11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 2 febbraio 2011

1113


Q
uando vide l'esercito di El'Abeb porsi in marcia attraverso la via principale, muovendosi in direzione del villaggio affidato alla propria protezione, Midda si ritrovò a essere intimamente divisa fra un sentimento di soddisfazione e uno di sorpresa, entrambi in lei dominanti in eguale misura, ove entrambi equamente giustificabili nella propria natura e nella propria esistenza all’interno del contesto delineato da quella particolare situazione. Se, infatti, del tutto inattesa, dopo la discrezione propria dei primi tentativi d'offesa al villaggio, avrebbe dovuto essere definita una presa di posizione così sfacciatamente esplicita, una dichiarazione d'intenti tanto palese, tale da porre finalmente allo scoperto la maggior parte delle forze nemiche e da impegnarle in un cammino per loro comunque azzardato, dal momento in cui non avrebbero potuto considerarsi confidenti dell'assenza di minacce di sorta a loro riservate nell'estensione di un percorso mantenuto similmente scoperto, privo di particolari occasioni di difesa fosse anche, semplicemente, da una pioggia di frecce, contemporaneamente ella non poté ovviare a sentirsi particolarmente appagata dal poter prendere finalmente visione dell'intero, o presunto tale, contingente avversario, scelta strategica compiuta dalla propria controparte nell'evidente volontà di sancire l'inizio della fine di quel loro confronto.
Rispettando i ritmi propri di quasi ogni genere di confronto armato, infatti, anche quella loro contesa stava procedendo secondo tempi e modi per lei assolutamente noti, già vissuti in infinite occasioni diverse, contesti sempre nuovi e, ciò nonostante, sempre prossimi l'uno all'altro in quei concetti di base che mai avrebbero potuto radicalmente mutare in quanto intrinseci della stessa natura umana. In tal modo, pertanto, a una prima fase esplorativa, nel corso della quale un contingente classificabile qual minore era stato inviato in avanscoperta, a cercare di saggiare le forze e le risorse di un nemico per loro sconosciuto, stava ora venendo introdotta una seconda fase di impegnativo ingaggio, lo scontro più brutale nel quale, dopo aver valutato quali accettabili i rischi propri di quel conflitto, la maggior parte delle forze in giuoco si sarebbero impegnate per l'annichilimento reciproco, per la completa e mutua distruzione. A proprio vantaggio, nel quadro così definito, El'Abeb aveva acquisito l'informazione più importante relativa all'unicità delle forze a sé contrarie, identificabili, e identificate, nella sola presenza della Figlia di Marr'Mahew, proprio malgrado, addirittura, già gravemente provata in conseguenza della notte trascorsa in vana attesa, nel corso della quale, per quanto non ne stesse offrendo piena trasparenza, ella aveva dovuto rinunciare a parecchie delle proprie abituali risorse, in termini di prestanza fisica e lucidità mentale: un'informazione, una conoscenza nel merito dell'identità e delle risorse in possesso alla propria controparte, della quale, parallelamente, la stessa Midda Bontor non avrebbe potuto riservarsi egual vanto nei suoi riguardi, come, spiacevolmente, ebbe allora immediatamente ragione di comprensione e di rinnovato stupore.

« E quello… chi diamine dovrebbe essere? » domandò ad alta voce, per quanto priva di qualsiasi possibile interlocutore, nel riferirsi, in tale interrogativo, in simile questione, alla figura posta a capo di quell'esercito di predoni, al tempo stesso ineccepibilmente individuabile quale El'Abeb e, ciò nonostante, per lei assolutamente impossibile da riconoscere qual tale, almeno nel confronto con i propri ricordi, con le proprie memorie attorno alla sua persona.

Colui che ella aveva incontrato per la prima, e unica, volta all'interno del Cratere, le si era offerto quale un vecchio dal corpo scheletrico, in senso metaforico, e dal volto di teschio, in senso fisico: una figura indubbiamente carismatica, nel proprio parlare, nel proprio imporsi sulle masse, e, ciò nonostante, non oggettivamente temibile al pari dell'immagine mentale del medesimo che ella, al pari di tutti i propri coetanei, aveva avuto occasione di maturare nella propria mente nel confronto con la sua terribile fama, con le cronache degli orrori da lui compiuti, tali da renderlo l'orco così rifuggito qual, ancora, psicologicamente ed emotivamente, egli era capace di essere nel confronto con le sue fantasie.
Colui che, altresì, si presentò al suo sguardo in quella nuova situazione, le si offrì quale una figura completamente diversa. Sempre contraddistinto da un osceno volto di teschio dall'ignota natura e origine, egli si propose lì chiaramente definibile non più quale un vecchio, quanto, piuttosto, quale un uomo nel pieno della propria maturità fisica, caratterizzato ora da forti muscoli, membra scolpite in carne viva e guizzante, sotto una pelle lucida, leggermente abbronzata e segnata, lungo tutta la propria superficie, lungo le sue braccia e in tutto il suo addome e schiena, scoperti da qualsiasi possibile accenno di abito nell'inesistenza di ogni casacca utile a coprirlo, da numerosi tatuaggi tribali in tonalità castane, similari a quelli impressi sull'arto mancino della stessa donna guerriero e utili a definire, anche per lui, un'inequivocabile origine tranitha mai presunta in passato. Accanto a ciò, quella che era ricordata quale una massa di lunghi e sottili capelli argentati, lì si donò all'attenzione della sua controparte quale una scomposta chioma castana, ancor più lunga nella propria estensione, raggiungendo addirittura l'altezza delle sue reni, e tale da suggerire un intrinseco carattere selvaggio nell'assenza di un vero e proprio ordine a caratterizzarne la piega naturale. E, ancora, le mani che ella non avrebbe potuto non ricordare quali macabramente simili a quelle di un morto, o, tutt'al più, a quelle di un non morto, nelle propria apparenza incartapecorita e nella propria intrinseca delicatezza, tali da apparire addirittura fragili, suscettibili del rischio di una sin troppo semplice possibilità di frattura, in quel nuovo incontro le furono presentate quali grandi e forti in misura non inferiore a quelle dell'armadio umano di nome Trigga da lei affrontato nel giorno precedente o di qualsiasi altro suo similare compagno vinto in quella stessa mattina, e capaci di dimostrarsi, ove possibile, ancora più possenti e salde nel sorreggere la pesante spada e l'ancor più pesante scudo da lui allora condotto seco qual proprio equipaggiamento, dall'alto della possente bestia equina dal corto manto nero da lui cavalcata in quella quieta avanzata, e tale da ingigantirlo maggiormente nelle proprie proporzioni.

« El'Abeb…?! » tentò di rispondersi autonomamente la donna guerriero, offrendo voce a quanto necessariamente retorico, e pur così difficile da accettare per vero.

Che quell'uomo fosse colui da lei atteso, e intimamente e sinceramente temuto nel tremendo carico di negative emozioni legate attorno al proprio stesso nome, non vi sarebbero potuti essere dubbi, neppure nel confronto con il suo pur incredulo sguardo, dal momento in cui, addirittura e paradossalmente, quella figura sì virile, vigorosa ed energica, nel confronto con le numerose ballate composte attorno al suo nome, avrebbe potuto farsi fregio di tale fama con maggiore coerenza di quanto mai avrebbe potuto esser proprio per il vecchio da lei incontrato in passato. Che quell'uomo, tuttavia, fosse lo stesso con il quale ella aveva avuto già occasione di dialogare in passato, estremamente difficile sarebbe stato da credere e accettare, per quanto, nella natura necessariamente stregata del suo stesso essere, così come quel volto da scheletro non si sforzava di nascondere, non complesso sarebbe stato supporre un intervento di natura mistica a ridonare giovinezza e forza, prestanza e ardimento, vigoria e vitalità, a chi pur ormai lontano da tali condizioni.
Un'ipotesi, questa, che ovviamente avrebbe gettato nuovamente disordine fra i pezzi della scacchiera per così come accuratamente predisposti, sino a quel momento, dalla mercenaria dagli occhi color ghiaccio, la quale avrebbe probabilmente dovuto faticare molto più del previsto per riportare la vittoria auspicata…

« D'accordo. » si umettò le labbra, piegando il capo prima a destra e poi a sinistra per richiedere, nuovamente, ai muscoli li contratti per la tensione uno sforzo volto al necessario rilassamento, e roteando, in maniera sincrona a tale azione, anche le articolazioni di entrambe le spalle nonché il polso sinistro, allo scopo di prepararsi psicologicamente, e fisicamente, a quella nuova fase della battaglia, per così come le stava venendo introdotta « Volevi un po' di divertimento e ora lo stai ottenendo. Quale modo migliore avresti potuto desiderare, dopotutto, per ritornare in scena a Kofreya se non associando il tuo nome alla sconfitta del leggendario El'Abeb, al meglio delle proprie potenzialità?! » argomentò, sorridendo e portando, ora, la mancina ad accarezzare l'impugnatura della propria spada bastarda, a verificarne, ritualmente, la presenza al proprio fianco.
« E poi questo varrà, per lo meno, un buon raddoppio della ricompensa… di entrambe le ricompense concordate. » soggiunse aggrottando la fronte e non risparmiandosi, in tali parole, l'ipotesi di un sempre gradevole incremento del proprio tornaconto economico, da quella situazione nella quale, indiscutibilmente, era giunta unicamente per questioni di carattere professionale.

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