11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 20 novembre 2017

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Con il proverbiale senno di poi, Midda Bontor avrebbe compiuto molte scelte diverse nel corso di quella giornata, ultima fra le quali quella che l’aveva veduta continuare ad affiancarsi a Reel Bannihil anche dopo aver incontrato il Grande Tolvar, nel momento in cui, ormai, non avrebbe avuto più alcuna ipotetica necessità di mantenere quell’uomo al proprio fianco.
Ovviamente, in grazia a quell’ipotetica conoscenza che soltanto nel giungere a vivere il futuro, un istante alla volta, sarebbe stata concessa nel merito del passato, e, con esso, di tutte le leggerezze o i veri e propri errori compiuti sino a quel momento, ogni azione, ogni scelta resa propria avrebbe necessariamente assunto una sfumatura diversa, un tono a volte più acceso, a volte più spento, per meglio riuscire a discriminare quanto realmente meritevole di attenzione da quanto, altresì, terribilmente futile, quanto giusto da quanto, piuttosto, spiacevolmente errato; in un distinguo alla luce del quale, tuttavia, molte scelte sarebbero quindi state compiute diversamente, conducendo a una differente conclusione e, in tal senso, a nuovi, imprevedibili errori che, ancora una volta, avrebbero necessitato d’esser noti per poter, in qualche modo, aiutare in quell’impropria definizione del presente in previsione del futuro. Un esercizio di stile, pertanto, ancor prima che una vera e propria possibilità per migliorare il proprio fato, laddove inappellabile, alla fine, sarebbe stato comprendere quanto in alcuna maniera, chiunque, avrebbe potuto ovviare a ogni possibilità di errore: non nel riservarsi comunque possibilità d’azione, ove alla base dell’errore stesso avrebbe avuto a doversi fondamentalmente considerare l’iniziativa, né tantomeno rifiutandosi d’agire, giacché, anche nella non azione avrebbe potuto riservarsi, alfine, la spiacevole evidenza di un errore, e di un errore non meno potenzialmente tragico rispetto a qualunque altra più animata alternativa.
Così, anche ove, con il senno di poi, la Figlia di Marr’Mahew probabilmente avrebbe ovviato a concedere all’investigatore privato quell’implicita fiducia a lui dimostrata nel non escluderlo da quella che, apparentemente, avrebbe potuto rivelarsi essere la conclusione di quella fugace disavventura, di quel breve, seppur intenso, confronto con la Loor’Nos-Kahn e con i loro piani a discapito dei due pargoli da lei accolti sotto la propria ala protettiva; nel confronto con il tempo presente, malgrado tutti i segreti da lui ancor mantenuti, e malgrado l’errore di calcolo del quale egli si era reso protagonista nel suggerirle un’ipotetica, attuale ubicazione dei due bambini senza che questa potesse poi incontrare la benché minima possibilità di conferma, Reel non avrebbe potuto obiettivamente neppur essere considerato, in apparenza, e, probabilmente, anche in sostanza, qual un uomo apparentemente cattivo, fondamentalmente negativo, in misura utile da giustificare, da parte della stessa, un tale rifiuto, un simile allontanamento. Non, quantomeno, sino al momento in cui, paradossalmente, tutto avrebbe avuto a poter finire, e a finire nel migliore dei modi, nel ricongiungimento fra la donna guerriero e Tagae e Liagu…

« Siamo arrivati! » annunciò il Grande Tolvar, senza dissimulare una certa soddisfazione nell’introdurre i suoi due ospiti alla meta finale del loro breve viaggio insieme, al termine di quel non immediato percorso che aveva finito per condurre Midda e Reel attraverso molteplici vie e vicoli di Thermora, sino ad arrivare a quella che, nell’altra Thermora, nella città sotterranea pur quietamente esposta alla luce dei soli, avrebbe avuto a dover essere intesa qual una vera e propria piazza principale, laddove, ciò non di meno, per i più si sarebbe trattato di un edificio dismesso, testimonianza di quel continuo rinnovamento architettonico all’interno dei confini di quel vasto, piccolo mondo, nel quale quanto giudicato qual fatiscenza dai più sarebbe quietamente stata riconosciuta al pari di placida accoglienza da altri, altri che, nella fattispecie, entro quelle mura avrebbero avuto occasione di prosperare a dispetto di tutta la propria povertà.

E se pur, a confronto con quel mondo nel mondo, con quella città nella città, l’ex-mercenaria avrebbe potuto avere motivazione di riservarsi non poca curiosità, lasciandosi eventualmente coinvolgere dal medesimo, per meglio comprenderne le dinamiche e i principi, nel riscoprire, forse, dietro a tutto ciò qualcosa di poi non così lontano, non così estraneo a quanto, per lei, riconducibile a un concetto di comune realtà, di nostalgica casa, a quel mondo dai più, in quel frangente, condannabile qual barbaro, retrogrado, seppur, dopotutto, non peggiore, né migliore, rispetto a quello e a molti altri, quanto e semplicemente diverso; ogni riflessione a tal riguardo ebbe a scemare nel confronto con la gioia, con la semplice emozione derivante dal pur annunciato ritrovamento dei due pargoli, di quella coppia di bambini a lungo cercata, e per la sorte dei quali, inutile allora tentare di mistificarlo, ella avrebbe avuto a dover vantare maggiore timore, paura, di quanto, probabilmente, non si sarebbe potuta attendere neppure lei stessa, espressione di un attaccamento emotivo nei loro riguardi dai più giudicabile qual ingiustificato, nel non ignorare quanto, sino a poche ore prima, la mera esistenza in vita degli stessi non avrebbe avuto a dover essere considerata neanche nota alla sua attenzione, così come, dopotutto, ancora entrambi, in fondo, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti pressoché degli estranei per lei. Tuttavia, giusto o sbagliato che tal sentimento avrebbe avuto a dover essere considerato, anche in quei termini avrebbe avuto a dover essere riconosciuto il suo carattere, la sua personalità, capace di abbracciare una causa, quando sentita a sé prossima, con tutto il proprio cuore, con tutta la propria anima, la propria mente e il proprio corpo, in una misura indubbiamente maggiore di quanto, in effetti, ci si sarebbe mai potuti aspettare da una mercenaria, qual ella pur, sino all’anno precedente, sino a prima del suo ingresso in maniera stabile nell’equipaggio della Kasta Hamina, non aveva mai avuto ragione per escludere di poter vantar essere.
Assolutamente sincera, in tutto ciò, avrebbe avuto a dover essere considerata la sua reazione di gioia, quella vivace emozione che ella ebbe a provare nel riconoscere, fra le molte figure lì presenti, e impegnate, ognuna, nella propria vita quotidiana, le sagome dei due pargoli, quei profili veduti per la prima volta soltanto poche ore prima e, dopo quanto affrontato sino a quel momento, già considerabili qual conosciute da una vita intera. Una gioia, un’emozione, che venne quindi da lei espressa in un alto, e spontaneo, grido rivolto all’indirizzo dei bambini, in quella che avrebbe potuto rivelarsi essere una reazione forse eccessiva e che, in questo, avrebbe potuto non essere ricambiata, altrettanto enfaticamente, dai due pargoli, e che pur, quasi a volerle tributare il giusto omaggio per tutto l’impegno da lei dimostrato, non ebbe a essere trascurata dagli stessi… anzi.

« Liagu! Tagae! » esclamò ella, desiderosa di farsi riconoscere dai due, di attrarre a sé la loro attenzione, nel sollevare, in tal senso, la propria sinistra, muovendo la mano a rendersi più riconoscibile, più identificabile rispetto a quello che, altrimenti, avrebbe potuto essere uno sfondo troppo eterogeneo per non apparire, paradossalmente, omogeneo al loro sguardo.
« Midda! » gridarono, di rimando, i due bambini, quasi all’unisono, dando dimostrazione non soltanto di ricordarsi di lei e del suo nome, ma, anche, di ricambiare il sentimento di felicità da lei loro rivolto nel rincontrarli, nel ritrovarli, in quanto, più di qualunque ricompensa materiale, avrebbe allora offerto all’ex-mercenaria un senso a tutto quello, a quanto compiuto sino a quel momento, a quanto subito sino ad allora.

Una breve corsa, su ambo i fronti, permise, allora, alla donna guerriero di ricongiungersi a coloro i quali aveva accolto sotto la propria ala protettrice, a coloro per i quali era stata quasi uccisa, in quelle ultime ore, e a coloro per i quali, in quelle stesse ultime ore, aveva ripetutamente ucciso, senza la benché minima remora a tal riguardo, pronta, se necessario, a riprendere simile attività anche nell’immediato, seppur, allora, le sue braccia, le sue mani, e, più in generale, il suo intero corpo, ebbero allora a muoversi in maniera decisamente più inoffensiva, animati da un ben diverso intento, nel genuflettersi verso il suolo e nel dischiudersi ad accogliere i due bambini, quei pargoli che, del resto, l’avevano a loro volta inseguita, cercata, addirittura per primi, con non meno dedizione di quanto ella stessa poi non avesse ricambiato, o, in caso contrario, non si sarebbero mai presentati sulla banchina di quel treno, in un silenzioso e timido invito a non partire, a non abbandonarli dopo aver già offerto evidente dimostrazione di poterli aiutare.

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