11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

mercoledì 19 febbraio 2020

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Be’Sihl e Lys’sh compresero subito di essere riusciti nel proprio intento, nel momento in cui, innanzi ai propri sguardi, ebbero a ravvisare un’inedita struttura di pietra e di legno, diversa da qualunque architettura con la quale avessero mai avuto occasione di confrontarsi. Innanzi a loro, al di sopra di un piccolo altopiano utile a permettere a tale costruzione di emergere dalla foresta entro la quale si erano allor ritrovati a essere, ebbe infatti a presentarsi un vasto basamento in pietra, mirabilmente squadrato nelle proprie forme, apprezzabilmente regolare nel proprio taglio, diverse decine di piedi al di sopra del quale, potendo in ciò contare su una tanto solida base, avrebbe avuto a doversi intendere eretta un altrettanto ampia edificazione in legno, a diversi livelli sovrapposti, intervallati, nella propria verticalità, dalla presenza di diverse porzioni di tetto, quasi, dopo che un semplice edificio a un singolo piano fosse stato lì eretto, al di sopra dello stesso, e del suo medesimo tetto, per esigenze di estensione, fosse stato costruito un nuovo livello, e così via dicendo. Cinque, in tutto, ne poterono allor contare nel corpo principale, e almeno tre in due complessi secondari, prima di arrivare al piano più alto, concluso, ovviamente, da un tetto spiovente, dal profilo triangolare. Grigia la pietra delle fondamenta, bianco il legno delle pareti, scure le tegole al di sopra dei tetti, sì alieno ai loro occhi e pur, a suo modo, decisamente classico, ben distante dalla modernità propria delle città nelle quali l’ofidiana era cresciuta e nelle quali lo shar’tiagho si era ormai abituato a peregrinare, nel corso di quegli ultimi cinque anni, quell’edificio avrebbe avuto a doversi riconoscere quindi troppo peculiare nelle proprie forme, nelle proprie proporzioni, per poter essere appartenuto alla loro memoria e, dopo di che, essere stato dimenticato. Ragione per la quale, se tutto ciò non aveva a doversi intendere qual appartenente al loro passato, tale avrebbe avuto a dover essere inteso qual utile evidenza, chiaro segnale di quanto, allora, essi fossero finalmente riusciti a spezzare il circolo vizioso del viaggio nei propri ricordi in favore, possibilmente, di un ricongiungimento con un qualche compagno.
E a concedere, in tal senso, un’ulteriore conferma, e a modo suo positiva riprova di ciò, per quanto paradossale avrebbe avuto a doversi intendere in maniera positiva qualcosa del genere, fu questione di un istante, per entrambi, ravvisare, al di sopra delle proprie teste, e al di sopra di quella sorta di elegante fortezza, una figura spiacevolmente nota per entrambi, in quanto risalente alla loro prima, comune esperienza nel tempo del sogno: l’immagine di secondo-fra-tre, vicario di Anmel Mal Toise!

« Credo che ci siamo riusciti… » asserì Be’Sihl, storcendo le labbra innanzi all’immagine di quel nemico e ritrovandosi, improvvisamente, in vesti militari, equipaggiato di tutto punto e pronto alla pugna, qual reazione psicologica innanzi a quella chiara evidenza di pericolo.
« A chi stavi pensando questa volta…?! » domandò Lys’sh, a sua volta decisamente poco entusiasta all’idea di avere nuovamente a confrontarsi con quel nemico, e quel nemico che aveva già offerto loro non poco filo da torcere, nel palese intento di avere a estinguerli per sempre.

Rendendosi infatti conto di quanto, concentrandosi sulle persone a loro più vicine, come Midda o Duva, altro non avrebbero ottenuto che rievocare dalla propria memoria delle immagini del passato, smarrendosi in esse, i due compari avevano allor deciso di provare qualcosa di diverso, avendo a focalizzare la propria attenzione su volti, su persone con le quali non avrebbero avuto a poter vantare particolari esperienze pregresse. Una condizione che, all’interno del loro variegato gruppetto, avrebbe avuto allor a poter vantare comunque una buona metà dei presenti, con Rín, sorella di Maddie, e H’Anel e M’Eu, figli di Ebano, e, limitatamente a Lys’sh, anche con Howe e Be’Wahr, i quali avrebbero avuto allor a doversi intendere tutti quali loro alleati, tutti quali loro compagni di ventura in quell’impresa improba, e, pur, obiettivamente privi di un qualche comune passato al quale il tempo del sogno avrebbe potuto appellarsi per trascinarli altrove.

« A Rín. » replicò egli, osservando con preoccupazione secondo-fra-tre « E se è vero che quello lì è parte del nostro comune ricordo di Rín… è anche vero che tutto il resto non mi ricorda assolutamente nulla di mai visto prima. » sancì, riconoscendo così legittimo l’implicito dubbio proposto dalla propria compagna in quell’interrogativo, e in quell’interrogativo volto a suggerire l’eventualità che, ancora una volta, altro non avessero a doversi intendere smarriti in qualche illusione propria del tempo del sogno.
« Vale anche per me… » annuì allora l’altra, confermando in ciò l’ipotesi di essere riusciti a interrompere la ciclicità improduttiva nella quale si erano ritrovati intrappolati dal momento in cui avevano perso contatto con il resto del loro gruppo « Ergo, quel simpaticone lassù è reale. »
« Reale e pericoloso… » confermò l’uomo, riservandosi poi l’occasione di un profondo respiro « Ora dobbiamo solo capire dove sia Rín… e sperare che non sia l’unica da queste parti, o rimettere insieme i pezzi della nostra squadra potrebbe rivelarsi decisamente più complicato del prev… »

A interrompere Be’Sihl, sovrastando l’ultima parte di quella propria affermazione, fu un violento tuonare, una raffica assordante di colpi, di esplosioni che, pur giungendo in lontananza, e, apparentemente, dalla medesima direzione propria di quella fortezza, di quel castello, ebbe a segnalare in maniera sufficientemente inequivocabile la presenza di un conflitto in corso, e un conflitto che, nella fattispecie propria di quel suono, non poté ovviare a richiamare loro alla mente il ricordo di un’arma già impiegata da Maddie in occasione del loro precedente scontro con secondo-fra-tre, uno strano mitragliatore a sei canne rotanti alimentato da proiettili fisici, allorché da colpi energetici come quelli abitualmente predominanti nella realtà propria di Lys’sh, e alla quale, in quegli ultimi anni, anche Be’Sihl aveva avuto ragione di adattarsi.
Un suono che, volendo continuare a escludere un qualche improprio déjà vu, avrebbe allor avuto a doversi intendere evidente conferma della presenza, lì, della succitata Rín, giacché, al pari della propria gemella, ella avrebbe avuto a doversi intendere la sola ad aver ragione di evocare una simile arma e un’arma che, chiaramente, avrebbe avuto a doversi intendere propria del loro mondo d’origine, nella loro dimensione d’appartenenza.

« Muoviamoci! » incalzò quindi Be’Sihl, riconoscendo quel suono qual una richiesta di aiuto, e una richiesta di aiuto nel contrasto alla minaccia di secondo-di-tre.

Così i due iniziarono a correre all’interno di quella foresta, e della foresta nella quale si erano allor ritrovati precipitati, avanzando il più rapidamente possibile nella direzione di quel castello, per prestare aiuto alla compagna in difficoltà e, con lei, a chiunque altro lì avesse a dover essere presente.
Il loro arrivo all’interno della scena, tuttavia, non ebbe a passare inosservato al loro comune antagonista, a secondo-fra-tre, il quale, per così come aveva già avuto precedente occasione di dimostrare, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual contraddistinto da un’importante confidenza con il tempo del sogno e con le sue leggi, una pericolosa padronanza di quell’ambiente in grazia alla quale, evidentemente, difficile sarebbe potuto essere per loro sopraggiungere lì restando inosservati, anche laddove, all’occorrenza, si fossero impegnati in tal senso, per così come, tuttavia, allora non era certamente stato. In ciò, quindi, nulla di sorprendente avrebbe avuto a dover essere inteso in un cambio di interesse, da parte del vicario, prima concentrato esclusivamente in direzione del castello, e ora intento a muovere lo sguardo verso la loro attuale posizione, scrutando all’interno del fitto di quegli alberi per avere a ricercare conferma visiva della loro presenza e della loro sopraggiunta presenza all’interno di quella scena.

« Altri due. » annunciò dall’alto del cielo, a sottolineare l’evidenza di quanto allor occorso, e del fatto che il loro arrivo lì non fosse passato inosservato « In quali termini vorrete confrontarvi con me, voialtri?! » domandò poi, evidentemente all’indirizzo diretto della nuova coppia subentrata nella questione in corso.

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