11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

lunedì 3 gennaio 2022

3870


L’arrivo di un’”altra” Midda in città non ebbe a suscitare più di tanto clamore.
Se, infatti, quando Maddie aveva fatto per la prima volta la propria comparsa entro le mura dodecagonali di Kriarya, accompagnata, all’epoca, da Howe e da Be’Wahr, oltre che da lord Brote e dal defunto lord Bugeor, non aveva potuto che essere accolta con una certa curiosità, per l’inattesa apparizione di una figura in tutto e del tutto simile alla Campionessa, se non per una più giovine età, e un’integrità fisica decisamente più marcata, costringendo la voce del popolo a giustificare la sua esistenza qual una qualche parente ancor sconosciuta della stessa Midda Bontor, in termini che non avrebbero potuto essere considerati propriamente corretti seppur neppur del tutto errati; e se, ancora, quando Rín aveva fatto per la prima volta la propria comparsa entro quelle stesse mura, accompagnata, per l’occasione, nuovamente da Howe e da Be’Wahr, ma anche da H’Anel e da M’Eu, oltre che dalla stessa Maddie, non aveva potuto che suscitare ancor un qualche interesse nei più, a confronto con la sorpresa derivante dall’evidenza di quante sconosciute parenti potesse ancor avere la Campionessa, e la Campionessa che, in quegli anni, era scomparsa dalla circolazione; già l’arrivo di Mera Ronae e di Namile non mancò di passare maggiormente in sordina, tanto per la discrezione con la quale le due figlia di Nissa approcciarono alla città del peccato, quanto per un’evidente perdita di interesse generale per qualcosa che, ormai, non avrebbe più potuto essere frainteso qual una novità, quanto e piuttosto pura e semplice normalità, quasi nulla di più ovvio sarebbe stato poter veder spuntare dal nulla una nuova figura in tutto e per tutto simile a quella della donna guerriero più famosa di quelle lande.
Così, quindi, il fatto che Duva e Lys’sh ebbero a fare ritorno in città accompagnate da un’”altra” Midda, non ebbe a suscitare interesse di sorta. Anche nell’evidente difficoltà, ormai, a distinguerle, soprattutto per chi, in fondo, non poi così confidente con loro. Insomma: accanto a Duva e Lys’sh, in quel momento, avrebbe potuto quietamente essere Maddie o Rín, e nessuno avrebbe avuto a poter esprimere certezza alcuna a tal riguardo, là dove, agli sguardi dei più, fondamentalmente indistinguibili.
In verità, comunque, una certa distinzione fra le varie “Midda” avrebbe potuto essere resa evidente anche e soltanto dalle rispettive acconciature, e da quelle acconciature che, per ognuna, avrebbero potuto vantare una certa differenza. Maddie, in particolare, nel volersi inizialmente proporre qual un vero e proprio surrogato della Figlia di Marr’Mahew, fosse anche e soltanto per ovviare a troppe facili discussioni in città, aveva reso proprio sin da subito un taglio di capelli simile a quello proprio della classica immagine di Midda Bontor, con capelli corti a sufficienza da accarezzarle appena le spalle e, soprattutto, del tutto privi di qualunque genere di ordine o di regolarità, in un ammasso confuso di rossi ciuffi. Ammasso confuso che avrebbe allor avuto a essere presente anche nella Midda Bontor originale, benché, attualmente, ella si stesse impegnando allo scopo di farli crescere un poco rispetto al proprio classico canone, a venire incontro alla richiesta dei propri figli, e di quei figli che, in effetti, l’avevano conosciuta, per la prima volta, con un taglio decisamente radicale, e volto a lasciar emergere meno di un pollice di rosso manto dalla superficie del proprio cranio: un taglio, in effetti, che ella aveva avuto ad apprezzare non poco, nella propria straordinaria praticità, ma che, come Tagae e Liagu non avevano potuto ovviare a far notare, soprattutto nel confronto con alternative quali quelle offerte da Maddie e da Rín, avrebbe avuto a castigare non poco la sua femminilità, ragione per la quale, ora, ella avrebbe potuto vantare almeno una spanna di lunghezza in più rispetto ai capelli della propria versione alternativa. Rín, d’altra parte, non condivideva l’approccio caotico all’argomento proprio della sua gemella e della sua versione autoctona, motivo per il quale, non rinunciando a una certa praticità, aveva acconciato i propri capelli in una lunga treccia, e in una lunga treccia che trovava la propria origine meno di due pollici al di sopra della sua fronte, percorrendo il suo intero profilo e poi ridiscendendo quasi a sfiorare metà della sua schiena, definendo, pertanto, una lunghezza decisamente maggiore rispetto alle altre due. Lunghezza maggiore qual, in effetti, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta anche quella proposta da Nissa, in un parallelismo forse obbligato, e pur non per questo meno inquietante, fra le due coppie di gemelle, e in un parallelismo che, tuttavia, non poneva i capelli dell’ex-regina dei pirati di Rogautt qual ordinati in una treccia, quanto e piuttosto in un’alta coda che, legata sull’estremità superiore del suo capo, ridiscendeva in una superba e ordinata cascata di rossi capelli fino a giungere all’altezza dei suoi glutei.
Un dettaglio minore, e pur importante, quello derivante da quelle acconciature, che non avrebbero quindi potuto permettere ad alcuno di equivocare le quattro figure fra loro molto simili. E un dettaglio minore, comunque, non unico nella propria offerta, là dove, ovviamente, altri piccoli dettagli, a partire dalle rispettive età, passando dall’abbigliamento, sino, ovviamente, a giungere all’atteggiamento, avrebbero avuto a rendere quelle quattro “Midda” ben diverse le une dalle altre, e del tutto inconfondibili, almeno fra coloro a loro più vicini…
… a meno fino a quando, per lo meno, le stesse non si fossero impegnate a confondere le acque, così come, in passato, Nissa non aveva perso occasione di compere, nel fingere di essere la propria gemella, emulandone non soltanto le caratteristiche fisiche, quanto e ancor più il comportamento e i modi di parlare, in maniera utile a ingannare anche coloro a lei più vicini, come lord Brote e l’allora sua moglie Nass’Hya, o come gli stessi Howe e Be’Wahr.

Ma se l’arrivo di un’”altra” Midda non ebbe a suscitare più di tanto clamore entro i confini di Kriarya, ben diversa reazione tale evento ottenne entro i confini de “Alla signora della vita”, la locanda di proprietà di Be’Sihl e della stessa Midda, nonché, almeno per il momento, dimora di tutti i membri del suo clan… e di tutte quelle persone che, poste a confronto con quell’immagine inattesa, non poterono riservarsi dubbi di sorta nel merito della sua identità. E del fatto che ella fosse…

« … Nissa! » gridò Howe, subito sguainando la propria lama dorata e ponendosi in guardia, tutt’altro che entusiasta di ritrovarsi a confronto con la donna che lo aveva privato del proprio arto sinistro… un arto a lui restituito in tempi recenti soltanto in grazia alla straordinaria tecnologia propria di altri mondi, e di quei mondi lontani fra le stelle del firmamento, da cui provenivano anche Duva e Lys’sh.
« Per Lohr… » gli fece eco il suo amico fraterno, Be’Wahr, ponendo subito mano ai propri coltellacci, non potendo vantare maggiore simpatia rispetto a lui nei confronti di quella figura, e di quella figura da sempre riconosciuta qual antagonista.
« Ma cosa diamine…?! » esclamò Maddie, accanto a loro, levandosi a propria volta in piedi quasi qual riflesso condizionato a confronto con la loro reazione.
« … boia mondo. » commentò Rín, nel ritrovarsi nuovamente a confronto con la propria versione alternativa, e quella versione alternativa della quale aveva imparato a diffidare in occasione del loro precedente incontro, e quell’incontro occorso nel momento in cui ella aveva appena fatto ritorno dal regno dei morti.

Solo la presenza di Duva e Lys’sh ebbe a frenare reazioni più violente a confronto con quella scena, e con quella scena di non immediata lettura, là dove, obiettivamente, difficile sarebbe stato comprendere chi stesse tenendo prigioniero chi, apparendo improbabile che Nissa, accompagnata per lo più da cinque dei suoi uomini, avesse a poter essere trattenuta soltanto da Duva e da Lys’sh, senza pur nulla togliere nulla alla capacità guerriera delle due.
Prestando maggiore attenzione alla scena, tuttavia, facile sarebbe stato notare come, al di sotto delle pieghe dei loro abiti, i loro polsi fossero strettamente legati attraverso delle corde, atti, se non a inibire qualunque loro potenzialità offensiva, quantomeno a ridurre il loro grado di minaccia, e di una minaccia che, ciò non di meno, avrebbe avuto a doversi riconoscere comunque elevata. Sicuramente non elevata quanto una dozzina di titani attorno alle mura della città e, ciò non di meno, forse ancor più insidiosa…

« Ma che accoglienza calorosa… » sorrise ella, quasi lusingata da tutto ciò.

domenica 2 gennaio 2022

3869


« A parte che, come stavo dicendovi, non ero propriamente in me in quel momento. » sottolineò nuovamente Nissa, ripetendosi in quella che pur avrebbe avuto a dover necessariamente apparire qual una semplice scusa a giustificazione del proprio operato « E, successivamente, non mi pare abbiate avuto grandi occasioni di tranquillità nei quali potermi riservare un certo margine di manovra utile a tentare di costruire un dialogo con la mia gemella… basti solo pensare agli accadimenti che vi sono occorsi con quel gruppo di titani. » evidenziò, stringendosi nuovamente appena fra le spalle, unico genere di espressione fisica che anche loro avrebbero potuto apprezzare, nell’essere ancora e comunque dietro di lei, a distanza inalterata dall’inizio di quel dialogo.
« In effetti… » aggrottò appena la fronte la giovane ofidiana, non riuscendo a trovare ragione di torto per quanto allora da lei asserito.

Per quanto spiacevole sarebbe stato anche per Duva ammetterlo, la “gemella cattiva” della loro amica non aveva allora tutti i torti. Anzi.
Quelle ultime settimane erano state per loro, e per Midda in particolare, un susseguirsi di eventi in rapido crescendo, in termini tali per cui, obiettivamente, quello avrebbe avuto a doversi intendere il primo, vero giorno di quiete per la stessa Figlia di Marr’Mahew. E il primo, vero giorno di quiete che, non a caso, ella non aveva voluto mancare di trascorrere serenamente in famiglia, così come quella stessa piccola escursione a cavallo avrebbe avuto a dimostrare.

« Sì. Nulla da eccepire a tal riguardo… » annuì quindi anche la stessa Furia Nera, storcendo appena le estremità delle labbra verso il basso « Diciamo che Midda si sta dimostrando una donna decisamente impegnata, di questi tempi. »
« Il peso del comando… » minimizzò l’ex-regina dell’isola di Rogautt, quasi a giustificare la cosa « Un conto è vivere in maniera spensierata la propria quotidianità, senza dover rendere conto di niente a nessuno. Un altro è volersi far carico della responsabilità su altre persone, che sia una famiglia, o, peggio ancora, che sia un’intera città. E una città come Kriarya, da sempre ingestibile per chiunque. » argomentò, sempre quieta nel proprio approccio « Senza contare come la mia amata sorella non sia mai stata propriamente in grado di assumersi la responsabilità di una famiglia… » non si poté negare di soggiungere, con tono allor necessariamente polemico verso la stessa, trasparente di quanto, ancora, avessero a sussistere non poche questioni irrisolte fra loro.
« Forse perché tu glielo hai da sempre impedito…?! » protestò allora Duva, tornando a stringere con forza, e con un certo senso di rabbia, l’impugnatura della propria lama « E’ da sempre che la perseguiti, e fai di tutto per impedirle di essere felice, solo e unicamente in nome di cosa…?! Di un’infantile promessa infranta più di trentacinque anni fa…?! »
« Faresti meglio a evitare di parlare di cose che non ti concernono, Furia Nera. » la rimproverò allora Nissa, dimostrando per la prima volta una qualche emozione nella propria voce, e un’emozione allor decisamente negativa « Quella fra me e Midda è una questione molto più complessa di quanto non si preferisca credere, nel limitarsi a ridurre la cosa a un mero tifo sportivo. » sancì, cercando quindi di ritrovare la freddezza estemporaneamente perduta « E con questo, attenzione, non voglio assolutamente dire che io abbia ragione e lei torto. Abbiamo avuto entrambe le nostre ragioni ed entrambi i nostri torti… »
« Io non so tu che cosa abbia in mente di fare, Nissa Bontor. » riprese voce Lys’sh, esprimendosi con quieta onestà in tal senso, non riuscendo a discriminare in alcuna maniera quale possibile piano segreto ella potesse riservarsi a margine di tutto ciò « Ma quello che dici è corretto. Ed è qualcosa di cui anche Midda è perfettamente a conoscenza. Ragione per la quale, se davvero esiste in te una qualsivoglia volontà di rimettere a posto le cose con lei, forse anche tu dovresti impegnarti a guardare al futuro ancor più che al passato… e a tutti gli errori commessi su entrambi i fronti. »
« Parli con saggezza, Sterminatrice di Mostri. » annuì l’altra, riconoscendole quanto doveroso in quel momento « Eh sì… avrei potuto fare a meno di quella frecciatina maliziosa, che la tua compagna ha immediatamente colto e amplificato in risposta. »

Per quanto ormai tutt’altro che bambine, nel poter vantare l’una quasi quattro decadi sulle proprie morte spalle, e l’altra qualcosa di più, nell’aver vissuto un’ulteriore lustro dopo la morte della propria gemella, Nissa e Midda avrebbero avuto a dover comunque essere riconosciute, fondamentalmente, ancora contraddistinte dalle stesse, irrisolte pulsioni infantili, prima, e adolescenziali, poi, di quando tutto quello aveva avuto inizio, vittime di loro stesse e dei loro stessi errori, e di quegli errori che, come onestamente riconosciuto dalla giovane ofidiana, non erano mancati su entrambi i fronti.
Perché se un errore era stato per la piccola Midda Bontor avere a scomparire nel cuore della notte, abbandonando la propria famiglia e, in particolare, la propria gemella, senza neppure riservarsi il coraggio di un confronto aperto con loro; tale errore aveva poi avuto a reiterarsi dozzine e dozzine di volte nella vita della stessa Figlia di Marr’Mahew, ritrovandola a essere, innanzitutto, vittima di se stessa, ancor più che di Nissa, e di quella propria assurda incapacità a gestire situazioni emotivamente complicate, in un paradosso incredibile per colei che, in fondo, era poi divenuta una vera e propria leggenda vivente in conseguenza alla propria straordinaria capacità a gestire qualunque genere di situazione, qualunque genere di avversità, per quanto assurda.
E se un errore era stato per la piccola Nissa Bontor coltivare con tanta dedizione il proprio risentimento per la propria gemella, non cercando mai di comprenderla, non sforzandosi di giustificarla, quanto e piuttosto insistendo a incolparla per qualunque cosa negativa poi accaduta nella propria vita, a iniziare dalla morte della loro genitrice, un lutto che avrebbe potuto riunirle e che, altresì, aveva finito soltanto per scavare una divisione ancora più profonda fra loro; tale errore era stato da lei reiterato all’infinito nel corso della propria vita, vedendola sempre concentrata a elaborare nuovi e più originali modi per vendicarsi a suo discapito, con un impiego di forze e di risorse veramente improbo, forze e risorse che, ove impiegate per un diverso scopo, probabilmente avrebbero potuto dar vita a qualcosa di straordinario, qualcosa di magnifico.
Non era quindi Nissa la peggiore antagonista di Midda, né Midda la peggiore antagonista di Nissa: entrambe, di fondo, erano sempre state, e forse erano tutt’ora, vittime di loro stesse, e di quell’unico, errore iniziale poi ripetuto in maniera sistematica e quasi perversa, in modi sempre nuovi, in situazioni sempre diverse, e pur, né più, né meno, con le medesime dinamiche.
Un duplice circolo vizioso, il loro, che, in maniera decisamente perversa, non avrebbe mancato di autoalimentarsi costantemente nel loro confronto, nella loro reciproca opposizione.
E un duplice circolo vizioso, il loro, che non si sarebbe potuto mai interrompere, a meno che entrambe, alfine consce dei propri sbagli, non avessero a sforzarsi di non ripetere quel modello psicologico e comportamentale incancrenitosi nel profondo del loro animo, dopo una vita intera nel corso della quale non si erano concesse nulla di diverso se non agire in quell’unica maniera, e colpevolizzarsi reciprocamente per tutto ciò, quasi fossero l’un l’altra a obbligarsi a essere così come erano.

« Io credo che dovremmo condurla da Midda. » dichiarò, al termine di tale flusso di coscienza, la donna rettile, convinta di ciò e, soprattutto, della necessità di porre la parola fine a quell’assurdità, e a quell’assurdità che non aveva soltanto rovinato le loro due vite, ma che aveva rovinato, e distrutto, dozzine, centinaia, migliaia di altre vite attorno a loro, in quell’assurdo e risonante crescendo di morte e distruzione da loro, più o meno consapevolmente, generato.

sabato 1 gennaio 2022

3868


« Sei folle se credi davvero che potremmo mai accompagnarti da Midda. » obiettò Duva, scuotendo appena il capo « O da qualunque altra parte che non sia la valle del Gorleheim… e chissà che le fiamme perpetue lì presenti non siano alfine in grado di concederti l’eterno riposo che meriti. »
« Credevo avessimo già chiarito quanto le fiamme non possano distruggerci. » osservò Nissa, aggrottando la fronte con aria quasi di disappunto a confronto con l’ottusità così dimostrata da parte della propria interlocutrice « E, comunque, sappi che, se volessi giungere a mia sorella, non avrei alcun bisogno né del tuo benestare, né della tua scorta, Furia Nera. » sottolineò, a escludere ogni possibilità di fraintendimento in tal senso « Conosco Kriarya meglio di quanto tu e la tua compagna, la Sterminatrice di Mostri, possiate mai arrivare a sperare di fare. E conosco vie per accedere al cuore della città del peccato che, probabilmente, sono ignote persino alla mia gemella. »

Benché Nissa e i suoi non stessero ancor offrendo evidenza di reale antagonismo a discapito di Duva e di Lys’sh, ineluttabile avrebbe avuto a dover essere considerato il sentimento di avversione che nei loro cuori non avrebbe potuto che sorgere a discapito di quella figura, e di quella figura che troppo male aveva causato alla loro amica e sorella Midda. In effetti, forse, ove Nissa fosse stata una loro antica avversaria, forse esse avrebbero avuto a reagire in maniera meno severa a suoi discapito, meno critica in sua opposizione, rispetto a quanto pur allora non stavano offendo in sola conseguenza all’affetto provato verso Midda, e al desiderio di proteggerla dal male che quella donna avrebbe potuto causarle.
Evidente avrebbe avuto a doversi intendere quanto sbagliato avesse a essere quel comportamento così pregiudizioso a discapito della loro interlocutrice, soprattutto in un contesto qual quello, nel quale pur ella non stava loro palesando alcuna volontà di inimicizia: così facendo, così aggredendola, anche solo verbalmente, Duva avrebbe potuto facilmente sospingerla a reagire, e a reagire in loro contrasto, benché tale, forse, non avesse a dover essere considerato, in quel particolare frangente, il suo desiderata. Ciò nonostante, nulla di buono avrebbe potuto derivare da Nissa, innanzi al giudizio della Furia Nera e, in effetti, anche della sua ancor silente compagna d’armi, in termini tali da non poter considerare vanificato nulla in tutto ciò.

« Che cosa vuoi Nissa…?! » domandò Lys’sh, prendendo allora voce verso la loro interlocutrice, nel cercare di giungere quanto prima a comprendere il nocciolo della questione, là dove, di certo, ella non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual lì impegnata ad agire in tal maniera in termini del tutto fini a se stessi, quanto e piuttosto per una chiara agenda, e un’agenda nel merito della quale, ancora, non era stata loro offerta evidenza di sorta.
« Ero certa di averlo detto, ma è possibile che l’idea appaia così assurda da non poter essere razionalmente recepita da voi. » sospirò l’altra, stringendosi appena fra le spalle, nel mantenere ancora le mani ben sollevate, in un gesto che, del resto, non avrebbe potuto essere per lei di alcun fastidio, nell’aver superato ormai ogni possibile senso di affaticamento o di disagio tipici della condizione umana « Sono qui per arrendermi. E desidero che mi accompagniate da mia sorella, per poter offrire anche a lei, direttamente, i termini della mia resa. »
« … termini…?! » esitò Duva, riprendendo voce verso Nissa « Davvero credi di poter anche arrogarti il diritto di dettare termini di sorta…?! »
« Perché no…? » domandò Nissa, aggrottando appena la fronte « Nessuno mi sta obbligando alla resa. E credo che sia abbastanza evidente come nessuno, fra l’altro, potrebbe obbligarmi alla resa, soprattutto da quando vi siete fatte sottrarre l’unica risorsa che potevate usare a mio discapito. » esplicitò, in riferimento a quelle armi al plasma recentemente loro sottratte, e sottratte, per quanto era stato concesso loro occasione di sapere, per ordine della stessa ex-regina di Rogautt « Ergo… penso di potermi riservare un certo margine di trattativa… no?! »
« Ci “siamo fatte sottrarre”…?! » ripeté la Furia Nera, sgranando gli occhi per l’impudenza così da lei dimostrata « Ci hai sottratto. E, per ottenere tale scopo, non hai esitato a prendere in ostaggio tutta la popolazione di Kriarya, bambini inclusi… » protestò e corresse, a non permetterle occasione di minimizzare il proprio diretto coinvolgimento nella questione « O ci credi, forse, così idiote da non essere riuscite a ottenere neppure il tuo nome dal tuo tirapiedi…? »
« In verità il mio giudizio su di voi sta decrescendo rapidamente in conseguenza a questa nostra attuale conversazione… motivo per il quale vi consiglierei di lasciar perdere queste chiacchiere prima che abbia, sì, a considerarvi due idiote totali. » commentò Nissa, ancora di spalle e, in ciò, non visibili nella propria espressione, e, ciò non di meno, chiaramente sorridente in maniera sorniona, così come anche il suo tono di voce non avrebbe cercato in alcuna maniera di mistificare « Non sono stata io a rubare le vostre armi. E, per la cronaca, la cosa mi ha anche disturbato non poco, là dove non soltanto qualcuno è arrivato prima di me a maturare questa idea ma, anche, l’ha attuata sfruttando impunemente il mio nome, per mantenere la propria identità quietamente celata… »

Fosse stata a confronto con una donna umana, Har-Lys’sha non avrebbe avuto problemi di sorta a discriminare la verità dalla menzogna, là dove, per quanto brava Nissa avrebbe mai potuto essere a mentire, improbabile sarebbe stato per lei avere a celare tutte quelle impercettibili alterazioni che, a confronto con i fini sensi della donna rettile, sarebbero apparse simili a veri e propri segnali luminosi lampeggianti volti a indicare ogni bugia da lei dichiarata.
Il fatto, però, che Nissa fosse ormai divenuta una ritornata, oltre a rendere decisamente più complicato avere a confrontarsi con lei, non avrebbe potuto che rendere praticamente impossibile per la stessa Lys’sh avere a comprenderla, a interpretarla, nel ritrovarsi, dopotutto, non a confronto con un essere vivente, quanto e piuttosto con un cadavere: un cadavere dalle sembianze perfette, un cadavere privo del tanfo proprio della morte, un cadavere del tutto in grado di intendere e di volere, e ciò non di meno, pur sempre, un cadavere. E così come, in quel frangente, Nissa avrebbe potuto restare lì, in piedi, con le braccia alzate non soltanto per ore, ma addirittura per giorni, per mesi e per anni, senza che nulla di tutto ciò avesse a crearle fastidio alcuno; allo stesso modo avrebbe reso impossibile alla giovane donna rettile riuscire a interpretarla, per così come, parimenti, difficile sarebbe stato interpretare una statua.
Nel ritrovarsi, quindi, costretta a escludere ogni analisi della sfera emotiva e fisica della propria interlocutrice, a Lys’sh non poté che essere concessa soltanto l’occasione di tentare di discernere razionalmente quanto da lei sostenuto, tentando di comprendere se, dietro a quelle parole, avesse a doversi celare la verità o, piuttosto, un inganno.
Ma se di inganno si fosse trattato, qual genere di scopo avrebbe mai potuto muoverla?
Quanto da lei dichiarato, in fondo, non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual errato: che ella avesse a conoscere Kriarya bene… molto bene, ne aveva già offerto evidenza in passato; e che, ove il suo scopo avesse a doversi considerare un’aggressione a discapito della propria gemella, non avrebbe avuto certamente a dover ricorrere a una simile soluzione, beh… avrebbe avuto a dover essere giudicato evidente.
E allora… possibile che ella stesse esprimendosi in maniera sincera? Possibile che davvero ella desiderasse arrendersi…?!

« … perché ora? » domandò Lys’sh, cercando una qualche informazione utile a meglio chiarirsi le idee a tal riguardo « Perché uscire allo scoperto proprio ora…?! Volendo arrenderti, avresti potuto farlo come tutti gli altri ritornati al termine dell’assedio di Lysiath… »