11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 27 febbraio 2011

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I
ncerto, per un lungo istante, l'uomo restò sulla risposta da offrire alla controparte, diviso fra un desiderio di confronto aperto con qualcuno, fosse indifferentemente ella o Seem, e la prudente volontà di evitare eccessiva possibilità di pubblica diffusione nel merito della propria reale identità prima che i tempi potessero essere giudicati maturi in tal senso. Tuttavia, nel riflettere sul particolare rapporto esistente fra Arasha e il giovane, quest'ultimo già consapevole della sua presenza entro quelle mura, semplicemente assurdo starebbe stato ritenere di poter mantenere a lungo segreto con lei, là dove, probabilmente, prima della fine di quella stessa serata, ella sarebbe stata puntualmente informata dal proprio compagno e amante.
In ciò, il solo percorso logico presentatogli innanzi, nel contesto proprio di un sì semplice dilemma, risultò essere quello di approfittare di quella conquistata intimità con lei per rivelarle direttamente il proprio nome, in modo da poter, magari e persino, iniziare a ottenere qualche risposta alle numerose domande che il pur breve dialogo con lo scudiero avevano fatto sorgere nella sua mente.

« In effetti, immagino per sempre… ammesso che non venga nuovamente coinvolto in qualche gradevole viaggio come quello che ha contraddistinto l'ultimo anno della mia vita. » affermò in replica alla questione presentatagli, levando le mani al fine di abbassare il proprio cappuccio e rivelare un volto allora contraddistinto da un ampio sorriso « Non siamo ancora stati presentati: il mio nome è… »
« … Be'Sihl Ahvn-Qa! » completò ella, sorridendo tranquillamente e, in ciò, limitandosi ad annuire, senza palesare eccessiva sorpresa qual, pur, l'uomo si sarebbe atteso di ritrovare in lei e quale, altresì, aveva anche contraddistinto lo stesso Seem in similare contesto.
« Sbaglio o non sembri particolarmente stupefatta da tale introduzione? » osservò l'altro, aggrottando la fronte e, nel mentre di tale domanda, indicando la porta ancora aperta alle spalle della donna, a suggerirle di socchiuderla o, meglio, chiuderla, per conservare maggiore discrezione possibile, prima che qualche cliente potesse cogliere l'occasione per attraversare il corridoio e, in ciò, vanificare completamente ogni suo tentativo di mantenere riserbo attorno al proprio ritorno in città « Comprendo come non sia un nome particolarmente celebre, ma il mio amor proprio potrebbe risultare seriamente leso da tutto ciò… » soggiunse, con tono scherzoso, che alcuna particolare offesa avrebbe desiderato realmente dimostrare.
« Oh… » commentò Arasha, ora chinando lo sguardo e rivelando, con un leggero arrossamento delle proprie pur scure gote il proprio imbarazzo in risposta a quell'asserzione, quasi avesse compiuto realmente un torto di sorta nel confronto con il proprio interlocutore « Ti domando scusa… » riprese subito voce, chiudendo la soglia dietro di sé in ottemperanza alla sua richiesta « … non era mia intenzione mancarti di rispetto né trascurare l'importanza del tuo rientro in città, ma, nel dover gestire la tua consueta clientela, ho dovuto abituarmi a non concedere trasparenza sulle mie emozioni, ove, in ciò, concederei solamente loro un margine di replica. » si volle giustificare, prendendo, in quelle stesse parole, distanza dalla gestione della locanda sino a quel momento affidata alle proprie mani, nel definire i clienti della medesima quali non propri, quanto, piuttosto, appartenenti al proprio attuale interlocutore.
« Ci tengo a precisare come io stessi scherzando. » puntualizzò egli, scuotendo il capo e slacciandosi la cappa, per liberare il proprio corpo, come di consueto rivestito da vesti non particolarmente appariscenti ma, al tempo stesso, ornato da pesanti bracciali dorati, simbolo, assieme ai suoi piedi scalzi, della propria appartenenza alla lontana cultura shar'tiagha, dalla quale non si era mai intimamente separato neppure a una tale distanza dalla propria terra natia « Anzi: permettimi di complimentarmi con te non solo per l'ottimo lavoro che stai compiendo qui, ma, anche, per aver subito colto la mia identità. » proseguì, con tono quieto, privo di evidenza di disagio in tale confronto « Era tanto pales…? » tentò di domandare.
« No. No. Non ti preoccupare… » scosse il capo ella, replicando con tale enfasi da anticipare persino il termine dell'interrogativo « In effetti ho iniziato a collegare l'eccessiva complicità dimostrata nei tuoi riguardi da parte di Seem solamente quando hai accennato alla tua sperata duratura presenza all'interno di queste mura e al viaggio che da qui ti ha trattenuto lontano. Questo, in aggiunta al tuo viso e alle treccine tipiche della tua gente, mi ha permesso di giungere rapidamente a una conclusione sin troppo ovvia. » esplicitò, ripercorrendo verbalmente il rapido percorso mentale pocanzi compiuto nel riservarsi diritto di scandire il suo nome « Ciò che non riesco a comprendere, tuttavia, è la ragione per la quale tu sia ritornato… e, soprattutto, tu sia ritornato in maniera tanto clandestina. Sempre che tale curiosità non risuoni quale offensiva. »

Non offensiva, ma semplicemente inattesa, fu percepita tale questione da parte del diretto interessato alla medesima, nella nuovamente particolare scelta di termini propria della fanciulla, chiaramente istruita a livello sufficiente da non permettersi di pronunciare eventuali termini senza una reale confidenza tanto con i loro significanti, quanto con i loro significanti. In questo, nel dettaglio, quanto risuonò simile a una nota stonata alle orecchie del locandiere, in un registro da lei pur mantenuto distante da quello, stilistico e argomentativo, al quale lo scudiero aveva pocanzi offerto riferimento nel formulare le proprie ancor poche domande, fu l'implicito accenno appena definito a un'onesta impossibilità a prevedere il suo rientro in città, non in quanto inconsapevole del tempo entro cui egli avrebbe potuto fare lì ritorno, quanto, e piuttosto, perché consapevole dell'assenza, da parte sua, di volontà in tal senso.

« Di cosa…? » tentò di richiedere numi l'uomo, salvo essere subitaneamente, e nuovamente, interrotto.
« Che sia chiaro, però. » riprese voce la giovane, levando le mani quasi a invocare immediata resa innanzi a quelle che temeva sarebbero potute essere reazioni avverse da parte dell'interlocutore « Non è mia intenzione porre in dubbio la legittimità del tuo essere qui, né, tantomeno, del tuo diritto di proprietà sulla locanda. Semplicemente, come chiunque altro in città, non mi sarei mai attesa tutto ciò. Non, per lo meno, nel considerare veritiere le parole di Midda… » proseguì nel dettaglio della questione, offrendo, in ciò, nuovo sostegno alla tesi da lui già ascoltata due piani più in basso, quand'ancora seduto al bancone « … e, ancora, nel considerare veritiera l'identità della stessa Midda Bontor, dettaglio attorno a cui, per quanto possa apparire assurdo e, persino, infantile, Seem, per primo, ha sempre voluto riservarsi occasione di dubbio. »

Non in quanto necessario a condurre un'intima riflessione, quanto, piuttosto, tale nella speranza di concedere alla controparte possibilità di riorganizzare i propri stessi pensieri, fu il breve intervallo di silenzio che Be'Sihl si premurò di imporre fra loro, a seguito di quel breve monologo, temendo, in caso contrario, di poter non essere adeguatamente ascoltato, in conseguenza di quello che, forse, avrebbe potuto considerarsi un eccesso di sicurezza da parte dell'altra nel merito delle sue eventuali dichiarazioni, o, piuttosto, un eccesso di ansia non adeguatamente gestita innanzi alle medesime, al punto tale da non permettergli di concluderne neppure una.
Per tale ragione, solo dopo un tempo che volle giudicare sufficiente a creare una netta separazione fra le proprie nuove asserzioni e quanto, in effetti, neppure discorso prima, l'uomo si mosse, prima, a porsi a sedere sul bordo del letto, e riprese voce, poi, nella direzione della propria interlocutrice.

« Innanzitutto, mi riservo diritto di ripetermi, anche a costo di apparire noioso: i miei più sinceri complimenti per come tu, e Seem, siete riusciti a portare avanti la locanda in quest'ultimo anno. Solo uno stupido non potrebbe apprezzare quanto appare evidente che voi siate riusciti a ottenere e, non volendo dimostrarmi tanto sciocco, sarei folle a negarvi il giusto merito per quanto ottenuto. » premesse, affrontando la questione in maniera forse eccessivamente ampia, ma desiderando, in ciò, chiarire come non fosse sua intenzione o priorità, in quel momento, ristabilire il proprio controllo, la propria autorità, in quell'edificio, là dove, dopotutto, non vi sarebbero potute neppure essere ragioni, da parte sua, a giustificare una qualche urgenza in tal senso « In secondo luogo, credo che sia meglio che tu ti metta comoda e ti prepari a presentare eventuali scuse al buon Seem, per non avergli voluto riservare fiducia quanto necessario. Perché, per quanto io non abbia ancora la benché minima idea di cosa sia accaduto in questi ultimi dodici mesi, posso altresì offrirti assoluta certezza nel merito della più totale estraneità di Midda, ingiustamente coinvolta nelle tue parole, a qualsiasi evento qui occorso, dal momento in cui ella è stata con me per tutto il tempo. »

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