11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

martedì 3 aprile 2012

1536


« R
ammenti ancora quando ti accusai di codardia? Ricordi quando sentenziai che eri una vigliacca, bramosa di morire nella volontà di non affrontare ulteriormente le tue responsabilità, la tua vita quotidiana? » domandai alla volta della Figlia di Marr'Mahew, comprendendo come fosse giunto il tempo di ammettere le proprie colpe e supplicare, in ciò, il perdono della medesima a fronte degli errori commessi, dell'eccessiva tracotanza in grazia alla quale mi ero permesso di esprimermi in modi tanto arroganti.
« Certo. » rispose prontamente ella, confermando quanto, in effetti, avrebbe dovuto essere definito qual semplice retorica, avendo io già considerato certa simile replica da parte sua.
« Grazie. » asserii allora, in quella che, credo, non avrebbe dovuto essere riconosciuta ancora quale retorica reazione da parte mia in conseguenza al suo assenso, alla sua replica positiva alla mia domanda.
« Per cosa…?! » questionò Midda, offrendomi soddisfazione e confermando quanto da me appena scandito non avesse da riconoscersi quale una nomale, e banale, richiesta di scuse.
« Per non avermi spezzato tutte le ossa qual giusto compenso per la mia banalizzazione delle tue emozioni, dei tuoi sentimenti, dando per scontato qualcosa di tremendamente errato. » esplicitai, in quella che si formulò, così, quale la vera supplica di perdono per quanto compiuto.
« Figurati… » concluse ella, scuotendo il capo e, in tal gesto, già considerando la questione qual passata e priva d'ogni necessità di nuova argomentazione « … e poi ci penserà il nostro amico a spezzarti tutte le ossa, risparmiandomi la fatica di farlo. » soggiunse e sorrise, in riferimento al mahkra e a quanto, in quel momento, in corso.

Dovendo scegliere il momento opportuno per presentare le mie scuse alla Figlia di Marr'Mahew, non sono certo se quello che individuai, avesse allora da essere riconosciuto qual il migliore momento possibile o, al contrario, il peggiore. Di certo, esso avrebbe dovuto essere apprezzato qual un momento estremamente originale, indubbiamente tale nell'opportunità ricavataci di giostrare in maniera folle e pericolosa con la morte lì rappresentata dagli enormi e variegati tentacoli del nostro antagonista, fra i quali, lì, stavamo movendoci e saltando quasi impegnati in una strana danza, gridandoci, l'un l'altro, quelle frasi che chiunque sufficientemente vicino a noi per sentirci, avrebbe facilmente considerato qual frutto del delirio conseguente a tutto ciò, a tanto sforzo che, comunque, a nulla avrebbe probabilmente condotto se non alla nostra sconfitta, alla nostra disfatta, alla nostra morte.
Ovviamente, nell'iniziare quel ballo, non era stata prerogativa della mia compagna, o mia, o delle altre tre dozzine di uomini e donne impegnati nostro pari in quel folle tentativo, di porre il nostro futuro in dubbio, di sacrificarci quasi nel voler accontentare le richieste rivolteci dal rappresentante della Progenie della Fenice. Nostra volontà, secondo i piani concordati, avrebbe dovuto esser riconosciuta quella volta a mantenere impegnata l'azione del mahkra, e dei suoi compari al suo fianco, il tempo necessario al nostro esercito, tale avrebbe dovuto essere a tutti gli effetti riconosciuto, per provare tutta una serie di offensive a discapito dei nostri colossali assedianti, nella speranza che almeno una andasse in porto e, in ciò, ci suggerisse il mezzo attraverso il quale compiere quanto necessario per salvare la pelle nostra e di tutti gli abitanti di Kriarya.

« Neppure l'olio bollente ha avuto successo! » annunciò una voce, proveniente dalla base delle mura, a una distanza apparentemente incalcolabile da noi eppur non sì elevata da permetterle di essere udita, ovviamente gridata « Stiamo esaurendo tutte le possibilità, Midda! »
« Continuate fino a quando non le avremo esaurite… e poi provate con altro ancora, a costo di arrivare a tirargli dietro piatti e bicchieri! » replicò la campionessa di Kriarya, in quello che non avrebbe dovuto essere considerato un consiglio, quanto, e piuttosto, un ordine.

E un ordine carico dell'autorità propria di chi non nascostasi lontana dall'azione a scandire il proprio volere, ma gettatasi personalmente, e per prima, nel cuore della battaglia, nel promettere tacitamente alla città intera di riuscire nel proprio impegno, oppure, di perire nel tentativo, di sacrificarsi per tutti loro.
La strategia orchestrata dalla Figlia di Marr'Mahew si suddivideva in due principali fasi, fasi delle quali, in realtà, solo io e Seem eravamo stati puntualmente informati, Al resto della città, invece, solo la prima e più importante era stata suggerita e accuratamente pianificata, una fase nella quale, nel mentre in cui un contingente di coraggiosi, o forse folli, guerrieri avrebbe tentato di impegnare i mahkra sull'alto delle mura, nella volontà di non concedere loro opportunità di sfondarle e di avanzare all'interno dell'urbe; un secondo contingente avrebbe dedicato la propria vita, o, per lo meno, i possibili ultimi istanti della stessa, nel tentare per l'appunto di individuare il punto debole dei mahkra, a noi purtroppo sconosciuto.
E proprio in quanto sconosciuto, alcun tentativo sarebbe dovuto essere ignorato, a partire da semplici dardi infuocati, per proseguire con ogni altra arma conosciuta all'umanità e presente all'interno di quelle mura.

« Peccato non essere in Urashia… » aveva commentato quel pomeriggio Midda, alludendo a un territorio a me sconosciuto, in quanto lontano da qualunque mare e, per tale ragione, mai visitato « In quella terra hanno realizzato armi belliche tanto potenti da poter, probabilmente, ricacciare queste creature dal budello dal quale sono uscite. » aveva commentato, a chiarire la propria asserzione « Comunque sia, ci arrangeremo con quello che abbiamo. »

E così era stato, vedendo ogni risorsa bellica della città essere radunata in prossimità non solo della porta meridionale ma di tutte le mura facenti riferimento diretto all'autorità della Figlia di Marr'Mahew, pronte a un impiego estremamente più ordinato, e meno irruento, di quanto chiunque avrebbe potuto prevedere. Non una scarica caotica, nella quale tutto si sarebbe confuso e avrebbe vanificato ogni successo, non rendendo chiaro in grazia di cosa ciò era avvenuto, quanto una serie ben scandita di offensive, lanciate collettivamente contro tutti i mahkra loro concessi, in seguito a ognuna delle quai sarebbe stato un teso momento di attesa, di pausa, per rilevare cosa potesse aver avuto effettivamente successo e cosa no.
L'olio bollente, così, era stato solo l'ultima di una lunga serie di prove, comprendenti quasi ogni genere di abilità conosciute all'uomo. Quasi, in quanto, a ben vedere, una risorsa non era stata condivisa dalla donna guerriero con i propri protetti. Una risorsa che, come lei, anch'io… anche tutti noi, figli della Jol'Ange, avevamo avuto modo di scoprire in grazia di un antico viaggio compiuto verso levante dall'equipaggio a noi precedente, al quale Midda Bontor e il nostro capitano Salge Tresand avevano partecipato. Di quel segreto, di quel composto esplosivo da tutti noi conosciuto e pur quasi mai impiegato, se non per ragioni di reale utilità, tuttavia, ella non volle rendere allora partecipi i propri concittadini, in quanto, malgrado la disperazione del momento, se fossimo sopravvissuti a quell'assedio, troppo potere sarebbe stato disordinatamente distribuito a troppa gente, la quale avrebbe potuto facilmente abusarne e finire per rivolgerla anche in nostro contrasto, in suo contrasto.

« Per quanto ritieni che potremo resistere in questo modo, prima della seconda fase?! » domandai, disinteressato al fatto che qualcun altro, lì attorno, potesse ascoltarci, laddove in quel momento, in quella particolare situazione, l'eventualità di un qualche dubbio nel merito dell'esistenza di una seconda fase sarebbe stato sicuramente l'ultimo fra i nostri problemi.
« Spero sinceramente il più possibile… » replicò la donna dagli occhi color ghiaccio, sebbene conscia di quanto non sarebbe potuto essere così « Anche perché, nel momento in cui decideremo di gettarci nella seconda fase, la nostra vita cesserà di avere un qualunque valore… e il nostro domani con essa. » mi ricordò, senza eccessivo abuso di toni drammatici o tragici, ma, semplicemente, scandendo quanto sarebbe avvenuto, quanto avevamo già pianificato sarebbe stato nel caso in cui ci fossimo ritrovati costretti a proseguire in tal direzione.

lunedì 2 aprile 2012

1535


N
ell'aver riportato queste prime testimonianze offerte dai due fratelli d'arme e di vita Howe e Be'Wahr, ritengo possa risultare trasparente a chiunque quanto difficile, se non impossibile, potrebbe essere, per me, scegliere, preferire, riconoscere l'una, piuttosto che l'altra, qual espressione di verità, qual fedele relazione nel merito di quanto occorse in quel primo frangente e, ancor più, in quello successivo, quando, prevedibile e probabilmente inevitabile, si impose l'attacco alla città del peccato da parte dei mahkra, tramutando, in conseguenza, l'assedio imposto attorno a quelle mura dagli stessi da semplice scacco psicologico imposto a discapito dei cittadini, a letale offensiva priva di apparenti possibilità di sopravvivenza. Ove, infatti, già complicata, improbabile ha da considerarsi l'individuazione di una sola certezza attraverso le loro parole in merito a una semplice, persino banale, rissa cittadina, almeno riconoscibile qual tale secondo i parametri di Kriarya; folle sarebbe tentare di comprendere quanto di vero e quanto di falso entrambi hanno raccontato nel merito della più importante, addirittura epica battaglia successiva, nel corso della quale, per quanto mi è dato di sapere, essi potrebbero aver effettivamente compiuto entrambi quanto dichiarato, rendendo proprio un valore quasi privo d'eguali e comparabile, a stento, con quello dei loro compari sul fronte opposto della città; così come, al contrario, potrebbero essersi semplicemente limitati a osservare da lontano lo sviluppo degli eventi, con la speranza che gli altri, e in particolare Midda Bontor, avrebbero avuto quanto prima successo nell'individuare un mezzo, una via, in grazia alla quale porre fine a quell'assurda pugna, a quell'oscena e non desiderata, non ricercata, e pur non di meno reale, nuova lotta per la sopravvivenza. E solo per la sopravvivenza, laddove sconfiggendo quelle terribili creature nulla sarebbe loro stato riconosciuto: non una ricompensa in oro, in quanto lì operanti in assurdi termini di volontariato; non il pastorale, lo scettro bramato e pur non ancora in loro possesso né, secondo quanto suggerito da lord Brote, celato entro i confini cittadini.
Prima, però, di giungere a concedere parola nuovamente a Howe e Be'Wahr, o, per meglio dire, di inserire in questa mia raccolta nuovamente la loro testimonianza a riguardo degli eventi di quella sera e notte; è ora mio interesse, a non perdere di vista la complessità degli eventi, ritornare al fronte meridionale e agli altri tre protagonisti della vicenda qui ordinata… Midda, Av'Farh e Seem. E ben comprendendo come inserire, ancora una volta, la testimonianza di semplici dialoghi, di comuni discussioni, potrebbe riservare a un eventuale lettore un interesse minore di quanto, altresì, potenzialmente derivante dalla più caotica, ma coinvolgente, azione; risparmierò a seguire i momenti di tesa pace offerti alla Figlia di Marr'Mahew nel corso delle ore pomeridiane di quella mai sufficientemente lunga giornata; risparmierò la pianificazione delle strategie che vennero definite in attesa del calar delle tenebre e del termine del tempo loco concesso dalla Progenie della Fenice; e riprenderò direttamente con la battaglia, proponendo la narrazione di quanto avvenne sul fronte meridionale, attraverso la voce di Av'Fahr, e di quanto avvenne su quello settentrionale, attraverso quella di Howe e Be'Wahr, nonché di come tutto ebbe a concludersi, attraverso lo sguardo di Seem. Solo quest'ultimo, fra coloro che si sono prestati per questo esercizio storico, sembra infatti aver avuto modo di assistere effettivamente a quanto avvenne, a quanto Midda Bontor si spinse a compiere pur di concedere a Kriarya una possibilità di salvezza e, ancor più, a noi tutti, sì, Jol'Ange inclusa, un'occasione per portare a compimento la missione principale, la consegna degli scettri del faraone come prezzo per la liberazione dei nostri compagni catturati dalla regina di Rogautt, dell'isola dei pirati.
Un'introduzione necessaria, quella appena compiuta, dal momento in cui, nella volontà di non interrompere, ulteriormente e sgradevolmente, il ritmo della narrazione, questo sarà il mio ultimo intervento prima della chiusura, lasciando pertanto solo alle testimonianze il compito di definire i tempi e le dinamiche di quanto avvenne. E sono certo che alcuno se ne avrà a male per la mia assenza così come, probabilmente, si potrebbe essere in caso contrario, per la mia presenza.

Lasciando ora la parola al mio compare Av'Fahr, desidero solo specificare come le ore qui non riportate, non avvennero fatti realmente degni d'attenzione. Certamente estemporanei moti di protesta non vennero meno, qual solo avrebbero potuto permettere all'ascesa al potere della Figlia di Marr'Mahew di apparire più sincera, più onesta, più veritiera, non frutto di un inganno ordino per l'occasione, quanto conseguenza di una reale volontà di affidamento alla medesima, alle sue capacità, alla sua esperienza, per ottenere una salvezza forse nemmeno sperata, non creduta qual possibile, qual reale. Ma, al di là di ciò, tanto a sud, così come a nord, Midda da un lato, Howe e Be'Wahr dall'altro, ebbero principalmente da impegnarsi nel tentare di comprendere quali fossero effettivamente le forze a loro disposizione; a mantenere sotto controllo la situazione fuori le mura così come entro le stesse; e a tentare di immaginare scenari, possibili sviluppi futuri della quiete presente.
E, a giudizio di quanto fossero state accurate, ponderate, corrette le loro elucubrazioni in quelle ore, si sarebbero potute offrire solo la notte e, con essa, l'effettiva evoluzione del loro presente, in futuri di gloria o di ingiuria, di sconfitta o di trionfo. Perché, come un tempo qualcuno cantò, e forse, in termini non dissimili, tornerà qualcun altro presto a cantare…

L'onore, il valore d'un guerriero,
quello reale, quello veritiero,
alcuno mai potrà apprezzare
prima che pugna possa iniziare,
ché né con idee, né con parole
alcun ha salvato la propria prole,
ma con i fatti, sì veri, sì fieri,
dei propositi più battaglieri.

Di Kaen, l'eburneo mercenario,
che di beltà era straordinario,
non una cronaca, non un racconto,
ne narra la vita o il tramonto,
ché presto è stato dimenticato
subito dopo che fu scorticato,
indegno, misero d'ogni memoria
laddove sua fu sol vanagloria.

Non a medesimo, e triste, fato
fu però destinato, condannato,
chi, pur senza nome, pur senza vanto,
riuscì a meritarsi questo canto,
per sua ammirevole bravura
e suo animo senza paura,
completati, perché no?!, da gran mente
sempre attenta, sempre efficiente.

E se alcuna idea v'è data
su chi venne sì tanto acclamata,
è perché ha ancor da apparire
il mondo la deve ancor scoprire.
E mio compito, mio piacere
sarà ampliare il vostro sapere,
così che tutti possan ricordare
di Midda che sol ci volle salvare.

domenica 1 aprile 2012

1534


G
li eventi secondo Howe


A ovviare l'eventualità di sgradevoli revisionismi, vorrei cercare di far chiarezza sulla dinamica di quel combattimento, testimoniando quanto occorse, come avvenne e, soprattutto, in che ordine si propose, e dimostrando nella puntualità di tali informazioni quanto concreta abbia da considerarsi la mia versione dei fatti a dispetto di qualunque altra, frutto di semplici, infantili fantasie prive di qualunque speranza di sostanza.
Il primo a cadere, come ho già dichiarato, fu al momento stesso dell'assalto, vittima delle proprie scelte e della propria stolidità, qual sola sarebbe potuta essere giudicata la scelta di attaccare, a testa bassa, chi neppur conosciuto, chi forse mai visto prima, e, in questo, potenzialmente il più letale di tutti i guerrieri così come l'ultimo fra gli incapaci mai generati da grembo di donna. Quella vittima, destinata a restare priva di nome al pari di tutti coloro che lo seguirono, venne abbattuta da me nel mentre in cui il mio compare non aveva neppure preso coscienza del pericolo su di noi incombente, laddove per quanto palesemente a noi inferiore in abilità, quel branco di tagliagole avrebbe potuto avere tranquillamente la meglio ove da parte nostra fosse stato loro destinata solo indifferenza e disattenzione.
Il secondo corpo morto, ancora un volta, fu conseguenza di una mia azione, di una mia decisione, in questa occasione rivolta in contrasto a un non più astuto antagonista armato di spada, il quale, sebbene già testimone della triste fine del proprio compare, non si concesse alcuna possibilità di riflessione su quello che sarebbe stato più opportuno compiere invece di attaccarci a testa bassa, di tentare di opprimerci con la propria stolidità ancor prima che con una qualche reale strategia utile a superarci in abilità guerriera. Sia chiaro che tale elogio delle nostre possibilità non ha da considerarsi semplice egocentrismo, vanagloria priva di fondamento, laddove, seppur un lustro fa Be'Wahr e io avremmo potuto essere riconosciuti qual comuni combattenti, temibili, sì, ma non al di sopra della comune media, gli ultimi cinque anni, e tutte le esperienze vissute al fianco della Figlia di Marr'Mahew nel corso degli stessi, ci hanno profondamente mutato, facendoci maturare così come mai, da soli, avremmo potuto sperare di compiere.
Per tale ragione quella spada levata in mio contrasto non mi offrì alcuna ragione di timore, di ansia, lasciandomi, altresì, quasi distaccato dagli eventi lì in corso e libero, in ciò, di ragionare con sufficiente freddezza utile a individuare la via migliore per uccidere il mio avversario. Non semplice atteggiamento, quindi, deve essere riconosciuto quello della stessa Midda innanzi a ogni pericolo, laddove il suo rifiuto di qualunque coinvolgimento emotivo nel medesimo è quanto le consente, ogni volta, di riuscire a sopravvivere a tutto e a tutti, anche a pericoli che mai alcuno potrebbe immaginare di sostenere, di affrontare e, soprattutto, di superare. E non imitando, ma tentando di emulare colei nominata campionessa della città del peccato e che, a sua volta, noi due aveva voluto eleggere quali suoi rappresentanti, luogotenenti, invero, al di là di ogni giusta critica da me mossa verso Be'Wahr; io allora agii, evadendo alla traiettoria della spada mossa in mio contrasto e slanciando la mia stessa lama in contrasto al cuore del mio avversario, non cercandolo in maniera disordinata, ma mirandolo con attenzione, con fermezza, e raggiungendolo senza la benché minima esitazione.
Il terzo caduto, poi, ha invero da riconoscersi al mio fratellino, il quale, muovendosi con non meno agilità e destrezza rispetto alla mia, ora che anch'egli verso la battaglia aveva concentrato tutta la propria abitualmente scarsa attenzione, riuscì a parare la caduta di una grossa mazza sulla propria testa e, subito dopo, dilaniò con un colpo deciso e irrefrenabile il volto dell'antagonista, aprendolo letteralmente in due parti con il proprio coltellaccio. Una lama, quella che il mio compare aveva sempre preferito al proprio fianco, che al di là delle proprie forme tozze e ineleganti, tali da renderla, a tutti gli effetti, simile all'utensile con il nome del quale l'avevamo da sempre indicata; era comunque in grado di assolvere con superba maestria al proprio compito, in effetti offrendosi sovente più resistente, e di conseguenza più pericolosa, di molte spade o pugnali in circolazione, nonostante il proprio singolo filo, utile, apparentemente, a limitarne le possibilità d'impiego o, come mi piace dire scherzando, a venire incontro alle limitate capacità mentali del mio amico.
Non desiderando dimostrarmi da meno rispetto a Be'Wahr, la quarta vittima fu pretesa nuovamente dal sottoscritto, il quale ovviando, nuovamente, a fantasiosi attacchi da parte di un altro spadaccino, decise di omaggiare il successo del proprio compare agendo con movimenti non lontani da quello con il quale aveva appena ucciso la propria prima vittima. Così, lasciando guizzare la mia lama dorata come un pesce nella cristallina acqua della sorgente di un fiume, e parando una nuova offensiva a mio discapito levando il mio mancino in metallo egualmente dorato innanzi a me, aprii il ventre del mio avversario con un fendente netto, dalla carotide al basso ventre, in tal modo lasciando aggiungere le sue budella, il suo sangue e i suoi altri liquidi corporei, a quelli già sparsi sulla strada di quell'angolo di Kriarya.
Il quinto uomo, allora, venne nuovamente reso proprio dal mio compare, il quale, ritrovandosi metaforicamente costretto con le spalle al muro a inventare qualche nuova azione per ovviare a un colpo d'ascia purtroppo diretto contro la propria testa, e a un braccio bloccato dal medesimo avversario, mosse la propria mano libera a… dei… a strizzare i testicoli della controparte, in un'azione che, non lo nego, per un istante mi tolse il fiato, nell'immaginare il dolore provato dal malcapitato, e mi vide con questi solidale, sebbene già condannato a morte. In ciò, quindi, se non avesse provveduto Be'Wahr a concedergli pietosa e imperitura pace, sarei intervenuto io stesso, non sopportando l'idea del dolore provocato da un simile gesto. La guerra è guerra e, in guerra, ogni colpo è concesso: ma, diamine, non so se sarei mai riuscito a immaginare una tale reazione alla situazione, ove fossi stati nei panni del mio socio. E, a suo riguardo, mi ritrovai allora a ringraziare il fatto che, con me, non fosse mai arrivato a una tale reazione, ove, altrimenti… no, all'altrimenti preferisco non pensarci.
Giunti a un risultato di tre a due, e rendendomi conto di quanto prossimo al pareggio avesse da considerarsi il mio fratellino, mi ripresi rapidamente dal momento di vuoto scatenato dalla scena a cui avevo appena assistito e volsi rapidamente l'attenzione all'unico superstite, la cui morte avrebbe giustamente sancito il mio predominio. Purtroppo per me, tuttavia, il disgraziato in questione aveva già chiaramente deciso di ovviare alla fine dei propri compagni, iniziando lentamente a retrocedere e non impegnandosi in una scomposta scusa solo nel timore di poter essere attaccato alle spalle. Timore che, tuttavia, non ebbe a concretizzarsi nel momento in cui, anticipando qualunque mia possibilità di interazione con il mio avversario, il coltellaccio di Be'Wahr solcò l'aria al mio fianco e si andò a conficcare profondamente alla base del collo del mio quarto, drammaticamente mancato, punto.

« Tre a tre! » mi apostrofò con aria trionfante, ove, oggettivamente, un pareggio per lui avrebbe dovuto essere riconosciuto già eguale a vittoria, nella propria scarsa predisposizione al primato, abitualmente per me, altresì, norma, consuetudine, abitudine.
« Tre a due! » mi opposi, scuotendo il capo a negare quanto da lui preteso « L'ultimo non conta, dal momento in cui l'hai ucciso a tradimento! »
« Tre a tre… e non cercare di ingannarmi perché, ti assicuro, ho imparato a contare meglio di te! » si imputò, invero non mentendo sull'ultima affermazione, ove, forse per sopperire al divario esistente fra noi, si era dedicato con molto più impegno di me negli studi, tanto dell'arte di saper leggere e scrivere, quanto in quella di far di computo, benché, in verità, quest'ultima abilità non ci fosse mai mancata, almeno a livelli elementari, nella necessità di amministrare le nostre ricompense.
« Fole. » minimizzai, levando la mancina metallica, sempre inanimata, a richiedere silenzio da parte sua « E, comunque, tutto questo è colpa tua, e della tua stupida insistenza nel vantare un dannato titolo da te appena inventato. » volli puntualizzare, storcendo le labbra verso il basso « Luogotenenti di Marr'Mahew… tsk. »
« Beh… è vero. » non retrocesse dalle proprie posizioni Be'Wahr « E da questo momento, tutta Kriarya lo saprà… » definì, ancora una volta asserendo il vero, ove, considerando la folla di testimoni a noi circostanti, per quanto apparentemente indifferenti, difficile sarebbe stato per qualcuno in città non essere informato di quanto appena accaduto.