11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

lunedì 3 agosto 2020

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« Certo che con te non ci si annoia mai... » esclamò Duva, in direzione di Midda, nel mentre in cui, a propria volta, avrebbe avuto a doversi riconoscere intenta a cercare di bersagliare, dalla cima del loro bastione, le creature pressate ai piedi di quella cinta muraria.

In verità, tanto Duva Nebiria, quanto Har-Lys’sha, non avrebbero avuto a doversi considerare nuove a quel genere di situazioni.
Per quanto, infatti, entrambe provenissero da una galassia lontana, e avessero vissuto gran parte della propria vita in una quotidianità decisamente diversa da quella della loro amica sororale, e una quotidianità contraddistinta da uno straordinario progresso tecnologico sotto ogni punto di vista; la guerra, nel senso più vero del termine, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual qualcosa di inedito per loro. Anzi. E sebbene le guerre da loro combattute, nel corso della propria vita, avrebbero potuto essere riconosciute quali contraddistinte da un ben diverso genere di approccio, di dinamica rispetto a quanto lì loro proposto, rispetto a quanto lì loro presentato, la sostanza delle cose avrebbe avuto a doversi riconoscere eguale. E eguale in termini di impegno, eguale in termini di sforzo, eguale in termini di rischio.
Se una battaglia fosse stata combattuta a colpi di armi laser o al plasma, allorché a frecce e proiettili sospinti da enormi catapulte, questo avrebbe reso tale battaglia meno cruenta, meno letale, rispetto a un’altra? Se a colpire il corpo di un uomo o di una donna fosse stata una scarica di pura energia, tale da poter bruciarne la carne sino alle ossa, traducendola in maniera praticamente istantanea in polvere, questo avrebbe forse reso la sua morte meno concreta, meno effettiva, rispetto a un’altra?
Gli uomini e le donne lì schierati, e lì schierati in difesa della propria casa, della propria città e delle proprie famiglie, avrebbero avuto forse a doversi riconoscere animati da desideri e intenti diversi rispetto a un pilota di caccia stellare, impegnato in una furiosa battaglia siderale?
Che la guerra fosse combattuta a colpi di clava, piuttosto che di spada, piuttosto che di mirabolanti armi da fuoco, nulla sarebbe importato e sempre e comunque guerra sarebbe rimasta. E che un morto fosse tale per il cranio rotto per effetto di una bastonata, per la gola tagliata in conseguenza a uno sgualembro o per un colpo di laser dritto al cuore; nulla sarebbe importato e sempre e comunque morto sarebbe rimasto.
Ciò senza dimenticare quanto, comunque, anche fra le stelle del firmamento, in una realtà dominata da straordinarie armi da fuoco, le armi bianche non avevano comunque avuto a perdere il proprio valore. Non, soprattutto, nel momento in cui una battaglia, anziché essere combattuta sulla quieta solidità propria di un pianeta, e di un pianeta mirabilmente dotato di un’atmosfera e di un’atmosfera respirabile, sarebbe stata combattuta entro i soffocanti e fragili confini propri di una nave spaziale, e di una nave a bordo della quale un solo colpo, sparato con eccessiva leggerezza, con semplice banalità, avrebbe potuto imporre danni irrecuperabili all’integrità strutturale della nave stessa, e di una nave, all’occorrenza, sicuramente schermata a proteggersi dagli attacchi esterni, ma non, da possibili colpi interni.
In ciò, tanto Duva Nebiria, quanto Har-Lys’sha, quindi, avrebbero avuto a doversi intendere abituate a combattere non soltanto battaglie in tutto e per tutto comparabili a quella ma, anche e ancor più, battaglie contraddistinte da medesime armi quali quelle che, in quel frangente, ornavano i loro fianchi.
Nulla di nuovo, quindi, per le due amiche, per le due complici della Figlia di Marr’Mahew.

« Non è proprio per questa ragione che avete deciso di seguirmi fino a qui...?! » replicò Midda, scuotendo appena il capo a confronto di quella nota sollevatale dall’amica, e una nota che, pur non volendo essere contraddistinta da note di biasimo, avrebbe comunque potuto lasciar sottintendere qualche perplessità a tal riguardo, qualche velata critica attorno all’evidenza di quanto, ovunque andassero, i problemi non avessero mai ad abbandonarle.
« In effetti. » ridacchiò per tutta risposta l’altra, aggrottando appena la fronte.

La scelta compiuta da Duva e da Lys’sh avrebbe avuto a dover essere considerata una scelta importante. Uno di quei generi di scelta destinati a cambiare definitivamente il senso della vita quotidiana di una persona. Perché nel momento in cui, a distanza di un lustro dal loro primo incontro, per la loro amica, per quella loro sorella d’arme e di vita, era giunto il momento di salutarle, nella volontà e nella necessità di fare ritorno al proprio mondo, e a quel mondo dal quale, pur, si era allontanata soltanto per perseguire una missione, e una missione allor conclusa; Duva e Lys’sh avevano avuto a dover decidere fra il rivolgere il proprio addio a Midda, nella quieta consapevolezza che mai l’avrebbero potuta rivedere, oppure destinare il proprio addio a tutto ciò che, sino a quel momento, era stata per loro la propria vita quotidiana, abbracciando qualcosa di diverso, diventando qualcosa di diverso.
E per quanto facile sarebbe stato scegliere in favore della prima possibilità, laddove, del resto, esse avevano vissuto molto più tempo della propria esistenza terrena senza la Figlia di Marr’Mahew al loro fianco; osservandosi nell’intimo, e valutando quanto avrebbe potuto loro attendere nel proseguire il proprio cammino di vita per così come esso era sempre stato, entrambe avevano avuto a preferire la seconda possibilità. E quella possibilità volta a promettere loro una vita sicuramente più complicata, forse più breve, e pur, incomparabilmente, più eccitante di qualunque altra vita avrebbe potuto essere loro altrimenti promessa.

« Quel ciclope inizia a preoccuparmi... » intervenne nel mentre di quel faceto scambio di battute Lys’sh, facendo riferimento all’enorme creatura sotto di loro, e quell’enorme creatura i cui colpi, rivolgendosi con violenza in contrasto alle mura, stavano facendo letteralmente tremare loro il pavimento sotto ai piedi, in termini tutt’altro che positivi nel lungo andare « ... gli stiamo scagliando contro ogni qual genere di pietra e quant’altro, ma nulla pare frenarlo. »

La giovane donna rettile non era solita parlare in maniera fine a se stessa. E laddove ella aveva lì espresso una tanto esplicita perplessità attorno a quel mostro, indubbio avrebbe avuto a doversi intendere un certo livello di attenzione da rivolgere al medesimo, al fine di  non avere a pentirsene a posteriori.
Forte di tale consapevolezza, in una preoccupazione che, in fondo, ella stessa avrebbe avuto quietamente a condividere, Midda Bontor non volle ignorare superficialmente quanto così dichiarato dall’amica sororale, preferendo rivolgere tutta la propria attenzione verso quell’antico avversario, per meglio valutare in quali termini avere a poterlo, lì, affrontare.

« E se lo facessimo esplodere...?! » propose Duva, anticipando qualunque genere di non meno folle iniziativa alla quale Midda avrebbe mai potuto arrivare autonomamente « Non lo fermeremo a tempo indefinito, ma, quantomeno, riusciremo a guadagnare qualche ora, prima che possa rimettersi in piedi... »

La proposta così sollevata dalla meravigliosa guerriera dalla pelle marrone e dagli occhi dorati avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual la più semplice conseguenza di una mentalità abituata ad avere e confrontarsi con determinati problemi e, ancor più, determinate possibilità di risoluzione degli stessi, possibilità garantite da una serie di risorse che, evidentemente, lì non avrebbero avuto a dover essere fraintese in loro possesso.
Ciò non di meno, per quanto né Midda, né Duva, né Lys’sh, né alcun altro all’interno di Lysiath, avrebbe potuto considerarsi in possesso di una granata, o di qualunque altro dispositivo assimilabile, il concetto proposto da parte della medesima non dispiacque assolutamente alla Campionessa di Kriarya, la quale non poté ovviare, allora, di riflettere nel merito di come tradurre in realtà tutto ciò.

« ... Thyres... » gemette, facendosi cogliere da un’idea balorda... e da un’idea che pur avrebbe potuto funzionare, sebbene a caro prezzo « ... e se usassimo il nucleo all’idrargirio del mio braccio?! »

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