11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 25 marzo 2011

1164


I
n Kriarya, così come in tutta Kofreya, il potere, la ricchezza di un singolo individuo, realmente propria o supposta tale, da tempi immemori era solita essere rappresentata in maniera estremamente fisica, nonché inevitabilmente simbolica, attraverso l'edificazione di alte torri, edifici svettanti verso il cielo e, forse, verso il concetto stesso di divino, sulla cima dei quali i grandi signori facevano propria la possibilità di stabilire dimora, lì situando le proprie più intime stanze personali e, in tal modo, desiderando arroccarsi, a ragione o a torto, al di sopra di ogni possibile pericolo e, al tempo stesso, ricercando un'associazione di pensiero fra se stessi e gli dei tutti, quasi in diretta conseguenza alla propria elevata posizione, inevitabile frutto dell'oro ereditato o conquistato, comunque posseduto, essi avrebbero potuto distaccarsi dalla propria altresì intrinseca e, loro malgrado, irrinunciabile mortalità. Nella particolare situazione propria della città del peccato, sarebbe stato immediatamente chiaro a chiunque come le più alte torri della medesima non avrebbero elencato, quali proprietari, gli ultimi eredi del retaggio di antiche casate, di grandi stirpi nobiliari, quanto, piuttosto, coloro i quali, nel corso del tempo, erano stati capaci di offrire un necessario tributo di caldo e viscoso sangue a quelle stesse pietre, spillandolo dalle vene dei precedenti intestatari di quelle stesse maestose erezioni. Così come, infatti, entro i limiti delineati da quelle mura poligonali a dodici vertici e dodici lati, la struttura gerarchica feudale dominante nel resto del regno era del tutto priva di valore, proponendo sì l'immagine, puramente rappresentativa, di un feudatario nominato dal sovrano, ma ritrovandolo relegato, poi, a un ruolo più prossimo a quello di un giullare che di illustre aristocratico, nel destinare il concreto potere politico ai grandi criminali sufficientemente capaci da arrogarsi, e vedersi successivamente riconosciuto, il titolo di lord, allo stesso modo alcuna delle torri della città aveva, né avrebbe, mai potuto essere riconosciuta quale subordinata al medesimo proprietario da un periodo superiore ai due decenni, tale era, generalmente, il limite massimo auspicabile da qualsiasi signore locale per il proprio dominio, prima di essere violentemente rimosso dal proprio ruolo, allo stesso modo in cui il medesimo era stato originariamente ottenuto.
Con oltre tre lustri di potere saldamente mantenuto nelle proprie mani all'interno dell'ambito di quella capitale, risultato d'eccezione reso tale anche per indubbio merito della collaborazione di una figura sì importante quale quella della Figlia di Marr'Mahew sin da quando, ancora, praticamente sconosciuta al mondo, Brote avrebbe potuto essere riconosciuto, non a torto, quale uno fra i signori più importanti di tutta Kriarya, per quanto, saggiamente, egli non avesse mai tentato di dichiarare guerra ai propri pari allo scopo di imporsi su tutto e su tutti, consapevole di quanto, in tal caso, avrebbe semplicemente sancito la propria inevitabile ed estremamente prematura morte. In tanti anni di residenza all'interno della medesima torre, nel ruolo di lord, egli non aveva ovviato a cercare di imprimere, nella medesima, un segno particolare, e meritato, del proprio passaggio, qualcosa che, il giorno in cui fosse stato assassinato, avrebbe potuto permettere a chiunque di ricordare colui che entro quella stessa estensione verticale tanto a lungo aveva soggiornato. Così, a voler definire un netto contrasto con la tipica architettura kofreyota nella quale anche la propria torre era stata eretta, presentando esternamente solo forme squadrate e regolari, praticamente prive di vezzi o adornamenti, il mecenate aveva saturato gli ambienti interni con ogni sorta di ricchezza e, più in generale, di lusso, non facendosi mancare neppure molte, addirittura troppe come forse qualcuno avrebbe ritenuto, splendide opere dell'artigianato y'shalfico, da sempre prossimo ai suoi gusti estetici nonostante l'ipotetica, atavica inimicizia fra il proprio regno e quello lì confinante: una guerra, quella secolare fra Kofreya e Y'Shalf che, se, da un lato, non aveva impedito a Brote di accumulare numerosi tesori che, per amor di patria non avrebbe dovuto mai possedere, dall'altro non lo aveva neppure frenato dal ricercare qual propria prediletta sposa non una donna, nobile o meno, di Kofreya, quanto, piuttosto, una fra le più nobili di tutta Y'Shalf, addirittura promessa sposa al sultano lì regnante e, forse, un giorno, a sua volta sultana.
Sulla base di tali presupposti, al fine di proteggere, pertanto, sia le ricchezze lì custodite, sia il signore della medesima e, almeno negli ultimi tempi, la sua famiglia, la torre di lord Brote, al pari di qualsiasi altra eguale dimora in Kriarya, non avrebbe dovuto essere considerata di facile accesso. Nei numerosi piani della torre, collegati fra loro da un sistema di scale studiato accuratamente allo scopo di obbligare sempre e comunque a dover attraversare ogni singolo livello per ascendere o discendere lungo l'altezza della costruzione, nell'essere state collocate in maniera asincrona da un piano a quello successivo o precedente, chiunque avrebbe infatti avuto a che fare con altrettanto numerosi posti di guardia, che ad alcuno avrebbero riconosciuto gratuita o immediata occasione di conquista della medesima: persino la stessa Midda Bontor, colei che fra tutte avrebbe dovuto essere considerata prediletta per il proprio mecenate, in virtù di un tale meccanismo architettonico, era solita dover sottostare a lunghi, a volte addirittura estenuanti, periodi di attesa, nonché severi controlli, prima di poter essere ammessa alla presenza del signore, al solo e necessario fine di prevenire l'eventualità di una qualche trappola da lei eventualmente ordita a suo discapito… attentato, paradossalmente e tragicamente, occorso per mano della falsa mercenaria lì penetrata in sola grazia del ricorso a quel medesimo volto quale lasciapassare.
Partendo da una siffatta situazione generale, nonché dall'ineluttabile assunto secondo il quale, città in mano agli zombie o meno, una volta penetrata all'interno della torre di lord Brote, non le sarebbe stata riservata alcuna benevola accoglienza, la donna dagli occhi color ghiaccio, giunta in prossimità alla propria meta, fu posta a confronto con una forse prevedibile, e pur, nonostante questo, non meno spiacevole, rivelazione di quanto tutt'altro che elementare sarebbe stato, per lei, riuscire a iniziare a preoccuparsi di quello che l'avrebbe potuta eventualmente attendere entro il perimetro di quell'edificio, dal momento in cui tutt'altro che ovvio avrebbe dovuto essere giudicata tale conquista.

« D'accordo… credo proprio che, ora, dovrò iniziare a impegnarmi. » commentò la mercenaria, aggrottando la fronte e storcendo, per un istante, le labbra verso il basso quale umana reazione di disapprovazione per lo spettacolo a sé dedicato, non quale semplice casualità, quanto, piuttosto, quale esplicita espressione di una chiara volontà a sé avversa, che un simile disturbo aveva fatto proprio in previsione del suo non tollerato, e probabilmente non tollerabile, arrivo in quell'area.

Appena distinguibili alla vista, in sola grazia dell'azione dei deboli raggi di una pallida e argentea luna, allo sguardo della loro primordiale avversaria, probabile, e quasi retoricamente certa, sola ragione della loro stessa esistenza, vennero allora presentati ben sei abomini, in tutto e per tutto similari, per quanto inevitabilmente non identici, a quello dal quale ella non aveva potuto mancare di evadere nella volontà di mantenersi in vita e, soprattutto, di poter lì giungere a domandare udienza alla sola responsabile di tanto negromantico orrore.
Quelle sei legioni, gigantesche e putrescenti, orride e terribili, si mostrarono schierate lungo l'intero perimetro dell'alta e stretta edificazione a distanze regolari, formando attorno alla medesima un esagono praticamente perfetto, lì ottenuto e mantenuto in maniera tanto ordinata da far apparire quelle mostruosità quali votate a costituire un reale plotone di guardia, non impegnate in disordinati movimenti privi di qualsiasi concreta motivazione, di qualunque possibile missione al pari di spettri, zombie e scheletri sparsi per tutte le vie della città, abbandonati a se stessi e, in ciò, animati unicamente da quella caotica frenesia tipica e caratteristica del loro stesso stato, quanto, piuttosto, immobili e inamovibili custodi di quanto celato all'interno di quell'erezione, evidentemente lì richiamate, evocate unicamente a tale scopo. Tali creature, nel confronto con una sola delle quali Midda non era stata purtroppo in grado di formulare alcuna utile strategia, in ciò definendo per sé una spiacevole condizione di assoluta insufficienza tattica, rimasta ancora e del tutto immutata nel non aver, ella, potuto maturare nel contempo della propria avanzata verso la torre una confidenza benché minimamente superiore a quella precedentemente già propria, e lì necessaria a garantirle la speranza di un esito dissimile dal precedente nell'eventualità una nuova battaglia, avrebbero probabilmente dovuto essere chiaramente giudicate risorse pari a fanteria corazzata, o cavalleria pesante, fra tutti i non morti radunati entro le mura della città del peccato, detentrici della maggiore potenzialità in contrasto a ogni avversario e, per questo, giudicate, dalla loro creatrice, e padrona, le migliori possibilità per mantenere inviolabile, e inviolata, quella torre anche di fronte alla minaccia di un'avversaria suo pari.

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