11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 26 febbraio 2011

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Fedele ai canoni architettonici dell'intero regno di Kofreya, in Kriaya, città del peccato divenuta tale in conseguenza della propria incredibile prossimità al fronte di guerra, al confine con lo storico avversario y'shalfico, vigeva da sempre uno stile estremamente geometrico, in larga prevalenza povero di decorazioni e fregi, ma, anche ove presenti, sempre in coerenza alla predilezione per le forme spigolose predominanti nell'intero territorio. Ogni edificio nella città, dalla abitazioni più basse e tozze, alle alte torri dei signori e dei ricchi mercanti, tanto più tendenti al cielo, quanto più forte, determinato e potente desiderava apparire il suo proprietario, era pertanto stato fondato su basi sempre regolari, sì dimostrando una naturale preferenza per quadrati e rettangoli, ma, ciò nonostante e soprattutto negli edifici più sofisticati, non disdegnando poligoni più complessi, fra i quali, esempio più significativo e evidente, avrebbe indubbiamente dovuto essere riconosciuto quello proprio delle medesime mura cittadine, erette su dodici diversi lati ai quali, un tempo, corrispondevano anche dodici porte, successivamente ridottesi solo a quattro per ragioni di sicurezza, di necessità di controllo e di protezione da eventuali invasioni nemiche. In un tale, omogeneo e pur particolare contesto, che mai sembrava avrebbe potuto perdonare la presenza di una dolce curva fosse anche semplicemente nel profilo di una finestra o nella guglia di una torre, la locanda di Be'Sihl non si era mai impegnata a ricercare occasione di particolare eccentricità, non avendo mai avuto, qual proprio personale scopo, quello di risultare un'eccezione ai gusti estetici lì divenuti norma, quanto, piuttosto, alle abituali prevaricazione dei criminali locali lì divenuti estremamente simili a nobili signori, tanto dall'essere persino denominati con il titolo di lord. Non edificata, ma, più semplicemente, acquistata dallo stesso Be'Sihl in seguito al proprio arrivo entro quelle mura, quello della locanda, prima dell'incendio scatenato dall'avventata azione della Figlia di Marr'Mahew, da un punto di vista meramente estetico, avrebbe pertanto potuto essere confuso con un qualsiasi altro edificio in città, con una qualsiasi altra taverna o ostello lì presente, distinguendosi, altresì, da tutti loro per quanto faticosamente conquistato da parte dello shar'tiagho: una libertà, un'indipendenza dal controllo di qualsiasi lord, tale da rendere quelle comuni mura una fra le più importanti eccezioni nella realtà propria della città del peccato.
Prima dell'incendio, nella fattispecie, la locanda aveva potuto offrire vanto di ben due piani al di sopra del livello del suolo, nonché di un ampio scantinato dedicato al ruolo di magazzino, per il mantenimento delle provviste: mura portanti di pietra, con pavimenti e soffitti in forte legno, per quanto rovinato dal quell'atto persino giudicabile vandalico, ferito in maniera immeritata da quella scelta, esso avrebbe potuto essere facilmente ed economicamente restaurato, lasciandogli, alfine, persino guadagnare valore rispetto alla propria forma originale. Ciò nonostante, forse spinta da un sentimento di rimorso per ciò che aveva compiuto, o forse desiderosa di impiegare le ricchezze accumulate in molti anni di straordinaria carriera in un investimento sicuro e duraturo, qual quello di un tale bene immobiliare, così come molte malelingue non avevano esitato a supporre nel corso di quell'ultimo anno, la mercenaria sola responsabile della parziale distruzione dell'edificio precedente aveva finanziato un'azione volta, sostanzialmente, a cancellare memoria di quella che avrebbe potuto essere ricordata quale la prima struttura, in favore di una costruzione di gran lunga superiore a essa, tanto sotto un profilo progettuale, quanto da un punto di vista meramente estetico, ragione per la quale, in un primo momento, persino lo stesso Be'Sihl non aveva potuto ovviare a estemporanea incertezza sull'essersi spinto nel giusto luogo.
Ai due piani che, dalla sua prima fondazione, avevano caratterizzato l'aspetto di quella struttura, quale prima e più rilevante modifica, erano stati sommati altri due livelli, permettendo all'intero edificio di conquistarsi il primato nell'intero circondario, dal momento in cui alcuno fra i palazzi lì confinanti si era mai spinto al di sopra di un terzo piano. Sei livelli, considerando in tal conteggio anche quello al livello del suolo e lo scantinato, all'interno del quale lo spazio riservabile alla clientela avrebbe dovuto giudicarsi sostanzialmente raddoppiato, sebbene, nei progetti di Midda, non doveva essere stato prefisso un intento di natura meramente volumetrica, come la nuova forma del complesso avrebbe potuto trasparentemente testimoniare: alla povertà propria di un semplice parallelepipedo in muratura, infatti, era stata sostituita la ricercatezza di un'architettura forse meno pratica, ma indubbiamente più originale e, persino, elegante, quale quella che, allora, presentava i due piani aggiuntivi realizzati non quali semplice prosecuzione della base a loro sottostante, quanto, invece, suddivisi in due distinte aree, quali solo avrebbero potuto essere quelle proprie di due separati torrioni, di forma pressoché cubica. Tre diversi perimetri di merlature, il primo posto alla base dei due torrioni e lungo l'intera forma rettangolare comunque propria dell'edificio originale, e altri due presenti ai vertici della coppia di nuove estensioni lì realizzate, introducevano in simile insieme un elemento di ulteriore innovazione, che, per quanto chiaramente volesse richiamare alla mente l'immagine di una piccola fortezza, avrebbe dovuto essere considerata destinata semplicemente ad appagare il gusto della sua promotrice, come, ancora, sarebbe risultato evidente e indubbio allo sguardo di chiunque nel momento in cui ci si fosse soffermati a rimirare la presenza, all'interno di ogni merlo, di un originale bassorilievo, volto a rappresentare una scena di vita comune, in Kriarya o altrove, senza mai ripetersi, senza mai riproporre quanto già mostrato. A offrire particolare risalto a tali opere già sufficientemente distinguibili, nel non essere scolpite in pietra, quanto, piuttosto ed eccentricamente, plasmate in bronzo, alla facciata di semplice pietra era stata allora sostituita una vasta superficie intonacata e, a propria volta, attraversata da diversi modelli ornamentali ritmici, sempre e necessariamente tratteggiati su base geometrica e priva di rotondità, atti ad arricchire l'impatto visivo dell'intera struttura, delineando la presenza dei vari piani e circondando le strette finestre bifore caratteristiche delle stanze maggiori, in alternativa a semplici sfiatatoi altresì propri di ogni altro ambiente minore.
Al secondo piano, proprio in uno di quegli più modesti alloggi, privi di finestre e adornati da un semplice letto, una cassapanca e un orinale, fu allora condotto da Arasha colui che avrebbe dovuto considerarsi proprietario, o comproprietario, per amore del dettaglio, di dell'intero edificio, dopo aver anticipatamente sborsato più di quanto, abitualmente, egli stesso avrebbe richiesto per una fra le proprie stanze migliori, ragione per la quale, malgrado il proprio desiderio di mantenere un basso profilo, egli non poté evitare di concedersi un commento intellegibilmente sarcastico…

« Con tutto l'oro che vi ho dato, mi sarei atteso di affittare, per lo meno, una delle torrette. » ammise, nell'osservare l'interno di una stanza sostanzialmente non dissimile dal quelle lì già originariamente presenti, per quanto ancora capace di dimostrare la freschezza della propria recente ricostruzione.
« Gli alloggi superiori sono senza dubbio migliori di questo, ma anche molto più cari di quanto potresti immaginare, nell'essere stati concepiti per un pubblico particolarmente ricercato. » puntualizzò la sua temporanea sostituta, con tono privo di inflessione, nel non desiderare risultare sgradevole verso un cliente pagante ma, al tempo stesso, nel non riuscire a gradire quella critica al proprio operato « E, poi, non dimenticare che tu hai pagato per la stanza del cantore… e, sinceramente, abbiamo già compiuto un atto di incredibile misericordia ad accordargli questo spazio, là dove molti altri, tuoi pari, avrebbero pagato molto più di lui per ottenerlo. »

Parole, quelle a lui destinate, che nel proprio attuale ruolo di cliente non avrebbero potuto evitare di indispettirlo e che pur, nella propria natura di locandiere e proprietario di tutto ciò, non poterono che essere apprezzate dallo stesso Be'Sihl, il quale, ancora una volta, ebbe conferma di quanto la propria proprietà, trascurata per un anno intero, fosse stata affidata in mani più capaci di quanto mai avrebbe potuto attendersi, tali, persino, da farlo apparire quale, probabilmente, ormai troppo vecchio per quello stesso lavoro, per il pur sempre competitivo e, a modo suo, pericoloso mondo degli affari.

« Comunque sia, con tutto l'oro che ci hai dato, direi che ti sei assicurato questo spazio per almeno tre giorni, sempre ammesso che ti interessi. » soggiunse la fanciulla, parafrasando parte dell'asserzione del proprio interlocutore, quasi a riconoscergli una nota di ragionevolezza nella protesta riservatale « Se mi posso concedere la curiosità, per quanto tempo presumi di soggiornare presso di noi? »

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