11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte

News & Comunicazioni

E siamo a... QUATTROMILA!

Cioè... tecnicamente saremmo anche a molti di più (4.240) nel considerare anche le tre avventure del ciclo Reimaging Midda e tutti gli speciali. Ma conteggiamo solo i numeri della "serie regolare" e, ciò nonostante, arrivamento all'incredibile traguardo di QUATTROMILA pubblicazioni quotidiane!

Grazie a tutti!

Sean, 18 giugno 2022

mercoledì 6 gennaio 2021

3513

 

« Francamente mi sarei sorpresa del contrario. » accennò un quieto sorriso la Figlia di Marr’Mahew, con il più assoluto pragmatismo innanzi a quell’ammissione, e a quell’ammissione di colpa, volta a riconoscere quanto ella avesse ucciso qualcuno nel corso della battaglia per Lysiath « Quanto è accaduto, comunque, non è stato colpa tua... »

E se pur, a tale conclusione, Lora ebbe a ricollegare l’idea di una responsabilità per Nissa Bontor, in quella che avrebbe avuto a dover essere l’interpretazione più ovvia delle parole di Midda; proprio quest’ultima non avrebbe avuto a dover essere fraintesa riferirsi alla propria gemella, quanto e piuttosto a se stessa... nella propria intima consapevolezza di quanto, allora, delle sue personalissime responsabilità, e di quelle responsabilità che, se soltanto avesse posto con onestà innanzi al giudizio di Lora, probabilmente avrebbero più che giustificato un suo cambio di posizione a proprio riguardo.
Ma se già sciocca, Midda, era stata giudicata da parte di Lora nell’aver scelto di affrontare quel discorso in quel momento, entro i limiti dell’ignoranza, di quest’ultima, nei riguardi della verità; non vi avrebbe avuto a dover essere riconosciuto alcun particolare desiderio di morte in lei tale da spingerla ad ammettere quella particolare, e dolorosa, verità. E una verità alla luce della quale, probabilmente, sarebbe stato giusto imputarle non soltanto la morte della feriniana, quanto e peggio la sua eterna dannazione, sebbene, in effetti, ciò non avesse ad apparire venir inteso dalla medesima.
Così, non autolesionisticamente, Midda Bontor ebbe allor a tacere. Tornando a concentrarsi sul momento presente piuttosto che lasciandosi distrarre pericolosamente da quei discorsi e dai ragionamenti a essi annessi e connessi.

“Per quanto credi di poter ancora resistere, Campionessa, prima che un colpo giunga a segno, sancendo la morte tua o della tua amica...?!” domandò la musica di Nessuno, a riprova di quanto egli, in quel frangente, non stesse realmente seguendo il dettaglio degli eventi, non in grazia a qualche arcano potere, non, certamente, tramite i propri occhi.

Invero, in coerenza con se stesso, Nessuno stava ancora mantenendo chiusi i propri occhi, nella necessità di mantenere la giusta concentrazione sulla musica, e su quella musica che gli era allor necessaria non soltanto per mantenere il controllo sull’intera popolazione della città di Kriarya, quanto e piuttosto anche per spingerli a quel confronto fisico con la donna guerriero e la sua compagna. Ove anche, comunque, egli avesse avuto gli occhi aperti, difficilmente avrebbe mai potuto cogliere qualcosa di preciso nel merito di quanto stava accadendo, nella straordinaria confusione lì imperante.
In ubbidienza ai suoi comandi, infatti, già più di quattro dozzine di persone erano ammassate attorno a Midda Bontor e alla sua amica, circondandole da ogni lato e limitando claustrofobicamente le loro possibilità di movimento. Un quantitativo così schiacciante di antagonisti, schierati in offesa a chi, addirittura, dichiaratasi non intenzionata a recare loro danno, a confronto con la presenza dei quali nulla di preciso nel merito di quanto lì dentro stesse accadendo avrebbe mai potuto essere ravvisato dall’esterno. In termini tali per cui, quindi, egli non avrebbe mai potuto riservarsi effettiva consapevolezza nel merito di quanto, in effetti, di colpi giunti a segno, e giunti a segno a discapito di Lora, ve ne fosse già stato ben più di uno: colpi letali, che, ove fossero stati rivolti a una comune mortale, avrebbero allor causato, certamente, già l’uscita di scena della stessa donna gatto; ma che, nel confronto con una ritornata, avrebbero avuto a risultare soltanto fastidiosi nel confronto con il danno imposto ai suoi vestiti, e a quei vestiti che, probabilmente, ora della fine della battaglia sarebbero stati ridotti così a brandelli da porre in seria difficoltà il suo senso del pudore.

« Fino a quando non riuscirò a schiantare il mio piede nel mezzo delle tue gambe, con forza sufficiente da farti sputare fuori dalla bocca quegli attributi per i quali, certamente, ti sentirai tanto orgoglioso, come qualunque maschietto! » replicò ella, in una risposta a metà fra il serio e il faceto, atta a sdrammatizzare la situazione e a dimostrare quanto, da parte propria, non avesse ancora a dover essere fraintesa ragione di crisi a confronto con quella particolare situazione.

Il fatto che Nessuno stesse mantenendo allor gli occhi chiusi, pur rappresentando un estemporaneo e indubbio vantaggio per Midda nel confronto con la situazione corrente, non avrebbe avuto a dover essere considerato al pari di una condizione necessaria per la riuscita della loro azione. Non laddove, in quel mentre, la reale attuazione della loro azione, per così come concordata, non avrebbe avuto a dover essere attribuita né a Midda Bontor, né a Lora Gron’d, meri diversivi, quanto e piuttosto ad Har-Lys’sha. E la stessa Har-Lys’sha che, proprio nel mentre di quelle ultime parole pronunciate da Midda in direzione di Nessuno, stava sopraggiungendo sostanzialmente invisibile e impercettibile alle sue spalle.
Per quanto Midda Bontor, nel corso dei lunghi anni della propria vita mercenaria, avesse sicuramente maturato la capacità di muoversi in maniera discreta, finanche arrivando a non essere vista o udita nelle situazioni in cui non avrebbe avuto a dover essere vista o udita; nulla di tutto ciò che ella avrebbe mai potuto fare avrebbe avuto a potersi fraintendere pari a ciò di cui una feriniana come Lora Gron’d sarebbe stata capace, e sarebbe stata capace non per qualche particolare impegno, quanto e piuttosto per propria semplice condizione di natura. Tuttavia, per quanto Lora Gron’d potesse sicuramente vantare, per grazia della propria natura feriniana, la capacità di muoversi in maniera discreta, finanche arrivando a non essere vista o udita da semplici esseri umani; nulla di tutto ciò che ella avrebbe mai potuto fare avrebbe avuto a potersi fraintendere pari a ciò di cui un’ofidiana come Har-Lys’sha sarebbe stata capace, e sarebbe stata capace non per un qualche particolare impegno, quanto e piuttosto per propria semplice condizione di natura. Una condizione di natura, quella propria di Lys’sh, pertanto semplicemente stupefacente. E, ciò non di meno, una condizione di natura che, per di lei stessa ammissione, non avrebbe avuto ancora a potersi porre in paragone con quella che sarebbe stata la reale capacità d’azione di un’ofidiana purosangue qual, invero, ella non era, nel dover riconoscere, fra i propri antenati, anche un’umana.
A confronto con ciò, quindi, il fatto che nessuno stesse mantenendo allor gli occhi chiusi, pur rappresentando un estemporaneo e indubbio vantaggio, non avrebbe avuto a dover essere considerato al pari di una condizione necessaria per la riuscita dell’intervento di Lys’sh. E di quell’intervento che, dopo averla veduta muoversi in maniera praticamente impercettibile fino a lui, sopraggiungendo alle sue spalle, la ritrovò pronta ad agire, secondo quanto concordato.
Forse, se soltanto in quel particolare momento l’azione concordata fosse stata quella volta a veder conficcati i due pugnali della donna rettile profondamente nella schiena di Nessuno, trapassandogli senza particolare impegno il cuore, tutto ciò avrebbe potuto effettivamente sancire la fine di quel confronto, nella morte di quel dannato pifferaio e nella conseguente fine della sua malevola malia. Ma Lys’sh non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual un’assassina a sangue freddo, in misura tale da potersi concedere una simile azione, in maniera tale da sospingersi a colpire un uomo alle spalle senza che neppure egli avesse a riservarsi la benché minima consapevolezza nel merito della sua presenza lì. E Midda non soltanto ne era perfettamente consapevole, e mai avrebbe avuto a chiederle di agire in tal maniera delegando a lei, oltretutto, l’onere di una morte a sé attribuibile; ma, ancor più, non avrebbe neppure desiderato, allora, pretendere esplicitamente la morte di Nessuno. Non, per lo meno, senza aver prima avuto la possibilità di comprendere perché egli avesse fatto tutto ciò... o, per meglio dire, per chi egli avesse fatto tutto ciò.
Così, allorché estrarre le proprie lame per affondarle, profondamente, nella schiena dell’uomo, Lys’sh ebbe a limitarsi a gettarsi su di lui, nel tentativo di strappargli quel diabolico flauto dalle mani e interrompere, in tal maniera, l’incantesimo così gettato su tutti gli abitanti della città del peccato...

martedì 5 gennaio 2021

3512

 

Impossibile, a posteriori, sarebbe stato cercare di descrivere adeguatamente la follia di quella battaglia. Non la prima a cui Midda Bontor avrebbe potuto vantare di partecipare e, se fosse sopravvissuta, neppure l’ultima. E, ciò non di meno, forse una delle più impegnative della sua intera esistenza, nel confronto con il non banale limite impostosi nel non voler mietere vittime e, soprattutto, vittime innocenti nel corso di quell’improba sfida.
Con buona pace di ogni senso di razionalità nella propria vita quotidiana, quella nuova pugna alla quale si stava così ritrovando a partecipare avrebbe avuto a doversi intendere l’esatta antitesi dell’ultima a cui aveva partecipato, nel corso dell’assedio di Lysiath. In quel frangente, infatti, la Figlia di Marr’Mahew, per quanto si sarebbe potuta impegnare a tentare di mietere vittime fra i propri avversari, fra le fila interminabili di quell’immenso esercito di ritornati, ella non avrebbe avuto a riservarsi alcuna possibilità di successo a tal riguardo, rendendo così sostanzialmente vana ogni propria azione bellica: ora, per quanto egualmente non risolutiva avrebbe potuto essere intesa ogni propria mossa, ella avrebbe avuto a doversi riconoscere in una posizione assolutamente antitetica, e nella posizione tale per cui avrebbe dovuto prestare la massima attenzione affinché, anche senza esplicito desiderio di sangue da parte dei propri attuali antagonisti, ella non avesse spiacevolmente a mietere vittime.
Non che, a confronto con tutto ciò, ella avrebbe avuto di che potersi lamentare. Anzi. Da sempre, del resto, ella aveva cercato con una certa bramosia nuove occasioni di sfida nelle quali potersi impegnare, per dimostrare a se stessa, e agli dei tutti, di essere l’unica artefice del proprio destino. E proprio in tale continua e quasi ossessiva ricerca di nuove sfide, ella era divenuta colei che era, quella straordinaria leggenda vivente tanto ammirata, quanto temuta e, sicuramente, non meno odiata. In tal senso, quindi, avere la possibilità di riservarsi una nuova occasione di sfida, e di sfida in termini tanto improbi, non avrebbe potuto che entusiasmarla, stuzzicando tutta la sua eccitazione. Ciò non di meno, tutt’altro che semplice, anche per lei, sarebbe stato riuscire a tenere testa a un quantitativo così inverosimile di avversari, e, nel contempo di ciò, senza avere colpo a ferire.
Per sua fortuna, comunque, in quel di Kriarya, così come più in generale in quel di quell’intero mondo, ella non avrebbe potuto vantare di conoscere persone in grado di batterla. Se così fosse stato, del resto, ella sarebbe già morta da tempo, in una delle molteplici sfide che, nel corso del tempo, si era proprio malgrado ritrovata ad affrontare entro i confini delineati da quelle mura dodecagonali, per iniziativa di tutti coloro, al pari di Nessuno, desideravano associare il proprio nome alla sua sconfitta. A margine di ciò, tuttavia, la disparità di forze spiegate in campo era decisamente considerevole. E a quel primo contingente così lanciato contro di lei, Nessuno ebbe ad aggiungere altre risorse, altre risorse che, al pari dei primi, a prescindere dalla propria storia personale o dalla propria abilità nell’uso delle armi, non mancarono di slanciarsi contro la donna guerriero e, accanto a lei, seppur con meno interesse, la sua felina compagna.
Così, in breve tempo, l’ammasso di persone, e di armi, lì presente avrebbe avuto a doversi intendere tale per cui anche gli attenti sensi dell’Ucciditrice di Dei ebbero a concedersi qualche svista, qualche errore. Sviste, errori, che ella avrebbe avuto a pagare con il proprio sangue se soltanto, accanto a lei, non fosse allor stata proprio Lora Gron’d, quell’indomita feriniana che, ergendosi con quieta indifferenza innanzi alle armi nemiche, offriva di volta in volta il proprio stesso corpo come uno scudo per la compagna d’armi, laddove ella non avrebbe avuto a doversi intendere sufficientemente rapida a reagire, o, addirittura, laddove ella non avrebbe avuto la benché minima possibilità di reagire.
E quasi imbarazzante, allor, avrebbe avuto a potersi dire, per lei, ritrovarsi costretta a “nascondersi” dietro a Lora Gron’d, quella ritornata che non soltanto era tale per colpa sua, ma, addirittura, era stata da lei uccisa in primo luogo, vedendosi negato il proprio futuro semplicemente perché ritrovatasi nel posto sbagliato al momento sbagliato, inconsapevole di quanto stesse realmente accadendo.

« So che potrebbe apparire ipocrita dirlo proprio in questo particolare momento... ma... » prese quindi voce proprio all’indirizzo della sua attuale compagna d’armi, e di quella compagna d’armi alla quale, negli ultimi istanti, avrebbe avuto a dover rendere grazie per la propria vita almeno cinque volte, per quanto aveva avuto occasione di contare « ... sono davvero rammaricata per quanto è accaduto in quel di Thermora. »
« Più che “ipocrita”, io direi “stupido”... » puntualizzò l’altra, aggrottando appena la fronte a quell’accenno, e a quell’accenno che, forse per un qualche insolito senso del pudore, insolito in Midda, quantomeno, l’aveva spinta a formulare in maniera così velata il riferimento alla sua morte « Intendi davvero parlare del fatto che mi hai uccisa nel mentre in cui mi sto impegnando a salvarti la vita? » ironizzò, per poi subito soggiungere a meglio chiarire il concetto « Non ti sembra di avere già abbastanza nemici attorno a te?! » osservò, in quella che avrebbe potuto anche essere intesa qual una velata minaccia, se soltanto il suo tono apertamente divertito non avesse avuto a ricondurre la questione entro i giusti termini.
« Beh... se anche tu ora permettessi che io fossi uccisa, francamente non te ne farei una colpa. Anzi. » replicò quindi la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo il capo « Probabilmente io, al tuo posto, non riuscirei a impegnarmi allo stesso modo in cui ti stai impegnando tu, per salvare la vita della mia assassina. »
« Io continuo a sostenere che, fra tutti i momenti in cui avresti potuto tirare fuori il discorso, tu abbia scelto quello peggiore. » ribadì Lora, non riuscendo a credere, francamente, alla piega paradossale che tutto quello stava prendendo « E, comunque, per tua informazione, non è che io abbia ormai a dovermi fraintendere priva di colpa: durante l’assedio di Lysiath, purtroppo, ho avuto anche io a pretendere delle vite innocenti... e a pretenderle senza neppure una reale ragione, nel seguire, semplicemente, gli ordini della tua poco simpatica gemella. » sancì, in una quieta ammissione di colpa, e in un’ammissione di colpa del tutto inedita, nell’aver ammesso, prima di allora, quanto da lei compiuto durante quei terribili giorni soltanto con Korl « Tu, per lo meno, avevi delle ragioni condivisibili per agire come hai agito, ai tempi di Thermora. » soggiunse, in quella che, allora, avrebbe avuto a doversi intendere quando ti più simile a un’assoluzione morale nei riguardi della propria assassina.

Lora Gron’d non si era mai considerata in odore di santità. Non quand’era in vita, non certamente ora che era divenuta un’inquietante zombie senziente.
Ella era sempre stata una ragazza normale, con i propri pregi e i propri difetti, con i propri punti di forza e le proprie debolezze, con le proprie ambizioni e le proprie paure. Il giorno che, tutto ciò, era stato spazzato via nell’incontro con quella terrificante assassina di nome Midda Bontor, se soltanto avesse avuto occasione di maturare consapevolezza effettiva della propria morte, certamente ella avrebbe avuto di che dirsi spiacevolmente contrariata da ciò, e tutt’altro che mossa, in cuor proprio, da sentimenti particolarmente positivi in direzione della propria ucciditrice. Fortunatamente, o sfortunatamente, la morte era sopraggiunta in maniera decisamente rapida a suo discapito: la terrificante bravura di quella donna dagli occhi color del ghiaccio e dai capelli color del fuoco aveva imposto su di lei una fine tanto rapida quanto praticamente indolore, strappandole la vita dal corpo prima ancora che ella avesse a poter razionalizzare l’evento. E l’unico ricordo successivo a ciò era stato il proprio “risveglio”, se così si sarebbe potuto considerare, all’interno della Biblioteca di Lysiath, là dove si era inizialmente ritrovata in un corpo putrescente ben diverso da quello che ora avrebbe potuto vantare qual proprio.
Ovviamente, a seguito del proprio ritorno, e del proprio ritorno in versione zombie, Lora aveva avuto occasione di maturare consapevolezza nel merito della propria morte e, in tal senso, di provare non poco rancore a discapito di chi l’aveva uccisa. In effetti, si fosse potuta ritrovare a confronto diretto con Midda Bontor in quelle prime ore, in quei primi giorni, difficilmente ella si sarebbe trattenuta dal ricambiarle il favore o, quantomeno, da tentare di ricambiarle il favore. Ciò non di meno, il tempo era passato, e con il tempo molti altri accadimenti avevano contribuito a modificare gli equilibri emotivi all’interno del suo cuore e della sua mente, in termini tali per cui, ora, ella avrebbe avuto a doversi riconoscere quietamente sincera nello scandire quelle parole, e quelle parole di assoluzione in favore di colei che l’aveva uccisa.

lunedì 4 gennaio 2021

3511

 

E se Rimau Coser sperava in un nuovo tentativo di offesa da parte della propria antagonista, tale speranza dal sapore di certezza non ebbe a restare tale a lungo. Non laddove non ebbe a trascorrere più di un quarto d’ora prima che, ancora, la voce della Figlia di Marr’Mahew avesse a raggiungerlo, con palese desiderio di sfida a suo discapito.

« Nessuno! » tuonò ella, evidentemente tutt’altro che soddisfatta nel confronto con quanto accaduto, e con l’essersi ritrovata costretta a una tanto rovinosa fuga « Libera la popolazione di Kriarya... e non ti ucciderò. »

Sopraggiunta nuovamente a cavallo, accompagnata, forse, dalla stessa figura che già pocanzi l’aveva aiutata, impossibile a dirsi per Rimau giacché aveva gli occhi chiusi nel contempo di tali eventi, Midda Bontor stava così facendo nuovamente la propria apparizione lasciandosi contraddistinguere dalla propria consueta sicumera, anche a confronto con l’evidenza palese della propria inferiorità nei suoi riguardi.
E tutto ciò non avrebbe potuto che compiacerlo, nell’offrirgli esattamente ciò che egli stava cercando: un’occasione utile per vendicarsi, sebbene tale non avesse a doversi intendere il suo scopo iniziale dietro a quanto, allora, stava compiendo...

“E’ interessante che tu ti esprima in termini tanto perentori.” osservò egli, lasciando ancora parlare il proprio flauto, la propria musica incantata, a suo nome “Hai già dimenticato come funzionano ora le cose? Hai già dimenticato che basterebbe una semplice pressione del mio mignolo destro per condurre tutte queste persone al suicidio...?!”

Ovviamente Rimau Coser non era un genocida, e non avrebbe mai desiderato portare a termine quella minaccia. Ma, ciò non di meno, nulla in quella minaccia avrebbe avuto a potersi considerare una mera fola, per così come non mancò di voler dimostrare, e di voler dimostrare muovendo con quieta sicurezza le dita lungo i fori dello strumento, agendo per grazia di ciò direttamente sulle movenze di tutti gli uomini e le donne al proprio seguito, quasi un burattinaio con le proprie marionette, e invitando tutti color che avrebbero avuto a potersi riconoscere armati a estrarre la propria lama, per rivolgerla contro di sé, pur senza, ancora, affondare il colpo. E così avvenne, e centinaia e centinaia di persone, migliaia e migliaia, quasi l’intera popolazione della città del peccato, ebbe a sguainare spade e daghe, pugnali e stiletti, per appoggiarne la punta o la lama chi contro il proprio collo, chi addirittura perpendicolare al proprio cuore, tutti pronti, senza esitazione alcuna, a porre fine alle proprie esistenze se soltanto quella musica diabolica lo avesse loro richiesto.
Una mossa che gli permise di osservare un momento di panico svelarsi sul volto della propria avversaria, e un momento di panico che non poté che colmargli il cuore di crudele gioia. Una gioia per la quale, però, egli non avrebbe voluto avere a gongolare a lungo, consapevole di quanto, altrimenti, avrebbe potuto spiacevolmente distrarsi. E l’ultima cosa della quale, in un tal contesto, avrebbe mai potuto necessitare, sarebbe stato, per l’appunto, distrarsi...

« Sarebbe estremamente sciocco da parte tua... » ebbe tuttavia a commentare ella per tutta risposta, dopo aver ritrovato, con mirabile rapidità, controllo sulle proprie emozioni, in termini tali da aiutarlo, inconsapevolmente, a fare altrettanto « Se tu ora uccidessi tutti i tuoi ostaggi, cosa mi impedirebbe, poi, di raggiungerti...?! Abbiamo già stabilito che il tuo flauto non può nulla contro di me. »

Osservazione tutt’altro che sciocca, quella così offertagli dalla propria antagonista. Anzi. Osservazione assolutamente legittima e sensata. E molto più sensata rispetto a quanto egli non avrebbe potuto avere piacere a riconoscere.
Purtroppo il confronto emotivo con lei lo stava spingendo a distrarsi, a commettere imprudenze che non avrebbero avuto a dovergli essere proprie se avesse voluto continuare a conservare la propria posizione di vantaggio. E, per tale ragione, egli scelse di agire come già prima, chiudendo gli occhi e sottraendo alla propria interlocutrice la possibilità di avere a distrarlo, con le proprie emozioni o con i propri gesti.
Quello che, infatti, Midda Bontor aveva prima interpretato come un gesto di superiorità da parte di Nessuno, altro non avrebbe avuto a dover essere inteso se non qual l’impegno a conservare la propria concentrazione, isolandosi il più possibile dalla confusione esterna per potersi concentrare solo ed esclusivamente sulla propria musica. Del resto, fino a quando la musica fosse continuata, egli non avrebbe avuto a doversi preoccupare di difendersi in maniera diretta dagli attacchi della propria antagonista... non laddove, quantomeno, avrebbe avuto un esercito di migliaia di persone pronte ad agire per lui.

“Ci sono molti modi per condurre una persona al suicidio, sai...?!” commentò egli, per tutta replica “Come, per esempio, spingerli ad affrontare la terrificante Figlia di Marr’Mahew, l’Ucciditrice di Dei, la loro stessa Campionessa!” esclamò pertanto, nel mentre in cui un paio di dozzine, fra uomini e donne, più vicini alla stessa Midda Bontor e alla sua felina compagna, ebbero allora ad allontanare le proprie lame dai propri colli o dai propri cuori, soltanto per potersi preparare alla pugna, nella ricerca dei colli e dei cuori di quelle due nemiche “Sei pronta a diventare la Genocida di Kriarya, mia cara...?!”

Midda Bontor era soddisfatta. O quasi.
Perché se da un lato era riuscita a ottenere esattamente quanto desiderato, nel vedersi rivolta l’attenzione del proprio antagonista; dall’altro tutto ciò non sarebbe stato privo di un costo, e di un costo che, ora, ella e Lora avrebbero avuto a dover pagare.

« Ricordati... non dobbiamo fare loro del male. » sussurrò a titolo di promemoria verso la ritornata accanto a lei, nel mentre in cui pur non mancò di sfoderare la propria lama bastarda, se non per scopo di offesa, quantomeno a ragion di difesa, e di difesa contro quelle schiere di inconsapevoli avversari.
« Disse la donna con la spada in mano... » sorrise per tutta replica la giovane donna gatto, non priva di palese ironia a confronto con tutto ciò « Tranquilla: sono qui per essere la tua polizza salvavita... non la tua arma. » puntualizzò, in un quieto sussurro in risposta alla compagna d’armi « Quel compito è già stato affidato a qualcun’altra. » ammiccò.
« Fai del tuo peggio, Nessuno! » lo invitò quindi ad alta voce, socchiudendo appena i proprio occhi color del ghiaccio.

E così la battaglia ebbe inizio.
Una battaglia improbabile. Una battaglia impari. E una battaglia che avrebbe veduto Midda Bontor e Lora Gron’d, da sole, contro potenzialmente tutta la popolazione di Kriarya, città del peccato e dimora di ladri e assassini, mercenari e prostitute.
Tutte persone che, già nel pieno controllo del proprio intelletto, non avrebbero esitato a sguainare le proprie lame contro di lei o contro nemici peggiori di lei, se soltanto ve ne fosse stata la necessità, e che, quindi, in quella particolare situazione, in quel particolare contesto, avrebbero avuto a doversi intendere qual avversari pericolosi e certamente letali, se soltanto fosse stata concessa loro l’occasione di agire. E tutte persone che, malgrado non si sarebbero quindi fatte allor scrupoli di sorta a ucciderle, in tal maniera ispirate da quella maledetta musica, né Midda né Lora avrebbero avuto a dover ferire o, peggio, uccidere, nella frustrante consapevolezza di quanto la responsabilità di tutto ciò non avrebbe avuto a dover essere attribuita ad alcuno di loro.