto nel confronto con colei che tanto lo aveva umiliato, offeso e tradito a ogni loro occasione d'incontro o di scontro.
Se, infatti, nel ritrovarsi costretto ad ascoltare inerme le grida, i gemiti e i lamenti, provenienti dalle selve nelle quali aveva inviato il primo gruppo in avanscoperta, egli non aveva potuto ovviare a un sentimento di profonda rabbia, vivo rancore non soltanto in contrasto alla concreta artefice di quelle trappole che tanto dolore stavano spargendo fra i suoi compagni e le sue compagne d'armi, quanto, peggio ancora, in contrasto anche a se stesso, che, malgrado tanta ineccepibile pianificazione, non aveva previsto da parte della mercenaria una simile risposta, peccando, se pur in minima parte, di sopravvalutazione delle proprie capacità e, parimenti, di sottovalutazione delle capacità avversarie, nel ricevere comunicazione nel merito del superamento di quelle insidie da parte dei propri sodali e, ancor più, del costretto ripiegare abbracciato dalla mercenaria, egli non aveva potuto evitare di lasciarsi dominare da improvvisa, e pur umana, bramosia di rivalsa e vendetta nei suoi riguardi, ragione più che sufficiente per poter comandare la carica della maggior parte delle proprie forze ancora mantenute a debita distanza da ogni possibilità di conflitto. Tuttavia, egli non era più l'impetuoso e arrogante uomo di un tempo, lo stesso che, posto in quella condizione, avrebbe allora effettivamente reagito caricando la propria nemica a testa bassa, simile a un toro infuriato: il tempo era stato per lui ottimo maestro, incredibile mentore, permettendogli di comprendere la natura dei propri errori e, in ciò, insegnandogli doti per lui prima inimmaginate e inimmaginabili, prima fra tutte, quella della pazienza.
Alla semplice brutalità di un tempo, colui ora conosciuto e ammirato come il grande El'Abeb aveva così appreso come sostituire una raziocinante pianificazione strategica, risorsa alla quale non aveva mancato di affiancare ogni propria pur minimale conoscenza a riguardo della propria nemesi, nel comprendere, per la prima volta nella propria vita, quanto importante sarebbe allora stato sfruttare tutto ciò in suo contrasto, quali qualità a dir poco indispensabili nel desiderio di potersi riservare una qualsivoglia possibilità di successo in opposizione a una formidabile guerriera del rango di Midda Bontor.
« Comandante?! » domandò Coske, uno fra i suoi luogotenenti, nel cercare esplicito riferimento in lui, e nel suo ruolo direttivo, nel merito dell'implicita questione riguardante la necessità di attendere ulteriormente o di poter dare il via alla marcia su quel piccolo villaggio in un angolo dimenticato di mondo.
« Non ancora, amico mio. Non ancora. » volle definire con tono sostenuto, fiero, sebbene la risposta a tale quesito avrebbe dovuto essere considerata a dir poco retorica nell'evidenza della sola e univoca formulazione che sarebbe mai potuta essere proposta in assenza del riscontro atteso da parte del gruppo dei cinque.
« A tuo avviso, come deve essere interpretata questo suo retrocedere, comandante? » lo interrogò Backen, un altro appartenente a quella ristretta cerchia di eletti suoi fedelissimi, ascesi al potere gerarchico lì loro riconosciuto, in un contesto meramente militare, solo ed esclusivamente per i meriti già dimostrati propri in passato, e preposti alla responsabilità sugli altri non tanto per la propria gloria personale, quanto, piuttosto, per il bene comune « E' un segno positivo… o dobbiamo avere di che temere da esso? »
« Rendiamo onore alla nostra avversaria offrendo tributo alla sua indubbia saggezza: "un guerriero deve saper riconoscere i propri limiti, deve comprendere quando è necessario retrocedere di un passo per salvarsi da fine sicura". » citò, a memoria, quale sola replica a simile questione, nel riproporre una spiacevole frase di cui si era ritrovato a essere testimone diversi anni addietro « Ella ora sta ritirandosi solamente per questa ragione. E, per lo stesso motivo, noi non avanzeremo sino a quando non saremo certi di poter riportare assoluta vittoria in suo contrasto… una vittoria che, per Gorl, sarà sicuramente nostra prima che il sole completi la propria ascesa nel cielo! »
Nel proprio cammino di maturazione, El'Abeb aveva superato da lungo tempo l'arroganza, la boria, la pienezza di sé, che lo aveva contraddistinto in passato, e tale da non voler o poter riconoscere, nella figura della donna guerriero alcun merito, alcun valore al di fuori dell'eccezionale circonferenza toracica per lei propria. In ciò, anche quelle parole alle quali solo sgradevoli ricordi erano associati, si ponevano per lui ora utili e utilizzabili quali aforismi, insegnamenti di discutibile, e pur ineccepibile, merito di cui ella lo aveva reso partecipe, non solo per mezzo della propria arte oratoria, quanto, ancor più, attraverso i propri gesti, le proprie scelte, decisioni in conseguenza delle quali, in verità, ella aveva iniziato a porre le basi per il risultato a cui presto sarebbero giunti nel loro imminente incontro. Ed egli, senza negarsi inevitabile ironia, desiderava dimostrarle quanto avesse ben appreso simili precetti, facendoli propri e impegnando tutto se stesso al fine di poter divenire per lei ciò che ella era divenuta per lui.
Improvvisamente, a offrirgli distrazione dai propri legittimi sogni di vendetta, nei quali con innegabile piacere si stava allora intimamente deliziando, irruppe nel confronto con la sua attenzione, un chiaro e intellegibile segnale di richiamo, atto a comunicare a tutti loro un nuovo trionfo, una nuova conquista nel corso di quella battaglia, della quale, malgrado le perdite sino a quel momento subite, il capo dei predoni non desiderava considerare un andamento generale negativo, quanto, piuttosto, a proprio deciso vantaggio: il lungo e lugubre suono emesso da un corno da caccia, in tal contesto, servì ad annunciare come la missione dei cinque fosse stata compiuta con successo e, in ciò, il locandiere shar'tiagho, tanto caro al cuore della mercenaria, avesse ormai da considerarsi nelle loro mani, quale risorsa chiave per la definizio di ogni nuovo equilibrio all'interno di quel conflitto.
« Comandante?! » richiese Coske, nuovamente esprimendosi con fare retorico, se pur, ora, in senso completamente opposto a quello della questione precedente, là dove, in un sì pur breve arco di tempo, completamente mutati erano i presupposti alla base dell'inevitabile replica dell'interlocutore così ricercato.
« Ora sì… » approvò l'uomo, non aprendosi in un ampio sorriso, nel confronto con l'emozione per lui derivante da tale conferma e, ancor più, dalla notizia in conseguenza alla quale essa era scaturita, unicamente in quanto impossibilitato a concedersi una simile, o qualsiasi altra, espressione facciale, in assenza di un reale volto da impegnare in tal senso « Ora sì, amico mio. Il tempo è giunto. Andiamo a raccogliere i frutti tanto attesi: andiamo a umiliare la leggendaria Figlia di Marr'Mahew e a impossessarci del tesoro più importante e prezioso di tutta Urashia. »
Malgrado l'inespressività caratteristica di quel viso scheletrico, privo di muscoli o pelle, o, anche solamente, di occhi, alcuno fra i suoi luogotenenti, o fra tutti gli altri lì presenti attorno e accanto a lui, ebbe ragione di dubitare dell'esistenza di una simile espressione nel profondo del suo animo, sola immaginabile qual associabile a un simile momento, a una tale occasione di trionfo per il loro comandante, della cui storia personale, delle cui vicende passate, tutti erano perfettamente a conoscenza e, in virtù della familiarità con le quali, nonché dell'affetto a lui riservato, solo condivisa gioia e soddisfazione poté caratterizzare tutti quanti in quello stesso momento, in quel particolare frangente.
E in conseguenza di tali emozioni ad animare tanto il condottiero, quanto i suoi fratelli e sorelle, quanto venne da tutti loro offerto, nel porsi in marcia verso il villaggio, fu pertanto l'immagine non un esercito di brutali mostri capaci di emettere solo ringhi e altri osceni versi animaleschi, quanto, piuttosto, di una colonna in festa, quasi la loro avanzata non avesse da ritenersi volta a espugnare un territorio ancora a loro nemico, quanto a prendere formalmente possesso di un'area già sostanzialmente conquistata, per il dominio della quale alcun ulteriore impegno sarebbe stato loro domandato.
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