11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

venerdì 25 dicembre 2020

3501

 

Se una distanza di ancora un’ora, o poco meno, nel confronto con il proprio obiettivo, ossia nel confronto con tutta la popolazione scomparsa da Kriarya, avrebbe avuto a poter essere ipoteticamente stimata nel momento in cui Midda e Lys’sh avevano ritrovato Lora; le diverse interruzioni che erano state loro imposte, prima a opera della Confraternita del Tramonto, e poi della manticora, dovevano aver necessariamente visto crescere tale tempo, tale distanza. Non un crescita a doversi intendere in termini ineluttabilmente preoccupanti, ove non avrebbe avuto a dover essere trascurato quanto, comunque, loro si stessero muovendo a cavallo, mentre tutti gli altri fossero a piedi; e, ciò non di meno, una crescita in termini comunque utili a veder aumentare il vantaggio del gruppo rispetto a loro e, soprattutto, il vantaggio di chiunque fosse dietro a tutto ciò... ossia Nissa Bontor, probabilmente.
E Midda Bontor, non senza giuste motivazioni a margine di ciò, non avrebbe avuto piacere a concedere alla propria gemella un solo istante di tempo in più del dovuto in compagnia di un numero così esorbitante di ostaggi, nonché della sostanziale totalità della propria famiglia, nel comprensibile timore di quanto ella avrebbe potuto compiere a loro discapito prima del suo arrivo. E quanto avrebbe potuto compiere a loro discapito in maniera consapevole o, peggio ancora, inconsapevole.
Sì... perché purtroppo i propri figli, quella dolcissima coppia di frugoletti rispondenti al nome di Tagae e Liagu, non avrebbero avuto a dover essere dimenticati qual una vera e propria bomba batteriologica pronta a esplodere da un momento all’altro, nel momento in cui i due fossero stati inavvertitamente separati per una distanza superiore a pochi passi: una maledizione per la quale aver a dover essere grati alla stessa organizzazione criminale all’interno della quale Lora Gron’d era impiegata nel giorno in cui il suo destino si era incrociato con quello della Figlia di Marr’Mahew, ed ella era tragicamente e prematuramente morta senza, in effetti, avere neppure occasione di comprendere il perché della cosa. Dal proprio personale punto di vista, infatti, la Loor’Nos-Kahn non avrebbe avuto a dover essere intesa se non al pari di una qualsiasi, altra organizzazione interplanetaria, con interessi economici in dozzine e dozzine di diversi sistemi solari, fra cui anche il sistema binario di Fodrair, all’interno del quale, all’epoca, ella viveva. Purtroppo, dietro a una facciata di tutto rispetto, la Loor’Nos-Kahn celava un animo oscuro, e un animo oscuro che la stessa Midda Bontor aveva avuto occasione di scoprire proprio lì sul quarto pianeta di quel sistema binario, nella città di Thermora, là dove, per pura casualità, era intervenuta in soccorso di due bambini spaventati, in fuga da uomini armati e tutt’altro che ben intenzionati nei loro riguardi, nel più completo disinteresse del mondo a essi circostante, troppo concentrato sugli schermi dei propri dispositivi elettronici per potersi rendere conto del sopruso che lì si stava quindi compiendo.
E se, alla fine di tutta quella vicenda, e di una vicenda molto più lunga e complessa di quanto Midda Bontor avrebbe mai potuto avere a desiderare potesse essere, Tagae e Liagu avevano riacquistato la propria libertà, prima negata; gli effetti più negativi degli esperimenti su di loro condotti dalla Loor’Nos-Kahn sui loro corpicini non avevano potuto essere cancellati. E, così, i due bambini erano rimasti, a tutti gli effetti, ingredienti di una terrificante arma di distruzione di massa, e un’arma batteriologica, che avrebbe potuto sterminare ogni essere umano su un intero pianeta nel giro di pochi giorni. E un’arma che avrebbe potuto essere innescata semplicemente nel vederli separarsi l’uno dall’altra.
Nel merito di ciò, ovviamente, in pochi conoscevano dettagli: Midda e Be’Sihl, certamente, così come anche Duva e Lys’sh, che per prime avevano avuto occasione accogliere quei due “nipoti” nelle proprie vite, e, ancora, pochi, pochissimi altri, in un segreto che avrebbe avuto a dover essere gelosamente custodito per ovviare a qualsiasi genere di negative conseguenze da un possibile pubblico dominio di tale informazione. Anche, infatti, senza arrivare a presumere i più folli intenti genocidi che avrebbe potuto sospingere qualche pazzo a rapire i due bambini per impiegarli in accordo a quanto la Loor’Nos-Kahn li aveva destinati a essere; non avrebbe potuto essere ignorato il rischio di un’isteria di massa innanzi all’idea della devastante pericolosità di quei pargoli, tale per cui troppo facile sarebbe stato arrivare a un qualche, assurdo, autodafé nel tentativo di contenere il pericolo da loro rappresentato. Motivo più che sensato per mantenere, quindi, il riserbo sulla cosa.
Purtroppo, in tale riserbo, chiunque avesse portato via i bambini dal loro letto, avrebbe avuto a doversi riconoscere anche potenzialmente armato di un’arma di distruzione di massa. E un’arma di distruzione di massa che, ove anche e soltanto involontariamente attivata, avrebbe potuto sancire la fine di tutto su quel mondo. O, quantomeno, la fine di tutta l’umanità su quel pianeta, lasciando il mondo in eredità a tutti i non umani e, ovviamente, ai ritornati, nonché agli stessi Tagae e Liagu... i soli che sarebbero allor sopravvissuti a se stessi!

Questi, e molti altri pensieri, affollavano la mente di Midda Bontor allo scoccare della seconda ora da quando Lys’sh e lei erano partite da Kriarya all’inseguimento degli scomparsi. E benché ella cercasse di non riservarsi ragione di eccessiva ansia a confronto con quelle ipotesi, e quelle ipotesi che, pur, in assenza di riscontro, avrebbero avuto a dover essere considerate al pari di mere illazioni; ipocrita sarebbe stato da parte sua negare un crescente stato di inquietudine.

« Dannazione! » si concesse di ringhiare improvvisamente, nel rendersi conto di quanto stavano tardando nel raggiungere il gruppo degli scomparsi.
« Che succede...?! » domandò Lys’sh, fraintendendo il senso di quell’esclamazione improvvisa e credendo che la sorellona avesse avuto occasione di individuare qualcosa di strano all’orizzonte, là dove ella non avrebbe avuto a poter spingere efficacemente il proprio sguardo.
« Niente. » replicò tuttavia la donna guerriero, storcendo le labbra verso il basso « Voglio solo riuscire a raggiungere tutta la gente di Kriarya... i nostri amici, la nostra famiglia... al più presto. E voglio avere occasione di mettere le mani su chiunque stia reinterpretando a modo suo il pifferaio di Hameln. »
« Immagino che non sopravviverà... » osservò pragmatica Lora, aggrottando appena la fronte « ... o ti riserverai ancora qualche scrupolo di coscienza anche contro costui o costei...?! »
« Diciamo che non sono propriamente dell’umore giusto per risparmiare qualcuno. » puntualizzò la Figlia di Marr’Mahew, non apprezzando l’idea di star già sostanzialmente pianificando un omicidio, e, ciò non di meno, non volendo negare l’evidenza di quanto, in quel frangente, ella avrebbe ben volentieri fatto a pezzi a mani nude chiunque colpevole di tutto quello.
« A me basta ritrovare Korl e assicurarmi che stia bene... » commentò quasi fra sé e sé la donna gatto « So che sembra stupido da parte mia preoccuparmi, nel considerare che siamo dei ritornati. Ma... per così come si è dimostrato vulnerabile a quel dannato flauto, non vorrei che potesse scoprirsi vulnerabile ad altro. O, peggio, scomparire in una grotta, come i bambini della storia che ci hai raccontato. »
« Non è stupido. » negò tuttavia Lys’sh, accennando un quieto sorriso verso la compagna di viaggio « E’ la stessa cosa che desiderio io per... » iniziò a dire, evidentemente sovrappensiero, salvo tuttavia rendersi conto di star parlando un po’ troppo e fermarsi di colpo, un attimo prima di arrivare a un nome che, ancora, avrebbe preferito mantenere riservato.
« ... il tuo amante segreto?! » sorrise Midda, non potendo ovviare a provare nostalgia a confronto con l’assenza di Duva, la quale certamente si sarebbe entusiasmata all’idea di poter scoprire qualche dettaglio in più nel merito di quella misteriosa figura, e della misteriosa figura che già da qualche tempo sapevano avesse a condividere stabilmente il letto della giovane ofidiana, per quanto ella non desiderasse condividere neppure con loro la di lui identità « Non dirmi che ti stava per sfuggire il nome, e che Duva non era qui per sentirlo. »
« Una ragione in più per evitare di fare rivelazioni scandalose proprio in questo momento, non trovi?! » ironizzò l’altra, ammiccando verso di lei « Sarebbe imporre un torto troppo grave alla nostra amica purtroppo assente! »

giovedì 24 dicembre 2020

3500

 

Smembrati gli zombie, e racchiusi i loro pezzi all’interno di alcuni sacchi, in attesa del momento più opportuno per poterli affidare alle fiamme e, con esse, al riposo eterno, concedendo loro libertà da quella negromantica dannazione; Midda e Lys’sh poterono tornare a dedicarsi alla manticora, e alla manticora l’insistenza della quale a discapito della picca stava iniziando visibilmente a mettere alla prova la resistenza della stessa.

« Si sta agitando troppo. » suggerì l’ofidiana, scuotendo appena il capo « Malgrado sia impalata, c’è il rischio che non si riesca a legarla efficacemente se continua a muoversi così! »
« Procurami altre picche... » sospirò la Figlia di Marr’Mahew, non potendo fare a meno che concordare con l’opinione dell’amica « La inchioderò meglio al suolo. »
« Stai attenta... » le raccomandò, a distanza, là dove era ancora riversa scompostamente al suolo, Lora, in attesa che il proprio corpo finisse di ritrovare la propria integrità, restituendole libertà di movimento « ... a questo giro non ci sarò io a farti da puntaspilli! »
« Cercherò di non farmi beccare! » annuì per tutta risposta la donna guerriero, preparandosi alla nuova prova e a quella prova, ora, pur facilitata dalla minore libertà di movimento della propria antagonista.

In tal maniera, quindi, ebbe a riprendere quel bizzarro balletto fra la Figlia di Marr’Mahew e la manticora, fra balzi, capriole e violenti, violentissimi affondi di picche a discapito di quella creatura incapace a provare qualunque senso di dolore o pena per tanto infierire a suo discapito.
Un balletto che, a dispetto dei timori di Lora, non vide la donna guerriero dagli occhi color del ghiaccio essere raggiunta dalla violenza della propria avversaria; ma al termine del quale ebbe a mostrare quella creatura decisamente più vincolata al terreno di quanto già non si sarebbe potuta considerare pocanzi, con una seconda picca conficcata attraverso il cranio, una terza e una quarta nelle grosse chele anteriori, e una quinta e una sesta lungo l’estensione della sua pericolosa coda, in termini tali per cui ogni suo tentativo di ribellione si sarebbe visto preventivamente neutralizzato, almeno fino a quando le picche avessero continuato a reggere sotto la pressione della sua violenza.

« Abbiamo finito le picche! » comunicò Lys’sh, non senza un certo disappunto a confronto con l’assenza di ulteriori risorse da concedere alla propria amica.
« Non importa... » minimizzò l’altra, per tutta replica, nel balzare lontano dalla propria sempre più furente antagonista « ... queste dovrebbero essere sufficienti! » sancì, in un personale giudizio nel merito di quanto compiuto « Almeno per il momento. »

In effetti, affermare che la manticora stesse ponendo a dura prova la resistenza di quelle picche avrebbe avuto a doversi intendere semplice eufemismo: i tentativi di ribellione della creatura alla propria condizione, e a quella condizione non caratterizzata da pena fisica, quanto e soltanto da frustrazione emotiva, avrebbero avuto a potersi intendere più che trasparenti, nelle violente contrazioni che la stavano scuotendo, cercando di strappare dal suolo le picche e di riconquistare, in tal maniera, la propria libertà perduta.

« Abbiamo le corde...?! » domandò quindi la Figlia di Marr’Mahew, tornando a volgersi all’indirizzo della carovana, nella speranza avessero recuperato il materiale necessario.
« Eccole! » replicò puntualmente Cergi, accompagnato da altre tre persone, e lì conducendo all’attenzione della loro soccorritrice delle grosse funi, per così come richiesto, in grazia alle quali avere a poter assicurare più saldamente il mostro « E abbiamo anche portato i picchetti utili ad assicurarle al suolo. » soggiunse, in riferimento a qualcosa di non esplicitamente richiesto e, ciò non di meno, di obbligatoriamente necessario, laddove le funi, da sole, non sarebbero altrimenti servite a molto.
« Ottimo! » confermò la donna guerriero, più che soddisfatta da quell’utile presa di iniziativa « La manticora non dovrebbe essere in grado di muoversi... ma prestate comunque attenzione nell’avvicinarvi: non vorrei che riuscisse a liberarsi e a mietere nuove vittime. » raccomandò loro, richiedendo implicitamente la loro collaborazione per quell’ultima fase, in termini utili a velocizzare la cosa.
« Avete sentito la Campionessa...?! » esclamò Cergi, in direzione dei suoi « State all’erta... che quella dannata si è già portata via troppe brave persone, oggi! »

La nuova azione, quindi, ebbe lì a divenire corale, nel coinvolgimento collettivo di tutti gli uomini della carovana e, persino, di un paio di donne, le quali, a discapito delle indicazioni in senso contrario da parte dei propri compagni di viaggio, non si vollero tirare indietro. Non potendo contribuire, se pur in minima misura, alla sconfitta di quel mostro, e di quel mostro che aveva tolto loro chi lo sposo, chi il fratello, purtroppo annoverati all’interno delle già citate vittime della stessa manticora.
E se, per completare l’opera, Midda e Lys’sh, da sole, avrebbero necessariamente impiegato molto più tempo; quella cooperazione di gruppo portò a terminare il lavoro in pochi minuti, tendendo al di sopra del corpo della manticora non meno di trecento piedi di spessa corda, lì attorno assicurata con un paio di dozzine di picchetti profondamente piantati nel terreno, ad assicurare che non potesse avere a liberarsi... o, quantomeno, non in tempi così brevi.

« Signori... signore... non posso che dichiararmi semplicemente stupita dal vostro mirabile operato! » ammise a conclusione del lavoro la donna guerriero, accennando l’idea di un applauso in direzione dell’intero gruppo « Complimenti. Davvero! »
« Credo di poter parlare a nome di tutti nel dire che siamo noi a poterci affermare meravigliati dal vostro stupefacente intervento! » replicò allora Cergi, accennando un inchino in direzione delle proprie soccorritrici, non soltanto di Midda e Lys’sh, quant’anche di Lora, nel contempo risollevatasi da terra e tornata accanto alle proprie compagne d’armi « L’apparizione di quel mostro ci ha colto del tutto impreparati... e non oso immaginare cosa sarebbe potuto accadere se non avessimo avuto la fortuna di essere raggiunte dalla Figlia di Marr’Mahew e dalle sue straordinarie compagne, la Sterminatrice di Mostri e la Furia Nera. » soggiunse, conscio di quanto l’esito di quel confronto sarebbe stato decisamente diverso in assenza di quell’insperabile aiuto « Vi dobbiamo la vita... diteci, ve ne prego, in qual modo possiamo ripagarvi! »
« Non ve ne è bisogno... » minimizzò Midda, scuotendo appena il capo, più interessata ad avere possibilità di riprendere quanto prima il cammino che di lucrare attorno a quanto compiuto, anche ove esplicitamente invitata in tal direzione « Il nostro arrivo sarà stato sicuramente fortuito, ma ci ha distratte da un altro impegno. E, ora, è meglio per noi rimetterci in viaggio... o altre persone potrebbero rischiare di morire. »

Per un momento, un certo smarrimento non mancò di diffondersi fra gli sguardi dei presenti, degli uomini e delle donne della carovana, i quali, avendone la possibilità, avrebbero probabilmente richiesto che Midda Bontor e le sue sorelle di guerra avessero a continuare ad accompagnarli nel loro cammino, onde evitare il rischio di nuovi, sgradevoli incontri.
Ciò non di meno, il riferimento al fatto che altre persone stessero allor rischiando la vita non avrebbe potuto essere da loro ignorato, nel confronto con il dolore ancor troppo vivo per le perdite appena subite. E, in questo, nessuno avrebbe mai osato pretendere nulla da parte loro. Nulla di più di quanto, in fondo, non avessero giù fatto, prodigandosi in loro aiuto anche laddove avrebbero potuto quietamente proseguire oltre nel proprio cammino, abbandonandoli al loro tragico destino di morte. O, peggio ancora, di non morte.
Tuttavia Cergi Uthor non era quel genere di uomo che non avrebbe adeguatamente ricompensato colei che aveva appena salvato loro la vita. E, non potendo, chiaramente, concederle nulla di cui ella abbisognasse nell’immediato, egli ebbe a ripromettersi di riservarsi occasione di pareggiare i conti a tempo debito...

« E sia. » annuì pertanto « Ciò non di meno, rammenta il mio nome, o Campionessa: mi chiamo Cergi Uthor. E sulla mia stessa vita, io ti giuro che avrò a ricompensarti per quanto oggi hai fatto. »
« Ti ringrazio, Cergi Uthor. Ma... davvero... non ve ne è bisogno. » sorrise ella, spinta a tanta modestia probabilmente anche dall’intima consapevolezza di essere la prima responsabile per quanto accaduto, laddove, senza di lei, quella manticora non sarebbe mai tornata dal regno dei morti e non avrebbe avuto la possibilità di aggredire gli uomini e le donne di quella carovana « Bevete una birra brindando al nostro nome... e questo sarà più che sufficiente. »
« Lo faremo sicuramente. » confermò egli, senza pur rinunciare al proprio proposito iniziale « Ciò non di meno, credimi: troverò occasione per ripagare il mio debito. »

Midda Bontor non conosceva Cergi Uthor, né aveva sentito parlare del suo nome. O, se così era stato, aveva avuto quieta occasione di dimenticarsene. Ciò non di meno, uomo tutt’altro privo di risorse o di determinazione, egli non si sarebbe lasciato sfuggire l’occasione giusta per tenere fede alla propria parola, a quel giuramento... avesse questo avuto a costargli più di metà della propria intera fortuna!

« Arrivederci, Campionessa di Kriarya e di Lysiath. Arrivederci Sterminatrice di Mostri. Arrivederci Furia Nera. » salutò quindi, ritraendosi appena, a evidenziare la quieta possibilità per loro di ritirarsi e tornare ai propri impegni « E che tutti gli dei possano accompagnarvi nelle vostre imprese... »

Recuperati i propri equini sodali, quindi, le tre donne si rimisero in marcia, nel mentre in cui a Cergi e agli altri uomini e donne della carovana sarebbe rimasto l’ingrato compito di bruciare i propri morti, prima di poter riprendere a propria volta la strada interrotta.
E fu allora che, dopo aver taciuto a lungo, a tal riguardo, Lora non mancò di prendere voce verso le due compagne, per dar spazio a una tutt’altro che ingiustificata domanda...

« Scusate... ma... Furia Nera? » ridacchiò, aggrottando appena la fronte « Non potevate trovare un appellativo migliore per Duva...?! » questionò, dimostrando di aver ben inteso, e senza neppur particolare sforzo, l’identità dietro a un tanto altisonante appellativo.

mercoledì 23 dicembre 2020

3499

 

Rassicurata nel merito delle condizioni della propria compagna d’arme, Midda Bontor poté concentrare tutto il proprio interesse in direzione della manticora, a prendere visione dell’esito della non banale manovra corale così appena condotta a termine.
Un azzardo, quello da lei in tal maniera ideato, che avrebbe potuto concludersi, banale a sottolinearsi, in soltanto due modi: o con un successo, o con un fallimento. In caso di fallimento, in effetti, ben poco sarebbe cambiato nel merito della loro attuale condizione: in sfida contro una creatura immortale, realmente immortale purtroppo, se quell’azione non avesse condotto ad alcun risultato positivo, certamente non avrebbe neppur avuto a peggiore particolarmente le cose. Ragione per cui, non potendovi essere margine di peggioramento, ogni tentativo avrebbe avuto senso d’essere posto in essere e d’essere posto in essere con la speranza avesse a condurre a un successo. E in caso di successo...?
Beh: la Figlia di Marr’Mahew era più che desiderosa di verificare, in prima persona, le conseguenze in caso di successo.

« O la va... o mi spacca... » sussurrò quindi fra sé e sé, accennando ad avanzare di un passo in direzione della manticora, per attirarne l’attenzione e, soprattutto, per invocare la sua offensiva a proprio discapito.

E se pur, la bestia ritornata ebbe a tentare di scattare in avanti, desiderosa di affondare le proprie zanne nelle carni della propria antagonista, tale impegno non riuscì a riservarsi opportunità di successo, nel momento in cui, a trattenerla nella propria posizione non mancò di offrirsi quella picca, e quella picca con la quale la Figlia di Marr’Mahew l’aveva letteralmente inchiodata al suolo.
Così, alla manticora non poté restare altra possibilità che esprimere tutta la propria frustrazione in un alto grido di rabbia: non dolore, laddove alcun patimento avrebbe potuto conseguirle dal ritrovarsi così impalata, quanto e piuttosto frustrazione e rabbia, emozioni che pur avrebbero avuto a contraddistinguerla anche nella propria condizione di non morta. E più che roteare su di sé, a cercare di comprendere il perché della propria impossibilità a procedere, essa non ebbe a poter fare altro, gridando quanto, probabilmente, nella propria “lingua”, se tale avesse avuto a poter essere intesa, avrebbe avuto a dover essere considerata una giustificata serie di improperi a discapito di tutto ciò.

« D’accordo, gente! » gridò Midda, ritraendosi rapidamente dalla manticora, per avere a dirigersi verso il gruppo dei carovanieri « Liberiamoci alla svelta degli zombie... non ho idea di quanto a lungo potrà reggere quella picca! »

Lys’sh, dal canto proprio, avrebbe avuto già a doversi intendere impegnata in tal senso, e impegnata in contrasto a quella più primitiva, ma non meno antipatica, specie di non morti, gli “originali” di quel mondo, di quel pianeta, prima che i poteri della Portatrice di Luce e dell’Oscura Mietitrice avessero a introdurre in giuoco anche i ritornati.
A differenza dei ritornati, a differenza di Lora, gli zombie originali non avrebbero avuto a dover essere intesi contraddistinti da una qualche intelligenza di sorta, né, tantomeno, da una qualsivoglia consapevolezza di sé: animati semplicemente da un primitivo desiderio di morte, essi erano soliti muoversi in maniera scoordinata, ma in numero improbo, per travolgere e sommergere qualunque avversario, qualunque preda, ampliando, nella morte delle proprie controparti, le proprie stesse fila. E a nulla sarebbe servito spaccare loro i crani, o mutilare gli arti: fino a quando avessero avuto libertà di agire, avrebbero continuato ad agire, fossero ridotti anche a una singola mano o a un singolo dito. Fortunatamente, a differenza dei ritornati, gli zombie originali non avrebbero avuto a poter vantare alcuna sorta di rigenerazione, né, tantomeno, alcuna indifferenza al fuoco: il metodo più semplice per fermarli, quindi, sarebbe stato quello di bruciarli... il metodo più noioso, altresì, sarebbe stato quello di ridurli in brandelli così piccoli da non avere a rischiare alcun ulteriore aggressione da parte loro.
Consapevole di ciò, quindi, la giovane ofidiana aveva nuovamente estratto le proprie lame e si stava lì impegnando a sferrare colpi rapidi e precisi in direzione di quel ristretto gruppetto di non morti. Un gruppetto così piccolo, nel proprio numero, da non aver a poter essere considerata una reale ragione di minaccia né per la stessa Lys’sh, né, ancor meno, per la leggendaria Midda Bontor. E, ciò non di meno, una minaccia che avrebbe avuto a dover essere eliminata quanto prima, fosse anche e soltanto per assicurare loro la serenità di azione necessaria per affrontare il problema maggiore, e il problema maggiore rappresentato dalla manticora.

« La lasciamo così...? » domandò quindi Lys’sh, in riferimento alla manticora, nel mentre in cui, con un doppio movimento incrociato delle proprie lame faceva saltare la testa di uno degli zombie a lei innanzi « O hai altro in mente...?! »
« Sinceramente non vorrei perdere troppo tempo, considerando tutto quello che abbiamo da fare... » replicò allora la donna guerriero, accorrendo in aiuto alla sorella minore « ... ma non mi sentirei neppure a posto con la coscienza a lasciare un simile mostro libero di muoversi per le valli fra Kofreya e Tranith. »
« Ergo...? » questionò l’altra, cercando qualche migliore definizione per un eventuale piano d’azione.
« Ergo prima ci liberiamo degli zombie... e poi cerchiamo un modo per assicurarci che quella dannata possa restare ancorata al suolo per il resto della sua esistenza immortale. O, per lo meno, fino a quando non avremo occasione di passare da queste parti con un’arma al plasma, per restituirla all’oblio dal quale è stata richiamata. » propose la Figlia di Marr’Mahew, affrontando con quieto pragmatismo la situazione.

Ovviamente Midda Bontor sarebbe stata più che felice di accettare soluzioni alternative a quella, idee più costruttive rispetto a quanto compiuto sino a quel momento nel corso della propria vita.
Durante gli anni trascorsi fra le stelle del firmamento, del resto, aveva avuto occasione di porsi non pochi dubbi nel merito delle proprie passate azioni, e delle proprie passate azioni a discapito di chi giudicato, nel rispetto della tradizione della propria cultura, pari a un mostro sol degno d’essere ucciso. Dubbi sicuramente giustificati dal fatto di aver stretto una profonda e importante amicizia con una donna rettile; ma anche dall’essersi ritrovata a confronto con una specie così aliena a ogni senso di umanità da esser considerata pressoché pari a una prelibatezza alimentare, salvo, invece, avere a scoprirsi dotate di un vero e proprio intelletto, di un proprio senso identitario e, ancora, di una propria cultura. Insomma: se un crostaceo gigante come uno scillarita era stato riconosciuto qual un essere senziente degno di rispetto al pari di qualunque altro umano, ofidiano o feriniano che dir si volesse, perché mai quella manticora avrebbe avuto a dover essere giudicata diversamente...?!
Purtroppo se con gli scillariti la chiave di volta era stata l’imprevista possibilità di dialogo, con loro offerta dagli incredibili traduttori automatici in uso, all’epoca, a bordo della Kasta Hamina per sopperire alle differenze linguistiche esistenti fra Midda e i propri nuovi amici; tale possibilità non avrebbe avuto a poter essere intesa all’orizzonte attuale, in termini tali da lasciar i versi emessi dalla sempre più rabbiosa manticora soltanto qual, per l’appunto, versi. E versi incomprensibili, dai quali l’unica cosa a trasparire sarebbe stata tutta la brama di sangue e di morte di quell’orrida creatura.

« Ci servono delle funi molto grosse... o, meglio ancora, delle catene. » suggerì quindi, in un’implicita richiesta in direzione degli uomini e delle donne della carovana « Avete forse qualcosa di utile in tal senso...?! »
« Funi. Grosse funi. » confermò Cergi, annuendo a quelle parole « Possiamo occuparcene noi! » ribadì, a sottolineare il concetto.