11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

mercoledì 27 giugno 2012

1621


N
on appena la Jol'Ange fu avvistata dalle navi più esterne fra quelle ancorate attorno all'isola di Rogautt, interminabili apparvero gli istanti nel corso dei quali il futuro della goletta e dei suoi occupanti venne deciso da parte di quel presidio. Istanti nel corso dei quali, inoltre e in verità, la bandiera bianca sventolante sulla punta dell'albero di maestra apparve quasi perdere di significato, innanzi all'eventualità dell'immediato inizio di un conflitto con quei pirati. Malgrado ogni legittimo timore da parte dei nuovi giunti, comunque, alcuno a Rogautt avrebbe potuto considerarsi disinformato nel merito di chi sarebbe dovuta giungere all'isola, entro la scadenza ormai terribilmente prossima. Solo pochi giorni, infatti, separavano il tempo presente dal termine sancito dalla regina dei pirati per la sopravvivenza dei suoi due prigionieri, di Camne Marge e di Hui-Wen, in una temibile prossimità a quello che, per i due malcapitati, suoi prigionieri, sarebbe potuto essere l'ultimo istante di vita. Pochi giorni che, tuttavia, erano stati rispettati e che, in ciò, non avrebbero più dovuto proiettare, nel proprio inesorabile succedersi, alcuna ulteriore minaccia.
Così, ove anche a bordo della Jol'Ange tutti ebbero di che temere l'inizio di una sanguinosa battaglia, innanzi al pensiero della quale, comunque, si sarebbero proposti tutti egualmente pronti; non un solo grido d'avvertimento venne levato nella loro direzione da parte dei possibili antagonisti ed, eccezion fatta per inevitabili sguardi curiosi, alcun ulteriore interesse venne loro rivolto, concedendo alla goletta, in tal modo, di avanzare verso l'isola, attraverso il più vicino fra tutti i corridoi d'acqua loro concessi. E in grazia a tutto ciò, ove ve ne sarebbe potuta essere necessità, il potere di Nissa Bontor trovò ulteriore occasione di conferma e di evidenza, sì indiscusso al punto tale da imporre l'ordine sui propri sudditi, sulle proprie fedeli truppe, anche senza un proprio intervento diretto in tal senso, anche senza una propria parola esplicita a rimembrare già scanditi ordini. Perché in assenza di una tale autorità qual guida per tutta quella gente, per tutti quei pirati, difficilmente gli stessi avrebbero potuto sopportare quietamente la reciproca presenza… in alcuna misura quella di un altro equipaggio di non pirati, che allora sarebbe stato sicuramente inquadrato qual preda e non quale ospite da rispettare nella propria avanzata.
Progredendo, quindi, all'interno dell'incredibile e indescrivibile schieramento di navi, la Jol'Ange poté veleggiare quietamente fino alla stessa isola di Rogautt, e a un molo indiscutibilmente lasciato libero proprio per loro, e sul quale, già, una delegazione la stava attendendo, segnalando l'invito a lì ormeggiare attraverso una sequenza di segnali luminosi offerta per mezzo una lastra di metallo lucente e argentato, secondo un cifrario apparentemente simile a quelli utilizzati in altre isole del sud, e pur, in minima parte, originale quale quello di ogni porto, tale da permettere, reciprocamente, un immediata identificazione in casi nei quali l'identità delle parti in giuoco non fosse stata trasparente così come era in quel momento. A tali segnali, alcuno sulla goletta si prese incarico di rispondere, ove la ragione base utile a impegnarsi in tal senso sarebbe potuta essere allora riconosciuta in un semplice esercizio di stile.

« Mi raccomando… » scandì la Figlia di Marr'Mahew, portando quasi con distrazione la mancina innanzi a viso, e alle labbra, con l'intento di non rendere ad alcuno possibile intuire le sue parole attraverso il semplice movimento della sua bocca « Qualunque cosa accada, atteniamoci al piano. E soprattutto voi due, non dimenticatevi cosa dovete fare. » ricordò a beneficio di tutti e, in particolar luogo, di Howe e di Be'Wahr, ai quali era stato allora offerto un ruolo di tutt'altro che secondo piano nella questione.

Per merito dell'abilità al timone di capitan Noal, l'attracco fu questione di poche e semplici manovre, in conseguenza alle quali la Jol'Ange scivolò delicatamente sulle acque iniziando a rallentare, per poi fermarsi completamente, proprio accanto al molto ove era stato loro indicato di porsi.
E lì sopraggiunti, fu la stessa donna guerriero a gettare la cima ai pirati in loro attesa, offrendo agli stessi un inevitabile gesto di saluto e poche, misurate, parole scandite per l'occasione con voce terribilmente roca, tale da renderla quasi irriconoscibile persino all'orecchio di chi a lei vicino da oltre tre lustri.

« Ma che bel comitato di accoglienza! » esclamò, sorridendo apertamente, non dimostrando la benché minima irrequietezza, non desiderando concedere né a loro, né ad altri tale soddisfazione « Sono felice di vedere come la mia sorellina non abbia trascurato nulla nell'accoglierci. Aspettate un solo istante, che sistemiamo la passerella, e vengo a baciarvi tutti quanti! »
« Midda Bontor? » domandò uno dei pirati, avanzando innanzi agli altri, e squadrandola con aria incuriosita, nel trasparente desiderio di verificare quanto la supposta somiglianza fra lei e la regina dell'isola avesse da considerarsi confermata, per così come solo due gemelle avrebbero potuto palesare.
« In seno, lentiggini e ossa! » replicò ella, sempre con voce roca, tale da stuzzicare in tal senso l'attenzione di ognuno presente su quel molo, nella volontà di comprendere da dove derivasse simile anomalia in un quadro, altrimenti perfetto « Non pretendo di essere in forma smagliante, dopo l'accidenti che mi sono presa a seguito di un combattimento subacqueo con una medusa gigante, ma non mi posso neppure lamentare. » puntualizzò, dimostrando di aver intuito i pensieri degli uomini e delle donne lì a lei rivolti con la propria attenzione.
« Una medusa gigante? » ripeté e questionò il suo primo interlocutore, osservandola ora con un giusto stupore in conseguenza alle parole da lei appena pronunciate.
« Hai dei problemi d'udito, ragazzo mio?! » ridacchiò la mercenaria, mostrando una lunga fila di denti bianchi fra due carnose labbra « E' un peccato che alla tua giovane età già né soffra in tal modo. Timpani bucati… forse? » ipotizzò, esprimendosi con grazia fra il serio e il faceto, in misura tale che non fosse comprensibile se ella stesse canzonando l'altro oppure avesse veramente a cuore la sua salute.

Nel contempo di tale scambio di battute, Av'Fahr e Be'Wahr cooperarono per sistemare la passerella, utile a collegare il ponte della goletta con il molo, qualche piede più in basso. E non appena questa fu disposta, fu capitan Noal, e non Midda Bontor, il primo a presentarsi all'estremità superiore della medesima.

« Il mio nome è Noal Kedrih, capitano della Jol'Ange. » annunciò prendendo voce, quasi qualcuno fra i presenti sul molo sottostante avessero vantato un qualunque interesse nei suoi confronti, come altresì non era avvenuto « Colei che definite vostra regina ha preso in ostaggio due membri del mio equipaggio. E sono giunto fino a qui per pretenderne la liberazione. »
« Capitano… » lo apostrofò il "sordo", storcendo le labbra di fronte alla supponenza da questi volutamente dimostrata « Di cosa tu possa desiderare o pretendere non importa ad alcuno fra noi. O ad alcuno in tutta Rogautt. » osservò, con assoluta serenità, la stessa che avrebbe potuto impiegare per dichiarare il proprio nome e il proprio grado, così come, tuttavia, non fece « E se ora tu e il tuo equipaggio avrete la cortesia di scendere dalla nave e consegnarci le vostre armi, ci risparmierete l'antipatico ingombro di salire a bordo e pretenderle con la forza. »
« Ehy… ehy… calmatevi tutti, o rischierò di affogare sommersa da tutto questo sfoggio di mascolina virilità. » riprese voce la Figlia di Marr'Mahew, intervenendo fra il capitano e il pirata « Siamo venuti qui in pace e intendiamo andarcene tutti in pace… quindi non c'è alcun bisogno di giocare a fare i galli nel pollaio, per vedere chi ha la cresta più bella. »

E così dicendo si affiancò al capitano e lo superò, iniziando a ridiscendere la passerella e a dirigersi, con trasparente tranquillità verso il molo e i pirati, con la propria famosa spada bastarda nel fodero al proprio fianco destro, e una sacca ciondolante legata al fianco sinistro, contenente quanto preteso dalla sua gemella in cambio della libertà dei prigionieri: i potenti scettri del faraone.

martedì 26 giugno 2012

1620


R
ogautt. L'isola dei pirati.

Sino a una dozzina d'anni prima, Rogautt era un'isola come molte, nei mari del sud. Non particolarmente grossa, non particolarmente importante, e neppure appartenente a un qualche arcipelago, la gente di Rogautt aveva da sempre vissuto una vita tranquilla, lontano dal caotico fremere del resto del mondo, godendo della propria solitudine tale per cui solo una o due visite all'anno erano previste nelle comuni rotte commerciali, utili, invero, soltanto a ricordare che, oltre la linea dell'orizzonte, esisteva qualcos'altro. Non necessariamente peggiore, ma neppure inderogabilmente migliore, così come un forestiero avrebbe potuto troppo frettolosamente classificare il mondo estraneo a quell'isola di pace e di tranquillità.
Sino a una dozzina d'anni prima, nella storia di Rogautt era ricordato un solo omicidio. Un atto di gelosia da parte di un giovane nei riguardi di un contendente alla mano della medesima fanciulla. A seguito di tale orrore, l'assassino era stato caricato su una barca insieme a più viveri di quelli di cui avrebbe potuto avere bisogno, ed era stato condannato all'esilio.
Di quel giovane non si era avuta più alcuna notizia, e, da dopo quegli eventi, in Rogautt era persino venuto meno il concetto di matrimonio, così come inteso nelle altre isole, o nel continente lontano, a settentrione. L'idea che la monogamia potesse essere divenuta, fosse anche per un singolo episodio, ragione di disordine all'interno di un sistema pacifico e sereno quale quello lì imperante, aveva segnato tanto l'opinione pubblica da preferire rinunciare all'idea primordiale di moglie e di marito, in funzione di quella di semplici appartenenti alla comunità. Così, rispettando semplicemente il concetto di incesto, onde evitare deficienze nella progenie, all'interno dell'isola tutti erano divenuti potenzialmente compagni di tutti, uomini e donne, senza distinzione di sesso o di età. Un concetto che agli occhi di un qualunque forestiero avrebbe potuto apparire a dir poco improbabile, ma che nella serenità di quell'isola sperduta era stato attuato in maniera assolutamente pacifica, permettendo di superare, in tal modo, anche l'ultimo limite individualistico che avrebbe potuto lì sussistere, ove già la proprietà privata o la ricchezza, in quelle ristrette lande era venuto totalmente a decadere, qual una complicazione inutile e potenzialmente dannosa.
Sino a una dozzina d'anni prima, pertanto, Rogautt aveva goduto di una pace secolare, forse millenaria, caratteristica di un popolo che aveva completamente dimenticato, fra le molte cose, il concetto di lotta, pur istintivo e innato in ogni appartenente al Creato. Errore fatale, quello degli abitanti di Rogautt, dal momento in cui il giorno in cui cinque navi di pirati spinsero le loro brame a quel territorio praticamente perfetto per i loro scopi, nulla, o quasi, restò di loro.
A individuare l'isola, vuole la leggenda, fosse stata la stessa Nissa Bontor. Ella, in un primo momento, aveva raccomandato ai tagliagole suoi seguaci di comportarsi in maniera integerrima nel confronto con quelle persone, in attesa del momento giusto per agire. Momento che giunse non appena fu trasparente che alcuno fra quegli uomini, né tantomeno fra quelle donne, avrebbe mai levato neppure la voce per difendersi. E così, in una mattina come tante, ella diede l'ordine di prendere possesso di quella terra, di quelle case, e di quella gente, trasformando quell'isola nella capitale del suo impero nascente.
Sia gli uomini che le donne di Rogautt, in quel giorno, riscoprirono la violenza dimenticata. E la riscoprirono nel modo peggiore. I primi venendo quasi completamente sgozzati, e arrossando con il proprio sangue le bianche spiagge di quell'isola paradisiaca. Le seconde venendo violentate, stuprate senza pietà alcuna, le più forti fra loro, quelle sopravvissute all'orrore, da allora trasformate in semplici meretrici, senza neppure godere della stessa dignità che sarebbe stata loro concessa altrove. Solo ai bambini non venne fatto alcun male. Al contrario, essi vennero preservati dall'orrore che si scatenò attorno a loro, accolti tutti quali figli adottivi di una comune madre. Una madre che, malgrado tutto, non ebbero problemi ad accettare laddove, da troppo tempo era stato negato loro un concetto tradizionale di famiglia.
Così, una dozzina d'anni prima, Rogautt divenne la capitale di un nuovo regno. Il regno che Nissa Bontor, l'incredibile regina dei pirati, volle erigere con le proprie mani, riunendo a sé tutta la più disordinata feccia dei mari, e trasformando un simile ammasso di assassini e predoni in una flotta coesa, una flotta in contrasto alla quale alcun regno, alcun sovrano, avrebbe avuto una qualche speranza di futuro.

Dopo quei dodici anni, anno più, anno meno, Rogautt, un tempo isola felice, di pace e amore, si palesò agli occhi dell'equipaggio della Jol'Ange come solo una capitale avrebbe potuto palesarsi: affollata.
Le acque circondanti l'isola, per più di una decina di miglia, erano spartite fra un numero improbabilmente censibile di navi. Navi grandi, navi medie, a volte persino piccole, nulla di più della Jol'Ange o persino meno. Eppure lì presenti, in una quantità sì elevata che neppure nei più grandi porti del continente ci si sarebbe potuti attendere un simile spettacolo. Non decine, non centinaia, ma addirittura migliaia erano le navi lì ordinatamente disposte secondo un tracciato regolare e, sicuramente, regolamentato, tale per cui non sarebbe stato neppur necessario disporre delle boe per marcare i vari punti d'ormeggio. Boe, comunque, che lì non mancavano, e che definivano, immancabilmente, anche dei regolari corridoi d'accesso, in grazia ai quali anche le navi più grandi avrebbero potuto muoversi senza rischi all'interno di quel vasto dedalo, ormeggiandosi ove loro designato e, lì sopraggiunte, calando in mare le scialuppe in grazia alle quali una parte dell'equipaggio, o la sua totalità, avrebbero potuto raggiungere l'isola e tutto ciò che lì attendeva uomini, nella maggior parte, e donne, in una minor percentuale, bramosi di sciacquare la salsedine dalle proprie gole con dell'ottima birra, vino o rum, e di distendere le proprie membra provate in grazia di piacevoli intrattenimenti.
In Rogautt, così come a Kriarya, la città del peccato, capitale dell'omonima provincia del regno di Kofreya, era stato così instaurato un ordine estraneo a qualunque comune concetto di ordine. E se in Kriarya erano mercenari e assassini, ladri e prostitute, a regnare incontrastati, a Rogautt erano i pirati, i peggiori criminali che i mari avrebbero mai potuto ospitare.

« Eccoci arrivati… » annunciò Noal, al proprio equipaggio, scorrendo con lo sguardo uno a uno i propri attuali compagni di ventura « Se mai è esistito un luogo di dolore e di dannazione, io credo che quello che abbiamo davanti gli assomigli molto. » commentò poi, tutt'altro che entusiasta, al pari di un qualunque figlio dei mari, di avere a che fare con dei pirati. Con migliaia, milioni, forse, di pirati.
« Dicevano così anche di Kriarya… » osservò Be'Wahr, con una certa ingenuità, nel non essersi mai confrontato con il vero volto della città del peccato né, tantomeno, con dei pirati « Però poi non si è rivelata tutto questo orrore. » puntualizzò, a tranquillizzare se stesso e i propri compagni.
« Ognuna delle navi che abbiamo di fronte conterà almeno una decina di uomini e donne d'equipaggio. » puntualizzò il capitano, in risposta a quell'osservazione « In verità la maggior parte anche più. » soggiunse, aggrottando la fronte « Ora poniamo il fatto che siano soltanto mille navi. E non lo sono. Ma poniamo il fatto che siano solo mille. Questo ci porta ad almeno diecimila pirati, fra uomini e donne. »
« Almeno diecimila, in realtà sicuramente almeno dieci volte tanto, fra uomini e donne animati dall'unico desiderio di ucciderci. » intervenne e proseguì la Figlia di Marr'Mahew, storcendo le labbra verso il basso nell'osservare quell'insano spettacolo « Signori… non so quanta fiducia abbiate in me, ma se credete che io possa fronteggiare un numero così elevato di avversari. Beh. Vi state sbagliando. » ammise, in tutta onestà, inspirando ed espirando profondamente nel forte contrasto di emozioni del momento.
« Speriamo che non ve ne sia bisogno… » sancì Av'Fahr, deglutendo e stringendo con forza la lancia un tempo appartenuta a sua sorella Ja'Nihr « Ma se fossimo costretti con le spalle al muro. Beh. Cercheremo di portarne con noi il maggior numero possibile. » soggiunse, quasi facendo il verso alla donna guerriero, seppur involontariamente « Per Ja'Nihr. E per Salge e Berah. »
« E per noi stessi. » annuì Noal, approvando quelle parole e, in ciò, rendendole proprie.

lunedì 25 giugno 2012

1619


D
opo quel primo dialogo con Be'Sihl, sostanzialmente tale per quanto avesse parlato solo lui, intuendo le sue repliche ancor prima che ella potesse elaborarle verbalmente; nelle ore successive Midda ebbe occasione di ricostruire con cura del dettaglio quanto avvenuto dopo la sua perdita di sensi, ricevendo la visita di tutti gli attuali membri dell'equipaggio della Jol'Ange, ospiti inclusi.
Ognuno, infatti, si dimostrò più che desideroso di assicurarsi personalmente del suo stato di salute, chi perché coinvolto in prima persona in quegli eventi, chi perché interessato nelle cure a lei somministrate allo scopo di epurarla dalle tossine della medusa, chi, ancora, per affetto nei suoi riguardi o per mera curiosità personale, nel non voler essere escluso da quella sorta di pellegrinaggio verso una figura tanto controversa nella propria fama. Ella, infatti, sebbene avesse da considerarsi ultimo retaggio del primo equipaggio della Jol'Ange, quello antecedente a Noal, Av'Fahr e Masva, aveva purtroppo legato il proprio nome a troppi eventi infausti avvenuti a bordo di quella goletta, così come a molti straordinari trionfi per il suo equipaggio, al punto tale da rendere difficile comprendere quanto ella avesse da considerarsi una sventura per tutti loro, o, piuttosto, una benedizione divina. Un dono dal cielo.
Ciò che, comunque, fu più che chiaro alla mercenaria ancor prima che chiunque le rivolgesse parola in merito a quanto avvenuto, fu come, necessariamente, la medusa gigante avesse da considerarsi una minaccia passata, un orrore ormai appartenente alla Storia, nel merito del quale tutti, a bordo della Jol'Ange, avrebbero avuto ragione, e autorità, per offrire al mondo la propria versione dei fatti, sincera o no che questa avrebbe potuto essere riconosciuta.

« Quando sono risalita in superficie, ero certa che anche tu non avresti tardato a seguirmi. » spiegò Masva, provata anch'ella, seppur in misura minore rispetto alla Figlia di Marr'Mahew « Ma a ogni secondo trascorso, era in me il timore che non ce l'avresti fatta. Così, quando ormai stavo iniziando a uscire di senno nel timore del tuo fato, ho ordinato a Av'Fahr di tirarti fuori. » sancì, assumendosi, ove necessario, la responsabilità per una scelta che avrebbe potuto essere considerata errata, se solo non fosse stata compiuta nel momento più adeguato, più idoneo, utile a salvarle la vita piuttosto che a crearle disagio.
« Non è stato facile. Non ho imbarazzo ad ammetterlo. » scosse il capo il colosso nero, riprendendo in una visita successiva la spiegazione degli eventi, per così come vissuti dal suo punto di vista « Se, in condizioni normali, sarei in grado di sollevarti con una mano, o almeno credo, in quell'occasione mi parve di star tirando fuori dall'acqua una dannata balena… o giù di lì. Senza offesa in merito al tuo peso, s'intende. » puntualizzò immediatamente, desiderando puntualizzare l'impegno necessario a estrarla dalla morsa delle acque, e forse persino della medusa, ove ella non era certa di essere riuscita a liberarsi come i suoi ricordi confusi volevano lasciarle credere.
« Issare Masva a bordo non fu complesso. » specificò il biondo e muscoloso Be'Wahr, anch'egli spettatore diretto degli eventi, ove presente proprio accanto ad Av'Fahr « E' straordinariamente leggera, oltre che indubbiamente sensuale… » soggiunse, qual confidenza verso chi, sapeva, sarebbe stata capace di mantenere per sé quel commento « E prim'ancora che l'altro potesse trarti fuori dalle acque, ella era già oltre la balaustra, dando sfogo alle sue preoccupazioni per la tua sorte e incitandomi a collaborare nel sollevarti a bordo. Non che, ovviamente, il tuo protettore fosse allora concorde con un mio intervento in suo, e tuo, aiuto. Orgoglio, credo… »
« Il tuo amico Be'Wahr si era offerto di aiutarmi. » non negò, in un momento separato, il figlio dei regni desertici centrali « Ma… diamine: questi muscoli serviranno a qualcosa o no?! » domandò, con tono retorico, nell'indicare il proprio stesso corpo « Forse sarà stato orgoglio, gelosia o forse idiozia, ma volevo essere io a prendermi cura ti te. Del resto ti eri affidata a me… e non a lui! »
« Al di là di ogni possibile polemica sulle sue scelte… Av'Fahr alla fine ce l'ha fatta. » osservò Noal, difendendo in maniera ovvia e naturale l'operato del proprio collaboratore, del proprio amico e compagno di mille avventure « Ti ha tirata fuori dall'acqua, più morta che viva. E quando ci siamo resi conto delle tue condizioni, abbiamo tutti temuto che fosse troppo tardi per fare qualcosa. Qualunque cosa… »
« Ovviamente non ho voluto accettare neppure per un istante l'idea che potesse essere sufficiente qualche sorso d'acqua per ucciderti. » puntualizzò Howe, lo shar'tiagho fratello di vita di Be'Wahr, nella propria personale cronaca degli eventi « Seem stava gridando come una verginella spaventata, Be'Wahr era sul punto di piangere, e il tuo Be'Sihl non era messo un gran che meglio. Ma, io… io sì che sono rimasto padrone di me e ho subito detto a tutti… »
« "No! Dei non è possibile! No… non Midda!". » sorrise il biondo mercenario, nel proporre una personale imitazione della reazione del proprio sodale di sempre, per così come da lui rimembrata « Te lo giuro, Midda. Se non era amore quello, non so proprio in quale altro modo classificarlo. Persino il tuo Be'Sihl si è mostrato per un attimo in imbarazzo a tanta manifesta adorazione. » ridacchiò, più che contento, per una volta tanto, di ironizzare sul proprio sempre troppo sarcastico compare.
« In quel momento, mia signora, io credo di essere rimasto così traumatizzato da non essere riuscito né a muovermi, né a parlare. In effetti neppure a pensare ove, ti domando perdono, non sono riuscito a seguire puntualmente l'evolversi degli eventi. » riportò il suo giovane scudiero, esprimendosi con totale onestà innanzi a lei, solo in sua presenza tale per cui non vi sarebbe potuta essere ragione di vergogna nelle sue parole « Quello che so è che quando mi sono ripreso, tu stavi venendo condotta da Be'Sihl in questo alloggio, per riposare e riprenderti da tutto quello che avevi passato. »
« Il capitano, come ovvio che sia, ha saputo immediatamente come muoversi e cosa dover fare per salvarti la vita. » testimoniò l'ancor più giovane Ifra, tessendo necessariamente, e meritatamente, le lodi al proprio comandante « Ha inteso subito che era necessario rianimarti, e, per questo, non si è fatto inibizioni alcune ad agire come era giusto agire. » spiegò, arrossendo appena in quelle parole, così come, sicuramente, Noal non aveva fatto, dopotutto neppure interessato alle sue forme femminili così come, chiaramente, avrebbe potuto esserlo lo stesso suo interlocutore, in quel momento, o qualunque altro componente maschile di quell'equipaggio « E ti ha salvato la vita. »
« Quando si raccoglie qualcuno dal mare, sono solo due le azioni che si possono compiere… » minimizzò il capitano della Jol'Ange, non desiderando rendere eccessivo merito alle proprie azioni con la modestia necessaria a ogni buon comandante al fine di non premettere la propria figura innanzi a quella di ogni membro del proprio equipaggio « Tentare di cavare tutta l'acqua dai polmoni del malcapitato. E pregare Tarth affinché non pretenda quell'anima qual propria, qual sacrificio nel proprio nome. » definì, citando in tali parole il corrispondente maschile della dea Thyres tanto cara alla Figlia di Marr'Mahew, nonché prima divinità di tutto il territorio del vasto regno di Tranith, in minima parte peninsulare, il resto insulare, attraverso i mari quale la Jol'Ange, da sempre, aveva tracciato le proprie rotte.
« Fortunatamente gli dei ti preferiscono da questa parte, piuttosto che dall'altra. Probabilmente temono i danni che potresti fare… » sorrise Av'Fahr, apparentemente beffardo, ma al di là di tale virile e insensibile maschera, sinceramente lieto per quanto accaduto « E così, eccoti qui… costretta a letto, con la prospettiva di oziare pigramente magari sino alle porte di Rogautt! » la canzonò, nel mentre in cui ella si allungò a cercare qualcosa da potergli gettare dietro… qualunque cosa avesse trovato.

Al di là dell'ironia, comunque, quanto previsto dall'uomo sarebbe effettivamente occorso se solo ella non fosse stata la donna che, comunque, era. Perché l'ustione prodotta dal contatto con il tentacolo della medusa pretese tempo per essere riassorbita, e se ella non fosse stata così testarda da disinteressarsi a qualunque consiglio offertole, da Noal così come da Be'Sihl o da chiunque altro, difficilmente avrebbe trovato le energie per lasciare quella branda e per riprendere, dopo neppure ventiquattro ore, il proprio lavoro sulla Jol'Ange. Con meno energie di prima, con meno agilità rispetto alla propria consueta forma, e pur presente, ferma e irrefrenabile nel proprio operato.