11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

domenica 6 giugno 2021

3664

 

« Duva! » gridò, con sincero entusiasmo nel poter ritrovare finalmente la propria compagna di ventura, la propria amica, dopo esser stata certa che non avrebbe avuto altre occasioni di rivederla, a confronto con quella che, proprio malgrado, era parso il termine ultimo della sua stessa vita.
« H’Anel! » replicò l’altra, contraddistinta da non minor sorpresa nel confronto con la giovane figlia di Ebano, sgranando gli occhi nel ritrovarsela quasi di fronte « Per tutte le lune di Ronn-Ha’G... stai bene?! »

H’Anel, in effetti, stava bene. E anche Duva, per quanto ancora non se ne fosse resa conto, stava bene. Tanto infatti le ustioni e le ferite riportate dall’una, quanto la spalla lussata dell’altra, erano improvvisamente state sanata, quasi nulla fosse realmente loro occorso, quasi allora si stessero semplicemente risvegliando da un bizzarro sogno. Ma sogno quello non era stato, così come avrebbero potuto comprovare le due spade ancor sorrette da H’Anel, o la sua intera figura ricoperta di sangue, così come la cintura legata attorno al braccio sinistro di Duva a tenerlo in posizione o, anche, i suoi piedi scalzi... e questo senza dimenticare la perdita della lancia di H’Anel o della spada di Duva. Tutto ciò che avevano affrontato, pertanto, era accaduto realmente. Ed estremamente reale, quindi, era stata per loro l’eventualità di morire.

« Sto... bene. » rispose, rendendosi conto di quanto quell’affermazione non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual una frase di circostanza, quanto e piuttosto una sincera descrizione della propria attuale condizione, e di una condizione a confronto con la quale non avrebbe potuto che dimostrarsi persino sorpresa, non avendo avuto alcuna ragione per attendersi qualcosa di simile « Sto bene, per tutti gli dei. Meglio di quanto non avrei immaginato di poter stare... »
« In effetti anche io. » confermò Duva, gettando soltanto allora uno sguardo in direzione della propria spalla sinistra soltanto per averla a scoprire nuovamente nella propria giusta sede, quasi nulla fosse accaduto « E’ probabile che sia stato merito della fenice. »
« La fenice! » esclamò H’Anel, trovando in ciò conferma evidente al proprio sospetto precedente, e quel sospetto che, in effetti, avrebbe avuto a non dover essere più frainteso qual tale nella replica offertale dalla diretta interessata « E’ stata lei veramente a salvarci, quindi... » affermò, non negandosi, malgrado tutto, un certo stupore a confronto con tale idea « Ma come... e perché...?! »

Domande tutt’altro che retoriche, quelle allor formulate dalla giovane, che, tuttavia, avrebbero potuto restare prove di risposta a confronto con l’evidente sparizione della fenice, e di quella fenice che, in effetti, ella neppure aveva avuto realmente occasione di vedere, nel ritrovarsi direttamente immersa nella sua luce benefica esattamente nel momento in cui era certa avrebbe avuto, altresì, a precipitare nelle tenebre dell’oblio derivanti dall’avversario presentatole innanzi.

« E’ andata via... » osservò, guardandosi attorno e non ravvisando evidenza concreta della presenza della fenice vicino a loro « ... senza una parola... senza una spiegazione. »
« Ehm... » esitò allora Duva, sorridendo con aria vagamente imbarazzata « Questo non è del tutto vero. » puntualizzò, aggrottando lievemente la fronte.
« In che senso...?! » insistette H’Anel, tornando con lo sguardo alla compagna d’armi, senza comprendere cosa ella potesse star desiderando asserire in quel frangente.
« Nel senso che, in verità, io ho avuto modo di parlare con lei prima che le sue fiamme mi avvolgessero. » ammise, in termini a confronto con i quali tutto ciò che era accaduto avrebbe potuto ritrovare un senso, non delineando l’ingresso in scena della fenice qual un evento casuale, quanto e piuttosto conseguenza di qualcosa di ben preciso.
« L’hai trovata, allora! » esclamò l’altra, prima esprimendo una certa sorpresa e poi aprendosi in un amplio sorriso di soddisfazione a confronto con tutto ciò « Ero certa che saresti riuscita ad arrivare sino in fondo! »
« Il fatto che sia stata io a trovarla mi pare un’affermazione quantomai dubbia... » sospirò la Furia Nera, non per falsa modestia, quanto e piuttosto per onestà intellettuale « Diciamo che, più che altro, c’è mancato poco che non le cadessi addosso. In senso metaforico, ovviamente... »

Fu così che, in maniera concisa ma completa, Duva offrì alla compagna di viaggio un resoconto su quanto accaduto dopo la loro separazione, non soffermandosi particolarmente sulle difficoltà affrontate, fra trabocchetti e lombrichi giganti, nonché rovinose cadute dalle scale, che pur alcun concreto valore avrebbero potuto aggiungere alla questione, quanto e piuttosto mirando ad arrivare all’ultimo capitolo della vicenda, e a quanto aveva avuto a trovare soltanto dopo essersi perduta a sua volta nell’oscurità...

« Credo che tu possa apprezzare quanto restai sorpresa a confronto con l’evidenza di essere giunta esattamente là dove desideravamo, all’ultima prova prima dell’accesso al cuore del tempio... »
« Hai raggiunto il fiume di lava! » esclamò H’Anel, anticipando di poco le parole dell’interlocutrice nel merito di quanto ebbe ad attenderla alla fine delle tenebre « Ma che fortuna....! »
« Puoi ben dirlo. » confermò Duva, annuendo vistosamente a confronto con quella definizione, e quella definizione che non volle in alcuna maniera porre in dubbio, quanto e piuttosto, addirittura, confermare e ribadire « Ho avuto una fortuna sfacciata...! »
« E così sei giunta sino a lei... »
« Già. » confermò nuovamente, ancora annuendo nel confronto con quell’ultima definizione « E, credimi... tutto ciò che Midda ci ha detto su di lei è semplicemente vero. » osservò, offrendo riferimento esplicito all’amica perduta, e all’amica per ritrovare la quale si erano impegnate in tutto quello, purtroppo senza conseguire alcun risultato utile « Parlare con la fenice è stata un’esperienza a dir poco mistica. Una di quelle esperienze che ti cambiano nel profondo... »
« Capisco perfettamente quello che vuoi dire. » replicò H’Anel, la quale, pur essendosi ritrovata a confronto per troppo breve tempo con la fenice, non avrebbe potuto ovviare a confermare senza esitazione alcuna quanto così dichiarato, quanto così raccontato.

Per un istante soltanto il silenzio ebbe quindi a imporsi fra loro, nel mentre in cui entrambe si riservarono l’occasione di rielaborare la propria personale esperienza con la fenice.
Un istante di silenzio che, tuttavia, fu alfine interrotto dalla voce di H’Anel, la quale, per quanto grata alla fenice di averla salvata, non avrebbe potuto ignorare l’evidenza di quanto, così facendo, le aveva impedito di completare la propria esplorazione del covo della Progenie, alla ricerca di Midda Bontor...

« Purtroppo il vostro intervento di salvataggio nei miei confronti è giunto prematuramente. » spiegò quindi, storcendo le labbra verso il basso e tralasciando l’evidenza di quanto, in assenza di tutto ciò, ella non sarebbe sicuramente sopravvissuta un solo istante di più « Non so quanto tu abbia coscienza di quello che è successo, ma mentre tu hai avuto la fortuna di raggiungere la fenice, a me è stata concessa un altrettanto significativa dimostrazione di favore da parte degli dei, nel raggiungere il covo della Progenie della Fenice. » semplificò ai minimi termini, in favore della propria interlocutrice « Ma il posto è molto grande... e non ho fatto in tempo ad assicurarmi della presenza, o dell’assenza, di Midda... »

Ma, interrompendola, intervenne allora la voce della stessa Duva, a concedere risposta ai suoi dubbi a tal riguardo.

sabato 5 giugno 2021

3663

 

H’Anel non aveva dubbi sull’imminenza della propria morte. Non ne aveva avuti sino a quel momento e, certamente, non ne avrebbe potuti avere a confronto con la proposta di un antagonista qual quello, che esso avesse a dover essere inteso un alfiere direttamente dalla zona grigia a metà fra la vita e la morte, o che fosse espressione del mito alla base dell’appellativo dell’Oscura Mietitrice, o, persino, entrambi; l’ingresso in scena di quel mostro non avrebbe potuto che comportare, necessariamente, la sua fine. E, così come già prima che esso avesse a fare la propria apparizione, l’unico interrogativo che avrebbe potuto lì ancor valere sarebbe dovuto essere soltanto uno: quanti antagonisti sarebbe stata in grado di condurre seco nella morte, nel sempre minor tempo rimastole?!
Proprio malgrado, però, quella sadica fanatica della Progenie sembrò candidarsi a essere l’ultima fra le sue possibili vittime, là dove, senza esitazione alcuna, e in probabile risposta ai desideri dei propri evocatori, l’imponente colosso ammantato di nero ebbe allor ad avanzare verso di lei con rapidità, e con movenze simili a quelle di uno spettro ancor prima che di una creatura in carne e ossa, nel levitare al di sopra delle teste degli uomini e delle donne della Progenie della Fenice senza che questi avessero minimamente a importarsi della sua presenza, nella quieta consapevolezza di quanto, in fondo, non sarebbe stato loro imputato alcun male.

« Padre... » sussurrò allora H’Anel, a denti stretti « ... spero che tu possa scoprire, un giorno, quanto tua figlia abbia reso onore al tuo nome quest’oggi. »

Chinandosi allora per raccogliere due spade da terra, l’una impugnata nella destra e l’altra nella sinistra, la giovane guerriera richiamò a sé tutte le proprie energie, tutte le ultime forze rimastele, per prepararsi a compiere un ultimo balzo, un ultimo salto in direzione di quell’antagonista, e di quell’antagonista che, anche ove ella non si fosse mossa, sarebbe giunto a lei di lì al tempo proprio di un battito di ciglia, ma a confronto con il quale, comunque, ella non avrebbe desiderato restare in sottomessa attesa dell’ineluttabilità del proprio fato.
Dovendo morire, ella sarebbe morta come era vissuta. Sarebbe morta combattendo, slanciandosi con fierezza nella mischia, pronta a sferrare il proprio attacco. Sarebbe morta da donna guerriero.

« M’Eu... perdonami se non riuscirò a tornare a casa! » sussurrò rivolta al proprio fratellino, e a colui che più di chiunque altro, era certa, avrebbe avuto dispiacere con la propria morte, finendo con il gravare, sul suo cuore, sulla sua mente e sul suo spirito con quella nuova tragedia in associazione a quel luogo evidentemente maledetto per loro.

E così, estendendo di scatto le proprie gambe, ella ebbe a compiere uno straordinario balzo in avanti, accompagnandosi con un alto grido, un urlo nel quale ebbe a esprimere tutta se stessa, certa di quanto, allora, non vi sarebbe stata per lei ulteriore possibilità di imporre la propria voce in quello o in altri mondi...

... ma, nell’esatto istante in cui ella avrebbe dovuto precipitare nelle tenebre di quella spettrale figura, nell’esatto istante in cui ella avrebbe dovuto morire, allorché oscurità si ritrovò a essere avvolta dalla luce, e da una luce abbagliante e, ciò non di meno, accogliente, confortevole, protettiva, come l’abbraccio di una madre o, forse, anche più.
Mai, nel corso della propria intera esistenza, ella aveva avuto occasione di provare qualcosa di simile a quello. E mai avrebbe potuto immaginare potesse esistere qualcosa di simile a quello. Non era certa che potesse esistere una parola utile a descrivere la propria attuale condizione, ma se tale parola fosse esistita certamente sarebbe stata “beatitudine”. Non semplicemente “felicità”, non banalmente “pace”, quanto e per l’appunto “beatitudine”.
A confronto con tale stato di beatitudine, quindi, H’Anel si sentì certa di essere morta. E, diversamente dalla promessa fattale dalla propria sadica antagonista, di essere ascesa in gloria agli dei, in quello che, per forza di cose, doveva essere l’aldilà e l’aldilà riservato ai giusti, ai prodi, ai valorosi.

“No. Non sei morta.”

Una voce, tuttavia, la raggiunse a negare quel pensiero. E la raggiunse non attraverso il proprio udito, quanto e piuttosto imponendosi direttamente nella sua mente.
E per quanto ella non avesse avuto precedente occasione di relazionarsi direttamente con la fenice, la figlia di Ebano non ebbe esitazione a riconoscere l’identità della propria interlocutrice.

“Sono io.” confermò la medesima, in risposta a quel nuovo pensiero, e quel pensiero che ella aveva formulato nella propria mente senza parole, venendo comunque colto dalla Portatrice di Luce.
« Che cosa è successo...? » esitò allora H’Anel, non desiderando certamente apparire ingrata nei riguardi della propria soccorritrice e, ciò non di meno, non riuscendo neppure a comprendere come o perché tutto ciò stesse avvenendo « Mi hai salvata...?! » domando, in un quesito allor sufficientemente retorico nella propria formulazione.
“Né tu, né la creatura contro la quale stavi combattendo, appartenevate alla realtà in cui eravate. E ciò mi ha concesso la possibilità di ovviare alla tua morte, un istante prima che essa avesse ad avvenire, per ristabilire il giusto corso delle cose...” spiegò la fenice, cogliendo il reale interrogativo dietro a quelle domande e, in ciò, rispondendo direttamente al medesimo “Ho già avuto occasione di agire così anche con Midda Bontor, in tempi passati. Per quanto ella non possa rammentarlo...”
« Perché proprio io...?! » questionò, ancor non per mancanza di riconoscenza alla propria salvatrice, quanto e piuttosto nella necessità di comprendere.
“Potete considerarlo un favore verso colei che ha dovuto rendere proprio un fardello troppo pesante per chiunque.” replicò la fenice, con incedere quieto, nel riferirsi evidentemente e nuovamente alla Figlia di Marr’Mahew “Il suo impegno in favore della ricerca di un giusto equilibrio è lodevole. E non desidero che possa avere a subire la tragedia della vostra perdita...”

H’Anel non poté ovviare a notare quanto, allor, la fenice stesse esprimendosi ricorrendo all’uso della seconda persona plurale ancor prima della seconda persona singolare, in termini tali per cui, evidentemente, in quella luce non avrebbe avuto a doversi fraintendere sola.

« Duva...?! » esclamò allora, cercando contatto verbale con la compagna di ventura, e quella compagna dalla quale si era separata nelle tenebre e con la quale, in mirabile contrapposizione, si stava or riunendo nella luce.

Fu allora che la luce iniziò a scemare e l’immagine di un mondo attorno a lei ebbe occasione di iniziare a tornare a essere riconoscibile. Un mondo a lei noto, nel configurarsi come l’ingresso stesso al tempio della fenice, là da dove tutto ciò aveva avuto inizio. E un mondo nel quale, accanto a lei, a meno di un piede di distanza, avrebbe avuto a poter essere riconosciuta la presenza di Duva Nebiria, con un’espressione dipinta sul viso che non avrebbe avuto a dover essere fraintesa, probabilmente, particolarmente differente dalla sua, nello stupore, nella confusione e, ancor, nella beatitudine conseguente a tutto ciò che era appena accaduto.

venerdì 4 giugno 2021

3662

 

« Io forse oggi morirò... » sospirò quindi, osservando la mezza lancia rimastale in mano e, con essa, le minime possibilità di sopravvivenza rimastale « ... ma, quantomeno, tu verrai con me! » soggiunse, e, nel mentre di tali parole, non mancando di proiettare con tutta la propria forza quella mezza lancia dritta contro il proprio attuale interlocutore, con un gesto tanto potente quanto inatteso a confronto con il quale egli non poté far nulla.

Così, mantenendo istantaneamente la parola data, ella ebbe a strappare la vita dal corpo di quel fanatico, nel trapassargli il cuore, e l’intero busto con esso, da parte a parte, a non lasciar sprecata quella mezza lancia così rimastale e, anzi, a concederle un ultimo momento di gloria.
Un gesto, quello di lei, al quale ebbe a far seguire un rapido movimento di entrambe le mani in direzione dei due corti pugnali presenti ai propri fianchi, corti pugnali che, ancor senza battere ciglio, ebbe a proiettare in un unico, fluido gesto in direzione delle due persone, un uomo e una donna, ai fianchi della propria ultima vittima, andando a colpirli entrambi con precisione chirurgica nel bel mezzo della gola e, in ciò, sancendone la fine.
Inutile, dopotutto, sarebbe stato per lei avere a conservare quelle armi qual motivo d’ornamento sul proprio corpo, là dove, come ormai ben accettato, la sua fine avrebbe avuto a doversi intendere ormai prossima. Senza contare quanto, comunque, attorno a lei avesse lì accumulato un certo numero di cadaveri, e di cadaveri che, almeno nelle prime cariche, avrebbero avuto a doversi riconoscere tutti armati. Motivo per il quale, comunque, non avrebbe avuto a correre il rischio di restare disarmata prima di avere a riconsegnare la propria anima fra le mani degli dei.

« Avanti, cani maledetti! » tuonò quindi, rotolandosi al suolo per sfuggire a una nuova lingua di fuoco e, al contempo, per raccogliere una spada, precedentemente impiegata in sua ipotetica opposizione « Io sono H’Anel, figlia di Ma’Vret Ilom’An, il guerriero conosciuto con il nome di Ebano. E vi giuro, su tutto ciò che ho di più caro, che non me ne andrò da questo mondo senza condurre meco tutti coloro che sarò in grado, nel nome di Midda Namile Bontor! »

Se quella doveva essere la fine, H’Anel si sarebbe allor impegnata a renderla quanto più possibile degna del nome di suo padre e di quello della Figlia di Marr’Mahew, affinché di lei, e di quel giorno, si potesse avere a parlare ancora a lungo negli anni a venire.
Non che ella desiderasse allor morire. Non che ella bramasse di non poter più tornare a casa, di non poter più riabbracciare suo fratello M’Eu. Ma, semplicemente, in quanto guerriera, in quanto avventuriera e in quanto mercenaria, ella era consapevole di quanto ogni propria missione avrebbe potuto essere l’ultima. E, necessariamente, aveva accettato tutto ciò da molto tempo, là dove, altrimenti, non si sarebbe potuta permettere di vivere la vita che aveva scelto qual propria.
E, innanzi allo sguardo di tutti i propri dei, ella non mancò di dimostrare allora il suo valore. E di dimostrarlo, se possibile, con ancor più vigore rispetto a quanto compiuto sino ad allora.
Come una stella capace di rifulgere con maggiore forza prima di spegnersi, ella ebbe a mostrare a quei fanatici il proprio splendore, mai accusando uno solo fra gli attacchi che pur ebbero a raggiungerla e, anzi, riservandosi ove possibile maggior impeto a confronto con ogni scarica di dolore: degna figlia di suo padre, degna erede di Midda Bontor.
Purtroppo, però, la sproporzione non avrebbe potuto essere allor colmata né da Ebano in persona, né dalla stessa Ucciditrice di Dei. E per quanto a dozzine caddero sotto i suoi colpi, vedendola coprirsi interamente del loro sangue e di ogni loro fluido corporeo, ella non avrebbe potuto mai vincere quello scontro...
... non, soprattutto, nel momento in cui gli evocatori nelle retrovie ebbero a completare la propria opera, e a evocare il proprio campione.

« Dei... » gemette ella, passandosi la mancina sul volto a cercare di ripulirsi dal sangue che le annebbiava la vista, nel timore di non aver colto correttamente quanto allor stava emergendo dal terreno dietro alla prima linea di nemici.

Purtroppo per lei, il suo sguardo non l’aveva tradita. E a confronto con quella creatura, proprio malgrado, ella fu certa di sapere in che maniera sarebbe allor morta.

« E’ inutile che raccomando l’anima ai tuoi dei! » reagì una donna fra la schiera della Progenie della Fenice, ridendo con sadica soddisfazione a confronto con lo sgomento allor colto sul volto della propria antagonista « Essa non li raggiungerà mai...! »

Vi era una ragione per la quale Anmel Mal Toise era ricordata come l’Oscura Mietitrice, appellativo atto a rendere palese la propria relazione con la morte. E tale ragione avrebbe avuto a doversi rifare a un’antica rappresentazione dell’idea stessa di morte, qual una figura ammantata di nero che, in grazia a una lunga falce, soleva miete le vite dei mortali così come un contadino avrebbe potuto fare con le spighe di grano in un campo.
Un’immagine sicuramente evocativa, quella così presentata, che non avrebbe avuto necessità di particolari spiegazioni, di reali analisi, e che pur, comunque, avrebbe potuto vantare a propria volta un’ulteriore etimologia, e un’etimologia offerente riferimento a un mito ancor antecedente: un mito atto a ricordare l’esistenza di una genia di antiche creature non meglio descritte, e che pur nel corso dei secoli, dei millenni, avevano finito, come molte altre, a essere associate all’idea propria delle ombre, delle tenebre della notte, abituate a nutrirsi non di carne e di sangue, quanto e piuttosto di anime. Creature, probabilmente, non poi così distanti da quegli alfieri l’esistenza dei quali era stata loro narrata da Tagae e Liagu, e da tutti gli altri loro compagni di disavventura, al ritorno dal proprio viaggio nel regno dei morti, o più probabilmente da una sorta di limbo antistante il regno dei morti, nel merito della terrificante fine imposta alla disgraziata Nass’Hya, la quale, pur già soltanto spirito, aveva incontrato una seconda e più drastica morte, e una morte che le avrebbe allor impedito persino di raggiungere la gloria dell’aldilà al cospetto degli dei tutti.
In verità, né Tagae, né Liagu, né alcun altro dei loro compagni di disavventura, avevano avuto effettiva occasione di contemplare l’aspetto di un alfiere, per poter confermare o meno una qualche correlazione con l’idea alla base del mito dell’Oscura Mietitrice. E, in ciò, H’Anel non avrebbe potuto asserire, in fede, che quanto stesse emergendo in quel momento dal suolo innanzi a lei avesse, effettivamente, a doversi intendere qual un alfiere. Ciò non di meno, e certamente, quella creatura, e quella creatura alta non meno di nove piedi, e forse ancor più, non avrebbe potuto ovviare a incarnare perfettamente quella leggenda, con il proprio manto di tenebra a coprire una figura non meglio riconoscibile, e con una lunga e inquietante arma simile a una falce sorretta nella propria destra, con la fierezza propria di un re o di un dio.
Un’immagine decisamente evocativa, quella così presentata, che, unita alle parole scandite da quella sadica donna della Progenie della Fenice non avrebbe potuto ovviare a evocare lo scenario peggiore, e lo scenario della morte della sua stessa anima immortale a confronto con quella terrificante creatura. E per quanto, innanzi a tutto ciò, più che comprensibile sarebbe stato un suo possibile crollo emotivo, dopo un fugace istante di necessario smarrimento H’Anel ebbe ancora a reagire, ed ebbe a reagire gettando la propria spada, quasi fosse un pugnale o una lancia, dritta contro il petto della propria ultima interlocutrice, a imporle necessario silenzio...

« Inizia ad andare avanti tu, lurida cagna... » ringhiò, a dimostrare quanto, malgrado tutto, ella non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual già sconfitta.