11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

venerdì 22 ottobre 2021

3801

 

… soprattutto nel momento in cui, allorché affrontarli in maniera consapevole e moderata, essi avrebbero avuto a presentarsi qual un’imprevista sorpresa a margine di una già tanto spiacevole situazione, e in una situazione nella quale, oltretutto, non avrebbe neppure potuto mettersi a gridare, imprecando il nome di qualche dio o dea secondo l’ispirazione del momento.

“Eddai... non può essere vero!”

Tardiva fu la comprensione di Howe nel merito di quanto Lys’sh aveva cercato di dirgli. Perché in quei gesti, e nei gesti attraverso i quali ella era convinta di avergli trasmesso una visione quanto più possibile precisa del pericolo che avrebbe avuto a correre passando da lì sotto; egli aveva frainteso un suggerimento, da parte sua, nel merito della necessità dover giungere alle spalle dei propri antagonisti mentre essi erano così impegnati in chiacchiere, tramortendoli prima che potessero avere a offrire qualunque genere di allarme, in quella che, per carità, aveva giudicato essere una premura probabilmente eccessiva e a confronto con la quale, tuttavia, non si sarebbe tirato indietro, nel ben valutare quanto, con un diverso approccio al problema, sicuramente le loro possibilità di successo, e di un successo da conseguirsi in maniera rapida e discreta, sarebbero aumentate rispetto a un confronto frontale.
Solo uno stretto cono di luce avrebbe avuto a doversi intendere tutto ciò che gli stava venendo concesso dalla situazione attuale per potersi proteggere dagli attacchi di quei nemici. E dagli attacchi di quei nemici fra i quali egli era in tal maniera piombato, lasciandosi calare, forse un po’ troppo audacemente, dall’alto. Uno stretto cono di luce a confronto con il quale la sua lama dorata ebbe allor a scintillare vivacemente accanto al suo impegno volto a respingere ogni non morto contro di lui avesse allor a proiettarsi, infierendo senza pietà alcuna contro le loro carni mummificate e, ancor più, contro le loro ossa. In effetti, egli non avrebbe avuto a dimostrare pietà neppure in contrasto ad avversari mortali, ove si fosse trovato in una situazione equivalente circondato non da zombie quanto e piuttosto da comuni antagonisti umani, ragione per la quale, certamente, non avrebbe avuto a riservarsi occasione di freno in contrasto a corpi defunti da secoli e lì rianimati soltanto in grazia alla negromanzia.
E se pur, così facendo, egli avrebbe potuto concedersi una certa possibilità di resistere a quella situazione decisamente avversa, al tempo stesso non avrebbe neppure avuto possibilità di eludere quella trappola letale, e quella trappola letale nella quale era andato a calarsi di propria, incosciente ma spontanea, iniziativa, fosse anche e soltanto nell’assenza di qualunque possibilità utile a orientarsi e a orientarsi in direzione di quella che avrebbe avuto a dover essere intesa la giusta direzione verso la quale proseguire... direzione allor quantomai distante da ogni possibilità di riconoscimento all’interno di quelle tenebre, e di quella negromantica bolgia.
Fortunatamente per lui, in tutto ciò egli non avrebbe avuto a doversi fraintendere solo. E per quanto, all’occorrenza, il fraintendimento intercorso fra loro avrebbe avuto certamente a doversi intendere spiacevole, soprattutto per la letale minaccia in contrasto alla quale si era inconsapevolmente sospinto; Lys’sh non avrebbe mai avuto a lasciarlo solo lì sotto, per così come anche egli stesso era certo ella non avrebbe tardato a prendere posizione.
Ciò avvenne, e avvenne, in verità, non più tardi di una manciata di istanti dopo il suo arrivo lì sotto. Una manciata di istanti nel corso dei quali, ovviamente, egli non si era potuto negare confronto con quegli zombie, respingendoli, mutilandoli, smembrandoli nel colpire pressoché alla cieca; e, ciò non di meno, soltanto una manciata di istanti, tempo utile alla stessa per avere a lasciarsi calare dietro di lui lungo quel medesimo cammino verticale.

« Dobbiamo aprirci la via verso settentrione... » sancì ella, con poche, misurate parole praticamente sussurrate, a indicare al compagno il giusto percorso.
« ... e poi dobbiamo parlare della tua capacità di mimare gli zombie. » non riuscì a negarsi occasione di puntualizzare egli, in una frase obiettivamente inutile in quel momento, e che avrebbe potuto quietamente risparmiarsi a confronto con la necessità di mantenere il maggior silenzio possibile, e, ciò non di meno, in una frase che non ebbe a trattenere, in scherzosa polemica verso la donna amata.

Nella necessità di riuscire a mantenere una certa discrezione nel merito della loro presenza in quel luogo, onde evitare di porre in allarme i propri antagonisti, il fatto che i propri attuali avversari avessero a dover essere identificati quali zombie non avrebbe potuto che deporre a loro favore.
Perché, con buona pace di qualunque possibile stereotipo cinematografico che anche la stessa Lys’sh avrebbe potuto vantare qual proprio, nelle fantasiose interpretazioni del concetto di zombie a confronto con le quali, in passato, si era ritrovata posta innanzi; in quel mondo gli zombie avrebbero avuto a doversi riconoscere decisamente silenziosi... terribilmente silenziosi, nel considerare quanto non soltanto avrebbe avuto a dover essere negata loro la possibilità di un cuore battente o di un petto respirante, ma anche e soltanto la necessità di emettere suoni, prerogativa propria di chi, piuttosto, interessato a comunicare, in termini che pur non avrebbero avuto a riguardare tali creature.
Così, fatta eccezione per il suono delle ossa infrante e delle membra mutilate, nonché, ovviamente, del respiro proprio di Howe e di Lys’sh, nessun altro genere di rumore avrebbe potuto attrarre interessi sgraditi da parte della Progenie della Fenice: non versi di dolore, inesistenti da parte di chi incapace a provare qualunque genere di sensazione; non il clangore delle armi, là dove le sole lame in azione avrebbero avuto a dover essere giudicate proprio quelle dei due amati.
Ovviando, comunque, a rispondere in quel momento, là dove, dopotutto, avrebbe dovuto anzi impegnarsi a cercare di contenere più possibile quella pur giustificabile volontà polemica da parte sua, la giovane ofidiana si limitò a indicare la direzione entro la quale avrebbero avuto a doversi muovere, e a indicarla con il proprio stesso corpo, intraprendendo tale percorso e facendo del tutto affidamento sul fatto che, dietro di lei, egli non avrebbe mancato di restarle vicino, assicurandosi che alcuna minaccia potesse averla a raggiungere dal lato posteriore nel mentre in cui, necessariamente, ella si poneva impegnata ad aprire la via sul fronte anteriore.
Howe, dal canto suo, già più che appagato dall’essersi riservato quel giusto apostrofo nel merito di quanto accaduto, non si volle concedere ulteriore insistenza, almeno per il momento, a tal riguardo, posticipando a momenti migliori quel pur necessario beffeggiamento a di lei discapito per il sicuramente involontario scherzo che ella gli aveva riservato. E, sopperendo perfettamente al ruolo a lui da lei tacitamente riservato, egli non mancò di avanzare, e di avanzare seguendola in maniera puntuale, quasi ricalcando le di lei orme a ogni singolo, nuovo passo dal lei compiuto. Necessità, la sua, non soltanto derivante da quello specifico contesto di negromantico assedio, o, anche, dall’amore da lui provato verso di lei, quanto e piuttosto dalla semplice evidenza di quanto, lì sotto, sarebbe stato semplicissimo per lui avere a smarrire il contatto con lei se soltanto avesse permesso a più di un piede di distanza di separarli, tanto per l’affollamento di zombie attorno a loro ma, ancor più, per le tenebre lì imperanti. E quelle tenebre che egli non era minimamente in grado di superare con il proprio sguardo.
Al contrario rispetto a lui, Lys’sh non avrebbe avuto ad accusare alcuna difficoltà di orientamento in quell’oscurità, là dove, anzi, la propria percezione della realtà a lei circostante avrebbe potuto intendersi quantomai precisa in quel momento. E precisa in termini tali da permetterle di individuare e riconoscere il punto preciso oltre il quale avrebbero potuto concedersi di ricongiungersi all’altro sotterraneo, e al sotterraneo allo presidiato dalla Progenie della Fenice. Un passaggio, il loro, sol ostacolato allora dalla presenza di una parete di pietra, e una parete di pietra che avrebbero avuto a dover rimuovere per giungere a destinazione.

giovedì 21 ottobre 2021

3800


Parlare di non morti in senso generale, sarebbe pressoché equivalso a parlare di nuvole in senso generale. Certamente di base le nuvole avrebbero avuto a dover essere intese in quanto nuvole. Ma non tutte le nuvole avrebbero potuto essere fraintese allo stesso modo. E non dalla presenza di qualunque nuvola ci si sarebbe mai potuti attendere le medesime conseguenze di altre nuvole. Nuvole alte e nuvole basse, nuvole cariche di pioggia e cariche di neve, nuvole di tempesta e piacevoli nuvolette utili a stemperare la calura propria dell’estate: pressoché ogni nuvola avrebbe potuto vantare una propria storia unica, nonché, appunto, una serie di caratteristiche egualmente uniche, tali da non perdonare facili confusioni, per così come avrebbe potuto testimoniare qualunque pellegrino.
Parlare di non morti in senso generale, sarebbe anche pressoché equivalso a parlare di vento in senso generale. Certamente di base il vento avrebbe avuto a dover essere inteso in quanto vento. Ma non tutti i venti avrebbero potuto essere fraintesi allo stesso modo. E non dalla presenza di qualunque vento ci si sarebbe mai potuti attendere le medesime conseguenze di altri venti. Venti continentali e venti marini, venti caldi e venti freddi, venti di tempesta e piacevoli brezze estive: pressoché ogni vento avrebbe potuto vantare una propria storia unica, nonché, appunto, una serie di caratteristiche egualmente uniche, tali da non perdonare facili confusioni, per così come avrebbe potuto testimoniare qualunque marinaio.
E se un pellegrino non avrebbe mai potuto confondere una nuvola per un’altra; e un marinaio non avrebbe mai potuto confondere un vento per un altro; mai un avventuriero avrebbe dovuto confondere un non morto per un altro… in un errore che sarebbe stato altresì pagato a caro prezzo.

Banale, ma non troppo, avrebbe, a esempio, avuto a doversi intendere il confronto con un cosiddetto zombie, o con uno scheletro, che altro non avrebbe dovuto essere considerato se non lo stadio finale proprio dello zombie, quando ogni residuo di carne e tessuto molle fosse alfine marcito. Zombie e scheletri avrebbero avuto sì a dover essere considerati clienti spiacevoli, fosse anche e soltanto per la loro quieta indifferenza a qualunque azione condotta a loro discapito, in termini tali da poter proseguire nel proprio attacco anche ove smembrati, vedendo ogni singolo arto poter cercare autonoma rivalsa sul proprio antagonista. Ciò non di meno, agli zombie e agli scheletri non avrebbe avuto a dover essere riconosciuto maggiore acume rispetto a quello proprio di una medusa, limitandosi a elaborare opportunamente gli stimoli loro derivanti dal mondo esterno e a rispondere in maniera puntuale agli stessi, secondo il proprio imperativo basilare, e quell’imperativo abitualmente rivolto alla sistematica eliminazione di qualunque essere vivente appartenente al regno animale in quanto tale. In tal senso, quindi, avere a che fare con zombie o scheletri non avrebbe rappresentato una difficoltà nel confronto con il singolo, generalmente anzi di facile gestione fosse anche e soltanto per la propria intrinseca lentezza e la più completa assenza di agilità; quanto e piuttosto con il gruppo, là dove raramente ci si sarebbe potuti concedere l’opportunità di avere a ritrovarsi innanzi a un solo zombie o un solo scheletro.
Già più complesso, invece, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto l’eventuale confronto con un legione, ossia un vero e proprio, mostruoso, agglomerato di cadaveri fusi insieme a creare un’unica entità di dimensioni notevoli, di forza devastante e di resistenza decisamente elevata. Con diversi legioni, in particolare, la stessa città di Kriarya, nonché la medesima Midda Bontor, aveva avuto a dover fare i conti alcuni anni prima, avendo proprio malgrado a verificare in prima persona il pericolo derivante da tali creature, e da creature, fortunatamente, non esistenti in natura, quanto e piuttosto frutto della volontà di un negromante e, in ciò, asserviti esclusivamente ai suoi interessi, ai suoi voleri o ai suoi capricci. Non che ciò avesse a rendere meno pericolosi i legioni rispetto ai comuni zombie o scheletri: anzi. L’esistenza di un vero e proprio mandato, di uno scopo chiaro, di una definita volontà atta a muovere i loro passi, non avrebbe potuto che far crescere di molto l’intrinseca pericolosità di simili creature, in termini tali da porli alla stregua di molte fiere mitologiche, temibili bestie al cospetto delle quali, per i più, non soltanto comuni individui, ma anche valorosi guerrieri, la speranza migliore di sopravvivenza sarebbe derivata dalla propria velocità a fuggire e dalla propria abilità a nascondersi.
Ancor più complicato, poi, avrebbe dovuto essere considerato lo scontro con un negromante non morto, in quello che avrebbe potuto essere considerato un non senso, ma che, in effetti, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual un’eccezione tutt’altro che rara. Generalmente mossi dal desiderio di asservire la morte al proprio volere, infatti, realizzazione estrema di ogni negromante sarebbe necessariamente dovuta essere considerata quella volta a sottometterla al punto tale da sospingersi personalmente a ignorarla, diventando, a tutti gli effetti, un non morto e, ciò non di meno, mantenendo tutto il proprio negromantico potere. E benché, per lo più, tale evoluzione era solita presentarsi in forma di spettro ancor prima che in termini corporali, non avrebbero avuto a mancare, nel mito così come anche nella Storia, diversi, importanti esempi di temibili figure annoverabili in tale categoria, e figure la cui estinzione non avrebbe mai avuto a dover essere fraintesa qual banale, nel riuscire a combinare insieme il meglio di ambo le categorie.
Un caso indubbiamente degno di nota, infine, avrebbe avuto a dover essere giudicato quello proprio dei ritornati, e di quella nuova specie di non morti involontariamente generata dalla stessa Midda Bontor in grazia ai poteri della Portatrice di Luce e dell’Oscura Mietitrice. Uomini, donne e altre creature in tutto e per tutto riportati alle proprie condizioni fisiche e mentali immediatamente antecedenti al momento della propria morte, e, peggio ancora, resi del tutto indifferenti a ogni normale limite proprio delle creature viventi: niente stanchezza, niente dolore, nessuna possibilità di essere feriti in maniera permanente e, in effetti, neppure distrutti, là dove, per così come avevano avuto spiacevole opportunità di appurare personalmente Midda, Duva e Lys’sh durante gli accadimenti dell’assedio di Lysiath, anche i danni più gravi, le mutilazioni più crudeli, avrebbero trovato occasione di essere risanati come se nulla fosse mai accaduto e, peggio ancora, senza alcuna reale possibilità di limite attorno a ciò. Creature immortali non in quanto tali, ma semplicemente perché, pur non più vive, non avrebbero neppure avuto a doversi fraintendere morte, né, tantomeno, così facilmente riconducibili alla morte. Fortunatamente, in tale categoria, pur avendo allor a dover essere censiti tutti quanti coloro i quali nel corso della propria esistenza avevano avuto la sfortuna di incrociare i propri passi con Midda Bontor e di essere, in ciò, uccisi da lei; non tutti gli stessi avrebbero dovuto essere fraintesi desiderosi di avere a cercare vendetta a suo discapito… anzi. La maggioranza degli stessi, in verità, aveva deciso di andare oltre a ogni facile risentimento, per avere a godere dell’inattesa possibilità concessa da quella nuova vita non vita, o morte non morte, e una possibilità obiettivamente insperata, e neppur ritenuta possibile… non, quantomeno, in quegli stessi termini. Coloro i quali, tuttavia, non avrebbero voluto rinunciare alla propria rivalsa a suo discapito, certamente avrebbero avuto a doversi riconoscere fra i più pericolosi avversari contro cui chiunque avrebbe mai potuto avere occasione di incrociare i propri passi o, peggio, le proprie armi, incarnando, in fondo, quella sfida che non avrebbe potuto essere vinta.

Howe Ahlk-Ma avrebbe avuto a dover essere riconosciuto e apprezzato, ormai, qual un avventuriero mercenario di un certo livello, non soltanto in virtù del proprio personale rapporto con la leggendaria Midda Bontor, quanto e piuttosto per tutte le imprese da lui compiute e, soprattutto, per tutte le imprese a confronto con le quali egli era riuscito a sopravvivere. In ciò, quindi, il suo personale bagaglio di esperienze non avrebbe avuto a poter essere indicato qual banale. Né, tantomeno, poco variegato nella classificazione di tutti quegli antagonisti innanzi ai quali era riuscito a riportare vittoria, se non solo, sicuramente in compagnia del proprio amico fraterno Be’Wahr Udonn.
In un simile, amplio repertorio personale di esperienze, e a confronto di un mondo come il loro, Howe non avrebbe potuto allor negarsi di conoscere i non morti. E di sapere, per lo più, come affrontarli. Purtroppo, però, non tutti i non morti avrebbero avuto a dover essere banalizzati alla stregua di semplici zombie. E per quanto semplici, comunque, anche gli zombie non avrebbero mai avuto a dover essere considerati qual una sfida di banale risoluzione…

mercoledì 20 ottobre 2021

3799


Howe era perfettamente confidente delle proprie capacità. Ed era sufficiente confidente anche delle capacità della propria compagna d’armi e di letto. La prima e più importante prerogativa di ogni guerriero, dopotutto, sarebbe stata proprio quella: conoscere se stessi e conoscere i propri sodali, nei propri punti di forza e in quelli di debolezza, non tanto al fine di negarsi la possibilità di agire oltre i propri limiti, quanto e piuttosto per avere percezione dei propri limiti e poter razionalmente decidere quando tentare di spingersi oltre, quando superarli, a dispetto di ogni prospettiva in senso contrario.
Tale importante insegnamento non era qualcosa che egli aveva appreso in maniera autonoma, quanto e piuttosto per mezzo dell’esempio e del riscontro concreto di ciò offerto proprio da Midda Bontor, la quale, per prima, non avrebbe avuto a doversi fraintendere né inconsapevole dei propri limiti, né tantomeno timorosa di aversi a spingere oltre gli stessi, pur sempre e comunque mantenendo il controllo della situazione, anche nelle condizioni più avverse. E proprio al cospetto degli straordinari risultati da lei in tal maniera ottenuti, egli sarebbe stato semplicemente uno stupido a non cogliere l’occasione per fare tesoro di ciò. E, fino a prova contraria, egli non era solito avere a considerarsi uno stupido, nel preferire, piuttosto, avere a destinare tale ruolo al proprio fratello d’arme e di vita Be’Wahr.
Nell’essere, quindi, perfettamente confidente delle proprie capacità, e sufficientemente confidente anche delle capacità della propria compagna d’armi e di letto, Howe non avrebbe potuto riservarsi troppi dubbi sulle loro possibilità di vittoria in contrasto a quel gruppetto, ove ci si fosse spinti a un confronto diretto contro di loro. Certo, essi avrebbero sicuramente potuto avere a dimostrare qualche capacità stregonesca non immediatamente evidente, ma nel confronto con l’evidenza del loro abbigliamento e delle armi loro condotte seco, avrebbe avuto a essere considerato più probabile avere a identificare quel gruppo per quanto apparivano essere: bassa manovalanza, carne da macello, all’interno della più amplia e variegata organizzazione della Progenie della Fenice.
Benché, pertanto, quella sfida non avesse a rappresentare per lui un ostacolo insormontabile e, anzi, potesse essere considerata parte della propria più consueta normalità, proponendo quello qual un comunissimo pomeriggio come qualunque altro della propria vita; egli avrebbe quietamente preferito ovviare a ingaggiare quel combattimento nella quieta consapevolezza di quanto, comunque, non potesse avere certezza assoluta di riuscire a contenere l’allarme che sarebbe potuto derivare da tutto ciò, e un allarme che, allora, avrebbe avuto decisamente a nuocere al loro scopo oltre che, all’occorrenza, alla stessa Midda Bontor, nell’idea di avere a salvare la quale si erano sospinti sino a lì.
Abbandonando, in ciò, l’idea di un attacco frontale, necessario sarebbe stato avere a riservarsi una soluzione alternativa, e una soluzione che potesse ad aggirare quell’ostacolo ancor prima che arrischiarsi a un superamento diretto dello stesso. Purtroppo, e proprio malgrado, egli in tal senso non avrebbe potuto essere di alcuna concreta utilità, come già ampliamente dimostrato sino a quel momento, laddove del tutto privo di qualunque coscienza concreta dell’architettura sotterranea di quel luogo e, con essa, di eventuali possibilità alternative a quella pur palese via diretta.

“Possiamo trovare un’altra strada…?!”

Tale fu la domanda che egli tentò di trasmettere verso Lys’sh, e di trasmetterla aprendo la mancina con il palmo rivolto verso l’alto e puntando inizialmente l’indice del destro al centro della stessa, picchiettando lì un paio di volte e poi descrivendo un percorso circolare, fino a sospingersi a puntare al dorso della medesima mano sinistra, questa volta, però, passando lateralmente a essa.
Lys’sh comprese quanto l’amato desiderava domandarle e, in tal senso, ebbe allora a impegnare nuovamente i propri sensi, alla ricerca di un’altra soluzione, di un’altra strada, per così come i suoi sensi potevano essere in grado di trasmetterle. E se un’altra strada alla fine ella ebbe a individuare, non era certa che essa sarebbe piaciuta al proprio sodale.

“C’è un’altra via… ma dovremo lottare contro gli zombie.”

Così si sarebbe voluta comporre, quindi, la risposta che ella desiderava offrire al proprio compagno. Una risposta allor trasmessa da un quieto annuire con espressione poco convinta, prima, e, successivamente, da una supposta imitazione di un non morto, in contrasto alla quale opporre la propria violenza, rappresentata dalla simulazione di un colpo di spada.
A confronto con tutto ciò Howe ebbe ad annuire con chiara convinzione, invitandola quindi a fargli strada verso tale ipotesi alternativa. E Lys’sh, dal canto suo, si limitò a soddisfare quella sua decisione, stringendosi appena fra le spalle nel comprendere quanto, evidentemente, egli avesse a preferire affrontare il pericolo rappresentato dagli zombie ancor prima che correre il rischio di scatenare un qualche grido d’allarme fra le schiere della Progenie della Fenice, e nel giustificare, in fondo, tale preferenza.
Allontanandosi, quindi, di qualche dozzina di piedi dal punto ove quel gruppetto era radunato a presidiare quell’ingresso, la giovane ofidiana ebbe a individuare quello che appariva essere un vero e proprio buco nel terreno, e un buco nel terreno dal quale si era tenuta volontariamente alla larga pocanzi, a ovviare al rischio di avere a caderci dentro.

“Da questa parte…” definì quindi, indicando la voragine buia nel terreno e, in tal maniera, avendo a indicare all’amato la via da seguire.

Howe osservò con aria incerta quel buco nel terreno, e quel buco di cui non sapeva obiettivamente nulla. Ma non potendo certamente avere a frenare il proprio incedere per un simile dettaglio, si osservò rapidamente attorno, cercando un appiglio sufficientemente solido al quale avere a legare una fune, utile a calarsi là sotto.
Un appiglio trovato il quale egli ebbe così a organizzarsi in maniera decisamente repentina, in termini tali da non poter che ispirare sincera ammirazione nella propria compagna, nel vederlo tanto deciso e controllato nei propri gesti, nel proprio incedere, anche a confronto con quella che sarebbe allor stata la sfida loro riservata là sotto. E laddove Howe non si stava concedendo la benché minima esitazione a confronto con tale minaccia, certamente non da meno rispetto a lui si sarebbe mai voluta offrire la stessa Har-Lys’sha, pronta ad affrontare non un solo branco di zombie, ma un’intera legione, ove necessario, pur di avere a salvare la propria amata sorella da qualunque assurdo guaio nel quale si poteva essere andata allor a cacciare.
Il dubbio di non essere stata pienamente compresa dal proprio compagno nella sua definizione della situazione, e in quella definizione allor mimata, ebbe tuttavia a sorgerle nel momento in cui, prima che egli avesse a calarsi là sotto, ella non ebbe ad avvertire la benché minima variazione nel suo battito cardiaco, né, tantomeno, nella produzione di adrenalina all’interno del suo corpo. Una quiete ammirevole, certamente, quella da lui così dimostrata, e pur, ciò non di meno, decisamente sospetta, a confronto con quella sfida che, comunque, non avrebbe avuto a dover essere intesa tanto banale da non suscitare alcuna reazione di sorta.

“… aspetta!” tentò di frenarlo, allungandosi muta verso di lui, colta da tale incertezza, e da tale pericolosa incertezza.

Ma un avviso muto, come il suo, non avrebbe potuto di certo impedirgli di proiettarsi in quel pozzo. E sebbene la di lei mano si fosse sospinta in avanti, a tentare nuovamente di bloccarlo, in questa occasione ella non ebbe a fare in temo, limitandosi ad afferrare vanamente l’aria.