11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 8 gennaio 2011

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Colui che aveva appena parlato si chiamava T'Rereh, figlio di F'Rereh, ed era il fabbro della città: un uomo sulla trentina, con corti capelli e altrettanto corta barba bionda attorno a occhi grigi, molto alto, forse sei piedi o poco meno, e dal fisico estremamente scolpito, soprattutto sul busto, sulle spalle e sulle braccia, facente sfoggio di una pelle chiara e una ricca, estremamente ricca serie di tatuaggi in ogni dove particolarmente insoliti per quell'angolo di mondo, tali da far presumere una vita vissuta anche al di fuori di quelle lande oppure un carattere particolarmente eccentrico, qual sarebbe stato comunque necessario per proporre una tale immagine di sé in un contesto assolutamente estraneo a simili costumi, a tali abitudini altrove comunque considerabili, e considerate, quali consuete.
Probabilmente, in quello stesso momento, se solo Midda avesse avuto modo di presumere l'occupazione dell'uomo in quanto manipolatore di metalli, capace di plasmare, con la sola forza delle proprie mani, le leghe più tenaci per dare vita a utensili e armi, in coerenza con la profonda stima da sempre provata per simili figure, per una tale professione, ella non avrebbe avuto esitazioni di sorta dal proclamare, in cuor suo, proprio quell'uomo quale nuovo podestà per il villaggio a lei ancora quasi completamente sconosciuto. Tuttavia, anche ignorando simile informazione, la donna guerriero, forse in conseguenza di quel particolare aspetto fisico tale da stuzzicare in lei i ricordi della propria giovinezza, e degli anni trascorsi per mare, o forse in virtù del grosso martello, una mazza per spaccare pietre in verità, con cui egli si era lì armato, già pronto per offrire battaglia a qualsiasi pericolo, o forse, ancora, in semplice e diretta grazia del suo stesso intervento assolutamente corretto, giusto e legittimo, tanto nella propria formulazione, quanto nei propri contenuti, la mercenaria non poté egualmente che provare immediata stima per tale figura, preferendola ampiamente quale proprio interlocutore in luogo dell'attuale podestà, tanto insignificante, sotto ogni profilo, da far essere per lei quasi lesivo il semplice rivolgergli verbo.
Ma prima che ella potesse, allora, riservarsi occasione di rispondere, con sincero piacere, in direzione di quel nuovo interlocutore, fu il proprio giovane accompagnatore a prendere parola in sua vece, dimostrando, per la prima volta dall'inizio di quel confronto, un onesta, e probabilmente inevitabile, affezione per colei che gli aveva riconosciuto salva la vita e che, in simile contesto, non desiderava tollerare potesse essere posta in dubbio nel proprio valore, nella propria lealtà e nella propria utilità per il bene comune, affidandosi, forse impropriamente, a lei quasi come a una figura eroica leggendaria qual pur ella non avrebbe gradito essere considerata, essere erroneamente giudicata.

« Ella mi ha salvato la vita quando alcun futuro sarebbe potuto più essermi proprio! » definì B'Reluc, nel dimostrare in tal senso sincera e appassionata enfasi per quanto desiderava sottolineare, evidenziare all'attenzione di tutti coloro lì riuniti a discutere nel merito dell'affidabilità, o meno, di tale presenza fra loro, nel loro villaggio « E nel far questo non solo ha affrontato da sola una dozzina di spietati tagliagole… ma ne ha anche ucciso uno, senza battere ciglio! » insistette nella propria arringa in sua difesa « Credete davvero che potrebbe essere in combutta con coloro contro i quali si è tanto apertamente schierata?! »
« Ehy… c'ero anche io… » obiettò Be'Sihl sottovoce, con tono immancabilmente scherzoso e talmente contenuto da essere udibile solo alla propria compagna, dal momento in cui simile protesta non desiderava essere realmente rivolta in contrasto al ragazzo, quanto, banalmente, offrirsi qual giocoso scherzo fra sé e la propria stessa amata « Guarda un po' come sono già stato dimenticato… » proseguì, inalterato nel proprio proporsi.

Con quelle parole, appena pronunciate, quasi neppure scandite in quello che sarebbe potuto essere scambiato qual semplice sospiro, il locandiere shar'tiagho riuscì comunque a ottenere il proprio prefissato scopo, strappando un effimero sorriso ricco di trasparente sentimento sul volto della stessa donna dagli occhi color ghiaccio, la quale, dopo quasi un anno di vita insieme, di continue avventure quasi sempre vissute l'uno al fianco dell'altra, non si era ancora e insolitamente sentita minacciata nella propria libertà da quella presenza accanto a sé, al punto da arrivare a farle persino temere il giorno in cui, tornati a Kriarya, la loro vita avrebbe probabilmente ripreso a scorrere secondo i propri consueti ritmi, vedendoli, in ciò, inevitabilmente separati l'uno dall'altra.
Midda aveva amato molti uomini nella propria vita, legandosi a loro non solo a livello fisico, in rapporti pur appaganti e appassionati, ma e ancor più a livello emotivo, al punto tale da essersi spesso ritrovata a fantasticare sull'eventualità di rinunciare alla propria pericolosa professione in favore di una vita più tranquilla, vissuta semplicemente e meravigliosamente nell'amore che in tali compagni ella sapeva di poter trovare. Tuttavia con alcuno fra loro ella si era permessa simile opportunità, puntualmente rifuggendo in ideale difesa della propria autodeterminazione, nel proprio intimo essere a cui mai avrebbe voluto offrire rinuncia in nome di alcun legame, per quanto forte e meraviglioso. Nel rapporto con Be'Sihl, al contrario, la questione era stata condotta, per lunghi anni, addirittura un decennio e più, con assoluta quiete, apparente distacco, tale da creare spontaneamente e involontariamente, fra loro, un vincolo ancor più forte di quanto mai ella avrebbe potuto supporre sarebbe potuto esistere, e tale, alfine, da spingerla ad accettare lo stesso nella propria vita così come mai si era concessa di fare con altri prima di lui. Di fronte a simile, inattesa evoluzione nei loro rapporti, inevitabilmente, non era mancato un momento di crisi, una mai ammessa parentesi di sostanziale paura innanzi all'ignoto, da lei abitualmente non provata nel confronto con le peggiori mostruosità, i più letali pericoli, e altresì fatta propria nell'incredibile idillio di quel rapporto: in conseguenza di tale timore, ingestibile panico, ella non aveva allora evitato di reagire, inizialmente, nel solo modo che le fosse mai stato conosciuto in tali situazioni, rifuggendo da lui e da tutto ciò che egli avrebbe potuto rappresentare per sé, augurandosi tristemente che con il tempo sarebbe stata in grado di scordare il piacere della sua compagnia per iniziare a considerarlo solo quale un capitolo ormai chiuso della propria vita. Fortunatamente per entrambi, e soprattutto per sé, come ella aveva iniziato a ripetersi quotidianamente ogni giorno da mesi, l'errore che avrebbe potuto esserle proprio di una simile scelta, di una tale fuga, era stato definito e compreso per tempo nell'incontro con una parente dello stesso Be'Sihl, la giovane e combattiva Ras'Jehr, la quale, con il proprio stesso esempio di vita, le aveva offerto una naturale, e pur per lei inimmaginata, riprova di come fosse possibile per lei essere al contempo donna e guerriero, non rinunciando, in nome della propria libertà, alla stessa libertà di amare e di essere amata, così come, suo malgrado, aveva fatto per molto, molto tempo.
Forte, vivo, palpitante, allora come un anno prima, e forse ancor più, era pertanto il sentimento che ella non si sarebbe più intimamente negata nel confronto con Be'Sihl, con il suo Be'Sihl, un amore che, anche in un momento quale quello attuale, l'avrebbe tranquillamente vista gettarsi contro le sue labbra per baciarlo con forza, con passione incontrollabile e irrefrenabile, tanto era divenuto assuefante il piacere che ella era finalmente capace di riconoscere nella sua semplice presenza accanto a sé. Un bacio a cui, comunque, in quella particolare situazione la donna fu temporaneamente costretta a rinunciare, pur non ovviando a ripromettersi di recuperare entro quella stessa notte il discorso allora rimasto in sospeso con lui, nel recuperare quello stesso bacio mancato… e molto altro ancora.

« Aspetta, ragazzo… aspetta e calmati. » suggerì la Figlia di Marr'Mahew, facendo scomparire la propria lama con la stessa immediatezza, la medesima incredibile rapidità di movimenti con la quale già l'aveva precedentemente estratta dal fodero « Quanto il biondo ha obiettato ha assolutamente senso. » sorrise, chinando appena il capo in cenno d'assenso a quelle precedenti parole « Dopotutto, nella particolare evoluzione del nostro incontro, non hai neanche avuto interesse a domandare il mio nome, eleggendomi immediatamente a un ruolo al quale sicuramente potrei esservi utile… se pur in termini necessariamente diversi da quelli da te presunti. »
« Permettete dunque che chiarisca quanto, finora, rimasto dubbio, a incominciare dalla mia stessa identità. » asserì proseguendo, ancora impegnandosi, in tali parole, a escludere quale proprio possibile interlocutore il podestà, più dannoso che utile al suo personale giudizio, rivolgendosi, piuttosto e costruttivamente, verso tutti gli altri presenti e, in particolare, in direzione dell'ancor sconosciuto, e pur già ben visto, T'Rereh « Il mio nome è Midda Bontor, e svolgo professione mercenaria. »

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