11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 22 marzo 2010

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« N
o! » replicò egli, impegnandosi a dimostrare convinzione e fermezza nella propria voce e nel proprio portamento, con un trasparenza d’intenti e di sentimenti tale che difficilmente sarebbe potuta essere associabile a un inganno, a una menzogna, a meno di non volerlo considerare quale uno dei migliori bugiardi esistenti nel mondo conosciuto « Certo che no, dannazione! Come puoi credere qualcosa del genere? Per quanto vittima di un maleficio, come puoi davvero spingerti a pensare che io sia un mostro? Ci conosciamo… ci conosciamo da anni! »
« Taci… taci, mostro. E restituiscimi il bambino. » comandò ella, proponendo, in quel confronto con lui, un disprezzo tanto indiscutibilmente apprezzabile da non poter riservare il pur minimo spazio a qualsivoglia dubbio, a ogni possibile esitazione nel merito della veridicità attribuita dalla stessa mercenaria al proprio personale punto di vista sulla realtà « Restituiscimi il bambino, vivo e illeso, e, qual compenso, donerò a te e a tutta la tua stirpe una morte rapida e indolore: ma prova semplicemente a immaginare di poterti opporre a me, e rimpiangerai di non avermi uccisa più di dieci anni fa! »
« Non comprendo di cosa tu stia parlando… quale bambino? » negò ancora una volta l'uomo, scuotendo il capo con fare confuso, nel cercare di riservarle tutta la sincerità della quale mai il suo volto avrebbe potuto rendersi ambasciatore, nel tentare di trasmetterle il concetto della propria estraneità a qualsiasi evento da lei evidentemente dato per certo, considerato qual realtà « Quale bambino dovrei restituirti, Midda?! »
« E' il giorno sbagliato per prendersi giuoco di me, mostro! » sentenziò la donna, con fare impaziente, levando la propria lama fra loro, ancora a sufficiente distanza da lui per non essere una concreta minaccia in tal gesto, e, ciò nonostante, tutt'altro che apprezzabile nell'occorrere del medesimo « Parla, ora, finché te ne riconosco ancora l'occasione… o preparati a subire l'impeto di una violenza qual mai ti è stata concessa anche solo possibilità di semplice fantasia, di innocua immaginazione. »

Nella propria vita Be'Sihl aveva avuto molti volti, talvolta, addirittura, in apparente aperto contrasto l'uno con l'altro, quasi egli non avesse avuto esatta consapevolezza nel merito delle proprie ambizioni, dei propri desideri, del proprio futuro: era, così, stato un figlio premuroso e uno, altresì, disubbidiente; un combattente e, subito dopo, un obiettore; un patriota, ma anche un emigrato; un cerusico imbroglione e un onesto locandiere. In questo, per quanto mai egli avesse cercato vanto per la propria vita passata, per i propri trascorsi, per le avventure che dal regno di Shar'Tiagh lo avevano condotto fino a Kofreya e a Kriarya, città del peccato, colui che Midda aveva conosciuto, per la prima volta nel ruolo di umile locandiere non avrebbe potuto, effettivamente, riservarsi rimpianti di sorta per le proprie scelte o, ancor più, per un'ipotetica propria assenza di scelte, tale da spingerlo, al pari della maggior parte delle persone, a domandarsi cosa sarebbe potuto essere e cosa, invece, non era mai stato.
Da così tanti ruoli, da così tante situazioni, nel corso degli anni, nel lungo percorso di maturazione, che, al pari di chiunque, gli era stato offerto dal fato, egli era stato naturalmente e profondamente influenzato, diventando, inesorabilmente, l'uomo che oggi si stava ergendo di fronte alla mercenaria. Un uomo che, in molti, avrebbero potuto considerare medio, sia nella propria statura, sia nella propria corporatura, sia nel proprio stile di vita, ma, ciò nonostante, indubbiamente un uomo ben lontano dal potersi definire quale uno sprovveduto: giunto, dopotutto, entro i confini della più violenta città di tutto il regno kofreyota, e, probabilmente, degli altri confinanti, egli non si era lasciato piegare dalla stessa, non si era mai sottomesso al volere di alcuno fra i numerosi signori locali, coloro noti con il termine di mecenati e, più correttamente, vertici della criminalità organizzata che, da tempi remoti, imperava sull'intera capitale e sulla connessa provincia, in un modo tale in cui, alcun altro, aveva prima osato supporre, né aveva tentato, pur a seguito del suo successo, nella consapevolezza di non essere all'altezza di quella figura, tanto più apparentemente placida e tranquilla, quanto, evidentemente, capace di scuotere una struttura forte e radicata, quale quella imperante all'interno della città del peccato, senza esserne, in conseguenza, né fagocitato, né annientato. Tutt'altro che stolido, tutt'altro che avventato nelle proprie iniziative, nelle proprie scelte, solo innanzi allo sguardo di un inetto non sarebbe quindi risultato comprensibile, evidente, chiaro, come un uomo, qual egli si dimostrava di essere, fosse riuscito a giungere a conquistare il cuore della stessa donna guerriero ora parata in suo stesso contrasto, di una figura tanto carismatica, tanto fiera qual quella della stessa Figlia di Marr'Mahew ora sua ipotetica avversaria. Invero, infatti, per quanto le differenze apparentemente esistenti fra i due sarebbero potute essere considerate incolmabili, nell’essersi votati a vite totalmente diverse, e sognanti futuri spesso opposti, e per quanto assurdo, al giudizio dei più, sarebbe potuto risultare un ipotetico paragone a confronto fra loro, fra Be'Sihl Ahvn-Qa e Midda Bontor sarebbero dovuti essere conteggiati più punti in comune, aspetti del tutto paralleli nel loro animo, nella loro mente e nel loro cuore, di quanti, altresì antitetici, sarebbero potuti essere mai individuati.
Per simili ragioni, mai un uomo qual egli, dopotutto, era sempre stato ed era tutt'ora, avrebbe mai potuto decidere di affrontare una donna pericolosa qual ella indubbiamente era, senza le proprie necessarie precauzioni, senza la solidità rappresentata da una strategia, da un piano, utile a lasciargli presumere di poter godere di almeno un'effimera occasione di sopravvivenza a tale confronto. E tale fede in favore dell'occasione di poter assistere a una nuova alba, a seguito di quel gesto inevitabilmente giudicabile e giudicato qual folle e insensato da parte di tutti i suoi familiari, silenti spettatori di un confronto da loro incomprensibile nelle parole, ma non negli atti e nelle espressioni proprie dei due protagonisti, avrebbe dovuto allora essere ricercato non tanto in un'arma, della quale effettivamente, in quel momento, si proponeva sprovvisto innanzi a lei, per non rischiare di scatenare in lei ulteriore sospetto, diffidenza e astio, quanto più di un bracciale, di un ornamento dorato come tanti in Shar'Tiagh, che egli stava mantenendo celato alle proprie spalle, legato alla propria cintura, nella, forse insensata, speranza che tutte le pur ipotetiche e infondate ragioni da lui individuate a spiegazione del comportamento della mercenaria, non si sarebbero, alfine, dimostrate tanto prive di logica, tanto prive di senso, dal momento in cui, in caso contrario, egli avrebbe inevitabilmente pagato un tale azzardo con la propria stessa vita.

« Midda… ti prego. » richiese egli, umettandosi appena le labbra, secche per la violenta azione del sole sopra di lui e, ancor più, per la tensione propria di quel mortale momento, di quel frangente in cui una singola parola mal pronunciata, un singolo tono mal proposto, avrebbe potuto, allora, mutare radicalmente le sorti di quel dialogo « Ti prego, ascoltami. Uccidimi, se proprio lo desideri… ma prima ascoltami. »
« Non credo di averti domandato nulla di diverso dal parlare… e dal dirmi che fine ha fatto il piccolo Ri'Amsed. » storse ella le proprie carnose labbra, trattenendo a fatica la rabbia che pur la stava chiaramente dilaniando dall'interno, in una maniera tale che mai Be'Sihl avrebbe potuto considerare qual possibile, qual immaginabile.
« Midda: su quanto più mi è caro al mondo, sul nostro amore, io ti giuro, e che gli dei tutti mi possano incenerire all'istante se mento, che non ho mai conosciuto un bambino con tal nome. Non in Shar'Tiagh, per lo meno, dove, in effetti, una simile associazione di sillabe non avrebbe alcun significato… » tentò di argomentare, ben comprendendo come, suo malgrado, stesse conducendo una danza terribilmente pericolosa con il fuoco incarnato, con la Morte fatta donna qual ella, indubbiamente, era.
« Menti! » gridò la mercenaria, scattando in avanti, a voler ridurre la distanza fra loro, chiaramente bramosa di poter intingere la lama della propria spada bastarda nel sangue dell'uomo considerato quale proprio avversario, proprio acerrimo nemico.
« No! Non mento! » rispose egli, in egual tono, levando a sua volta la voce con fare collerico e correndo, a propria volta, verso di lei, verso quella lucente condannata, quasi non la temesse, quasi essa non fosse reale, qual, invece, tremendamente era, in un confronto tanto azzardato « Non mento e tu non puoi ignorarlo! Non so di qual assurdo incantesimo, di qual terribile sortilegio tu sia rimasta vittima, né riesco a immaginare le ragioni proprie di simili allucinazioni… ma, sono certo, sono convito, che guardando nel tuo cuore, non potrai ignorare la verità celata dietro all'illusione. Una verità assoluta e indiscutibile, quale solo può essere quella rappresentata dall'amore che provo per te e che tu, lo so, provi per me! »

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