11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

giovedì 21 giugno 2012

1615


P
ochi istanti furono quelli che la donna si concesse, magnanimamente, per riflettere sul da farsi, in un ponderare che, ogni attimo in più, si impegnava a suggerirle, a gridarle contro, quanto folle avesse da considerarsi il gesto ipotizzato, la strategia impropriamente definibile tale, ove in una simile azione troppo poco avrebbe potuto essere riconosciuto di strategico. Sola certezza organizzativa, infatti, sarebbe stata la necessità di una collaboratore… anzi, una collaboratrice, che l'aiutasse in quel complicato suicidio. Collaboratrice, in effetti, dal momento in cui l'unica persona utile da impiegare in tutto ciò avrebbe dovuto essere riconosciuta quale l'unica donna rimasta a bordo della Jol'Ange, e membro attuale di quel ristretto equipaggio: Masva.

« Av'Fahr! » gridò a pieni polmoni, rivolgendosi verso l'uomo che, al di sopra del cassero, la manteneva ancorata alla nave malgrado la propria presenza fra le acque del mare « Av'Fahr! Riesci a sentirmi?! » sondò, nella necessità di comprendere se le proprie parole sarebbero potute giungere sino in cima alla goletta o se vi sarebbe stata necessità, per lei, di arrampicarsi in una minima parte, o nell'intero tragitto, prima di riuscire a prendere contatto con i proprio compari.
« Ora ti tiro su! » rispose questi, intendendo in quel richiamo un'implicita richiesta atta a sollevarla dalle acque, e a condurla di nuovo all'asciutto sulla nave loro dimora.
« No! » replicò ella, ancora urlando verso di lui « Non farlo! »
« Cosa?! » contestò, incerto sul fatto di aver ben compreso quanto da lei domandato, anche ove ben pochi dubbi sarebbero potuti sussistere a tal riguardo.
« Non farlo! » insistette la donna, ferma nella propria posizione e nei propri pensieri, in decisioni che chiunque le avrebbe suggerito di rivedere, e rivedere abbondantemente prima di attuare « Chiama Be'Wahr. E Masva. E fai calare Masva da Be'Wahr. Armata! »
« Masva?! » pretese numi l'altro, non riuscendo a intuire le ragioni della sua richiesta, per quanto pur trasparente in ciò avrebbe dovuto essere riconosciuta la volontà, per la Figlia di Marr'Mahew, di ottenere una collaboratrice, in una questione indubbiamente al di là delle proprie possibilità di umana gestione.
« Masva. Armata! » ripetè ella, gridando la propria richiesta ora con un tono di voce talmente elevato che difficilmente sarebbe potuto essere ignorato, con o senza malizia in tal senso « E cerchiamo di non fare notte, per la grazia di Thyres… » soggiunse, ora quasi fra sé e sé, persino spossata da tanto gridare, eccitazione che aveva costretto il suo cuore ad aumentare i propri battiti in un momento in cui, al contrario, sarebbe stato preferibile per lei diminuirli ai minimi livelli storici, in previsione della nuova immersione.

Posto innanzi all'evidenza di quanto quella richiesta non avrebbe potuto essere considerata negoziabile, Av'Fahr si confrontò brevemente, e necessariamente, con il proprio capitano, prima di acconsentire a quanto domandatogli. Da parte di Noal, comunque, non emerse la benché minima obiezione, ragione in grazia alla quale dopo pochi, ulteriori, istanti, l'esile figura di Masva, imbrigliata non diversamente da quanto non fosse già la mercenaria, si presentò sulla balaustra della nave, armata dalla propria superba spada di Hyn, un tempo appartenuta al loro traditore e assassino, e ora da lei ereditata nell'unica volontà di impiegarla in contrasto a chi l'aveva scatenata contro di loro… colei solo di recente svelatasi finalmente quale Nissa Bontor, la regina di Rogautt.
Quella spada, quella straordinaria lama, a bordo della Jol'Ange, era forse la sola a poter competere dignitosamente con la sempre meravigliosa arma di Midda Bontor, una lama dagli azzurri riflessi forgiata per mano di un fabbro figlio del mare, che, in ciò, aveva voluto impiegare tutta la propria abilità e, ancora, tutti i segreti noti solo a pochi fra loro, e in grado di forgiare armi considerate alla stregua di indistruttibili. Anche i prodotti dell'artigianato della lontana Hyn non avrebbero dovuto essere, tuttavia, sottovalutati nella propria tempra, armi pesanti e resistenti, e al contempo agili ed elastiche, in misura sufficiente da poter assorbire un colpo senza infrangersi e, parimenti, da poter infierire senza pietà alcuna contro qualunque nemico.
Non per quella spada, tuttavia, la donna guerriero aveva convocato Masva, e il vigoroso e biondo Be'Wahr sopra di lei a sorreggerla al pari di quanto Av'Fahr non stesse compiendo con lei, quanto, e piuttosto, perché a bordo di quella goletta, nell'eccezione del troppo giovane Ifra, e del troppo importante Noal, il capitano, ella era la sola a cui avrebbe avuto cuore di domandare di prendere parte a quell'impresa, non solo in lotta a un mare per i più sconosciuto e letale, ma anche a quell'orrore sottomarino che, da un momento all'altro avrebbe potuto decidere di attaccarli nuovamente. Anch'ella figlia dei mari, e in verità tutt'altro che distante, sotto molti aspetti, a come la Figlia di Marr'Mahew era in gioventù; quella giovane sarebbe stata la sola a potersi permettere di ipotizzare una vaga, vaghissima possibilità di sopravvivenza alla fine di quanto sarebbe presto occorso. Di quanto, purtroppo, non solo necessario ma addirittura indispensabile per sperare di garantire un qualche futuro alla nave e all'equipaggio tutto.

« Eccomi! » annunciò la donna dai capelli rosso fuoco, rivolgendosi all'interlocutrice altresì nera corvina, in sua attesa sul filo dell'acqua « Cosa devo fare?! » domandò, dimostrando un intelletto sufficientemente vivace, tale da non perdersi in inutili discussioni retoriche, ma utile, al contrario, a puntare direttamente al cuore dell'argomento, conscia di non essere stata lì convocata per uno scambio di opinioni fra donne.
« Sessanta piedi di medusa sotto di noi. Piede più, piede meno. » sintetizzò la mercenaria, più che soddisfatta dal pratico approccio dell'altra « Non potremo sopravvivere a un secondo attacco: non è così grande da coprirci interamente, ma è sufficientemente cresciuta dal poterci abbattere quasi la Jol'Ange fosse nulla di più di un guscio di noce. » volle premettere, a giustificare la richiesta che sarebbe succeduta a quelle parole, a quel terribile presupposto.
« Si tratta di rischiare le nostre vite per salvare quelle degli altri. » annuì la giovane, per nulla preoccupata da quell'aspettativa e, anzi, dimostrando quell'assoluta serenità caratteristica solo di chi abituata, da sempre, a vivere con la prospettiva del gruppo, ancor prima della propria singola esistenza « Salta i preamboli e passa subito a come, per carità… » sorrise, incitando la compagna a giungere al succo, prima che potesse essere troppo tardi per intervenire, in qualunque modo avrebbe voluto intervenire.
« Dobbiamo farla a pezzi. » sancì Midda, esprimendosi non quasi quella fosse la questione più ovvia e banale del Creato, ma con assoluta consapevolezza di come le proprie parole avrebbero potuto essere interpretare non diversamente dal cappio al termine di una corda appesa al ramo del pennone più alto dell'albero di maestra della goletta « Direi almeno in due, aprendone la cupola quanto sufficiente da spezzarla, letteralmente, costringendola in ciò a ritirarsi o a morire… non che mi aspetti, da parte sua, una qualche dimostrazione di intelligenza, ma solo un minimale, e irrinunciabile, spirito di sopravvivenza. »
« Da una medusa?! » aggrottò la fronte Masva, dimostrandosi dubbiosa in merito all'ultimo punto da lei sollevato « Non ci scommetterei. Comunque sia, in assenza di un modo per farla evaporare al sole, direi che è veramente la nostra unica possibilità… »
« Non so se te l'ho mai detto, ma sei una donna in gamba. » commentò la Figlia di Marr'Mahew, iniziando a riempire i propri polmoni d'aria, senza cercare uno stato di eccitazione fisica, e, anzi, in tal atto sforzandosi di restare il più serena possibile, nella consapevolezza di quanto maggiore sarebbe stato il moto del suo cuore, minore sarebbe stata la possibilità di una prolungata permanenza sicura sottacqua.
« Non ricordo che tu me lo abbia detto. » scosse il capo l'altra, imitandola a livello di preparazione fisica all'immersione « Comunque anche tu non sei affatto male. » strizzò l'occhio sinistro, con fare complice verso di lei, quasi fossero due amiche di antica data.

In verità, al di là della disponibilità offertale in quel momento, nel corso della sua prima permanenza a bordo della Jol'Ange con il nuovo equipaggio a lei successivo, l'una non aveva avuto modo di socializzare particolarmente con l'altra; forse anche divise da una diversa anzianità che aveva condotto la donna guerriero a trovare maggiore confidenza con Ja'Nihr e Berah, sfortunatamente ormai morte entrambe.

mercoledì 20 giugno 2012

1614


A
ccordatasi la collaborazione del muscoloso figlio dei regni desertici centrali, Midda non esitò un istante di più prima di lasciarsi ricadere oltre il parapetto, e da lì verso il basso, non in una caduta libera, qual pur avrebbe potuto essere la sua, quanto e piuttosto in una discesa controllata, in un lento, ma costante, avvicinamento alla superficie del mare, nell'abbraccio del quale incredibilmente facile per chiunque, anche per una nuotatrice esperta qual lei, sarebbe stato smarrirsi senza più speranza si ritorno. Per quanto, infatti, la nave sarebbe potuta quasi apparire immobile, o per lo meno tale a un occhio poco attento, medusa o no, essa stava comunque avanzando a una velocità pari a diverse leghe all'ora, tale per cui, se solo ella non avesse avuto la ferma certezza allora rappresentata da Av'Fahr, un solo istante avrebbe potuto rappresentare la distanza di diverse dozzine di piedi dalla nave, e l'impossibilità, per lei, di ritrovare con essa un qualunque contatto, fosse anche in un semplice sfiorare.
Al di là del freno naturalmente impostile dall'azione del proprio compagno di ventura, del proprio complice in quella follia per la quale, probabilmente, i capelli raccolti in fini treccine si sarebbero rizzati sopra il capo del suo amato Be'Sihl; la Figlia di Marr'Mahew riuscì a percorrere la distanza fra il cassero e il livello del mare in un tempo estremamente ridotto, permettendole di arrivare a toccare con la punta dei piedi l'acqua ben prima di quanto non avrebbe potuto sperare. Nessun danno, in ciò, quanto al contrario un'occasione di vantaggio, nell'aver ridotto, seppur di breve, l'intervallo fra il primo attacco della creatura e la potenziale… certa seconda offensiva da parte della medesima, animata da un impeto indubbiamente maggiore rispetto alla precedente, tale da rischiare di non permettere loro una nuova speranza di sopravvivenza.
Così, giunta al livello dell'acqua, ella non richiese alcun arresto, non domando da parte del proprio compare alcun freno, desiderosa di immergersi quanto sufficiente a rilevare, o meno, la presenza di una medusa al di sotto della loro chiglia. E quando Av'Fahr, di propria iniziativa, le impose un blocco, ella levò il capo e gridò…

« Dammi ancora una dozzina di piedi di corda, per Thyres! » gli comandò, contrariata da quel limite imposte con eccessiva repentinità, tale, persino, da farle quasi perdere la presa sull'impugnatura della propria preziosa lama « Devo immergermi per capire con cosa abbiamo a che fare… non stare in superficie a offrirmi quale facile preda. »

Se il colosso nero protestò, non vi fu modo di constatarlo per la mercenaria, frastornata dall'acqua che il movimento della nave, e in conseguenza il suo, continuava a gettarle contro. Tuttavia, al di là di ogni possibile obiezione, egli ubbidì e, un istante dopo, ella riprese la propria discesa, traendo un profondo respiro e preparandosi a essere inghiottita dal proprio tanto amato mare, in un azzardo che pochi avrebbero potuto giustificare qual necessario, e che pur, in quel momento, ella voleva considerare indispensabile a impedire al loro viaggio di incontrare prematura conclusione.
Fu questione di un istante e il volto sfregiato della donna fu completamente coperto dalle acque salate, costringendo, per un istante, i suoi occhi a una violenta chiusura, istintiva ancor prima che desiderata o ricercata. Superato l'impatto con l'acqua e con il sale, ella fu allora in grado di offrire ancora una volta al mare le proprie splendide iridi color ghiaccio, le quali, cariche di un colore tanto intenso, tanto freddo, avrebbero potuto gelare il sangue di chiunque, nelle vene, ma non l'infinità del mare, di quel ventre, materno, dal quale e nel quale ella aveva sempre ottenuto vita e protezione.
Contro il mare ella non avrebbe mai potuto levare la propria spada, né, nel caso in cui avesse osato, avrebbe potuto sperare di portare un colpo a successo. Ella, che pur aveva da sempre dichiarato serenamente guerra a uomini e dei, e che mai aveva avuto timore di condurre a compimento un fendente fosse anche contro chi immortale e invincibile; nel confronto con il mare avrebbe potuto provare solo assoluta ammirazione e devozione, non dissimile da quella di una figlia affezionata verso i propri genitori. Ammirazione e devozione, comunque, che non si sarebbero mai proposte quali manifestazioni passive, quanto, e piuttosto, attive, nella continua, costante e bramosa ricerca di approvazione per ognuna delle proprie azioni, ognuno dei propri successi.
Thyres, dopotutto, era da sempre una dea guerriera, riconosciuta qual tale da tutti suoi seguaci non di meno rispetto alla dea Marr'Mahew di cui ella portava il nome, pur non appartenente al proprio personale pantheon. In ciò, Thyres, non avrebbe mai potuto accettare al proprio seguito, qual esponente della propria congrega, una donna debole, una donna incapace a plasmare la propria vita nello stesso modo con cui le onde del mare plasmano dalla notte dei tempi le coste sulle quali si abbattono. In ciò, Thyres, non avrebbe mai potuto tollerare al proprio seguito, qual rappresentante del proprio culto, una donna vigliacca, una donna incapace ad affrontare le minacce della vita con la stessa fermezza con il quale qualunque marinaio a lei fedele avrebbe dovuto affrontare le minacce del mare. E, ancora, in ciò, Thyres, non avrebbe mai potuto concedere il dono della propria benedizione, e della propria protezione, a una donna modesta, una donna ben lontana dal dimostrarsi desiderosa di glorificare il proprio nome, e quello della sua dea prediletta, in grazia a incredibili battaglie e straordinarie vittorie, quale incredibile e straordinario da sempre era il mare, dal quale la vita sorgeva e nel quale, parimenti, la vita tramontava, non diversamente dall'astro maggiore del cielo… il sole.

« … Thyres… » sussurrò, o, per lo meno, avrebbe sussurrato se le sue parole avrebbero potuto udirsi all'interno dell'acqua, senza tramutarsi in un ammasso confuso di bolle d'aria.

Un'invocazione, la sua, più che legittima nel momento in cui, innanzi ai suoi occhi, si focalizzò l'immagine della medusa gigante… realmente gigante!
Del tutto paragonabile a una qualunque medusa di dimensioni inferiori, quella meraviglia, od orrore, del Creato, poteva vantare una cupola di almeno quaranta, forse sessanta piedi di diametro, impossibile da valutare con precisione, e tentacoli maggiori grandi due volte l'albero di maestra della Jol'Ange. In tal paragone, considerando come la goletta misurava quasi novanta piedi in lunghezza, e un baglio massimo di non meno di ventidue; facile risultava dedurre come seppur non sì grande da poter inglobare al proprio interno la stessa Jol'Ange, né, tantomeno, un'intera flotta, quel mostro sarebbe stato sufficientemente potente da poter affondare la nave e, con essa, tutti i suoi occupanti, tutto il suo equipaggio, che ne sarebbe divenuto semplice pasto, quasi nulla di più fossero che piccoli pesci. Pesci, in verità, che si tenevano ben lontani, a propria volta, da quella visione di morte certa, laddove neppure il più feroce fra tutti gli squali avrebbe potuto competere alla pari con una tale minaccia, con il rischio di essere avvelenato dalla medusa ancor prima di aver menato un singolo affondo a suo discapito.
E dal momento in cui né cervello, né cuore animavano quella creatura, la cui esistenza era del tutto naturale per quanto in apparente sfida a ogni legge della natura, improbabile sarebbe stato persino per lei, per la Figlia di Marr'Mahew, riuscire a respingere l'offensiva di un tale avversario. Anche contro l'invulnerabile corazza dell'ippocampo ella era riuscita a trovare un'occasione di morte per il medesimo, passando attraverso la sua bocca per giungere al cervello e, una volta lì arrivata con un terribile uncino, strapparlo con violenza, nella consapevolezza di come un attimo di pietà sarebbe potuto costarle la vita. Ma contro una medusa di tali dimensioni, a meno di non avere la forza disumana per sollevarla dal mare e gettarla contro una spiaggia sufficientemente vasta da permetterle di isolarsi completamente dall'acqua, improbabile sarebbe stato riuscire a elaborare una strategia.
Non, per lo meno, animati dalla volontà di sopravvivere a un progetto troppo folle per poter essere anche solo proposto verbalmente...

« … Thyres… » sussurrò, o forse gemette, nel ritrovare contatto con l'aria al di sopra del mare, godendo intimamente della sua freschezza e, in tal distrazione, sforzandosi per non disperarsi nel confronto con la consapevolezza di quanto, probabilmente, quelle sarebbero state le sue ultime boccate prima della fine.

martedì 19 giugno 2012

1613


« E'
già andata bene che mi abbia dato della principessa… » sussurrò fra sé e sé la Figlia di Marr'Mahew, ora risalendo sul cassero, passando accanto a Av'Fahr e Noal, e da lì dirigendosi verso poppa, a cercare tracce della loro supposta avversaria « … Salge era meno comprensivo. » sorrise, ricordandosi il bei vecchi tempi della propria giovinezza perduta, quando a bordo di quella nave, attorno a lei, vi erano uomini e donne differenti da quelli attuali.

A lungo, i suoi occhi non più allenati al mare, quanto alla guerra, perscrutarono le onde sotto di lei, cercando evidenza di una presenza estranea, di un nemico in agguato, per quanto di difficile individuazione. Allenatasi a cogliere ogni particolare del mondo a lei circostante nel cuore di una battaglia, riabituarsi alle leggi del mare non era qualcosa di immediato o di banale, ma lei, del mare, era figlia ancor prima che della guerra. Nel mare era nata e cresciuta, imparando a nuotare ancor prima di imparare a camminare. E lungo le vie del mare, ella aveva cercato il proprio destino, abbandonando la propria famiglia, e la sua adorata sorella Nissa, ancor giovanissima, neppur fanciulla ma soltanto bambina.
Di tale abbandono Nissa non l'aveva mai perdonata. E alla morte di loro madre, ella l'aveva accusata di aver contribuito a tale tragedia, con la propria lontananza da casa. Per vendicarsi di lei, per costringerla a patire l'orrore che reputava di aver vissuto, anche Nissa prese le vie del mare, già adolescente, e volle rendere proprio un percorso nettamente estraneo a quello della gemella. Perché laddove Midda era divenuta un marinaio, ella scelse di abbracciare le vie della pirateria, prima qual prigioniera, poi qual pirata, qual capitano e, alfine, qual regina di tutti i pirati. Dopotutto, se Midda Bontor aveva dimostrato, nel corso della propria lunga esistenza, di essere una donna straordinaria, Nissa Bontor, sangue del suo sangue, a lei fisicamente identica sotto ogni aspetto, con l'eccezione del mutilato braccio destro, non avrebbe potuto esserle inferiore, non avrebbe potuto dimostrarsi meno trionfatrice di quanto ella non era riuscita a essere. E Nissa, regina dei pirati, riuscì a essere persino superiore alla propria nemesi, fondando un regno potente e solido, avente qual propria capitale l'isola di Rogautt… il luogo verso il quale quella missione stava veleggiando.

« Dobbiamo stanarla! » sancì la donna guerriero, non sopportando l'attesa imposta loro dalla medusa, desiderosa di porre fine, quanto prima, a quel sostanziale assedio e di riprendere, serenamente, il viaggio verso Rogautt, verso la propria gemella e verso, forse, la fine della loro storia, della loro decennale faida.
« In che modo?! » domandò Noal, volgendole tutta la propria attenzione, invero fiducioso in lei allo stesso modo di quanto non avrebbe potuto esserlo per il defunto Salge Tresand, ove, dopotutto, ella era rimasta l'unica a incarnare il retaggio storico di quella goletta.
« Prendi il timone, capitano, e lasciami Av'Fahr. Ho bisogno dei suoi muscoli, sempre supposto che non siano semplice adornamento per un corpo troppo grosso… » rispose ella, a metà fra il serio e il faceto, a sdrammatizzare la situazione e, in parte, a rispondere alle provocazioni precedenti del vigoroso figlio dei regni desertici centrali « Av'Fahr… prendi una cima e vieni qui. »
Ma l'uomo, del quale un solo braccio sarebbe stato più che sufficiente a reggere l'intero peso della donna, per quanto questa non propriamente filiforme, esitò ad attuare quanto da lei suggerito, nell'intuire il fine ultimo di quella richiesta: « E' troppo pericoloso, Midda! » protestò, lasciando il timone al capitano ma, al contempo, obiettando alla sua richiesta « Se qualcosa dovesse andare storto, potresti lasciarci la pelle! »
« Ti ringrazio per la premura… ma in questo momento tutti noi potremmo lasciarci la pelle. » contestò la mercenaria, scuotendo il capo « Comunque non preoccuparti. Ricorda che la cupola di una medusa non ha veleno, non è pericolosa: se qui sotto c'è una medusa, potrò camminarci sopra senza rischio alcuno. »
« "… senza rischio alcuno"… sei pazza! » osservò egli, evidentemente affezionato a lei quanto sufficiente da non volerle permettere di suicidarsi in un modo tanto stupido.
« Noal! » richiamò la donna, chiedendo l'intervento del capitano a dirimere la questione « La prima botta è stata per capire con cosa aveva a che fare… la prossima potrà essere quella utile ad affondarci! »

E questi, non più entusiasta di quanto non sarebbe potuto essere Av'Fahr all'idea, riconobbe ragionevolezza nelle parole di lei, che, fra l'altro, avrebbe potuto essere la sola sufficientemente esperta da saper cosa dover fare in caso di necessità, per salvarsi la vita.
Così, prima che il suo secondo in comando potesse protestare, proseguendo quel dialogo fra sordi, egli fu costretto a intervenire, facendo valere in tal senso la propria autorità.

« Fai come lei dice. » ordinò verso Av'Fahr, indicando una cima arrotolata non lontano da loro « E dimostrale a cosa servono i tuoi muscoli. »

Impossibilitato a contestare la parola del proprio capitano, il figlio dei regni desertici centrali, dalla pelle nera come la notte e dai muscoli scolpiti come neppure in una statua ci si sarebbe potuti attendere di trovare, si mosse verso la cima indicatagli e poi verso la donna seminuda, la cui nudità, improvvisamente, non avrebbe più potuto essere, per lui, ragione di giuoco, di scherzo. E senza una sola parola, egli la aiutò a imbrigliarsi i fianchi scoperti, guardandola con meno interesse di quanto avrebbe potuto guardarla se fosse stata vestita, temendo, in cuor suo che quella sarebbe potuta essere l'ultima volta nella quale avrebbe goduto della sua presenza, della sua compagnia.
La Figlia di Marr'Mahew, tuttavia, evidentemente intuendo le ragioni di tanta serietà nel sodale d'arme e d'avventura, decise di prendere voce, in una implicita promessa atta ad assicurargli che nulla di grave le sarebbe accaduto.

« Ehy… niente musi lunghi. » lo rimproverò, alzando la mancina ad appoggiarsi sotto al suo mento, per sollevare il suo sguardo verso i propri occhi « Ce l'abbiamo fatta contro quei maledetti mahkra e ce la faremo contro delle semplici meduse. Queste non sono delle creature di un altro mondo, di un'altra realtà: sono bestie colossali, ma contro le quali possiamo combattere ad armi pari. D'accordo?! »
« S-sì… » annuì egli, rispondendole con un sorriso tirato « Fai attenzione, però. Ho già perduto mia sorella e non voglio perdere anche te. D'accordo?! »

Midda sorrise a quelle parole, ricordando la splendida Ja'Nihr, sorella maggiore di Av'Fahr. Ella, come anche Salge, era morta per mano di due traditori mischiatisi fra il secondo equipaggio della Jol'Ange, presunti compagni di Noal, Av'Fahr e Masva che, tuttavia, altro non erano che pirati fedeli a Nissa e da questa incaricati di restare a bordo della goletta in attesa del ritorno della sua gemella, per poi spargere, attorno a lei, l'orrendo odore della morte. A mani nude, Av'Fahr aveva spaccato la testa a uno dei due assassini, comprimendola e facendola esplodere quale un frutto troppo maturo: malgrado ciò, il dolore per la perdita di Ja'Nihr non si era mai attenuato in lui e, in quelle parole, apparve finalmente chiaro come l'affetto da lungo tempo dimostrato verso la mercenaria non avrebbe dovuto essere considerato dimostrazione di un interesse amatorio, quanto e solo di un legame fraterno, quasi ella avesse surrogato, nella vita dell'uomo, il ruolo prima proprio della sorella perduta, sottrattagli con la violenza e l'inganno.
Un sentimento, questo, che non avrebbe potuto ovviare a inorgoglire la stessa donna guerriero, e, innanzi al quale rispose con una carezza, sul volto, e un bacio, accanto alle sue labbra.

« Cerca di non farmi smarrire alla deriva… e ti garantisco che tornerò a bordo. » lo rassicurò ella, separandosi da lui e, agilmente, saltando al di sopra del parapetto, pronta a lasciarsi andare dietro la poppa della nave, in un gesto che avrebbe potuto ucciderla se solo Av'Fahr non l'avesse sorretta.